VILLA S. BIAGIO: PROPOSTE LUGLIO – AGOSTO 2017

Cari amici, si ce lo ha detto anche Gesù di riposarci un po’… Per questo mi permetto inviarvi la locandina delle piccole iniziative di “VILLA S: BIAGIO” per i  prossimi mesi di LUGLIO E AGOSTO.  Situata in collina in vista del mare (a 800 m.)  Immersa nel verde di un ampio parco,  recentemente ristrutturata, VILLA S. BIAGIO vi accoglie  con  gioia per momenti  di  riposo fisico e spirituale. Vi aspettiamo 

  • LUGLIO – AGOSTO 2017:  FAMIGLIE   IN  VACANZA  

Per  un  riposo “integrale”… Villa  s. Biagio  è  l’ ideale!    per le sue 4 B:  Bed & Breakfast Beach Bible  e le serate Biblico Musicali                                                                   

  •  3 – 8  Luglio 2017:   ESERCIZI     SPIRITUALI   “Abbattere  i muri…costruire ponti?”  –  Il  compito  del cristiano, oggi (LETT. EFESINI)  

 17 – 20 AGOSTO:  CANTA  E CAMMINA   “Il Tuo Volto, Signore,  io cerco…” (SALMI)     Imparare a PREGARE per imparare a… VIVERE

 

IL SILENZIO E’…     

IL SILENZIO È MITEZZA quando non rispondi alle offese quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore.  IL SILENZIO È MISERICORDIA quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare il passato, quando non condanni, ma intercedi nell’intimo.    IL SILENZIO È PAZIENZA quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione tra gli uomini quando attendi che il seme germogli lentamente.      IL SILENZIO È UMILTÀ   quando taci per lasciare emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire venga interpretato male, quando lasci ad altri la gloria dell’impresa. IL SILENZIO È FEDE   quando taci perché è Lui che agisce, quando rinunci alle voci del mondo, per stare alla sua presenza, quando non cerchi comprensione perché ti basta sapere di essere amato da Lui. IL SILENZIO È ADORAZIONE  quando abbracci la Croce senza chiedere perché nell’intima certezza che questa è l’unica via giusta.

FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO 


QUESTI MARTIRI HANNO VISTO  CIÒ CHE HANNO PREDICATO 

Dai «Discorsi» di sant’Agostino    Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. QUESTI MARTIRI HANNO VISTO CIÒ CHE HANNO PREDICATO. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa. Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l’incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l’intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A TE DARÒ LE CHIAVI DEL REGNO DEI CIELI» (MT 16, 19). MA QUESTE CHIAVI LE HA RICEVUTE NON UN UOMO SOLO, MA L’INTERA CHIESA. DA QUESTO FATTO DERIVA LA GRANDEZZA DI PIETRO, PERCHÉ EGLI È LA PERSONIFICAZIONE DELL’UNIVERSALITÀ E DELL’UNITÀ DELLA CHIESA. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E’ ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un’altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23). Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l’incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l’unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.  NON RATTRISTARTI, O APOSTOLO. RISPONDI UNA PRIMA, UNA SECONDA, UNA TERZA VOLTA. VINCA TRE VOLTE NELL’AMORE LA TESTIMONIANZA, COME LA PRESUNZIONE È STATA VINTA TRE VOLTE DAL TIMORE. E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro. Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. CELEBRIAMO PERCIÒ QUESTO GIORNO DI FESTA, CONSACRATO PER NOI DAL SANGUE DEGLI APOSTOLI. AMIAMONE LA FEDE, LA VITA, LE FATICHE, LE SOFFERENZE, LE TESTIMONIANZE E LA PREDICAZIONE. 

TEMPRA E CUORE DELL’APOSTOLO PAOLO

1° – L’UOMO

  • Per cominciare la nostra conversazione: dove sei nato? “Io  sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo  senza importanza.( Atti c. 21,39)
  • La tua famiglia: religiosamente osservante o non tanto? “Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato in   giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti”(At c.22,6)
  • I tuoi hanno potuto mandarti a perfezionare gli studi: dove? Io sono  un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città,  formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge  paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. ( Atti c. 22,3)
  • Davvero avevi la cittadinanza romana? Quanto avevi pagato per ottenerla? Il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza,  prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello. Ma quando l’ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al  centurione: “Potete voi flagellare un cittadino  romano, non ancora giudicato?”. Udito ciò, il centurione corse a  riferire al tribuno: “Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un  romano!”.  Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò:  “Dimmi, tu sei cittadino romano?”. Rispose: “Sì”. Replicò il  tribuno: “Io questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo”. Paolo  disse: “Io, invece, lo sono di nascita!”.  (Atti c. 22,20ss)
  • Anche i tuoi avversari ti riconoscevano una vasta cultura? Mentr’egli parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: “Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!”. (Atti c.26,24)
  • Una cosa ci incuriosisce: è vero che parlavi diverse lingue?Sul punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: “Posso dirti una parola?”. “Conosci il greco?, disse quello, Allora  non sei quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato i quattromila ribelli?”. Paolo, stando in piedi sui gradini,  fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse  loro la parola in ebraico (Atti c. 21,37) 
  • Ma avevi imparato anche un mestiere manuale?Paolo si recò da loro (Aquila e Priscilla) e poiché erano del medesimo  mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di  mestiere fabbricatori di tende. (Atti c.18,1ss) 
  • E la tua costituzione fisica? Eri anche un bravo nuotatore?Tre  volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre  volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle  onde.  Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli;   fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni,  freddo e nudità( 2Cor.11,25)

 


“Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti:               mi sono  fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto             a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno (1Cor. 9,19ss)  “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino  alla conoscenza della verità (1Tim 2,4)
 

Non saper vedere e amare nel mondo che le anime dei nostri fratelli.  Anime di piccoli, anime di poveri, anime di peccatori, anime di giusti, anime di traviati, anime di penitenti, anime di ribelli alla volontà di Dio, anime ribelli alla Santa Chiesa di Cristo, anime semplici pure angeliche di vergini… tutte sono amate da Cristo, per tutte Cristo è morto, tutte Cristo vuole salve tra le Sue braccia e sul Suo Cuore trafitto.(064PG)

 

LEGGI TUTTO 11 B PRIMAVERA DELLO SPIRITO A S. BIAGIO 7 CATECHESI DOMENICALI MAGGIO GIUGNO 2017

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PRODURRE FRUTTI BUONI 

In una vigna, si rivolta la terra attorno al ceppo di vite e si sarchiano le erbacce. Anche l’uomo deve sarchiare se stesso, profondamente attento a ciò che ci potrebbe essere ancora da sradicare nel fondo del suo essere, AFFINCHÉ IL SOLE DIVINO POSSA AVVICINARSENE PIÙ IMMEDIATAMENTE E BRILLARVI. Se lascerai che la forza dall’alto faccia la sua opera…, il sole diventerà luminoso, dirigerà i suoi raggi cocenti sui frutti e li renderà sempre più trasparenti. Saranno sempre più dolci…COSÌ SUCCEDE NEL CAMPO SPIRITUALE. GLI OSTACOLI INTERMEDI DIVENTANO INFINE COSÌ TENUI CHE RICEVIAMO SENZA SOSTA I TOCCHI DIVINI MOLTO DA VICINO.  ….si tagliano le foglie dei tralci perché il sole possa diffondersi sui frutti senza incontrare nessun ostacolo. Così succede in questi uomini: OGNI INTERMEDIARIO VIENE A CADERE E RICEVONO TUTTO IN MODO DIRETTO. ECCO CHE CADONO PREGHIERE, RAPPRESENTAZIONI DEI SANTI, PRATICHE DI DEVOZIONE, ESERCIZI. L’UOMO SI GUARDI TUTTAVIA DAL RESPINGERE QUESTE PRATICHE PRIMA CHE ESSE CADANO DA SOLE. A quel punto, il frutto diviene così indicibilmente dolce che nessun ragionamento può capirlo… Siamo una cosa sola con la dolcezza divina, COSÌ CHE IL NOSTRO ESSERE È DEL TUTTO PENETRATO DALL’ESSERE DIVINO E VI SI PERDE COME UNA GOCCIA D’ACQUA IN UN GRANDE FUSTO DI VINO… A questo punto le buone intenzioni, l’umiltà, non sono altro che semplicità, un mistero così radicalmente sereno che a malapena se ne ha coscienza.

NON ABBIATE PAURA…

Vangelo Mt 10,26-33 In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«NON ABBIATE PAURA DEGLI UOMINI, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E NON ABBIATE PAURA DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo. DUE PASSERI non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. PERFINO I CAPELLI DEL VOSTRO CAPO SONO TUTTI CONTATI. NON ABBIATE DUNQUE PAURA: VOI VALETE PIÙ DI MOLTI PASSERI! PERCIÒ CHIUNQUE MI RICONOSCERÀ DAVANTI AGLI UOMINI, ANCH’IO LO RICONOSCERÒ DAVANTI AL PADRE MIO CHE È NEI CIELI; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

FESTA DEL SACRO CUORE

Vangelo: Io sono mite e umile di cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 11,25-30   In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

  • PRESSO DI TE È LA SORGENTE DELLA VITA – san Bonaventura, vescovo

   CONSIDERA ANCHE TU, O UOMO REDENTO, CHI, QUANTO GRANDE E DI QUAL NATURA SIA COLUI CHE PENDE PER TE DALLA CROCE. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.    Inoltre, perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si adempisse la Scrittura che dice: «VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO» (Gv 19, 37), per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la vita eterna ed è, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).    SORGI, DUNQUE, O ANIMA AMICA DI CRISTO. SII COME COLOMBA «CHE PONE IL SUO NIDO NELLE PARETI DI UNA GOLA PROFONDA» (GER 48, 28). COME «IL PASSERO CHE HA TROVATO LA SUA DIMORA» (SAL 83, 4), NON CESSARE DI VEGLIARE IN QUESTO SANTUARIO.  CORRI A QUESTA FONTE DI VITA E DI LUCE CON VIVO DESIDERIO, CHIUNQUE TU SIA, O ANIMA CONSACRATA A DIO…dimostrando, con la testimonianza dell’esperienza, che “IN TE È LA SORGENTE DELLA VITA E ALLA TUA LUCE VEDIAMO LA LUCE” (Sal 35, 10)».

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VILLA S. BIAGIO   Situata in collina in vista del mare (a 800 m.) Immersa nel verde di un ampio parco,  ti accoglie  con  gioia per momenti   di  riposo fisico e spirituale  .         I

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Info e prenotazioni:  0721.823.175  / 3338890862   donalesiani@gmail.com  –  www.sanbiagiofano.it

21 comments

  1. GODIAMOCI UNA GRANDE PAGINA DEL “GRANDE” PAPA PAOLO VI (Manila, 29 novembre 1970)

    Noi predichiamo Cristo a tutta la terra
    «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). È il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. È colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
    Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
    Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

  2. DAVANTI A UN’ASPRA BESTEMMIA.
    C H A R L I E: L’INDIFFERENTE BESTEMMIA Marina Corradi sabato 1 luglio 2017
    Gli hanno concesso una proroga. Qualche ora, qualche giorno, perché i genitori abbiano modo «di elaborare il distacco». Ma la strada di Charlie sembra comunque tracciata: Sedazione profonda e sospensione dell’ossigeno a un bambino che da solo non respira. Ha una gravissima malattia genetica, è inguaribile, è la ragione addotta dai professori del Great Ormond Street Hospital di Londra. INGUARIBILE, FORSE, PERÒ CURABILE. Charlie Gard, 10 mesi, è una creatura di cui finora ci si è presi cura, dandogli ossigeno, nutrendolo, idratandolo, non facendogli mancare l’affetto e la presenza dei suoi genitori. Ma adesso no, ora basta, è il verdetto in attesa di esecuzione. E non vogliamo pensare come si sentano quei giovani genitori, chini fino a oggi sulla presenza muta eppure viva del loro bambino, attenti al suo volto, ai suoi occhi. «Ci hanno abbandonati», hanno detto. COLPISCE, QUESTA INDIFFERENZA DELL’EUROPA, … di fronte a due genitori che disperatamente hanno chiesto che loro figlio fosse lasciato vivere. Esiste, una preferenza al diritto di morire, in questo nostro Occidente. Invece il papà e la mamma di Charlie volevano che il loro bambino vivesse. Così come può: legato a un respiratore…Volevano tenerlo con sé: lasciare semplicemente che vivesse, accompagnato da tutti i possibili ausili della medicina. Non guaribile, quasi certamente, ma curabile, ma accompagnabile, non guaribile ma oggetto di attenzione e di amore. Il no dei medici però è perentorio, e dottamente confermato dai giudici. Perché tanta unanimità su una vicenda così dolorosa? E perché la maggior parte dei media occidentali non ritiene ciò che sta accadendo in quella stanza di ospedale interessante per i suoi lettori? PERCHÉ CHARLIE, AGLI OCCHI DI CERTO OCCIDENTE, È UN CONDANNATO, ADDIRITTURA UNO “SCARTO”. La sua vita non sarà mai quella di un bambino nato sano, ed è molto costoso mantenerlo nel suo limbo dormiente, attaccato a macchine complesse, sorvegliato da medici e infermieri. Non si può, questa è la logica, spendere tanto per un bambino che non guarirà. Ma attenzione, è una logica che anche attraverso questo caso inavvertitamente si farà strada nei nostri ospedali, Si comincia con un bambino con una rarissima e grave malattia genetica. Poi in società sempre più vecchie si prenderà a valutare quanto costa tenere in vita certi handicappati gravi, i pazienti in stato di minima coscienza, e quelli perduti nell’Alzheimer. i più malati, i più deboli possono e devono essere scartati, addirittura per legge. L’Europa che non si cura di Charlie è la stessa del resto che non si occupa delle migliaia di donne, uomini e bambini che annegano nel Mediterraneo. Che chiude gli occhi. In questo l’Italia, la povera Italia, è un’eccezione. Per come salva i migranti in mare, per come si solleva sul web contro la morte di Charlie. … da noi, ancora si trema al pensiero di quella iniezione di sedativo, di quel respiratore staccato dalla bocca di un bambino. SI TREMA COME DAVANTI A UN’ASPRA BESTEMMIA.

  3. REGOLE DI VITA (Jules Beaulac)
    Ogni giorno…farò posto a Dio: lo loderò, gli domanderò perdono e lo ringrazierò.
    Starò di preferenza a fianco dei “piccoli” e riserverò spazio nella vita per i più bisognosi.
    Farò vita semplice. Non avrò desiderio di grandezze.
    Non mi lascerò abbattere da uno smacco o da una maldicenza.
    Ma non mi gonfierò per il successo o i complimenti.
    Mi riserverò un tempo di silenzio e di solitudine,
    per ritrovare unità al mio essere e per ascoltare il Signore
    nel profondo del mio cuore.
    Cercherò di dare amore a chiunque, intorno a me. Cercherò di sorridere e di guardare con dolcezza.
    Accoglierò la sofferenza non come estranea alla mia umanità
    o come un’intrusa, ma come una compagna da cui tanto imparare.
    Nel giardino del cuore non lascerò crescere l’odio, il rancore e il risentimento.
    Non sprecherò il tempo, ma mi occuperò di cose utili.
    Esagererò nella bontà piuttosto che nella grettezza.
    Se mi capiterà di fare dei torti o procurare delle pene,
    avrò la semplicità di scusarmi e domandare perdono.
    Metterò al primo posto le persone e non le cose.
    Cercherò prima di amare, che di essere amato.
    Metterò tutta la mia fiducia in Dio che mi ama in ogni istante,
    e che mi accompagna in tutti i miei cammini.

  4. … “La dove la SUA MANO TOCCA”… Tutto viene sanato, liberato, rifatto come nuovo , rimangono solo le cicatrici delle ferite risanate dal SUO SANGUE DIVINO. La SUA GRAZIA E IL SUO INFINITO AMORE PER CIASCUNO DI NOI può farci capire e assaporare questo grande MIRACOLO.

  5. « GESÙ LO TOCCÒ DICENDO: ‘ LO VOGLIO, SII SANATO ’ »
    Simeone il Nuovo Teologo
    PRIMA CHE BRILLASSE LA LUCE DIVINA,
    IO NON CONOSCEVO ME STESSO.
    Allora, al vedere me nelle tenebre e in carcere,
    rinchiuso in un pantano, coperto di immondizie, ferito, la carne gonfia…, sono caduto ai piedi di colui che mi aveva illuminato.
    E colui che mi aveva illuminato tocca con le sue mani
    i miei lacci e le mie ferite;
    LÀ DOVE LA SUA MANO TOCCA E IL SUO DITO SI AVVICINA,
    SUBITO CADONO I MIEI LACCI,
    SCOMPAIONO LE FERITE, E OGNI SPORCIZIA.
    L’impurità della mia carne scompare…
    tanto da renderla simile alla sua mano divina.
    Strana meraviglia: la mia carne, la mia anima e il mio corpo
    partecipano della gloria divina.

    Appena sono stato purificato e liberato dai miei lacci,
    ECCO CHE STENDE VERSO DI ME LA SUA MANO DIVINA,
    MI TIRA FUORI DEL PANTANO INTERAMENTE,
    MI ABBRACCIA, MI SI GETTA AL COLLO,
    MI BACIA (Lc 15,20).
    Mi prende sulle spalle io che ero completamente esausto,
    e avevo perso le mie forze, e mi porta fuori dall’inferno…

    La luce stessa mi porta e mi sostiene;
    mi trascina verso una grande luce…
    Mi ha fatto il dono di una vita immortale
    E MI HA RIVESTITO DI UNA TUNICA IMMATERIALE E LUMINOSA
    E MI HA DATO DEI SANDALI, UN ANELLO E UNA CORONA
    INCORRUTTIBILI ED ETERNI (Lc 15,22).

  6. San Bernardo « Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà »
    Ogni volta che parlo a proposito della preghiera, mi sembra di sentire nel vostro cuore certi pensieri umani che ho sentito tante volte, pure nel mio cuore. Anche se non cessiamo mai di pregare, come mai così raramente ci sembra di sperimentare il frutto della preghiera? ABBIAMO L’IMPRESSIONE DI USCIRE DALLA PREGHIERA COSÌ COME CI SIAMO ENTRATI; NESSUNO CI RISPONDE UNA PAROLA, NESSUNO CI DÀ NIENTE, ABBIAMO L’IMPRESSIONE DI AVERE FATICATO INVANO. Cosa dice però il Signore nel Vangelo? “Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio” (Gv 7,24). Cos’è un giusto giudizio se non un giudizio di fede? Infatti “il giusto vivrà in virtù della fede” (Gal 3,11). Segui dunque il giudizio della fede piuttosto che la tua esperienza, perché la fede non inganna, mentre l’esperienza può indurti in errore.
    E quale è la verità della fede, se non ciò che il Figlio stesso promette: “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato” (Mc 11,24). QUINDI NESSUNO FRA DI VOI, FRATELLI, RITENGA POCA COSA LA SUA PREGHIERA! VI ASSICURO INFATTI CHE COLUI AL QUALE VIENE RIVOLTA NON LA RITIENE POCA COSA; PRIMA CHE SIA USCITA DALLA NOSTRA BOCCA, EGLI L’HA ISCRITTA NEL SUO LIBRO. Senza il minimo dubbio, possiamo essere sicuri che Dio ci accorderà ciò che gli chiediamo, oppure ci darà qualche cosa che egli sa esserci più vantaggioso. Infatti “non sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,28), ma Dio ha compassione della nostra ignoranza e accoglie la nostra preghiera con bontà… ALLORA “CERCA LA GIOIA DEL SIGNORE, ESAUDIRÀ I DESIDERI DEL TUO CUORE” (Sal 37,4).

  7. …I ” BUONI FRUTTI “. PER OTTENERLI TALI E MATURI, CREDO PROPRIO CHE OCCORRE UNA ACCURATA E DILIGENTE ATTENZIONE. PRESERVARLI PRIMA DI TUTTO DALLE FORTI ” INTEMPERIE”; DAI “PARASSITI ” INSIDIOSI CHE POSSONO PROVOCARE DEI FORTI DANNI; LA” LUCE ” NECESSARIA ALLA LORO MATURAZIONE DEVE PENETRARE PIANO PANO TROVANDO LO SPAZIO NECESSARIO. OGNI PIU’ PICCOLO “IMPEDIMENTO” ALLA LORO TOTALE LUMINOSITA’ POTREBBE CAUSARNE UNA NON BUONA E ABBONDANTE MATURAZIONE.

  8. IL DOLORE COME MONETA PREZIOSA …Credo al valore di ogni vita… ma credo che QUEL FORTE DOLORE che questa persona prova per aver fatto quel gesto , sia MONETA PREZIOSA . Da quell’ascoltare lei ne sono uscita con questa convinzione /speranza:: IL DOLORE COME MONETA PREZIOSA , e so bene di “non avere scoperto l’acqua calda ” , ma ci sono momenti in cui certe frasi e idee LE TOCCHI CON LA MANO . IL DOLORE COME MONETA PREZIOSA che anche oggi ci troveremo in mano ……

  9. Giovanni Taulero
    PRODURRE FRUTTI BUONI

    In una vigna, si rivolta la terra attorno al ceppo di vite e si sarchiano le erbacce. Anche l’uomo deve sarchiare se stesso, profondamente attento a ciò che ci potrebbe essere ancora da sradicare nel fondo del suo essere, AFFINCHÉ IL SOLE DIVINO POSSA AVVICINARSENE PIÙ IMMEDIATAMENTE E BRILLARVI. Se lascerai che la forza dall’alto faccia la sua opera…, il sole diventerà luminoso, dirigerà i suoi raggi cocenti sui frutti e li renderà sempre più trasparenti. Saranno sempre più dolci…COSÌ SUCCEDE NEL CAMPO SPIRITUALE. GLI OSTACOLI INTERMEDI DIVENTANO INFINE COSÌ TENUI CHE RICEVIAMO SENZA SOSTA I TOCCHI DIVINI MOLTO DA VICINO. Ogni qualvolta ci rivolgiamo a lui, troviamo sempre dentro di noi il divino Sole che brilla con più chiarore di tutti i soli che hanno mai brillato nel firmamento. E COSÌ, TUTTO NELL’UOMO VIENE DEIFICATO AL PUNTO CHE NON SENTE, NON GUSTA, NON CONOSCE NULLA DI COSÌ REALE QUANTO DIO, CON UNA CONOSCENZA INNATA, E QUESTA CONOSCENZA SUPERA DI GRAN LUNGA IL MODO DI CONOSCENZA DELLA NOSTRA RAGIONE. Infine, si tagliano le foglie dei tralci perché il sole possa diffondersi sui frutti senza incontrare nessun ostacolo. Così succede in questi uomini: OGNI INTERMEDIARIO VIENE A CADERE E RICEVONO TUTTO IN MODO DIRETTO. ECCO CHE CADONO PREGHIERE, RAPPRESENTAZIONI DEI SANTI, PRATICHE DI DEVOZIONE, ESERCIZI. L’UOMO SI GUARDI TUTTAVIA DAL RESPINGERE QUESTE PRATICHE PRIMA CHE ESSE CADANO DA SOLE. A quel punto, il frutto diviene così indicibilmente dolce che nessun ragionamento può capirlo… Siamo una cosa sola con la dolcezza divina, COSÌ CHE IL NOSTRO ESSERE È DEL TUTTO PENETRATO DALL’ESSERE DIVINO E VI SI PERDE COME UNA GOCCIA D’ACQUA IN UN GRANDE FUSTO DI VINO… A questo punto le buone intenzioni, l’umiltà, non sono altro che semplicità, un mistero così radicalmente sereno che a malapena se ne ha coscienza.

  10. CHE BELLA LA FOTO TROVATA IN SITO, SCATTATA ALL’INGRESSO DI VILLA S. BIAGIO! T’INVITA AL “SILENZIO” ! E LO SCORCIO DEL MRE IN LONTANANZA TI FA ANDARE OLTRE! PENSANDO ALL’INFINITO DI DIO! GLI ALBERI VERDI SEMBRA VOGLIONO SUGGERIRTI : FAI UN GRANDE “SILENZIO ” DENTRO DI TE; ASCOLTA LA VOCE DI DIO , TI PARLA ATTRAVERSO LA VOCE DELLA NATURA SOAVE E SILENZIOSA, E’ SUA CREATURA! GRAZIE SIGNORE!!!

  11. RICORDANDO LA SCRITTA ALL’INGRESSO DI VILLA S. BIAGIO…

    IMPORTANZA DEL SILENZIO
    L’uomo vive nel rumore
    Nella civiltà delle parole;
    non sa più cosa è il silenzio.
    La vita nasce nel silenzio.
    L’uomo muore nel silenzio,
    Dio s’incontra nel silenzio.
    Il silenzio è indispensabile
    per la vita dell’uomo;
    Esso ti stimola a pensare,
    ti serve per non sbagliare,
    ti dispone ad ascoltare,
    ti aiuta a pregare.

  12. LA TRIPLICE RACCOMANDAZIONE CHE CI RIVOLGE GESU’ NEL VANGELO DI: Mt 10,26-33 “NON ABBIATE PAURA” ci incoraggia molto . LUI SA CHE SPESSO la paura”INSINUA “il cuore dell’uomo, lo perseguita, allontanandolo dal SUO SGUARDO AMOROSO E PRIVANDOLO DI GUSTARE IN PIENO LA SUA PRESENZA . Il DISCEPOLO del SIGNORE deve avere cura della sua coerenza alla parola del SIGNORE,nella trasparenza della sua testimonianza. QUESTA E’ LA FIDUCIA CHE CI INSEGNA GEREMIA: EGLI CONTINUA A CONFIDARE NEL SIGNORE, IL QUALE: “E’ AL MIO FIANCO COME UN PRODE VALOROSO” (Ger 20,11). Egli è consapevole che la prova della persecuzione può essere momento in cui possiamo lasciarci purificare dal SIGNORE. EGLI CUSTODISCE LA NOSTRA VITA, PERCHE’ AI SUOI OCCHI VALIAMO PIU’ DI MOLTI PASSERI, NESSUNO CADE A TERRA SENZA IL SUO VOLERE. (Mt 10,29-31). S. PAOLO AI ROMANI CI RICORDA: FORTE E’ LA SOLIDARIETA’ CHE VIVIAMO NEL NUOVO ADAMO , (CRISTO GESU’) IN LUI , E CON LUI, OGNI PAURA E’ DAVVERO VINTA.

  13. A piccoli passi
    (Bruno Ferrero, L’Importante è la Rosa, ElleDiCi)
    Un giovane studente che aveva una gran voglia di impegnarsi per il bene dell’umanità, si presentò un giorno da San Francesco di Sales e gli chiese:
    “Che cosa devo fare per la pace del mondo?”.
    San Francesco di Sales gli rispose sorridendo:
    “Non sbattere la porta così forte…”.
    Sono sempre i piccoli inconvenienti che fanno i grandi litigi. Molti divorzi cominciano per dei calzini dimenticati sotto il letto. Ma anche i grandi amori sono fatti di tante piccole cose.

  14. NON PARLARE DI DIO A CHI NON TE LO CHIEDE ,MA VIVI IN MODO TALE CHE PRIMA O POI TE LO CHIEDA
    Questa frase è di san francesco di sales e penso che si commenti da sola…….

  15. Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri. Ogni volta, di fronte a queste parole provo paura e commozione insieme: la paura di non capire un Dio che si perde dietro le più piccole creature: i passeri e i capelli del capo; la commozione di immagini che mi parlano dell’impensato di Dio, che fa per te ciò che nessuno ha fatto, ciò che nessuno farà: ti conta tutti i capelli in capo e ti prepara un nido nelle sue mani. Per dire che tu vali per Lui, che ha cura di te, di ogni fibra del corpo, di ogni cellula del cuore: innamorato di ogni tuo dettaglio. Nemmeno un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere venduti a poco più di un soldo o gettati via appena spiccato il loro breve volo.
    Ma allora, è Dio che fa cadere a terra? È Dio che infrange le ali dei corti voli che sono le nostre vite, che invia la morte ed essa viene? No. Abbiamo interpretato questo passo sull’eco di certi proverbi popolari come: non si muove foglia che Dio non voglia. Ma il Vangelo non dice questo, assicura invece che neppure un passero cadrà a terra senza che Dio ne sia coinvolto, che nessuno cadrà fuori dalle mani di Dio, lontano dalla sua presenza. Dio sarà lì.
    Nulla accade senza il Padre, è la traduzione letterale, e non di certo senza che Dio lo voglia. Infatti molte cose, troppe accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza accade contro la volontà del Padre, e tuttavia nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore senza che Lui non ne patisca l’agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche lui (Matteo 25), nessuno è crocifisso senza che Cristo non sia ancora crocifisso.
    Quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo sulle terrazze, sul posto di lavoro, nella scuola, negli incontri di ogni giorno annunciate che Dio si prende cura di ognuno dei suoi figli, che nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.
    Temete piuttosto chi ha il potere di far perire l’anima, l’anima è vulnerabile, l’anima è una fiamma che può languire: muore di superficialità, di indifferenza, di disamore, di ipocrisia. Muore quando ti lasci corrompere, quando disanimi gli altri e togli loro coraggio, quando lavori a demolire, a calunniare, a deridere gli ideali, a diffondere la paura.
    Per tre volte Gesù ci rassicura: Non abbiate paura (vv 26,28,31), voi valete! Che bello questo verbo! Per Dio, io valgo. Valgo di più, di più di molti passeri, di più di tutti i fiori del campo, di più di quanto osavo sperare. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita.

  16. …L’incoraggiamento di S. Bonaventura credo proprio sia il frutto di una grande e profonda esperienza di Dio . Egli invita l’anima ASSETATA a “CORRERE” verso la “FONTE INESAURIBILE” ha capito di quale “ACQUA” si tratta e quali possono essere gli effetti che essa produce . L’ACQUA che scaturisce dal COSTATO di GESU’ : risana, guarisce, purifica, è come rugiada che irrora le nostra anima spesso chiusa e insensibili alla SUA TENEREZZA. SPROFONDIAMOCI IN QUESTO ABISSO DI GRANDE MITEZZA CHE E’ IL CUORE DI DIO E CHIEDIAMOGLI DI RIMANERCI PER SEMPRE.

  17. san Bonaventura, vescovo

    PRESSO DI TE È LA SORGENTE DELLA VITA

    CONSIDERA ANCHE TU, O UOMO REDENTO, CHI, QUANTO GRANDE E DI QUAL NATURA SIA COLUI CHE PENDE PER TE DALLA CROCE. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.
    Inoltre, perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si adempisse la Scrittura che dice: «VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO» (Gv 19, 37), per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la vita eterna ed è, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).
    SORGI, DUNQUE, O ANIMA AMICA DI CRISTO. SII COME COLOMBA «CHE PONE IL SUO NIDO NELLE PARETI DI UNA GOLA PROFONDA» (GER 48, 28). COME «IL PASSERO CHE HA TROVATO LA SUA DIMORA» (SAL 83, 4), NON CESSARE DI VEGLIARE IN QUESTO SANTUARIO. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). Da qui infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale, divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2, 10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono di amore, feconda ed irriga tutta la terra.
    CORRI A QUESTA FONTE DI VITA E DI LUCE CON VIVO DESIDERIO, CHIUNQUE TU SIA, O ANIMA CONSACRATA A DIO, e con l’intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell’eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora.
    O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile! Da te scaturisce il fiume “che rallegra la città di Dio” (Sal 45, 5), perché “in mezzo ai canti di una moltitudine in festa” (Sal 41, 5) possiamo cantare cantici di lode, dimostrando, con la testimonianza dell’esperienza, che “IN TE È LA SORGENTE DELLA VITA E ALLA TUA LUCE VEDIAMO LA LUCE” (Sal 35, 10)».

  18. … PAPA FRANCESCO HA VOLUTO DARE ALLA CHIESA UN SEGNALE MOLTO IMPORTANTE NEL RENDERE OMAGGIO A DUE GRANDI “PROFETI” DEL NOSTRO TEMPO , MA MOLTO DISCUSSI. IL VANGELO DA LORO ANNUNCIATO ERA PURO , VERO . AMAVANO I POVERI E DESIDERAVANO INCULCARE LORO LA CULTURA PER SAPERSI DIFENDERE.

    DON MAZZOLARI COSI’ SCRIVEVA:

    “Non ho nè oro nè argento da distribuirvi,
    nè intelligenza tanta per farvi sapienti.
    Altri vi insegneranno a farvi ricchi,
    a guadagnar denari,
    a, regolare i vostri affari, i vostri campi,
    a organizzare le vostre forze.
    Questo non è il mio compito.
    IO SONO QUI PER INSEGNARVI A DIVENTARE BUONI,
    IN NOME DI GESU’ CRISTO,
    E A DIVENIR BUONO INSIEME A VOI.
    La mia religione.
    non ha niente da darvi.
    Aggiungo con orgoglio:
    NESSUNO VI POTREBBE DARE DI MEGLIO”.

  19. HO PAURA A METTERE IN SITO UNA NOTIZIA COSI AGGHIACCIANTE MA FORSE PUO’ AIUTARCI A RIFLETTERE…
    Tiene il figlio sospeso nel vuoto e lo fotografa: “Mille like o lo lascio”
    L’immagine è agghiacciante: un bambino tenuto per la maglietta, sospeso nel vuoto, al quindicesimo piano di un edificio. Lo sguardo del piccolo è di paura, ma non di terrore. E’ qualcosa di diverso, di più profondo, venato di stupore. Perché la mano che lo tiene per la maglietta è quella del padre. E non lo sta salvando. Al contrario: sta mettendo in pericolo la sua vita. Sta minacciando di ucciderlo. E per cosa? Per un un pugno di ‘like’. Mille, per l’esattezza: tanti ne chiedeva ai suoi ‘amici’ su Facebook quest’uomo che a Bab Ezzouar, a est di Algeri si è affacciato al balcone e ha messo in scena la sua sfida al mondo. “Datemi mille like o lo lascio cadere”. Con una mano teneva il figlio, con l’altra scattava le foto della follia. Foto che hanno fatto il giro del web sollevando un’ondata di indignazione, un mare di insulti e la segnalazione alla polizia che è riuscita a individuare l’appartamento ed ha arrestato il padre indegno. Lunedì è arrivata la condanna del Tribunale: due anni di reclusione per violenza su minore. Una sentenza che non cancella però lo sguardo di terrore negli occhi di quel bambino. Una vicenda che, lontano da ogni moralismo, la dice lunga sull’influenza negativa che può avere un USO DISTORTO DEI SOCIAL NETWORK

  20. Dalla «Lettera alla madre» di san Luigi Gonzaga
    Canterò senza fine le grazie del Signore
    Io invoco su di te, mia signora, il dono dello Spirito Santo e consolazioni senza fine. Quando mi hanno portato la tua lettera, mi trovavo ancora in questa regione di morti. Ma facciamoci animo e puntiamo le nostre aspirazioni verso il cielo, dove loderemo Dio eterno nella terra dei viventi. Per parte mia avrei desiderato di trovarmici da tempo e, sinceramente, speravo di partire per esso già prima d’ora.
    La carità consiste, come dice san Paolo, nel «rallegrarsi con quelli che sono nella gioia e nel piangere con quelli che sono nel pianto». Perciò, madre illustrissima, devi gioire grandemente perché, per merito tuo, Dio mi indica la vera felicità e mi libera dal timore di perderlo. Ti confiderò, o illustrissima signora, che meditando la bontà divina, mare senza fondo e senza confini, la mia mente si smarrisce. NON RIESCO A CAPACITARMI COME IL SIGNORE GUARDI ALLA MIA PICCOLA E BREVE FATICA E MI PREMI CON IL RIPOSO ETERNO E DAL CIELO MI INVITI A QUELLA FELICITÀ CHE IO FINO AD ORA HO CERCATO CON NEGLIGENZA E OFFRA A ME, CHE ASSAI POCHE LACRIME HO SPARSO PER ESSO, QUEL TESORO CHE È IL CORONAMENTO DI GRANDI FATICHE E PIANTO.
    O illustrissima signora, guàrdati dall’offendere l’infinita bontà divina, piangendo come morto chi vive al cospetto di Dio e che con la sua intercessione può venire incontro alle tue necessità molto più che in questa vita.
    LA SEPARAZIONE NON SARÀ LUNGA. CI RIVEDREMO IN CIELO E INSIEME UNITI ALL’AUTORE DELLA NOSTRA SALVEZZA GODREMO GIOIE IMMORTALI, lodandolo con tutta la capacità dell’anima e cantando senza fine le sue grazie. Egli ci toglie quello che prima ci aveva dato solo per riporlo in un luogo più sicuro e inviolabile e per ornarci di quei beni che noi stessi sceglieremmo.
    Ho detto queste cose solo per obbedire al mio ardente desiderio che tu, o illustrissima signora, e tutta la famiglia, consideriate la mia partenza come un evento gioioso. E tu continua ad assistermi con la tua materna benedizione, mentre sono in mare verso il porto di tutte le mie speranze. Ho preferito scriverti perché niente mi è rimasto con cui manifestarti in modo più chiaro l’amore ed il rispetto che, come figlio, devo alla mia madre.

  21. DUE PROFETI DELLA CHIESA IN USCITA
    – D. MILANI: LA SCUOLA DI BARBIANA Certamente la scuola di Barbiana e alcune prese di posizione di don Lorenzo (di cui il 26 giugno ricorrono i 50 anni dalla morte) erano “all’avanguardia” per quei tempi. Il motto “I care” (mi interessa, mi sta a cuore) era emblematico dello stile educativo del priore di Barbiana che voleva una scuola non elitaria e che, al contrario, contribuisse alla crescita culturale e sociale di chi aveva meno mezzi, come i figli di operai e contadini. Ad esempio abolì le punizioni corporali e la scuola era aperta tutti i giorni dell’anno. Nello scorso mese di aprile, in un videomessaggio, Papa Francesco così definì l’azione educatrice di don Milani: “La sua inquietudine non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta veniva negata. La sua era un’inquietudine spirituale alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un ‘ospedale da campo’ per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati”. – L’OBBEDIENZA NON È PIÙ UNA VIRTÙ
    Non meno importante la scelta per l’obiezione di coscienza che attirò su don Milani rancore e addirittura un processo per apologia di reato, terminato con un’assoluzione in primo grado mentre l’appello fu interrotto dalla prematura morte del sacerdote. La risposta ai cappellani militari della Toscana in congedo che accusavano gli obiettori di viltà e la “Lettera ai giudici” che contiene l’autodifesa al processo, costituiscono quell’opera assai nota che va sotto il titolo di “L’obbedienza non è più una virtù“. E’ peraltro singolare come don Milani fu invece sempre molto obbediente nei confronti dei suoi superiori. Lo dimostra un aneddoto, raccontato da don Rossi nella citata intervista, in occasione dell’Anno Santo del 1950. Don Milani voleva andare in bicicletta a Roma e chiese al card. Dalla Costa il permesso di non indossare la tonaca. Di fronte al rifiuto dell’arcivescovo, don Lorenzo obbedì e fece il pellegrinaggio pedalando con la talare. – DON PRIMO E I “LONTANI” L’obiezione di coscienza è uno dei punti di contatto tra don Milani e don Mazzolari. Per il resto, molte sono le differenze. Il primo nacque in una famiglia fiorentina agiata, agnostica, con madre di origine ebraica. Fu battezzato da ragazzino e si convertì a 20 anni. Don Mazzolari invece era il primogenito di 5 figli di una famiglia contadina di Cremona ed entrò in seminario a 12 anni. L’altro punto in comune tra i due sacerdoti è l’opposizione di parte della gerarchia. Fin dagli anni del seminario Don Mazzolari dovette fare i conti la repressione del modernismo che lo portò a una crisi vocazionale superata con l’aiuto di un barnabita, padre Gazzola. Più tardi, fu bersaglio della censura ecclesiastica (e di quella del regime fascista) a causa delle sue idee. In particolare, la necessità di portare il messaggio evangelico anche ai “lontani”, o a quanti si erano allontanati dalla Chiesa per colpa dei peccati e del comportamento di tanti cristiani. O quella di riformare la società italiana (siamo negli anni Trenta) su basi morali di giustizia, solidarietà, sostegno ai poveri. Posizioni quanto mai attuali che però a quei tempi suonavano come “eversive”, sia per il S. Uffizio, che giudicò erroneo il libro “La più bella avventura”, sia per i fascisti, che nel 1931 provarono a eliminare il prete scomodo con tre colpi di rivoltella andati a vuoto. TROMBA DELLO SPIRITO SANTO Nel dopoguerra don Primo non rinunciò alla sua missione di avvicinare i “lontani”. Celebre una sua frase: “Combatto il comunismo, amo i comunisti“. Fu amico di personaggi come Giorgio La Pira e padre David Maria Turoldo, come pure del fondatore di Nomadelfia, don Zeno Saltini, appoggiò la Dc ma rimase deluso dalle vicende politiche del tempo. Negli ultimi anni della sua vita rafforzò la scelta a favore dell’obiezione di coscienza e contro ogni guerra. E cambiò anche il vento nella Chiesa: nel 1957 l’arcivescovo Montini lo chiamò a predicare la missione a Milano e Papa Giovanni XXIII, ricevendolo in udienza nel 1959, lo definì “Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana”. Lo stesso Montini, divenuto Paolo VI, dirà di don Mazzolari: “Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti”. Il nullaosta per l’apertura della causa di beatificazione di don Primo era giunto nel 2015. Ora sia il lavoro dei censori teologi che quello della commissione storica sono stati favorevoli ed è possibile che il processo parta, a livello diocesano, in autunno. – PRETI DI PERIFERIA Due preti di periferia, in definitiva, di quelli con l’odore delle pecore che non hanno avuto paura di sporcarsi le mani, che hanno sofferto l’incomprensione sulla propria pelle per affermare e difendere concetti che oggi sembrano scontati ma che 50 o 60 anni fa suonavano come eresie. Due sacerdoti che si sono piegati sulle ferite dei fratelli più deboli e bisognosi, infischiandosene dei benpensanti scandalizzati. Ecco perché Papa Francesco vuole rendergli omaggio. Perché evidentemente vede in loro la figura del buon pastore, del samaritano che sa avere compassione dell’altro.

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