PROGRAMMA DELLA FESTA DI S.  BIAGIO  1-2-3 FEBBRAIO 2015

 

 3  F E B B R A I O   2015 : FESTA DI S. BIAGIO

S. BIAGIO 3 FEBR

Chiediamo al Signore,

per intercessione di S. Biagio,

3 GRANDI COSE:

PACE – SALUTE – GIOIA ETERNA IN PARADISO.

Preghiamo  così:

  Esaudisci, Signore, la tua famiglia,

riunita nel ricordo del martire SAN BIAGIO

 donale PACE e SALUTE nella vita presente,

perché  giunga alla GIOIA DEI BENI ETERNI.  

 

  •  DOMENICA 1 FEBBRAIO 2015

 Ore 8.30:  SANTA MESSA

ORE 11.00: S. MESSA SOLENNE

– Presiede il  nostro Vescovo  ARMANDO TRASARTI

– Canta la Corale della Parrocchia del Carmine

 Ore 12.45:  Pranzo in fraternità

Ore 15.30:  RECITA DEL S. ROSARIO

Ore 16.00:  – SANTA MESSA   

Presiede D. Gianni Petroni – Parroco del Carmine  …segue rinfresco per tutti.

  •    LUNEDÌ 2 FEBBRAIO 2015

 SANTE MESSE:  Ore 10.30 – 16.00

  •   MARTEDI 3 FEBBRAIO 2015

SANTE MESSE:  Ore 8.30 – 10.30 – 16.00

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  • Come sapete, dopo ogni S. Messa, si benedice la gola, con le CANDELE: S. BIAGIO3 ci richiamano  la luce di  Cristo  e il nostro   Battesimo. 
  • Poi ognuno prende e porta a casa un PANINOpane benedetto: simbolo della forza che  troviamo in Gesù, Pane di vita per noi nella S. Eucaristia.
  • Nel centenario del genocidio del popolo armeno (1915 – 2015), in un momento di difficoltà non solo economiche,  S. Biagio, Vescovo e Martire di origine armena, può aiutarci a ritrovare e a testimoniare

– i perenni valori della nostra Fede,

– l’impegno per la pace tra i popoli,

– il rispetto per tutte le religioni

– e la solidarietà con chi è nel bisogno. 

Lieti di accogliervi…vi aspettiamo. Fraternamente dv 

2 FEBBRAIO 2015:

PRESENTAZIONE DI GESU PRESENTATO TEMPIO GESU’ AL TEMPIO

«Luce per illuminare le genti»

Beato Guerrico d’Igny (1080-1157)

  • CHI, TENENDO OGGI IN MANO UN CERO  CANDELORA ACCESO, non ricorda subito quel vecchio che in questo stesso giorno ha ricevuto tra le braccia Gesù, Verbo nella carne, luce nella cera, e ha testimoniato che egli è la luce che illumina tutte le genti?
  • E il vecchio era proprio lui fiamma ardente che illumina, rendendo testimonianza alla luce. RALLEGRATI, GIUSTO VECCHIO; vedi oggi ciò che avevi intravisto in anticipo: le tenebre del mondo si sono dissipate, i popoli camminano alla sua luce (Is 60,3).
  • Abbraccia, o santo vecchio, la Sapienza di Dio, e la tua giovinezza si rinnovi (Sal 103,5). Ricevi sul tuo petto la misericordia di Dio, e la tua vecchiaia conoscerà la dolcezza della misericordia.
  • E VOI FRATELLI, vedete il cero che brucia nelle mani di Simeone, accendete i vostri ceri, attingendo alla sua luce… Allora non soltanto porterete una luce tra le mani, ma voi stessi sarete luce. Luce nei vostri cuori, luce nelle vostre vite, luce per voi, luce per i vostri fratelli.

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 s. biagio santo

  • CENNI BIOGRAFICI DI S. BIAGIO:  La devozione popolare a questo santo, di origine armena, vissuto nel III secolo, è legata a un miracolo da lui compiuto: uno di quei miracoli, mille volte desiderati dalle mamme, quando una lisca di pesce si conficca nella gola del bambino. Di solito il dramma familiare si risolve con un rapido intervento, ma può accadere che ci voglia arte e santità.  
  • È quello che accadde al tempo del vescovo san Biagio (di lui si diceva che fosse anche medico!) quando una donna corse da lui disperata a mettergli tra le braccia il piccolo figlioletto che già faticava a respirare. E il santo subito lo guarì.  

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  • PANINODISANBIAGIO” FEBBRAIO 2015
  • Per ricevere gratuitamente  “PANINODISANBIAGIO”  Newsletter della casa di spiritualità “VILLA S. BIAGIO”  d.alesiani@virgilio.it    
  • Per informazioni: – tel. 0721.823.175   SITO: www.sanbiagiofano.it 

 

4 comments

  1. «LUCE PER ILLUMINARE LE GENTI»
    Beato Guerrico d’Igny (1080-1157)

    CHI, TENENDO OGGI IN MANO UN CERO ACCESO, non ricorda subito quel vecchio che in questo stesso giorno ha ricevuto tra le braccia Gesù, Verbo nella carne, luce nella cera, e ha testimoniato che egli è la luce che illumina tutte le genti? E il vecchio era proprio lui fiamma ardente che illumina, rendendo testimonianza alla luce. Nello Spirito Santo di cui era ricolmo, è venuto per ricevere, o Dio, il tuo Amore nel tuo tempio (Sal 48,10) e testimoniare che egli è l’Amore e la luce del tuo popolo.
    RALLEGRATI, GIUSTO VECCHIO; vedi oggi ciò che avevi intravisto in anticipo: le tenebre del mondo si sono dissipate, i popoli camminano alla sua luce (Is 60,3). Tutta la terra è piena della gloria (Is 6,3) di questa luce che nascondevi un tempo nel tuo cuore e ora illumina i tuoi occhi… Abbraccia, o santo vecchio, la Sapienza di Dio, e la tua giovinezza si rinnovi (Sal 103,5). Ricevi sul tuo petto la misericordia di Dio, e la tua vecchiaia conoscerà la dolcezza della misericordia. « Riposa sul mio petto » dice la Scrittura (Ct 1,13). Anche quando lo renderò a sua madre, rimarrà con me ; il mio cuore sarà inebriato dalla sua misericordia, e più ancora il cuore di sua madre … Ti rendo grazie e mi rallegro per te, o piena di grazia; hai dato alla luce la misericordia che ho ricevuta; il cero che hai preparato, lo tengo in mano…
    E VOI FRATELLI, vedete il cero che brucia nelle mani di Simeone, accendete i vostri ceri, attingendo alla sua luce… Allora non soltanto porterete una luce tra le mani, ma voi stessi sarete luce. Luce nei vostri cuori, luce nelle vostre vite, luce per voi, luce per i vostri fratelli.

  2. Nella Festa di S. Giovanni Bosco, maestro e padre di D. Orione, meditiamo su questa pagina del Santo educatore…fa pensare tanto

    Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore

    Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i GENITORI di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale. Se perciò sarete VERI PADRI dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.
    Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! È certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
    Riguardiamo come NOSTRI FIGLI quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. …. Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.
    In certi momenti molto gravi, giova più una RACCOMANDAZIONE A DIO, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.
    RICORDATEVI CHE L’EDUCAZIONE E’ COSA DEL CUORE, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
    STUDIAMOCI DI FARCI AMARE, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.

  3. …DI CHI AVRO’ PAURA?
    Dai «Sermoni» di Giovanni di Napoli, vescovo

    «Il Signore è mia luce e mia salvezza; di chi avrò paura?» (Sal 26, 1). Si dimostra grande questo servo che comprendeva come veniva illuminato, da chi veniva illuminato e chi veniva illuminato. Vedeva la luce: non questa che volge al tramonto, ma quella che occhio non vede. Le anime irradiate da questa luce non cadono nel peccato, non inciampano nei vizi.
    Il Signore diceva: «Camminate mentre avete la luce» (Gv 12, 35). Di quale luce parlava se non di se stesso? Egli infatti ha detto: «Io come luce sono venuto nel mondo» (Gv 12, 46), perché quelli che vedono non vedano e i ciechi ricevano la luce.
    Il Signore è dunque colui che ci illumina, il sole di giustizia che ha irradiato la Chiesa cattolica, sparsa in tutto il mondo. Il profeta vaticinava di lei con queste parole: «Il Signore è mia luce e mia salvezza; …DI CHI AVRO’ PAURA?
    Se l’uomo interiore è illuminato, non vacilla, non smarrisce la sua strada, non si perde di coraggio. Chi scorge da lontano la sua patria, sopporta ogni contrarietà, non si rattrista nelle avversità del tempo presente; riprende invece coraggio nel Signore, è umile di cuore, resiste alla prova e, nella sua umiltà, porta pazienza. Questa luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo (cfr. Gv 1, 9), si offre a quanti la temono, scende e si rivela in coloro che il Figlio vuole illuminare.
    Chi giaceva nelle tenebre e nell’ombra di morte, cioè nelle tenebre del male e nell’ombra del peccato, allo spuntare di questa luce ha orrore di sé, rientra in se stesso, si pente, si vergogna e dice: «Il Signore è mia luce e mia salvezza, …DI CHI AVRO’ PAURA?
    Grande salvezza, questa, fratelli miei. Salvezza che non teme cedimenti, che non ha paura di fatiche, che affronta volentieri la sofferenza. Tutti perciò dobbiamo esclamare in coro e con entusiasmo, non solo con la lingua, ma anche col cuore: «Il Signore è mia luce e mia salvezza; …DI CHI AVRO’ PAURA?
    È lui che illumina, è lui che salva. Di chi avrò paura? Vengano pure le tenebre delle tentazioni; il Signore è mia luce. Possono venire, ma non potranno sopraffarmi; possono assalire il mio cuore, ma non vincerlo. Vengano pure le cieche cupidigie. Il Signore è mia luce. Egli dunque è la nostra fortezza. Egli si dona a noi e noi ci diamo a lui. Affrettatevi dal medico finché siete in tempo, perché non succeda che non possiate più quando lo vorreste.

  4. S. TOMMASO d’Aquino, sacerdote

    Nessun esempio di virtù è assente dalla croce

    Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce.
    Se cerchi un esempio di CARITA’, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Se cerchi un esempio di PAZIENZA, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano.
    Ora Cristo ci ha dato sulla croce l’esempio dell’una e dell’altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2, 23) e come un agnello fu condotto alla morte e non aprì la sua bocca (cfr. At 8, 32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: Se cerchi un esempio di UMILTA’, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.
    Se cerchi un esempio di OBBEDIENZA, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5, 19).
    Se cerchi un esempio di DISPREZZO DELLE COSE TERRENE, segui colui che è il Re dei re e il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.
    Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si son divise tra loro le mie vesti» (Gv 19, 24); non agli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53, 4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. Mc 15, 17); non ai piaceri, perché «quando avevo sete, mi han dato da bere aceto» (Sal 68, 22).

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