“SONO VENUTO PERCHÉ ABBIANO LA VITA E L’ABBIANO IN ABBONDANZA” (GESÙ)

DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018

GIORNATA DELL’AMMALATO ALLA LUCE DI LOURDES

  • Cari Amici, ho avuto la grazia  di andare diverse volte a Lourdes, in treno. Accompagnando gli ammalati… E allora ogni 11 Febbraio viene spontaneo ringraziare e condividere. Sì, cari amici, vorrei condividere con voi qualcosa di bello.  

1°-  Rileggiamo la LETTERA di BERNADETTE in cui racconta ciò che  è successo quel giorno… (Lettera a P. Gondrand, a. 1861)

  • Una Signora mi ha parlatoUn giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. 
  • Misi le mani in grembo, dove trovai la  mia corona del rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii. 
  • Cominciai al tempo stesso a recitare il rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario, la visione subito scomparve. Domandai alle due fanciulle se avessero visto qualcosa, ma quelle dissero di no; anzi mi interrogarono cosa avessi da rivelare loro. Allora risposi di aver visto una Signora in bianche vesti, ma non sapevo chi fosse. Le avvertii però di non farne parola. Allora anch’esse mi esortarono a non tornare più in quel luogo, ma io mi rifiutai.
  • Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata. Quella Signora mi parlò soltanto la terza  volta e mi chiese se volessi recarmi da lei per quindici giorni.  Io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella; poi mi comandò di bere alla fontana. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un po’ d’acqua; la buttai via per tre volte, alla quarta invece potei  berla. La visione allora scomparve ed io me ne tornai verso casa. 
  • Per  quindici  giorni però  ritornai colà e  la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i  sacerdoti che facessero costruire là una cappella, di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. Le domandai più volte chi fosse, ma sorrideva dolcemente. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo, mi disse di essere l’Immacolata Concezione. Nello spazio di quei quindici giorni mi svelò anche tre segreti, che mi proibì assolutamente di rivelare ad alcuno; cosa che io ho fedelmente  osservato fino ad oggi.
  •  UNA  COMMOVENTE ESPERIENZA DI DON ORIONE NEL 25.MO DI SACERDOZIO Qui di feste non se ne sono fatte; non ho permesso che se ne facessero pel mio XXV di Sacerdozio. Quel giorno io dovevo passarlo a Bra, nel silenzio e in Domino; ma, la vigilia, mi accorsi che il caro Chierico Viano andava peggiorando, e allora mi fermai a Tortona. La notte la passai presso il letto di Viano e la mattina dissi la Messa ai piedi della Madonna della Divina Provvidenza, e i ragazzi e tutti fecero la comunione generale. Ho voluto dire Messa da morto; ho sentito che dovevo pregare per tutti quelli che mi seguirono o che furono nostri alunni o benefattori e che già sono andati a vita eterna.   Venuta l’ora del pranzo, ti dirò come l’ho passata. Viano andava peggiorando, ma era sempre presente a se stesso; da più giorni quel povero figlio, malgrado gli enteroclismi, non aveva avuto più beneficio di corpo, quando, verso mezzodì ebbe come un rilassamento di corpo, e non si fece a tempo, perchè anche lui non avvertì a tempo o non se ne è neanche accorto, poveretto!   E allora il chierico Don Camillo Secco ora è suddiacono -che fa da infermiere, e che è forte assai, alzò il caro malato diritto sul letto, e abbiamo cambiato tutto, e il letto e il malato, e così mentre gli altri pranzavano, con dell’acqua tiepida io lo lavavo e pulivo, facendo, col nostro caro Viano, quegli uffici umili sì, ma santi, che una madre fa con i suoi bambini.   Ho guardato in quel momento il chierico Camillo, ed ho visto che piangeva. Ci eravamo chiusi in infermeria, perchè nessuno entrasse, e fuori picchiavano con insistenza che andassi giù a pranzo; ma io pensavo che meglio assai era compiere, con amore di Dio e umiltà, quell’opera santa, e veramente di Dio; e dicevo tra me: –Oh molto meglio questo che tutte le prediche che ho fatto! Ora vedo che veramente Gesù mi ama, se mi dà modo di purificare la mia vita e di santificare cosi questo XXV anniversario di mio Sacerdozio. E sentivo che mai avevo più sublimemente né più santamente servito a Dio nel mio prossimo, come in quel momento, ben più grande che tutte le opere fatte nei 25 anni di ministero sacerdotale. E Deo gratias! E Deo gratias!   Vedi? Così noi ci amiamo! Per la grazia di Dio che è in noi e per la Sua Divina Misericordia, così noi ci amiamo in Lui! …Lett. 18

3°- QUALCHE PENSIERO – TESTIMONIANZA CHE CI AIUTI AD AVVICINARCI CON TATTO E AMORE AI MALATI

  • LETTERA  ALL’AUSILIARIO SOCIO ASSISTENZIALE che si occuperà  di  me   nell’anno  2018… 

Carissima,  mi permetta di presentarmi perché nell’anno 2018 io avrò più di settanta anni ed è probabile che sarò una dei suoi pazienti. Considerato il rischio di non essere più in grado di comunicare i miei desideri, intendo farlo ora e voglio dirle come mi piacerebbe che si prendesse cura di me.

– Innanzitutto vorrei mantenere la mia identità. Io sono la signora Monique Gavirey ed è così che vorrei essere chiamata; non nonna o nonnina o vecchietta o la numero  9. Vorrei mantenere il nome al quale sono sempre stata abituata.

– Una delle cose più importanti per me è la privacy. Potrò avere una camera singola? Quasi sicuramente no. Allora,cara Collega,potrà far si che vi siano delle tende ben tirate attorno al mio letto mentre mi laverà o mi vestirà? E quando mi laverà, si assicurerà che l’acqua sia ben calda? Non sopporto già ora di fare il bagno in acqua fredda, lo sopporterò ancora meno quando sarò vecchia. Abbia la cortesia, la prego, di asciugarmi bene, perché è molto fastidioso essere asciugati a metà… Durante il bagno poi, voglia rispettare il mio pudore e la mia dignità.

– Se non sarò più in grado di vestirmi da sola spero che vorrà curare il mio aspetto: Mi piacerebbe avere abiti ben abbinati e non essere vestita “come viene”perché tanto si tratta di una povera vecchia! E poi, potrò avere i capelli ben pettinati una volta vestita?

LEGGI TUTTO IN

+ CARA COLLEGA… LETTERA A UNA OSS

 

 

            4 FEBBRAIO 2018: GIORNATA DELLA VITA…

Lodevole e bella l’iniziativa. Purché non ci faccia pensare che la vita è importante solo un giorno all’anno. E che negli altri giorni possiamo… giocarci. Metterla a repentaglio. Sciuparla…La nostra e quella degli altri. No. La vita merita la nostra attenzione sempre. Da bambini e da anziani. Nei giorni di festa e in quelli feriali. Nella gioia e nel dolore. E’ sempre un miracolo da contemplare, difendere, promuovere. La vita: ci giochi o…te la giochi? Domanda provocatoria allo scopo di suscitare qualche reazione. Come sempre attingiamo a fonti d’acqua VIVA: Parola di Dio, magistero della Chiesa, esperienza dei santi.(All.1. PaninodiSanbiagio.)  Il tema di scottante attualità ci tocca tutti. Se vuoi, esprimi un pensiero anche tu. Può fare del bene. Fraternamente dv          

SL 8: GRANDEZZA DI DIO E DELL’UOMO   O Signore, nostro Dio,  quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:  Con la bocca dei bimbi e dei lattanti  affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

  • A- Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore(Gv 10,1ss)
  • B- “EDUCARE ALLA PIENEZZA DELLA VITA” “Alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Benedetto XVI)  Con frequenza, la cronaca riferisce episodi di violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gs. 36).                               C- GIORNATA   PER LA VITA 2018 
  • Messaggio della  CEI (4 febbraio 2018) IL VANGELO DELLA VITA, GIOIA PER IL MONDO “L’amore dà sempre vita”: quest’affermazione di papa Francesco, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Vogliamo porre al centro della nostra riflessione credente la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia. La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità.

D- IL QUINTO COMANDAMENTO: NON UCCIDERE (dal CCCC) Perché la vita umana va rispettata? Perché è sacra. Fin dal suo inizio essa comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore .   Che cosa proibisce il quinto Comandamento? L’omicidio diretto e volontario, e la cooperazione ad esso; L‘aborto diretto nonché la cooperazione ad esso, perché l’essere umano, fin dal suo concepimento, va rispettato e protetto;  L‘eutanasia diretta, consiste nel mettere fine, con un atto o l’omissione di un’azione dovuta, alla vita di persone handicappate, ammalate Il suicidio e la cooperazione ad esso, è un’offesa al giusto amore di Dio, di sé e del prossimo

  1. Quali procedure mediche sono consentite, quando la morte è considerata imminente? Le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. Sono legittimi l’uso di analgesici e la rinuncia «all’accanimento terapeutico»
  2. Perché la società deve proteggere ogni embrione? Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano, fin dal suo concepimento, è un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione. Quando lo Stato non mette la sua forza al servizio dei diritti di tutti e in particolare dei più deboli, tra i quali i concepiti ancora non nati, vengono minati i fondamenti di uno Stato di diritto. 
  3. Quale dovere abbiamo verso il corpo? Dobbiamo avere una ragionevole cura della salute fisica, propria ed altrui, evitando tuttavia il culto del corpo e ogni sorta di eccessi. Vanno inoltre evitati l’uso di stupefacenti, che causano gravissimi danni alla salute e alla vita umana, e anche l’abuso dei cibi, dell’alcool, del tabacco e dei medicinali.
  1. Quale cura si deve avere per i moribondi? I moribondi hanno diritto a vivere con dignità gli ultimi momenti della  loro vita terrena, soprattutto con il sostegno della preghiera e dei Sacramenti che preparano all’incontro con Dio.
  2. Come devono essere trattati i corpi dei defunti? con rispetto e carità. La loro cremazione è permessa se attuata senza mettere in questione la fede nella risurrezione dei corpi.

E- AGGIORNARE IL CATECHISMO? Spunti  Pedagogici Basta non… ammazzare? Ma in quanti modi si può ”ammazzare” una persona? Non ci sono parole, gesti, sguardi che ammazzano…? Bisogna aggiornare il catechismo…e considerare le violenze di ogni genere: Morti sul lavoro o in incidenti stradali per guida pericolosa o in stato di ebrezza. Violenza negli stadi, a scuola… forme di bullismo

  1. Cura della salute: Vale ancora il proverbio: ne uccide più la gola che la spada? da una parte il corpo diventato idolo… dall’altra esposto a tutti i pericoli: abuso di cibo, alcol, stupefacenti . Uso inconsulto della propria e altrui realtà sessuale e affettiva…
  2. Mancanza di rispetto della dignità della persona e della fama. Del buon nome nostro e degli altri Gesù:  Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido“, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo“, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,  lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
  3. Mille forme di indifferenza…uccidono: Peccati di omissione: quando lasci che uno se ne vada nudo mentre tu potresti vestirlo, l’hai lasciato morire di freddo. Quando vedi qualcuno che soffre la fame e non lo rifocilli, tu lo lasci morire di fame…ecco tu l’hai ucciso…(Lutero)

 C – DON ORIONE: DARE LA VITA CANTANDO L’AMORE!     E VORREI FARMI CIBO SPIRITUALE per i miei fratelli che hanno fame e sete di verità e di Dio; vorrei dare la luce di Dio ai ciechi,  e farmi servo dei servi distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti.  Amare sempre e dare la vita cantando l’Amore! Stendere sempre le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull’altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio.(037PG) 

  1. PANE E VANGELO. Ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti e abbandonati. Tante volte ho sentito Gesù Cristo vicino a me, tante volte l’ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici. (Lett. II,88)
  1.  DARE TO LIVE (L. Pausini – Bocelli) Try looking at tomorrow not yesterday – And all the things you left behind- All those tender words you did not say – The gentle touch you couldn’t find  -In these days of nameless faces  There is no one truth but only pieces  – My life is all I have to give Dare to live until the very last  -Dare to live forget about the past Dare to live giving something of yourself  to others  Even when it seems there’s nothing more left to give…Ma se tu vedessi l’uomo  Davanti al tuo portone che dorme avvolto in un cartone,  POI, DI DIO C’E SOLO DIO. Vivere, nessuno mai ce l’ha insegnato,  Vivere, non si può vivere senza passato, Vivere è bello anche se non l’hai chiesto mai, Una canzone ci sarà, qualcuno che la canterà  Perché, perché non vivi questa sera? Perché, perché, perché non vivi ora? Perché non l’hai vissuta mai – Vivere!  I will say no – I will say yes – Say dare to live – Dare to live

– GIORNATA PER LA VITA 2018

PARLIAMONE INSIEME:

  1. Giocare con la vita? Quali secondo te le forme più pericolose e insensate di oggi? Perché succede?
  2. Il corpo: lo adoriamo? Lo roviniamo? Lo curiamo in modo equilibrato? Ha senso esagerare nel mangiare per poi…correre in palestra? Chi comanda a “casa nostra”?
  3. Stiamo tutti molto attenti alla dieta… e la nostra realtà interiore come la nutriamo? (volontà, socialità…) E la nostra spiritualità?
  4. Morire per alcol-droga-fumogiochi pericolosi e “ammazzarsi” di fatica per serietà e amore di qualcuno…è la stessa cosa?
  5. Giocarsi la vita o investirla tutta per una causa nobile…vale la pena? Dove stai investendo di più?

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donalesiani@gmail.com –  www.sanbiagiofano.it

10 comments

  1. CERCARE LA SAPIENZA
    san Bernardo, abate

    PROCURIAMOCI UN CIBO CHE NON PERISCE, COMPIAMO L’OPERA DELLA NOSTRA SALVEZZA. LAVORIAMO NELLA VIGNA DEL SIGNORE, PERCHÉ POSSIAMO MERITARCI IL NOSTRO DENARO QUOTIDIANO. … Mi chiedi da che cosa convertirti? Distogliti dalle tue voglie. E se non la trovo nelle mie voglie, dove la posso trovare questa sapienza? L’anima mia infatti la desidera ardentemente. SE LA DESIDERI CERTO LA TROVERAI. PERÒ NON BASTA AVERLA TROVATA. UNA VOLTA TROVATALA OCCORRE VERSARLA NEL CUORE IN MISURA BUONA, PIGIATA, SCOSSA E TRABOCCANTE (cfr. Lc 6, 38). Ed è giusto che sia così. Infatti: Beato l’uomo che trova la sapienza e ha in abbondanza la prudenza (cfr. Pro 3, 13). Cercala dunque mentre la puoi trovare, e mentre ti è vicina, invocala. VUOI SENTIRE QUANTO TI È VICINA? VICINA A TE È LA PAROLA NEL TUO CUORE E NELLA TUA BOCCA (CFR. RM 10, 8), MA SOLAMENTE SE TU LA CERCHI CON CUORE RETTO. COSÌ INFATTI TROVERAI NEL CUORE LA SAPIENZA E SARAI COLMO DI PRUDENZA NELLA TUA BOCCA; Certo hai trovato il miele, se hai trovato la sapienza. Soltanto non mangiarne troppo, perché non abbia a rigettarlo dopo di esserti saziato. MANGIANE IN MODO DA AVERNE SEMPRE FAME. INFATTI LA SAPIENZA DICE: «QUANTI SI NUTRONO DI ME AVRANNO ANCORA FAME» (Sir 24, 20). Infatti non si deve desistere dal ricercare o dall’invocare la sapienza, mentre la si può trovare, mentre è vicina. IL GIUSTO SI FA SUO ACCUSATORE FIN DAL PRINCIPIO DEL SUO DIRE (CFR. PRO 18, 12), NEL BEL MEZZO DEVE MAGNIFICARE DIO E IN UN TERZO MOMENTO DEVE ESSERE RIPIENO DI SAPIENZA IN MODO DA EDIFICARE IL PROSSIMO.

  2. …” CI SONO MOMENTI, NELLA VITA, NEI QUALI L’ANIMA TROVA SOLLIEVO
    SOLO IN UNA PROFONDA PREGHIERA ” ( Santa Faustina)

  3. NELLA FESTA DI S. SCOLASTICA …GODIAMOCI UNA STUPENDA PAGINA SULLA FRATERNITA’ DI SANGUE E … SPIRITUALE . E’ UNA ENNESIMA TESTIMONIANZA DEL…POTERE DELLE DONNE …SANTE!!!

    POTÉ DI PIÙ COLEI CHE PIÙ AMÒ
    Dai «Dialoghi» di san Gregorio Magno, papa

    Scolastica, sorella di san Benedetto, consacratasi a Dio fin dall’infanzia, era solita recarsi dal fratello una volta all’anno. L’uomo di Dio andava incontro a lei, non molto fuori della porta, in un possedimento del monastero. Un giorno vi si recò secondo il solito, e il venerabile suo fratello le scese incontro con alcuni suoi discepoli. TRASCORSERO TUTTO IL GIORNO NELLE LODI DI DIO E IN SANTA CONVERSAZIONE. SULL’IMBRUNIRE PRESERO INSIEME IL CIBO. Si trattennero ancora a tavola e, col protrarsi dei santi colloqui, si era giunti a un’ora piuttosto avanzata. La pia sorella perciò lo supplicò, dicendo: «Ti prego, non mi lasciare per questa notte; ma PARLIAMO FINO AL MATTINO DELLE GIOIE DELLA VITA CELESTE». EGLI LE RISPOSE: «CHE COSA DICI MAI, SORELLA? NON POSSO ASSOLUTAMENTE PERNOTTARE FUORI DEL MONASTERO».
    Scolastica, udito il diniego del fratello, poggiò le mani con le dita intrecciate sulla tavola e piegò la testa sulle mani per pregare il Signore onnipotente. Quando levò il capo dalla mensa, scoppiò un tale uragano con lampi e tuoni e rovescio di pioggia, che né il venerabile Benedetto, né i monaci che l’accompagnavano, poterono metter piede fuori dalla soglia dell’abitazione, dove stavano seduti.
    Allora l’uomo di Dio molto rammaricato cominciò a lamentarsi e a dire: «DIO ONNIPOTENTE TI PERDONI, SORELLA, CHE COSA HAI FATTO?». Ma ella gli rispose: «ECCO, HO PREGATO TE, E TU NON HAI VOLUTO ASCOLTARMI; HO PREGATO IL MIO DIO E MI HA ESAUDITA. ORA ESCI PURE, SE PUOI; LASCIAMI E TORNA AL MONASTERO».
    Ed egli che non voleva restare lì spontaneamente, fu costretto a rimanervi per forza. COSÌ TRASCORSERO TUTTA LA NOTTE VEGLIANDO E SI SAZIARONO DI SACRI COLLOQUI RACCONTANDOSI L’UN L’ALTRO LE ESPERIENZE DELLA VITA SPIRITUALE. NON FA MERAVIGLIA CHE SCOLASTICA ABBIA AVUTO PIÙ POTERE DEL FRATELLO. SICCOME, SECONDO LA PAROLA DI GIOVANNI, «DIO È AMORE», FU MOLTO GIUSTO CHE POTESSE DI PIÙ COLEI CHE PIÙ AMÒ.
    Ed ecco che tre giorni dopo, mentre l’uomo di Dio stava nella cella e guardava al cielo, vide l’anima di sua sorella, uscita dal corpo, penetrare nella sublimità dei cieli sotto forma di colomba. Allora, pieno di gioia per una così grande gloria toccatale, ringraziò DIO CON INNI E LODI, E MANDÒ I SUOI MONACI PERCHÉ PORTASSERO IL CORPO DI LEI AL MONASTERO E LO DEPONESSERO NEL SEPOLCRO CHE AVEVA PREPARATO PER SÉ. COSÌ NEPPURE LA TOMBA SEPARÒ I CORPI DI COLORO CHE ERANO STATI UNITI IN DIO, COME UN’ANIMA SOLA.

  4. ANCHE UNA NOTA CANZONE … CI PUO’ AIUTARE A VIVERE …LA VITA NONOSTANTE LE FATICHE…
    CHE SIA BENEDETTA
    (fiorella mannoia)

    Ho sbagliato tante volte nella vita
    – chissà quante volte ancora sbaglierò –
    in questa piccola parentesi infinita
    quante volte ho chiesto scusa e quante no.
    E’ una corsa che decide la sua meta –
    quanti ricordi che si lasciano per strada.
    Quante volte ho rovesciato la clessidra
    – questo tempo non è sabbia ma è la vita
    che passa – che passa.
    Che sia benedetta – per quanto assurda e complessa ci sembri – la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta. Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta – tenersela stretta.
    Siamo eterno – siamo passi – siamo storie
    siamo figli della nostra verità.
    E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona
    – che sia fatta adesso la Sua volontà.
    In questo traffico di sguardi senza meta
    – in quei sorrisi spenti per la strada.
    Quante volte condanniamo questa vita
    illudendoci d’averla già capita
    non basta – non basta. Rit./
    A chi trova se stesso nel proprio coraggio
    – a chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio.
    A chi lotta da sempre e sopporta il dolore.
    Qui nessuno è diverso – nessuno è migliore.
    A chi ha perso tutto e riparte da zero
    perché niente finisce quando vivi davvero.
    A chi resta da solo abbracciato al silenzio – a chi dona l’amore che ha dentro.
    Che sia benedetta – per quanto assurda e complessa
    ci sembri, la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda
    – se cadi ti aspetta. E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
    – a tenersela stretta.
    CHE SIA BENEDETTA.

  5. DÈSTATI, O UOMO, E RICONOSCI LA DIGNITÀ DELLA TUA NATURA!
    San Leone Magno, papa

    NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO, NASCENDO VERO UOMO, SENZA CESSARE MAI DI ESSERE VERO DIO, DIEDE INIZIO, IN SE STESSO, AD UNA NUOVA CREAZIONE E, CON QUESTA NASCITA, COMUNICÒ AL GENERE UMANO UN PRINCIPIO SPIRITUALE. QUALE MENTE POTREBBE COMPRENDERE QUESTO MISTERO, O QUALE LINGUA POTREBBE ESPRIMERE QUESTA GRAZIA? L’umanità peccatrice ritrova l’innocenza, l’umanità invecchiata nel male riacquista una nuova vita; gli estranei ricevono l’adozione e degli stranieri entrano in possesso dell’eredità.
    DÈSTATI, O UOMO, E RICONOSCI LA DIGNITÀ DELLA TUA NATURA! Ricordati che sei stato creato ad immagine di Dio; che, se questa somiglianza si è deformata in Adamo, È STATA TUTTAVIA RESTAURATA IN CRISTO. DELLE CREATURE VISIBILI SÈRVITI IN MODO CONVENIENTE, COME TI SERVI DELLA TERRA, DEL MARE, DEL CIELO, DELL’ARIA, DELLE SORGENTI, DEI FIUMI. QUANTO DI BELLO E DI MERAVIGLIOSO TROVI IN ESSI, INDIRIZZALO A LODE E A GLORIA DEL CREATORE.
    Con il senso corporeo della vista accogli pure la luce materiale, ma insieme abbraccia, con tutto l’ardore del tuo cuore, quella vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1, 9). Di questa luce il profeta dice: «GUARDATE A LUI E SARETE RAGGIANTI, NON SARANNO CONFUSI I VOSTRI VOLTI» (SAL 33, 6). SE NOI INFATTI SIAMO TEMPIO DI DIO E LO SPIRITO DI DIO ABITA IN NOI, VALE MOLTO PIÙ QUELLO CHE CIASCUN FEDELE PORTA NEL SUO CUORE, DI QUANTO PUÒ AMMIRARE NEL CIELO.
    Non vogliamo con questo, o carissimi, incitarvi o persuadervi a disprezzare le opere di Dio, o a vedere qualcosa di contrario alla vostra fede nelle cose che il Dio della bontà ha creato buone, ma vogliamo solo esortarvi, perché SAPPIATE SERVIRVI DI OGNI CREATURA E DI TUTTA LA BELLEZZA DI QUESTO MONDO IN MODO SAGGIO ED EQUILIBRATO. Difatti, come dice l’Apostolo: «Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne» (2 Cor 4, 18).
    Quindi, poiché siamo nati per la vita presente, ma poi siamo rinati per quella futura, NON DOBBIAMO ESSERE TUTTI DEDITI AI BENI TEMPORALI, MA TENDERE AI BENI ETERNI. Per poter anzi contemplare più da vicino ciò che speriamo, riflettiamo a quanto la grazia divina ha conferito alla nostra natura. Ascoltiamo l’Apostolo, che ci dice: «VOI INFATTI SIETE MORTI E LA VOSTRA VITA È ORMAI NASCOSTA CON CRISTO IN DIO! QUANDO SI MANIFESTERÀ CRISTO, LA VOSTRA VITA, ALLORA ANCHE VOI SARETE MANIFESTATI CON LUI NELLA GLORIA» (Col 3, 34) che vive e regna con il Padre e con lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

  6. “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.”
    EINSTEIN

  7. CRISTO SIA FORMATO IN VOI
    «Commento alla Lettera ai Galati» di sant’Agostino,
    Dice l’Apostolo: «Siate come me» (Gal 4, 12). Io sono nato giudeo, ma, guidato da considerazioni spirituali, ripudio ogni concezione esclusivamente materiale. «Poiché anch’io sono stato come voi» (Gal 4, 12), cioè uomo. POI OPPORTUNAMENTE E CON DISCREZIONE RICORDA IL SUO AMORE PER LORO, PERCHÉ NON LO CONSIDERINO COME LORO NEMICO. PROPRIO COSÌ SI ESPRIME: VE NE PREGO, FRATELLI, NON MI AVETE OFFESO IN NULLA (CFR. GAL 4, 12); COME SE DICESSE: NON DOVETE PENSARE CHE IO VOGLIA OFFENDERVI.
    Sempre sul medesimo argomento aggiunge: «FIGLIOLI MIEI» (Gal 4, 19). Lo dice perché lo imitino realmente come un padre. E completa: «CHE IO DI NUOVO PARTORISCO NEL DOLORE FINCHÉ NON SIA FORMATO CRISTO IN VOI!» (Gal 4, 19). Questo lo ha detto piuttosto come se rappresentasse la Madre Chiesa. Infatti anche in un altro passo dice: «SIAMO STATI AMOREVOLI IN MEZZO A VOI COME UNA MADRE NUTRE E HA CURA DELLE PROPRIE CREATURE» (1 Ts 2, 7).
    Cristo nasce e si forma in colui che crede per mezzo della fede, esistente nell’uomo interiore; in colui che è chiamato alla libertà della grazia; in colui che è mite e umile di cuore, e che non si gloria nella nullità dei suoi meriti e delle sue opere; in colui che ascrive i suoi meriti al dono divino. Costui si identifica con Cristo. …Ma poiché gli uomini sono concepiti dalle madri per essere formati, e, una volta formati, sono partoriti per venire alla luce, può recare sorpresa ciò che è stato detto: «CHE IO DI NUOVO PARTORISCO NEL DOLORE, FINCHÉ NON SIA FORMATO CRISTO IN VOI!» (Gal 4, 19). A meno che intendiamo che questo parto sia al posto delle preoccupazioni dolorose attraverso le quali li ha partoriti perché nascessero in Cristo. In tal senso li partorisce ancora, preoccupato com’è dei pericoli di seduzione, dai quali li vede minacciati. LA DOLOROSA SOLLECITUDINE NEI LORO RIGUARDI, CIOÈ QUESTA SPECIE DI MATERNITÀ SPIRITUALE, PERDURA FINCHÉ ARRIVINO TUTTI ALL’UNITÀ DELLA FEDE NELLA MISURA CHE CONVIENE ALLA PIENA MATURITÀ DI CRISTO, PERCHÉ NON SIANO SBALLOTTATI DA QUALSIASI VENTO DI DOTTRINA (cfr. Ef 4, 13-14).
    Perciò non tanto per l’inizio della fede, essendo essi già nati, ma per la crescita e la maturità è stato affermato: «Che io di nuovo partorisco nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi!» (Gal 4, 19). Altrove tratta di questo parto con altri termini, quando dice: «Il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le chiese. CHI È DEBOLE, CHE ANCH’IO NON LO SIA? CHI RICEVE SCANDALO, CHE IO NON NE FREMA?» (2 Cor 11, 28-29).

  8. PICCOLI SEGNI DI SPERANZA
    (grazie per la vostra preghiera)

    Dal profondo a te grido, Signore.

    Da uomo indegno quale sono,
    chiedo la tua misericordia, mio Dio.
    Dalla tua magnificenza
    voglio essere illuminato
    e inconsapevole di farlo
    voglio annunciare il Tuo messaggio.
    Con parole e gesta voglio essere di esempio
    e da ogni mia lacrima, di gioia o di dolore,
    possa germogliare vita nuova in chi soffre.
    Ti prego, mio Dio, perché tu mi ami per come sono
    ma ad ogni passo di un nuovo cammino
    voglio renderti orgoglioso.
    Sostienimi Signore…e presto potrò essere degno
    di partecipare alla tua mensa
    così che il mio cammino sarà pronto
    per essere percorso. Amen.
    Un detenuto

  9. …. RIFLETTENDO SUL TEMA DELLA ” VITA “. E’ UN GRANDE DONO RICEVUTO DA DIO SENZA ALCUN NOSTRO MERITO. EGLI E’ IL GARANTE ASSOLUTO DI QUESTA NOSTRA VITA. NESSUNO HA DIRITTO DI SCIUPARE , DETURPARE O TOGLIERE LA VITA PROPRIA E QUELLA DEGLI ALTRI. SOLO LUI PUO’ DARE O TOGLIERE LA VITA. ESSENDO GRANDE DONO VALE LA PENA VIVERLA MEGLIO CHE POSSIAMO, ANCHE SE IN ALCUNI MOMENTI DIVENTIAMO IMPOTENTI E LIMITATI. IN TALI SITUAZIONI INTERVIENE IN NOSTRO SOCCORSO LA POTENZA DI DIO. GRAZIE SIGNORE ! ” PER LA VITA CHE CI DAI, ALLELUIA. TI RINGRAZIO MIO SIGNORE, ALLELUIA”.

  10. Dal «DISCORSO SU SANT’AGATA» di san Metodio Siculo, vescovo

    Donata a noi da Dio, sorgente stessa della bontà

    La commemorazione annuale di SANT’AGATA ci ha qui radunati perché rendessimo onore a una martire, che è sì antica, ma anche di oggi. Sembra infatti che anche oggi vinca il suo combattimento perché tutti i giorni viene come coronata e decorata di manifestazioni della grazia divina.
    SANT’AGATA è nata dal Verbo del Dio immortale e dall’unico suo Figlio, morto come uomo per noi. Dice infatti san Giovanni: «A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12).
    SANT’AGATA, la nostra santa, che ci ha invitati al religioso banchetto, è la sposa di Cristo. È la vergine che ha imporporato le sue labbra del sangue dell’Agnello e ha nutrito il suo spirito con la meditazione sulla morte del suo amante divino.
    La stola della santa porta i colori del sangue di Cristo, ma anche quelli della verginità. Quella di SANT’AGATA, così, diviene una testimonianza di una eloquenza inesauribile per tutte le generazioni seguenti.
    SANT’AGATA è veramente buona, perché essendo di Dio, si trova dalla parte del suo Sposo per renderci partecipi di quel bene, di cui il suo nome porta il valore e il significato: AGATA (CIOÈ BUONA) A NOI DATA IN DONO DALLA STESSA SORGENTE DELLA BONTÀ, DIO.
    Infatti cos’è più benefico del sommo bene? E chi potrebbe trovare qualcosa degno di esser maggiormente celebrato con lodi del bene? ORA AGATA SIGNIFICA «BUONA». La sua bontà corrisponde così bene al nome e alla realtà. Agata, che per le sue magnifiche gesta porta un glorioso nome e nello stesso nome ci fa vedere le gloriose gesta da lei compiute.
    AGATA, CI ATTRAE PERSINO CON IL PROPRIO NOME, perché tutti volentieri le vadano incontro ed è di insegnamento con il suo esempio, perché tutti, senza sosta, gareggino fra di loro per conseguire il vero bene, che è Dio solo.

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