BENVENUTI A VILLA S. BIAGIO: SERATE BIBLICHE E MUSICALI 2018

Cari amici,              Vi accogliamo con gioia nello spirito di D. Orione: PER UN RIPOSO “INTEGRALE”, VILLA S.BIAGIO È L’ IDEALE!  

SERATE  BIBLICHE E…  MUSICALI:

24. 27. 31 LUGLIO – 3. 7. 10. 14 AGOSTO    Ore 21 – 22.30   

PROGRAMMA  DI MASSIMA 

  • PERSONAGGI BIBLICI E  CONTEMPORANEI
  • PREGHIAMO CON  I  SALMI…
  • GAUDETE ET EXULTATE (PAPA FRANCESCO)
  • MOMENTO CONTEMPLATIVO:  SILENZIO – MUSICA – CANTI…
  • CONDIVISIONE E  RISONANZE SPIRITUALI…
  • MOMENTO MARIANO: IN ASCOLTO DI  MARIA…

 

  • 16–19 AGOSTO  2018: “AMORE IO VOGLIO” (Osea)                   Imparare ad AMARE per imparare a… VIVERE

O R A R I O  DELLA  C A S A:  

 Ore 8.00: sveglia “musicale”.             8.30 – 9.00: colazione   12.45: Pranzo – riposo… Ore 19.45: Cena          

– PER IL BENE DI TUTTI – Si chiede puntualità ai pasti e silenzio nelle ore di riposo…- La casa chiude alle ore 24.00     

– PER CHI VUOLE: Ore 8.15:  Lodi mattutine nel parco   18.30: Vespri e S. Messa nell’antica Chiesa di S. Biagio                              Info: 0721.823.175    – 3338890862  donalesiani@gmail.com -www.sanbiagiofano.it

9 comments

  1. TU NON SCENDESTI DALLA CROCE
    (Fëdor Dostoevskij)
    Tu non scendesti dalla croce,
    quando per schernirti e per provocarti ti gridavano:
    “Scendi dalla croce, e crederemo che sei proprio tu!”.
    Non scendesti perché, anche questa volta,
    non volesti rendere schiavo l’uomo con un miracolo,
    perché avevi sete
    di una fede nata dalla libertà e non dal miracolo.
    Avevi sete di amore libero,
    e non dei servili entusiasmi dello schiavo
    davanti al padrone potente
    che lo ha terrorizzato una volta per sempre.

  2. Lettera ad un sacerdote…

    Caro Sacerdote, non te la prendere, ma due paroline te le devo proprio dire… Non mi interessano i campetti di calcio, i cineforum, i teatrini, le conferenze, i baretti con videogiochi e biliardini, i porticati coi ping pong e il calciobalilla, le vacanze organizzate, il grest, le pizze dei sabato sera. In una parola, tutto il ribollente attivismo che ruota intorno alle parrocchie, lo trovo anche fuori, nel freddo “mondo”, e magari organizzato meglio, più nuovo, luccicante, efficiente, coinvolgente, appassionante. Non c’e’ concorrenza: il “mondo” è specializzato in divertimenti, passatempi, intrattenimenti vari, in cui ha profuso studi, energie e investimenti.
    Voi curatemi l’anima. Datemi un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per la mia conversione. Datemi confessori che mi permettano di riconciliarmi con Dio. Datemi l’Eucarestia da adorare, non tenetela chiusa a doppia mandata nei Tabernacoli d’oro ad aspettare mentre brucia d’Amore
    Dissetatemi col Vangelo dei semplici, non spiegatemi troppo, sono piccolo, una cosa sola ma ripetuta, così che possa ritornarmene casa con la perla preziosa. Insegnatemi quel digiuno che tutti hanno dimenticato, ma che ho voglia di tentare, non come un atto di superba autodeterminazione della volontà, ma come fiduciosa invocazione della grazia dello Spirito.
    Mostratemi i Santi, voglio farmeli amici. I filosofi mi hanno condotto su strade sbagliate, inquinato la mente, divorato la gioia. I Santi sono felici: ditemi il perché, fatemi scoprire quel filo segreto che li legava alla SS. Trinità. Il rosario, ho fame di rosario. Perché non lo recitate più? Persino nelle veglie funebri, a volte ci si ferma a tre decine, come se quello intero fosse troppo lungo anche per chi davanti ha l’eternità.

    Arricchitemi della Divina Misericordia, fatemi gustare soavemente le invocazioni, le giaculatorie, le novene, beneditemi e consacratemi ai SS. Cuori di Gesù e Maria. Incoraggiatemi nella via della carità, dell’altruismo, dell’occuparmi del prossimo, nel nome di Cristo.
    Plasmate in me uno spirito missionario, inalatemi la voglia di santità. Pregate per me qualche volta. Come sarebbe edificante per me trovarvi in ginocchio davanti al Tabernacolo e sapere che stavate pregando per me, per la mia salvezza!
    Questo desidero, ma tutto insieme, e in ogni parrocchia; non scegliete quello che più vi aggrada, non discriminate tra ciò che vi sembra più o meno moderno, più o meno consono o proponibile. Voglio tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per me, ho fame di salvezza piena, traboccante, luminosa, ho voglia di Verità.
    Che abbia 4 o 100 anni, non starò con voi per il grest o il bel campetto o gli amici che ho incontrato. Ci starò per quel banco consunto in cui mi sono inginocchiato e per quel santo sacerdote che ho incontrato. Ci starò perché Cristo, per mezzo loro, mi ha convertito. Ecco Chi mi salverà l’anima!
    Ti prego, sacerdote, torna ad essere nuovamente ciò che devi essere perché io, pecorella smarrita e figliol prodigo, possa tornare alla Casa del Padre.
    In questo modo tu riavrai la tua dignità umana e sacerdotale, ed io mi salverò, e tutti saremo spronati a supplicare il Padrone della messe perché mandi operai, questi operai, e non assistenti sociali, ma dispensatori dei misteri di Dio.

  3. san Clemente I, papa
    BEATI NOI SE PRATICHEREMO I COMANDAMENTI
    DEL SIGNORE NELLA CONCORDIA DELLA CARITÀ

    VEDETE, O CARISSIMI, QUANTO È GRANDE E MERAVIGLIOSA LA CARITÀ, E COME NON SI POSSA ESPRIMERE ADEGUATAMENTE LA SUA PERFEZIONE. CHI È MERITEVOLE DI TROVARSI IN ESSA, SE NON COLORO CHE DIO HA VOLUTO RENDERE DEGNI? PREGHIAMO DUNQUE E CHIEDIAMO ALLA SUA MISERICORDIA DI ESSERE TROVATI NELLA CARITÀ, LIBERI DA OGNI SPIRITO DI PARTE, IRREPRENSIBILI.
    Tutte le generazioni da Adamo fino al presente sono passate; coloro invece che per grazia di Dio sono trovati perfetti nella carità, restano, ottengono la dimora riservata ai buoni e saranno manifestati al sopraggiungere del regno di Cristo. Sta scritto infatti: ENTRATE NELLE VOSTRE STANZE; PER UN MOMENTO ANCHE BREVISSIMO FINO A CHE NON SIA PASSATA LA MIA IRA E IL MIO FURORE. ALLORA MI RICORDERÒ DEL GIORNO FAVOREVOLE E VI FARÒ SORGERE DAI VOSTRI SEPOLCRI (CFR. IS 26, 20; EZ 37, 12).
    BEATI NOI, O CARISSIMI, SE PRATICHEREMO I COMANDAMENTI DEL SIGNORE NELLA CONCORDIA DELLA CARITÀ, PERCHÉ PER MEZZO DELLA CARITÀ CI SIANO RIMESSI I NOSTRI PECCATI. È SCRITTO INFATTI: BEATI COLORO AI QUALI SONO STATE RIMESSE LE COLPE E PERDONATA OGNI INIQUITÀ. BEATO L’UOMO A CUI DIO NON IMPUTA ALCUN MALE E SULLA CUI BOCCA NON C’È INGANNO (CFR. SAL 31, 1).
    Questa proclamazione di beatitudine riguarda coloro che Dio ha eletto per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
    Imploriamo il perdono di tutto ciò che abbiamo commesso di male a causa dell’insidia del nemico. COLORO CHE FURONO ISTIGATORI DI SOLLEVAZIONE E DI DISSENSO, DEVONO CONSIDERARE BENE QUELLO CHE CI ACCOMUNA NELLA SPERANZA. COLORO INFATTI CHE TRASCORRONO LA LORO VITA NEL TIMORE E NELLA CARITÀ PREFERISCONO INCORRERE ESSI STESSI NEI TORMENTI, PIUTTOSTO CHE VEDERVI CADERE IL LORO PROSSIMO. DESIDERANO ASSAI PIÙ SUBIRE LORO STESSI IL BIASIMO, CHE COMPROMETTERE QUELLA CONCORDIA COSÌ BELLA E SANTA PROPRIA DELLA NOSTRA TRADIZIONE. È MEGLIO PER L’UOMO CONFESSARE I SUOI PECCATI, CHE INDURIRE IL SUO CUORE. CHI DUNQUE TRA VOI È NOBILE DI CUORE, MISERICORDIOSO, PIENO DI CARITÀ? DICA ALLORA: SE PER CAUSA MIA SONO SORTE ANIMOSITÀ, RIBELLIONI, DISCORDIE E DIVISIONI, PARTO, ME NE VADO DOVUNQUE VORRETE E FARÒ QUELLO CHE LA COMUNITÀ MI INGIUNGERÀ, PURCHÉ IL GREGGE DI CRISTO VIVA IN PACE CON I PRESBITERI LEGITTIMAMENTE STABILITI.
    Chi farà questo si guadagnerà grande gloria in Cristo e ogni uomo lo accoglierà. «Del Signore infatti è la terra e quanto essa contiene» (Sal 24, 1). QUESTO FANNO E FARANNO QUELLI CHE CONDUCONO UNA VITA DIVINA, DI CUI MAI AVRANNO A PENTIRSI.

  4. SPLENDIDA PAGINA DI S. AMBROGIO:
    GESÙ BUSSA … APRIAMOGLI LA PORTA DEL NOSTRO CUORE

    «IO E IL PADRE VERREMO A LUI E PRENDEREMO DIMORA PRESSO DI LUI» (GV 14, 23). SIA APERTA A COLUI CHE VIENE LA TUA PORTA, APRI LA TUA ANIMA, ALLARGA IL SENO DELLA TUA MENTE, PERCHÉ IL TUO SPIRITO GODA LE RICCHEZZE DELLA SEMPLICITÀ, I TESORI DELLA PACE, LA SOAVITÀ DELLA GRAZIA. DILATA IL TUO CUORE, VA’ INCONTRO AL SOLE DELL’ETERNA LUCE «CHE ILLUMINA OGNI UOMO» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, CHIUDI FUORI ANCHE CRISTO. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole.
    NATO DALLA VERGINE, USCÌ DAL SUO GREMBO IRRADIANDO LA SUA LUCE SULLE COSE DELL’UNIVERSO INTERO, PER RISPLENDERE A TUTTI. QUELLI CHE LO DESIDERANO RICEVONO LA CHIAREZZA DELL’ETERNO FULGORE CHE NESSUNA NOTTE RIESCE AD ALTERARE. A questo sole che vediamo ogni giorno tiene dietro la notte tenebrosa. Ma il sole di giustizia non tramonta mai perché la sua luce di sapienza non viene mai offuscata da alcuna ombra.
    Beato colui alla cui porta bussa Cristo. La nostra porta è la fede la quale, se è forte, rafforza tutta la casa. È questa la porta per la quale entra Cristo. Perciò anche la Chiesa dice nel CANTICO DEI CANTICI: «UN RUMORE! È IL MIO DILETTO CHE BUSSA» (CT 5, 2). ASCOLTA COLUI CHE BUSSA, ASCOLTA COLUI CHE DESIDERA ENTRARE: «APRIMI, SORELLA MIA, MIA AMICA, MIA COLOMBA, PERFETTA MIA; PERCHÉ IL MIO CAPO È BAGNATO DI RUGIADA, I MIEI RICCIOLI DI GOCCE NOTTURNE» (Ct 5, 2).
    Rifletti sul tempo nel quale il Dio Verbo bussa più che mai alla tua porta: allorché il suo capo è pieno di rugiada notturna. Infatti egli si degna di visitare quelli che si trovano nella tribolazione e nelle tentazioni perché nessuno, vinto per avventura dall’affanno, abbia a soccombere. Il suo capo dunque si riempie di rugiada, ovvero di gocce, quando il suo corpo soffre. È ALLORA CHE BISOGNA VEGLIARE, PERCHÉ QUANDO LO SPOSO VERRÀ NON SI RITIRI, VISTOSI CHIUSO FUORI. INFATTI, SE DORMI E IL TUO CUORE NON VEGLIA, SE NE VA PRIMA DI BUSSARE. MA SE IL TUO CUORE VEGLIA, EGLI BUSSA E DOMANDA CHE GLI SI APRA LA PORTA. Abbiamo dunque la porta della nostra anima, abbiamo anche le porte delle quali è scritto: «Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria» (Sal 23, 7). Se vorrai alzare queste porte della tua fede, entrerà da te il re della gloria, recando il trionfo della sua passione. Anche la giustizia ha le sue porte. Infatti anche di queste leggiamo scritto quanto il Signore Gesù ha detto per mezzo del profeta: «Apritemi le porte della giustizia» (Sal 117, 19).
    L’ANIMA DUNQUE HA LE SUE PORTE, L’ANIMA HA IL SUO INGRESSO. AD ESSO VIENE CRISTO E BUSSA, EGLI BUSSA ALLE PORTE. APRIGLI, DUNQUE; EGLI VUOLE ENTRARE, VUOL TROVARE LA SPOSA DESTA.

  5. NELLA FESTA DI S. BENEDETTO CI FA BENE MEDITARE UN POCO SUI VALORI FONDAMENTALI DELLA REGOLA DI SAN BENEDETTO

    1. RICERCA DI DIO …S. BENEDETTO per il postulante, vuole che si veda “Si revera Deum quaerit” (Rb.58,7). Concretamente significa che Dio diventa il centro di interesse, per cui tutte le realta` sono polarizzate continuamente da Lui. Evidentemente, alla base di tale ricerca, C’E` L’INIZIATIVA DI DIO STESSO: E` LUI CHE PRIMA VIENE A CERCARE; DIO CERCA L’UOMO (GEN.3,9: “DOVE SEI?”) E L’INCARNAZIONE DI CRISTO E` PROPRIO QUESTO ANNUNCIO DEFINITIVO DELL’AMORE PREVENIENTE DI DIO: “IL FIGLIO DELL’UOMO E` VENUTO A CERCARE…” (Lc.19,10; cf.Lc.15,1-7; Giov.10,10-16). NON SI PUO` ANDARE ALLA RICERCA DI DIO SE NON CI SI E` ACCORTI E NON SI E` CONVINTI CHE LUI PER PRIMO E` VENUTO ALLA NOSTRA RICERCA.
    2. CENTRALITA’ DI CRISTO . E` IL COSIDDETTO CRISTOCENTRISMO DELLA REGOLA: CRISTO POSTO AL DI SOPRA E NEL CUORE DI TUTTE LE REALTA`: “NIENTE ANTEPORRE ALL’AMORE DI CRISTO” (RB.4,21); “NULLA, ASSOLUTAMENTE NULLA, ANTEPONGANO ALL’AMORE DI CRISTO” (RB.72,2); “PER LORO, NON CONSIDERANO NULLA PIU` CARO DI CRISTO (RB.5,2). QUESTO FORTE RAPPORTO PERSONALE CON CRISTO DA` TUTTO IL VERO SENSO DELLA VITA MONASTICA; PERSONE E COSE DIVENTANO SEGNO DELLA PRESENZA DI LUI: “L’ABATE TIENE LE VECI DI CRISTO” (RB.2,2); AI FRATELLI MALATI “SI SERVA PROPRIO COME A CRISTO IN PERSONA” (RB.36,1); NEGLI OSPITI “SI ADORI CRISTO STESSO CHE IN ESSI VIENE ACCOLTO” (RB.53,1.7), E SE SONO POVERI E PELLEGRINI “SI ACCOGLIE CRISTO ANCORA DI PIU`”
    3. PREGHIERA Il monaco dedica alla preghiera la parte migliore della sua giornata e deve tendere a diventare uomo di preghiera. Appare nella Regola la posizione importante che SB assegna alla preghiera liturgica comunitaria, che egli chiama “Opus Dei”, opera di Dio per eccellenza. “NULLA ANTEPORRE ALL’OPERA DI DIO” (RB.43,3), E “NULLA ANTEPORRE ALL’AMORE DI CRISTO” (RB.4,21) SONO DUE ESPRESSIONI PARALLELE DI UN’UNICA CONVINZIONE; la liturgia e` infatti lo spazio privilegiato dell’incontro con Cristo. La giornata monastica e` scandita dai vari momenti della lode divina che ritmano il fluire del tempo
    4. ASCOLTO La dimensione preghiera in modo molto biblico e` espressa anche dalla categoria dell’ascolto, che e` un momento molto importante nella RB. Il monaco e` l’uomo dell’ascolto in maniera molto accentuata (“Ascolta, o figlio”…, Prol.1): cercato da Dio (Prol.14) e cercatore di Dio (RB.58,7), IL MONACO ASCOLTA CON ORECCHIO ATTENTISSIMO E MERAVIGLIATO (PROL.9) LA VOCE DEL SIGNORE CHE RISUONA SOPRATTUTTO NELLA S.SCRITTURA (Prol.8-13). La preghiera liturgica e` tutta intessuta di Parola di Dio. Preparazione e proseguimento della preghiera liturgica e nutrimento della preghiera personale e` LA LETTURA AMOROSA E PREGATA DELLA BIBBIA, QUALE AVVIENE NELLA “LECTIO DIVINA”, alla quale SB da` molta importanza (RB.48.
    5. SILENZIO l’ASCOLTO DI DIO HA COME CONDIZIONE IL SILENZIO, SIA ESTERIORE, SIA DEL CUORE E DELLA MENTE.

  6. I RAGAZZINI THAILANDESI E L’ETERNA DOMANDA DI NICODEMO. COME UNA NASCITA A THAM LUANG
    Marina Corradi martedì 10 luglio 2018
    Nelle immagini sul web riprese da un soccorritore i cunicoli delle grotte di Tham Luang sono angusti e allagati di acqua livida. Color del fango, alla luce fredda delle torce. E BUI COME UN LUOGO MAI, IN NESSUN TEMPO, SFIORATO DAL SOLE. Otto dei dodici ragazzini del Moo Pa, intrappolati lì sotto da 17 giorni, sono usciti. Infilandosi in un tunnel a tratti sommerso, risalendone a forza di gambe, di braccia e di colpi di reni il tracciato irregolare, e in certi punti largo meno di 50 centimetri. Nell’oscurità totale, per ore, il respiro stentato, il cuore in affanno. Fino a un ancora lontano chiarore, là dove da un pertugio penetra, come un miraggio, un tenue riverbero della luce del giorno. FA PENSARE A UN NASCERE QUESTO EMERGERE DALLA TERRA DEI RAGAZZI THAILANDESI. A un travaglio dal seno di una madre oscura. «Madre Terra», usiamo dire, ma laggiù in quelle grotte, dove gli ultimi quattro ragazzi e il loro allenatore stanotte aspettavano ancora, le viscere della terra sono petrose e stillanti acqua gelida. Nessun battito del cuore a rassicurare, a cullare, né il pulsare caldo del sangue.
    TUTTAVIA QUEI RAGAZZI, RIMASTI PRIGIONIERI IL 23 GIUGNO, SONO STATI A LUNGO COME IN ATTESA, COME IN PROCINTO DI NASCERE. In un limbo, atrocemente incerti – e con loro, dilaniate, le loro famiglie – se da quell’ombra si accedesse alla vita, o alla morte. Desiderando, anelando la luce. Semplicemente la luce: come deve apparire meravigliosa, quando hai paura di non poterla rivedere più. GLI OCCHI SBARRATI NEL BUIO, LE ORECCHIE TESE A OGNI MINIMO RUMORE CHE SEMBRASSE IL PASSO DI UN SOCCORRITORE. Ma, solo acqua gocciante, e il fruscio dei pipistrelli che si insinuavano per nascoste fessure. Il grembo di roccia non lasciava andare i ragazzi del Moo Pa. QUELLA MADRE DEGLI INFERI NON VOLEVA RESTITUIRLI AL MONDO. DEVE ESSERE SEMBRATO INFINITO IL TEMPO LAGGIÙ, NON SCANDITO DAL REGOLARE ALTERNARSI DEL GIORNO E DELLA NOTTE: UN TEMPO SENZA LIMITI CHE, FORSE, SAREBBE STATO ETERNO. E CHE STRAORDINARIA NOSTALGIA DELLA FAMIGLIA, DEGLI AMICI, DELLA LIBERTÀ DI UNA CORSA IN UN CAMPO DI PALLONE. TEMENDO DI NON TORNARE.
    Ma, sopra, accorrevano i soccorsi, si vagliavano ipotesi, si accalcavano tecnici e sub, febbrili (e uno di loro è morto: SONO GENEROSI GLI UOMINI, QUANDO C’È DA SALVARE RAGAZZI CHE HANNO GLI STESSI OCCHI DEI LORO FIGLI). Li hanno raggiunti, li hanno confortati, nutriti e addestrati. Hanno promesso loro: uscirete, mentre fuori molti disperavano.
    POI, L’INIZIO DEL TRAVAGLIO. A UNO A UNO, SU NEL CUNICOLO ANGUSTO. STRETTI E COMPRESSI PROPRIO COME BAMBINI CHE STANNO NASCENDO (OGNI TRAVAGLIO È DOLOROSO, FORSE ANCHE PER IL FIGLIO, SCHIACCIATO, SOSPINTO VERSO QUALCOSA DI STRANIERO E SCONOSCIUTO).
    FORZA, AVANTI, LI AVRANNO INCORAGGIATI BRUSCAMENTE I SUB, quasi come fanno le ostetriche con le partorienti. Fino a quel barlume di luce, e a un sussulto d’inaudita speranza. Ai polmoni che si riempiono, a un grido che li svuota e lacera l’aria, nella gioia d’essere vivi. Sono nati di nuovo quei ragazzi in Thailandia, venuti alla luce di nuovo.
    E PERCHÉ IL MONDO INTERO NE PARLA, E NOI, TANTO LONTANI, PER LORO CI EMOZIONIAMO? Forse perché in fondo al cuore anche noi, magari senza saperlo, confusamente, sogniamo di nascere di nuovo. («COME PUÒ UN UOMO NASCERE QUANDO È GIÀ VECCHIO? PUÒ EGLI ENTRARE UNA SECONDA VOLTA NEL GREMBO DI SUA MADRE E NASCERE?», CHIEDEVA, IN UNA INDICIBILE SPERANZA, NICODEMO).

  7. DAL «COMMENTO SUI SALMI» DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO
    COLORO CHE SI TROVANO AL DI FUORI, LO VOGLIANO O NO, SONO NOSTRI FRATELLI

    Fratelli, vi esortiamo ardentemente a questa carità, non soltanto verso i vostri compagni di fede, ma anche verso quelli che si trovano al di fuori, siano essi pagani che ancora non credono in Cristo, oppure siano divisi da noi, perché, mentre riconoscono con noi lo stesso capo, sono però separati dal corpo. FRATELLI, PROVIAMO DOLORE PER ESSI, COME PER NOSTRI FRATELLI. CESSERANNO DI ESSERE NOSTRI FRATELLI, QUANDO NON DIRANNO PIÙ «PADRE NOSTRO» (MT 6, 9).
    Il Profeta ha detto ad alcuni: «A coloro che vi dicono: NON SIETE NOSTRI FRATELLI, RISPONDETE: SIETE NOSTRI FRATELLI» (Is 66, 5 secondo i LXX). Riflettete di chi abbia potuto usare questa espressione: forse dei pagani? No, perché secondo il linguaggio scritturistico ed ecclesiastico non li chiamiamo fratelli. Forse dei giudei che non hanno creduto in Cristo?
    Leggete l’Apostolo e noterete che quando egli dice «fratelli» senza alcuna aggiunta, vuoi intendere i cristiani: «Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello?» (Rm 14, 10). E in un altro passo scrive: «Siete voi che commettete ingiustizia e rubate, e questo ai fratelli!» (1 Cor 6, 8).
    Perciò costoro, che dicono: «Non siete nostri fratelli», ci chiamano pagani. Ecco perché ci vogliono ribattezzare, affermando che noi non possediamo ciò che essi danno. Ne viene di conseguenza il loro errore, di negare cioè che noi siamo loro fratelli. Ma per qual motivo il profeta ci ha detto: «Voi dite loro: siete nostri fratelli», se non perché riconosciamo in essi ciò che da loro non viene riconosciuto in noi? Essi quindi, non riconoscendo il nostro battesimo, dicono che noi non siamo loro fratelli; noi invece, non esigendo di nuovo in loro il battesimo, ma riconoscendolo nostro, diciamo loro: «Siete nostri fratelli».
    DICANO PURE ESSI: «PERCHÉ CI CERCATE, PERCHÉ CI VOLETE?». NOI RISPONDEREMO: «SIETE NOSTRI FRATELLI». CI DICANO: «ANDATEVENE DA NOI, NON ABBIAMO NIENTE A CHE FARE CON VOI». EBBENE, NOI INVECE ABBIAMO ASSOLUTAMENTE PARTE CON VOI: CONFESSIAMO L’UNICO CRISTO, DOBBIAMO

  8. …..HO chiesto a DIO di portarmi via il mio orgoglio e DIO disse: “NO”. Disse che non toccava a LUI portarlo via, ma che dovevo rinunciarci io.
    HO chiesto a DIO di guarire mio figlio handicappato e DIO disse: “NO”. Disse che il corpo è solo temporaneo.
    HO chiesto a DIO di donarmi la pazienza e DIO disse: “NO “. Disse che la pazienza è frutto della tribolazione. Non viene donata, occorre conquistarla.
    HO chiesto a DIO di darmi la felicità e DIO disse: “NO”. Disse che LUI mi dà i suoi doni. La felicità è compito mio.
    HO chiesto a DIO di evitarmi il dolore e DIO disse: ” NO”. Disse che la sofferenza ci sottrae alle cure mondane e ci avvicina di più a LUI.
    HO chiesto a DIO di far crescere il mio spirito e DIO disse: “NO” Disse che devo crescere da solo e che LUI MI POTERA’ PER FARMI FRUTTIFICARE.
    HO chiesto a DIO se mi amava e DIO disse: “SI”. Ha dato il SUO unico FIGLIO che è morto per me e un giorno andrò in cielo perchè credo.
    HO chiesto a DIO: di aiutarmi ad amare gli altri come LUI mi ama e DIO disse : “AH…. FINALMENTE HAI CAPITO ! “.
    (B. F.)

  9. SILENZIO
    (DAVID M. TUROLDO)
    Questo è un mondo senza misura e senza gloria, perché si è perso il dono e l’uso della contemplazione… civiltà del frastuono.
    Tempo senza preghiera.
    Senza silenzio e quindi senza ascolto…
    E il diluvio delle nostre parole soffoca l’appassionato suono della sua Parola.

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