PREPARIAMOCI ALLA 

FESTA  DI  S. BIAGIO

2 – 3 – 4 FEBBRAIO 2018

Cari Amici . E’ ormai vicina la festa di S. BIAGIO cara a tutti noi. Quest’anno, mentre sono ancora in corso necessari lavori di manutenzione, la celebreremo accentuando gli aspetti spirituali…

  • DOPO OGNI S.MESSA SI BENEDICE LA GOLA   con le candele che ci ricordano il nostro Battesimo con questa preghiera: Per intercessione di S. Biagio, Vescovo e martire, il Signore ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Amen
  • PRENDIAMO E PORTIAMO A CASA UN PANINO  BENEDETTO,                                        simbolo di Gesù Pane di vita e forza per noi.   
  • PER INTERCESSIONE DI S. BIAGIO, chiediamo al Signore 3 GRANDI DONIPACE – SALUTE – GIOIA ETERNA
  •  PREGHIAMO:  ESAUDISCI, SIGNORE, LA TUA FAMIGLIA, RIUNITA NEL RICORDO DEL MARTIRE SAN BIAGIO.  DONALE PACE E SALUTE NELLA VITA PRESENTE, PERCHÉ  GIUNGA ALLA GIOIA DEI BENI ETERNI.   PER CRISTO NOSTRO SIGNORE. AMEN

P R O G R A M M A 

  • VENERDI 2  FEBBRAIO 2018

– Ore 11.00: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO    – Ore 15.30: Recita del S. Rosario per gli ammalati     – Ore 16.00: SANTA MESSA   Concelebrano i sacerdoti dell’opera D. Orione                          

  •  SABATO 3  FEBBRAIO 2018 

– Ore 8. 30:  SANTA MESSA   – Ore 11.00: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO                    – Ore 15.30: Recita del S. Rosario per gli ammalati  – Ore 16.00: MESSA PREFESTIVA  Presiede D. Gianni Petroni –  Parroco del Carmine                                                            – Ore 21.00: SANTA MESSA animata dai Laici MLOPresiede D. Rosario                           – Segue “caffè di Don Orione”

  •  DOMENICA 4  FEBBRAIO  2018

– Ore 8.30:  SANTA MESSA   – Ore 11.00: S. MESSA SOLENNE – Presiede D. Gianni e  canta la Corale della Parrocchia del Carmine   – Ore 15.30: Recita del S. Rosario per gli ammalati   – Ore 16.00: SANTA MESSA DI RINGRAZIAMENTO

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27 GENNAIO 2018   

“ IL GOLGOTA DEL MONDO CONTEMPORANEO”         MESSAGGIO  DI  G. PAOLO II 

 

  • A) RICORDARE IL PASSATO… – Ricordare deve farsi lezione severa…“…A mezzo secolo di distanza, i singoli, le famiglie, i popoli custodiscono ancora il ricordo di quei sei terribili anni: memorie di paure, di violenze, di penuria estrema, di morte…Col trascorrere del tempo, i ricordi non devono impallidire; devono piuttosto farsi lezione severa per la nostra e le future generazioni”
  • 2°-Pellegrini ai campi di sterminio, ci chiediamo: perchè si giunse a tanto?…Auschwitz, accanto a tanti altri lager, resta il simbolo drammaticamente eloquente delle conseguenze del totalitarismo: Il pellegrinaggio a quei luoghi con la memoria e con il cuore, in questo cinquantesimo anniversario, è doveroso. Mi inginocchio…su questo Golgota del mondo contemporaneo”…
  •  Da tale  meditazione sgorgano interrogativi che l’umanità non può non porsi. Perchè si giunse ad un simile grado di annientamento dell’uomo e dei popoli? Perchè, finita la guerra, non si sono tratte dalla sua amara lezione le dovute conseguenze per l’insieme del continente Europeo?”
  • IO, ELISA SPRINGER, HO VISTO DIO. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza.
  • Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore.     Poi lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz.
  •  Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime…
  • Lo avevo smarrito nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
  • Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti.    Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità.   Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.
  • ETTY HILLESUM – PAGINE DAL DIARIO 1941-1943
    1. Io non chiamo in causa la tua responsabilità…

    Esistono persone che si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento, invece di salvare te, mio Dio.   Mio Dio è un periodo troppo duro per persone fragili come me. Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietavano le strada per la campagna: Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla, non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po’ spiacevole, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla  L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Io non chiamo in causa la tua responsabilità… tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. agli altri a piene mani. La mia vita  è diventata un colloquio ininterrotto con te, Mio Dio, un unico grande colloquio. A volte, quando me ne sto in un angolino del campo, i miei piedi piantati sulla tua terra, i miei occhi rivolti al cielo, le lacrime mi scorrono sulla faccia, lacrime che sgorgano da una profonda emozione e riconoscenza. Anche di sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te…lacrime di riconoscenza mi scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera… a volte vorrei incidere delle piccole massime e storie appassionate ma mi ritrovo prontamente con una parola sola: DIO e questa parola contiene tutto…

  • Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di “sfasciarmi” sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all’improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il “dolore dell’umanità”.
  • Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purché tu mi tenga per mano. Andrò dappertutto e cercherò di non aver paura. A volte credo di desiderare l’isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini. 
  • Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi; non vedo nessun’altra soluzione, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E’ l’unica soluzione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove….
  • LEGGI TUTTO: + MI INGINOCCHIO DAVANTI A QUESTO GOLGOTA …

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L’AMORE DI CRISTO CI SPINGE (2COR 5,14)

Nella FESTA DELLA CONVERSIONE DI S. PAOLO ABBIAMO OSATO… chiedergli un’intervista.  ECCO COSA CI HA DETTO…

1° – L’UOMO 

  •     Per cominciare la nostra conversazione: dove sei nato? “Io  sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo  senza importanza.( Atti c. 21,39)
  • I tuoi hanno potuto mandarti a perfezionare gli studi: dove? Io sono  un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città,  formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge  paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. ( Atti c. 22,3)
  • Una cosa ci incuriosisce: è vero che parlavi diverse lingue? Sul punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: “Posso dirti una parola?”. “Conosci il greco?, disse quello, Allora  non sei quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato i quattromila ribelli?”. Paolo, stando in piedi sui gradini,  fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse  loro la parola in ebraico (Atti c. 21,37)
  • Davvero  avevi la cittadinanza romana? Quanto avevi pagato per ottenerla? Il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza,  prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello. Ma quando l’ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al  centurione: “Potete voi flagellare un cittadino  romano, non ancora giudicato?”. Udito ciò, il centurione corse a  riferire al tribuno: “Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un  romano!”.  Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò:  “Dimmi, tu sei cittadino romano?”. Rispose: “Sì”. Replicò il  tribuno: “Io questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo”. Paolo  disse: “Io, invece, lo sono di nascita!”.  (Atti c. 22,20ss) 
  • Ma avevi imparato anche un mestiere manuale?  Paolo si recò da loro (Aquila e Priscilla) e poiché erano del medesimo  mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di  mestiere fabbricatori di tende. (Atti c.18,1ss) 
  • E la tua costituzione fisica?  Eri anche un bravo nuotatore?  Tre  volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre  volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle  onde.  Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli;   fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni,  freddo e nudità( 2Cor.11,25)
  1. IL PERSECUTORE ATTERRATO… 
  • Ci risulta che  infuriavi contro la Chiesa. Perché? Saulo era fra coloro che approvarono l’uccisione di Stefano. Persone pie  seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto  infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e  donne e li faceva mettere in prigione.Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e  diffondevano la parola di Dio. ( At. 8,1s) 
  • Raccontaci di quel viaggio che ti ha cambiato la vita… Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i  discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli  chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne,  seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che,  mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli  diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.  (Atti c.  9,1ss)
  • Chi ti buttò a terra, cosa ti disse? “Io sono Gesù, che tu perseguiti!  Orsù, alzati  ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli  occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a  Damasco,  dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né  cibo né bevanda.
  • Saulo, fratello mio…Uno che tu volevi far fuori, ti chiamò così?  Ora c’era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in  una visione gli disse: “Anania!”. Rispose: “Eccomi, Signore!”. “Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa  di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando. Anania andò, entrò  nella casa, gli impose le mani e disse: Saulo, fratello mio, mi ha  mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale  venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”. E  improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e  ricuperò la vista; fu battezzato,  poi prese cibo e le forze gli  ritornarono.

« IO, CHE PER L’INNANZI ERO STATO   UN BESTEMMIATORE, UN PERSECUTORE…MI È STATA USATA MISERICORDIA »  (1Tm 1,13)

S. GIOVANNI CRISOSTOMO: Panegirico di san Paolo       Che cosa sia l’uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante, lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2, 18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l’offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa. Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l’unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi. Il godere dell’amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All’infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. Pensava infine che la morte, la sofferenza e mille supplizi diventassero come giochi da bambini quando si trattava di sopportarli per Cristo.

  • S. LUIGI ORIONE: – TEMPRA E CUORE   DELL’APOSTOLO PAOLO  “Don Orione ebbe la tempra e il cuore dell’Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all’ardimento, tenace e dinamico fino all’eroismo. Mirabile è Dio nei suoi santi” (Giovanni Paolo II)

– IL GRANDE SEGRETO  Rapporto vitale con Cristo

  1. PAOLO: “Sono stato crocifisso con  Cristoe non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita  nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me(Gal 2,20) DON ORIONE :  “Le mie regole voi non le conoscete, ma voi conoscete la mia vita …Un cuore senza confini perché dilatato dalla carità del mio Dio Gesù crocifisso.” (Scr.102,32)
  2. Esperienza d’amore: PAOLO:Una notte in visione il Signore disse a Paolo: “Non aver paura,  ma continua a parlare e non tacere,  perché io sono con te, nessuno  cercherà di farti del male”(At 18,9s). 
  3. DON ORIONE: Era una sera, quando sono entrato nella chiesuola del mio paese e posi la testa ai piedi di quel vecchio Crocifisso, che è là, entrando, quando: Gesù è con te!  mormorò vicino al mio cuore il Signore: sono qui ad amarti per tutti.!  (Scr.69,211) 
  4. UN PROGRAMMA DI VITA:     Vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli… che hanno fame e sete di verità e di Dio; vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi, aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti; vorrei diventare lo stolto di Cristo e vivere e morire della stoltezza della carità per i miei fratelli!   Amare sempre e dare la vita cantando l’Amore! Spogliarmi di tutto! Seminare la carità lungo ogni sentiero; seminare Dio in tutti i modi, in tutti i solchi; inabissarmi sempre infinitamente e volare sempre più alto infinitamente, cantando Gesù e la Santa Madonna e non fermarmi mai.   Fare che i solchi diventino luminosi di Dio; diventare un uomo buono tra i miei fratelli; abbassare, stendere sempre le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull’altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio.  Gesù è morto con le braccia aperte. È Dio che si è abbassato e immolato con le braccia aperte. Carità! Voglio cantare la carità! Avere una gran pietà per tutti! 036PG
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PREPARIAMOCI ALLA 

FESTA  DI  S. BIAGIO

2 – 3 – 4 FEBBRAIO 2018

Cari Amici . E’ ormai vicina la festa di S. BIAGIO cara a tutti noi. Quest’anno, mentre sono ancora in corso necessari lavori di manutenzione, la celebreremo accentuando gli aspetti spirituali…

  • DOPO OGNI S.MESSA SI BENEDICE LA GOLA   con le candele che ci ricordano il nostro Battesimo con questa preghiera: Per intercessione di S. Biagio, Vescovo e martire, il Signore ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Amen
  • PRENDIAMO E PORTIAMO A CASA UN PANINO  BENEDETTO,                                        simbolo di Gesù Pane di vita e forza per noi.   
  • PER INTERCESSIONE DI S. BIAGIO, chiediamo al Signore 3 GRANDI DONI: PACE – SALUTE – GIOIA ETERNA
  •  PREGHIAMO:  ESAUDISCI, SIGNORE, LA TUA FAMIGLIA, RIUNITA NEL RICORDO DEL MARTIRE SAN BIAGIO.  DONALE PACE E SALUTE NELLA VITA PRESENTE, PERCHÉ  GIUNGA ALLA GIOIA DEI BENI ETERNI.   PER CRISTO NOSTRO SIGNORE. AMEN

P R O G R A M M A 

  • VENERDI 2  FEBBRAIO 2018

– Ore 11.00: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO    – Ore 15.30: Recita del S. Rosario per gli ammalati     – Ore 16.00: SANTA MESSA   Concelebrano i sacerdoti dell’opera D. Orione                          

  •  SABATO 3  FEBBRAIO 2018 

– Ore 8. 30:  SANTA MESSA   – Ore 11.00: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO                    – Ore 15.30: Recita del S. Rosario per gli ammalati  – Ore 16.00: MESSA PREFESTIVA  Presiede D. Gianni Petroni –  Parroco del Carmine                                                            – Ore 21.00: SANTA MESSA animata dai Laici MLOPresiede D. Rosario                           – Segue “caffè di Don Orione”

  •  DOMENICA 4  FEBBRAIO  2018

– Ore 8.30:  SANTA MESSA   – Ore 11.00: S. MESSA SOLENNE – Presiede D. Gianni e  canta la Corale della Parrocchia del Carmine   – Ore 15.30: Recita del S. Rosario per gli ammalati   – Ore 16.00: SANTA MESSA DI RINGRAZIAMENTO

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  • IL DIALOGO ECUMENICO : Con quali Atteggiamenti?   L’impegno ecumenico risponde alla preghiera del Signore Gesù che chiede che « tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).  

 1 Dopo aver detto queste parole Gesù guardò in alto verso il cielo e disse: «Padre, l’ora è venuta.  Padre santo, conserva uniti a te quelli che mi hai affidati, perché siano una cosa sola come noi.  «Quando ero con loro, io li proteggevo. Per questo tu me li hai dati. Io li ho protetti, e nessuno di loro si è perduto, tranne quello che doveva perdersi, realizzando ciò che la Bibbia aveva predetto. 13 Ma ora io ritorno verso di te, e dico queste cose mentre sono ancora sulla terra, perché essi abbiano tutta la mia gioia. Io non ti prego di toglierli dal mondo, ma di proteggerli dal Maligno. Essi non appartengono al mondo, come io non appartengo al mondo. Tu mi hai mandato nel mondo: così anch’io li ho mandati nel mondo. E io offro me stesso in sacrificio per loro, perché anch’essi siano veramente consacrati a te. Gesù e i futuri credenti  «Io non prego soltanto per questi miei discepoli, ma prego anche per altri, per quelli che crederanno in me dopo aver ascoltato la loro parola.  Fa’ che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato. Così potranno essere perfetti nell’unità, e il mondo potrà capire che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me.

2.Imparare gli uni dagli altri?  Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! Quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi.

  1. Per esempio? Solo per fare un esempio, nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità.
  2. E con gli Ebrei,  quale dialogo è possibile?  Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata, perché «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). Crediamo insieme con loro nell’unico Dio che agisce nella storia, e accogliamo con loro la comune Parola rivelata.

5Come guardare alle incomprensioni del passato? L’affetto che si è sviluppato ci porta sinceramene ed amaramente a dispiacerci per le terribili persecuzioni di cui furono e sono oggetto…  Quali grandi valori ci uniscono? Dio continua ad operare nel popolo dell’Antica Alleanza  Anche la Chiesa si arricchisce quando raccoglie i valori dell’Ebraismo. … esiste una ricca complementarietà che ci permette di leggere insieme i testi della Bibbia ebraica e aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola, come pure di condividere molte convinzioni etiche e la comune preoccupazione per la giustizia e lo sviluppo dei popoli.  (Ev.Gaudium, 2013).

  •  NEL RAPPORTO CON GLI ALTRI  dialogo del “et-et”  della complementarietà non atteggiamenti da “aut-aut”    Con passione per la carità abituandoci ad una delicata correzione fraterna e al perdono reciproco ricordando il comando del Signore  (MT 5,23s)  Apprezzamento e riconoscenza a Dio per i doni dell’altro che sono sempre per l’utilità comune!!! cfr. 1Cor 12,7
  • COL CUORE DI  DON ORIONE  
    • I bei giorni della Chiesa « Felici gli occhi che vedranno l’Occidente e l’Oriente unirsi per formare i bei giorni della Chiesa! » Nulla resisterà alla carità di Gesù Cristo e del suo Vicario. E ciascuno avrà un cuore vivo di Dio, si sentirà e sarà operaio di Dio. E quella sarà l’ora di Dio, sarà la grande giornata di Gesù Cristo, Signore, Salvatore e Dio nostro! E Gesù vincerà il mondo così: nella carità, nella misericordia. (Lett. I, 310)
    • Ecumenismo della carità: “È venuto da me un signore, il quale mi ha detto: – Voglio fondare un Ospizio Cattolico, e lei si sente di mandarmi i suoi preti? – Ed io: – Se per cattolico intende universale, cioè dove si possono accettare tutti, sì che accetto di mandare il personale; ma se vuole fondare un Ospedale esclusivamente per i cattolici, no che non accetto – (e fa segno con la testa e con la mano). Tenete a mente queste parole, perché, quando si presenta uno che ha un dolore, non si stà lì a domandare se ha il battesimo, ma se ha un dolore. “ Parola VIII, 19- 196

    THE STORY OF THE PORCUPINES  

    During the ice age many animals died because of the cold. Seeing this situation, the porcupines decided to group together so that they could benefit from the heat of each other’s body … So they grouped up and protected one another. But they hurt one another with their thorns and unable to bear the pain, they decided to separate and stay away from one another… As soon as they became alone in the cold, they started to freeze to death again. So they had to make a choice: either they died; or they accepted their neighbor’s thorns. They wisely decided to stay together again.  They learned to live with the small wounds that a very close relationship could cause, because the most important thing was the warmth given by the other.  And in the end they survived…

    Ecco quanto è buono e quanto è soave       che i fratelli vivano insieme!

17  GENNAIO 2018 GIORNATA DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO

“Il Verbo che si è fatto carne è davvero il “bacio” di Dio 

all’umanità  assetata di amore” 

E’ LUI LA NOSTRA PACE

I NOSTRI FRATELLI MAGGIORI – Le radici ebraiche della fede cristiana

 L’ebraicità di Gesù: 

– La madre di Gesù è una giovane ebrea, figlia di genitori ebrei che partecipano al culto divino. Giuseppe, lo sposo di Maria, è un ebreo della stirpe di Davide. Gesù è quindi nato in una famiglia di ebrei osservanti ed è nato a Betlemme di Giudea, come predetto da Michea (5,1). Che Gesù appartenga al popolo ebraico non è marginale…Ad Israele Dio ha donato la Torah, la sua Parola che i Maestri ebrei definiscono il “bacio” di Dio agli uomini.  L’evangelista Matteo inizia il suo Vangelo con la “Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda…”, e così fino ad arrivare a Giuseppe, sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù.

  • Qualche episodio significativo sull’ebraicità di Gesù:

1) – Otto giorni dopo la sua nascita, Gesù viene presentato dai suoi genitori al tempio di Gerusalemme dove viene offerto al Signore e circonciso, secondo la Legge di Mosè (Lc 2,21).

2) – Quando poi Gesù raggiunge l’età stabilita dalla Legge, diventa “figlio del precetto”. Il Vangelo di Luca riporta l’episodio di Gesù giovinetto ritrovato nel tempio “seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava” (2,46);

3) – I Vangeli raccontano che Gesù, come tutti gli ebrei osservanti, si recava a Gerusalemme, per le feste di Pèsach (Pasqua), Shavuòt (Pentecoste) e Sukkòt (Capanne).

4) – Gesù era un Maestro ebreo, un Rabbino che conosceva la Torah, i Profeti e gli altri Scritti. Egli citava spesso i testi sacri, e recitava i Salmi. Il Rabbi di Nazaret frequentava il Tempio di Gerusalemme e partecipava alla liturgia sinagogale. Luca, nel suo Vangelo, dice che Gesù “insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi”.

5) – quando recitiamo i Salmi, ci rivolgiamo a Dio con le stesse parole con cui il Figlio di Dio conversava col Padre suo. I Salmi con cui la Chiesa prega sono i Salmi di Israele; sono gli stessi con cui  pregava e prega il popolo ebraico. Il Padre Nostro, la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, così cara a noi cristiani, ha le sue fonti ebraiche, tant’è che un ebreo non avrebbe alcuna difficoltà a recitarla con noi. Quindi, come ha detto Giovanni Paolo II nella Sinagoga di Roma: «La religione ebraica non ci è “estrinseca” ma, in un certo senso, è “intrinseca” alla nostra religione. Noi abbiamo dunque verso di lei dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Voi siete i nostri fratelli preferiti e, in un certo senso, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori». Il Rabbi di Nazaret, è “nostro fratello maggiore”. Egli è la Parola di Dio che si è fatta carne nel grembo di una fanciulla ebrea.  E’ il nostro Maestro che, come ai discepoli di Emmaus, svela alla Chiesa il senso profondo delle Scritture d’Israele.  Il Verbo che si è fatto carne è davvero il “bacio” di Dio all’umanità assetata di amore.

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Cari amici, RICORDO CHE SABATO 13 H. 16 A VILLA S. BIAGIO RIPRENDIAMO IL CAMMINO DI SCUOLA DI PREGHIERA E DI VITA…SUL TEMA “ COSTRUIAMO MURI O …PONTI?” – MOHAMED DOMANDA E DON ORIONE RISPONDE…CON LA LETTERA AGLI EFESINI  E COMUNICANDOCI LE SUE ESPERIENZE MISSIONARIE…CONCEDITI UNA PAUSA DI PACE E BELLEZZA…DV

 

Mohamed  domanda:  Caro Don Orione Forse non dovrei rivolgermi  a Lei così confidenzialmente. Primo perché non sono italiano e faccio fatica ad esprimermi nella vostra lingua. E poi perché non sono cristiano ma musulmano.  Sono in Italia da diversi anni. Ho trovato un lavoro e, a dire il vero, il  padrone mi vuole anche bene, a suo modo. Ma in questi ultimi anni, a causa dei vari attentati terroristici, tutto è diventato più difficile per noi immigrati. Ci sentiamo guardati male. In treno nessuno si siede volentieri accanto a noi. Per strada, la gente, se può ci evita, facendo  finta di non vederci. Perché? Non siamo tutti terroristi. (Mohamed –  Marocco)

DON ORIONE RISPONDE:  Caro fratello musulmano Ti sono grato perché non hai avuto paura di rivolgerti a me,  per confidarmi la pena e il disagio che provi nel trovarti in un paese straniero. Una sensazione che ho provato anch’io: posso capire. C’è il disagio di non sapersi esprimere bene in una lingua straniera. Ma soprattutto  la tristezza di sentirti guardato con diffidenza e, a volte, con disprezzo. Ti racconterò qualcosa di quel pochino che ho fatto per alleviare le sofferenze degli Italiani emigrati in America latina…               ATTINGENDO ALLA SORGENTE: LETT. EFESINI

  1. Un unico progetto di salvezza  per tutti gli uomini: Nel suo amore  Dio ci ha fatto conoscere  il segreto progetto della sua volontà: quello che fin da principio generosamente aveva deciso di realizzare per mezzo di Cristo.  Così Dio conduce la storia  al suo compimento:  riunisce tutte le cose, sotto un unico capo, Cristo. (1,10s)        
  2. Dio non ama i muri: li ha abbattuti in Gesù,  nostra pace. Voi eravate lontani dal Cristo; eravate stranieri, non appartenevate al popolo di Dio; eravate esclusi dalle sue promesse e dalla sua alleanza; eravate nel mondo persone senza speranza e senza Dio. Ora invece, uniti a Cristo Gesù per mezzo della sua morte, voi, che eravate lontani, siete diventati vicini. INFATTI CRISTO È LA NOSTRA PACE: egli ha fatto diventare un unico popolo i pagani e gli Ebrei; egli ha demolito quel muro che li separava e li rendeva nemici. (2,11ss)   

LEGGI TUTTO IN FILE ALLEGATO – D 4 DON ORIONE DACCI UNA MANO MURI O PONTI GENN. 18

  • Cittadini del mondo… Il tuo Cristo è ebreo,  la tua democrazia è greca, la tua scrittura è latina,  i tuoi numeri sono arabi,                        la tua auto è giapponese, il tuo caffè brasiliano, il tuo orologio è svizzero,la tua pizza è italiana,  la tua camicia è hawaiana,     le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine.   Cittadino  del  mondo  non  rimproverare  il  tuo  vicino    di  essere  straniero…  (graffito su un muro  di Berlino)

PARLIAMONE TRA NOI:  Come guardi e accogli i fratelli provenienti da altri paesi?  Cosa pensi del  dialogo tra le varie religioni?( impossibile, pericoloso,  utile, necessario?…) Nel nostro piccolo, cosa possiamo fare per costruire “ponti” con i “lontani” che ci stanno… vicini?                                    donalesiani@gmail.com    www.sanbiagiofano.it

 A -LA PACE: CHIEDIAMOLA AL SIGNORE. E’ SUO DONO! 

  •  Per la famiglia: Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d’ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Ti benedica il Signore! Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme per tutti i giorni della tua vita. Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Pace su Israele!  (Salmo128)
  • Per la nostra città: Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su di te sia pace!». Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene. (Sl. 122)
  • GESÙ CI DONA UNA PACE TUTTA “SPECIALE” (Gv 14,25) Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la  do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
  • GESÙ NON AMA I “MURI”… COSTRUISCE PONTI Uniti a Cristo Gesù, voi, che eravate lontani, siete diventati vicini.   Cristo è la nostra pace: egli ha fatto diventare un unico popolo i pagani e gli Ebrei; egli ha demolito quel muro che li separava e li rendeva nemici. Così, ha creato un popolo nuovo, e ha portato la pace fra loro;  per mezzo della sua morte in croce li ha uniti in un solo corpo, e li ha messi in pace con Dio. (Ef 2,11)
  •  PAOLO: LA CHIESA UN SOLO CORPO  –Cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati.  Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo.  Uno solo è Dio, Padre di tutti,  che in tutti è presente e agisce. Così  si costruisce il corpo di Cristo.  (Ef. 4,1ss)  
  • L’AMORE CRESCE COSI’:  PERMESSO, GRAZIE, SCUSA! Nella famiglia «è necessario usare tre parole. Vorrei ripeterlo. Tre parole: permesso, grazie, scusa. Tre parole chiave! Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, – quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, quando in una famiglia si sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia». Siamo generosi nel ripeterle… dette al momento giusto, proteggono e alimentano l’amore giorno dopo giorno.
  • IL DECALOGO DELLA PACE IN FAMIGLIA 
  1. Accettare di essere diversi…
  2. alla base un “contratto”: non ci faremo mai soffrire volontariamente
  3. Considerare gli aspetti positivi, relativizzare i mini problemi
  4. L’amore cresce attraverso questi piccoli perdoni
  5. Parlare e spiegarsi: ti chiedo perdono, mi sono innervosito…
  6. Riconoscere la ferita che si è fatta
  7. Dare tempo al tempo…
  8. Imparare a negoziare, mettendosi al posto dell’altro…
  9. Riconciliarsi e saper ripartire “come prima”
  10. Un perdono totale è una cosa divina… guardiamo il Cristo in croce…
  • LA PREGHIERA DELLA SERA… è una buona occasione per scambiarci il perdono.
  • Amare è essere capaci di dire insieme il Padre nostro (B. Ferrero)

 L’UOMO UMILE E PACIFICO: Mantieni anzitutto in pace te stesso e così potrai pacificare gli altri. L’uomo operatore di pace giova più dell’uomo dotto. Chi è veramente in pace non sospetta di nessuno; chi invece è malcontento e inquieto è agitato da molti sospetti: né lui è in pace, né lascia in pace gli altri. Sarebbe più giusto che tu accusassi te stesso e scusassi il tuo fratello. Se vuoi essere sopportato, sopporta tu gli altri. Dalla «Imitazione di Cristo»  (Lib. 2)

 CITTADINI DEL MONDO…

Il tuo Cristo è ebreo,la tua democrazia è grecala tua scrittura è latina,  i tuoi numeri sono arabila tua auto è giapponese, il tuo caffè brasiliano,  il tuo orologio è svizzero, il tuo walkman è coreanola tua pizza è italiana,  la tua camicia è hawaiana.

CITTADINO  DEL  MONDO  NON  RIMPROVERARE  IL  TUO  VICINO  DI  ESSERE  STRANIERO…  (graffito su un muro  di Berlino)

 C- TESTIMONI DI PACE :  Shahbaz Bhatti- Ministro pakistano per le minoranze religiose ucciso il 2.3.2011  «Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa.  Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti mi hanno minacciato…. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.  Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo…Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna». Corriere- giovedì 3 marzo 2011

PARLIAMONE TRA NOI:

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  1. Accogliamo la luce viva ed eterna
    Dai «Discorsi» di san Sofronio, vescovo

    Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui. NESSUNO SE NE SOTTRAGGA, NESSUNO SI RIFIUTI DI PORTARE LA SUA FIACCOLA.
    Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l’abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. MA LE NOSTRE LAMPADE ESPRIMANO SOPRATTUTTO LA LUMINOSITÀ DELL’ANIMA, CON LA QUALE DOBBIAMO ANDARE INCONTRO A CRISTO. Come infatti la Madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce.
    La luce venne nel mondo (cfr. Gv 1, 9) e, dissipate le tenebre che lo avvolgevano, lo illuminò. Ci visitò colui che sorge dall’alto (cfr. Lc 1, 78) e rifulse a quanti giacevano nelle tenebre. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. Così indicheremo che a noi rifulse la luce, e rappresenteremo lo splendore divino di cui siamo messaggeri. PER QUESTO CORRIAMO TUTTI INCONTRO A DIO. ECCO IL SIGNIFICATO DEL MISTERO ODIERNO.
    LA LUCE VERA CHE ILLUMINA OGNI UOMO CHE VIENE IN QUESTO MONDO (CFR. GV 1, 9) È VENUTA. TUTTI DUNQUE, O FRATELLI, SIAMONE ILLUMINATI, TUTTI BRILLIAMO. NESSUNO RESTI ESCLUSO DA QUESTO SPLENDORE, NESSUNO SI OSTINI A RIMANERE IMMERSO NEL BUIO. MA AVANZIAMO TUTTI RAGGIANTI E ILLUMINATI VERSO DI LUI. Riceviamo esultanti nell’animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. Innalziamo canti di ringraziamento al Padre della luce, che mandò la luce vera, e dissipò ogni tenebra, e rese noi tutti luminosi. La salvezza di Dio, infatti, preparata dinanzi a tutti i popoli e manifestata a gloria di noi, nuovo Israele, grazie a lui, la vedemmo anche noi e subito fummo liberati dall’antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.
    ANCHE NOI, ABBRACCIANDO CON LA FEDE IL CRISTO CHE VIENE DA BETLEMME, DIVENIMMO DA PAGANI POPOLO DI DIO. EGLI, INFATTI, È LA SALVEZZA DI DIO PADRE. VEDEMMO CON GLI OCCHI IL DIO FATTO CARNE. E PROPRIO PER AVER VISTO IL DIO PRESENTE FRA NOI ED AVERLO ACCOLTO CON LE BRACCIA DELLO SPIRITO, CI CHIAMIAMO NUOVO ISRAELE. NOI ONORIAMO QUESTA PRESENZA NELLE CELEBRAZIONI ANNIVERSARIE, NÉ SARÀ ORMAI POSSIBILE DIMENTICARCENE.

  2. L’UTILITA’DI UN SASSO
    “C’era una volta in un inverno freddissimo, un uccellino che volava su un campo innevato.
    Avendo le zampette piene di neve cercava un posto su cui appoggiarsi.
    Dall’alto sembrava che tutto fosse ricoperto di neve.
    Scendendo più in basso, però, si accorse che c’era una pietra che ne era priva.
    Allora l’uccellino si avvicinò e chiese al sasso: “Scusami sono infreddolito e ho le zampette piene di neve,
    posso poggiarmi su di te per qualche istante?”
    Il sasso lo guardò e subito disse: “Ma certo!”.
    L’uccellino si posò, si asciugò le zampette e dopo qualche minuto riprese il viaggio.
    Nel ripartire disse alla pietra: “Grazie, sei stato veramente gentile, eri l’unico su cui potevo poggiarmi. Ti sarò sempre debitore”.
    Ma il sasso rispose: “Grazie a te! Ora non mi chiederò più che ci sto a fare”.

  3. ….E QUANDO
    (Adele Caramico)
    …E QUANDO i miei piedi saranno stanchi di camminare
    incontro a te verrò.
    …E QUANDO le mie mani saranno stanche di lavorare
    incontro a te verrò.
    …E QUANDO i miei occhi saranno stanchi di guardare
    incontro a te verrò.
    …E QUANDO il mio cuore sarà stanco di battere
    tu mi verrai incontro e mi porterai con te.
    Fa’ o mio Signore che tutto di me possa essere
    stanco.
    MA MAI IL MIO CUORE DI AMARE!

  4. LA CROCE SIA LA TUA GIOIA ANCHE IN TEMPO DI PERSECUZIONE
    san Cirillo di Gerusalemme, vescovo

    Senza dubbio ogni azione di Cristo è fonte di gloria per la Chiesa cattolica; ma la croce è la gloria delle glorie. È proprio questo che diceva Paolo: LUNGI DA ME IL GLORIARMI SE NON NELLA CROCE DI CRISTO (cfr. Gal 6, 14). Fu certo una cosa straordinaria che QUEL POVERO CIECO NATO riacquistasse la vista presso la piscina di Sìloe: ma cos’è questo in paragone dei CIECHI DI TUTTO IL MONDO? Cosa eccezionale e fuori dell’ordine naturale che LAZZARO, morto da ben quattro giorni, ritornasse in vita. Ma questa fortuna toccò a lui e a lui soltanto. Che cosa è mai se pensiamo a tutti quelli che, sparsi nel mondo intero, erano morti per i peccati?
    Stupendo fu il prodigio che moltiplicò I CINQUE PANI FORNENDO IL CIBO A CINQUEMILA UOMINI con l’abbondanza di una sorgente. Ma che cosa è questo miracolo quando pensiamo a TUTTI COLORO CHE SULLA FACCIA DELLA TERRA ERANO TORMENTATI DALLA FAME DELL’IGNORANZA? Così pure fu degno di ammirazione il miracolo che in un attimo liberò dalla sua infermità quella donna che Satana aveva tenuta legata da ben diciotto anni. Ma anche questo che cos’è mai in confronto della liberazione di tutti noi, carichi di tante catene di peccati?
    La gloria della croce ha illuminato tutti coloro che erano ciechi per la loro ignoranza, ha sciolto tutti coloro che erano legati sotto la tirannide del peccato e ha redento il mondo intero.
    NON DOBBIAMO VERGOGNARCI DUNQUE DELLA CROCE DEL SALVATORE, ANZI GLORIÀMOCENE. PERCHÉ SE È VERO CHE LA PAROLA «CROCE» È SCANDALO PER I GIUDEI E STOLTEZZA PER I PAGANI, PER NOI È FONTE DI SALVEZZA.
    Se per quelli che vanno in perdizione è stoltezza, per noi che siamo stati salvati, è fortezza di Dio. Infatti non era un semplice uomo colui che diede la vita per noi, BENSÌ IL FIGLIO DI DIO, DIO STESSO, FATTOSI UOMO. Egli non morì contro la sua volontà, né fu la violenza a sacrificarlo, ma si offrì di propria volontà. Ascolta quello che dice: Io ho il potere di dare la mia vita e il potere di riprenderla (cfr. Gv 10, 18). Egli dunque andò incontro alla sua passione di propria volontà, LIETO DI UN’OPERA COSÌ SUBLIME, PIENO DI GIOIA DENTRO DI SÉ PER IL FRUTTO CHE AVREBBE DATO CIOÈ LA SALVEZZA DEGLI UOMINI. NON ARROSSIVA DELLA CROCE, PERCHÉ PROCURAVA LA REDENZIONE AL MONDO. NÉ ERA UN UOMO DA NULLA COLUI CHE SOFFRIVA, BENSÌ DIO FATTO UOMO, E COME UOMO TUTTO PROTESO A CONSEGUIRE LA VITTORIA NELL’OBBEDIENZA.
    Perciò la croce non sia per te fonte di gaudio soltanto in tempo di tranquillità, ma confida che lo sarà parimenti nel tempo della persecuzione. NON TI AVVENGA DI ESSERE AMICO DI GESÙ SOLO IN TEMPO DI PACE E POI NEMICO IN TEMPO DI GUERRA.
    È STATO CROCIFISSO PER TE GESÙ, CHE NULLA AVEVA FATTO DI MALE: E TU NON TI LASCERESTI CROCIFIGGERE PER LUI CHE FU INCHIODATO SULLA CROCE PER TE? NON SEI TU A FARE UN DONO, MA A RICEVERLO PRIMA ANCORA DI ESSERE IN GRADO DI FARLO, E IN SEGUITO, QUANDO VIENI A CIÒ ABILITATO, TU RENDI SEMPLICEMENTE IL CONTRACCAMBIO DELLA GRATITUDINE, SCIOGLIENDO IL TUO DEBITO A COLUI CHE PER TUO AMORE FU CROCIFISSO SUL GOLGOTA.

  5. 31 GENNAIO 2018: FESTA DI S. GIOVANNI BOSCO
    IL NOSTRO SANTUARIO S. GIOVANNI BOSCO, FU DEDICATO DA DON ORIONE AL SUO PADRE E MAESTRO… PER ESPRIMERGLI TUTTA LA DEVOZIONE E LA GRATITUDINE CHE GLI CONSERVÒ PER TUTTA LA VITA.
    CI FA BENE RILEGGERE QUALCHE PENSIERO DI DON BOSCO SULL’EDUCAZIONE DEI GIOVANI…

    1. QUANTE VOLTE, MIEI CARI FIGLIUOLI, NELLA MIA LUNGA CARRIERA HO DOVUTO PERSUADERMI DI QUESTA GRANDE VERITÀ! E’ CERTO PIÙ FACILE IRRITARSI CHE PAZIENTARE: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità.
    2. LA CARITÀ CHE VI RACCOMANDO È QUELLA CHE ADOPERAVA SAN PAOLO verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.
    3. DAL MOMENTO CHE SONO I NOSTRI FIGLI, ALLONTANIAMO OGNI COLLERA QUANDO DOBBIAMO REPRIMERE I LORO FALLI, O ALMENO MODERIAMOLA IN MANIERA CHE SEMBRI SOFFOCATA DEL TUTTO. NON AGITAZIONE DELL’ANIMO, NON DISPREZZO NEGLI OCCHI, NON INGIURIA SUL LABBRO; MA SENTIAMO LA COMPASSIONE PER IL MOMENTO, LA SPERANZA PER L’AVVENIRE, E ALLORA VOI SARETE I VERI PADRI E FARETE UNA VERA CORREZIONE.
    4. RICORDATEVI CHE L’EDUCAZIONE È COSA DEL CUORE, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
    STUDIAMOCI DI FARCI AMARE, DI INSINUARE IL SENTIMENTO DEL DOVERE, DEL SANTO TIMORE DI DIO, E VEDREMO CON MIRABILE FACILITÀ APRIRSI LE PORTE DI TANTI CUORI E UNIRSI A NOI PER CANTARE LE LODI E LE BENEDIZIONI DI COLUI, CHE VOLLE FARSI NOSTRO MODELLO, NOSTRA VIA, NOSTRO ESEMPIO IN TUTTO, MA PARTICOLARMENTE NELL’EDUCAZIONE DELLA GIOVENTÙ.

  6. Dopo avere letto la sublime pagina di sr. Faustina, che bella coincidenza essermi capitata sotto gli occhi “per caso” un’altra pagina, sicché ecco la condivido:

    UNA PROFONDA RELAZIONE FRA DIIO E ME. (Sr. Faustina)

    Quando la presenza di Dio mi penetrò, conobbi meravigliosamente la sua ESSENZA.
    Vidi tre Persone, la cui sostanza è unica.
    Nessuna di esse è minore o è maggiore; non esiste tra loro differenza di bellezza o di splendore, perché le Tre sono assolutamente Uno.
    Il suo amore, che mi trasportò a raggiungere una tale conoscenza, mi unì a sé.
    La mia intelligenza rimase chiara e trasparente, e tutta l’esuberanza dell’amore ch’io provai non fu causa di nessuna confusione.
    È Dio stesso a discendere nella sua creatura. Grazie, o Signore, per questo immenso dono, mediante il quale tu stringi una profonda relazione fra te e me.
    SENZA DI TE NON POSSO VIVERE..

  7. CARI AMICI, HO SCOPERTO UN TESORO… E VE NE FACCIO SUBITO PARTECIPI…. PUO’ FARCI DAVVERO DEL BENE… QUANDO LE FATICHE NON MANCANO… CI DA UNA MANO S. FAUSTINA

    OSTIA SANTA NOSTRA UNICA SPERANZA (S. Faustina) …Ultimo giorno dell’anno. Ho avuto il permesso di pregare in cappella.
    O Ostia Santa, in cui è contenuto il testamento della Divina Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la Misericordia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo verso di noi, ma specialmente verso i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il prezzo infinito della Misericordia, che ripagherà tutti i nostri debiti, ma specialmente quelli dei poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la medicina per tutte le nostre debolezze, che sgorga dalla Misericordia infinita come da una sorgente, per noi e specialmente per i poveri peccatori.. O Ostia Santa, in cui sono contenuti tutti i sentimenti del Cuore dolcissimo di Gesù verso di noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in tutte le sofferenze e contrarietà della vita. … O Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le tempeste interiori ed esteriori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in vita e nell’ora della morte. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra gli insuccessi e nell’abisso della disperazione. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle menzogne ed ai tradimenti. Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le empietà che sommergono la terra. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alla nostalgia e al dolore, per il quale nessuno ci comprende. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle fatiche ed al grigiore della vita di ogni giorno. Ostia Santa, nostra unica speranza quando le nostre aspirazioni e le nostre fatiche vanno in fumo. …O Ostia Santa, nostra unica speranza fra i colpi dei nemici e gli assalti dell’inferno. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le difficoltà della vita supereranno le mie forze ed i miei sforzi risulteranno inutili. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le tempeste sconvolgeranno il mio cuore ed il mio spirito comincerà a piegarsi verso il dubbio che corrode. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio cuore comincerà a tremare ed un sudore mortale mi bagnerà la fronte. O Ostia Santa, confiderò in Te quando tutto si rivolgerà contro di me e la nera disperazione s’insinuerà nella mia anima. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le mie fatiche ed i miei sforzi non verranno approvati dalla gente.
    O Ostia Santa, confiderò in Te quando sopra di me risuonerà il Tuo giudizio; in quel momento confiderò nell’oceano della Tua Misericordia. Iddio è mio Padre, quindi io, come Sua figliola, ho ogni diritto sul Suo Cuore divino e quanto più grandi sono le tenebre, tanto più decisa dev’essere la nostra fiducia. Non riesco a comprendere come si possa non aver fiducia in Colui che può tutto. Con Lui tutto, senza di Lui nulla. Egli, il Signore, non permetterà né lascerà che restino confusi coloro che hanno posto in Lui tutta la loro fiducia. Qualunque cosa mi porgerà la Tua mano paterna, l’accetterò con sottomissione, con serenità e con gioia. Non temo nulla, in qualunque modo vorrai guidarmi, e, con l’aiuto della Tua grazia, eseguirò tutto quello che vorrai da me. Già ora non temo più alcuna Tua ispirazione, né l’analizzo con preoccupazione per sapere dove mi conduce. Guidami, o Dio, sulle strade che Tu vuoi, ho piena fiducia nella Tua volontà, che per me è l’amore e la Misericordia stessa. Mi ordini di rimanere in questo convento? Ci rimarrò. …Mi darai la morte nel momento in cui, umanamente parlando, la mia vita sembrerà più necessaria? Sii benedetto. Mi prenderai durante la giovinezza? Sii benedetto. Mi farai raggiungere l’età avanzata? Sii benedetto. Mi darai salute e forza? Sii benedetto. M’inchioderai in un letto di dolore per tutta la vita? Sii benedetto. Durante la vita mi darai solo delusioni ed insuccessi? Sii benedetto. Permetterai che le mie intenzioni più pure vengano condannate? Sii benedetto. Darai luce al mio intelletto? Sii benedetto. Mi lascerai nelle tenebre ed in ogni genere di angosce? Sii benedetto. Da questo momento vivo nella più profonda serenità, poiché il Signore stesso mi porta sulle Sue braccia. Egli, il Signore della Misericordia imperscrutabile, sa che desidero soltanto Lui in tutto, sempre e ovunque. …O Gesù nascosto, vita della mia anima, Oggetto del mio ardente desiderio, Nulla soffocherà il Tuo amore nel mio cuore. Così m’assicura la forza del nostro reciproco amore. O Gesù nascosto, pegno adorabile della mia risurrezione, In Te si concentra tutta la mia vita. Tu, Ostia, mi rendi capace di amare eternamente, E so che anche Tu mi amerai come Tua figlia. O Amore eterno, o Gesù, che Ti sei nascosto nel pane, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia…L’onnipotenza della Tua Misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta nel giorno noto soltanto a Te. E speriamo, nonostante la nostra miseria, di ottenere tutto ciò che ci è stato promesso da Gesù, poiché Gesù è la nostra fiducia; attraverso il Suo Cuore misericordioso, come attraverso una porta aperta, entreremo in paradiso.

  8. S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA, vescovo e martire
    NOI SIAMO INFATTI IL FRUTTO DELLA SUA CROCE E DELLA SUA BEATA PASSIONE.

    Ignazio, detto anche Teoforo, si rivolge alla chiesa di Dio e del diletto Figlio suo Gesù Cristo. A QUESTA CHIESA, CHE SI TROVA A SMIRNE IN ASIA, AUGURA DI GODERE OGNI BENE NELLA PUREZZA DELLO SPIRITO E NELLA PAROLA DI DIO: ESSA HA OTTENUTO PER DIVINA MISERICORDIA OGNI GRAZIA, È PIENA DI FEDE E DI CARITÀ E NESSUN DONO LE MANCA. È DEGNA DI DIO E FECONDA DI SANTITÀ.
    Ringrazio Gesù Cristo Dio che vi ha resi così saggi. Ho visto infatti che siete fondati su una FEDE INCROLLABILE, COME SE FOSTE INCHIODATI, CARNE E SPIRITO, ALLA CROCE DEL SIGNORE GESÙ CRISTO, E CHE SIETE PIENI DI CARITÀ NEL SANGUE DI CRISTO. Voi credete fermamente nel Signore nostro Gesù, credete che egli discende veramente «dalla stirpe di Davide secondo la carne» (Rm 1, 3) ed è figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio; CHE NACQUE VERAMENTE DA UNA VERGINE; CHE FU BATTEZZATO DA GIOVANNI PER ADEMPIERE OGNI GIUSTIZIA (CFR. MT 3, 15); CHE FU VERAMENTE INCHIODATO IN CROCE PER NOI NELLA CARNE SOTTO PONZIO PILATO E IL TETRARCA ERODE. NOI SIAMO INFATTI IL FRUTTO DELLA SUA CROCE E DELLA SUA BEATA PASSIONE. Avete ferma fede inoltre che con la sua risurrezione ha innalzato nei secoli il suo vessillo per riunire i suoi santi e i suoi fedeli, sia Giudei che Gentili, nell’unico corpo della sua Chiesa.
    Egli ha sofferto la sua passione per noi, perché fossimo salvi; e ha sofferto realmente, come realmente ha risuscitato se stesso.
    Io so e credo fermamente che anche dopo la risurrezione egli è nella sua carne. E quando si mostrò a Pietro e ai suoi compagni, disse loro: TOCCATEMI, PALPATEMI E VEDETE CHE NON SONO UNO SPIRITO SENZA CORPO (CFR. LC 24, 39). E SUBITO LO TOCCARONO E CREDETTERO ALLA REALTÀ DELLA SUA CARNE E DEL SUO SPIRITO. PER QUESTO DISPREZZARONO LA MORTE E TRIONFARONO DI ESSA. DOPO LA SUA RISURREZIONE, POI, CRISTO MANGIÒ E BEVVE CON LORO PROPRIO COME UN UOMO IN CARNE ED OSSA, SEBBENE SPIRITUALMENTE FOSSE UNITO AL PADRE.
    VI RICORDO QUESTE COSE, O CARISSIMI, QUANTUNQUE SAPPIA BENE CHE VOI VI GLORIATE DELLA STESSA FEDE MIA.

  9. (Testimonianza resa al processo Eichmann a Gerusalemme)

    Gli abitanti del pianeta Auschwitz non avevano nomi.
    Non avevano né genitori né figli.
    Non si vestivano come si veste la gente qui.
    Non erano nati lì né li concepivano.
    Respiravano secondo le leggi di un’altra natura e non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo.
    Il loro nome era Ka-Tzenik e la loro identità era quella del numero tatuato nella carne dell’avambraccio sinistro.

  10. Da domani sarà triste, da domani.
    Ma oggi sarò contento,
    a che serve essere tristi, a che serve.
    Perché soffia un vento cattivo.
    Perché dovrei dolermi, oggi, del domani.
    Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.
    Forse domani splenderà ancora il sole.
    E non vi sarà ragione di tristezza.
    Da domani sarà triste, da domani.
    Ma oggi, oggi sarò contento,
    e ad ogni amaro giorno dirò,
    da domani, sarà triste,
    Oggi no.

    (Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941)

  11. … mi HANNO COLPITO alcuni versetti della lettera di S. PAOLO a TIMOTEO. L’uomo dalla tempra forte, come Paolo, riesce ad esternare il suo affetto dal sapore materno, intriso di dolcezza e calda umanità. Egli, rivolgendosi a Timoteo, vuole rivelare fino in fondo in cosa consistono il fascino e la forza terapeutica del vangelo.” MI TORNANO IN MENTE LE TUE LACRIME E SENTO LA NOSTALGIA DI RIVEDERTI PER ESSERE PIENO DI GIOIA” (1,4). Quale espressione più bella può pronunciare un amico al suo caro fratello in Cristo GESU’? ” Solo così, con quella inconfondibile “FORZA DI DIO” che è la tenerezza dell’amore, possono sperare di “DARE TESTIMONIANZA AL SIGNORE NOSTRO” (1,8) Questo bellissimo esempio mi aiuta a capire che anche i grandi “COLOSSI” hanno avuto e hanno una grande sensibilità che contagia nel bene. il cammino che il Signore Gesù mi sta aiutando a fare, non è sempre facile, pieno di insidie e pericoli, e non sempre facili da evitare. Nonostante tutto sono felice perchè ho la certezza che Gesù è accanto a me sempre. Ogni giorno tutta la mia vita è nelle SUE mani….

  12. (Preghiera scritta da uno sconosciuto prigioniero del Campo di sterminio di Ravensbruck e lasciata accanto al corpo di un bambino morto.)
    “Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà ma anche di quelli di cattiva volontà.
    Non ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto.
    Ricordati invece dei frutti che noi abbiamo portato grazie al nostro soffrire:
    la nostra fraternità, la lealtà, il coraggio, la generosità e la grandezza di cuore che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito.
    E quando questi uomini giungeranno al giudizio fa che tutti questi frutti che abbiamo fatto nascere
    siano il loro perdono!”

    Ci sono tante prigionie e “campi di Sterminio” anche oggi.
    Signore, libera il mio cuore dall’odio, dal rancori, dalla sete di vendetta.
    Radica in me la bontà affinché non ripaghi MAI nessuno con la stessa moneta del male inflittomi, e non permettere mai che si insinui in me la ferocia con cui mi hanno teso i loro lacci.
    Inoculami la capacità e la nobiltà del PERDONO SINCERO verso TUTTI COLORO CHE MI HANNO TRAFITTO L’ANIMA.
    Conserva in me LA SOAVITA’ DELLA BONTA’, BIANCA E PURA.

  13. San Giovanni Crisostomo
    HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA

    Paolo se ne stava nel carcere come se stesse in cielo e riceveva percosse e ferite più volentieri di coloro che ricevono il palio nelle gare: amava i dolori non meno dei premi, perché stimava gli stessi dolori come fossero ricompense; perciò li chiamava anche una grazia divina. Ma sta’ bene attento in qual senso lo diceva. Certo era un premio essere sciolto dal corpo ed essere con Cristo (cfr. Fil 1,23), mentre restare nel corpo era una lotta continua; tuttavia per amore di Cristo rimandava il premio per poter combattere: cosa che giudicava ancora più necessaria.
    L’ESSERE SEPARATO DA CRISTO COSTITUIVA PER LUI LOTTA E DOLORE, ANZI ASSAI PIÙ CHE LOTTA E DOLORE. ESSERE CON CRISTO ERA L’UNICO PREMIO AL DI SOPRA DI OGNI COSA. PAOLO PER AMORE DI CRISTO PREFERÌ LA PRIMA COSA ALLA SECONDA.
    Certamente qui qualcuno potrebbe obiettare che Paolo riteneva tutte queste realtà soavi per amore di Cristo. Certo, anch’io ammetto questo, perché quelle cose che per noi sono fonti di tristezza, per lui erano invece fonte di grandissimo piacere. MA PERCHÉ IO RICORDO I PERICOLI ED I TRAVAGLI? POICHÉ EGLI SI TROVAVA IN GRANDISSIMA AFFLIZIONE E PER QUESTO DICEVA: «CHI È DEBOLE, CHE ANCH’IO NON LO SIA? CHI RICEVE SCANDALO CHE IO NON NE FREMA?» (2 Cor 11,29).
    Ora, vi prego, non ammiriamo soltanto, ma anche imitiamo questo esempio così magnifico di virtù. Solo così infatti potremo essere partecipi dei suoi trionfi.
    Se qualcuno si meraviglia perché abbiamo parlato così, cioè che chiunque avrà i meriti di Paolo avrà anche i medesimi premi, può ascoltare lo stesso
    Apostolo che dice: «HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA, HO TERMINATO LA MIA CORSA, HO CONSERVATO LA FEDE. ORA MI RESTA SOLO LA CORONA DI GIUSTIZIA CHE IL SIGNORE, GIUSTO GIUDICE, MI CONSEGNERÀ IN QUEL GIORNO, E NON SOLO A ME, MA ANCHE A TUTTI COLORO CHE ATTENDONO CON AMORE LA SUA MANIFESTAZIONE» (2 TM 4,7-8). PUOI VEDERE CHIARAMENTE COME CHIAMA TUTTI ALLA PARTECIPAZIONE DELLA MEDESIMA GLORIA.
    Ora, poiché viene presentata a tutti la medesima corona di gloria, cerchiamo tutti di diventare degni di quei beni che sono stati promessi.
    Non dobbiamo inoltre considerare in lui solamente la grandezza e la sublimità delle virtù e la tempra forte e decisa del suo animo, per la quale ha meritato di arrivare ad una gloria così grande, ma anche la comunanza di natura, PER CUI EGLI È COME NOI IN TUTTO. COSÌ ANCHE LE COSE ASSAI DIFFICILI CI SEMBRERANNO FACILI E LEGGERE E, AFFATICANDOCI IN QUESTO TEMPO COSÌ BREVE, PORTEREMO QUELLA CORONA INCORRUTTIBILE ED IMMORTALE, PER GRAZIA E MISERICORDIA DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO, A CUI APPARTIENE LA GLORIA E LA POTENZA ORA E SEMPRE, NEI SECOLI DEI SECOLI. AMEN.

  14. CI fa bene rileggere questa bella pagina del CONCILIO VATICANO II… DOPO PIU DI 50 ANNI CONSERVA TUTTA LA SUA FRESCHEZZA…
    «Gaudium et spes» Vaticano II

    SANTITÀ DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA

    L’UOMO E LA DONNA, CHE PER IL PATTO DI AMORE CONIUGALE «NON SONO PIÙ DUE, MA UNA SOLA CARNE» (MT 19, 6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la raggiungono.
    Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, ESIGONO LA PIENA FEDELTÀ DEI CONIUGI E NE RECLAMANO L’INDISSOLUBILE UNITÀ.
    Cristo Signore ha effuso l’abbondanza delle sue benedizioni su questo amore multiforme, sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa.
    Infatti, come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e fedeltà, così ora IL SALVATORE DEGLI UOMINI E SPOSO DELLA CHIESA VIENE INCONTRO AI CONIUGI CRISTIANI ATTRAVERSO IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO. INOLTRE RIMANE CON LORO PERCHÉ, COME EGLI STESSO HA AMATO LA CHIESA E SI È DATO PER ESSA, COSÌ ANCHE I CONIUGI POSSANO AMARSI L’UN L’ALTRO FEDELMENTE, PER SEMPRE, CON MUTUA DEDIZIONE.
    L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dall’azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nella sublime missione di padre e madre.
    PER QUESTO MOTIVO I CONIUGI CRISTIANI SONO CORROBORATI E COME CONSACRATI DA UNO SPECIALE SACRAMENTO PER I DOVERI E LA DIGNITÀ DEL LORO STATO. ED ESSI, COMPIENDO IN FORZA DI TALE SACRAMENTO IL LORO DOVERE CONIUGALE E FAMILIARE, PENETRATI DALLO SPIRITO DI CRISTO, PER MEZZO DEL QUALE TUTTA LA LORO VITA È PERVASA DI FEDE, SPERANZA E CARITÀ, TENDONO A RAGGIUNGERE SEMPRE PIÙ LA PROPRIA PERFEZIONE E LA MUTUA SANTIFICAZIONE, E PERCIÒ INSIEME PARTECIPANO ALLA GLORIFICAZIONE DI DIO.
    Di conseguenza, prevenuti dall’esempio dei genitori e dalla preghiera in famiglia, i figli, ed anzi tutti quelli che convivono nell’ambito familiare, troveranno più facilmente la strada della formazione umana, della salvezza e della santità. Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere dell’educazione, soprattutto religiosa, che spetta prima di ogni altro a loro.
    I FIGLI, COME MEMBRA VIVE DELLA FAMIGLIA, CONTRIBUISCONO PURE A LORO MODO ALLA SANTIFICAZIONE DEI GENITORI. RISPONDERANNO, INFATTI, AI BENEFICI RICEVUTI DAI GENITORI CON AFFETTO RICONOSCENTE, CON DEVOZIONE E FIDUCIA; E SARANNO LORO VICINI, COME SI CONVIENE A FIGLI, NELLE AVVERSITÀ E NELLA SOLITUDINE DELLA VECCHIAIA.

  15. CRISTO È SEMPRE PRESENTE NELLA SUA CHIESA… MA COME?
    Dalla Costituzione «Sacrosanctum Concilium» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla sacra Liturgia

    CRISTO È SEMPRE PRESENTE NELLA SUA CHIESA, E SOPRATTUTTO NELLE AZIONI LITURGICHE. È PRESENTE NEL SACRIFICIO DELLA MESSA tanto nella persona del ministro, «Egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti», tanto, e in sommo grado, sotto le specie eucaristiche. È PRESENTE CON LA SUA VIRTÙ NEI SACRAMENTI, di modo che quando uno battezza è Cristo che battezza. È PRESENTE NELLA SUA PAROLA, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. È PRESENTE INFINE QUANDO LA CHIESA PREGA E CANTA I SALMI, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18, 20).
    In quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale lo prega come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’Eterno Padre. NELLA LITURGIA TERRENA NOI PARTECIPIAMO, PREGUSTANDOLA, A QUELLA CELESTE, CHE VIENE CELEBRATA NELLA SANTA CITTÀ DI GERUSALEMME, verso la quale tendiamo come pellegrini e dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo. Insieme con la moltitudine dei cori celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di condividere in qualche misura la loro condizione e aspettiamo, quale salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli apparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria.
    SECONDO LA TRADIZIONE APOSTOLICA, CHE HA ORIGINE DALLO STESSO GIORNO DELLA RISURREZIONE DI CRISTO, LA CHIESA CELEBRA IL MISTERO PASQUALE OGNI OTTO GIORNI, IN QUELLO CHE SI CHIAMA GIUSTAMENTE «GIORNO DEL SIGNORE» O «DOMENICA». In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all’Eucaristia, e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a Dio che li «ha rigenerati nella speranza viva della risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pt 1, 3). LA DOMENICA È DUNQUE LA FESTA PRIMORDIALE CHE DEV’ESSERE PROPOSTA E INCULCATA ALLA PIETÀ DEI FEDELI, IN MODO CHE RISULTI ANCHE GIORNO DI GIOIA E DI RIPOSO DAL LAVORO. NON LE VENGANO ANTEPOSTE ALTRE CELEBRAZIONI, A MENO CHE SIANO DI GRANDISSIMA IMPORTANZA, PERCHÉ LA DOMENICA È IL FONDAMENTO E IL NUCLEO DI TUTTO L’ANNO LITURGICO.

  16. (da “I PADRI DEL DESERTO”)

    L’abate Cassiano racconta questo episodio dell’abate Giovanni, un tempo igumeno del Gran Monastero:
    l’abate era in un punto di morte e lieto di buon grado andava verso il Signore;
    i fratelli lo circondarono e gli chiesero di lasciare in eredità una parola utile e breve che permettesse loro di elevarsi fino alla perfezione in Cristo.
    L’abate sospirò e disse:
    “Mai ho compiuto la mia volontà, mai ho insegnato cosa alcuna prima di averla io stesso messa in pratica.”

  17. MENTRE SI TROVA ANCORA NEL CORPO,
    HA LA SUA ANIMA CONTINUAMENTE RIVOLTA A DIO
    Diàdoco di Fotice, vescovo

    Chi ama se stesso non può amare Dio; chi invece non ama se stesso a motivo delle più importanti ricchezze dell’amore di Dio, costui ama Dio. DA QUESTO DERIVA CHE EGLI NON CERCA MAI LA SUA GLORIA, MA LA GLORIA DI DIO. CHI INFATTI AMA SE STESSO CERCA LA PROPRIA GLORIA, MENTRE CHI AMA DIO CERCA LA GLORIA DEL SUO CREATORE.
    È proprio dell’anima che sperimenta e ama Dio cercare sempre la sua gloria in tutto ciò che fa, dilettarsi della sottomissione alla sua volontà, perché la gloria appartiene a Dio a motivo della sua maestà, mentre all’uomo conviene la sottomissione per il conseguimento della familiarità con Dio. Quando anche noi facciamo in questo modo, siamo felici della gloria del Signore e, sull’esempio di Giovanni Battista, cominciamo a dire: «EGLI DEVE CRESCERE E IO INVECE DIMINUIRE» (Gv 3, 30).
    Ho conosciuto una persona che soffriva, perché non riusciva ad amare Dio come voleva. E tuttavia l’amava essendo la sua anima infuocata dall’amore di Dio. Così Dio era in essa glorificato, benché essa fosse un nulla. Chi è tale non si loda con le parole, ma si riconosce per quello che è. Anzi per il grande desiderio di umiltà non pensa alla sua dignità, sentendosi al servizio di Dio, come la legge prescrive ai sacerdoti. PER LA PREOCCUPAZIONE DI AMARE DIO SI DIMENTICA DELLA SUA DIGNITÀ, E TIENE LA PROPRIA GLORIA NASCOSTA NELLA PROFONDA CARITÀ CHE HA PER DIO, E NON PENSA PIÙ A SE STESSO, ARRIVANDO, PER LA SUA GRANDE UMILTÀ, A RITENERSI SERVO INUTILE. FACCIAMO ANCHE NOI COSÌ, EVITANDO GLI ONORI O LA GLORIA A MOTIVO DELLE IMMENSE RICCHEZZE DELL’AMORE DI DIO, CHE VERAMENTE CI AMA.
    CHI AMA DIO NEL PROFONDO DEL SUO CUORE, QUESTI È DA LUI CONOSCIUTO. QUANTO PIÙ SI È IN GRADO DI RICEVERE L’AMORE DI DIO, TANTO PIÙ LO SI AMA. Chi ha avuto la fortuna di raggiungere una simile perfezione desidera ardentemente l’illuminazione divina sino a sentirsene compenetrato, resta dimentico di sé e viene tutto trasformato nella carità.
    Allora, pur vivendo nel mondo, non pensa più alle cose del mondo; E MENTRE SI TROVA ANCORA NEL CORPO, HA LA SUA ANIMA CONTINUAMENTE RIVOLTA A DIO. POICHÉ IL SUO CUORE È BRUCIATO DAL FUOCO DELLA CARITÀ, EGLI È TALMENTE UNITO A DIO DA IGNORARE COMPLETAMENTE L’AMOR PROPRIO E DA POTER DIRE, CON L’APOSTOLO: «SE SIAMO STATI FUORI DI SENNO ERA PER DIO; SE SIAMO ASSENNATI, È PER VOI» (2 Cor 5, 13).

  18. Mi colpisce del terzo monaco (taciturno) L’ACUTEZZA… che gli fa intravvedere nel padre Antonio una testimonianza eloquente per cui GLI BASTA come “SINTESI DI RISPOSTA” …alle GRANDI DOMANDE!

  19. «MI BASTA VEDERTI, PADRE!».
    Tre padri avevano l’abitudine di recarsi ogni anno dal beato Antonio. Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell’anima; uno, invece, taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo molto tempo abba Antonio gli disse: «Da tanto tempo vieni qui e non mi chiedi niente!». E quello gli rispose: «MI BASTA VEDERTI, PADRE!».

  20. LA VOCAZIONE DI S.ANTONIO
    «Vita di S. Antonio» scritta da S. Atanasio

    Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all’età di diciotto o vent’anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com’era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
    MEDITANDO SU QUESTE COSE ENTRÒ IN CHIESA, PROPRIO MENTRE SI LEGGEVA IL VANGELO E SENTÌ CHE IL SIGNORE AVEVA DETTO A QUEL RICCO:
    «SE VUOI ESSERE PERFETTO, VA’, VENDI QUELLO CHE POSSIEDI, DALLO AI POVERI, POI VIENI E SEGUIMI E AVRAI UN TESORO NEI CIELI» (MT 19, 21).
    ALLORA ANTONIO, COME SE QUELLE PAROLE FOSSERO STATE LETTE PROPRIO PER LUI, USCÌ SUBITO DALLA CHIESA, DIEDE IN DONO AGLI ABITANTI DEL PAESE LE PROPRIETÀ CHE AVEVA EREDITATO DALLA SUA FAMIGLIA — possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni — perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella. Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo:
    «Non vi angustiate per il domani» (Mt 6, 34).
    Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto.
    AFFIDÒ LA SORELLA ALLE VERGINI CONSACRATE A DIO E POI EGLI STESSO SI DEDICÒ NEI PRESSI DELLA SUA CASA ALLA VITA ASCETICA, E COMINCIÒ A CONDURRE CON FORTEZZA UNA VITA ASPRA, SENZA NULLA CONCEDERE A SE STESSO. EGLI LAVORAVA CON LE PROPRIE MANI: INFATTI AVEVA SENTITO PROCLAMARE:
    «CHI NON VUOL LAVORARE, NEPPURE MANGI» (2 Ts 3, 10).
    Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri.
    TRASCORREVA MOLTO TEMPO IN PREGHIERA, POICHÉ AVEVA IMPARATO CHE BISOGNAVA RITIRARSI E PREGARE CONTINUAMENTE (CFR. 1 TS 5, 17).
    ERA COSÌ ATTENTO ALLA LETTURA, CHE NON GLI SFUGGIVA NULLA DI QUANTO ERA SCRITTO, MA CONSERVAVA NELL’ANIMO OGNI COSA AL PUNTO CHE LA MEMORIA FINÌ PER SOSTITUIRE I LIBRI.
    TUTTI GLI ABITANTI DEL PAESE E GLI UOMINI GIUSTI, DELLA CUI BONTÀ SI VALEVA, SCORGENDO UN TALE UOMO LO CHIAMAVANO AMICO DI DIO E ALCUNI LO AMAVANO COME UN FIGLIO, ALTRI COME UN FRATELLO.

  21. LA CARITÀ CI CONGIUNGE INTIMAMENTE A DIO
    S. Clemente I, papa
    Colui che possiede la carità in Cristo mette in pratica i comandamenti di Cristo. CHI È CAPACE DI SVELARE L’INFINITO AMORE DI DIO? CHI PUÒ ESPRIMERE LA MAGNIFICENZA DELLA SUA BELLEZZA? L’ALTEZZA A CUI CONDUCE LA CARITÀ, NON SI PUÒ DIRE A PAROLE.
    LA CARITÀ CI CONGIUNGE INTIMAMENTE A DIO, «LA CARITÀ COPRE UNA MOLTITUDINE DI PECCATI» (1 Pt 4, 8), LA CARITÀ TUTTO SOPPORTA, TUTTO PRENDE IN SANTA PACE. NULLA DI VOLGARE NELLA CARITÀ, NULLA DI SUPERBO. LA CARITÀ NON SUSCITA SCISMI, LA CARITÀ OPERA TUTTO NELLA CONCORDIA. NELLA CARITÀ TUTTI GLI ELETTI DI DIO SONO PERFETTI, MENTRE SENZA LA CARITÀ NIENTE È GRADITO A DIO.
    Con la carità Dio ci ha attirati a sé. Per la carità che ebbe verso di noi il Signore nostro Gesù Cristo, secondo il divino volere, ha versato per noi il suo sangue e ha dato la sua carne per la nostra carne, la sua vita per la nostra vita.
    Vedete, o carissimi, quanto è grande e meravigliosa la carità e come non si possa esprimere adeguatamente la sua perfezione. Chi è meritevole di trovarsi in essa, se non coloro che Dio ha voluto rendere degni? Preghiamo dunque e CHIEDIAMO DALLA SUA MISERICORDIA DI ESSERE TROVATI NELLA CARITÀ, LIBERI DA OGNI SPIRITO DI PARTE, IRREPRENSIBILI.
    Beati noi, o carissimi, se praticheremo i comandamenti del Signore nella concordia della carità, perché per mezzo della carità ci siano rimessi i nostri peccati. È scritto infatti: Beati coloro ai quali sono state rimesse le colpe e perdonata ogni iniquità. Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male e sulla cui bocca non c’è inganno (cfr. Sal 31, 1). Questa proclamazione di beatitudine riguarda coloro che Dio ha eletto per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

  22. COSA SIAMO SENZA DIO?
    (Caterina Famularo)

    COSA SIAMO SENZA DIO?
    SE NON MILLE GRANELLI DI SABBIA
    smarriti in un arido deserto
    e rapiti da un vento di sfiducia
    che ogni speranza allontana?
    SOLO TU, SIGNORE, ACCOGLI
    le nostre infinite solitudini
    nell’oasi eterna del Tuo amore
    e consoli ogni cuore illuso
    dai miraggi della vita.

    COSA SIAMO SENZA DIO?
    SE NON MILLE BARCHE ALLA DERIVA
    disperse in un mare di paura
    che ci lascia annegare
    tra i fondali delle incertezze?
    SOLO TU, SIGNORE, GUIDI
    il viaggio del cuore vagabondo
    verso porti sicuri.
    Tu sei l’unica zattera che ci salva
    dal naufragio dell’anima.

    COSA SIAMO SENZA DIO?
    SE NON MILLE FIORI CHE APPASSISCONO
    al primo vento e alla prima pioggia?
    chi illuminerà e scalderà
    i momenti bui e freddi della vita?
    SIGNORE
    TU SEI L’UNICO VERO SOLE
    CHE SPLENDE
    NEL GIARDINO INARIDITO DEL MONDO

  23. È MEGLIO ESSERE CRISTIANO SENZA DIRLO, CHE PROCLAMARLO SENZA ESSERLO. S. Ignazio di Antiochia, vescovo e martire

    È MEGLIO ESSERE CRISTIANO SENZA DIRLO, CHE PROCLAMARLO SENZA ESSERLO. È cosa buona insegnare, se chi parla pratica ciò che insegna. Uno solo è il maestro, il quale «parla e tutto è fatto» (Sal 32, 9), e anche le opere che egli fece nel silenzio sono degne del Padre. CHI POSSIEDE VERAMENTE LA PAROLA DI GESÙ È IN GRADO DI CAPIRE ANCHE IL SUO SILENZIO E DI GIUNGERE COSÌ ALLA PERFEZIONE. Egli con la sua parola opererà e con il suo silenzio si farà conoscere.
    NULLA È NASCOSTO AL SIGNORE; ANCHE I NOSTRI SEGRETI SONO DAVANTI AL SUO SGUARDO. Facciamo dunque ogni cosa nella consapevolezza che egli abita in noi, perché possiamo essere suo tempio e perché egli in noi sia il nostro Dio. Così è di fatto e lo vedremo con i nostri occhi se giustamente lo amiamo.
    NON ILLUDETEVI, FRATELLI MIEI; COLORO CHE CORROMPONO LE FAMIGLIE NON EREDITERANNO IL REGNO DI DIO (cfr. 1 Cor 6, 9-10). Il Signore ha ricevuto sul suo capo un’unzione preziosa, perché si diffondesse nella sua Chiesa il profumo dell’immortalità. Guardatevi dunque dalle pestifere esalazioni del principe di questo mondo, cioè dai suoi errori, perché non vi trascini in schiavitù, lontano dalla vita che vi aspetta. PERCHÉ NON DIVENTIAMO TUTTI SAGGI, RICEVENDO LA CONOSCENZA DI DIO, CHE È GESÙ CRISTO? PERCHÉ CORRIAMO STOLTAMENTE ALLA ROVINA, PER L’IGNORANZA DEL DONO CHE IL SIGNORE CI HA BENIGNAMENTE CONCESSO?
    IL MIO SPIRITO NON È CHE UN NULLA, MA È ASSOCIATO ALLA CROCE, LA QUALE SE È SCANDALO PER GLI INCREDULI, PER NOI INVECE È SALVEZZA E VIRTÙ ETERNA (cfr. 1 Cor 1, 20-23).

  24. Sant’Ignazio di Antiochia

    CIASCUNO DI VOI SI STUDI DI FAR CORO.
    La perfetta armonia frutto della concordia

    È vostro dovere rendere gloria in tutto a Gesù Cristo, che vi ha glorificati; così uniti in un’unica obbedienza, sottomessi al vescovo e al collegio dei presbiteri, conseguirete una perfetta santità.
    Non vi do ordini, come se fossi un personaggio importante. Sono incatenato per il suo nome, ma non sono ancora perfetto in Gesù Cristo. APPENA ORA INCOMINCIO AD ESSERE UN SUO DISCEPOLO E PARLO A VOI COME A MIEI CONDISCEPOLI. AVEVO PROPRIO BISOGNO DI ESSERE PREPARATO ALLA LOTTA DA VOI, DALLA VOSTRA FEDE, DALLE VOSTRE ESORTAZIONI, DALLA VOSTRA PAZIENZA E MANSUETUDINE. Ma, poiché la carità non mi permette di tacere con voi, vi ho prevenuti esortandovi a camminare insieme secondo la volontà di Dio. Gesù Cristo, nostra vita inseparabile, opera secondo la volontà del Padre, come i vescovi, costituiti in tutti i luoghi, sino ai confini della terra, agiscono secondo la volontà di Gesù Cristo.
    PERCIÒ PROCURATE DI OPERARE IN PERFETTA ARMONIA CON IL VOLERE DEL VOSTRO VESCOVO, COME GIÀ FATE. INFATTI IL VOSTRO VENERABILE COLLEGIO DEI PRESBITERI, DEGNO DI DIO, È COSÌ ARMONICAMENTE UNITO AL VESCOVO, COME LE CORDE ALLA CETRA. IN TAL MODO NELL’ACCORDO DEI VOSTRI SENTIMENTI E NELLA PERFETTA ARMONIA DEL VOSTRO AMORE FRATERNO, S’INNALZERÀ UN CONCERTO DI LODI A GESÙ CRISTO. CIASCUNO DI VOI SI STUDI DI FAR CORO. Nell’armonia della concordia e all’unisono con il tono di Dio per mezzo di Gesù Cristo, ad una voce inneggiate al Padre, ed egli vi ascolterà e vi riconoscerà, dalle vostre buone opere, membra del Figlio suo. Rimanete in un’unità irreprensibile, per essere sempre partecipi di Dio.
    SE IO IN POCO TEMPO HO CONTRATTO CON IL VOSTRO VESCOVO UNA COSÌ INTIMA FAMILIARITÀ, CHE NON È UMANA, MA SPIRITUALE, QUANTO PIÙ DOVRÒ STIMARE FELICI VOI CHE SIETE A LUI STRETTAMENTE CONGIUNTI COME LA CHIESA A GESÙ CRISTO E COME GESÙ CRISTO AL PADRE NELL’ARMONIA DI UNA TOTALE UNITÀ! NESSUNO S’INGANNI: CHI NON È ALL’INTERNO DEL SANTUARIO, RESTA PRIVO DEL PANE DI DIO. E SE LA PREGHIERA FATTA DA DUE PERSONE INSIEME HA TANTA EFFICACIA, QUANTO PIÙ NON NE AVRÀ QUELLA DEL VESCOVO E DI TUTTA LA CHIESA?

  25. Bello quanto VERO… questo “graffito su un muro di Berlino”

    “Il tuo Cristo è ebreo, la tua democrazia è greca,
    la tua scrittura è latina, i tuoi numeri sono arabi,
    la tua auto è giapponese, il tuo caffè brasiliano,
    il tuo orologio è svizzero, la tua pizza è italiana,
    la tua camicia è hawaiana, le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine.
    Cittadino del mondo, non rimproverare il tuo vicino di essere straniero”

    INTERESSANTE la domanda in… PARLIAMONE TRA NOI:
    …”nel nostro piccolo, cosa possiamo fare per costruire ponti con i “lontani” che ci stanno …vicini?
    a volte penso che quelli che consideriamo “lontani” sono più vicini al cuore di Dio che ha costruito il primo Ponte abbassandosi fino alla nostra misera umanità; mentre noi miseri mortali, nonostante L’ESEMPIO… i ponti li abbattiamo per le nostre misere “ragioni” che non sono quelle di Dio e anche per “principio”.
    Non me ne intendo di “principi” però se Dio ama i poveri e se Gesù dice sempre nella Parola che quello che avete fatto a… l’avete fatto a ME; ero malato, ero in prigione, ero forestiero, ero… ero… forse sarà meglio seguire i suoi consigli anziché i miseri principi umani anzi dis-umani.
    E per fare questo CHIEDO A LUI… LUCE, FORZA, CORAGGIO, CUORE DOCILE.

    A proposito di accoglienza, mi colpisce anche questo scritto:
    – Un letto e… la “buona notte”-
    “Ci vuole un’accoglienza che profumi di Vangelo.
    Bisogna ricordarsi che non basta un letto senza la “buona notte”…

  26. DOVE TERMINA L’ARCOBALENO (poesia di Richard Rive)

    “Dove termina l’arcobaleno deve esserci un luogo, fratello,
    dove si potrà cantare ogni genere di canzoni,
    e noi canteremo insieme, fratello, tu ed io, ANCHE SE TU SEI BIANCO E IO NON LO SONO.
    Sarà una canzone triste, fratello, perché NON SAPPIAMO COME FA ED E’ DIFFICILE DA IMPARARE.
    MA POSSIAMO RIUSCIRCI, FRATELLO.
    Non esiste una canzone NERA,
    Non esiste una canzone BIANCA,
    ESISTE SOLO MUSICA, FRATELLO.
    Ed è musica quella che canteremo
    dove termina l’ARCOBALENO”.

  27. BAMBINI: SEMPRE DEGLI ANGIOLETTI?
    UNA UTILE RIFLESSIONE SU PAROLE DEL PAPA…

    La chiarezza del Papa, anche sui bambini. Il Male ha nome e ha anche risposta
    Il Male ha nome e ha anche risposta Marina Corradi
    mercoledì 10 gennaio 2018
    C’era una volta, in un quartiere di Buenos Aires, una povera donna un po’ matta. Andava in giro tutto il giorno pronunciando parole incomprensibili, ma non faceva male a nessuno. Le altre donne le davano qualcosa da mangiare. a sera questa donna, che si chiamava Angelina, tornava in una stanzetta in cui viveva da sola. In una grande metropoli, una figura analoga al “matto del villaggio” che c’è in tanti paesi: incomprensibile, solo con la sua follia, ma assolutamente innocuo.

    Questa Angelina è rimasta indelebile nel ricordo di Jorge Mario Bergoglio, che allora aveva sette anni e giocava per i cortili. «Noi bambini – ha raccontato l’altra mattina a Santa Marta – la prendevamo in giro. Uno dei giochi che avevamo era: andiamo a cercare la Angiolina, per divertirci un po’». E sembra di vedere un nugolo di ragazzini che insegue la povera matta, la circonda, la scherza. E lei, che mentalmente è come una bambina, ha un po’ di paura, cerca di sottrarsi. Il piccolo gioco crudele è rimasto netto fra i ricordi di Francesco, che ha detto: «Ma quanta malvagità anche nei bambini! Prendersela con il più debole!».

    Lo schietto commento ribalta un luogo comune cui siamo affezionati: che i bambini siano sempre e naturalmente buoni. Senza saperlo, siamo tutti un po’ rousseauiani, un po’ convinti che nasciamo buoni, e poi è il mondo che ci rende cattivi. Invece, il Papa si è posto la domanda radicale. «Cosa c’è dentro di noi, che ci porta a disprezzare, a maltrattare, a farci beffa dei più deboli? Si capisce, al limite, che uno se la prenda con uno che è più forte: può essere l’invidia che ti porta». Ma perché prendersela con «i più deboli? Cosa c’è dentro, che ci porta a comportarci così?».

    E con altrettanta schiettezza si è risposto: «Credo che sia una delle tracce del peccato originale, perché questo – aggredire il debole – è stato l’ufficio di Satana, dall’inizio». Il male indicato col suo nome proprio, il male originario che ci tocca tutti, anche nell’età in cui amiamo crederci sempre e comunque innocenti. Curiosamente, a queste parole pochi media hanno dato gran risalto. Altre frasi del Papa fanno in un’ora il giro del mondo; questa, no. «E oggi – ha aggiunto Francesco – lo vediamo continuamente, nelle scuole, con il fenomeno del bullying : aggredire il debole, perché tu sei grasso o perché tu sei così o tu sei straniero o perché tu sei nero, per questo aggredire, aggredire. I bambini, i ragazzi».

    Lo fanno anche i bambini. Anche i bambini sono capaci di male. Verità che taglia: i nostri figli noi tendiamo a proteggerli sempre, in ogni modo. Litigano, i genitori, con gli insegnanti troppo severi, difendono i ragazzi a spada tratta, se anche hanno vessato un compagno. “Sono soltanto bambini”, dicono, “sono cose di ragazzi”. No, ci ha ricordato Francesco, il principio del male è in noi, scelta possibile, fin dall’inizio. È l’oscura eredità di cui non vogliamo sapere niente, ombra antica e troppo negata. Il male c’è, ci sta dentro. Cova già nelle piccole cattiverie fra compagni, nelle sottili persecuzioni, nell’esclusione di “quello là” da tutti. Ha concluso, Francesco, esortando a chiedere a Dio «la grazia della compassione, quella è di Dio: Dio ha compassione di noi, patisce con noi e ci aiuta a camminare».

    La grazia della compassione, il cum-patire, il saper soffrire assieme. Chinarsi sul più debole non per umiliarlo, ma per aiutarlo a andare avanti. Rallentando il passo per stargli accanto, parlando adagio, per farci capire. Bisogna insegnarlo ai bambini, fin da piccoli, a guardare agli “ultimi” come fratelli minori, da prendere per mano. E già in quel minimo gesto si contrasta l’ansia di potere e sopraffazione che ci abita silenziosamente, l’ubris aspra che è all’origine anche delle guerre planetarie, ma che abita come un seme in ciascun uomo che nasce. Seme che non vogliamo ricordare, né vedere. Ma vedere è necessario, per domandare la grazia della misericordia.

  28. CONCEDIAMOCI MOMENTI CONTEMPLATIVI DI RARA BELLEZZA…
    LE MERAVIGLIE DEL CREATO… DAL LIBRO DEL SIRACIDE 43, 13-33

    Con un comando Dio invia la neve,
    fa guizzare i fulmini del suo giudizio.
    COSÌ SI APRONO I DEPOSITI
    E LE NUBI VOLANO VIA COME UCCELLI.
    CON POTENZA CONDENSA LE NUBI,
    CHE SI POLVERIZZANO IN CHICCHI DI GRANDINE.
    AL SUO APPARIRE SUSSULTANO I MONTI;
    IL RUMORE DEL SUO TUONO FA TREMARE LA TERRA.
    Secondo il suo volere soffia lo scirocco,
    così anche l’uragano del nord e il turbine di vento.
    Fa scendere la neve come uccelli che si posano,
    come cavallette che si posano è la sua discesa;
    l’occhio ammira la bellezza del suo candore
    e il cuore stupisce nel vederla fioccare.
    RIVERSA SULLA TERRA LA BRINA COME IL SALE,
    CHE GELANDOSI FORMA COME TANTE PUNTE DI SPINE.
    SOFFIA LA GELIDA TRAMONTANA,
    SULL’ACQUA SI CONDENSA IL GHIACCIO;
    ESSO SI POSA SULL’INTERA MASSA D’ACQUA
    CHE SI RIVESTE COME DI CORAZZA.
    Inaridisce i monti e brucia il deserto;
    divora l’erba come un fuoco.
    Il rimedio di tutto, un annuvolamento improvviso,
    l’arrivo della rugiada ristora dal caldo.
    Dio con la sua parola ha domato l’abisso
    e vi ha piantato isole.
    I naviganti parlano dei pericoli del mare,
    a sentirli con i nostri orecchi restiamo stupiti;
    là ci sono anche cose singolari e stupende,
    esseri viventi di ogni specie e mostri marini.
    Per lui il messaggero cammina facilmente,
    tutto procede secondo la sua parola.
    Potremmo dir molte cose e mai finiremmo;
    ma per concludere: «Egli è tutto!».
    COME POTREMMO AVERE LA FORZA PER LODARLO?
    EGLI, IL GRANDE, AL DI SOPRA DI TUTTE LE SUE OPERE.
    IL SIGNORE È TERRIBILE E MOLTO GRANDE,
    E MERAVIGLIOSA È LA SUA POTENZA.
    NEL GLORIFICARE IL SIGNORE ESALTATELO
    QUANTO POTETE, PERCHÉ ANCORA PIÙ ALTO SARÀ.
    NELL’INNALZARLO MOLTIPLICATE LA VOSTRA FORZA,
    NON STANCATEVI, PERCHÉ MAI FINIRETE.
    CHI LO HA CONTEMPLATO E LO DESCRIVERÀ?
    CHI PUÒ MAGNIFICARLO COME EGLI È?
    CI SONO MOLTE COSE NASCOSTE PIÙ GRANDI DI QUESTE;
    NOI CONTEMPLIAMO SOLO POCHE DELLE SUE OPERE.
    IL SIGNORE INFATTI HA CREATO OGNI COSA,HA DATO LA SAPIENZA AI PII.

    DAL «DISCORSO CONTRO I PAGANI» DI SANT’ATANASIO, VESCOVO
    TUTTE LE COSE PER MEZZO DEL VERBO FORMANO UN’ARMONIA DIVINA

    Non esiste alcuna creatura, e nulla accade, che non sia stato fatto e che non abbia consistenza nel Verbo e per mezzo del Verbo, come insegna san Giovanni: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e nulla è stato fatto senza di lui (cfr. Gv 1, 1).
    COME INFATTI IL MUSICISTA, CON LA CETRA BENE INTONATA, PER MEZZO DI SUONI GRAVI E ACUTI, ABILMENTE COMBINATI, CREA UN’ARMONIA, COSÌ LA SAPIENZA DI DIO, TENENDO NELLE SUE MANI IL MONDO INTERO COME UNA CETRA, unì le cose dell’etere con quelle della terra e le cose celesti con quelle dell’etere, armonizzò le singole parti con il tutto, e creò con un cenno della sua volontà un solo mondo e un solo ordine del mondo, una vera meraviglia di bellezza. Lo stesso Verbo di Dio, che rimane immobile presso il Padre, muove tutte le cose rispettando la loro propria natura, e il beneplacito del Padre.
    Ogni realtà, secondo la propria essenza, ha vita e Consistenza in lui, e tutte le cose per mezzo del Verbo costituiscono una divina armonia.
    PERCHÉ POI UNA COSA TANTO SUBLIME POSSA ESSERE IN QUALCHE MODO CAPITA, PRENDIAMO L’IMMAGINE DI UN IMMENSO CORO. IN UN CORO COMPOSTO DI MOLTI UOMINI, BAMBINI, DONNE, VECCHI E ADOLESCENTI, SOTTO LA DIREZIONE DI UN SOLO MAESTRO, CIASCUNO CANTA SECONDO LA PROPRIA COSTITUZIONE E CAPACITÀ, L’UOMO COME UOMO, IL BAMBINO COME BAMBINO, IL VECCHIO COME VECCHIO, L’ADOLESCENTE COME ADOLESCENTE, TUTTAVIA COSTITUISCONO INSIEME UNA SOLA ARMONIA. ALTRO ESEMPIO. LA NOSTRA ANIMA MUOVE NELLO STESSO TEMPO I SENSI SECONDO LE PECULIARITÀ DI CIASCUNO DI ESSI, COSÌ CHE, ALLA PRESENZA DI QUALCHE COSA, SONO MOSSI TUTTI SIMULTANEAMENTE, PER CUI L’OCCHIO VEDE, L’ORECCHIO ASCOLTA, LA MANO TOCCA, IL NASO ODORA, LA LINGUA GUSTA E SPESSO ANCHE LE ALTRE MEMBRA DEL CORPO OPERANO, PER ESEMPIO I PIEDI CAMMINANO. SE CONSIDERIAMO IL MONDO IN MODO INTELLIGENTE CONSTATEREMO CHE NEL MONDO AVVIENE LA STESSA COSA.
    A un solo cenno della volontà del Verbo di Dio, tutte le cose furono così bene organizzate, che ciascuna opera ciò che le è proprio per natura e tutte insieme si muovono in un ordine perfetto.

  29. PER MEZZO DI LUI E IN LUI HANNO CONSISTENZA TUTTE LE COSE SIA QUELLE VISIBILI CHE QUELLE INVISIBILI, SANT’ATANASIO, VESCOVO

    Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nella sua bontà infinita, è di gran lunga superiore a tutte le cose create. Ottimo sovrano qual è, con la sua sapienza e con il suo Verbo, cioè con il Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo, governa, ordina e crea in ogni luogo tutte le cose, secondo che si addice alla sua giustizia. INFATTI È GIUSTO CHE LE COSE SIANO FATTE COSÌ COME LO SONO, E CHE SI COMPIANO COME NOI LE VEDIAMO COMPIUTE. POICHÉ È LUI CHE HA VOLUTO CHE TUTTO ACCADA IN QUESTO MODO E NESSUNO PUÒ AVERE UN MOTIVO RAGIONEVOLE PER NEGARLO. Infatti se il movimento delle cose create avvenisse senza ragione e il mondo girasse alla cieca, non si dovrebbe più credere nulla di quanto è stato detto. Ma se il mondo è stato organizzato con sapienza e conoscenza ed è stato riempito di ogni bellezza, allora si deve dire che il creatore e l’artista è il Verbo di Dio.
    Io penso al Dio vivente e operante, al Verbo del Dio buono, del Dio dell’universo, al Dio che è distinto e differente da tutte le cose create e da tutta la creazione.
    È lui il solo e proprio Verbo del Padre, lui che ha ordinato l’universo e lo ha illuminato con la sua provvidenza. È lui il Verbo buono del Padre buono. È lui che ha dato ordine a tutto il creato, conciliando fra loro gli opposti elementi e componendo ogni cosa armonicamente. Egli è l’unico, l’Unigenito, il Dio buono, che procede dal Padre come da fonte di bontà e ordina e contiene l’universo.
    DOPO AVER FATTO TUTTE LE COSE PER MEZZO DEL VERBO ETERNO E AVER DATO ESISTENZA ALLA CREAZIONE, DIO PADRE NON LASCIA ANDARE CIÒ CHE HA FATTO ALLA DERIVA, NÉ LO ABBANDONA A UN CIECO IMPULSO NATURALE CHE LO FACCIA RICADERE NEL NULLA. MA, BUONO COM’È, CON IL SUO VERBO, CHE È ANCHE DIO, GUIDA E SOSTENTA IL MONDO INTERO, PERCHÉ LA CREAZIONE, ILLUMINATA DALLA SUA GUIDA, DALLA SUA PROVVIDENZA E DAL SUO ORDINE, POSSA PERSISTERE NELL’ESSERE. Anzi il mondo diviene partecipe del Verbo del Padre, per essere da questi sostenuto e non cessare di esistere. Ciò certamente accadrebbe se non fosse conservato dal Verbo, perché egli È «IMMAGINE DEL DIO INVISIBILE, GENERATO PRIMA DI OGNI CREATURA» (COL 1, 15); POICHÉ PER MEZZO DI LUI E IN LUI HANNO CONSISTENZA TUTTE LE COSE SIA QUELLE VISIBILI CHE QUELLE INVISIBILI, POICHÉ EGLI È IL CAPO DELLA CHIESA, COME NELLE SACRE SCRITTURE INSEGNANO I MINISTRI DELLA VERITÀ (cfr. Col 1, 16-18).
    L’ONNIPOTENTE E SANTISSIMO VERBO DEL PADRE, PENETRANDO TUTTE LE COSE, E ARRIVANDO OVUNQUE CON LA SUA FORZA, DÀ LUCE AD OGNI REALTÀ E TUTTO CONTIENE E ABBRACCIA IN SE STESSO. Non c’è essere alcuno che si sottragga al suo dominio. Tutte le cose da lui ricevono interamente la vita e da lui in essa vengono mantenute: le creature singole nella loro individualità e l’universo creato nella sua globalità.

  30. “Beati noi, se, poveri nello spirito,
    sappiamo liberarci
    dalla fallace fiducia nei beni economici
    e collocare i nostri primi desideri
    nei beni spirituali e religiosi;
    e abbiamo per i poveri riverenza ed amore,
    come fratelli e immagini viventi del Cristo.

    Beati noi, se, formati alla dolcezza dei forti,
    sappiamo rinunciare alla potenza funesta
    dell’odio e della vendetta
    e abbiamo la sapienza di preferire
    al timore che incutono le armi
    la generosità e il perdono,
    l’accordo nella libertà e nel lavoro,
    la conquista della bontà e della pace.”

    PAOLO VI

  31. “Quando ero giovane e la mia immaginazione non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
    Come divenni più grande e più saggio, scoprii che il MONDO non avrebbe potuto essere cambiato, così ridussi la mia visione e decisi di cambiare solo il mio PAESE, ma anche questo sembrava essere inamovibile.
    Come crebbi, al crepuscolo della mia vita, in un ultimo disperato tentativo, decisi di cambiare solo QUELLI Più VICINI A ME. Ma anche questi non volevano niente di tutto ciò.
    E ora, che sono legato al mio letto di morte, capisco che se solo avessi cambiato per primo ME STESSO,
    forse… con l’esempio, avrei potuto cambiare quelli più vicino a me, e poi avrei quindi potuto cambiare in meglio il mio paese. E chi lo sa, avrei potuto forse cambiare il mondo.”

    (DA UNA TOMBA DELL’ABBAZIA DI WESTMINSTER)

  32. SIGNORE GESU’,
    VIENI NELLE NOSTRE FAMIGLIE,
    RIACCENDI LA NOSTRA FEDE INDEBOLITA,
    CONSOLA I NOSTRI CUORI AFFATICATI,
    RAFFORZA LA PACE TRA NOI,
    PURIFICA I NOSTRI PENSIERI CONFUSI,
    RISCALDA LA TENEREZZA INARIDITA,
    CANCELLA LE NOSTRE DISCUSSIONI INUTILI,
    SCIOGLI LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI,
    LEGACI IN UN ABBRACCIO DI AMORE CON,
    TUTTI QUELLI CHE CHE CI AMANO E ANCHE CON ,
    COLORO CHE SONO LONTANI DA TE. AMEN

  33. EPIFANIA (D. M. TUROLDO)

    “Eran partiti da terre lontane:
    in carovane di quanti e da dove?
    Sempre difficile il punto d’avvio,
    contare il numero è sempre impossibile.

    Lasciano case e beni e certezze,
    gente mai sazia dei loro possessi,
    gente più grande, delusa, inquieta:
    dalla Scrittura chiamati sapienti!

    Le notti che hanno vegliato da soli,
    scrutando il corso del tempo insondabile,
    seguendo astri, fissando gli abissi
    fino a bruciarsi gli occhi del cuore!

    Naufraghi sempre in questo infinito,
    eppure sempre a tentare, a chiedere,
    dietro la stella che appare e dispare,
    lungo un cammino che è sempre imprevisto.

    Magi, voi siete i santi più nostri,
    i pellegrini del cielo, gli eletti,
    l’anima eterna dell’uomo che cerca,
    cui solo Iddio è luce e mistero.”

  34. La pace è una parola divina ed ha un nome proprio: Cristo! Senza Dio non c’ è pace, non dobbiamo scandalizzarci del perché ci siano le guerre ma del fatto che non abbiamo pace che cioè non abbiamo Dio nel nostro quotidiano. Dove non c’è amore non c’è pace, sono in antitesi come luce e tenebre. Tenebre vuol dire peccato vuol dire odio vendetta maldicenza potere arrivismo soppruso umiliazione e tutto ciò che distrugge l’ immagine che Dio ha posto in noi. No, non c’è pace perché non c’è Amore, non c’è Dio. In questo anno voglio impegnarmi ad amare di più a essere cristiano fino in fondo, a non abituarmi ad un perbenismo di facciata ma fare ogni giorno la Volontà di Dio, allora forse comincerò ad essere e a dare Pace.

  35. COME DIRE …NATALE (G. Impastato)

    “Come dire “Natale” alle giovani braccia alzate per fermare i carri armati? Che orrore: no! No!
    Non si sono arrestati quei carri… e fu stritolato lo sterminato grido di popolo oppresso,
    e tanto sangue innocente bagnò la grande piazza
    sotto gli occhi muti e increduli del mondo!

    Come dire ‘Natale’ ad Auschwitz, Dachau, Nagasaki, alle Fosse Ardeatine e di Katyn, a Piazza Fontana, al mare di Lampedusa e ai cieli di Ustica? Che orrore, mio Dio: non tacciono i fucili dei plotoni di esecuzione,
    sono accesi i forni crematori!

    Come dire ‘Natale’… Che orrore, mio Dio!
    Non si sono inceppate le P38, si ode il crepitio dei kalashnikov, si propagano le nubi scoppiano le mine antiuomo, crollano gli ospedali di Siria, il ponte di Mostar… Sangue, sangue.

    Come dire ‘Natale’ all’immenso coro di dolore che si innalza da ghetti, campi di sterminio, al pianto di neonati buttati tra i rifiuti, di uccisi nelle strade, agli occhi lucidi di vecchi soli buttati lontano dalla vita…
    Cosa dire agli inebetiti dalle droghe e dall’alcool, dagli istupiditi dal gioco, ad abusati e violentate?
    Mescolate col sangue scorrono sangue e bestemmie.
    Caino è sempre tra noi, su Abele si dirigono le belve umane, a Betlem si levano urla di madri, Susanna è condannata a morte.

    Su melma e su fango, tra lacrime grida e spari …
    SI SPANDE UN BIANCORE PURO DI LUCE: SEI TU …GESU’!
    Per tutti è Natale di PACE, SPERANZA!”

  36. UNA SOLA ANIMA IN DUE CORPI
    Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo.

    ERAVAMO AD ATENE, PARTITI DALLA STESSA PATRIA, divisi, come il corso di un fiume, in diverse regioni per brama d’imparare, e di nuovo insieme, come per Un accordo, ma in realtà per disposizione divina. Allora non SOLO IO MI SENTIVO PRESO DA VENERAZIONE VERSO IL MIO GRANDE BASILIO per la serietà dei suoi costumi e per la maturità e saggezza dei suoi discorsi…MA inducevo a fare altrettanto anche altri che ancora non lo conoscevano. Molti però già lo stimavano grandemente avendolo ben conosciuto e ascoltato in precedenza.
    Che cosa ne seguiva? Che quasi lui solo, fra tutti coloro che per studio arrivavano ad Atene, era considerato fuori dell’ordine comune, avendo raggiunto una stima che lo metteva ben al di sopra dei semplici discepoli. QUESTO L’INIZIO DELLA NOSTRA AMICIZIA; DI QUI L’INCENTIVO AL NOSTRO STRETTO RAPPORTO; COSÌ CI SENTIMMO PRESI DA MUTUO AFFETTO.
    Quando, con il passare del tempo, ci manifestammo vicendevolmente le nostre intenzioni e capimmo che l’amore della sapienza era ciò che ambedue cercavamo, allora diventammo tutti e due l’uno per l’altro: compagni, commensali, fratelli. Aspiravamo a un medesimo bene e coltivavamo ogni giorno più fervidamente e intimamente il nostro comune ideale. CI GUIDAVA LA STESSA ANSIA DI SAPERE, COSA FRA TUTTE ECCITATRICE D’INVIDIA; EPPURE FRA NOI NESSUNA INVIDIA, SI APPREZZAVA INVECE L’EMULAZIONE. QUESTA ERA LA NOSTRA GARA: NON CHI FOSSE IL PRIMO, MA CHI PERMETTESSE ALL’ALTRO DI ESSERLO.
    Sembrava che avessimo un’unica anima in due corpi. Se non si deve assolutamente prestar fede a coloro che affermano che tutto è in tutti, a noi si deve credere senza esitazione, perché realmente l’uno era nell’altro e con l’altro. L’OCCUPAZIONE E LA BRAMA UNICA PER AMBEDUE ERA LA VIRTÙ, E VIVERE TESI ALLE FUTURE SPERANZE E COMPORTARCI COME SE FOSSIMO ESULI DA QUESTO MONDO, prima ancora d’essere usciti dalla presente vita. Tale era il nostro sogno. Ecco perché indirizzavamo la nostra vita e la nostra condotta sulla via dei comandamenti divini e ci animavamo a vicenda all’amore della virtù. E NON CI SI ADDEBITI A PRESUNZIONE SE DICO CHE ERAVAMO L’UNO ALL’ALTRO NORMA E REGOLA PER DISTINGUERE IL BENE DAL MALE. E mentre altri ricevono i loro titoli dai genitori, o se li procurano essi stessi dalle attività e imprese della loro vita, PER NOI INVECE ERA GRANDE REALTÀ E GRANDE ONORE ESSERE E CHIAMARCI CRISTIANI.

  37. PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO – Arley Tuberqui

    SIGNORE, ALLA FINE DI QUESTO ANNO VOGLIO RINGRAZIARTI per tutto quello che ho ricevuto da te, grazie per la vita e l’amore, per i fiori, l’aria e il sole, per l’allegria e il dolore,per quello che è stato possibile e per quello che non ha potuto esserlo.
    TI REGALO QUANTO HO FATTO QUEST’ANNO: il lavoro che ho potuto compiere, le cose che sono passate per le mie mani e quello che con queste ho potuto costruire. Ti offro le persone che ho sempre amato, le nuove amicizie, quelli a me più vicini, quelli che sono più lontani, quelli che se ne sono andati, quelli che mi hanno chiesto una mano e quelli che ho potuto aiutare, quelli con cui ho condiviso la vita, il lavoro, il dolore e l’allegria.

    OGGI, SIGNORE, VOGLIO ANCHE CHIEDERE PERDONO per il tempo sprecato, per i soldi spesi male, per le parole inutili e per l’amore disprezzato, perdono per le opere vuote, per il lavoro mal fatto, per il vivere senza entusiasmo e per la preghiera sempre rimandata,
    per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi, semplicemente… ti chiedo perdono. Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
    tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno, io fermo la mia vita davanti al calendario ancora da inaugurare
    e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.
    OGGI TI CHIEDO PER ME E PER I MIEI LA PACE E L’ALLEGRIA,
    la forza e la prudenza, la carità e la saggezza. Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà, chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
    le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste o in grado di ferire,
    apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
    così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni e le sparga a ogni mio passo.
    RIEMPIMI DI BONTÀ E ALLEGRIA PERCHÉ QUELLI CHE CONVIVONO CON ME TROVINO NELLA MIA VITA UN PO’ DI TE.
    SIGNORE, DAMMI UN ANNO FELICE E INSEGNAMI E DIFFONDERE FELICITÀ. NEL NOME DI GESÙ. AMEN.

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