QUEL GIORNO: 

GIORNO DEL SOLE … GIORNO DEL SIGNORE!

  •  Quel Giorno… Il giorno di Pasqua è il cuore della fede cristiana. La grande occasione per prendere coscienza delle meraviglie che Dio ha operato per noi nella morte e risurrezione di Gesù.  
  • Quel Giorno che ha cambiato la storia del mondo.
  •  Quel Giorno  in cui si è verificato un duello cosmico tra morte e vita…  MORTE E VITA si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. 
  • Quel Giorno in cui il nostro sole “impallidì” di fronte  allo splendore divino del Sole di Giustizia apparso all’orizzonte dell’umanità. 

SOLEEE3Sfolgora il Sole di Pasqua

– risuona il cielo di canti, 

– esulta di gioia la terra

 

vedi allegati: 16H. DISCEPOLI DI EMMAUS

17 PRIMAVERA DELLO SPIRITO A VILLA S. BIAGIO – APRILE 2017

PREPARIAMOCI  COSI’:  

  •  Ma che giorno era, quel giorno? Un giorno di Festa? Come il Sabato per gli Ebrei o la Domenica adesso per noi cristiani?
  • No. Era il “Giorno dopo il Sabato”. Dunque il primo giorno di una comune settimana lavorativa…  il nostro lunedì, per capirci. 
  • Proprio all’alba di quel giorno feriale, sorge e risplende il SOLE-GESÙ a dare luce, calore e senso alla nostra esistenza. 

IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA – IL MATTINO 

  •  Mt. 28,1ss: Dopo il sabato, all’alba  del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.  
  • Marco 16,1ss: Di buon mattino,  il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo comprarono oli aromatici per andare a ungerlo.
  • Luca 24,1ss: Il primo giorno della settimana al mattino presto …le donne  si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi
  • Giov. 20,1ss: Il primo giorno della settimana, di mattino, quando era ancora buio… Maria di Magdala  si recò al sepolcro  e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

– SO CHE SEI QUI (GEN VERDE)  So che sei qui in questo istante, so che sei qui dentro di me. Abiti qui in questo niente ed io lo so che vivi in me.  Che mai dirò al mio Signore, che mai dirò tutto Tu sai. Ti ascolterò nel mio silenzio e aspetterò che parli Tu. E mi dirai cose mai udite, mi parlerai del Padre. Mi colmerai d’amore e scoprirò chi sei. Io sento in me la Tua pace, la gioia che Tu solo dai. Attorno a me io sento il cielo, un mondo di felicità. Mio Dio sei qui, quale mistero Verbo di Dio e umanità. Non conta più lo spazio e il tempo è scesa qui l’eternità.  Cosa sarà il Paradiso cosa sarà la vita Sarai con noi per sempre sempre  Tu tutto in noi, noi in Te. Cosa sarà il Paradiso cosa sarà la vita Sarai con noi per sempre sempre  Tu tutto in noi, noi in Te.

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 LUNEDI SANTO

Dal libro del profeta Isaìa
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento». «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito  come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
   

  • Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? 
  • Quando mi assalgono i malvagi per divorarmi la carne,sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere.
  • Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia.
  • Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. 

Vangelo   Gv 12, 1-11 
Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.  Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.

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  • I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.
  • La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
  • Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
  1. Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
    Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza. 
  2. Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone.
  3. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde.
  4. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
  5. Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell’anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente:
  6. «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele».

 SABATO 8- DOMENICA 9 APRILE:

 CI STIAMO AVVICINANDO ALLA PASQUA            

crocifissoMISTERO DI MORTE E RISURREZIONE…      

E ALLORA IL GRANDE  ETERNO,

INQUIETANTE INTERROGATIVO:    

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Il dolore degli innocenti…

Perché ?

IL SERVO DEL SIGNORE  – ISAIA 40-53   

       

  • PER SEMPRE o… FINCHÉ DURA?  AMÒ SINO ALLA FINE
    I LOVE YOU FOREVER:
    è una simpatica frase che i giovani innamorati scrivono sui muri.  Nella realtà il  “per sempre” fa paura. L’impegno totale e definitivo, ci sembra un carcere. Ci stanchiamo di tutto e di tutti. Preferiamo vivere all’insegna del…”Proviamo”!  Lasciandoci sempre un’ uscita di sicurezza. Chiediamoci: si può continuare a fare ”prove” per tutta la vita? Vivere “alla giornata”, aiuta a maturare come persone?  O ci lascia tutti, giovani e adulti, in balia della nostra instabilità emotiva?  Ci può illuminare la figura del “Servo del Signore” di cui ci parla Isaia. In mezzo a mille difficoltà, Egli ha perseverato fino alla fine nella sua missione… Come Gesù che  “Avendo amato i suoi li amò sino alla fine” (Gv. 13,1ss)  Un esempio per noi. E un augurio perché la Pasqua che celebriamo nei riti diventi impegno e novità di vita. 
  • Sei vissuto in esilio tra gente disperata. Che fare? «Confortate, confortate il mio popolo! Fate coraggio agli abitanti di Gerusalemme, e annunziate loro: La vostra schiavitù è finita, la vostra colpa perdonata (40,1)
  • Se soffriamo significa che Dio ci ha abbandonati? Come un pastore conduce il suo gregge: prende in braccio gli agnellini, li porta sul petto e ha cura delle pecore che partoriscono, così Dio provvede per il suo popolo». (40,9ss)
  • Siamo vermiciattoli ma… amati da Lui! « Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Non temere, sono qui ad aiutarti. Sei piccolo e debole come un verme, ma non temere: io ti aiuterò. Io, il Santo d’Israele, sono colui che ti salva. (41,10ss)
  • Nei momenti di scoraggiamento, dove trovavi la forza? Io ho pensato: inutilmente mi sono affaticato, ho consumato tutte le mie forze, senza risultato. Ma è il Signore che garantisce il mio diritto, è Dio che ricompensa il mio sforzo.  Egli mi ha chiamato fin dalla nascita, per essere il suo servo, per ricondurre a lui il popolo d’Israele. (49,4ss)
  • Per noi bellezza e successo sono importanti: tu potevi contarci? Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. (53,2s)
  • Ognuno tende a dare la colpa agli altri. Tu cosa hai fatto?  Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori.  Noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. (53,4s)
  • Guariti per… le tue piaghe: che senso ha? Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.  Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. (53,5s)
  • Oggi ha ragione chi grida più forte… E TU hai scelto di tacere? Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello,  come pecora muta di fronte ai tosatori, non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo. (53,7s)
  • Avresti potuto salvarti… Perché ti sei offerto spontaneamente? Quando offrirà se stesso in espiazione,  vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. (53,10s)
  • Dunque la sofferenza innocente, che tanto ci scandalizza, sarebbe  salvezza per il  mondo? Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. (53,11)
  • Per essere efficaci non bastano parole, occorre ben altro… Cosa? Perciò io gli darò in premio le moltitudini,  perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori. (53,12)

crocifisso sul mondo1

Io non sento

che una infinita,

divina   sinfonia

di spiriti, palpitanti

attorno   alla  Croce,

e  la Croce stilla per noi goccia  a goccia,

attraverso i secoli, il sangue divino sparso

 per  ciascuna anima  umana. Dalla  Croce

Cristo grida “Sitio”. Terribile grido di arsura,

che non è della carne, ma è grido di sete di anime.

Scriverò la mia vita con le lacrime e col sangue.

Lume e pace di cuore.

Salirò  il mio Calvario

come agnello mansueto.

Apostolato e martirio

Martirio  e  apostolato.

Soffrire, tacere, pregare

amare, crocifiggersi

 adorare. Lume e

pace di cuore. 

(S. L. Orione)

Scr.63,226

LEGGI TUTTO: 16G. SERVO DEL SIGNORE AMÒ SINO ALLA FINE

ASCOLTA: insegnami_la_strada PPT MUSICALE

So che sei qui- GenVerde

 

 

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  • DIVERSO = NEMICO?  TRA IDENTITÀ E RISPETTO:  ANIMALI E CIBO PRELIBATOIl mondo  è diventato un villaggio globale.  Col risultato di  renderci consapevoli delle nostre diversità. Che a volte ci fanno paura. E così sempre più diffidenti nei confronti dei nostri simili, ci “buttiamo” affettivamente su piante  e animali, riversando  su di essi  cure premurose. Cosa buona, per carità. Anzi utile e distensiva.  Purché rispetti la gerarchia di valori.
  • Chi non ha sentito per strada  gente  che intrattiene amabilissime “conversazioni” con animali domestici, mentre in casa non riesce a scambiare una parola con i familiari?  Chi non sa che in occidente,  spendiamo fior di quattrini in  prodotti per  cani e gatti,
  • ANIMALI E BAMBINI AFFAMATImentre i bambini poveri  continuano a morire di fame? Spero di non urtare la sensibilità di nessuno.
  • Ma,  credo, sia  urgente  ritrovare l’equilibrio e  il buon senso. Il senso della  dignità unica della PERSONA UMANA.
  • Può aiutarci l’esperienza di GIONA: era  convinto (come noi…) che certe persone sono cattive e basta.  Ma un giorno Qualcuno lo fece  riflettere…

 giona

  • GIONA IN LINEA… La tua vicenda ci incuriosisce. Profeta obbediente a Dio, perché quella volta sei …scappato? Il Signore parlò a Giona: «Va’ a Ninive, la grande città, e parla chiaro ai suoi abitanti. Io so che è gente perversa». Ma Giona non voleva saperne, e per fuggire lontano dal Signore decise di andare dalla parte opposta, verso Tarsis. C’era a Giaffa una nave diretta verso quella città.   Egli pagò il prezzo del viaggio e s’imbarcò con i marinai. (1,1ss)
  • Ti spaventavano le difficoltà della missione o… non eri d’accordo col Signore? Ma il Signore mandò sul mare un forte vento che scatenò una grande tempesta. I marinai ebbero paura e ciascuno chiese aiuto al suo dio. Giona, invece, era sceso nella stiva e dormiva profondamente.(1,4s)
  • Non ci hai fatto una bella  figura: i marinai pregavano e tu dormivi? Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Come? tu dormi? Alzati! Prega il tuo Dio! Forse avrà pietà di noi e non moriremo».  I marinai si dissero l’un l’altro: «Tiriamo a sorte per sapere chi di noi è la causa di questa disgrazia». La sorte indicò Giona. (1,5s)
  •  Stavi dunque fuggendo dal Signore? In compenso eri disposto a pagare per tutti. Gli uomini si spaventarono e gli dissero: – Hai commesso un’azione terribile!  Che cosa dobbiamo fare di te perché il mare si calmi e noi possiamo salvarci? Giona rispose: – Gettatemi in acqua…

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Emmaus07-300x200 “MANE NOBISCUM DOMINE”

  • -il divino Viandante continua a farsi nostro compagno 2. Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre cocenti delusioni, il divino Viandante continua a farsi nostro compagno per introdurci, con l’interpretazione delle Scritture, alla comprensione dei misteri di Dio. Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal «Pane di vita», con cui Cristo adempie in modo sommo la sua promessa di «stare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (cfr Mt 28,20).
  • le due «mense», L’Eucaristia è luce innanzitutto perché in ogni Messa la liturgia della Parola di Dio precede la liturgia eucaristica, nell’unità delle due «mense», quella della Parola e quella del Pane.
  • Nel racconto dei discepoli di Emmaus Cristo stesso interviene per mostrare, «cominciando da Mosé e da tutti i profeti», come «tutte le Scritture» portassero al mistero della sua persona (cfr Lc 24, 27). Le sue parole fanno «ardere» i cuori dei discepoli, li sottraggono all’oscurità della tristezza e della disperazione, suscitano in essi il desiderio di rimanere con Lui: «Resta con noi, Signore» ( Lc 24,29).
  • «Lo riconobbero nello spezzare il pane» (Lc 24,35) . È significativo che i due discepoli di Emmaus, convenientemente preparati dalle parole del Signore, lo abbiano riconosciuto mentre stavano a mensa nel gesto semplice della «frazione del pane». Una volta che le menti sono illuminate e i cuori riscaldati, i segni «parlano». È attraverso i segni che il mistero in qualche modo si apre agli occhi del credente. «L’Eucaristia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni».
  • «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4)  Alla richiesta dei discepoli di Emmaus che Egli rimanesse «con» loro, Gesù rispose con un dono molto più grande: mediante il sacramento dell’Eucaristia trovò il modo di rimanere «in» loro. Ricevere l’Eucaristia è entrare in comunione profonda con Gesù. «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). Questo rapporto di intima e reciproca «permanenza» ci consente di anticipare, in qualche modo, il cielo sulla terra. Non è forse questo l’anelito più grande dell’uomo? La comunione eucaristica ci è data per «saziarci» di Dio su questa terra, in attesa dell’appagamento pieno del cielo.
  • «Partirono senza indugio» (Lc 24,33)  I due discepoli di Emmaus, dopo aver riconosciuto il Signore, «partirono senza indugio» (Lc 24,33), per comunicare ciò che avevano visto e udito. Quando si è fatta vera esperienza del Risorto, nutrendosi del suo corpo e del suo sangue, non si può tenere solo per sé la gioia provata. L’incontro con Cristo, continuamente approfondito nell’intimità eucaristica, suscita nella Chiesa e in ciascun cristiano l’urgenza di testimoniare e di evangelizzare.

25 comments

  1. OGGI SULLA TERRA C’E’ UN GRANDE SILENZTO E SOLITUDINE…
    PERCHE’ IL DIO FATTO CARNE SI E’ ADDORMENTATO
    E HA SVEGLIATO COLORO CHE DA SECOLI DORMIVANO…

    (Da uh’antica omelia del Sabato Santo)

  2. AMORE E DOLORE: UN BINOMIO INSEPARABILE?
    MEDITIAMO DAVANTI A UN CROCIFISSO …LA FORZA DEL SANGUE DI CRISTO

    Vuoi conoscere la forza del sangue di Cristo?
    «Immolate, dice Mosè, un agnello di un anno e col suo sangue segnate le porte» (Es 12, 1-14). Cosa dici, Mosè? Quando mai il sangue di un agnello ha salvato l’uomo ragionevole? Certamente, sembra rispondere, non perché è sangue, ma perché è immagine del sangue del Signore. Molto più di allora il nemico passerà senza nuocere se vedrà sui battenti non il sangue dell’antico simbolo, ma quello della nuova realtà, vivo e splendente sulle labbra dei fedeli, sulla porta del tempio di Cristo. Se vuoi comprendere la forza di questo sangue, considera da dove cominciò a scorrere e da quale sorgente scaturì. A Gesù morto e ancora appeso alla croce, racconta il vangelo, s’avvicinò un soldato che gli aprì con un colpo di lancia il costato: ne uscì acqua e sangue. L’una simbolo del Battesimo, l’altro dell’Eucaristia. Il soldato aprì il costato: dischiuse il tempio sacro, dove ho scoperto un tesoro e dove ho la gioia di trovare splendide ricchezze.
    Carissimo, non passare troppo facilmente sopra a questo mistero. Ho ancora un altro significato mistico da spiegarti. Ho detto che quell’acqua e quel sangue sono simbolo del battesimo e dell’Eucaristia. Ora la Chiesa è nata da questi due sacramenti. Quindi è dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formava Eva.
    Per questo Mosè, parlando del primo uomo, usa l’espressione: «ossa delle mie ossa, carne dalla mia carne» (Gn 2, 23), per indicarci il costato del Signore. Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l’acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa,
    vedete con qualche cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato.
    Dalle «Catechesi» di san Giovanni Crisostomo

  3. NEL GIORNO DELLA ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA E DEL SACERDOZIO… CI FA BENE SENTIRE UNA TESTIMONIANZA COSI’… PREGATE PER NOI SACERDOTI….

    “NON MI SONO MAI PENTITO DELLA MIA SCELTA, NÉ HO MAI DESIDERATO TORNARE INDIETRO”. Così don Mario Zacchini, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, riassume la sua vita da sacerdote, scelta che sarà chiamato a rinnovare durante la Messa del Crisma, celebrazione durante la quale il vescovo consacra il crisma, l’olio dei catecumeni e quello degli infermi.
    UNA VITA PER SERVIRE GLI ALTRI
    “Avevo più o meno 15 o 16 anni quando ho capito che la mia vita doveva servire agli altri. Ho passato tanto tempo a chiedermi cosa avrei potuto fare. E allora mi sono detto: di cosa hanno bisogno le persone? Sicuramente delle case, quindi decisi che avrei fatto il muratore – racconta don Mario a In Terris-. Però con il passare del tempo mi sono interrogato sulla possibilità che ci potesse essere qualcosa di più necessario nella vita di ogni uomo, come la salute. E da qui la mia idea di diventare un medico”. Ma la sensazione che qualcosa sfuggisse ai suoi pensieri non lo abbandonava e faceva sì che continuasse a chiedersi: “Quale è il bisogno più profondo, più importante di ogni persona?”. “Ho avuto come un flash. Ho pensato che tutti avevano bisogno di qualcuno che si prendesse cura della loro anima e del loro spirito, ma mi dicevo: non è un campo per me – ricorda don Mario -, anche perché in quel momento sognavo la bellezza di costruire una famiglia tutta mia”. Ma qualcosa non lo rendeva completamente felice e sereno nella sua decisione. “Quando pensavo all’ipotesi di mettere su famiglia vedevo un orizzonte che si estendeva in lontananza, ma sulla linea del tramonto non c’era luce. Quando invece pensavo alla vita da prete allora quella luce appariva e rischiarava la mia prospettiva come un’alba”.

  4. …CON GESU’ NELLA SETTIMANA SANTA.

    Sei lì, solo e nudo lasciando
    che il Tuo Sangue raggiunga tutti.
    SEI LI’, SENZA PRETENDERE DI ESSERE LIBERATO.
    CROCIFISSO! PIENAMENTE, TOTALMENTE , DONATO!

    Un amore così non può
    rimanere senza risposta.
    Ti dico ancora e sempre “ECCOMI”

    SOLO QUANDO COME TE, SARO’ NUDA E CROCIFISSA
    PERCHE’ I CHIODI DELL’AMORE MI LEGANO AL FRATELLO
    SAPRO’ AMARTI. SIGNORE,

    tu vuoi che resti qui,
    davanti al tuo silenzio!
    NON VOGLIO ANDARMENE, RESTO
    NELL’ASCOLTO DI QUESTO SILENZIO.
    IO SO CHE OLTRE IL SILENZIO
    TU CI SEI…RISORTO!!!
    (cosi sia)

  5. Meraviglia, si è questo che provo ora…
    Meraviglia nel leggere la lettera agli Ebrei.
    Meraviglia nel leggere Sant’Agostino….
    Meraviglia nell’ ascoltare questo cinguettio…..
    Meraviglia che Gesù ha scritto “Pagato” sulla mia testa…
    Provo stupore e meraviglia sentire tutto questo Suo amore di Padre per me.
    Questa è una grande grazia, prego che, il MIO SIGNORE mi aiuti a non perderla fino a quando possa riposare tra le sue braccia.
    Grazie grazie grazie grazie è l’unica parola che mi vien da dire.

  6. Fare Pasqua: cosa significa? Ci risponde S. Basilio PRIMA DI TUTTO È NECESSARIO INTERROMPERE IL MODO DI VIVERE DI PRIMA.

    UNICA È LA MORTE AL MONDO E UNICA LA RISURREZIONE DEI MORTI
    san Basilio Magno, vescovo

    La venuta di Cristo nella carne, gli esempi di vita evangelica, le sofferenze, la croce, la sepoltura, la risurrezione sono per la salvezza dell’uomo perché abbia di nuovo, mediante l’imitazione di Cristo, l’adozione a figlio di cui era dotato all’inizio.
    PER L’AUTENTICITÀ DELLA VITA CRISTIANA È DUNQUE NECESSARIO IMITARE NON SOLO I SUOI ESEMPI DI DOLCEZZA, DI UMILTÀ E DI PAZIENZA MANIFESTATI DURANTE LA VITA, MA ANCHE LA SUA STESSA MORTE. LO DICE SAN PAOLO, IMITATORE DI CRISTO DIVENUTO CONFORME A LUI «NELLA MORTE, CON LA SPERANZA DI GIUNGERE ALLA RISURREZIONE DAI MORTI» (Fil 3, 11).
    Ma come possiamo renderci conformi alla morte di lui? Facendoci conseppellire con lui per mezzo del battesimo. PRIMA DI TUTTO È NECESSARIO INTERROMPERE IL MODO DI VIVERE DI PRIMA. MA NESSUNO PUÒ ARRIVARE A TANTO SE NON RINASCE DI NUOVO, SECONDO LE PAROLE DEL SIGNORE. La rigenerazione infatti, come emerge dalla parola stessa, è l’inizio di una seconda vita. Perciò prima di iniziare una seconda vita, bisogna por fine alla prima. E come dobbiamo morire? IMITANDO LA SEPOLTURA DI CRISTO PER MEZZO DEL BATTESIMO. INFATTI I CORPI DI COLORO CHE VENGONO BATTEZZATI, IN CERTO MODO SONO SEPOLTI NELL’ACQUA. PERCIÒ IL BATTESIMO SIGNIFICA IN MANIERA ARCANA LA DEPOSIZIONE DELLE OPERE DELLA CARNE, : «LAVAMI E SARÒ PIÙ BIANCO DELLA NEVE» (SAL 50, 9).

  7. GLORIAMOCI ANCHE NOI
    NELLA CROCE DEL SIGNORE
    dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

    La passione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo è pegno sicuro di gloria e insieme ammaestramento di pazienza.
    Che cosa mai non devono aspettarsi dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli! Infatti al Figlio unigenito di Dio, coeterno al Padre, SEMBRANDO TROPPO POCO NASCERE UOMO DAGLI UOMINI, VOLLE SPINGERSI FINO AL PUNTO DI MORIRE QUALE UOMO E PROPRIO PER MANO DI QUEGLI UOMINI CHE AVEVA CREATO LUI STESSO.
    Gran cosa è ciò che ci viene promesso dal Signore per il futuro, ma è molto più grande quello che celebriamo ricordando quanto è già stato compiuto per noi. Dove erano e che cosa erano gli uomini, quando Cristo morì per i peccatori? COME SI PUÒ DUBITARE CHE EGLI DARÀ AI SUOI FEDELI LA SUA VITA, QUANDO PER ESSI EGLI NON HA ESITATO A DARE ANCHE LA SUA MORTE? PERCHÉ GLI UOMINI STENTANO A CREDERE CHE UN GIORNO VIVRANNO CON DIO, QUANDO GIÀ SI È VERIFICATO UN FATTO MOLTO PIÙ INCREDIBILE, QUELLO DI UN DIO MORTO PER GLI UOMINI?
    Chi è infatti Cristo? È colui del quale si dice: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). Ebbene, questo Verbo di Dio «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Egli non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo egli immortale poté morire, volendo dare la vita per i mortali. Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte. Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui aver la vita, come lui nulla aveva da cui ricevere la morte. DONDE LO STUPEFACENTE SCAMBIO: FECE SUA LA NOSTRA MORTE E NOSTRA LA SUA VITA. DUNQUE NON VERGOGNA, MA FIDUCIA SCONFINATA E VANTO IMMENSO NELLA MORTE DEL CRISTO.
    Prese su di sé la morte che trovò in noi e così assicurò quella vita che da noi non può venire. Ciò che noi peccatori avevamo meritato per il peccato, lo scontò colui che era senza peccato. E allora non ci darà ora quanto meritiamo per giustizia, lui che è l’artefice della giustificazione? COME NON DARÀ IL PREMIO DEI SANTI, LUI FEDELTÀ PERSONIFICATA, CHE SENZA COLPA SOPPORTÒ LA PENA DEI CATTIVI?
    CONFESSIAMO PERCIÒ, O FRATELLI, SENZA TIMORE, ANZI PROCLAMIAMO CHE CRISTO FU CROCIFISSO PER NOI. DICIAMOLO, NON GIÀ CON TIMORE, MA CON GIOIA, NON CON ROSSORE, MA CON FIEREZZA.
    L’apostolo Paolo lo comprese bene e lo fece valere come titolo di gloria. Poteva celebrare le più grandi e affascinanti imprese del Cristo. Poteva gloriarsi richiamando le eccelse prerogative del Cristo, presentandolo quale creatore del mondo in quanto Dio con il Padre, e quale padrone del mondo in quanto uomo simile a noi. Tuttavia non disse altro che questo: «QUANTO A ME NON CI SIA ALTRO VANTO CHE NELLA CROCE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO» (Gal 6, 14).

  8. Spezzare la nostra vita, come Maria tratta il suo vaso di alabastro ; “per spezzarlo in dono” (Mc 14,3)

    Vieni, SIGNORE, sposo fedele.
    Vieni,Signore, e illuminaci. Purifica il nostro sguardo perchè
    sappia riconoscere i gesti gratuiti dell’amore.
    Vieni Signore e donaci parole di vita. Allarga gli spazi della nostra
    esistenza perchè accolga in te il povero che ci arricchisce del suo
    amore interamente sprecato.
    Vieni, Signore, guidaci sulla via dell’alleanza. Senza di te non
    possiamo fare nulla, con te tutto ci è possibile.

  9. Sono un vecchio malato con gli occhi stanchi e sbarrati come un cervo abbagliato dai fari di un tir in arrivo.
    La mia speranza è abbracciarla la croce.

  10. A proposito di s. Agostino
    che altezza in questa sua …intuizione:
    “Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa”.

  11. SANT’AGOSTINO CI SORPRENDE SEMPRE…

    O Signore, unica mia speranza,
    ascolta la mia preghiera:
    non permettere che per stanchezza
    lasci di cercare il TUO Volto.

    CONCEDIMI LA FORZA DI CERCARE TE,
    CHE MI HAI FATTO IL DONO DI TROVARTI
    E MI HAI DATO LA SPERANZA
    DI AVVICINARMI A TE SEMPRE DI PIU’.

    Il mio impegno e la mia fragilità sono davanti a te, SIGNORE: Rafforza il mio impegno,
    guarisci la mia fragilità.

    O DIO, VIENI IN MIO AIUTO,
    PERCHE’ NON MI DIMENTICHI MAI DI TE
    E VIVA SEMPRE ALLA TUA PRESENZA.

    Fà, o SIGNORE, mio DIO,
    che io ti conosca sempre di più
    e TI AMI con tutto il cuore.
    Amen.

    (Sant’Agostino)

  12. SAREMO PARTECIPI DEL MISTERO PASQUALE… COME?
    Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno

    Saremo partecipi della Pasqua, quando il Verbo festeggerà con noi la nuova Pasqua nel regno del Padre. …
    Sacrifichiamo non giovenchi, né agnelli, con corna e unghie, che appartengono più alla morte che alla vita, mancando d’intelligenza. OFFRIAMO A DIO UN SACRIFICIO DI LODE SULL’ALTARE celeste insieme ai cori degli angeli. Superiamo il primo velo del tempio, accostiamoci al secondo e penetriamo nel «Santo dei santi». E più ancora, offriamo ogni giorno a Dio noi stessi e tutte le nostre attività. Facciamo come le parole stesse ci suggeriscono. CON LE NOSTRE SOFFERENZE IMITIAMO LE SOFFERENZE, CIOÈ LA PASSIONE DI CRISTO. CON IL NOSTRO SANGUE ONORIAMO IL SANGUE DI CRISTO. SALIAMO ANCHE NOI DI BUON ANIMO SULLA SUA CROCE. DOLCI SONO INFATTI I SUOI CHIODI, BENCHÉ DURI.
    Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane.
    SE SEI SIMONE DI CIRENE PRENDI LA CROCE e segui Cristo. SE SEI IL LADRO e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fa’ come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora colui che è stato crocifisso per te. SE VIENI CROCIFISSO PER TUA COLPA, trai profitto dal tuo peccato. Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato. Contempla quelle bellezze e lascia che il mormoratore, del tutto ignaro del piano divino, muoia fuori con la sua bestemmia.
    SE SEI GIUSEPPE D’ARIMATÈA, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo.
    SE SEI NICODEMO, IL NOTTURNO ADORATORE DI DIO, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
    E SE TU SEI UNA DELLE MARIE, SPARGI AL MATTINO LE TUE LACRIME. FA’ DI VEDERE PER PRIMA LA PIETRA ROVESCIATA, VA’ INCONTRO AGLI ANGELI, ANZI ALLO STESSO GESÙ.
    ECCO CHE COSA SIGNIFICA RENDERSI PARTECIPI DELLA PASQUA DI CRISTO.

  13. SEGUIRE GESU’ FINO ALLA CROCE…

    Aprimi gli occhi o DIO:
    CHE IO VEDA LA TUA BELLEZZA.
    Sono come cieco,
    privo di luce:
    salvami,
    voglio vederti.

    Fa’ che cammini, o DIO,
    senza sosta, verso la vita;
    voglio seguirti
    fino alla croce;
    guidami con la tua mano.
    Donami fede,o DIO,
    QUANDO IL MONDO
    TI DICE MORTO.
    Quando la sera
    scende improvvisa
    resta con me
    mio SIGNORE.

  14. SUBLIME ALTISSIMA …pagina di S. Agostino!
    Che MERAVIGLIOSA INTUIZIONE Agostino ha avuto in quell’INCASTRO tra L’IMMUTATA NATURA DIVINA e QUELLA “MUTATA” UMANA, MEDESIMO CAPO e CORPO, abbassamento che TUTTAVIA NON FALSA LA SUA IDENTITA’!!!
    Che GRANDEZZA imperscrutabile all’occhio umano e intuibile in profondità, per come Dio permette alle nostre possibilità.

    BELLO QUEL “FINALE”: “DICIAMO CON LUI ed EGLI DICE CON NOI”!
    GRAZIE DI QUESTA SUBLIME PAGINA!!

  15. SORRIDERE

    (Gianna Beretta Molla, Lettera al fidanzato, settembre 1995)

    Sorridere a Dio da cui ci viene ogni dono.
    Sorridere ai genitori, fratelli e sorelle, perché dobbiamo essere fiaccola di gioia, anche quando ci impongono doveri che vanno contro la nostra superbia.
    Sorridere in associazione bandendo ogni critica e mormorazione.
    Sorridere a tutti quelli che il Signore ci manda durante la giornata.
    La felicità è avere Gesù nel cuore. È vivere momento per momento, e ringraziare il Signore di tutto ciò che egli, nella sua bontà, ci manda.

  16. Cara mamma PI.MA, condivido il tuo “sfogo-preghiera” e la sofferenza di fronte a questo crudele sterminio che fa inorridire!
    Io non sono mamma, però ogni volta che mi avvicino a un immigrato penso …alla sua mamma, alla pena che si porta dentro pensando il proprio figlio chi sa dove, senza sapere se mangia, se qualcuno pensa a procurargli del cibo x sfamarlo, un letto dove riposare al sicuro e, xché no, anche qualche cosa come un cioccolatino “non necessario” x non morire di fame… ma necessario a farlo sentire davvero accolto di cuore.
    Non sono mamma, però mi sento mamma, e penso alla mamma di quel ragazzo straniero, di come sarebbe felice saperlo tra persone che vedendolo se ne prendono cura.
    Non posso sopportare neanch’io quegli orrori là.
    L’impotenza sembra sovrastare ogni altro gesto buono, apparentemente inutile.

  17. ASCOLTIAMO LO SFOGO-PREGHIERA DI UNA MAMMA…

    era già molto complicata cominciarla questa giornata con occhi e cuore devastato dalle immagini dei bimbi siriani x i tragici accadimenti di ieri (e purtroppo non da ieri…)
    lo è ancora di più però continuare a fare la ns vita, il ns lavoro e perfino le ns croci quotidiane … Stamane..TUTTO MI PESA ANCORA DI PIU’..E il tuo messaggio mi sta strappando dal cuore solo tormenti..tanta rabbia x l’impotenza di fronte a tanta crudeltà! Salgano al Signore gli occhi di quei poveri angioletti, annegati nel terrore..nella morte..nel buio di una vita ormai senza nessuna Luce e forse senza alcuna Speranza.
    Si può forse perdonare simili peccati DV???
    Non si può spiegare il –perchè del dolore- …ma solo accettare e portare la Croce …MA QUANTO PESA SOPPORTARE la sofferenza degli innocenti…di quei poveri bambini…delle povere vedove…della loro vita senza cibo e senza umanità..? Come si fa a non inorridire pensando a cosa significhi il –senso della vita- x questa gente…che non esiste 1 solo uomo-donna-o bambino che sia nato lì…x errore…ma che ha il DIRITTO DI VIVERE…DI MANGIARE…DI SPERARE..??? Cosa possiamo fare…?
    Io guardo…io rifletto..io piango…e mando tutto a Gesù…e facciamolo tutti assieme xchè LUI senta tutte le urla di dolore …nessuna lacrima vada perduta…e le ns preghiere accarezzino da così troppo lontano i ns fratelli.

  18. MEDITIAMO UNA SUBLIME PAGINA DI S. AGOSTINO…UN PO’ DIFFICILE MA…VALE LA PENA

    GESÙ CRISTO PREGA PER NOI, PREGA IN NOI,
    È PREGATO DA NOI
    Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo

    Dio non poteva elargire agli uomini un dono più grande di questo: costituire loro capo lo stesso suo Verbo, per mezzo del quale creò l’universo. Ci unì a lui come membra, in modo che egli fosse Figlio di Dio e figlio dell’uomo, unico Dio con il Padre, un medesimo uomo con gli uomini.
    Di conseguenza, quando rivolgiamo a Dio la nostra preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio, e quando prega il corpo del Figlio, esso non deve considerarsi come staccato dal capo. In tal modo la stessa persona, cioè l’unico Salvatore del corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, sarà colui che prega per noi, prega in noi, è pregato da noi.
    PREGA PER NOI COME NOSTRO SACERDOTE, PREGA IN NOI COME NOSTRO CAPO, È PREGATO DA NOI COME NOSTRO DIO.
    Riconosciamo, quindi, sia le nostre voci in lui, come pure la sua voce in noi. E quando, specialmente nelle profezie, troviamo qualche cosa che suona umiliazione, nei riguardi del Signore Gesù Cristo, e perciò non ci sembra degna di Dio, non dobbiamo temere di attribuirla a lui, che non ha esitato a unirsi a noi, pur essendo il padrone di tutta la creazione, perché per mezzo di lui sono state fatte tutte le creature.
    PERCIÒ NOI GUARDIAMO ALLA SUA GRANDEZZA DIVINA QUANDO SENTIAMO PROCLAMARE: «IN PRINCIPIO ERA IL VERBO, E IL VERBO ERA PRESSO DIO E IL VERBO ERA DIO. EGLI ERA IN PRINCIPIO PRESSO DIO: TUTTO È STATO FATTO PER MEZZO DI LUI E SENZA DI LUI NIENTE È STATO FATTO» (GV 1, 1-3). IN QUESTO PASSO CI È DATO DI CONTEMPLARE LA DIVINITÀ DEL FIGLIO DI DIO, TANTO ECCELSA E SUBLIME DA SORPASSARE OGNI PIÙ NOBILE CREATURA.
    IN ALTRI PASSI DELLA SCRITTURA, INVECE, SENTIAMO CHE EGLI GEME, PREGA, DÀ LODE A DIO. EBBENE, CI È DIFFICILE ATTRIBUIRE A LUI QUESTE PAROLE. LA NOSTRA MENTE STENTA A DISCENDERE IMMEDIATAMENTE DALLA CONTEMPLAZIONE DELLA SUA DIVINITÀ AL SUO STATO DI PROFONDO ABBASSAMENTO. Temiamo quasi di offendere Cristo se riferiamo alla sua umanità le parole che egli dice. Prima rivolgevamo a lui la nostra supplica, pregandolo come Dio. Rimaniamo perciò perplessi davanti a quelle espressioni e ci verrebbe fatto di cambiarle. Ma nella Scrittura non si incontra se non ciò che gli si addice e che non permette di falsare la sua identità.
    Si desti dunque il nostro animo e resti saldo nella sua fede. Tenga presente che colui che poco prima contemplava nella sua natura di Dio, ha assunto la natura di servo. È divenuto simile agli uomini, e «apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte» (Fil 2, 7-8). Inoltre ha voluto far sue, mentre pendeva dalla croce, le parole del salmo: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Sal 21, 1).
    È PREGATO DUNQUE PER LA SUA NATURA DIVINA, PREGA NELLA NATURA DI SERVO. TROVIAMO LÀ IL CREATORE, QUI COLUI CHE È CREATO. LUI IMMUTATO ASSUME LA CREATURA, CHE DOVEVA ESSERE MUTATA, E FA DI NOI CON SÉ MEDESIMO UN SOLO UOMO: CAPO E CORPO.
    PERCIÒ NOI PREGHIAMO LUI, PER MEZZO DI LUI E IN LUI; DICIAMO CON LUI ED EGLI DICE CON NOI.

  19. MALIGAYANG KAARAWAN
    “Un pezzo di pane mangiato in fretta, chissà perché, ma mi ha fatto pensare a te, Signore.
    Tu che del pane hai fatto il segno e lo strumento della tua presenza vera in mezzo a noi!
    Forse perché insieme al sale quel pane era l’unico compagno di strada.
    Un pane silenzioso ma anche un po’…ingombrante!
    In tasca non ci stava, dovevo per forza tenerlo in mano, “infarinandomi” le dita.
    Un pane per camminare, un pane per resistere, un pane per sostenere il silenzio e per pregare.
    Un pane che non si può buttare, questo lo sanno tutti, va condiviso e mangiato.
    Il pane mi ha portato a te, Signore, a te che sei compagno silenzioso del cammino.
    A te che a volte sei ingombrante, sembri avere delle pretese da me e mi fai protestare.
    A te che accetti di essere mangiato offrendoti ogni giorno.
    Perdona la mia fretta, Signore, la mia avidità, la mia superficialità.
    Insegnami il tuo stile.
    Del pane donami la bontà, l’umiltà, la disponibilità a lasciarmi spezzare in infinita pazienza… con speranza certa che la carità rimane per sempre e dona al mondo nuova bellezza. Amen.”
    (anonimo)

  20. P. ERMES RONCHI:
    …Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù. Il suo nome è: ospite, amico e fratello, insieme a quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami, il nome di ognuno.
    A causa di Lazzaro sono giunte a noi due tra le parole più importanti del Vangelo: IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA. Non già: io sarò, in un lontano ultimo giorno, in un’altra vita, ma qui, adesso, io sono.
    Notiamo la disposizione delle parole: prima viene la risurrezione e poi la vita. Secondo logica dovrebbe essere il contrario. Invece no: IO SONO RISURREZIONE DELLE VITE SPENTE, SONO IL RISVEGLIARSI DELL’UMANO, IL RIALZARSI DELLA VITA CHE SI È ARRESA.
    Vivere è l’infinita pazienza di risorgere, di uscire fuori dalle nostre grotte buie, lasciare che siano sciolte le chiusure e le serrature che ci bloccano, tolte le bende dagli occhi e da vecchie ferite, e partire di nuovo nel sole: scioglietelo e lasciatelo andare. Verso cose che meritano di non morire, verso la Galilea del primo incontro.
    IO INVIDIO LAZZARO, E NON PERCHÉ RITORNA IN VITA, MA PERCHÉ È CIRCONDATO DI GENTE CHE GLI VUOL BENE FINO ALLE LACRIME. Perché la sua risurrezione? Per le lacrime di Gesù, per il suo amore fino al pianto.
    Anch’io risorgerò perché il mio nome è lo stesso: amato per sempre; perché il Signore non accetta di essere derubato dei suoi amati. Non la vita vince la morte, ma l’amore. SE DIO È AMORE, DIRE DIO E DIRE RISURREZIONE SONO LA STESSA COSA.
    LAZZARO, VIENI FUORI! Esce, avvolto in bende come un neonato, come chi viene di nuovo alla luce. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si apre davanti un’altissima speranza: ora sa che i battenti della morte si spalancano sulla vita.
    Liberatelo e lasciatelo andare! Sciogliete i morti dalla loro morte. E liberatevi dall’idea della morte come fine di una persona. Liberatelo, come si liberano le vele, si sciolgono i nodi di chi è ripiegato su se stesso.
    E POI: LASCIATELO ANDARE, DATEGLI UNA STRADA, AMICI, QUALCHE LACRIMA E UNA STELLA POLARE.
    TRE IMPERATIVI RACCONTANO LA RISURREZIONE: ESCI, LIBERATI E VAI! QUANTE VOLTE SONO MORTO, MI ERO ARRESO, ERA FINITO L’OLIO NELLA LAMPADA, FINITA LA VOGLIA DI AMARE E DI VIVERE. In qualche grotta dell’anima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né vita.
    E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so perché; una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole, un amico ha spezzato il silenzio, lacrime hanno bagnato le mie bende, e ciò è accaduto per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d’amore: UN DIO INNAMORATO DEI SUOI AMICI, CHE NON LASCERÀ IN MANO ALLA MORTE.

  21. RICEVO E CONDIVIDO UNA …

    LETTERA DI DIO A NOI SUOI FIGLI…

    Caro/a figlio/a: Tu, che sei un essere umano, sei il mio miracolo. E sei forte, capace, intelligente e pieno di doni e di talenti. Raccontali ed entusiasmati per loro. Riconosciti. Trovati. Accettati. E pensa che da questo momento puoi cambiare la tua vita in bene..
    Sei la mia creazione più grande. Sei il mio miracolo. Non temere di iniziare una nuova vita. Non lamentarti mai. Non tormentarti. Non deprimerti. Come puoi temere, se sei il mio miracolo? Sei dotato di poteri sconosciuti a tutte le creature dell’universo. Sei unico. Nessuno è uguale a te. In te è il potere di non attaccarti alle cose. Le cose non fanno la felicità. Ti ho dato il potere di pensare, di amare, di creare, di pianificare, di parlare, di pregare… Cosa hai fatto di queste forze enormi che ti ho dato? Non importa. Da oggi in poi dimentica il tuo passato, usando in modo saggio questo potere di scelta. Scegli di amare anziché odiare, scegli di ridere anziché piangere, scegli di vivere anziché morire.
    E impara a sentire la mia presenza in ogni azione della tua vita. Cresci ogni giorno un po’ di più nell’ottimismo della speranza. Lasciati indietro le paure e il senso di sconfitta. Io sono sempre al tuo fianco. Chiamami, cercami, ricordati di me. Vivo in te da sempre e ti aspetto sempre per amarti. Se devi venire da me un giorno… che sia oggi, in questo momento. Ogni istante che vivi senza di me è un istante di pace che perdi.
    Cerca di diventare bambino, semplice, innocente, generoso, con la capacità di stupirti e di commuoverti di fronte alla meraviglia di sentirti umano, perché puoi conoscere il mio amore, puoi sentire una lacrima, puoi comprendere il dolore…Non dimenticare che sei il mio miracolo. Che ti voglio felice, con misericordia, con pietà, perché questo mondo in cui transiti possa abituarsi a ridere, sempre che tu impari a farlo. E se sei il mio miracolo, allora usa i tuoi doni e cambia il tuo ambiente, contagiando speranza e ottimismo senza timore, perché io sono al tuo fianco.
    Con tutto il mio affetto, DIO

  22. Che giorno meraviglioso è questo Giorno del Risorto, quanta grazia Dio ha efuso sul mondo attraverso questo suo Dilettissimo Figlio!Primo giorno di un tempo senza fine, in questo tempo che è il Giorno del Signore, che apre la settimana, ma non la chiude più, in cui incontrarlo ancora per le strade di oggi. in questo oggi cosi problematico, ancora è il giorno che incontriamo Il Maestro. Io ricordo bene il giorno in cui l’ho incontrato, ha fatto di me una persona nuova, ha consolato il mio cuore, ha fasciato le mie ferite, mi ha istruita di come Lui fosse sempre con me, mai sola, mai più sola nei dubbi, nella fatica, nel dolore, negli abbandoni e nei deserti, mai più sola, Lui è con me per sempre.Ogni giorno percorre l’oggi di ognuno per infondervi la gioia d’incontrarlo e con Lui varcare la soglia del dubbio ed essere credenti. non finirò mai di rendergli grazie per la fede che mi ha donato.

  23. …una confortante pagina LA PECORELLA SMARRITA
    Dalle «Lettere» di san Massimo Confessore

    GESÙ DISSE DI ESSERE VENUTO A CERCARE LA PECORELLA SMARRITA e di essere stato mandato alle pecore perdute della casa di Israele. Parimenti, con la parabola della dramma perduta, alluse, sebbene velatamente, a un aspetto particolare della sua missione: egli venne per ricuperare l’immagine divina deturpata dal peccato. IL BUON SAMARITANO DEL VANGELO CURÒ con olio e vino e fasciò le ferite di colui che era incappato nei ladri ed era stato spogliato di tutto e abbandonato sanguinante e mezzo morto sulla strada. Lo pose sulla sua cavalcatura, lo portò all’albergo, pagò quanto occorreva e promise di provvedere al resto. CRISTO È IL BUON SAMARITANO DELL’UMANITÀ.
    Dio è quel padre affettuoso, che accoglie il figliol prodigo, si china su di lui, è sensibile al suo pentimento, LO ABBRACCIA, LO RIVESTE DI NUOVO CON GLI ORNAMENTI DELLA SUA PATERNA GLORIA E NON GLI RIMPROVERA NULLA DI QUANTO HA COMMESSO.
    Richiama all’ovile la pecorella che si era allontanata dalle cento pecore di Dio. DOPO AVERLA TROVATA CHE VAGAVA SUI COLLI E SUI MONTI, NON LA RICONDUCE ALL’OVILE A FORZA DI SPINTONI E URLA MINACCIOSE, MA SE LA PONE SULLE SPALLE E LA RESTITUISCE INCOLUME AL RESTO DEL GREGGE CON TENEREZZA E AMORE. Dice: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi darò riposo (cfr. Mt 11, 28). E ancora: «Prendete il mio giogo sopra di voi» (Mt 11, 29). Il giogo sono i comandamenti o la vita vissuta secondo i precetti evangelici. Riguardo al peso poi, forse pesante e molesto al penitente, soggiunge: «IL MIO GIOGO È DOLCE E IL MIO CARICO LEGGERO» (Mt 11, 30). Insegnandoci la giustizia e la bontà di Dio, ci comanda: Siate santi, siate perfetti, SIATE MISERICORDIOSI COME IL PADRE VOSTRO CELESTE (cfr. Lc 6, 36); «Perdonate e vi sarà perdonato» (Lc 6, 37) e ancora: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7, 12).

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