E – STATE CON LA BIBBIA 

SERATE BIBLICHE E MUSICALI A VILLA S. BIAGIO – ORE 21 – 22.30

In ascolto di  GEREMIA  – S. PAOLO  – DON ORIONE   – PAPA FRANCESCO

QUANDO?  LUGLIO:  MAR. 25 – VENERDI 28   AGOSTO: Mar. 1 –Ven. 4 –Ma. 8 -Ven. 11

 Lunedi  14 Agosto 2017

Ecco la tua Madre…Veglia mariana per l’Assunta

17 – 20  AGOSTO 2017 :

CANTA E CAMMINA 

 “Il Tuo Volto, Signore, io cerco…” (SALMI)  Imparare a PREGARE per imparare a… VIVERE

  • LUNEDI’ 14 AGOSTO: S. MASSIMILIANO M. KOLBE    VORREI MORIRE AL SUO POSTO…
  • Le ore passano lente come secoli sotto un sole di piena estate che di ora, in ora si fa più spietato per quegli uomini distrutti dalla fame, dalla sete e dalla fatica. Qualcuno comincia a stramazzare al suolo svenuto. Se non si rianima sotto il grandinare delle percosse, è trascinato via, per i piedi e gettato in un angolo del “piazzale”. Testa di mastino, alle 18, si pianta, a gambe divaricate, davanti alle sue vittime, sul campo un silenzio di tomba. “L’evaso non è stato ritrovato dieci di voi moriranno nel bunker della fame. La prossima volta toccherà a venti.” Lentamente il capo inizia la sua scelta fissando nello sguardo, uno ad uno i prigionieri e di ciascuno assaporando il terrore. “Questo qui”, Testa di mastino puntava a caso il suo indice sul numero cucito sulla giacca del prigioniero. Il drappello dei martiri è completo. 
  • “Arrivederci amici, ci rivedremo lassù, dove c’è vera giustizia“, “viva la Polonia! E’ per essa che io do la mia vita”. Francesco G. n° 5659, piange disperato ricordando la moglie e i figli. Tra le file dei risparmiati lo sbigottimento lascia il posto ad un senso di sollievo, alla gioia: vivere ancora, sfuggendo alla morte atroce del bunker della fame. 
  • Un uomo esce dalle fila – numero 16.670   – e con passo deciso si presenta a Testa di Mastino.“Cosa vuole da me questo sporco polacco?” “Vorrei morire al posto di uno di quelli” “Perché?” “Sono vecchio, ormai (aveva 47 anni!) e buono a nulla  – La mia vita non può più servire gran che.” “E per chi vuoi morire?”
  • “Per lui, ha moglie e bambini” “Ma tu chi sei?” “Un prete cattolico” P. Massimiliano Kolbe – n° 16.670  Era Massimiliano Maria Kolbe,  morto ad Auschwitz il 14 agosto 1941 e proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II. 
  • ZELO APOSTOLICO  PER LA SALVEZZA DELLE ANIME   SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE   SONO PIENO DI GIOIA, FRATELLO CARISSIMO, PER L’ARDENTE ZELO CHE TI SPINGE A PROMUOVERE LA GLORIA DI DIO. Nei nostri tempi, constatiamo, non senza tristezza, il propagarsi dell’«indifferentismo». UNA MALATTIA QUASI EPIDEMICA che si va diffondendo in varie forme non solo nella generalità dei fedeli, ma anche tra i membri degli istituti religiosi. Dio è degno di gloria infinita. La nostra prima e principale preoccupazione deve essere quella di dargli lode nella misura delle nostre deboli forze, consapevoli di non poterlo glorificare quanto egli merita. Considera, fratello, quanto è grande, per la misericordia di Dio, la dignità della nostra condizione. Attraverso la via dell’obbedienza noi superiamo i limiti della nostra piccolezza, …Se esistesse una via diversa e più adatta, IL CRISTO L’AVREBBE CERTAMENTE MANIFESTATA CON LA PAROLA E CON L’ESEMPIO. IL LUNGO PERIODO DELLA VITA NASCOSTA DI NAZARETH È COMPENDIATO DALLA SCRITTURA CON QUESTE PAROLE: «E STAVA LORO SOTTOMESSO» (Lc 2, 51). Tutto il resto della sua vita è posto sotto il segno dell’obbedienza, mostrando frequentemente che il Figlio di DIO È DISCESO SULLA TERRA PER COMPIERE LA VOLONTÀ DEL PADRE.  Amiamo dunque, fratelli, con tutte le forze il Padre celeste pieno di amore per noi; e la prova della nostra perfetta carità sia l’obbedienza, da esercitare soprattutto quando ci chiede di sacrificare la nostra volontà. INFATTI NON CONOSCIAMO ALTRO LIBRO PIÙ SUBLIME CHE GESÙ CRISTO CROCIFISSO    
  • Tutte queste cose le otterremo più facilmente PER L’INTERCESSIONE DELLA VERGINE IMMACOLATA CHE DIO, NELLA SUA BONTÀ, HA FATTO DISPENSATRICE DELLA SUA MISERICORDIA. NESSUN DUBBIO CHE LA VOLONTÀ DI MARIA È LA STESSA VOLONTÀ DI DIO. CONSACRANDOCI A LEI, DIVENTIAMO NELLE SUE MANI STRUMENTI DELLA DIVINA MISERICORDIA, COME LEI LO È STATO NELLE MANI DI DIO.
  •     LASCIAMOCI DUNQUE GUIDARE DA LEI, LASCIAMOCI CONDURRE PER MANO, TRANQUILLI E SICURI SOTTO LA SUA GUIDA. MARIA PENSERÀ A TUTTO PER NOI, PROVVEDERÀ A TUTTO E ALLONTANANDO OGNI ANGUSTIA E DIFFICOLTÀ VERRÀ PRONTAMENTE IN SOCCORSO ALLE NOSTRE NECESSITÀ CORPORALI E SPIRITUALI.
  • MERCOLEDI 9 AGOSTO: Edith Stein, Carmelitana  Martire (1891-1942)Giovanni Paolo II: 1° maggio del 1987. 
  • Ci inchiniamo profondamente di fronte alla testimonianza della vita e della morte di Edith Stein, illustre figlia di Israele e allo stesso tempo figlia del Carmelo. Suor Teresa Benedetta della Croce, una personalità che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo, una sintesi ricca di ferite profonde che ancora sanguinano; nello stesso tempo la sintesi di una verità piena al di sopra dell’uomo, in un cuore che rimase così a lungo inquieto e inappagato, “fino a quando finalmente trovò pace in Dio”
  • A Gottinga Edith Stein incontrò anche il filosofo Max Scheler. Quest’incontro richiamò la sua attenzione sul cattolicesimo.  Allo scoppiare della prima guerra mondiale scrisse: “ Ora non ho più una mia propria vita”. Frequentò un corso d’infermiera e prestò servizio in un ospedale militare austriaco. Per lei furono tempi duri. Accudisce i degenti del reparto malati di tifo, presta servizio in sala operatoria, vede morire uomini nel fior della gioventù. Alla chiusura dell’ospedale militare, nel 1916, seguì Husserl a Friburgo ivi conseguì nel 1917 la laurea “summa cum laude” con una tesi “Sul problema dell’empatia”.
  • “Mamma, sono cattolica”. Dopo la conversione, per prima cosa si recò a Breslavia. “Mamma, sono cattolica”. Ambedue piansero. Subito dopo la sua conversione Edith Stein aspira al Carmelo ma i suoi interlocutori spirituali, il Vicario generale di Spira e il Padre Erich Przywara SJ, le impediscono questo passo.  ” Durante il periodo immediatamente prima e anche per molto tempo dopo la mia conversione … credevo che condurre una vita religiosa significasse rinunciare a tutte le cose terrene e vivere solo nel pensiero di Dio. Gradualmente però mi sono resa conto che questo mondo richiede ben altro da noi … io credo persino: più uno si sente attirato da Dio e più deve “uscire da se stesso”, nel senso di rivolgersi al mondo per portare ivi una divina ragione di vivere “. Enorme è il suo programma di lavoro. Traduce le lettere e i diari del periodo precattolico di Newmann e l’opera ” Quaestiones disputati de veritate ” di Tommaso d’Aquino …
  • Nel 1931 la notte scende sulla Germania. ” Avevo già sentito prima delle severe misure contro gli ebrei. Ma ora cominciai improvvisamente a capire che Dio aveva posto ancora una volta pesantemente la Sua mano sul Suo popolo e che il destino di questo popolo era anche il mio destino”. L’articolo di legge sulla stirpe ariana dei nazisti rese impossibile la continuazione dell’attività d’insegnante. ” Se qui non posso continuare, in Germania non ci sono più possibilità per me “. ” Ero divenuta una straniera nel mondo … “ 
  • Il giorno 9 novembre 1938 l’odio portato dai nazisti verso gli ebrei viene palesato a tutto il mondo. Le sinagoghe bruciano. Il terrore viene sparso fra la gente ebrea. La Madre Priora delle Carmelitane di Colonia fa tutto il possibile per portare Suor Teresa Benedetta della Croce all’estero.
  • Nella notte di capodanno del 1938 attraversa il confine dei Paesi Bassi e viene portata nel monastero delle Carmelitane di Echt, in Olanda. In quel luogo stila il 9 giugno 1939 il suo testamento: ” Già ora accetto con gioia, in completa sottomissione e secondo la Sua santissima volontà, la morte che Iddio mi ha destinato. Io prego il Signore che accetti la mia vita e la mia morte … in modo che il Signore venga riconosciuto dai Suoi e che il Suo regno venga in tutta la sua magnificenza per la salvezza della Germania e la pace del mondo…
  • Il 2 agosto del 1942 arriva la Gestapo. Edith Stein si trova nella cappella, assieme alla altre Sorelle. Nel giro di 5 minuti deve presentarsi, assieme a sua sorella Rosa che si era battezzata nella Chiesa cattolica e prestava servizio presso le Carmelitane di Echt. Le ultime parole di Edith Stein che ad Echt s’odono, sono rivolte a Rosa: Vieni, andiamo per il nostro popolo “.Assieme a molti altri ebrei convertiti al cristianesimo le due donne vengono portate al campo di raccolta di Westerbork. Si trattava di una vendetta contro la comunicazione di protesta dei vescovi cattolici dei Paesi Bassi contro i pogrom e le deportazioni degli ebrei.
  • Che gli esseri umani potessero arrivare ad essere così, non l’ho mai saputo e che le mie sorelle e i miei fratelli dovessero soffrire così, anche questo non l’ho veramente saputo … in ogni ora prego per loro. Che oda Dio la mia preghiera? Con certezza però ode i loro lamenti “.
  • DESTINAZIONE AUSCHWITZ. All’alba del 7 agosto parte un carico di 987 ebrei in direzione Auschwitz. Fu il giorno 9 agosto nel quale Suor Teresa Benedetta della Croce, assieme a sua sorella Rosa ed a molti altri del suo popolo, morì nelle camere a gas di Auschwitz.  Con la sua beatificazione nel Duomo di Colonia, la Chiesa onorò, ” una figlia d’Israele, che durante le persecuzioni dei nazisti è rimasta unita con fede ed amore al Signore Crocifisso, Gesù Cristo, quale cattolica ed al suo popolo quale ebrea”(Paolo II)                                            
  • LEGGI TUTTO… – A. S. BENEDETTA DELLA CROCE EDITH STEIN DEF

MARTEDI 8  AGOSTO: SERATA BIBLICA – MUSICALE H. 21

NEL TUO  MESSAGGIO  C’ERA  POSTO PER LA SPERANZA?   1Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremia: 2«Alzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». Io mi recai dal vasaio mentre lavorava al tornio. Ma il vaso, che stava modellando con la creta, a un certo punto si guastò tra le sue mani. Allora il vasaio prese altra creta e fece un nuovo vaso… Voi siete nelle mie mani proprio come la creta nelle mani del vasaio…c. 18

  • IMMAGINE CONSOLANTE: DIO NON BUTTA VIA NESSUNO…  LA NUOVA ALLEANZA C 31  In quel tempo -oracolo del Signore- io sarò Dio per tutte le tribù di Israele ed esse saranno il mio popolo”. 2 Così dice il Signore: “Ha trovato grazia nel deserto  un popolo di scampati alla spada; Israele si avvia a una quiete dimora”. 3 Da lontano gli è apparso il Signore:
  •  “TI HO AMATO DI AMORE ETERNO, PER QUESTO TI CONSERVO ANCORA PIETÀ.4 Ti edificherò di nuovo e tu sarai edificata, vergine di Israele.9 Essi erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li condurrò a fiume d’acqua per una strada diritta in cui non inciamperanno; perchè io sono un padre per Israele, Éfraim è il mio primogenito. 10 Ascoltate la parola del Signore, popoli, annunziatela alle isole lontane e dite:  “Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come fa un pastore con il gregge”, 31 “Ecco verranno giorni dice il Signore nei quali con la casa  di Israele e con la casa di Giuda
  • IO CONCLUDERÒ UNA ALLEANZA NUOVA32 Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li  presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, una alleanza che  essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore.  33 Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo  quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la  scriverò sul loro cuore. ALLORA IO SARÒ IL LORO DIO ED ESSI IL MIO  POPOLO. 34 Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo:  Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo  al più grande, dice il Signore; POICHÉ IO PERDONERÒ LA LORO INIQUITÀ E  NON MI RICORDERÒ PIÙ DEL LORO PECCATO”.
  • IL GRANDE SEGRETO 
    S. PAOLO

           S. L. ORIONE

    • RAPPORTO VITALE CON CRISTO“Sono stato crocifisso con  Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita  nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20)
    • “Le mie regole voi non le conoscete, ma voi conoscete la mia vita …Un cuore senza confini perché dilatato dalla carità del mio Dio Gesù crocifisso.” (Scr.102,32)
    • ESPERIENZE D’AMORE“Una notte in visione il Signore disse a Paolo:  “Non aver paura,  ma continua a parlare e non tacere,  perché io sono con te, nessuno  cercherà di farti del male”(At 18,9s). Era una sera, quando sono entrato nella chiesuola del mio paese e posi la testa ai piedi di quel vecchio Crocifisso, che è là, entrando, quando: Gesù è con te!  mormorò vicino al mio cuore il Signore: sono qui ad amarti per tutti.!  (Scr.69,211)
    • ZELO APOSTOLICOPur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per  guadagnarne il maggior numero:  Mi sono  fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto  a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il  vangelo (1Cor.9,22s).“ Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della fede. (Let.II,463)

    “DON ORIONE EBBE LA TEMPRA E IL CUORE  DELL’APOSTOLO PAOLO,                       tenero e sensibile fino alle lacrime,  infaticabile e coraggioso  fino all’ardimento,   tenace e dinamico fino all’eroismo.    Mirabile è Dio nei suoi santi”                      (Giovanni Paolo II)

  • EVANGELIZZATORI CON SPIRITO (nn.259 – 274)

    • Gesù come si avvicinava alla gente? Se parlava con qualcuno, guardava i suoi occhi con una profonda attenzione piena d’amore: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (Mc 10, 21). Affascinati da tale modello, condividiamo la vita con tutti, ci rallegriamo con coloro che sono nella gioia, piangiamo con quelli che piangono.
    • E con chi sbaglia? È vero che siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano. “Sia fatto con dolcezza e rispetto » (1 Pt 3,16)
    • Apriamo il cuore o siamo condannati al …suicidio? Questa apertura del cuore è fonte di felicità, perché « si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Non si vive meglio fuggendo dagli altri… Ciò non è altro che un lento suicidio.
    • La vita: un mestiere o una missione? Io sono una missione su questa terra, per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri
    • Ma la gente merita così tanto? Per donarci, abbiamo bisogno di riconoscere che ogni persona è degna della nostra dedizione perché è opera di Dio, sua creatura…oggetto dell’infinita tenerezza del Signore. Gesù Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per quella persona. Ciascuno è immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione. Perciò, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita.
    • Perché impegnarsi tanto se non cambia nulla? Gesù Cristo vive veramente. “Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola» (Mc 16,20). Questo accade anche oggi. La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. È vero che a volte vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità sempre sboccia qualcosa di nuovo…perché Gesù non è risuscitato invano.
    • Dopo tutti i nostri sforzi, cosa resta? A volte ci sembra di non aver ottenuto alcun risultato, ma la missione non è un progetto aziendale. Impariamo a riposare nella tenerezza delle braccia del Padre. lasciamo che sia Lui a rendere fecondi i nostri sforzi.
    • Bisogna fidarsi e basta… Qual è la sua esperienza? Io stesso l’ho sperimentato tante volte. non c’è maggior libertà che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, dove Lui desidera.

GESU’ SI TRASFIGURA   Il suo volto brillò come il sole.             Mt 17,1-9 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

LA VIA CRUCIS DI GEREMIA  

  • CAPITOLO  37  1 Sedecìa figlio di Giosia divenne re al posto di JeConìa figlio  di Ioiakìm; Nabucodònosor re di Babilonia lo nominò re  nel paese di Giuda. Ma né lui né i suoi ministri né il  popolo del paese ascoltarono le parole che il Signore aveva pronunziate per mezzo del profeta Geremia. Il re Sedecìa inviò allora Iucàl figlio di Selemia e il sacerdote  Sofonia figlio di Maasià dal profeta Geremia per dirgli: “Prega per  noi il Signore nostro Dio”. Geremia intanto andava e veniva in mezzo al popolo e non era  stato ancora messo in prigione. Quando l’esercito dei Caldei si allontanò da Gerusalemme a  causa dell’esercito del faraone, Geremia uscì da Gerusalemme per  andare nella terra di Beniamino a prendervi una parte di eredità tra i  suoi parenti. Ma, quando fu alla porta di Beniamino, dove era un incaricato  del servizio di guardia chiamato Ieria figlio di Selemia, figlio di Anania, costui arrestò il profeta Geremia dicendo: “Tu passi ai  Caldei!”. Geremia rispose: “E` falso! Io non passo ai Caldei”; ma  egli non gli diede retta. E così Ieria prese Geremia e lo condusse dai  capi. I capi erano sdegnati contro Geremia, lo percossero e lo  gettarono in prigione nella casa di Giònata lo scriba, che avevano  trasformato in un carcere.  Geremia entrò in una cisterna sotterranea a volta e rimase là molti giorni.  Il re Sedecìa mandò a prenderlo e lo interrogò in casa sua, di  nascosto: “C’è qualche parola da parte del Signore?”. Geremia  rispose: “Sì” e precisò: “Tu sarai dato in mano al re di Babilonia”.  Geremia poi disse al re Sedecìa: “Quale colpa ho commesso  contro di te, i tuoi ministri e contro questo popolo, perché mi abbiate  messo in prigione? E dove sono i vostri profeti, che vi predicevano:  Il re di Babilonia non verrà contro di voi e contro questo paese?  Ora, ascolta, re mio signore; la mia supplica ti giunga gradita. Non  rimandarmi nella casa di Giònata lo scriba, perché io non vi muoia”. Il re Sedecìa comandò di custodire Geremia nell’atrio della  prigione e gli fu data ogni giorno una focaccia di pane proveniente  dalla via dei Fornai, finché non fu esaurito tutto il pane in cittàCosì Geremia rimase nell’atrio della prigione.

CAPITOLO   38 4 I capi allora dissero al re: “Si metta a morte questo uomo,  perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa  città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché  questo uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male”. Il re  Sedecìa rispose: “Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha  poteri contro di voi”.  Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di  Malchia, principe regale, la quale si trovava nell’atrio della prigione.  Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma  fango, e così Geremia affondò nel fango.

TU, POI, SPEZZERAILA BROCCA  1Così disse il Signore a Geremia: «Va’ a comprarti una brocca di terracotta; prendi con te alcuni anziani del popolo e alcuni sacerdoti, 2ed esci nella valle di Ben-Innòm, che è all’ingresso della porta dei Cocci. Là proclamerai le parole che io ti dirò. 8Ridurrò questa città a una desolazione e a oggetto di scherno; quanti le passeranno vicino resteranno sbigottiti e fischieranno di scherno davanti a tutte le sue ferite. 9Farò loro mangiare la carne dei propri figli e la carne delle proprie figlie; si divoreranno tra loro per l’assedio e per l’angoscia che incuteranno loro i nemici e quanti vogliono la loro vita. 10Tu, poi, spezzerai la brocca sotto gli occhi degli uomini che saranno venuti con te e riferirai loro: Così dice il Signore degli eserciti: Spezzerò questo popolo e questa città, così come si spezza un vaso di terracotta, che non si può più aggiustare.

  • LE VIRTÙ DEL BUON CONFESSORE: LA PREGHIERA     Il buon confessore deve coltivare in primo luogo la preghiera, perché «un ministero della Riconciliazione fasciato di preghiera sarà riflesso credibile della misericordia di Dio «Un confessore che prega sa di essere lui il primo peccatore e il primo perdonato.
  • DISCERNIMENTO: PER NON FARE DI OGNI ERBA UN FASCIO Il buon confessore è un uomo dello Spirito, un uomo del discernimento. «Quanto male viene alla Chiesa  dalla mancanza di discernimento!». «Lo Spirito permette di immedesimarci» con quanti «si avvicinano al confessionale e di accompagnarli con prudente e maturo discernimento e con vera compassione delle loro sofferenze, causate dalla povertà del peccato». «Il confessore – non fa la propria volontà e non insegna una dottrina propria. Egli è chiamato a fare sempre e solo la volontà di Dio, in piena comunione con la Chiesa, della quale è ministro, cioè servo». 
  • IL CONFESSIONALE È SEMPRE APERTO      il confessionale è anche un luogo di evangelizzazione e di formazione, perché fa incontrare il vero volto di Dio, che è quello della misericordia. «Nel pur breve dialogo che intesse con il penitente, il confessore è chiamato a discernere che cosa sia più utile e  addirittura necessario al cammino spirituale di quel fratello o di quella sorella» e «talvolta si renderà necessario ri-annunciare le più elementari verità di fede». Confessare è priorità pastorale. Che non ci siano quei cartelli: “Si confessa soltanto lunedì, mercoledì da tale ora a tale ora”. Si confessa ogni volta che te lo chiedono. E se tu stai lì pregando, stai con il confessionale aperto, che è il cuore di Dio aperto».
  • ++++++++++++++++++++++++++++++++++
Il Profeta Geremia – Michelangelo
  • LE CONFESSIONI DI GEREMIA…quale solitudine?Contesto storico…Veniva da un villaggio, Anatot…E’ diventato seguace della riforma:  culto solo a Gerusalemme… ma questo a discapito economico dei templi periferici… i sacerdoti di Anatot se la prendono con Lui… lo perseguitano…la fedeltà alla vocazione è una conquista quotidiana per Geremia e conosce dubbi e crisi, talora pesa come un incubo,  soprattutto quando si sperimenta il silenzio di Dio.
  • Ci sono episodi curiosi nella tua vita. Raccontaci di quella cintura… Il Signore mi disse: «Va’, comprati una cintura di lino e legatela ai fianchi. Prendi la  cintura che porti ai fianchi,  va’ al torrente Fara e nascondila tra le pietre». Io andai e la nascosi là dove mi aveva detto il Signore. Molto tempo
  • dopo il Signore mi disse ancora: «Va’ a riprendere la cintura che hai nascosto nel torrente». Ritornai al torrente, cercai la cintura e la tirai fuori: era completamente marcita e non serviva più. (13,1ss) 

Qual era la  lezione che Dio voleva dare? Il Signore mi disse: «Io volevo legare a me il popolo proprio come si lega una cintura ai fianchi. Volevo che fossero il mio popolo, il mio onore e la mia gloria, ma essi non hanno voluto ascoltarmi». (13, 10s)

  • Qualcuno ti accusava di essere troppo pessimista… Ma tu come ti sentivi?Tutti in questo paese mi sono nemici! Non ho mai cercato la mia felicità tra gente allegra e chiassosa, perché tu mi hai costretto a rimanere in disparte, pieno di sdegno. Ero affamato delle tue parole, e quando le trovavo mi sentivo il cuore pieno di gioia, perché appartengo a te, Signore. (15,16s) Si puo discutere con Dio?
  • C 12 1 Tu sei troppo giusto, Signore,  perché io possa discutere con te; ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia. Perché le cose degli empi prosperano? Perché tutti i traditori sono tranquilli? hanno messo radici, crescono e producono frutto; tu sei vicino alla loro bocca, ma lontano dai loro cuori. 3 Ma tu, Signore, mi conosci, mi vedi, tu provi che il mio cuore è con te.  …..
  • A VOLTE PENSAVI  che il Signore ti avesse deluso?Me infelice, madre mia, che mi hai partorito  oggetto di litigio e di contrasto per tutto il paese!  Non ho preso prestiti, non ho prestato a nessuno,  eppure tutti mi maledicono. 11 Forse, Signore, non ti ho servito del mio meglio, non mi sono rivolto a te con preghiere per il mio nemico, nel tempo della sventura e nel tempo dell’angoscia?16 Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti. 17 Non mi sono seduto per divertirmi nelle brigate di buontemponi, ma spinto dalla tua mano sedevo solitario, poiché mi avevi riempito di sdegno. 18 Perché il mio dolore è senza fine  e la mia piaga incurabile non vuol guarire?  Tu sei diventato per me un torrente infido,  dalle acque incostanti.
  • QUALE FU LA SUA RISPOSTA? PUOI FARE DI PIÙ …a-Se, correndo con i pedoni, ti stanchi, come potrai gareggiare con i cavalli? Se non ti senti al sicuro in una regione pacifica,  che farai nella boscaglia del Giordano? 6 Perfino i tuoi fratelli e la casa di tuo padre,  perfino loro sono sleali con te; anch’essi ti gridano dietro a piena voce…b- «Se tu tornerai verso di me, io ti accoglierò di nuovo al mio servizio… continuerò a parlare per mezzo tuo. Combatteranno contro di te, ma non ti vinceranno perché con te ci sono io a difenderti e salvarti. Te lo prometto io, il Signore!» (15,1ss)Dunque riconfermata la fiducia. Perché allora subito dopo, quello sfogo che rasenta la bestemmia?
  • MI HAI SEDOTTO  Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me.8 Quando parlo, devo gridare, devo proclamare:“Violenza! Oppressione!”. Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno. 9 Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!”.Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,  chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.1
  • Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre mi diede alla luce non sia mai benedetto.     Perché mai sono uscito dal seno materno per vedere tormenti e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?
  • A volte parli di Dio come di un Innamorato …Il Signore mi mandò  a proclamare questo messaggio: «Israele, voglio ricordarti come mi eri fedele negli anni della tua giovinezza, come mi amavi quando eri fidanzata. Camminavi dietro a me nel deserto…  Eri soltanto mia» (2,1ss)  

  • SALMO  63  IL DESIDERIO DI DIO    O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia,  a te anela la mia carne,  come terra deserta, arida, senz’acqua. 
  • Così nel santuario ti ho cercato,  per contemplare la tua potenza  e la tua gloria.  Poiché la tua grazia vale più della VITA  le mie labbra diranno la tua lode. 
  • Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne,  a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tu ali.   A te si stringe l’anima mia   e la forza della tua destra mi sostiene

Riflessioni  personali

————————————————————————————————————-

 +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ GEREMIA IN LINEA: VENERDI’ 28 LUGLIO 

  • AL SIGNORE GLI DAVI GLI SPICCIOLI O… TUTTO?!
  • Cammino spirituale con Papa Francesco e D. Orione: LE TENTAZIONI DEGLI OPERATORI PASTORALI (EG. NN.76-86)
  1. Anche gli operatori pastorali rischiano di…ammalarsi?                   
  2. Quali le “malattie” più frequenti?       
  3. Che cosa fa male al Papa?         
  •  Vita AFFETTIVA C 16      Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Non prendere  moglie, non aver figli né figlie in questo luogo,  perché  dice il Signore riguardo ai figli e alle figlie che nascono in  questo luogo e riguardo alle madri che li partoriscono e ai padri che li  generano in questo paese: Moriranno di malattie strazianti, non  saranno rimpianti né sepolti, Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto degli  uccelli dell’aria e delle bestie della terra”.
  • VITA SOCIALE 5 Poiché così dice il Signore: “Non entrare in una casa dove si fa un banchetto funebre, non  piangere con loro né commiserarli, perché io ho ritirato da questo  popolo la mia pace dice il Signore la mia benevolenza e la mia  compassione.  Non si spezzerà il pane all’afflitto per consolarlo del morto e  non gli si darà da bere il calice della consolazione per suo padre e per  sua madre. Non entrare in una casa dove si banchetta per  sederti a mangiare e a bere con loro, 9 poiché così dice il Signore degli  eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni  farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello  sposo e della sposa.
  • VITA ECONOMICA. COMPRA  un campo mentre tutti vendono1 Parola che fu rivolta a Geremia dal Signore. 2 L’esercito del re di Babilonia  assediava allora Gerusalemme e il profeta Geremia era rinchiuso  nell’atrio della prigione, nella reggia del re di Giuda…  6 Geremia disse: Mi fu rivolta questa parola del Signore: 7 “Ecco  Canamèl, figlio di Sallùm tuo zio, viene da te per dirti: Comprati il  mio campo, che si trova in Anatòt, perché a te spetta il diritto di  riscatto per acquistarlo”. 8 Venne dunque da me Canamèl, figlio di  mio zio, secondo la parola del Signore, nell’atrio della prigione e mi  disse: “Compra il mio campo che si trova in Anatòt, perché a te  spetta il diritto di acquisto e a te tocca il riscatto. Compratelo!”. Allora riconobbi che questa era la volontà del Signore 9 e comprai  il campo da Canamèl, figlio di mio zio, e gli pagai il prezzo:  Stesi il documento del contratto, lo  sigillai, chiamai i testimoni e pesai l’argento sulla stadera. Diedi poi a Baruc quest’ordine: “Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Prendi i contratti  di compra, quello sigillato e quello aperto, e mettili in un vaso di  terra, perché si conservino a lungo. Poiché dice il Signore Dio di Israele: Ancora si compreranno case, campi e vigne in  questo paese. Come ho  mandato su questo popolo questo grande male, così io manderò  su di loro tutto il bene che ho loro promesso. compreranno campi  in questo paese, di cui voi dite: E` una desolazione, senza uomini e  senza bestiame, lasciato in mano ai Caldei. Essi si compreranno  campi con denaro, stenderanno contratti e li sigilleranno … perché cambierò  la loro sorte”. Oracolo del Signore.
  • Anche gli operatori pastorali rischiano di…ammalarsi?       Come figli di questa epoca, tutti siamo sotto l’influsso della cultura attuale, che, pur presentandoci valori e nuove possibilità, può anche condizionarci e persino farci ammalare.
  • Quali le “malattie” più frequenti?          
  •  1. una preoccupazione esagerata per gli spazi personali di autonomia   2. la vita spirituale si confonde con alcuni momenti religiosi che offrono un certo sollievo ma che non alimentano l’incontro con gli altri.   3. Individualismo.  Anche chi dispone di solide convinzioni, spesso cade in uno stile di vita che porta ad attaccarsi a sicurezze economiche, o a spazi di potere e di gloria che ci si procura in qualsiasi modo.
  • – Rinnovarsi spiritualmente:?   Abbiamo bisogno di creare spazi adatti a motivare e risanare gli operatori pastorali, « luoghi in cui rigenerare la propria fede in Gesù crocifisso e risorto, in cui condividere le proprie domande più profonde ».
  •  Che cosa fa male al Papa?  Quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani! La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di prestigio   Mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, si dia spazio a diverse forme di divisione, calunnia, gelosia, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe.  Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?
  • Dio solo: Ieri mi trovavo nella camera di un buon prete e là mi cadde lo sguardo su queste parole: Dio solo!  Il mio sguardo in quel momento era pieno di stanchezza e di dolore…Dio solo!, anima sconsolata, Dio solo!  E mi pareva che l’anima si rialzasse, e che una voce di pace mi invitasse a salire in alto, a confidare a Dio i miei dolori e a pregare.  Che silenzio dolce e pieno di pace…! e nel silenzio Dio solo! andavo ripetendo tra me Dio solo!  E allora vidi dietro di me la ragione delle pene presenti: vidi che invece di cercare nel mio lavoro di piacere a Dio solo! era da anni che andavo mendicando la lode degli uomini, ed ero in una continua ricerca, in un continuo affanno di qualcuno che mi potesse vedere, apprezzare, applaudire, e conchiusi tra me: bisogna cominciare vita nuova anche qui: lavorare cercando Dio solo!   

INFO: donalesiani@gmail.com -www.sanbiagiofano.it

  • Dio parla in un preciso contesto… Tempi burrascosi, i tuoi…  Parole di Geremia figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che  dimoravano in Anatòt.  A lui fu  rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia figlio di Amon,  re di Giuda, l’anno decimoterzo del suo regno,  e quindi anche al  tempo di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell’anno  undicesimo  di Sedecìa figlio di Giosìa, re di Giuda, cioè fino alla  deportazione di Gerusalemme avvenuta nel quinto mese.
  •   Ben presto ti sei trovato in mezzo a grossi problemi… Il Signore mi disse – Prima che tu venissi alla luce, ti avevo già scelto, ti avevo consacrato profeta per annunziare il mio nome alle nazioni. Io risposi: Signore mio Dio, come farò?  Vedi che sono ancora troppo giovane per presentarmi a parlare. Ma il Signore mi disse: – Non preoccuparti se sei troppo giovane. Va’ dove ti manderò e riferisci quel che ti ordinerò. Non aver paura della gente, perché io sono con te a difenderti. Io metto le mie parole sulle tue labbra. (1,3ss

 

  1. Come ti si rivelava il Signore? Il Signore mi domandò: Geremia, che cosa vedi? Io risposi: Vedo un ramo di mandorlo…Vedo una pentola che sta bollendo, inclinata da nord verso sud. Il Signore mi spiegò: «È proprio dal nord che si rovescerà la distruzione sugli abitanti di questa regione. (1,11ss)
  2.  Ci mettiamo nei guai e poi corriamo da Dio per aiuto?Rivolti a un pezzo di legno dicono: “Tu sei mio padre”, e a una pietra: “Tu sei mia madre”.  A me invece voltano le spalle. Ma quando si trovano in difficoltà mi supplicano: “Vieni! Salvaci!” (2,27ss)
  3.  IL PECCATO E’ FURBIZIA O… STOLTEZZA?   Perché il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l’acqua. La tua stessa malvagità ti castiga. Riconosci quanto è cosa cattiva e amara  l’avere abbandonato il Signore tuo Dio e il non avere più timore di me.
  4.  Non c’è VERA religiosità senza un coerente stile di vita?  Geremia si fermò alla porta del Tempio e diceva: « Cambiate la vostra condotta e il vostro modo di agire. Ognuno agisca con giustizia verso il suo prossimo. Basta con lo sfruttamento dei forestieri, degli orfani e delle vedove! Basta con lo spargimento di sangue innocente” Venite qui in questo tempio consacrato a me, e dite: “Siamo al sicuro”. Poi tornate a compiere le stesse azioni vergognose. Avete forse preso questo mio tempio per un covo di briganti? (7,10ss)
  5. IL CULTO SENZA FEDELTÀ 21 Dice il Signore Dio di Israele:  “Aggiungete pure i  vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! 22 In verità io  non parlai né diedi comandi sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri  padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. 23 Ma questo comandai  loro: Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il  mio popolo; e camminate sempre sulla strada che vi prescriverò,  perché siate felici. Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio;  anzi procedettero secondo l’ostinazione del loro cuore malvagio e  invece di voltarmi la faccia mi han voltato le spalle… La fedeltà è sparita, è stata  bandita dalla loro bocca
  6. Ma la gente continuava per la sua strada…  con chi ti sfogavi? Allora pregai: «Signore, tu sei un giudice giusto e conosci i sentimenti e i pensieri segreti dell’uomo. Io ho affidato a te la mia causa…». (11,1ss.)

” QUELLO CHE SEI,   GRIDA PIÙ FORTE  DI QUELLO CHE DICI…”

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Info: 0721.823.175  donalesiani@gmail.com -www.sanbiagiofano.it

24 comments

  1. Con il desiderio di condividere un momento dell’ Adorazione in un piccolo Santuario genovese dove oggi ,  prima dell’alba ( alle 5 )  erano tante le persone radunate per pregare .
    Nell’ Adorazione che ha preceduto le Lodi e la Messa , abbiamo fatto Silenzio anche su parole così :

    Dai Trattati di Baldovino di Canterbury , vescovo :
    ” …..Amami come io ti amo . Abbimi nella tua mente , nei tuoi ricordi , nei tuoi desideri , nei tuoi sospiri , nei tuoi lamenti , nei tuoi gemiti . Non dimenticarti , o uomo , che da me viene tutto quello che sei . Ricorda come ti ho preferito a tutte le altre creature ,  a quale dignità ti ho innalzato …… 
    Ricordati non solo di quanto ti ho donato  , ma quante cose terribili ed immeritate ho sofferto per te . Solo allora potrai capire quanto sei ingiusto verso di me privandomi del tuo amore . Chi infatti ti ama come ti amo io ?…Chi  ti ha redento se non io ?
    …….TOGLI via da me , o Signore , questo cuore di pietra . STRAPPAMI questo cuore raggrumato  . DISTRUGGI questo cuore non circonciso . Dammi un cuore nuovo , un cuore di carne , un cuore puro !  ….TU , purificatore di cuori e amante di cuori puri , prendi possesso del mio cuore , IN ESSO PRENDI DIMORA  . ABBRACCIALO  e contentalo .
    Tu , …modello di ogni santità.. , SCOLPISCI IL MIO CUORE secondo la tua immagine , SCOLPISCILO COL MARTELLO DELLA TUA MISERICORDIA  … ”

    Sì , Signore  , Togli … Strappa… Distruggi… Scolpisci ….ma anche Abbraccia : siamo Tuoi .

    “Madre amabile…. proteggi nel pericolo , consola nel dolore , fortifica nella prova , illumina nella scelte della vita , conferma nella gioia della speranza e dell’unità ” ( da una preghiera di affidamento a Maria )

  2. SANTITÀ, SPLENDORE E GLORIA: IL CORPO DELLA VERGINE! Pio XII, papa

    I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne apprendevano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù. San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «COLEI CHE NEL PARTO AVEVA CONSERVATO ILLESA LA SUA VERGINITÀ DOVEVA ANCHE CONSERVARE SENZA ALCUNA CORRUZIONE IL SUO CORPO DOPO LA MORTE. COLEI CHE AVEVA PORTATO NEL SUO SENO IL CREATORE, FATTO BAMBINO, DOVEVA ABITARE NEI TABERNACOLI DIVINI. COLEI, CHE FU DATA IN SPOSA DAL PADRE, NON POTEVA CHE TROVAR DIMORA NELLE SEDI CELESTI. DOVEVA CONTEMPLARE IL SUO FIGLIO NELLA GLORIA ALLA DESTRA DEL PADRE, LEI CHE LO AVEVA VISTO SULLA CROCE, LEI CHE, PRESERVATA DAL DOLORE, QUANDO LO DIEDE ALLA LUCE, FU TRAPASSATA DALLA SPADA DEL DOLORE QUANDO LO VIDE MORIRE. ERA GIUSTO CHE LA MADRE DI DIO POSSEDESSE CIÒ CHE APPARTIENE AL FIGLIO, E CHE FOSSE ONORATA DA TUTTE LE CREATURE COME MADRE ED ANCELLA DI DIO».
    Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, HANNO COME ULTIMO FONDAMENTO LA SACRA SCRITTURA. EFFETTIVAMENTE LA BIBBIA CI PRESENTA LA SANTA MADRE DI DIO STRETTAMENTE UNITA AL SUO FIGLIO DIVINO E SEMPRE A LUI SOLIDALE, E COMPARTECIPE DELLA SUA CONDIZIONE.
    PER QUANTO RIGUARDA LA TRADIZIONE, POI, NON VA DIMENTICATO CHE FIN DAL SECONDO SECOLO LA VERGINE MARIA VENE PRESENTATA DAI SANTI PADRI COME LA NOVELLA EVA, INTIMAMENTE UNITA AL NUOVO ADAMO, SEBBENE A LUI SOGGETTA. MADRE E FIGLIO APPAIONO SEMPRE ASSOCIATI NELLA LOTTA CONTRO IL NEMICO INFERNALE; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (cfr. Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l’Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell’Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1 Cor 15; 54; cfr. Os 13, 14).
    IN TAL MODO L’AUGUSTA MADRE DI DIO, ARCANAMENTE UNITA A GESÙ CRISTO FIN DA TUTTA L’ETERNITÀ «CON UNO STESSO DECRETO» DI PREDESTINAZIONE, IMMACOLATA NELLA SUA CONCEZIONE, VERGINE ILLIBATA NELLA SUA DIVINA MATERNITÀ, GENEROSA COMPAGNA DEL DIVINO REDENTORE, VITTORIOSO SUL PECCATO E SULLA MORTE, ALLA FINE OTTENNE DI CORONARE LE SUE GRANDEZZE, SUPERANDO LA CORRUZIONE DEL SEPOLCRO. VINSE LA MORTE, COME GIÀ IL SUO FIGLIO, E FU INNALZATA IN ANIMA E CORPO ALLA GLORIA DEL CIELO, DOVE RISPLENDE REGINA ALLA DESTRA DEL FIGLIO SUO, RE IMMORTALE DEI SECOLI.

  3. UN AMICO MI HA INVIATO PENSIERI E RIFLESSIONI NON SCONTATE CHE MERITANO ATTENZIONE …LE CONDIVIDO CON VOI

    “CEDI LA STRADA AGLI ALBERI” – ATTENZIONE …
    “ Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. OGGI ESSERE RIVOLUZIONARI SIGNIFICA TOGLIERE PIÙ CHE AGGIUNGERE, RALLENTARE PIÙ CHE ACCELERARE, SIGNIFICA DARE VALORE AL SILENZIO, ALLA LUCE, ALLA FRAGILITÀ, ALLA DOLCEZZA.
    Abbiamo bisogno di cose profonde e invece zampettiamo in superficie. Quello che conta è capire che una giornata, una qualsiasi, è il tuo splendore. La gioia è anche una piccola cosa: dobbiamo decidere che quella è la nostra gioia, che quello è il nostro giorno, altrimenti abbiamo sempre una meta più grande da raggiungere e non ci godiamo mai quello che abbiamo raggiunto. UNA BELLA MATTINA DI SOLE, LA BUONA SALUTE: È GIÀ UNA GLORIA. I GIORNI SEMPLICI SONO DEI GIORNI IN REALTÀ IMMENSI, COLOSSALI: DOMANI È UN GIORNO SEMPLICE». Non ti affannare a seminare noie e affanni nelle tue giornate e in quelle degli altri, non chiedere altro che una gioia solenne.
    Arminio sostiene che pregare è una cosa buona anche se non c’è nessuno al timone dell’universo. «Dobbiamo pregare non so chi, ma dobbiamo inginocchiarci. VEDO POCA GENTE CHE PREGA IN ITALIA. Poca gente che esprime devozione per qualcuno e qualcosa. C’è una sorta di religione dell’io, ognuno è dio. E questa è la più pericolosa delle religioni. Non sappiamo chi, ma dobbiamo pregare per qualcuno che non siamo noi, ovviamente». Pregare è una buona cosa. PREGARE NELLA QUIETE PIÙ CHE NELLA DISPERAZIONE. RACCOGLIERSI E GUARDARE LE COSE E LE CREATURE CHE CI GIRANO INTORNO.

  4. S. LORENZO FU MINISTRO DEL SANGUE DI CRISTO S. Agostino

    Oggi la chiesa di Roma celebra il giorno del trionfo di Lorenzo, giorno in cui egli rigettò il mondo del male. SAN LORENZO ERA DIACONO DELLA CHIESA DI ROMA. IVI ERA MINISTRO DEL SANGUE DI CRISTO E LÀ, PER IL NOME DI CRISTO, VERSÒ IL SUO SANGUE.
    Il beato apostolo Giovanni espose chiaramente il mistero della Cena del Signore, dicendo: «COME CRISTO HA DATO LA SUA VITA PER NOI, COSÌ ANCHE NOI DOBBIAMO DARE LA VITA PER I FRATELLI» (1 Gv 3, 16). Lorenzo, fratelli, ha compreso tutto questo. L’ha compreso e messo in pratica. E davvero contraccambiò quanto aveva ricevuto in tale mensa. AMÒ CRISTO NELLA SUA VITA, LO IMITÒ NELLA SUA MORTE.
    I santi martiri lo hanno seguito fino all’effusione del sangue, fino a rassomigliargli nella passione. Lo hanno seguito i martiri, ma non essi soli. Infatti, dopo che essi passarono, non fu interrotto il ponte; né si è inaridita la sorgente, dopo che essi hanno bevuto.
    Il bel giardino del Signore, o fratelli, POSSIEDE NON SOLO LE ROSE DEI MARTIRI, MA ANCHE I GIGLI DEI VERGINI, L’EDERA DI QUELLI CHE VIVONO NEL MATRIMONIO, LE VIOLE DELLE VEDOVE. NESSUNA CATEGORIA DI PERSONE DEVE DUBITARE DELLA PROPRIA CHIAMATA: CRISTO HA SOFFERTO PER TUTTI. CON TUTTA VERITÀ FU SCRITTO DI LUI: «EGLI VUOLE CHE TUTTI GLI UOMINI SIANO SALVATI, E ARRIVINO ALLA CONOSCENZA DELLA VERITÀ» (1 TM 2, 4).
    Dunque cerchiamo di capire in che modo, oltre all’effusione del sangue, oltre alla prova della passione, il cristiano debba seguire il Maestro.
    CRISTO SI È UMILIATO: ECCOTI, O CRISTIANO L’ESEMPIO DA IMITARE. CRISTO SI È FATTO UBBIDIENTE: PERCHÉ TU TI INSUPERBISCI? DOPO AVER PERCORSO TUTTI I GRADI DI QUESTO ABBASSAMENTO, DOPO AVER VINTO LA MORTE, CRISTO ASCESE AL CIELO: SEGUIAMOLO. ASCOLTIAMO L’APOSTOLO CHE DICE: «SE SIETE RISORTI CON CRISTO, CERCATE LE COSE DI LASSÙ, DOVE SI TROVA CRISTO ASSISO ALLA DESTRA DI DIO» (COL 3, 1).

  5. S. AGOSTINO

    Quando mi sarò unito a te con tutto il mio essere,
    non sentirò più dolore o pena;
    la mia sarà vera vita, tutta piena di te.
    Tu sollevi in alto colui che riempi di te;
    io non sono ancora pieno di te, sono un peso a me stesso.
    Gioie di cui dovrei piangere contrastano in me con pene di cui dovrei gioire,
    e non so da che parte stia la vittoria.
    ABBI PIETA’ DI ME, SIGNORE!
    Voglio amarti, ma NON NE SONO CAPACE.
    TUTTA LA MIA SALVEZZA E’ RIPOSTA NELLA TUA INFINITA MISERICORDIA!

  6. “Signore fai di me un vaso  per te , un cuore che ti possa servire …..
    Signore fai di me un VASO nuovo e RIEMPILO DI TE ”

    E penso che in questa bottega del vasaio riecheggino anche altre simili storie : da quella del bambù e del Signore del giardino .. , a  quella del girasole asciugato dal sole  …a quelle Personali nostre , anche quando non capiamo e la fatica e il senso di ingiustizia , incomprensione o  impotenza arrivano ad annebbiarci la vista …

    ESSERE UNA COSA DEL SIGNORE ,  DI   D I O !!
    …e gli anni della mia vita ( dono Suo ) che ho buttato via ???? e il non essere stata quello che il Suo sogno avrebbe voluto ?? ….ho macchiato ( e macchio ) un vestito stupendo che Lui mi aveva affidato affinché ne avessi cura…      Ieri ho portato queste paure , queste fatiche davanti ad un grande Crocefisso in una chiesa di ospedale  .  Ai  lati del crocifisso poche , vere , essenziali parole scritte ”  COSI’ DIO AMO’ GLI UOMINI ” .
    Da quella Chiesa ne sono uscita ” amata ”  ..Nessuna bacchetta magica :  restano tutti gli anni buttati via , un fallimento familiare , la mia Fatica ( che OFFRO PER.. )  , la mia  incapacità ed egocentrismo ….MA…..” COSI’ DIO AMO’ GLI UOMINI “…. !
    e OGGI ,  ” quasi” nell’ascolto di un Dio che comunque ci vuole SUO popolo , SUO gregge , SUE onde del mare che a LUI scoglio ritornano , penso che il mio piccolo/grande Sforzo  di Lasciare che LUI lavori e riempia anche me , SUO vaso , sia  il mio ( timido e Timoroso)  ” eccomi ” .

    Buona giornata

  7. O parlava con Dio,
    o parlava di Dio
    DOMENICO ERA DOTATO DI GRANDE SANTITÀ ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato dalla grazia. V’era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E POICHÈ IL CUORE GIOIOSO RENDE SERENO IL VOLTO, TRADIVA LA PLACIDA COMPOSTEZZA DELL’UOMO INTERIORE CON LA BONTÀ ESTERNA E LA GIOVIALITÀ DELL’ASPETTO. Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. DI NOTTE NESSUNO ERA PIÙ ASSIDUO E PIÙ IMPEGNATO NEL VEGLIARE E NEL PREGARE.
    ERA ASSAI PARCO DI PAROLE E, SE APRIVA LA BOCCA, ERA O PER PARLARE CON DIO NELLA PREGHIERA O PER PARLARE DI DIO. QUESTA ERA LA NORMA CHE SEGUIVA E QUESTA PURE RACCOMANDAVA AI FRATELLI. La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini.
    Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava sempre con sé il vangelo di Matteo e LE LETTERE DI SAN PAOLO, E MEDITAVA COSÌ LUNGAMENTE QUESTE ULTIME DA ARRIVARE A SAPERLE QUASI A MEMORIA.
    Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
    Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v’è dubbio, che egli in cielo sia associato alla loro gloria».

  8. Al termine del cammino (Joseph Folliet)
    Io credo, Signore,
    che al termine del cammino
    non c’è ancora da camminare
    ma la fine del pellegrinaggio.
    Credo, Signore,
    che alla fine della notte
    non c’è più notte
    ma l’aurora.
    Credo, Signore,
    che alla fine dell’inverno
    non c’è più inverno
    ma la primavera.
    Credo, Signore,
    che dopo la disperazione
    non c’è ancora disperazione
    ma la speranza.
    Credo, Signore,
    che al termine dell’attesa
    non c’è ancora attesa
    ma l’incontro.
    Credo, Signore,
    che dopo la morte
    non c’è ancora morte
    ma la vita.

  9. IL MALE ESISTE?
    Germania, primi anni del XX secolo.
    Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell’Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:
    “Dio ha creato tutto quello che esiste?”
    Uno studente diligentemente rispose: “Sì certo!”.
    “Allora Dio ha creato proprio tutto?” – Replicò il professore.
    “Certo!”, affermò lo studente.
    Il professore rispose: “Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male”.
    Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l’ennesima volta che la fede religiosa era un mito.
    Un altro studente alzò la sua mano e disse: “Posso farle una domanda, professore?”.
    “Naturalmente!” – Replicò il professore.
    Lo studente si alzò e disse: “Professore, il freddo esiste?”.
    “Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?”. Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
    Il giovane replicò: “Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo… se non abbiamo calore”.
    Lo studente continuò: “Professore, l’oscurità esiste?”.
    Il professore rispose: “Naturalmente!”.
    Lo studente replicò: “Ancora una volta signore, è in errore, anche l’oscurità non esiste. L’oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d’onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l’oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza?
    Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L’oscurità è un termine usato dall’uomo per descrivere ciò che accade quando la luce… non è presente”.
    Finalmente il giovane chiese al professore: “Signore, il male esiste?”.
    A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E’ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male”.
    A questo punto lo studente replicò “Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l’assenza di Dio. E’ proprio come l’oscurità o il freddo, è una parola che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. E’ come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce”.
    Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio.
    Il rettore dell’Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: “Qual è il tuo nome?”.
    “Mi chiamo, Albert Einstein, signore!” – Rispose il ragazzo.

  10. COSA VUOL DIRE ESSERE CRISTIANI?
    Cosa vuol dire essere cristiani?, ha chiesto il Papa. «Vuol dire guardare la luce anche quando il mondo è avvolto dalla notte e dalle tenebre». I cristiani non sono esenti dalle tenebre, interne ed esterne. Non vivono fuori dal mondo però «per la grazia del battesimo non soccombono alla notte ma sperano nell’aurora». Non sono piegati dal male perché confidano sempre nelle infinite possibilità del bene. «E QUESTA È LA NOSTRA SPERANZA CRISTIANA. NOI SIAMO COLORO CHE CREDONO CHE DIO È PADRE: QUESTA È LA LUCE, NON SIAMO ORFANI! CREDIAMO CHE GESÙ È SCESO IN MEZZO A NOI: QUESTA È LA LUCE. CREDIAMO CHE LO SPIRITO SANTO OPERA SENZA SOSTA NEL MONDO: QUESTA È LA SPERANZA CHE CI RIDESTA OGNI MATTINA. CREDIAMO CHE OGNI AFFETTO, OGNI BUON DESIDERIO, OGNI AMORE UN GIORNO TROVERANNO IL LORO COMPIMENTO IN DIO: E QUESTA È LA FORZA CHE CI SPINGE AD ABBRACCIARE LA NOSTRA VITA DI OGNI GIORNO». «In futuro, quando si scriverà la storia dei nostri giorni, che si dirà di noi?» ha chiesto il Papa. «Che siamo stati capaci di speranza, oppure che abbiamo messo la nostra luce sotto il moggio?». «PORTIAMO NEL MONDO LA LUCE DEL BATTESIMO» Francesco ha quindi ricordato un altro segno «molto bello» della liturgia battesimale: quando viene consegnata al battezzato, o ai genitori se è un bambino, una candela la cui fiamma viene accesa al cero pasquale. È questo un segno della lenta propagazione, persona per persona, della resurrezione di Gesù. «LA VITA DELLA CHIESA È CONTAMINAZIONE DI LUCE» HA SCANDITO IL PAPA: «QUANTA PIÙ LUCE DI GESÙ C’È NELLA VITA DELLA CHIESA, PIÙ È VIVA LA CHIESA». Francesco ha insistito: «L’esortazione più bella che possiamo rivolgerci a vicenda è quella di ricordarci sempre del nostro battesimo. Quanti di voi si ricordano la data del proprio battesimo? OGGI, COMPITI DA FARE A CASA: VAI DAL PAPÀ, DALLO ZIO… E DOMANDAGLI: QUAL È LA DATA DEL MIO BATTESIMO? E NON DIMENTICARLA PIÙ. È LA DATA DELLA RINASCITA, DELLA LUCE, NELLA QUALE SIAMO STATI CONTAMINATI DALLA LUCE DI CRISTO». Noi siamo nati due volte, ha ricordato il Papa: «la prima alla vita naturale, la seconda nel fonte battesimale. Lì siamo diventati umani come mai lo avremmo immaginato». Ecco perché tutti quanti dobbiamo diffondere il profumo del crisma con il quale siamo stati segnati nel battesimo. «CHE GRAZIA QUANDO UN CRISTIANO DIVENTA VERAMENTE CRISTOFORO, PORTATORE DI GESÙ NEL MONDO», SOPRATTUTTO PER COLORO CHE STANNO ATTRAVERSANDO SITUAZIONI DI LUTTO E DI DOLORE. «SI CAPISCE DALLA LUCE CHE PORTA NEGLI OCCHI», DALLA VOGLIA DI RICOMINCIARE A VOLERE BENE ANCHE SE HA SPERIMENTATO MOLTE DELUSIONI. «SE SAREMO FEDELI AL NOSTRO BATTESIMO, DIFFONDEREMO LA LUCE DI SPERANZA» HA CONCLUSO FRANCESCO. E HA RIBADITO: «RICORDARE LA DATA DEL PROPRIO BATTESIMO. GRAZIE».

  11. …Il SL 63 è il Salmo per eccellenza dell’anima innamorata del suo DIO; a LUI vuole esprimere tutto il suo AMORE non appena iniziano i primi bagliori del giorno . Suo unico desiderio è sentirsi vicina a Lui , essere dissetata dalla Sua acqua incontaminata e colmata della SUA grazia. Sulle labbra di quest’anima deve esistere solo la lode per il SUO DIO e sentire il forte desiderio del SUO PANE.

  12. “E’ DIFFICILE IMPARARE A RIPOSARE!?”,
    la domanda che ci fa Papa Francesco in tempo di vacanze è se sappiamo riposare. In questo mese di luglio, Bergoglio è in vacanza a modo suo: poco ozio e niente viaggi. La Casa Santa Marta, la residenza in cui vive in Vaticano, è il suo rifugio dalla canicola e dal sole dell’estate romana. Lì continuerà a preparare testi e le sue prossime visite pastorali all’estero: in Colombia (6-11 settembre) e in Perù e Cile (a novembre).
    UN RIGORE GESUITA PRESIEDE I SUOI ORARI. IL PONTEFICE INIZIA LA SUA GIORNATA ALLE 4.45 DEL MATTINO CON LA LETTURA DEL BREVIARIO E LA MEDITAZIONE. NEL RESTO DELLA GIORNATA PREPARA DISCORSI, VIAGGI APOSTOLICI E INCONTRI. FA UN RIPOSINO DOPO PRANZO, E ALLE 16.45 RIPRENDE LE ATTIVITÀ. LA GIORNATA TERMINA CON LA PREGHIERA DALLE 22.15 ALLE 22.45.
    Il Papa approfitta del suo tempo ma non rinnega il riposo, che ritiene importante quanto il lavoro. Non si tratta di non far niente, ma di dare un senso alle pause quotidiane. Nel momento di massima stanchezza, il Papa INVITA INFINE AD ARRENDERSI A DIO, CHE CI RINNOVA NELLA PREGHIERA
    “Com’è difficile imparare a riposare!”, ha detto ai suoi sacerdoti, ma la cosa si applica anche alle persone sposate, single o che si destreggiano tra le tante attività. Ecco qualche domanda che ci può aiutare a questo riguardo, 1. SO RIPOSARE RICEVENDO L’AMORE, LA GRATUITÀ E TUTTO L’AFFETTO CHE MI DÀ IL POPOLO FEDELE DI DIO? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più raffinati, non quelli dei poveri ma quelli che offre la società dei consumi?
    2. LO SPIRITO SANTO È VERAMENTE PER ME “RIPOSO NELLA FATICA”, o solo Colui che mi fa lavorare?
    3. SO CHIEDERE AIUTO A QUALCHE SACERDOTE SAGGIO? So riposare da me stesso, dalla mia auto-esigenza, dal mio auto-compiacimento, dalla mia auto-referenzialità?
    4. SO CONVERSARE CON GESÙ, CON IL PADRE, CON LA VERGINE E SAN GIUSEPPE, con i miei Santi protettori amici per riposarmi nelle loro esigenze – che sono soavi e leggere –, nel loro compiacimento – ad essi piace stare in mia compagnia –, e nei loro interessi e riferimenti – ad essi interessa solo la maggior gloria di Dio – …?
    5. SO RIPOSARE DAI MIEI NEMICI sotto la protezione del Signore?
    6. VADO ARGOMENTANDO E TRAMANDO FRA ME, RIMUGINANDO PIÙ VOLTE LA MIA DIFESA, O MI AFFIDO ALLO SPIRITO SANTO che mi insegna quello che devo dire in ogni occasione?
    7. MI PREOCCUPO E MI AFFANNO ECCESSIVAMENTE O, COME PAOLO, TROVO RIPOSO DICENDO: «SO IN CHI HO POSTO LA MIA FEDE» (2 Tm 1,12)?
    Francesco difende il riposo che è diritto di tutti quando si lavoro, ma se la situazione è di disoccupazione, lavoro in nero, precarietà, “come si può riposare?”, ha chiesto. “È vergognoso!”, ha dichiarato incontrando gli amministratori e gli impiegati dell’INPS in occasione del centenario della fondazione, il 7 novembre 2015.
    POSSIAMO QUINDI DIRE CHE IN CONDIZIONI GIUSTE IL LAVORO ELEVA LA NOSTRA DIGNITÀ, MA ALLO STESSO TEMPO SAPER RIPOSARE È DIVINO PERCHÉ È UN’OCCASIONE PER AVVICINARCI A DIO GIOCANDO CON I FIGLI, PASSEGGIANDO CON IL PARTNER SULLA SPIAGGIA, CONDIVIDENDO UN PASTO CON UN AMICO O REGALANDO UN SORRISO A CHI NE HA BISOGNO.

  13. SANT’IGNAZIO CI AIUTA A FARE DISCERNIMENTO SPIRITUALE – PROVATE GLI SPIRITI SE SONO DA DIO – SANT’IGNAZIO

    Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.
    Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso.
    INFATTI, MENTRE LEGGEVA LA VITA DI CRISTO NOSTRO SIGNORE E DEI SANTI, PENSAVA DENTRO DI SÉ E COSÌ SI INTERROGAVA: «E SE FACESSI ANCH’IO QUELLO CHE HA FATTO SAN FRANCESCO; E SE IMITASSI L’ESEMPIO DI SAN DOMENICO?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d’animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. QUANDO PENSAVA ALLE COSE DEL MONDO ERA PRESO DA GRANDE PIACERE; POI SUBITO DOPO QUANDO, STANCO, LE ABBANDONAVA, SI RITROVAVA TRISTE E INARIDITO. INVECE QUANDO IMMAGINAVA DI DOVER CONDIVIDERE LE AUSTERITÀ CHE AVEVA VISTO METTERE IN PRATICA DAI SANTI, ALLORA NON SOLO PROVAVA PIACERE MENTRE VI PENSAVA, MA LA GIOIA CONTINUAVA ANCHE DOPO.
    Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenza fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia.
    FU LA PRIMA MEDITAZIONE INTORNO ALLE COSE SPIRITUALI. IN SEGUITO, ADDENTRATOSI ORMAI NEGLI ESERCIZI SPIRITUALI, COSTATÒ CHE PROPRIO DA QUI AVEVA COMINCIATO A COMPRENDERE QUELLO CHE INSEGNÒ AI SUOI SULLA DIVERSITÀ DEGLI SPIRITI.

  14. (TAGORE)
    Ti prego, Signore:
    colpisci, colpisci alla radice la miseria che è nel mio cuore.
    Dammi la forza di sopportare serenamente gioie e dolori.
    Dammi la forza di rendere il mio amore utile e fecondo al tuo servizio.
    Dammi la forza di non rinnegare mai il povero, il diverso,
    di non piegare le ginocchia davanti all’insolenza dei potenti.
    Dammi la forza di ELEVARE IL PENSIERO sopra le meschinità della vita di ogni giorno.
    Dammi la forza di ARRENDERMI CON AMORE ALLA TUA VOLONTA’.

  15. A Charlie Gard di I. Lan.

    Sul corpicino di Charlie, già irrimediabilmente compromesso dalla malattia, si sono dibattute battaglie legali, disquisizioni mediche e popolari, sequenze mediatiche. La sua anima, però, non è venuta al mondo per sottostare ai rimbalzi di questo ping-pong, e nemmeno necessariamente per sollevarli. L’anima di Charlie è intrisa di preghiera, di pietà, di purezza e non ha trovato il suo destino nella morte, prematura o preannunciata che sia stata. Questo non solo perché la sua natura angelica sta già volando fra le stelle, sollevata dalla nostra fede o dall’immaginario consolatorio. C’è un altro posto dove le sue ali sorvolano e dove dovranno fare un lungo viaggio. C’è un’altra malattia da combattere, che non compare fra le corsie di un ospedale e nemmeno in mezzo alle trafile delle cartelle cliniche, ma è dilagante e contagiosa. E’ quella che Papa Francesco chiama “cardiosclerosi”, è quell’aridità spirituale che fa della persona una facciata di superficie. Lo schermo attraverso il quale abbiamo visto appoggiarsi la vita di Charlie non è quello del suo involucro asettico oppure quello delle tivù e dei social media che l’hanno filmata e documentata, ma quello che ci ha fatto supporre la nostra come vita e la sua come sopravvivenza. “Da che punto guardi il mondo tutto dipende”, dice la canzone di Jarabe de Palo. Nella sua immobilità Charlie ha raggiunto e può ancora raggiungere profondità che le nostre presunzioni neppure considerano. La desolazione della sua condizione terrena non ha nulla a che spartire con la landa desolata della nostra “cardiosclerosi”, ma la implora di non diventare “terra di nessuno”. L’eredità di Charlie è la sua anima, completamente intrisa di preghiera, di pietà, di purezza e di vita. Alla sua memoria non appiccichiamo un adesivo posticcio a forma di cuore, preso in prestito dalla grafica in elenco di facebook, ma predisponiamo il nostro cuore e la verità a cui dovrebbe tendere. Lasciamoci impollinare dal suo volo di farfalla. E allora, come nel deserto, potrà nascere un fiore inaspettato. E allora, come alle migliori qualità botaniche, verrà attribuito un nome: Charlie Gard.

  16. S. MARTA: GODIAMOCI IL MAGNIFICO COMMENTO DI S. AGOSTINO
    FELICI COLORO CHE HANNO MERITATO DI RICEVERE
    IL SIGNORE NELLA PROPRIA CASA
    Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

    Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. VI TENDIAMO MENTRE SIAMO PELLEGRINI E NON ANCORA STABILI; IN CAMMINO E NON ANCORA NELLA PATRIA; NEL DESIDERIO E NON ANCORA NELL’APPAGAMENTO. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. MARTA E MARIA ERANO DUE SORELLE, NON SOLO SUL PIANO DELLA NATURA, MA ANCHE IN QUELLO DELLA RELIGIONE; TUTTE E DUE ONORAVANO DIO, TUTTE E DUE SERVIVANO IL SIGNORE PRESENTE NELLA CARNE IN PERFETTA ARMONIA DI SENTIMENTi. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete.
    Così dunque il Signore fu accolto come ospite, egli che «venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). HA ADOTTATO DEI SERVI E LI HA RESI FRATELLI, HA RISCATTATO DEI PRIGIONIERI E LI HA COSTITUITI COEREDI. TUTTAVIA NESSUNO DI VOI OSI ESCLAMARE: «FELICI COLORO CHE HANNO MERITATO DI RICEVERE CRISTO IN CASA PROPRIA!». Non rammaricarti, non recriminare perché sei nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella carne. Egli non ti ha privato di questo onore, perché ha assicurato: «OGNI VOLTA CHE AVETE FATTO QUESTE COSE A UNO SOLO DI QUESTI MIEI FRATELLI PIÙ PICCOLI, L’AVETE FATTO A ME» (Mt 25, 40).
    Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. ORA SEI IMMERSA IN MOLTEPLICI FACCENDE, VUOI RISTORARE DEI CORPI MORTALI, SIA PURE DI PERSONE SANTE. MA DIMMI: QUANDO SARAI GIUNTA A QUELLA PATRIA, TROVERAI IL PELLEGRINO DA ACCOGLIERE COME OSPITE? TROVERAI L’AFFAMATO CUI SPEZZARE IL PANE? L’ASSETATO AL QUALE PORGERE DA BERE? L’AMMALATO DA VISITARE? IL LITIGIOSO DA RICONDURRE ALLA PACE? IL MORTO DA SEPPELLIRE?
    LASSÙ NON VI SARÀ POSTO PER TUTTO QUESTO. E ALLORA CHE COSA VI SARÀ? CIÒ CHE HA SCELTO MARIA: LÀ SAREMO NUTRITI, NON NUTRIREMO. PERCIÒ SARÀ COMPLETO E PERFETTO CIÒ CHE QUI MARIA HA SCELTO: DA QUELLA RICCA MENSA RACCOGLIEVA LE BRICIOLE DELLA PAROLA DEL SIGNORE. E VOLETE PROPRIO SAPERE QUELLO CHE VI SARÀ LASSÙ? IL SIGNORE STESSO AFFERMA DEI SUOI SERVI: «IN VERITÀ VI DICO, LI FARÀ METTERE A TAVOLA E PASSERÀ A SERVIRLI» (LC 12, 37).

  17. …. Rileggendo il passo del PROFETA GEREMIA mi colpiscono due pensieri importanti: NON ESSERE AVARI CON LA BONTA’ INFINITA DI DIO, NON ACCONTENTARSI MAI NEL DARE QUEL POCO O
    QUEL TANTO CHE ABBIAMO ,DARE “TUTTO”, EGLI E’ PADRONE ASSOLUTO DELLA NOSTRA VITA.
    Il secondo pensiero: LA PARSIMONIA IN TUTTE LE COSE, ACCONTENTARSI FACILMENTE DI CIO’ CHE SI HA , SERVIRE DIO CON FEDE , MA SOPRATTUTTO AMANDOLO CON TUTTO IL CUORE ED ESSERE DOCILI ALLA SUA GRAZIA. GRAZIE DI CUORE.

  18. CRISTO È MORTO PER TUTTI
    «Confessioni» di sant’Agostino

    QUANTO CI HAI AMATI, O PADRE BUONO, che non hai risparmiato il tuo unico Figlio, ma lo hai dato per noi peccatori! (cfr. Rm 8, 32). COME CI HAI AMATI, quando per noi «egli che non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con te, si fece obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2, 6. 8)! Proprio lui, l’unico libero fra i morti, «che ha il potere di offrire la propria vita e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10, 18)! Per noi è vincitore e vittima davanti a te, vincitore proprio perché vittima. Per noi è sacerdote e sacrificio davanti a te, sacerdote proprio perché sacrificio. Egli da schiavi ci ha resi tuoi figli, nascendo da te, servendo a noi. CON TUTTA RAGIONE PONGO IN LUI UNA SICURA SPERANZA CHE TU, O MIO DIO, GUARIRAI TUTTE LE MIE INFERMITÀ, PER MEZZO DI COLUI CHE STA ALLA TUA DESTRA E «INTERCEDE PER NOI» (Rm 8, 34). In caso diverso sarei in preda alla disperazione. NUMEROSE E GRANDI SONO LE MIE DEBOLEZZE, SONO NUMEROSE E GRANDI, MA PIÙ ABBONDANTE È IL RIMEDIO CHE TU DONI. Spaventato dai miei peccati e dal cumulo della mia miseria, avevo ventilato in cuor mio e meditato il ritiro nella solitudine. Ma tu me l’hai impedito e mi hai spronato con queste parole: «Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro» (2 Cor 5, 15). Ecco, Signore, io getto in te ogni mio pensiero perché io viva, «perché io veda le meraviglie della tua legge» (Sal 118, 18). Tu conosci la mia stoltezza (cfr. Sal 68, 6) e tutte le mie malattie. INSEGNAMI A COMPIERE IL TUO VOLERE E RISANAMI. IL TUO UNIGENITO, «NEL QUALE SONO NASCOSTI TUTTI I TESORI DELLA SAPIENZA E DELLA SCIENZA» (COL 2, 3), MI HA REDENTO CON IL SUO SANGUE. «Non mi opprimano superbi» (Sal 118, 122), perché ho davanti agli occhi il prezzo della mia redenzione, esso è mio cibo e mia bevanda. È un dono che faccio anche agli altri. Povero quale sono, desidero saziarmi di esso tra quelli che ne mangiano e se ne saziano e «Loderanno il Signore quanti lo cercano» (Sal 21, 27).

  19. Questa Parola è meravigliosa innamora e nonti lascia mai sola o delusa. Ogni giorno iniziare con questa Parola perché ci indichi la via da seguire è un abitudine che fa crescere in noi la pace per affrontare ogni cosa illuminati da ciò che dice alla nostra situazione temporale. Siamo ignoranti di questa Parola la ignoriamo, ignoriamo la Sua potenza e la Sua consolazione troppo concitate e affannate, rumorose e confuse le nostre giornate ma, lasciamo che in un piccolo silenzio Lei, la Parola ci parli e la nostra vita piano piano fiorira perché questa Parola innamora e sappiamo bene che quando siamo innamorati ogni cosa è. Bella.

  20. ….IL PROFETA GEREMIA HA SENTITO LA VOCE POTENTE DI DIO INCITANDOLO AD ANDARE ……
    IO DICO AL MIO DIO:
    Parlami, o DIO , NEL SILENZIO.
    O DIO parla con dolcezza nel mio silenzio,
    quando il chiasso dei rumori esteriori di ciò che mi circonda,
    e il chiasso dei rumori interiori delle mie paure…
    continuano ad allontanarmi da TE .
    Aiutami a confidare che TU sei ancora qui, anche quando
    non riesco ad udirti.
    Dammi orecchi per ascoltare la tua dolce e sommessa voce
    che dice: VENITE A ME, VOI CHE SIETE AFFATICATI E STANCHI ,
    SOLO IN ME TROVERETE RIPOSO.

  21. “Se si fossero ARRESI, non sarebbe DISTRUTTA …Gerusalemme!
    Qualche volta la “debolezza è …forza, LA FORZA di DIO”,
    è stato detto ieri sera alla prima serata biblico-musicale.
    Peccato che il tempo (meteorologico) abbia un poco “modificato” il programma,
    ma solo un poco, infatti quel “temporale …improvviso” non ha affatto deturpato LA BELLEZZA di QUEL TEMA stridente ma allo stesso tempo di “arresa” a Dio, in fondo si stava parlando di “certi altri temporali” quindi è andato proprio a pennello, il “pennello di Dio”.
    Chi può dirlo, forse è stato anche quello …Provvidenza.
    Grazie della SPLENDIDA SERATA DENSA DI CIELO …tra gli tsunami della vita!

  22. LI CONOSCERETE DAI LORO FRUTTI
    S. Giovanni Damasceno, vescovo

    O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore. RALLÉGRATI ANNA, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). ESULTA, O GIOACCHINO, poiché dalla tua figlia è nato per noi un bimbo, ci è stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino è Dio.
    O GIOACCHINO ED ANNA, COPPIA BEATA, VERAMENTE SENZA MACCHIA! DAL FRUTTO DEL VOSTRO SENO VOI SIETE CONOSCIUTI, COME UNA VOLTA DISSE IL SIGNORE: «LI CONOSCERETE DAI LORO FRUTTI» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
    O GIOACCHINO ED ANNA, COPPIA CASTISSIMA! VOI, CONSERVANDO LA CASTITÀ PRESCRITTA DALLA LEGGE NATURALE, AVETE CONSEGUITO, PER DIVINA VIRTÙ, CIÒ CHE SUPERA LA NATURA: AVETE DONATO AL MONDO LA MADRE DI DIO CHE NON CONOBBE UOMO. VOI, CONDUCENDO UNA VITA PIA E SANTA NELLA CONDIZIONE UMANA, AVETE DATO ALLA LUCE UNA FIGLIA PIÙ GRANDE DEGLI ANGELI ED ORA REGINA DEGLI ANGELI STESSI.
    O VERGINE BELLISSIMA E DOLCISSIMA! O FIGLIA DI ADAMO E MADRE DI DIO. BEATO IL SENO, CHE TI HA DATO LA VITA! BEATE LE BRACCIA CHE TI STRINSERO E LE LABBRA CHE TI IMPRESSERO CASTI BACI, QUELLE DEI TUOI SOLI GENITORI, COSICCHÉ TU CONSERVASSI IN TUTTO LA VERGINITÀ! «ACCLAMI AL SIGNORE TUTTA LA TERRA, GRIDATE, ESULTATE CON CANTI DI GIOIA» (SAL 97, 4). ALZATE LA VOSTRA VOCE, GRIDATE, NON TEMETE.

  23. Inno d’Amore al Padre nella preghiera notturna
    (Anna m.)
    Lasciatemi rumori del mondo
    voglio incontrare il mio Dio,
    poterne udire la voce
    che mi chiama con nome di figlia.
    Lasciatemi passioni di questa terra
    voglio innalzarmi al di sopra
    del quotidiano, e confondermi
    fra i Cori celesti
    che affollano la dimora del Padre
    per lasciarmi avvolgere
    dalla sua Luce.
    Lasciatemi, lasciatemi pensieri
    di fatui incontri,
    voglio aspettare l’aurora
    e l’Amato che bussa alla porta.
    Come cerva
    attendo la sua acqua,
    come cerva assetata di grazia.
    Lasciatemi ombre della notte,
    voglio incontrare l’aurora,
    voglio cantare al mio Dio
    a Colui che di Sé m’innamora.

  24. ” ..tempi burrascosi , i tuoi “, Geremia …

    Tempi burrascosi.. ma ” il Signore è QUI  e TI CHIAMA ” , per Nome

    E allora Signore , in qualunque momento o situazione ci troviamo , AIUTA anche a noi a dire ” ho AFFIDATO A TE  la mia causa … “, …Ti affido anche il mio passato , i miei sbagli … le mie impotenze e fatiche , le mie fragilità …
     a Te che ” conosci i sentimenti e i pensieri segreti dell’uomo “….a Te AFFIDO … ci provo ….
    e finalmente trovo Riposo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *