SCUOLA DI PREGHIERA:  sabato 24 MARZO ore 16  al D. Orione – Fano 

 

SABATO 17 MARZO: LA FIGURA DI S. G. CRISOSTOMO

Giovanni detto Crisostomo, cioè “Bocca d’oro” per la sua eloquenza. Le sue opere “attraversano tutto l’orbe come fulmini guizzanti”.

v      L’UOMO: Nato intorno al 349 ad Antiochia -Orfano di padre in

tenera età, visse con la madre, Antusa, che trasfuse in lui una squisita sensibilità umana e una profonda fede cristiana. Gli studi inferiori e superiori, furono coronati dai corsi di filosofia e di retorica… divenne il più grande oratore del suo tempo.

v      IL CRISTIANO: battezzato nel 368 – Frequentò l’Asceterio, una

sorta di seminario di Antiochia, insieme con un gruppo di giovani, sotto la guida del famoso esegeta Diodoro di Tarso, che avviò Giovanni all’esegesi storico-letterale.

v      EREMITA – Si ritirò poi per quattro anni tra gli eremiti e per altri

due anni, vissuti da solo in una grotta sotto la guida di un “anziano”. In quel periodo si dedicò totalmente a meditare le leggi di Cristo”, i Vangeli e specialmente le Lettere di Paolo. Ammalatosi, dovette ritornare nella comunità cristiana di Antiochia. E qui si compie la svolta decisiva della sua vita: pastore d’anime a tempo pieno! L’intimità con la Parola di Dio, coltivata durante gli anni del romitaggio, aveva maturato in lui l’urgenza di predicare il Vangelo, di donare agli altri quanto egli aveva ricevuto.

v      L’APOSTOLO: anima di fuoco, nella cura pastorale.

  • Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, Prima dell’esilio Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno …Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia.  Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia.  S’innalzino pure le onde, non potranno affondare la navicella di Gesù. Cosa, dunque, dovremmo temere?  La morte? « Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno>> (Fil 1, 21). Allora l’esilio? «Del Signore è la terra e quanto contiene » (Sal 23,1).  La confisca dei beni?,« Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via » (1, Trn 6, -7).  Disprezzo  le potenze di questo mondo e i suoi beni mi fanno ridere.  Non, temo la povertà, non bramo ricchezze, non temo la morte’ né desidero vivere, se non per il vostro bene.  E’ per questo motivo che ricordo le vicende attuali e vi prego di non perdere la fiducia. Anche se tutto il mondo è sconvolto, ho tra le mani la sua Scrittura, leggo la sua parola.  Essa è la mia sicurezza la mia difesa.  Egli dice: « Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo » (Mt 28, 20). Cristo è con me, di chi avrò paura?  Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei principi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele.  Ripeto sempre: « Signore sia fatta la tua volontà » (Mt 26,42). Farò quello che vuoi tu, non quello che vuole il tale o il tal altro.  Se Dio vuole questo, bene!  Se vuole ch’io rimanga lo ringrazio.  Dovunque mi vorrà, gli rendo grazie.   Dove sono io, là ci siete anche voi.  Dove siete voi, ci sono anch’io.  Anche se siamo distanti, siamo uniti dalla carità; anzi neppure la morte ci può separare.  Voi siete i miei concittadini, i miei genitori, i miei fratelli, i miei figli, le mie membra, il mio corpo, la mia luce, più amabile della luce del giorno.  Il raggio solare può recarmi qualcosa di più giocondo della vostra carità?  Il raggio mi è utile nella vita presente, ma la vostra carità mi intreccia la corona per la vita futura.

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  •  Cari amici, riprendiamo i nostri incontri di Scuola di Preghiera. S. Paolo dal carcere ha qualcosa da dirci

SABATO 10 MARZO ore 16

  S. PAOLO E TIMOTEO:  la storia di una grande amicizia …

  •  PERSONE DI FIDUCIA: La fedeltà, in ogni situazione di vita, è sempre più rara: sposi che si separano, sacerdoti che si stancano, insegnanti senza più entusiasmo! La fedeltà  è ancora un valore? Paolo sente di poter contare su Timoteo: Non  ho nessuno d’animo uguale al suo. Qualcuno potrebbe dire di noi la stessa cosa? E noi possiamo contare su qualcuno capace di ridarci motivi di speranza?

 *****Nella comunità cristiana di Efeso la  giornata è trascorsa,  laboriosa come sempre. Certo, da quando Paolo è stato arrestato, ci sentiamo tutti come smarriti.  Ci manca tanto. A me in particolare.  Ricordo la prima volta che venne nella mia città. Paolo si recò a Derbe e a Listra. C’era qui un discepolo chiamato Timòteo, Paolo volle che partisse con lui. Io ero poco più che un ragazzo ma…con una buona famiglia alle spalle che Paolo aveva conosciuto e apprezzato: Mi ricordo infatti della tua fede  schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre  Eunìce.  Seppe accattivarsi la stima dei miei.  Mi lasciarono partire con lui…..

  • Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede… Cerca di venire presto da me, … Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Troade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo.
  • Leggi tutto e prega con noi:  6 Timoteo in linea… 

 

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SABATO 24: LE LETTURE DELLA DOMENICA

 

 

Le scrivo da un letto di ospedale.  Sono una mamma separata, con due figlie di sedici e tredici anni.  Da due anni lotto contro un tumore. I dottori hanno fatto di tutto per debellarlo. Purtroppo, non nascondono la loro preoccupazione. E io non sono così stupida da non capire che mi è rimasto poco tempo da vivere.  Le scrivo per dirle che sto provando sulla mia pelle cosa vuol dire perdonare.  Sì, deve sapere che, durante la mia separazione, non sono stata una “brava moglie”. Ferita dalla scelta di mio marito, in questi otto anni non gli ho mai perdonato nulla. Da me ha sempre avuto dei “no”. Da quando mio marito ha un’altra donna, mi sono davvero incattivita. Ora, nella malattia, ho capito che la separazione, in parte, è stata anche colpa mia. Da quando sono in ospedale, il mio ex marito non mi ha mai fatto mancare la visita delle figlie. Ho saputo da mia sorella che si informa con i dottori. Spera che ci sia qualche speranza. Chiede se ci sono centri più specializzati per curarmi. So anche che, ogni sera, prega per me, assieme alle nostre figlie e alla sua compagna. Caro padre, come vorrei tornare indietro nella vita, per comportarmi meglio!  Pochi giorni fa, ho provato a chiedere scusa al mio ex marito. Lui ha fatto scivolare la cosa, e mi ha detto che, in questo momento, la priorità è la mia guarigione. Ho pianto tanto alle sue parole. Non so come mi presenterò a Dio. Ma voglio “recuperare” un buon rapporto con tutti. Domani verrà a farmi visita la nuova compagna di mio marito. A lei “affiderò” le mie due figlie, il bene più prezioso che ho. Caro padre, preghi per me.         Una Mamma

  • Da “Avvenire” ho copiato una bella pagina sulla Preghiera del prete… può farci riflettere tanto .

  • CONFESSIONI DI UN PRETE…​Rileggo una lettera aperta ai sacerdoti di Enrico Medi, lo scienziato morto nel 1974 e per il quale è in corso la causa di beatificazione. Medi li esorta a sostare più tempo ai piedi dell’Altare, a interessarsi delle cose dello spirito, a lasciare ai laici le tante incombenze da cui vengono distratti inutilmente.   Il prete sa di essere mistero a se stesso, abitato da una Presenza che immensamente lo supera e lo assimila. Se non fosse per quel pizzico di incoscienza che da sempre accompagna gli uomini, morirebbe. Di gioia, di dolore e di stupore. Dio ha voluto scegliersi i preti non tra gli angeli, ma tra gli uomini: il dramma e la grandezza del sacerdozio sono da ricercare qui. Il prete  è l’uomo della pace perennemente inquieto. Chiamato a essere presente dappertutto, dappertutto si sente come se fosse fuori luogo. È amico di chi ha fame, e di chi ha troppo da mangiare. Celebra i divini Misteri con fede, e con disagio: mai, infatti, se ne ritiene degno. Davanti a lui, peccatore tra i peccatori, gli uomini si inginocchiano e implorano il perdono. Sosta in adorazione davanti al Tabernacolo, consuma la corona del Rosario, salmeggia con la Chiesa le preghiere antiche. Di tutti si sente servitore. A tutti sa di essere debitore. Vorrebbe girare il mondo per gridare che “Gesù è il Signore!” e desidera non allontanarsi dalla mamma che si va spegnendo in ospedale. Un peccato in cui cade spesso è quello dell’invidia. Oh, Gesù non ne terrà conto nel Giorno del Giudizio. È santa invidia. Invidia papa Wojtyla e il dottor Moscati; Massimiliano Kolbe e don Puglisi. Invidia chi studia con impegno per meglio servire il prossimo e chi vi rinuncia per rimanere accanto ai reietti e agli immigrati. «Mi sono sempre chiesto come fate a vivere dopo aver detto Messa. Ogni giorno avete Dio fra le mani…», scrive Medi. Che bello! Quante volte, giunto a sera, contemplo incredulo le mie mani. Chissà che ne sarebbe stato se Gesù non le avesse fatte sue. Le mie mani, la mia voce, la mia vita capaci di costringere il Figlio di Dio a diventare Pane. Pane da mangiare. Pane da adorare. Pane nella Chiesa per ricordarci che tutti siamo figli, tutti siamo poveri, tutti siamo peccatori. Dio ci brama. Solo chi ama può capire. «Siete grandi! Siete creature immense! Le più potenti che possono esistere. Sacerdoti, vi scongiuriamo: siate santi! Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, noi siamo perduti», I preti, confusi e riconoscenti, abbassano umilmente il capo e supplicano i fratelli: «Aiutateci. Sosteneteci nella nostra  vocazione. Usateci misericordia quando, senza volerlo, non apprezziamo appieno il dono ricevuto. ». Permettere a Dio di riflettere la luce sfolgorante, in cui da sempre è avvolto, in un opaco frammento di terracotta non è facile. Per nessuno.  Se lasciamo che Gesù occupi il trono della nostra vita e saremo – preti, laici, consacrati, religiosi – uniti e disponibili nell’aiutarci a portare e sopportare il peso, le gioie e le speranze della vita, ci salveremo tutti. Ed è ciò che Dio, più di ogni altra cosa, vuole.  Maurizio Patriciello

SCUOLA DI PREGHIERA : ORE 16 – 17.30

– QUANDO?   2° – 3°  e  4°  SABATO DEL MESE

 

  • 2°  SABATOS. Paolo educatore dal carcere:  le “Lettere della prigionia”

 

    Scarica il foglietto  degli incontri: 

1. FILIPPESI C.1

2. FILIPPESI 2

03 lettera a FILEMONE NATALE 2011

4. FILIPPESI 2-3

5. FILIPPESI 4

  • 3°  SABATOLa Parola si fa vita … I  Santi, i migli0ri interpreti della Bibbia 
  •  

    Scarica il foglietto  degli incontri: 

01. S. CLEMENTE PAPA DEF

02 IGNAZIO NOVEMBRE 2011

03 S. ATANASIO DI ALESSANDRIA

04 LEONE MAGNO E IL SUO SERVIZIO

 

  • 4°  SABATO: Quando la Messa si espande  – Per capire e vivere le letture della Domenica  

 

    Scarica il foglietto  degli incontri: 
     

+ 1 DOMENICA 23 OTTOBRE 2011

+ 2 DOMENICA 27 NOV 2011

ESERCIZI  SPIRITUALI  SERALI

(ore 21-22.30)

               1. PREPARAZIONE al NATALE:  12 – 14  Dicembre 2011 –  Che io sappia cosa ti è gradito: Il Libro della SAPIENZA

     2. PREPARAZIONE  ALLA  PASQUA:  26 – 28  Marzo  2012 – Facci ritornare a te… Lamentazioni di GEREMIA
    INFORMAZIONI: Tel. 0721. 823.175  – 0721.80.37.42    e-mail:   d.alesiani@virgilio.it     

3 comments

  1. Caro dv…tornando dalla chiesa dopo aver partecipato alla Messa, alla preghiera delle Lodi e Adorazione (in questi giorni c’è l’esposizione del SS.mo per l’intera giornata) ho voluto scriverti per esprimere la mia sofferenza e delusione! L’attuale titolo del tuo sito: SIGNORE INSEGNACI A PREGARE, mi spinge ad una amara constatazione e ad una domanda: c’è ancora chi desidera pregare o imparare a pregare? Questa mattina 3 Preti per la celebrazione e 5 persone presenti; E siamo più di 10.000 abitanti. E se la mattina c’è -per tanti- il lavoro, la scuola, gli impegni vari…, la sera c’è…. la palestra, il cinema, la sala da ballo, la piscina…e Gesù lo si manda costantemente IN FERIE. Può apparire una battuta infelice ed irrispettosa, ma sapessi quanta sofferenza mi procura questa situazione! Se è vero che queste difficoltà sono comuni a tanti, è pur vero che (secondo me e per quanto riguarda la mia realtà) c’è poca testimonianza da parte -soprattutto- dei preti. Anche loro presi da tante cose, caduti nel vortice della vita moderna, della fretta, del fare tanto per fare…Inoltre, organizzano conferenze, tavole rotonde, incontri a non finire di varie commissioni e mai un incontro di preghiera fatto in modo serio e senza fretta. Che amarezza! Dov’è la gioia della preghiera? Quando si capirà che senza Dio nulla è possibile e che solo Lui dà la vera gioia?
    L.

  2. Insegnaci a pregare!
    Non più esigenza di parole, ma di silenzi, un silenzio pieno di presenza. Una presenza che cambia la vita e le esigenze, una vita che diventa preghiera, perchè non può non esserci dialogo, continuo, senza dire, perchè molte volte anche le parole sembrano eccessive. Vivo un tempo di grandi rinunce, rinunciare non vuol dire perdita, ma guadagno. Rinunciare a qualcosa pur di non perdere il bene, pur di non chinarci al male, non può essere perdita. Abbiamo sempre paura di perdere qualcosa, in realtà sto imparando che, per amore di Cristo, posso rinunciare a tutto: apparenza, affetti, casa, denaro, considerazione, stima. No, non parlo di cose desiderate, io sto vivendo tutto questo, ma nonostante tutto, io sono serena, tranquilla, sono certa della Sua Provvidenza.
    Quando sono nel travaglio del dubbio, la Sua voce mi rassicura, e ogni volta tutto è sereno. Rinunciare è un dono impegnativo, non credo si possa senza affidarsi a Lui. Lui entrando in casa mia l’ha stravolta, perchè è un incontro che cambia. Forse è proprio questo che molte volte ci spaventa: cambiare Eppure Gesù non ci chiede mai cose che prima non ci ha già messo nel cuore e fatte desiderare, quando si realizzano è perchè la Sua forza le compie in noi. Spero di accorgermi ogni volta che Gesù viene in casa mia, perchè è un fatto che si compie OGGI!Perchè voglio accoglierlo nel mio oggi e lasciare a Lui il potere di cambiarmi ancora la vita, lo dico con tremore, ma so che per me Lui desidera solo il BENE.

  3. Carissimo don Vincenzo,grazie per l’incontro di oggi! Avevo già letto la lettera scritta da Sant’Ignazio di Antiochia e, da brava donnicciuola, non ero riuscita a ricavarne molto, ammutolita dalla fortezza del racconto. Avevo i brividi solo a pensare ai denti dei leoni! Invece lei, carissimo don Vincenzo, ci ha fatto notare la bellezza e la forza di una grande fede e di Chi c’è dietro questi testimoni che danno la vita per Cristo, desiderandolo pure e in una fine atroce!
    Per me il martirio è una cosa troppo forte: ho “litigato” con Dio molte volte quando leggendo supplizi e martiri mi dicevo: “Ma perché, Dio, hai bisogno di questo? Che senso ha questa crudeltà? Ma allora non c’è differenza tra Te e altri dei?”… Oggi, ho capito che non devo guardare alla crudeltà ma all’amore: l’amore di chi si sottopone a cose allucinanti pur di salvare la propria anima e di testimoniare Cristo!

    Grazie di cuore per le sue parole!

    Angela

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