PREPARIAMOCI ALLA PASQUA… 

Cari amici,  c’è aria di Primavera a Villa S. Biagio.   Sono stati fatti lavori di manutenzione che la rendono più bella e accogliente. Spuntano le prime margherite… E’ tempo di prepararci alla Pasqua. COSI’…

 DOMENICA 18 FEBBRAIO:  RITIRO SPIRITUALE PER TUTTI (h. 9-12.15) Quali tentazioni nel mondo d’oggi?  Come…vincerle?                                

DOMENICA  25 FEBBRAIO:  CON GESÙ SUL MONTE. S. Messa h. 10.30              Cosa fare per migliorare il nostro “look” spirituale?                

SABATO  3 MARZO:   SCUOLA DI PREGHIERA E DI VITA con D. Orione (h.16-17.30)  “Che male c’è?…” Educarci per educare                                                DOMENICA 4 MARZO:   S. MESSA  E CATECHESI:  (h. 10.30)    Voi siete Il Tempio di Dio” – Educare le passioni”          – DOMENICA 11 MARZO: S. MESSA  E CATECHESI:  (h. 10.30)   Nicodemo, devi rinascere dallo Spirito… Come è possibile?”         DOMENICA 18 MARZO: RITIRO SPIRITUALE PER TUTTI (h. 9-12.15) Padre, è giunta l’ora” – A scuola di amore con Giovanni cc.12-17

2122  MARZO  H. 21: “Donna, chi cerchi?”  “Ho Visto il Signore  SERATE BIBLICO-MUSICALI AL “DON ORIONE” CON… LA MADDALENA    

DOMENICA  25  MARZO:  DOMENICA DELLE PALME: processione e  S. Messa: h.10.30

DOMENICA 1 APRILE: S. PASQUA

INFO: 3338890862   donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

 

22 comments


  1. SENTENDO PARLARE PERSONE litigando o colloquiando serenamente con TONI DURI ED INTERCALARI SCURRILI ho fatto questa riflessione ed accorato consiglio materno che condivido se può esser di utilità per qualcuno oltre che per me
    Chi non si controlla nei toni e nel linguaggio anche se giovane e raggiante non diventa più bello sia dentro che fuori perché si assume una brutta fisionomia , ci si abbrutisce in tutta la persona ,ANIMA E CORPO ed anche chi ci sta attorno se è come noi si lascia offuscare da questa ombra oscura che ci circonda …

    I veggenti chiesero alla Madonna di Medjugorge <> Lei rispose <> …..
    è l’Amore che imbellisce , le buone maniere la mitezza la mansuetudine la grazia degli atteggiamenti anche e soprattutto nei toni e nel linguaggio : specchio dell’anima .
    tutto Questo fa esser belli più che nuoto , palestre , massaggi e creme per viso e corpo…. :

    Nel Dire le proprie ragioni con altri o nei semplici e gioiosi colloqui si deve cercare di farlo con altra modalità ….per se stessi prima di tutto e quindi per gli altri ; se si rispetta la propria dignità rispetti anche quella degli altri.
    Mantenere la bellezza in tutto questo è rispettare la propria dignità ed immagine umana che si ha , altrimenti diventiamo bestie.

    È un esercizio come fare palestra : pian pian si acquisisce con l’aiuto di Chi questo lo è e lo fa per Sua natura e ne è la Sorgente e che è Dio solo , nel nome di Gesù .

  2. GLI INTERROGATIVI PIÙ PROFONDI DELL’UOMO «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II

    Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre GLI SI APRE DINANZI LA STRADA DELLA LIBERTÀ O DELLA SCHIAVITÙ, DEL PROGRESSO O DEL REGRESSO, DELLA FRATERNITÀ O DELL’ODIO. Inoltre l’uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono SCHIACCIARLO O SERVIRGLI. PER QUESTO SI PONE DEGLI INTERROGATIVI.
    In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, COME CREATURA, ESPERIMENTA IN MILLE MODI I SUOI LIMITI; DALL’ALTRA PARTE SI ACCORGE DI ESSERE SENZA CONFINI NELLE SUE ASPIRAZIONI E CHIAMATO A UNA VITA SUPERIORE. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, DEBOLE E PECCATORE, NON DI RADO FA QUELLO CHE NON VORREBBE E NON FA QUELLO CHE VORREBBE (cfr. Rm 7, 14 segg.). PER CUI SOFFRE IN SE STESSO UNA DIVISIONE, DALLA QUALE PROVENGONO ANCHE TANTE E COSÌ GRAVI DISCORDIE NELLA SOCIETÀ. Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza GLI INTERROGATIVI CAPITALI: COS’È L’UOMO? QUAL È IL SIGNIFICATO DEL DOLORE, DEL MALE, DELLA MORTE CHE MALGRADO OGNI PROGRESSO CONTINUANO A SUSSISTERE? COSA VALGONO QUESTE CONQUISTE A COSÌ CARO PREZZO RAGGIUNTE? CHE RECA L’UOMO ALLA SOCIETÀ, E COSA PUÒ ATTENDERSI DA ESSA? COSA CI SARÀ DOPO QUESTA VITA?
    Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cfr. At 4, 12). CREDE UGUALMENTE DI TROVARE NEL SUO SIGNORE E MAESTRO LA CHIAVE, IL CENTRO E IL FINE DI TUTTA LA STORIA UMANA. INOLTRE LA CHIESA AFFERMA CHE AL DI SOPRA DI TUTTI I MUTAMENTI CI SONO MOLTE COSE CHE NON CAMBIANO; ESSE TROVANO IL LORO ULTIMO FONDAMENTO IN CRISTO, CHE È SEMPRE LO STESSO: IERI, OGGI E NEI SECOLI (CFR. EB 13, 8).

  3. UN QUALUNQUE PEZZO DI PANE (ANONIMO)
    “Può essere bello, ma non è certo facile farsi pane.
    Significa che non puoi più vivere per te, ma per gli altri.
    Significa che devi essere disponibile, a tempo pieno.
    Significa che devi avere pazienza e mitezza, come il pane
    che si lascia impastare, cuocere, SPEZZARE.
    Significa che devi essere umile, come il pane,
    che non figura “nella lista delle SPECIALITà””;
    ma è SEMPRE Lì…PER ACCOMPAGNARE.
    Significa che devi coltivare la tenerezza e la bontà,
    perché così è il pane, tenero e buono.”

  4. COME SACRIFICIO GRADEVOLE E ACCETTO DALLA «LETTERA DELLA CHIESA DI SMIRNE
    SUL MARTIRIO DI SAN POLICARPO»
    Quando il rogo fu pronto, Policarpo si spogliò di tutte le vesti… Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse: «Lasciatemi così: PERCHÉ COLUI CHE MI DÀ LA GRAZIA DI SOPPORTARE IL FUOCO MI CONCEDERÀ ANCHE DI RIMANERE IMMOBILE SUL ROGO SENZA LA VOSTRA PRECAUZIONE DEI CHIODI». Quelli allora non lo confissero con i chiodi, ma lo legarono.
    Egli dunque, con le mani dietro la schiena e legato, come un bell’ariete scelto da un gregge numeroso, quale vittima accetta a Dio preparata per il sacrificio, levando gli occhi al cielo disse: «SIGNORE, DIO ONNIPOTENTE, PADRE DEL TUO DILETTO E BENEDETTO FIGLIO GESÙ CRISTO, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto; io ti benedico perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest’ora di partecipare, con tutti i martiri, AL CALICE DEL TUO CRISTO, PER LA RISURREZIONE DELL’ANIMA E DEL CORPO NELLA VITA ETERNA…POSSA IO OGGI ESSERE ACCOLTO CON ESSI AL TUO COSPETTO QUALE SACRIFICIO RICCO E GRADITO, COSÌ COME TU, DIO SENZA INGANNO E VERACE, LO HAI PREPARATO E ME L’HAI FATTO VEDERE IN ANTICIPO E ORA L’HAI ADEMPIUTO. Per questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti glorifico insieme con l’eterno e celeste sacerdote Gesù Cristo, tuo diletto Figlio, per mezzo del quale a te e allo Spirito Santo sia gloria ora e nei secoli futuri. Amen». Dopo che ebbe pronunciato l’Amen e finito di pregare, gli addetti al rogo accesero il fuoco. LEVATASI UNA GRANDE FIAMMATA, NOI, A CUI FU DATO DI SCORGERLO PERFETTAMENTE, VEDEMMO ALLORA UN MIRACOLO E SIAMO STATI CONSERVATI IN VITA PER ANNUNZIARE AGLI ALTRI LE COSE CHE ACCADDERO. Il fuoco si dispose a forma di arco a volta come la vela di una nave gonfiata dal vento e avvolse il corpo del martire come una parete. Il corpo stava al centro di essa, ma non sembrava carne che bruciasse, bensì pane cotto oppure oro e argento reso incandescente. E NOI SENTIMMO TANTA SOAVITÀ DI PROFUMO, COME DI INCENSO O DI QUALCHE ALTRO AROMA PREZIOSO.

  5. PADRE, PERDONALI…
    Dallo «Specchio della carità» di sant’Aelredo, abate

    • NON C’È NIENTE CHE CI SPINGA AD AMARE I NEMICI, … quanto la dolce considerazione di quella ammirabile pazienza per cui egli, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 44, 3), offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi. Espose i suoi fianchi ai flagelli. Abbandonò se stesso all’obbrobrio e agli insulti. Infine sopportò pazientemente la croce, i chiodi, la lancia, il fiele e l’aceto, lui in tutto dolce, mite e clemente. Alla fine fu condotto via come una pecora al macello, e come un agnello se ne stette silenzioso davanti al tosatore e non aprì bocca (cfr. Is 53, 7). CHI, AL SENTIRE QUELLA VOCE MERAVIGLIOSA PIENA DI DOLCEZZA: «PADRE, PERDONALI», NON ABBRACCEREBBE SUBITO I SUOI NEMICI CON TUTTO L’AFFETTO? «PADRE», DICE, «PERDONALI» (Lc 23, 34). Che cosa si poteva aggiungere di dolcezza, di carità ad una siffatta preghiera? Tuttavia egli aggiunse qualcosa. GLI SEMBRÒ POCO PREGARE, VOLLE ANCHE SCUSARE. «PADRE, DISSE, PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO». E INVERO SONO GRANDI PECCATORI, MA POVERI CONOSCITORI. PERCIÒ: «PADRE, PERDONALI». Se l’uomo vuole amare se stesso di amore autentico, non si lasci corrompere da nessun piacere della carne. Per non soccombere alla concupiscenza della carne, RIVOLGA OGNI SUO AFFETTO ALLA DOLCEZZA DEL PANE EUCARISTICO. INOLTRE PER RIPOSARE PIÙ PERFETTAMENTE E SOAVEMENTE NELLA GIOIA DELLA CARITÀ FRATERNA, ABBRACCI DI VERO AMORE ANCHE I NEMICI. Perché questo fuoco divino non intiepidisca di fronte alle ingiustizie, guardi sempre con gli occhi della mente la pazienza e la pacatezza del suo amato Signore e Salvatore.

  6. IMPORTANZA DEL ” PADRE NOSTRO” – S. CIPRIANO

    QUALE ORAZIONE INFATTI PUÒ ESSERE PIÙ SPIRITUALE DI QUELLA CHE CI È STATA DATA DA CRISTO, DAL QUALE CI È STATO MANDATO ANCHE LO SPIRITO SANTO? QUALE PREGHIERA AL PADRE PUÒ ESSERE PIÙ VERA DI QUELLA CHE È STATA PROFERITA DALLA BOCCA DEL FIGLIO, CHE È VERITÀ? Pregare diversamente da quello che egli ci ha insegnato non sarebbe soltanto ignoranza ma anche colpa, avendo egli stesso affermato: Respingete il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione! (cfr. Mc 7, 9).
    Preghiamo, dunque, fratelli, come Dio, nostro Maestro, ci ha insegnato. È preghiera amica e familiare pregare Dio con le sue parole, far salire ai suoi orecchi la preghiera di Cristo.
    RICONOSCA IL PADRE LE PAROLE DEL FIGLIO SUO QUANDO PREGHIAMO; EGLI CHE ABITA DENTRO IL NOSTRO CUORE, SIA ANCHE NELLA NOSTRA VOCE. E POICHÉ È NOSTRO AVVOCATO PRESSO IL PADRE, USIAMO LE PAROLE DEL NOSTRO AVVOCATO, QUANDO, COME PECCATORI, SUPPLICHIAMO PER I NOSTRI PECCATI. SE EGLI HA DETTO CHE QUALUNQUE COSA CHIEDEREMO AL PADRE NEL SUO NOME CI SARÀ DATA, IMPETREREMO PIÙ EFFICACEMENTE QUEL CHE DOMANDIAMO IN NOME DI CRISTO, SE LO DOMANDEREMO CON LA SUA PREGHIERA.

  7. ” GLI EREMITI ”
    Molti eremiti abitavano nei d’intorni della sorgente.
    Ognuno si era costruito una capanna e passava le sue
    giornate,in profondo silenzio, meditando e pregando.
    Ognuno, raccolto in se stesso, invocava la presenza di
    DIO.
    DIO avrebbe voluto andare a trovarli, ma non riusciva a
    trovare la strada. Tutto quello che vedeva erano puntini
    lontani tra di loro nella vastità del deserto.
    Poi un giorno, per una improvvisa necessità, uno degli
    eremiti si recò da un altro. Sul terreno restò una piccola
    traccia. L’altro eremita ricambiò la visita e la traccia si
    approfondì . Anche altri eremiti cominciarono a scambiarsi
    visite.
    La cosa accadde sempre più frequentemente.
    Un giorno, DIO, sempre invocato dai buoni eremiti, si
    affacciò dall’alto e vide una ragnatela di sentierini che
    univano le capanne agli eremiti. Tutto felice disse:
    ” ADESSO SI ! ADESSO HO LA STRADA PER ANDARLI A TROVARE”

    ( Bruno Ferrero)

  8. Camminando verso Pasqua
    (Don Angelo Saporiti)
    Il mio viaggio verso Pasqua è incominciato.
    Ho fatto tanti propositi:
    rinuncerò a qualcosa,
    frenerò la lingua,
    sarò più paziente,
    cercherò di vedere il positivo…
    Ed ecco che già iniziano i problemi,
    le difficoltà, le stanchezze,
    la tentazione di lasciar perdere,
    di rimandare al giorno dopo,
    di dimenticare la mia promessa…
    Mi sono appena messo in cammino, Signore,
    e sono già stufo e sbuffo.
    Mi sono appena messo in cammino, Signore,
    ma non ci credo che ce la farò…
    E provo vergogna… e anche un po’ di rabbia…
    Ma forse… ho sbagliato tutto.
    Sì…
    Ho sbagliato a pensare
    che il cammino verso Pasqua,
    significhi solo una serie di impegni e di rinunce,
    una moltiplicazione di sacrifici e di preghiere…
    Forse, in questa Quaresima,
    dovrei solo abbandonarmi a te,
    lasciarmi andare a te così come sono:
    fragile, incapace, limitato, peccatore.
    Abbandonarmi a te, perché
    tu, Signore, sei il cammino che percorro.
    Tu, Signore, sei la mano che mi guida.
    Tu, Signore, sei lo sguardo che mi fa percepire gli altri.
    Tu, Signore, sei la bocca quando ti do testimonianza.
    Tu, Signore, sei l’orecchio, che ascolta le parole non dette.
    Tu, Signore, sei la strada di questa Quaresima
    che mi porta incontro a te,
    che mi porta incontro agli altri.
    Amen.

  9. DIMOSTRIAMOCI VICENDEVOLMENTE L’AMORE DI DIO
    San Gregorio Nazianzeno
    RICONOSCI L’ORIGINE DELLA TUA ESISTENZA, DEL RESPIRO, DELL’INTELLIGENZA, DELLA SAPIENZA E, CIÒ CHE PIÙ CONTA, DELLA CONOSCENZA DI DIO,
    Donde e da chi vengono a te tante e tali prerogative? Se poi vogliamo parlare di doni più umili e comuni, chi ti permette di vedere la bellezza del cielo, il corso del sole, i cicli della luce, le miriadi di stelle e quell’armonia ed ordine che sempre si rinnovano meravigliosamente nel cosmo, rendendo festoso il creato come il suono di una cetra?
    CHI TI CONCEDE LA PIOGGIA, LA FERTILITÀ DEI CAMPI, IL CIBO, LA GIOIA DELL’ARTE, IL LUOGO DELLA TUA DIMORA, LE LEGGI, LO STATO E, AGGIUNGIAMO, LA VITA DI OGNI GIORNO, L’AMICIZIA E IL PIACERE DELLA TUA PARENTELA?
    Come mai alcuni animali sono addomesticati e a te sottoposti, altri dati a te come cibo?
    Chi ti ha posto signore e re di tutto ciò che è sulla terra?
    E, per soffermarci solo sulle cose più importanti, chiedo ancora: Chi ti fece dono di quelle caratteristiche tutte tue che ti assicurano la piena sovranità su qualsiasi essere vivente? Fu Dio. EBBENE, EGLI IN CAMBIO DI TUTTO CIÒ CHE COSA TI CHIEDE? L’AMORE. RICHIEDE DA TE CONTINUAMENTE INNANZITUTTO E SOPRATTUTTO L’AMORE A LUI E AL PROSSIMO.
    L’AMORE VERSO GLI ALTRI EGLI LO ESIGE AL PARI DEL PRIMO

  10. ” E’ meglio evitare l’esca che dibattersi nella trappola ” ( John Dryden ) 
    ….eppure quanto noi ci dibattiamo nelle trappole/ tentazioni del mondo di oggi ,  di ieri e di sempre ….ci dibattiamo nelle tentazioni fuori e dentro di noi …in quelle di tutti e nelle nostre , quelle ” più personali “..
    Ma quanto , anche ,  ci consola il SUO Esserci : ” Non ci abbandonare alla tentazione ” . Quanto ci consola il  Suo averle attraversate , il Suo essere CON noi …il Suo averle vinte .
    Anche se poi ritorna… quel nostro , anche umano , dibatterci e stancarci nel quotidiano e nelle salite . 

    In questo inizio di Quaresima me lo sono chiesto , con forza e con timore , come fare a stare alla guida del mio veicolo con mani ( abbastanza ) salde , come non permettere alla tentazione di diventare pericolosa lastra di ghiaccio su strada , come usarla la tentazione e farne strumento per crescere e non certo per affondare .
    Ho trovato una parola sul breviario che è forza e luce : ” Teniamo FISSI GLI OCCHI sul Sangue di Cristo …  FISSIAMO FORTEMENTE LO SGUARDO sul Padre e Creatore … ” .
    Quanti salti ..quanti strattoni …quante marce inserite riusciamo a vivere , SE fissiamo Lui , SE fissiamo la nostra Pace dentro , SE fissiamo la direzione del nostro vivere ..ma dobbiamo FISSARE  , e farlo in questo mondo che quasi ci impone uno sguardo distratto su tutto ..uno sguardo che passa dal nero al verde, dal bianco al rosso e per il quale tutto va bene …noi dobbiamo FISSSARE ciò che vale. E allora poi siamo pronti a stringere i pugni , ad andare avanti , a scavare nella roccia , ad aggrapparci …!

    Quanti salti in avanti ..quante spintonate potremo dare alla Tentazione …se solo imparassimo a FISSARE Lui e ritrovarci così negli occhi di COLUI CHE , INNAMORATO e per primo , FISSA LO SGUARDO SU NOI ..facendoci sentire SUOI .
    Aiutaci , Signore . Grazie , Signore .

  11. S. AGOSTINO:
    Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l’umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria. SE SIAMO STATI TENTATI IN LUI, SARÀ PROPRIO IN LUI CHE VINCEREMO IL DIAVOLO. TU FERMI LA TUA ATTENZIONE AL FATTO CHE CRISTO FU TENTATO; PERCHÉ NON CONSIDERI CHE EGLI HA ANCHE VINTO? FOSTI TU AD ESSERE TENTATO IN LUI, MA RICONOSCI ANCHE CHE IN LUI TU SEI VINCITORE. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, NON TI AVREBBE INSEGNATO A VINCERE, QUANDO SEI TENTATO.
    • BENEDETTO XVI: DA “GESU DI NAZARET” “E’ una discesa nei pericoli che minacciano l’uomo…Gesù deve entrare nel dramma dell’esistenza umana, attraversarlo fino in fondo, per ritrovare così la “pecorella smarrita”, e ricondurla a casa.”

  12. “Quanto è possibile capire il dolore, l’amore di un altro?
    Fino a che punto possiamo capire coloro che vivono tra dolori, frustrazioni e angosce più profonde delle nostre?
    Se capire significa mettersi al posto di colui che è “diverso” da noi,
    i ricchi e i dominatori del mondo hanno mai potuto capire milioni di miseri emarginati?”
    (Orhan Pamuk)

    Mi permetto miseramente di aggiungere che non solo i ricchi e dominatori, ma anche noi ceto medio, operai, mercanti, insegnanti, cattolici, praticanti o meno, noi tutti, persone “comuni” che, anche se non lo ammettiamo neppure a noi stessi, siamo coinvolti in tante sottili discriminazioni del DIVERSO da noi, specialmente IN QUELLE FORME DI DIVERSITA’ “NON PREVISTE DAI CANONI DELLE DIVERSITA'”.

  13. L’AMICIZIA DI DIO
    sant’Ireneo, vescovo
    Nostro Signore, Verbo di Dio, prima condusse gli uomini a servire Dio, POI DA SERVI LI RESE SUOI AMICI, COME DISSE EGLI STESSO AI DISCEPOLI: «NON VI CHIAMO PIÙ SERVI, PERCHÉ IL SERVO NON SA QUELLO CHE FA IL SUO PADRONE; MA IO VI HO CHIAMATI AMICI, PERCHÉ TUTTO CIÒ CHE HO UDITO DAL PADRE L’HO FATTO CONOSCERE A VOI» (Gv 15, 15). L’AMICIZIA DI DIO CONCEDE L’IMMORTALITÀ A QUANTI VI SI DISPONGONO DEBITAMENTE.
    In principio Dio plasmò Adamo non perché avesse bisogno dell’uomo, ma per avere qualcuno su cui effondere i suoi benefici. In effetti il Verbo glorificava il Padre, sempre rimanendo in lui, non solamente prima di Adamo, ma anche prima di ogni creazione. Lo ha dichiarato lui medesimo: «Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria, che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5).
    Egli ci comandò di seguirlo non perché avesse bisogno del nostro servizio, ma per dare a noi stessi la salvezza. Seguire il Salvatore, infatti, è partecipare della salvezza, come seguire la luce significa essere circonfusi di chiarore.
    CHI È NELLA LUCE NON È CERTO LUI AD ILLUMINARE LA LUCE E A FARLA RISPLENDERE, MA È LA LUCE CHE RISCHIARA LUI E LO RENDE LUMINOSO. Egli non dà nulla alla luce, ma è da essa che riceve il beneficio dello splendore e tutti gli altri vantaggi.
    Così è anche del servizio verso Dio: non apporta nulla a Dio, e d’altra parte Dio non ha bisogno del servizio degli uomini; ma a quelli che lo servono e lo seguono egli dà la vita, l’incorruttibilità e la gloria eterna. Accorda i suoi benefici a coloro che lo servono per il fatto che lo servono, e a coloro che lo seguono per il fatto che lo seguono, ma non ne trae alcuna utilità.
    DIO RICERCA IL SERVIZIO DEGLI UOMINI PER AVERE LA POSSIBILITÀ, LUI CHE È BUONO E MISERICORDIOSO, DI RIVERSARE I SUOI BENEFICI SU QUELLI CHE PERSEVERANO NEL SUO SERVIZIO. MENTRE DIO NON HA BISOGNO DI NULLA, L’UOMO HA BISOGNO DELLA COMUNIONE CON DIO.
    La gloria dell’uomo consiste nel perseverare al servizio di Dio. E per questo il Signore diceva ai suoi discepoli: «NON VOI AVETE SCELTO ME, MA IO HO SCELTO VOI» (GV 15, 16), MOSTRANDO COSÌ CHE NON ERANO LORO A GLORIFICARLO, SEGUENDOLO, MA CHE, PER IL FATTO CHE SEGUIVANO IL FIGLIO DI DIO, ERANO GLORIFICATI DA LUI. E ANCORA: «VOGLIO CHE ANCHE QUELLI CHE MI HAI DATO SIANO CON ME DOVE SONO IO, PERCHÉ CONTEMPLINO LA MIA GLORIA» (Gv 17, 24).

  14. CARI AMICI
    GODIAMOCI QUESTA SPLENDIDA PAGINA DI S. Giovanni Crisostomo SU ” LA PREGHIERA È LUCE PER L’ANIMA”
    S. Giovanni Crisostomo, vescovo

    LA PREGHIERA, O DIALOGO CON DIO, È UN BENE SOMMO. È, INFATTI, UNA COMUNIONE INTIMA CON DIO. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno. Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. OCCORRE CHE, ANCHE QUANDO SIAMO OCCUPATI IN ALTRE FACCENDE, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, ABBIAMO IL DESIDERIO E IL RICORDO DI DIO, PERCHÉ, INSAPORITO DALL’AMORE DIVINO, COME DA SALE, TUTTO DIVENTI CIBO GUSTOSISSIMO AL SIGNORE DELL’UNIVERSO. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo. La preghiera è luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo. L’ANIMA, ELEVATA PER MEZZO SUO IN ALTO FINO AL CIELO, ABBRACCIA IL SIGNORE CON AMPLESSI INEFFABILI. COME IL BAMBINO, CHE PIANGENDO GRIDA ALLA MADRE, L’ANIMA CERCA ARDENTEMENTE IL LATTE DIVINO, BRAMA CHE I PROPRI DESIDERI VENGANO ESAUDITI E RICEVE DONI SUPERIORI AD OGNI ESSERE VISIBILE.
    La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l’anima perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non delle sole parole. ESSA È UN DESIDERARE DIO, UN AMORE INEFFABILE CHE NON PROVIENE DAGLI UOMINI, MA È PRODOTTO DALLA GRAZIA DIVINA. Non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8, 26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, … ABBELLISCI LA TUA CASA DI MODESTIA E UMILTÀ MEDIANTE LA PRATICA DELLA PREGHIERA. RENDI SPLENDIDA LA TUA ABITAZIONE ORNA LE SUE PARETI CON LE OPERE BUONE …PONENDO SOPRA OGNI COSA, IN ALTO SUL FASTIGIO, LA PREGHIERA A DECORO DI TUTTO IL COMPLESSO. COSÌ PREPARI PER IL SIGNORE UNA DEGNA DIMORA. EGLI TI CONCEDERÀ DI TRASFORMARE LA TUA ANIMA IN TEMPIO DELLA SUA PRESENZA.

  15. LA SACRA PURIFICAZIONE PER MEZZO DEL DIGIUNO E DELLA MISERICORDIA
    san Leone Magno, papa

    Sempre, fratelli carissimi, della grazia del Signore è piena la terra (Sal 33, 5) e la stessa natura, che ci circonda, insegna a ciascun fedele a onorare Dio. Infatti il cielo e la terra, il mare e quanto si trova in essi proclamano la bontà e l’onnipotenza del loro Creatore. E la meravigliosa bellezza degli elementi, messi a nostro servizio, non esige forse da noi, creature intelligenti, un doveroso ringraziamento?
    MA ORA CI VIENE CHIESTO UN COMPLETO RINNOVAMENTO DELLO SPIRITO: SONO I GIORNI DEI MISTERI DELLA REDENZIONE UMANA E CHE PRECEDONO PIÙ DA VICINO LE FESTE PASQUALI.
    È caratteristica infatti della festa di Pasqua, che la Chiesa tutta goda e si rallegri per il perdono dei peccati: perdono che non si concede solo ai neofiti, ma anche a coloro che già da lungo tempo sono annoverati tra i figli adottivi.
    CERTO È NEL LAVACRO DI RIGENERAZIONE CHE NASCONO GLI UOMINI NUOVI, MA TUTTI HANNO IL DOVERE DEL RINNOVAMENTO QUOTIDIANO: OCCORRE LIBERARSI DALLE INCROSTAZIONI PROPRIE ALLA NOSTRA CONDIZIONE MORTALE. E poiché nel cammino della perfezione non c’è nessuno che non debba migliorare, dobbiamo tutti, senza eccezione, sforzarci perché nessuno nel giorno della redenzione si trovi ancora invischiato nei vizi dell’uomo vecchio.
    QUANTO CIASCUN CRISTIANO È TENUTO A FARE IN OGNI TEMPO, DEVE ORA PRATICARLO CON MAGGIOR SOLLECITUDINE E DEVOZIONE, PERCHÉ SI ADEMPIA LA NORMA APOSTOLICA DEL DIGIUNO QUARESIMALE CONSISTENTE NELL’ASTINENZA NON SOLO DAI CIBI, MA ANCHE E SOPRATTUTTO DAI PECCATI.
    A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare PIÙ UTILMENTE DELL’ELEMOSINA, LA QUALE SOTTO IL NOME UNICO DI «MISERICORDIA» ABBRACCIA MOLTE OPERE BUONE. IN CIÒ I FEDELI POSSONO TROVARSI UGUALI, NONOSTANTE LE DISUGUAGLIANZE DEI BENI.
    L’amore che dobbiamo ugualmente a Dio e all’uomo non è mai impedito al punto da toglierci la possibilità del bene.
    Gli angeli hanno cantato: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Ne segue che diventa felice e nella benevolenza e nella pace, chiunque PARTECIPA ALLE SOFFERENZE DEGLI ALTRI, DI QUALSIASI GENERE ESSE SIANO.
    IMMENSO È IL CAMPO DELLE OPERE DI MISERICORDIA. NON SOLO I RICCHI E I FACOLTOSI POSSONO BENEFICARE GLI ALTRI CON L’ELEMOSINA, MA ANCHE QUELLI DI CONDIZIONE MODESTA O POVERA. COSÌ DISUGUALI NEI BENI DI FORTUNA, TUTTI POSSONO ESSERE PARI NEI SENTIMENTI DI PIETÀ DELL’ANIMA.

  16. S. Isacco il Siro
    «Il silenzio di un uomo divenuto libero è luce esso stesso.
    Il minimo movimento del suo cuore è come una voce che canta per l’invisibile,
    silenziosa e segreta.»

  17. Racconto antico:
    “l filosofo Diogene non solo era contrario ad ogni lusso, ma evitava di utilizzare e di possedere tutto ciò che non era strettamente necessario.
    Fedele ai suoi principi, egli viveva in una botte ed unico suo utensile era una ciotola di legno con la quale prendeva l’acqua per bere.

    Un giorno, mentre passeggiava per la città, vide un bambino che, per bere,
    prendeva acqua da una fontana utilizzando solo le mani.
    Così, ritenendola un “inutile lusso”, Diogene gettò via la sua ciotola.”

  18. ” E’ difficile sottrarsi all’urto di quella cenere. Benchè leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine.
    E TRASFORMA IN UN’AUTENTICA MARTELLATA QUEL RICHIAMO ALL’UNICA COSA CHE CONTA” <> .
    ( Don TONINO BELLO)

  19. UNA PREZIOSA RIFLESSIONE NEL MERCOLEDI’ DELLE CENERI, GIORNO DI DIGIUNO ….
    IS 58
    GRIDA A SQUARCIAGOLA, NON AVERE RIGUARDO; ALZA LA VOCE come il corno, dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. 2Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: 3«Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?». Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. 4Ecco, VOI DIGIUNATE FRA LITIGI E ALTERCHI E COLPENDO CON PUGNI INIQUI. NON DIGIUNATE PIÙ COME FATE OGGI, COSÌ DA FARE UDIRE IN ALTO IL VOSTRO CHIASSO. 5È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? NON È PIUTTOSTO QUESTO IL DIGIUNO CHE VOGLIO: SCIOGLIERE LE CATENE INIQUE, TOGLIERE I LEGAMI DEL GIOGO, RIMANDARE LIBERI GLI OPPRESSI E SPEZZARE OGNI GIOGO? 7NON CONSISTE FORSE NEL DIVIDERE IL PANE CON L’AFFAMATO, NELL’INTRODURRE IN CASA I MISERI, SENZA TETTO, NEL VESTIRE UNO CHE VEDI NUDO, SENZA TRASCURARE I TUOI PARENTI? 8Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. ALLORA INVOCHERAI E IL SIGNORE TI RISPONDERÀ, IMPLORERAI AIUTO ED EGLI DIRÀ: «ECCOMI!». Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, 10se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. 11Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. SE TRATTERRAI IL PIEDE DAL VIOLARE IL SABATO, DALLO SBRIGARE AFFARI NEL GIORNO A ME SACRO, SE CHIAMERAI IL SABATO DELIZIA E VENERABILE IL GIORNO SACRO AL SIGNORE, SE LO ONORERAI EVITANDO DI METTERTI IN CAMMINO, DI SBRIGARE AFFARI E DI CONTRATTARE, 14ALLORA TROVERAI LA DELIZIA NEL SIGNORE. IO TI FARÒ MONTARE SULLE ALTURE DELLA TERRA, TI FARÒ GUSTARE L’EREDITÀ DI GIACOBBE, TUO PADRE, PERCHÉ LA BOCCA DEL SIGNORE HA PARLATO.

  20. AMARSI PER SEMPRE…È POSSIBILE?!!
    Caro Avvenire, una dedica a mia moglie. È stata in gioventù mia amante, moglie perfetta e madre altrettanto perfetta dei nostri figli e poi nonna premurosa dei nipoti. Ora è per me una sposa dolce, amabile e serena. Mi accorgo di amarla infinitamente. È stato bello vivere con lei e per lei. Che sia un frammento di quelle meraviglie di cui parla la favola? Io ci credo. Grazie al Signore. Paolo S. Merate (Lecco)
    Domani è San Valentino e ci sarà un’alluvione, anche un po’ stucchevole, della parola ‘amore’. Amore è una delle parole più abusate e fraintese. La si usa per indicare rapporti che durano qualche giorno o settimana, o sentimenti acerbi di adolescenti. Per giustificare tradimenti e abbandoni, giacché l’amore passa sopra a tutto. La si usa addirittura per raccontare passioni ossessive che rovinano la vita dell’altro, e a volte, accade sempre più spesso, la distruggono. Non c’è una fiction televisiva che parli di famiglia in cui non abbondino crudeltà reciproche, fallimenti, delusioni. È come se volessero farci credere che è umanamente impossibile, che un uomo e una donna si amino per sempre. E sembra quasi inevitabile che lo credano i figli, e quanti tra loro sono ormai, di famiglie divise… Questa lettera va controcorrente, con la sua fiaba delle Apuane, e racconta tutta un’altra storia. Tutta un’altra possibile storia. Una storia altra e vera. Cinquant’anni insieme. Dai vent’anni, diciamo, ai settanta. L’arco della vita, intero. Dunque, È POSSIBILE VOLERSI BENE PER SEMPRE? Sì, lo è, e non occorre nemmeno essere ‘perfetti’ come la moglie di questo lettore. Giacché poi quasi nessuno lo è. Se occorresse essere perfetti per amarsi per sempre, nessuno ci riuscirebbe. OCCORRE, INVECE, VOLERE IL BENE DELL’ALTRO, RISPETTARLO, E PERDONARLO SEMPRE. OGNI VOLTA. OGNI SERA. E AL MATTINO, RICOMINCIARE DACCAPO. Ma non è tutto qui. Chi si sposa cristianamente rende garante della sua promessa Cristo. C’È QUEL TERZO, FRA I DUE, E BISOGNA RICORDARSELO, E CHIEDERGLI AIUTO. ANCHE QUANDO VA MALE. SOPRATTUTTO QUANDO VA MALE. QUEL TERZO, È FEDELE. DENTRO A QUESTA MEMORIA SI PUÒ AZZARDARE LA PAROLA ‘AMORE’, USARLA DEGNAMENTE. E credere che sia possibile, amarsi per sempre. Ci raccontano tutti che è una favola, una illusione. Invece, ragazzi, credeteci. C’è chi ci riesce. Dentro a un bene che non ha niente a che fare con le parole abusate di San Valentino. DENTRO A UN BENE MOLTO PIÙ GRANDE, CHE CRESCE LENTO, COME UN GRANDE ALBERO, COL PASSARE DEGLI ANNI.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *