PROPOSTE  FORMATIVE  DI VILLA S. BIAGIO… ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA   Eucaristia7-300x190 Cari amici, Siamo a Giugno. Il mese del Corpus Domini, della Messa, della Domenica. Realtà grandi della nostra fede. Da riscoprire come veri TESORI  nella nostra vita personale e  familiare. Per  non essere sopraffatti dalle fatiche del vivere… E  anche da difendere come valori di rilevanza sociale. La Domenica in particolare: che ne pensi ?  Può aiutarci una breve sintesi di “ Dies Domini” la lettera apostolica di S. G. Paolo II … Fraternamente Dv

24 GIUGNO: S. GIOVANNI BATTISTA

S. GIOVA BATT4

“Voce di uno che grida…”

Libera rielaborazione della figura di Giovanni il Battista

Mi sono svegliato presto questa mattina. Con qualche presentimento in più sulla mia fine imminente. Da qualche mese mi trovo  in questa orribile prigione. Mi ci ha rinchiuso  il re  Erode per avergli rimproverato la sua condotta  immorale.

Non ti è lecito tenere la  moglie di tuo fratello

Sono cresciuto in fretta. Forte nel corpo e  nello spirito. Un carattere piuttosto asciutto e rigido. Con me stesso e  con gli altri.

Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito.

Ben presto mi  resi conto che la gente si era allontanata dalla fede genuina. Tutti sospiravano la venuta del Messia, ma pochi erano disposti a vivere coerentemente. Cominciavo a capire che  il Signore aveva un progetto  su di me: preparargli la strada nel cuore degli uomini. Mi ritirai  nel deserto.

 Visse in regioni  deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Molto  sobriamente:

Giovanni era vestito di peli di cammello, si cibava di locuste e miele selvatico

Non c’è bisogno di molte cose quando si ha Dio nel cuore e un grande sogno da realizzare. Com’era successo ai Profeti prima di me, mi sentii anch’io come investito da una forza dall’alto:

Sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria,  nel deserto.

Senza perdere tempo, mi recai vicino al fiume Giordano e cominciai a gridare a quanti passavano:

Preparate la via del Signore, raddrizzate  i suoi  sentieri!

Riconosco che le mie parole non erano molto delicate. Ma efficaci a  scuotere coscienze addormentate:

Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente?

All’inizio, molti mi presero per pazzo. Poi, poco alla volta,  cominciavano a farsi pensosi  e mi chiedevano:

Che cosa dobbiamo fare?

Raccomandavo  quanto mi ispirava il Signore,  secondo la situazione concreta di ciascuno. Ai  pubblicani che raccoglievano le tasse:

Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato

A quanti avevano beni di questo mondo li scongiuravo:

Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da  mangiare, faccia altrettanto

Purtroppo  cominciarono a  scambiarmi per il Messia atteso. Con chiarezza risposi:

io non son degno  di sciogliere neppure il legaccio dei suoi  sandali

Un giorno notai  tra la folla, una delegazione ufficiale inviata da Gerusalemme per chiedermi:

Chi sei?  Che cosa dici di te stesso?

Non avevo dubbi  sulla  mia identità:

Io sono  voce di uno che grida nel deserto:   Preparate la via del Signore

E un giorno venne anche Lui. Facendosi peccatore con i peccatori.  Si mise in fila. Come gli altri. Lo riconobbi tra mille. Mi rifiutai di battezzarlo, dicendo:

 Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?

Ma Egli,  con  sorriso buono di fratello, mi pregò:

 Lascia fare per ora, poiché conviene che così  adempiamo ogni giustizia.

Dovetti acconsentire. Lo battezzai,  tremando per la vicinanza del Santo di Dio.  Lo seguii con lo sguardo mentre si allontanava verso il deserto. Qualche giorno dopo…

LEGGI TUTTO: 08 BATTISTA

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MERCOLEDI’  22 GIUGNO:

 UDIENZA PAPA FRANCESCO

papa rifugiati

Toccare gli esclusi.

Oggi mi accompagnano qui questi ragazzi.

“SIGNORE, SE VUOI, PUOI PURIFICARMI!”.

LA MISERICORDIA PURIFICA IL CUORE (cfr Lc 5,12-16)

  • La supplica del lebbroso mostra che quando ci presentiamo a Gesù non è necessario fare lunghi discorsi. Bastano poche parole, purché accompagnate dalla piena fiducia nella sua onnipotenza e nella sua bontà. Affidarci alla volontà di Dio significa infatti rimetterci alla sua infinita misericordia. Anche io vi farò una confidenza personale. La sera, prima di andare a letto, io prego questa breve preghiera:
  • “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!”. E prego cinque “Padre nostro”, uno per ogni piaga di Gesù, perché Gesù ci ha purificato con le piaghe. Ma se questo lo faccio io, potete farlo anche voi, a casa vostra, e dire: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!” e pensare alle piaghe di Gesù e dire un “Padre nostro” per ognuna di esse. E Gesù ci ascolta sempre.
  • Gesù è profondamente colpito da quest’uomo. Il Vangelo di Marco sottolinea che «ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!» (1,41). Il gesto di Gesù accompagna le sue parole e ne rende più esplicito l’insegnamento. Contro le disposizioni della Legge di Mosè, che proibiva di avvicinarsi a un lebbroso (cfr Lv 13,45-46), Gesù stende la mano e persino lo tocca.
  • Quante volte noi incontriamo un povero che ci viene incontro! Possiamo essere anche generosi, possiamo avere compassione, però di solito non lo tocchiamo. Gli offriamo la moneta, la buttiamo lì, ma evitiamo di toccare la mano. E dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo! Gesù ci insegna a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché Lui è in essi. Toccare il povero può purificarci dall’ipocrisia e renderci inquieti per la sua condizione. Toccare gli esclusi. Oggi mi accompagnano qui questi ragazzi.
  • Tanti pensano di loro che sarebbe stato meglio che fossero rimasti nella loro terra, ma lì soffrivano tanto. Sono i nostri rifugiati, ma tanti li considerano esclusi. Per favore, sono i nostri fratelli! Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti, lascia venire tutti.
  • Pensiamo a noi, alle nostre miserie… Ognuno ha le proprie. Pensiamo con sincerità. Quante volte le copriamo con la ipocrisia delle “buone maniere”. E proprio allora è necessario stare da soli, mettersi in ginocchio davanti a Dio e pregare: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi!». E adesso diciamo insieme questa bella preghiera: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!”.

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DON ORIONE E I RIFUGIATI DO SCRIVE

  • Sul tema dell’accoglienza dei profughi: UNA PAROLA DI Don Orione, con l’attualità del 1917 
  • Oggi giungeranno a Tortona i malati di Venezia. Venezia si trova già a tiro dei cannoni nemici, e tutti fuggono, come sono fuggiti da Udine e dalla provincia del Friuli, già tutta invasa dai Tedeschi. Ma c’è un altro motivo per cui vi dico questo. Noi a Tortona eravamo già molto ristretti, eppure, stringendoci ancor più, abbiamo lasciata la Casa dove stavamo noi preti ed i chierici, dietro il Collegio, e ci siamo ritirati tutti di qua, ingegnandoci alla meglio. Alcuni dormono sui sofà ed anche per terra.
  • La nostra casa l’abbiamo offerta al Governo per i profughi di Venezia. Ieri l’abbiamo preparata si sa alla bell’e meglio. Oggi, dunque, arrivano da Venezia i poveri malati che sono mandati di qua e di là, noi ne prenderemo un venticinque o trenta, ben felici di sacrificarci per i nostri fratelli, non solo perché sono cristiani, ma perché sono ammalati, capirete che se accettavo i vecchi non potevo rifiutare gli ammalati”. Don Orione continuò rivolgendosi alle sue Suore.“Dovete essere contente, felici di fare qualche cosa anche voi. Se vi sarà bisogno verrete, dunque, quelle che la Superiora crederà bene e dovete pensare che, servendo quei poveretti, servite Gesù medesimo. Là ci sarà da far da mangiare, lavare i piatti, insomma da fare tutto quello che fa una madre quando ha dei figli ammalati, ma ci vuole energia!
  • Ognuna si moltiplichi, e, per dir così, lavori per quattro; ma soprattutto devo dirvi di essere serie, serie, serie. Ieri ho scritto una lettera al Patriarca di Venezia, dicendogli che in questi momenti tanto dolorosi, la Casa della Divina Provvidenza è pronta ad accogliere i suoi poveri profughi, preti, chierici e poveri orfani abbandonati. Noi ce ne andremo sotto il solaio.
  •  La religione insegna di fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Due cose sole ci occorrono: molta preghiera e molta carità. Solo con la carità si vince il mondo. Ora dappertutto si va seminando odio e sangue; di odio son pieni i solchi che dividono nazione da nazione, i popoli dai popoli. Tocca a noi colmare quei solchi con l’amore di Dio e con la carità del prossimo. Felici noi se ci fosse dato anzi di divenire vittime di questo amore”. (da discorso dell’8 novembre 1917)  Don Flavio Peloso

DOMENICA 19 GIUGNO 

15-     RISCOPRIAMO IL “TESORO” DELLA MESSA

  •   DAL VANGELO SECONDO LUCA LC 9,18-24GESù 5 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare.   I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose:    «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».
  •    SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 62 (63)ACQUAAA

R. HA SETE DI TE, SIGNORE, L’ANIMA MIA.

O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua. R
Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. Poiché il tuo amore vale più della vita,  le mie labbra canteranno la tua lode. R.
Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.
Quando penso a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia  all’ombra delle tue ali. A te si stringe l’anima mia:  la tua destra mi sostiene. R.

 

  •   E QUANDO LA MESSA È FINITA? “Al di fuori della celebrazione eucaristica, la Chiesa si prende cura di venerare l’Eucarestia che deve essere conservata come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale” (Paolo VI)

 

  •  LUCA EVANGELISTA DELLA PREGHIERA

 NEI MOMENTI IMPORTANTI…GESÙ È IN PREGHIERA

  1. Inizio del ministero pubblico (3,21s) mentre Gesù, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di  lui lo Spirito Santo
  2. la scelta dei 12 apostoli (6,12ss)  Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò  la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli  e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli:
  3. 3.      Quando la Passione si avvicina (9,28ss)  Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni  e Giacomo e salì sul monte a pregare E, mentre pregava, il suo volto  cambiò d’aspetto.
  4. Quando insegna a pregare, sta pregando (11,1ss)  Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando  ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci  a pregare,
  5. Nell’ultima cena quando prega per Pietro (22,31s) Simone, Simone, … io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e  tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”.
  6. In croce prega per i suoi carnefici e li scusa (23,34): “Padre,  perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
  7.     Quando muore in croce (23,46) Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito Detto questo spirò.

 

  • COSA FARE DAVANTI ALL’EUCARESTIA?

La Contemplazione permette di incontrare  Cristo, vero Dio e vero uomo,  di lasciarsi guardare da Lui e di fare esperienza della sua presenza Cristo diventa intimo con noi più di noi stessi ci rende partecipi della sua vita divina in un’unione che trasforma ci apre la porta che conduce al Padre rimanendo in silenzio dinanzi al Santissimo Sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente che noi scopriamo, che noi adoriamo, e con il quale stiamo in rapporto.

  •   In adorazione con Don Orione Ostensorio

Sono qui ad amarti per tutti ! Una volta, Gesù, sentivo bisogno di non essere solo…sentivo bisogno di uno che  mi amasse per tutti, che non potevo vivere così solo… In mezzo a tanta gente, mi pareva di trovarmi abbandonato da tutti e afflitto…Era una sera, quando sono entrato nella chiesuola del mio paese e posi la testa ai piedi di quel vecchio Crocifisso, che è là, entrando, quando una voce soave e penetrante mormorò vicino al mio cuore: – Gesù è con te! Gesù è con te ! si aprì come il tabernacolo, e Gesù si mostrò alla povera anima sconsolata e sola ! Gesù è con te! – mormorò vicino al mio cuore il Signore: sono qui ad amarti per tutti. Scr. 69,211

 

13 – 18 GIUGNO – ESERCIZI   SPIRITUALI

QUANDO MOSE’  MOSE3  ALZAVA LE MANI…

LECTIO DIVINA CON L’ESODO

Cari amici, iniziamo  a Villa S. Biagio un corso di Esercizi… Chiedo una preghiera perché il Signore mandi il suo santo Spirito su di noi… in particolare su un buon gruppo di Preti dell’Opera D. Orione provenienti da varie parti… d’Italia e qualcuno anche da Argentina, Albania, Romania e  Costa d’Avorio…E’ bello condividere con voi anche qualche suggestione e pensiero…grazie. Dv

Ti voglio dare un consiglio

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  •    C. 18.  INCONTRO DI IETRO E DI MOSÈ  1 Ietro, sacerdote di Madian, MOSE E IETROsuocero di Mosè, venne a sapere quanto Dio aveva operato per Mosè e per Israele, suo popolo, come il Signore aveva fatto uscire Israele dall’Egitto. 2 Allora Ietro suocero di Mosè, con i figli e la moglie di lui venne da Mosè nel deserto, dove era accampato, presso la montagna di Dio. 6 Egli fece dire a Mosè: “Sono io, Ietro, tuo suocero, che vengo da te con tua moglie e i suoi due figli!”. 7 Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò; poi si informarono l’uno della salute dell’altro ed entrarono sotto la tenda. 8 Mosè raccontò al suocero quanto il Signore aveva fatto al faraone e agli Egiziani per Israele, tutte le difficoltà loro capitate durante il viaggio, dalle quali il Signore li aveva liberati. 9 Ietro gioì di tutti i benefici che il Signore aveva fatti a Israele, quando lo aveva liberato dalla mano degli Egiziani.10 Disse Ietro: “Benedetto sia il Signore, che vi ha liberati dalla mano degli Egiziani e dalla mano del faraone: egli ha strappato questo popolo dalla mano dell’Egitto! 11 Ora io so che il Signore è più grande di tutti gli dei, poiché egli ha operato contro gli Egiziani con quelle stesse cose di cui essi si vantavano”. 12 Poi Ietro, suocero di Mosè, offrì un olocausto e sacrifici a Dio. Vennero Aronne e tutti gli anziani d’Israele e fecero un banchetto con il suocero di Mosè davanti a Dio. 
  •   NON VA BENE QUELLO CHE FAI! 13 Il giorno dopo Mosè sedette a render giustizia al popolo e il popolo si trattenne presso Mosè dalla mattina fino alla sera. 14 Allora Ietro, visto quanto faceva per il popolo, gli disse: “Che cos’è questo che fai per il popolo? Perché siedi tu solo, mentre il popolo sta presso di te dalla mattina alla sera?”15 Mosè rispose al suocero: “Perché il popolo viene da me per consultare Dio. 16 Quando hanno qualche questione, vengono da me e io giudico le vertenze tra l’uno e l’altro e faccio conoscere i decreti di Dio e le sue leggi”. 17 Il suocero di Mosè gli disse: “Non va bene quello che fai!18 Finirai per soccombere, tu e il popolo che è con te, perché il compito è troppo pesante per te; tu non puoi attendervi da solo.
  • ORA ASCOLTAMI… ti voglio dare un consiglio e Dio sia con te! Tu sta davanti a Dio in nome del popolo e presenta le questioni a Dio. 20 A loro spiegherai i decreti e le leggi; indicherai loro la via per la quale devono camminare e le opere che devono compiere21 Invece sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono Dio, uomini retti che odiano la venalità e li costituirai sopra di loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine. 22 Essi dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza; quando vi sarà una questione importante, la sottoporranno a te, mentre essi giudicheranno ogni affare minore. Così ti alleggerirai il peso ed essi lo porteranno con te. 23 Se tu fai questa cosa e se Dio te la comanda, potrai resistere e anche questo popolo arriverà in pace alla sua mèta”.  24Mosè ascoltò la voce del suocero e fece quanto gli aveva suggerito.
  • ALTRE MORMORAZIONI ( dal libro dei NUMERI C. 11 – 12) 1 Ora il popolo cominciò a lamentarsi malamente agli  orecchi del Signore. “Chi ci potrà dare carne da mangiare? 5 Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. 6Ora la nostra vita inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna”.
  • Intercessione di Mosè 10 Mosè udì il popolo che si lamentava in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; lo sdegno del Signore divampò e la cosa dispiacque anche a Mosè. 11 MOSÈ DISSE AL SIGNORE: “Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, tanto che tu mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo? 12 L‘ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: Pòrtatelo in grembo, come la balia porta il bambino lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? 13 Da dove prenderei la carne da dare a tutto questo popolo? Perché si lamenta dietro a me, dicendo: Dacci da mangiare carne! 14Io non posso da solo portare il peso di tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me.15 Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; io non veda più la mia sventura!”. 
  • La risposta del Signore  16 Il Signore disse a Mosè: “Radunami settanta uomini tra gli anziani d’Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come loro scribi; conducili alla tenda del convegno; vi si presentino con te. 17 Io scenderò e parlerò in quel luogo con te; prenderò lo spirito che è su di te per metterlo su di loro, perché portino con te il carico del popolo e tu non lo porti più da solo.
  •    C 12 Maria e Aronne contro Mosè  1 Maria e Aronne parlarono contro Mosè a causa della donna etiope che aveva sposata; Dissero: “Il Signore ha forse parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?”. Il Signore udì. ORA MOSÈ ERA PIÙ MANSUETO di ogni uomo che è sulla terra. 4 Il Signore disse subito a Mosè, ad Aronne e a Maria: Uscite tutti e tre e andate alla tenda del convegno”. Uscirono tutti e tre. 5 Il Signore allora scese in una colonna di nube, si fermò all’ingresso della tenda e chiamò Aronne e Maria. I due si fecero avanti. 6 Il Signore disse:“Ascoltate le mie parole! Se ci sarà un vostro profeta, io, il Signore, in visione a lui mi rivelerò, in sogno parlerò con lui. 7 Non così per il mio servo Mosè: egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa. 8 Bocca a bocca parlo con lui, in visione e non con enigmi ed egli guarda l’immagine del Signore. Perchè non avete temuto di parlare contro il mio servo Mosè?”. 9 L’ira del Signore si accese contro di loro ed Egli se ne andò; 10 la nuvola si ritirò di sopra alla tenda ed ecco Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aronne guardò Maria ed ecco era lebbrosa.
  • INTERCESSIONE DI ARONNE E DI MOSÈ Aronne disse a Mosè: “Signor mio, non addossarci la pena del peccato che abbiamo stoltamente commesso,  essa non sia come il bambino nato morto, la cui carne è gia mezzo consumata quando esce dal seno della madre”.  MOSÈ GRIDÒ AL SIGNORE:“GUARISCILA, DIO!”.
  • PER RIFLETTERE : Cosa ti suggerisce la figura di Ietro?

 

Þ      Coraggio e umiltà nel fare la correzione fraterna. Correzione fraterna: attiva e passiva: quale più difficile?

Þ      Corriamo  il pericolo di voler strafare? meglio farsi aiutare: Quali compiti  delegabili e quali no?  COSE URGENTI E COSE IMPORTANTI!!!

Þ      Qual è la nostra “tenda del convegno”? Quale la causa più frequente dei nostri dissapori? Ci sforziamo di perdonarci? Di  riconoscere i nostri torti…chiedere scusa e/o perdonare e pregare per chi ci ha offeso?   Come vorresti gli anziani?  E tu li valorizzi per  quello che sono stati – sono e possono ANCORA dare? 

DON ORIONE : LA PACE VALE PIÙ DI TUTTO

E voglio scrivere con santa libertà di Sacerdote… e, se lo permettete, da amico e quale amico sincero, Vi prego e scongiuro, nel nome santo di Dio, di voler fare tra Voi la pace . Più in là essa diventerà sempre più impossibile! Voi sapete che le vertenze tra parenti più invecchiano, più indurano i cuori. Per la pace, per la concordia, si passi sopra ad ogni interesse: ogni sacrificio è poco per la pace; con la buona volontà si fa tutto: la pace vale più di tutto! La Vostra salute e quella dei Vostri Cari andrà meglio, la Vostra vita stessa sarà più serena e prolungata. Vi chiedo scusa se mai mi fosse sfuggita qualche parola che potesse farVi dispiacere, non era certo nella mia intenzione. Da anni Voi conoscete Don Orione, sapete la stima, l’affetto mio per Voi: guardate al fine per cui ho scritto, guardate allo spirito e non alla parola.Vogliate avermi sempre per il Vostro umile e fedele Servitore in Gesù Cristo Don L. Orione   Scr. 41, 107

SE QUALCUNO VOLESSE SCARICARE TUTTI GLI APPUNTI…

06 – EESS ESODO MOSE 13-18 GIUGNO 2016

 

donalesiani@gmail.com  – www.sanbiagiofano.it

  •  COMBATTIMENTO CONTRO AMALEK
  1.   Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. 9 Mosè disse a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio”.  10 Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle.
  2.  Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. 12 Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.  

 

  •   Acque amare: Dio non estraneo anche ai problemi spiccioli… Dio nutre corpo e spirito cfr Gv 6 che rileggerà il capitolo…
  •  Senso di abbandono a Dio quotidianamente: povertà è provvisorietà contenta e grata. cfr Atti 2,42 
  •   Acqua dalla roccia: dopo tante prove si dubita ancora con quel terribile interrogativo…Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”
  •  E’ .il nostro peccato: Cfr Marco 4: “Perché siete così paurosi?NON AVETE ANCORA FEDE?”. 
  • Lotta Amaleciti: primato di Dio e della preghiera… Mosè intercessore… cfr sl 43,4
  •  Mosè  fa il servizio di ogni genere. delle cose materiali: pane,  acqua…Della  responsabilità… Dell’intercessione

SIA FATTA LA TUA VOLONTA’…

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Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano,

  •    Proseguendo nella preghiera diciamo: «Sia fatta la tua volontà in cielo e in terra», non tanto perché faccia Dio ciò che vuole, ma perché possiamo fare noi ciò che Dio vuole.Per questo preghiamo e chiediamo che si faccia in noi la volontà di Dio. E perché questa si faccia in noi abbiamo bisogno della volontà di Dio, cioè della sua potenza e protezione, poiché nessuno è forte per le proprie forze, ma lo diviene per la benevolenza e la misericordia di Dio. 
  • La volontà di Dio dunque è quella che Cristo ha eseguito e ha insegnato. È umiltà nella conversazione, fermezza nella fede, discrezione nelle parole, nelle azioni giustizia, nelle opere misericordia, nei costumi severità. Volontà di Dio è non fare dei torti e tollerare il torto subito, mantenere la pace con i fratelli, amare Dio con tutto il cuore, amarlo in quanto è Padre, temerlo in quanto è Dio, nulla assolutamente anteporre a Cristo, poiché neppure lui ha preferito qualcosa a noi.
  • Volontà di Dio è stare inseparabilmente uniti al suo amore, rimanere accanto alla sua croce con coraggio e forza, dargli ferma testimonianza quando è in discussione il suo nome e il suo onore, mostrare sicurezza della buona causa, quando ci battiamo per lui, accettare con lieto animo la morte quando essa verrà per portarci al premio.

   Questo significa voler essere coeredi di Cristo, questo è fare il comando di Dio, questo è adempiere la volontà del Padre.

VOCAZIONE DI MOSE’:  

  • moseee23 Nel lungo corso di quegli anni, il re d’Egitto morì. Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Allora Dio ASCOLTÒ il loro lamento, SI RICORDÒ della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio  GUARDÒ la condizione degli Israeliti e SE NE PRESE PENSIERO.
  • IL ROVETO ARDENTE C. 3  Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero,  e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2 L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3 Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. 4 Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”.
  •  Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”. 6 E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”.  Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.7 Il Signore disse: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. 8 Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!”.
  • Mosè disse a Dio: “CHI SONO IO PER ANDARE DAL FARAONE e per far uscire dall’Egitto gli Israeliti?”. 12 Rispose: “IO SARÒ CON TE. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte”.
  • C.4  10 MOSÈ DISSE AL SIGNORE: “MIO SIGNORE, IO NON SONO UN BUON PARLATORE; non lo sono mai stato prima e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua”. 11 Il Signore gli disse: Ora và! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire”.13 Mosè disse:  “Perdonami, Signore mio, manda chi vuoi mandare!”. 14 Allora la collera del Signore si accese contro Mosè e gli disse: “Non vi è forse il tuo fratello Aronne, il levita? Io so che lui sa parlar bene. Anzi sta venendoti incontro. Ti vedrà e gioirà in cuor suo. 15 Tu gli parlerai e metterai sulla sua bocca le parole da dire e io sarò con te e con lui mentre parlate e vi suggerirò quello che dovrete fare.

 OSSERVAZIONI

  • VITA DI MOSE’:  3 fasi di 40 ANNI: a corte -diventa povero – missione.
  • VOCAZIONE DI MOSE’ all’interno dell’OPERA DI DIO (4 verbi) – dunque è un…dipendente!  Genitori – educatori, abbiamo atteggiamenti da dipendenti dal “Capo” o lavoriamo in proprio (…capriccio)?
  • Mosé diventa povero: pastore di un gregge non suo… in paese straniero – Dio  sceglie i poveri:  tutto comincia con gruppo di poveri deportati cfr 1Cor. 1-3. La povertà è la nostra PRIMA vera preghiera e preparazione:
    • Educato nella sapienza egiziana: Mosè liberatore ingenuo e violento: finché non c’è la chiamata di Dio le doti umane non bastano…
    • La sua opera vera comincia con la paura, la fuga, l’esperienza  in terra straniera per sperimentare sulla propria pelle la realtà dei fratelli… Quando purificato,  Dio lo invierà , lui non ci trova più gusto e…non vuole andare: Chi sono io per andare?
    • L’esperienza del roveto:  Mosè ha 80 anni ed è ancora capace di stupore…Rivelazione del NOME JHWH: sono colui che sono. Quale “nome” trasmettiamo ai figli? (CDC.1 Profumo olezzante è il tuo nome”)
    • La chiamata di Dio: sua è l’iniziativa- suscita timore – affidato un messaggio – le obiezioni:  diffidenza del popolo – non ho le qualità – disimpegno:  manda un altro! Dio si…arrabbia!   E “violenta”  cfr Amos – Geremia. Il profeta ha sempre una vita lacerata. …
    • Servirete Dio su questo monte: dalla schiavitù al servizio!    ESSERE LIBERI  PER…SERVIRE. ??!!

 

Salmo 118- Prima di essere umiliato andavo errando,

ma ora osservo la tua parola. 

Tu sei buono e fai il bene,insegnami i tuoi decreti.

Mi hanno calunniato gli insolenti,

ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.

Bene per me se sono stato umiliato,

 perché impari ad obbedirti.

 

PARLIAMONE… Esperienze di vita (positive e negative…), premessa per la missione.   – educati da chi? dalla vita –dalla gente …da Dio?

In questo momento, qual è la nostra meta, il nostro obiettivo, cosa unisce i nostri sforzi? O ci siamo arresi e ci sentiamo … vecchi anche se abbiamo 40 anni?  (Per Mosè tutto cominciò a…80 anni!)

– Le sconfitte: disgrazie o grazie?  Quando ci sentiamo troppo sicuri siamo inadeguati e quando ci sentiamo inadeguati…forse siamo pronti per essere strumenti nelle mani dell’Unico Educatore??!!   

 

 

  • SULLA STRADA DEI NOSTRI INTERROGATIVI e delle nostre inquietudini,  talvolta delle nostre cocenti delusioni,  il divino Viandante continua a farsi nostro compagno per introdurci, con l’interpretazione delle Scritture, alla comprensione dei misteri di Dio. Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal «Pane di vita», con cui Cristo adempie in modo sommo la sua promessa di «stare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (cfr Mt 28,20). (MND N. 2.)
  •  COME CI TROVIAMO?  NMI: DUC IN ALTUM!  “Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: « Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre! » (Eb 13,8).
  •  BENEDETTO XVI: .“Siate ascoltatori assidui della Parolaperché ogni sapienza di vita nasce dalla Parola del Signore!…    Siate scrutatori della Parola, attraverso la lectio divina, poiché la vita consacrata nasce dall’ascolto della Parola di Dio ed accoglie il Vangelo come sua norma di vita”.

 DON ORIONE: DON ORIONE ASINELLO Guai, se gli Esercizi non si fanno col cuore.   Figli miei, preghiamo! Non basta star raccolti, non basta far silenzio – e silenzio assoluto,   MA  bisogna far bene attenzione alla parola di Dio, applicarla a noi, e poi pregare, pregare la Madonna Santissima.

 “AG  CRIOST AN SIOL” (THE PRIESTS)

Di Cristo è il seme,  Di Cristo è il raccolto
Nel granaio di Dio  Possiamo noi essere portati.
Di Cristo è il mare  Di Cristo è il pesce

Nelle reti di Dio, Possiamo noi essere catturati.
Dalla nascita alla vecchiaia  e dalla vecchiaia alla morte

Che le tue braccia, o Cristo, Siano strette intorno a noi.
Dalla morte alla fine Non la fine ma una rinascita
Nel Paradiso della Grazia, Possiamo noi restare.

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DOMENICA 12 GIUGNO 2016

14. –  RISCOPRIAMO IL “TESORO” DELLA MESSA

SONO PERDONATI I SUOI MOLTI PECCATI,  

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PERCHÉ HA MOLTO AMATO. LC. 7,36ss

***

  • Gesù allora disse: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi;  lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
  • Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati».
  • Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

 

  •  EUCARISTIA E PERDONO DEI PECCATI
  1. Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni: per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. 
  2.  Lavami, Signore, da ogni colpa purificami da ogni peccato 
  3.  Questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati.
  4.  Padre nostro, che sei nei cieli…  rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
  5.  Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni; e con l’aiuto della tua misericordia, vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento 
  6.  Signore Gesù Cristo, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unita e pace secondo la tua volontà. 
  7.   Signore Gesù Cristo,  per il Santo mistero del tuo Corpo e del tuo  Sangue liberami da ogni colpa e da ogni male, fa che sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da Te.
  8.  Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.  O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato.

PER CONFESSARMI BENE…

MI PREPARO COSI’

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  •   Guardami Signor, leggi nel mio cuor. Sono tuo figlio, ascoltami! 

ABBÀ PADRE, ABBÀ PADRE…

  •  Più solo non sarò, a te mi appoggerò. Sono tuo figlio, abbracciami! 
  •  Per ogni mio dolor, la pace invocherò. Sono tuo figlio, guariscimi!

1. GRAZIE, SIGNORE  PER I TUOI BENEFICI   ……..

2. PERDONAMI,  IL MIO POCO AMORE 

4°- doveri del mio stato di vita?

3°- amore a me stesso: sincero – laborioso – puro?

2°- amore al prossimo

1°- a Te:  preghiera – messa – fede…

3. MI ABBANDONO ALLA TUA MISERICORDIA

Pietà di me, o Dio,  secondo la tua misericordia;

nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

Lavami da tutte le mie colpe, 

mondami dal mio peccato.

Ridonami la gioia di essere salvato.

Sostieni in me un animo generoso…(SL 50)

4. MI IMPEGNO

Vivere oggi 

Per vivere davvero, devi vivere oggi. 

La vita è breve e passa in fretta. 

Se non vivi  Oggi, avrai perso la giornata. 

Non intristire il tuo animo 

con paure e preoccupazioni per il domani. 

Non caricare il tuo cuore con la miseria di ieri. 

VIVI OGGI 

HO CERCATO DIO…

con la mia lampada così brillante che tutti me la invidiavano. Ho cercato Dio negli altri. Ho cercato Dio nelle piccolissime tane dei topi. Ho cercato Dio nelle biblioteche. Ho cercato Dio nelle università. Ho cercato Dio col telescopio e con microscopio. Finché mi accorsi che avevo dimenticato quello che cercavo. Allora, spegnendo la mia lampada, gettai le chiavi, e mi misi a piangere… e subito, la sua Luce fu in me…

(Angelus Silesius)

C O S A   R E N D E R T I

come offrirmi a te  Come dirti il mio grazie?

Non ho nulla tu lo sai,  Non ho altro che la mia povertà.

Padre accettala, Padre accoglila,  Nel tuo pane con Gesù

– Ogni cosa mia  appartiene a Te;     Ogni attimo è tuo dono

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6 GIUGNO 2016

S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA

Non voglio solo chiamarmi cristiano, 

ma esserlo realmente

Dalla «Lettera ai Romani» di sant’Ignazio di Antiochia  

UN’ACQUA VIVA MORMORA DENTRO DI ME

  1. ACQUA CASCATA

E MI DICE:VIENI AL PADRE 

  1.    A NULLA MI GIOVERANNO LE ATTRATTIVE DEL MONDO NÉ I REGNI DI QUESTA TERRA. È MEGLIO PER ME MORIRE PER GESÙ CRISTO CHE ESTENDERE IL MIO IMPERO FINO AI CONFINI DELLA TERRA. IO CERCO COLUI CHE È MORTO PER NOI, VOGLIO COLUI CHE PER NOI È RISORTO. È VICINO IL MOMENTO DELLA MIA NASCITA. 
  2. LASCIATE CHE IO IMITI LA PASSIONE DEL MIO DIO. SE QUALCUNO LO HA IN SÉ, COMPRENDA QUELLO CHE IO VOGLIO E MI COMPATISCA, PENSANDO ALL’ANGOSCIA CHE MI OPPRIME.   NON SIATE DI QUELLI CHE PROFESSANO GESÙ CRISTO E AMANO IL MONDO. ANCHE SE VI SUPPLICASSI, QUANDO SARÒ TRA VOI, NON DATEMI ASCOLTO. CREDETE PIUTTOSTO A QUEL CHE VI SCRIVO ORA, NEL PIENO POSSESSO DELLA MIA VITA. VI SCRIVO CHE DESIDERO MORIRE.
  3.    OGNI MIO DESIDERIO TERRENO È CROCIFISSO … UN’ACQUA VIVA MORMORA DENTRO DI ME E MI DICE: VIENI AL PADRE. NON MI DILETTO PIÙ DI UN CIBO CORRUTTIBILE, NÉ DEI PIACERI DI QUESTA VITA. VOGLIO IL PANE DI DIO, CHE È LA CARNE DI GESÙ CRISTO, VOGLIO PER BEVANDA IL SUO SANGUE CHE È LA CARITÀ INCORRUTTIBILE.  
  4.    RICORDATEVI NELLE VOSTRE PREGHIERE DELLA CHIESA DI SIRIA, CHE HA DIO COME PASTORE AL POSTO MIO. SOLO GESÙ CRISTO LA GOVERNERÀ COME VESCOVO, E LA VOSTRA CARITÀ. IO MI VERGOGNO DI DIRMI MEMBRO DI QUELLA COMUNITÀ. NON NE SONO DEGNO, PERCHÉ SONO L’ULTIMO DI TUTTI E COME UN ABORTO. MA OTTERRÒ PER MISERICORDIA D’ESSERE QUALCUNO SE RAGGIUNGERÒ DIO.
  •    Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza che sarebbe inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi è dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Sollecitate piuttosto le fiere perché diventino mio sepolcro e non lascino nulla del mio corpo, e nel mio ultimo sonno io non sia di incomodo a nessuno. Quando il mondo non vedrà più il mio corpo, allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo.
  • Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per Dio.  Io non vi do ordini, come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io sono un condannato; essi erano liberi, io finora non sono che uno schiavo. Ma se soffrirò il martirio, diventerò un liberto di Gesù Cristo e in lui risorgerò libero. 
  • Dalla Siria fino a Roma, per terra e per mare, giorno e notte, lotto con le belve, legato a dieci leopardi, cioè al manipolo dei soldati di scorta. Più faccio loro del bene, e più mi maltrattano. Però con i loro oltraggi faccio profitto sempre più nella scuola di Cristo, ma non per questo sono giustificato. 
  •  Perdonatemi, io so quello che va bene per me. Ora incomincio ad essere un vero discepolo. Nessuna delle cose visibili o invisibili mi trattenga dal raggiungere Gesù Cristo. Fuoco e croce, branchi di bestie feroci, lacerazioni, squartamenti, slogature delle ossa, taglio delle membra, stritolamento di tutto il corpo, i più crudeli tormenti del diavolo ben vengano tutti su di me, purché io possa raggiungere Gesù Cristo.

DOMENICA 5 GIUGNO: 

     RISCOPRIAMO IL “TESORO” DELLA MESSA

 

RAGAZZO, DICO A TE, ÀLZATI!

  1. In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, Il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «NON PIANGERE!». Si avvicinò, toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.
  2. Poi disse «RAGAZZO, DICO A TE, ÀLZATI!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi»  «DIO HA VISITATO IL SUO POPOLO».
  •     LA MESSA PREPARAZIONE DELLA…GRANDE SPERANZA
  1. Mistero della fede. Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta  
  2. Ricòrdati dei nostri fratelli, che si sono addormentati nella speranza della risurrezione:   ammettili a godere la luce del tuo volto. 
  3. Ricordati di tutti i defunti dei quali tu solo hai conosciuto  la fede. 
  4.   Concedi anche a noi,  al termine di questo pellegrinaggio,  di giungere alla dimora eterna, dove tu ci attendi…   donaci di aver parte alla vita eterna, insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi, che in ogni tempo ti furono graditi: e in Gesù Cristo  tuo Figlio canteremo la tua gloria … 
  5. concedi anche a noi di ritrovarci insieme a godere della tua gloria quando, asciugata ogni lacrima, i nostri occhi vedranno il tuo volto e noi saremo simili a te.     
  6. Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna…

LIBERACI, O SIGNORE, DA TUTTI I MALI, 

concedi la pace ai nostri giorni; e con l’aiuto della tua misericordia,

vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento,

nell’attesa che si compia la beata speranza,

e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo. 

LA MESSA (S. Giovanni Maria Vianney)preghiera22

L’assistenza alla messa è la più grande azione che noi possiamo fare. Non è sufficiente essere presenti con il corpo alla Messa, ma bisogna assistervi con l’intenzione di capirla e seguirla attentamente. Che bellezza! Dopo la consacrazione Dio è qui come in Paradiso… Se l’uomo capisse questo morirebbe d’amore. Per dire la Messa bisognerebbe essere come dei Serafini.

 GRAZIA DEL VIATICO: MALATO-300x263

“Voglia il Signore concederci la grazia di non morire senza il Viatico, di entrare nel mistero della morte col solo Amico che possa con noi oltrepassare la soglia! Che ci sia data la grazia di ritrovare al di là delle tenebre, Colui che si abbassa fino a un ire la sua carne e la sua divinità a un corpo già quasi corrotto e per tre quarti distrutto. ch’egli senta il nostro impercettibile singhiozzo, l’ultimo, quello che  nessun orecchio al mondo potrà mai raccogliere; che egli riceva sulla sua faccia adorabile l’ultimo respiro e così addormentati in Cristo, seppelliti nell’Eucarestia, possiamo risvegliarci ai piedi di Cristo re, vincitore del mondo;  e che Egli sia benedetto per l’immensa speranza nostra di non morire soli.”

Mauriac. Da “Giovedì Santo”(p.61)

donalesiani@gmail.com    www.sanbiagiofano.it

 

FESTA DEL SACRO  gesu-misericordioso- CUORE DI GESU’

  • Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8, 28-39
  1.  L’amore di Dio si è manifestato in Cristo   Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha riconosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.   
  2. Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?   Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello (Sal 43, 22).  Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

GIUBILEO DEI SACERDOTI

papa e prete

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro  Venerdì, 3 giugno 2016 Sacratissimo Cuore di Gesù

  • Celebrando il Giubileo dei Sacerdoti nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù, siamo chiamati a puntare al cuore, ovvero all’interiorità, alle radici più robuste della vita, al nucleo degli affetti, in una parola, al centro della persona. E oggi volgiamo lo sguardo a due cuori: il Cuore del Buon Pastore e il nostro cuore di pastori.
  • Il Cuore del Buon Pastore non è soltanto il Cuore che ha misericordia di noi, ma è la misericordia stessa. Lì risplende l’amore del Padre; lì mi sento sicuro di essere accolto e compreso come sono; lì, con tutti i miei limiti e i miei peccati, gusto la certezza di essere scelto e amato.
  • Guardando a quel Cuore rinnovo il primo amore: la memoria di quando il Signore mi ha toccato nell’animo e mi ha chiamato a seguirlo, la gioia di aver gettato le reti della vita sulla sua Parola (cfr Lc 5,5). 
  • I tesori insostituibili del Cuore di Gesù sono due: il Padre e noi. Le sue giornate trascorrevano tra la preghiera al Padre e l’incontro con la gente. Non la distanza, l’incontro. Anche il cuore del pastore di Cristo conosce solo due direzioni: il Signore e la gente.  egli non guarda più a sé stesso – non dovrebbe guardare a sé stesso – ma è rivolto a Dio e ai fratelli. Non è più “un cuore ballerino”, che si lascia attrarre dalla suggestione del momento o che va di qua e di là in cerca di consensi e piccole soddisfazioni. E’ invece un cuore saldo nel Signore, avvinto dallo Spirito Santo, aperto e disponibile ai fratelli. E lì risolve i suoi peccati.

  • leggi tutto in commenti

SAN BONAVENTURA

PRESSO DI TE E’…

LA SORGENTE   ACQUAAA  DELLA VITA

  1.   Sorgi, dunque, o anima amica di Cristo. Sii come colomba «che pone il suo nido nelle pareti di una gola profonda» (Ger 48, 28). Come «il passero che ha trovato la sua dimora» (Sal 83, 4), non cessare di vegliare in questo santuario. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). Da qui infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale, divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2, 10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono di amore, feconda ed irriga tutta la terra.
  2.  Corri a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima consacrata a Dio, e con l’intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell’eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora. O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile! Da te scaturisce il fiume “che rallegra la città di Dio” (Sal 45, 5), perché “in mezzo ai canti di una moltitudine in festa” (Sal 41, 5) possiamo cantare cantici di lode, dimostrando, con la testimonianza dell’esperienza, che “in te è la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce” (Sal 35, 10)».

 

 “D I E S…   D O M I N I”domenica a Messa

“IL GIORNO DEL SIGNORE”

SINTESI DELLA LETTERA APOSTOLICA

DI S. G. PAOLO II

*** 

1°-  LA DOMENICA, CELEBRA L’OPERA DEL CREATORE

    arcobaleni_16        FIORI E UCCELLINO

LA SOSTA DI DIO

DI FRONTE ALL’OPERA MOLTO BUONA

USCITA DALLE SUE MANI

***

  • La sosta di Dio di fronte all’opera uscita dalle sue mani

Il riposo divino del settimo giorno esprime la sosta di Dio di fronte all’opera molto buona uscita dalle sue mani per volgere ad essa uno sguardo colmo di gioioso compiacimento: una sguardo contemplativo, che mira a godere la bellezza di quanto è stato compiuto.

  • Tutto è di Dio!

“Il rapporto dell’uomo con Dio ha bisogno di momenti di esplicita preghiera, in cui il rapporto si fa dialogo intenso…Il giorno del Signore è per eccellenza il giorno di questo rapporto in cui l’uomo eleva a Dio il suo canto, facendosi voce dell’intera creazione… Proprio per questo è anche il giorno del riposoTutto è di Dio!

  • Riposare nel Signore   PASQUA GESù E MARIA

“…il fedele è invitato a riposare non solo come Dio ha riposato ma a riposare nel Signore,riportando a lui tutta la creazione, nella lode , nel rendimento di grazie nell’intimità filiale e nell’amicizia sponsale

  • Dal Sabato alla Domenica

Alla luce di questo mistero, il senso del precetto sul giorno del Signore viene recuperato, integrato e pienamente svelato nella gloria che rifulge sul volto di Cristo. Dal sabato si passa al primo giorno dopo il Sabato, dal settimo giorno al primo giorno: il dies Domini diventa il dies Christi! (n. 18)

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  • Il giorno del Signore

“Il giorno del Signore ha avuto sempre nella storia della Chiesa, una considerazione privilegiata…E’ la Pasqua della settimana in cui si celebra la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. E’ invito a rivivere l’esperienza dei due discepoli  di Emmaus che sentirono ardere il cuore mentre il Signore si affiancava a loro lungo il cammino

  • Il “giorno del Signore” è “il signore dei giorni”

Commemorando ogni Domenica il giorno della risurrezione di Cristo la Chiesa intende additare ad ogni generazione l’asse portante della storia. Il “giorno del Signore” è “il signore dei giorni”

  • Domenica o “fine settimana”?

“Ma oggi…si è affermata largamente la pratica del “Week-end”, inteso come tempo settimanale di sollievo…Quando la Domenica perde il significato originario e si riduce a puro “fine settimana” può capitare che l’uomo  rimanga chiuso in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere il “cielo”. Allora per quanto vestito a festa, diventa intimamente incapace di “far festa”

  • Tempo perduto o guadagnato?

“Vorrei oggi invitare tutti con forza a riscoprire la Domenica: non abbiate paura di dare il vostro tempo a Cristo. “Il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, ma piuttosto tempo guadagnato per l’umanizzazione profonda dei nostri rapporti e della nostra vita”.

  • EDITH STEIN: Ostensorio

“C’è stato qualcosa che mi ha impressionato vivamente. Siamo entrati per qualche minuto nella cattedrale e mentre eravamo raccolti in un rispettoso silenzio, ecco entrare una donna con la borsa della spesa e inginocchiarsi per una breve preghiera. Per me si trattava di un fatto del tutto nuovo: nella sinagoga o nei templi protestanti che avevo visitati si andava soltanto per l’ufficio divino; ma ecco che qui qualcuno se ne arrivava nel bel mezzo dei suoi impegni quotidiani, in una chiesa vuota, per una SPECIE DI CONVERSAZIONE INTIMA…”

  • SAN TOMMASO D’AQUINO, nella festa del Corpo del Signore
  1.  O prezioso e meraviglioso convito…  che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento?  
  2.  Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione.
  3.    Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre.   L’Eucaristia è il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.
  • S. AGOSTINO:    

Per non disgregarvi, mangiate il vincolo della vostra unità;  per non svilirvi, bevete il prezzo pagato per voi»   Siamo “preziosi” a causa del “prezzo”  che Cristo ha pagato per noi

  • S. CATERINA DA SIENA: 

“Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso, e inebriatevi del sangue. E se foste divenuto infedele, ribattezzatevi nel sangue; nel caldo del sangue dissolvete la tiepidezza,

L A   C A N D E L A    CANDELORA22   A C C E S A… 

Signore, oggi ho vissuto un’esperienza nuova. Visto che la grande chiesa, sulla piazza, era aperta, sono entrato. Dentro non c’era nessuno.

Io vado sempre in chiesa, Signore, ma alla domenica. C’è la gente, ci sono i canti, ci sono le luci accese.

Oggi invece non c’era nessuno, soltanto un raggio di luce che cadeva dall’alto. Con un po’ di tremore ho attraversato la navata e sono andato sul fondo, dietro l’altare.

Accanto al tabernacolo, una candela accesa. Non l’avevo mai notato ma oggi, in quella penombra, mi è sembrata un faro.

Signore, so che tu sei dovunque, in cielo, in terra, in ogni luogo. 

Ma, oggi, ho sentito un qualcosa…

come se tu, davvero, abitassi la dentro. Mi sono messo seduto e ho pensato che deve essere triste per te

quando nessuno ti viene a trovare. Signore, so che quella candela arde sempre

e io le ho chiesto di farti compagnia al posto mio, anche quando non mi ricordo di te.

E’ bello, Signore, pensare che dovunque mi trovi, qualsiasi cosa faccia, quella fiammella che arde mi fa rimanere vicino a te

(Tonino Lasconi)

– mauriac LA GRAZIA DEL VIATICO

– AD AMARE SI IMPARA

+ ADORAZIONE CON DON ORIONE 

+ QUESTO E’ IL MIO CORPO

– Eucarestia e poveriDEFF

– QUEL SILENZIO

+ HAI UN PROBLEMA b5

             

 

19 comments

  1. “IL DOLORE”
    Un giorno, il dolore bussò alla porta del
    mio cuore. Non avrei voluto aprire; ma con grande insistenza volle entrare. Si adagiò accanto a me
    in silenzio, tanto mi aiutò e dai miei occhi le lacrime asciugò.
    In grande solitudine e immersa nei ricordi, cercai di immaginare la persona ” cara ” avvolta da una grande “LUCE” La luce che Dio ha promesso a coloro che lo amano. Questo pensiero sta diventando la mia corazza; mi ci sto aggrappando con tutta la mia forza. Non è facile accettare una perdita , vorresti non accadesse mai. Solo la fede in LUI ti rende capace di pronunciare il tuo: ” FIAT “.

  2. …” UN SI, SENZA MA!”

    SIGNORE GESU’, donaci forza,
    passione determinazione
    per seguirti alle TUE condizioni.

    Donaci TRASPARENZA INTERIORE
    per non cadere nella tentazione
    di seguirti dettando noi i tempi,
    e misurando il DONO.

    SIGNORE, POSSA LA NOSTRA RISPOSTA
    ESSERE UN SI, SENZA MA E SENZA SE,
    PERCHE’ NE’ LA MORTE NE’ LA VITA
    POSSANO IMPEDIRCI DI DIRTI SI,
    DI SEGUIRE LA TUA VOCE, DI VIVERE, COME TE,
    AMMIRANDO IL REGNO DI DIO.

    AMEN
    VVPP

  3. SCOPRI L’AMORE
    (Mahatma Gandhi)
    Prendi un sorriso,
    regalalo a chi non l’ha mai avuto.
    Prendi un raggio di sole,
    fallo volare là dove regna la notte.
    Scopri una sorgente,
    fa’ bagnare chi vive nel fango.
    Prendi una lacrima,
    posala sul volto di chi non ha mai pianto.
    Prendi il coraggio
    mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
    Scopri la vita
    raccontala a chi non sa capirla.
    Prendi la speranza
    e vivi nella luce.
    Prendi la bontà,
    e donala a chi non sa donare.
    Scopri l’amore
    e fallo conoscere al mondo.

  4. “COSA FARE DAVANTI ALL’EUCARESTIA…”.

    Nulla! Aprire il cuore all’ascolto delle Sue sollecitazioni; mettersi in atteggiamento di udire la Sua voce, con umiltà, con filiale e devoto ossequio. Svuotare, per quanto è possibile il cuore, da ogni piccolo ostacolo,lasciare che Lui lo riempia del Suo amore. Rimanere lì, nel più grande ed assoluto “SILENZIO” . Solo così riusciremo a sentire la SUA VOCE. Tutto questo ci aiuterà a camminare con LUI durante la giornata che ci regala. Gesù vieni in nostro aiuto.

  5. ” PADRE veramente santo,
    fin dall’origine del mondo
    TU CI FAI PARTECIPI DEL TUO DISEGNO DI AMORE ,
    PER RENDERCI SANTI COME TU SEI SANTO.

    CUSTODISCI TUTTI NOI in comunione di fede e di amore con il nostro Papa e il nostro Vescovo …

    Aiutaci a costruire INSIEME il TUO REGNO
    F I N O AL GIORNO IN CUI VERREMO
    DAVANTI A TE
    NELLA TUA CASA ,
    SANTI TRA I SANTI.

    Allora nella creazione nuova,
    finalmente LIBERATA dalla corruzione della morte,
    CANTEREMO L’INNO DI RINGRAZIAMENTO
    che sale a te dal tuo Cristo vivente in ETERNO . ”

    Quanto può esserci in una preghiera eucaristica : TUTTO .
    Grazie per aiutarci a fermare l’attenzione e il cuore sui vari momenti della MESSA : oggi ho ascoltato( e partecipato ) la Preghiera Eucaristica .

    Buona giornata

  6. …BEATI i vostri occhi,
    o apostoli di CRISTO,
    che hanno contemplato
    il volto dell’AMORE.

    BEATI i vostri orecchi,
    o apostoli di CRISTO,
    che hanno ascoltato
    parole di sapienza.

    BEATI i vostri cuori,
    o apostoli di CRISTO,
    che hanno conosciuto
    la SUA misericordia.

    BEATI i vostri piedi,
    o apostoli di CRISTO,
    che hanno camminato
    all’eco del VANGELO.

    BEATI i vostri nomi,
    o apostoli di CRISTO,
    CHE ORA E PER SEMPRE
    VIVETE NEL SUO REGNO.
    (CLI)

    Festa di S.Barnaba Apostolo

  7. Cari Amici, nella festa di S. Barnaba, mi piace condividere con voi una piccola rielaborazione della figura di Barnaba che tanti anni fa mi fece bene… mi auguro che possa farlo un pò anche a voi…. Buona giornata a tutti

    SEMINIAMO PACE O ZIZZANIA? Ci sono persone con le quali è davvero difficile andar d’accordo. Altre invece, sanno trovare il lato buono in ogni situazione. E l’ambiente ne risente in positivo. Nella comunità cristiana delle origini troviamo Barnaba, collaboratore di Paolo. Fu lui a dargli fiducia per primo quando tutti erano ancora diffidenti. Certo venne il momento dell’incomprensione anche fra di loro…Ma se il carattere di Paolo in un primo momento ebbe il sopravvento, alla fine fu il metodo di Barnaba a rivelarsi più efficace: saper aspettare. Dare fiducia sempre. Avere una grande pazienza con tutti. Vale la pena ascoltarlo…

    (Libera rielaborazione da ATTI)
    Sono nato nell’isola di Cipro. I miei genitori, alla loro morte, mi lasciarono fertili terre che ho coltivato con passione, per lunghi anni. Il lavoro dei campi mi ha confermato in una innata tendenza alla mitezza. Mi piace essere conciliante e positivo con le persone, valorizzandone i doni e incoraggiando sempre. Forse per questo gli Apostoli, dopo un poco che stavo con loro, mi cambiarono nome:
    Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli.
    Venuto a conoscenza dell’insegnamento di Gesù, me ne innamorai a tal punto che volli prendere alla lettera il suo invito al giovane ricco:
    “Va vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”
    Feci proprio così. E, recatomi a Gerusalemme per la Pasqua, vi restai per sempre. Fu una liberazione per la mia vita. Potevo dedicarmi totalmente, alla nuova fede e ai poveri che, numerosi, ogni giorno venivano a chiedere aiuto materiale e una parola di conforto. Un giorno notai nella comunità un nuovo arrivato, Saulo di Tarso. Un personaggio famoso. Prima per aver perseguitato a morte la nostra fede. E poi per la sua conversione, improvvisa e radicale. Era sulla bocca di tutti. In realtà si respirava aria di diffidenza nei suoi confronti.
    Venuto a Gerusalemme, Saulo cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo.
    Per parte mia, cercai di avvicinarlo. Mi resi conto che la sua conversione era sincera e non c’era più nulla da temere. Anzi c’era molto da imparare. Mi sembrò giusto dargli una mano:
    Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato.
    Qualche giorno dopo vidi Saulo, felice di essere accolto nella comunità e di poter cominciare a rendersi utile.
    Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore.
    Cominciammo a frequentarci, condividendo pensieri e progetti apostolici. Una profonda sintonia spirituale si andò instaurando tra noi. Eravamo molto diversi di temperamento, ma ci completavamo a vicenda nel servizio del Vangelo. Intanto era sorta una nuova comunità ad Antiochia di Siria: gli Apostoli decisero di mandare me per assicurare la necessaria comunione.
    La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia.
    Sentivo tutta la responsabilità di un incarico così delicato in ambiente tanto diverso dal nostro. Invocai il Signore che mi desse sapienza nel cogliere il bene che già esisteva:
    Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore.
    Tutto questo era confortante, ma onestamente, mi rendevo conto che, per un’azione missionaria più organica, era necessaria una persona più preparata di me.. Mi ricordai del mio amico Saulo:
    Barnaba partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia.
    Lo presentai alla comunità, evidenziando le sue capacità e il fatto che aveva visto il Signore: la sua carta vincente per rendersi credibile.
    Concordammo di rimanere tutti e due in città e lavorare insieme, almeno per un anno. Non ci sfiorava minimamente l’idea di possibili gelosie o rivalità fra noi. La causa del Vangelo era troppo importante per perderci in simili meschinità . Ci buttammo a corpo morto nella predicazione:
    Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente
    Ci conoscevamo tutti in comunità e ci capivamo. La gente rispondeva .
    ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.
    Ma qualcuno cominciava a chiedersi se non era troppo facile starcene tranquilli in quell’oasi di pace. Un giorno, mentre stavamo in preghiera, ci sembrò di udire la voce dello Spirito:
    “Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Dopo aver digiunato e pregato, i fratelli imposero le mani su di noi e ci accomiatarono.
    Ci sembrò saggio cominciare proprio da Cipro, dove potevamo contare su qualche persona buona di mia conoscenza.

    Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro.
    Eravamo contenti. Sentivamo la presenza del Signore Gesù. Allietati anche dall’entusiasmo giovanile di Giovanni Marco, mio cugino. Mi aveva chiesto di accompagnarci e volentieri l’avevamo portato con noi. I primi giorni, era fuori di sé dalla gioia. Ma dopo qualche tempo, la fatica del viaggio ebbe il sopravvento. Sentì di non farcela:
    Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme.
    Fu una grossa delusione per me e per Paolo. Anche se servì a farci capire che, nell’opera missionaria, bisognava fare i conti con le umane debolezze, gli abbandoni, le difficoltà di ogni genere. Tornati ad Antiochia, radunammo la comunità per riferire le meraviglie che Dio aveva compiuto per mezzo nostro.
    E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.
    Una pausa di vita comunitaria. Utile al nostro ristoro e a preparare un secondo, più impegnativo viaggio. Ma quando si trattò di decidere se portare nuovamente con noi Marco, non riuscimmo a metterci d’accordo. Io ero per dargli una possibilità di riscatto. Paolo fu irremovibile:
    riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro e non aveva voluto partecipare alla loro opera.
    Che pena! Eravamo d’accordo sulle cose sostanziali. Ci ardeva in petto lo stesso fuoco missionario. Eppure su questo particolare, non ci capivamo. Stimavo tantissimo Paolo, ma lo sentivo troppo radicale. Non ammetteva mezzi termini. E lui mi diceva che io ero troppo accondiscendente. Forse aveva ragione. Ma ho sempre pensato che bisognava avere pazienza con la gente, soprattutto con i giovani. Non ci fu nulla da fare.
    Il dissenso fu tale che si separarono l’uno dall’altro. Barnaba, prendendo con sé Marco, s’imbarcò per Cipro. Paolo invece scelse Sila e partì.
    E’ stata la più grande sofferenza della mia vita. Anche da lontano, sentivo parlare delle imprese che Paolo compiva. Ne ero felice, per Lui e per il Vangelo. Continuavo a pregare e a parlare bene di Lui. Con una speranza nel cuore: col tempo forse avremmo potuto ricucire lo strappo. Intanto gli anni passavano. Vedevo che Marco andava maturando. Stava facendo un prezioso lavoro nella comunità cristiana. Era diventato un fedele interprete di Pietro. Chissà, pensavo, col passare del tempo, si cambia, si diventa più flessibili. Forse anche Paolo… Un giorno, Marco, mi riferì della cordiale accoglienza ricevuta a Colossi proprio grazie alle “raccomandazioni” di Paolo! Aveva scritto loro:
    Vi salutano Aristarco e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni; se verrà da voi, fategli buona accoglienza.
    Più tardi seppi che Paolo era stato fatto prigioniero. E che nella solitudine del carcere, poteva contare solo su pochi discepoli rimastigli fedeli. Fra questi c’era Marco. Si erano dunque riconciliati. Non solo. Mio cugino si era messo a sua completa disposizione
    Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero
    I miracoli della carità: Provai un grande sollievo. E anche se fisicamente distanti, sentivo d’aver come ritrovato il mio amico e compagno di viaggi. E quella nostra sintonia profonda sulle cose che contano. Sulla carità.
    Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona, non sono nulla, niente mi giova!
    Barnaba, il Figlio dell’esortazione

  8. NON VI SEMBRA CHE POSSA FARCI …BENE?

    Non giudicare!
    (Isacco il Tebano, Detti editi e inediti dei padri del deserto)

    Un giorno abba Isacco il Tebano si recò in un monastero e, vedendo un fratello peccare, lo condannò. Partito per il deserto, gli si fece innanzi un angelo del Signore che si fermò davanti alla porta della sua cella e gli disse: “Non ti lascio entrare”. Quello lo pregava: “Ma perché mai?”. L’angelo gli rispose: “Mi ha inviato Dio dicendo: ‘Digli: Dove ordini che io getti il fratello che è caduto e che tu hai giudicato?”‘. Subito l’anziano si pentì e disse: “Ho peccato, perdonami”. E l’angelo disse: “Alzati, Dio ti ha perdonato. Guardati d’ora in poi dal giudicare qualcuno, prima che l’abbia giudicato Dio”.

  9. ringraziamo Papa Francesco per questa bella OMELIA PER IL GIUBILEO DEI SACERDOTI

    GIUBILEO DEI SACERDOTI
    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    Piazza San Pietro Venerdì, 3 giugno 2016
    Sacratissimo Cuore di Gesù
    Celebrando il Giubileo dei Sacerdoti nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù, siamo chiamati a puntare al cuore, ovvero all’interiorità, alle radici più robuste della vita, al nucleo degli affetti, in una parola, al centro della persona. E oggi volgiamo lo sguardo a due cuori: ilCuore del Buon Pastore e il nostro cuore di pastori. Il Cuore del Buon Pastore non è soltanto il Cuore che ha misericordia di noi, ma è la misericordia stessa. Lì risplende l’amore del Padre; lì mi sento sicuro di essere accolto e compreso come sono; lì, con tutti i miei limiti e i miei peccati, gusto la certezza di essere scelto e amato. Guardando a quel Cuore rinnovo il primo amore: la memoria di quando il Signore mi ha toccato nell’animo e mi ha chiamato a seguirlo, la gioia di aver gettato le reti della vita sulla sua Parola (cfr Lc 5,5).
    Il Cuore del Buon Pastore ci dice che il suo amore non ha confini, non si stanca e non si arrende mai. Lì vediamo il suo continuo donarsi, senza limiti; lì troviamo la sorgente dell’amore fedele e mite, che lascia liberi e rende liberi; lì riscopriamo ogni volta che Gesù ci ama «fino alla fine» (Gv 13,1) – non si ferma prima, fino alla fine -, senza mai imporsi.
    Il Cuore del Buon Pastore è proteso verso di noi, “polarizzato” specialmente verso chi è più distante; lì punta ostinatamente l’ago della sua bussola, lì rivela una debolezza d’amore particolare, perché tutti desidera raggiungere e nessuno perdere.
    Davanti al Cuore di Gesù nasce l’interrogativo fondamentale della nostra vita sacerdotale: dove è orientato il mio cuore? Domanda che noi sacerdoti dobbiamo farci tante volte, ogni giorno, ogni settimana: dove è orientato il mio cuore? Il ministero è spesso pieno di molteplici iniziative, che lo espongono su tanti fronti: dalla catechesi alla liturgia, alla carità, agli impegni pastorali e anche amministrativi. In mezzo a tante attività permane la domanda: dove è fisso il mio cuore? Mi viene alla memoria quella preghiera tanto bella della Liturgia: “Ubi vera sunt gaudia…”. Dove punta, qual è il tesoro che cerca? Perché – dice Gesù – «dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Ci sono debolezze in tutti noi, anche peccati. Ma andiamo al profondo, alla radice: dov’è la radice delle nostre debolezze, dei nostri peccati, cioè dov’è proprio quel “tesoro” che ci allontana dal Signore?
    I tesori insostituibili del Cuore di Gesù sono due: il Padre e noi. Le sue giornate trascorrevano tra la preghiera al Padre e l’incontro con la gente. Non la distanza, l’incontro. Anche il cuore del pastore di Cristo conosce solo due direzioni: il Signore e la gente. Il cuore del sacerdote è un cuore trafitto dall’amore del Signore; per questo egli non guarda più a sé stesso – non dovrebbe guardare a sé stesso – ma è rivolto a Dio e ai fratelli. Non è più “un cuore ballerino”, che si lascia attrarre dalla suggestione del momento o che va di qua e di là in cerca di consensi e piccole soddisfazioni. E’ invece un cuore saldo nel Signore, avvinto dallo Spirito Santo, aperto e disponibile ai fratelli. E lì risolve i suoi peccati.
    Per aiutare il nostro cuore ad ardere della carità di Gesù Buon Pastore, possiamo allenarci a fare nostre tre azioni, che le Letture di oggi ci suggeriscono: cercare, includere e gioire.
    Cercare. Il profeta Ezechiele ci ha ricordato che Dio stesso cerca le sue pecore (34,11.16). Egli, dice il Vangelo, «va in cerca di quella perduta» (Lc 15,4), senza farsi spaventare dai rischi; senza remore si avventura fuori dei luoghi del pascolo e fuori degli orari di lavoro. E non si fa pagare gli straordinari. Non rimanda la ricerca, non pensa “oggi ho già fatto il mio dovere, e casomai me ne occuperò domani”, ma si mette subito all’opera; il suo cuore è inquieto finché non ritrova quell’unica pecora smarrita. Trovatala, dimentica la fatica e se la carica sulle spalle tutto contento. A volte deve uscire a cercarla, a parlare, persuadere; altre volte deve rimanere davanti al tabernacolo, lottando con il Signore per quella pecora.
    Ecco il cuore che cerca: è un cuore che non privatizza i tempi e gli spazi. Guai ai pastori che privatizzano il loro ministero! Non è geloso della sua legittima tranquillità – legittima, dico, neppure di quella -, e mai pretende di non essere disturbato. Il pastore secondo il cuore di Dio non difende le proprie comodità, non è preoccupato di tutelare il proprio buon nome, ma sarà calunniato, come Gesù. Senza temere le critiche, è disposto a rischiare, pur di imitare il suo Signore. «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno…» (Mt 5,11).
    Il pastore secondo Gesù ha il cuore libero per lasciare le sue cose, non vive rendicontando quello che ha e le ore di servizio: non è un ragioniere dello spirito, ma un buon Samaritano in cerca di chi ha bisogno. È un pastore, non un ispettore del gregge, e si dedica alla missione non al cinquanta o al sessanta per cento, ma con tutto sé stesso. Andando in cerca trova, e trova perché rischia. Se il pastore non rischia, non trova. Non si ferma dopo le delusioni e nelle fatiche non si arrende; è infatti ostinato nel bene, unto della divina ostinazione che nessuno si smarrisca. Per questo non solo tiene aperte le porte, ma esce in cerca di chi per la porta non vuole più entrare. E come ogni buon cristiano, e come esempio per ogni cristiano, è sempre in uscita da sé. L’epicentro del suo cuore si trova fuori di lui: è un decentrato da sé stesso, centrato soltanto in Gesù. Non è attirato dal suo io, ma dal Tu di Dio e dal noi degli uomini.
    Seconda parola: includere. Cristo ama e conosce le sue pecore, per loro dà la vita e nessuna gli è estranea (cfr Gv 10,11-14). Il suo gregge è la sua famiglia e la sua vita. Non è un capo temuto dalle pecore, ma il Pastore che cammina con loro e le chiama per nome (cfr Gv 10,3-4). E desidera radunare le pecore che ancora non dimorano con Lui (cfr Gv 10,16).
    Così anche il sacerdote di Cristo: egli è unto per il popolo, non per scegliere i propri progetti, ma per essere vicino alla gente concreta che Dio, per mezzo della Chiesa, gli ha affidato. Nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua preghiera e dal suo sorriso. Con sguardo amorevole e cuore di padre accoglie, include e, quando deve correggere, è sempre per avvicinare; nessuno disprezza, ma per tutti è pronto a sporcarsi le mani. Il Buon Pastore non conosce i guanti. Ministro della comunione che celebra e che vive, non si aspetta i saluti e i complimenti degli altri, ma per primo offre la mano, rigettando i pettegolezzi, i giudizi e i veleni. Con pazienza ascolta i problemi e accompagna i passi delle persone, elargendo il perdono divino con generosa compassione. Non sgrida chi lascia o smarrisce la strada, ma è sempre pronto a reinserire e a comporre le liti. E’ un uomo che sa includere.
    Gioire. Dio è «pieno di gioia» (Lc 15,5): la sua gioia nasce dal perdono, dalla vita che risorge, dal figlio che respira di nuovo l’aria di casa. La gioia di Gesù Buon Pastore non è una gioia per sé, ma è una gioia per gli altri e con gli altri, la gioia vera dell’amore. Questa è anche la gioia del sacerdote. Egli viene trasformato dalla misericordia che gratuitamente dona. Nella preghiera scopre la consolazione di Dio e sperimenta che nulla è più forte del suo amore. Per questo è sereno interiormente, ed è felice di essere un canale di misericordia, di avvicinare l’uomo al Cuore di Dio. La tristezza per lui non è normale, ma solo passeggera; la durezza gli è estranea, perché è pastore secondo il Cuore mite di Dio.
    Cari sacerdoti, nella Celebrazione eucaristica ritroviamo ogni giorno questa nostra identità di pastori. Ogni volta possiamo fare veramente nostre le sue parole: «Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi». È il senso della nostra vita, sono le parole con cui, in un certo modo, possiamo rinnovare quotidianamente le promesse della nostra Ordinazione. Vi ringrazio per il vostro “sì”, e per tanti “sì” nascosti di tutti i giorni, che solo il Signore conosce. Vi ringrazio per il vostro “sì” a donare la vita uniti a Gesù: sta qui la sorgente pura della nostra gioia.

  10. UN CUORE MISERICORDIOSO

    SE CONTEMPLIAMO IL MISTERO DELLA COMPASSIONE DI DIO, LA NOSTRA ATTENZIONE SI CONCENTRA TUTTA SU UN SIMBOLO CAPACE DI TRASMETTERE TUTTA L’INTENSITA’ DELL’AMORE DI DIO CHE HA PER L’UOMO. Si tratta del simbolo del “CUORE”.E’il luogo in cui la vita pulsa e sprigiona UNA TALE forza, capace di orientare ogni desiderio interiore verso ciò che si ama. NON AMIAMO CON LA TESTA, MA AMIAMO CON IL CUORE E DA QUESTO CUORE SGORGANO:SENTIMENTI,AFFETTI, EMOZIONI CHE DANNO TUTTA LA FORZA ALL’AMORE RENDENDOLO PALPABILE E…SPESSO ANCHE INCONTROLLABILE. Ma se parliamo dell’AMORE di DIO, non dobbiamo dimenticare che è proprio questo AMORE che TRASFIGURA quella vita che abita nei nostri cuori. Tutto questo ce lo ricorda S.PAOLO, ” L’AMORE DI DIO E’ STATO RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI PER MEZZO DELLO SPIRITO SANTO CHE CI E’ STATO DATO”(Rm5,5b).Mediante il fuoco dello SPIRITO che abita nei nostri cuori, avviene una cosa straordinaria; la COMPASSIONE DI DIO SI COMUNICA A NOI NEL MOMENTO IN CUI NOI CI LASCIAMO AMARE DA LUI E NEL MOMENTO IN CUI CERCHIAMO DI AMARE I FRATELLI. L’eccesso del SUO AMORE,” DIO CE LO HA DIMOSTRATO MANDANDO SUO FIGLIO E MENTRE NOI ERAVAMO PECCATORI LUI E’ MORTO PER TUTTI”.(5,8) Come non rimanere colpiti e stupiti dinanzi a questa follia d’AMORE? Con lo sguardo, colmo di meraviglia e di GRATITUDINE , la LITURGIA DI OGGI CI INVITA A TUFFARCI, SENZA ESITARE, NEL CUORE DI GESU’ FONTE DI AMORE E DI MISERICORDIA.

  11. “Ogni palpito dell’anima inondata di segretissime lacrime sulle laceranti sofferenze di me, MADRE di “figli dalle SAGOME SFUMATE”, irraggiungibili,
    dell’AMORE di tutta la vita che Dio mi restituirà in Cielo quando… ogni lacrima versata avrà inondato persino il Paradiso”.

  12. DIO CONTA LE LACRIME DELLE DONNE

    State molto attenti a far piangere una
    donna,
    che poi Dio conta le sue lacrime!
    La donna e’ uscita dalla costola
    dell’uomo,
    non dai piedi perchè dovesse essere
    pestata,
    non dalla testa per essere superiore,
    ma dal fianco per essere uguale….
    un po’ più in basso del braccio per essere protetta,
    e dal lato del cuore per essere Amata….

    dal TALMUD

  13. PENSANDO ALLE NOSTRE MAMME…

    LACRIME DI DONNA
    Un bambino chiede alla mamma: «Perché piangi?».
    «Perché sono una donna» gli risponde.
    «Non capisco» dice il bambino.
    La mamma lo stringe a sé e gli dice: «E non potrai mai capire…»
    Più tardi il bambino chiede al papà: «Perché la mamma piange?»
    «Tutte le donne piangono senza ragione», fu tutto quello che il papà seppe dirgli.
    Divenuto adulto, chiese a Dio: «Signore, perché le donne piangono facilmente?»
    E Dio rispose:
    «Quando l’ho creata, la donna doveva essere speciale.
    Le ho dato delle spalle forti per portare i pesi del mondo,
    e abbastanza morbide per renderle confortevoli.
    Le ho dato la forza di donare la vita,
    quella di accettare il rifiuto che spesso le viene dai figli.
    Le ho dato la forza per permetterle di continuare quando tutti gli altri abbandonano.
    Quella di farsi carico della sua famiglia senza pensare alla malattia e alla fatica.
    Le ho dato la sensibilità di amare i suoi figli di un amore incondizionato,
    anche quando essi la feriscono duramente.
    Le ho dato la forza di sopportare il marito nelle sue debolezze e di stare al suo fianco senza cedere.
    E finalmente, le ho dato lacrime da versare quando ne sente il bisogno.
    Vedi figlio mio, la bellezza di una donna
    non è nei vestiti che porta, né nel suo viso, o nella sua capigliatura.
    La bellezza di una donna risiede nei suoi occhi.
    Sono la porta d’entrata del suo cuore, la porta dove risiede l’amore.
    Ed è spesso con le lacrime che vedi passare il suo cuore».

  14. Cari amici…2 giugno, giorno di festa per noi Italiani… tempo propizio per meditare su una bella pagina di S. GREGORIO MAGNO, PAPA

    LA VERA SCIENZA RIFUGGE DALLA SUPERBIA
    «Ascolta, Giobbe, i miei discorsi, ad ogni mia parola porgi l’orecchio» (Gb 33, 1). L’insegnamento delle persone arroganti ha questo di proprio, che esse non sanno esporre con umiltà quello che insegnano, e anche le cose giuste che conoscono, non riescono a comunicarle rettamente. Quando insegnano danno l’impressione di ritenersi molto in alto e di guardare di là assai in basso verso gli ascoltatori, ai quali sembra vogliano far giungere non tanto dei consigli, quanto dei comandi imperiosi.

    LA VERA SCIENZA CON LE PAROLE E CON LA VITA SI SFORZA D’INCULCARE L’UMILTÀ, CHE È LA MAESTRA E LA MADRE DI TUTTE LE VIRTÙ, E LA PREDICA AI DISCEPOLI DELLA VERITÀ PIÙ CON L’ESEMPIO CHE CON LE PAROLE.
    Perciò Paolo, rivolgendosi ai Tessalonicesi, quasi dimenticando la grandezza della sua dignità di apostolo, dice: «CI SIAMO FATTI BAMBINI IN MEZZO A VOI» (1 TS 2, 7 VOLGATA). Così l’apostolo Pietro raccomanda: «Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» e ammonisce che nell’insegnare vanno osservate certe regole, e soggiunge: «TUTTAVIA QUESTO SIA FATTO CON DOLCEZZA E RISPETTO, E CON UNA RETTA COSCIENZA» (1 Pt 3, 15-16).
    Quando poi Paolo dice al suo discepolo: «Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità» (Tt 2, 15), NON CHIEDE UN ATTEGGIAMENTO AUTORITARIO, MA PIUTTOSTO L’AUTORITÀ DELLA VITA VISSUTA. SI INSEGNA INFATTI CON AUTORITÀ, QUANDO PRIMA SI FA E POI SI DICE. SI SOTTRAE CREDIBILITÀ ALL’INSEGNAMENTO, QUANDO LA COSCIENZA IMPACCIA LA LINGUA. Perciò è assai raccomandabile la santità della vita che accredita veramente chi parla molto più dell’elevatezza del discorso. Anche del Signore è scritto: «Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Mt 7, 29). Egli solo parlò con vera autorità in modo tanto singolare ed eminente, perché non commise mai, per debolezza, nessuna azione malvagia. Ebbe dalla potenza della divinità ciò che diede a noi attraverso l’innocenza della sua umanità.

  15. Cari amici, eccovi una testimonianza di un grande santo,GIUSTINO, filosofo e martire

    «SÌ, SONO CRISTIANO».
    Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e compagni
    Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino: «Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
    Giustino disse: «DI NULLA SI PUÒ BIASIMARE O INCOLPARE CHI OBBEDISCE AI COMANDAMENTI DEL SALVATORE NOSTRO GESÙ CRISTO».
    Il prefetto Rustico disse: «Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «HO TENTATO DI IMPARARE TUTTE LE FILOSOFIE, POI HO ADERITO ALLA VERA DOTTRINA, A QUELLA DEI CRISTIANI, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall’errore». Il prefetto Rustico disse: «E tu, miserabile, trovi gusto in quella dottrina?». Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede».
    RUSTICO DISSE: «SEI DUNQUE CRISTIANO?». GIUSTINO RISPOSE: «SÌ, SONO CRISTIANO».
    Il prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose: «SPERO DI ENTRARE IN QUELLA DIMORA SE SOFFRIRÒ QUESTO. IO SO INFATTI CHE PER TUTTI COLORO CHE AVRANNO VISSUTO SANTAMENTE, È RISERVATO IL FAVORE DIVINO SINO ALLA FINE DEL MONDO INTERO».
    Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «NON ME L’IMMAGINO, MA LO SO ESATTAMENTE E NE SONO SICURISSIMO».
    Il prefetto Rustico disse: «Orsù, torniamo al discorso che ci siamo proposti e che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi». Giustino rispose: «NESSUNO CHE SIA SANO DI MENTE PASSERÀ DALLA PIETÀ ALL’EMPIETÀ».
    Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini, sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e universale del nostro Signore e Salvatore».
    Altrettanto dissero anche tutti gli altri martiri: «Fa’ quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli».
    Il prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dèi e ubbidire all’ordine dell’imperatore, dopo essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di legge».
    I SANTI MARTIRI GLORIFICANDO DIO, GIUNTI AL LUOGO SOLITO, FURONO DECAPITATI E PORTARONO A TERMINE LA TESTIMONIANZA DELLA LORO PROFESSIONE DI FEDE NEL SALVATORE.

  16. VI FACCIO DONO DI QUESTO RACCONTO A ME HA FATTO BENE.

    …Un ragazzo chiese a sua madre; Mamma posso andare in ospedale a trovare un mio amico? è molto malato.
    MAMMA: certo, ma che cosa ha? Il ragazzo guardò il pavimento; un tumore al cervello. La madre rispose, talmente scioccata: VUOI VEDERLO MORIRE?
    Il ragazzo si girò e se ne andò… Ore dopo, il ragazzo tornò totalmente triste e con le lacrime agli occhi . “MAMMA ERA COSI TERRIBILE, E’ MORTO DAVANTI A ME “. “La mamma rispose furiosa: SEI CONTENTO ADESSO? HA AVUTO SENSO LA TUA VISITA?”
    Al ragazzo scese l’ultima LACRIMA ACCOMPAGNATA DA UN SORRISO. MOLTO, sono arrivato in tempo..Mi ha sorriso e mi ha detto”SAPEVO CHE SARESTI VENUTO”.
    ( Anonimo)

  17. All’orecchio…
    (Gialal Ed-Din Rumi)

    Il Signore ha bisbigliato qualcosa all’orecchio della rosa
    ed eccola aprirsi al sorriso.
    Il Signore ha mormorato qualcosa al sasso
    ed ecco lo gemma preziosa scintillante nella miniera.
    Il Signore ha detto qualcosa all’orecchio del sole
    ed ecco la guancia del sole coprirsi di mille eclissi.
    Ma che cosa avrà mai bisbigliato il Signore
    all’orecchio dell’uomo,
    perché egli solo sia capace di amare e di amarlo?
    Ha bisbigliato amore!

  18. “ESSERE DONO”

    Insegnaci, Signore, a credere nel poco,
    ad accettare la sfida della dolcezza,
    a puntare non sull’efficienza,
    ma sulla comunione;
    non sulla forza, ma sulla fragilità.

    I TUOI GESTI CI INSEGNANO A CONDIVIDERE
    IL POCO CHE CUSTODIAMO
    PERCHE’, MESSO IN COMUNE,
    POSSA SFAMARE LA FAME DEL MONDO,
    POSSA ESSERE GENERATORE DI BENE,
    POSSA INNESCARE
    LA RIVOLUZIONE DELLA TENEREZZA.

    TU PANE SPEZZATO per la nostra vita,
    insegnaci a divenire, in TE,
    pane spezzato per la vita del mondo.
    AMEN
    VVPP.

  19. … la festa del CORPO DI GESU’ mi sta emozionando in modo così forte da non riuscire a trattenere le lacrime…Che cosa grande ha fatto in me il SIGNORE ! Ha cambiato completamente la mia esistenza! quale grande dono mi ha regalato!
    Spesso penso: cosa ho fatto per meritare tutto questo? Se torno indietro con il pensiero provo solo disagio e vergogna. Poi corro do Lui e mi rasserena…. Le prove di ogni giorno, svaniscono dopo di essermi inginocchiata dinanzi al Tabernacolo. E’ lì il mio rifugio, solo lì trovo tutto quello che mi manca . Non ti stancare di ricordarmi che Gesù è l’unica fonte dove ogni giorno devo attingere forza e coraggio.

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