CARI AMICI,  

DOMANI SERA MARTEDI  14  H. 21

VEGLIA MARIANA IN PREPARAZIONE

ALLA FESTA DELL’ASSUNTA

AVE MARIA, PIENA DI GRAZIA

  1. AVE, O MARIA PIENA DI GRAZIA: ricolma della grazia e benevolenza di Dio fin dal primo istante del suo essere.
  2. Lettore – L’Angelo, entrando da Lei, disse: Ti saluto; o piena di grazia, il Signore è con Te… 
  3. TUTTI: Ci rallegriamo con Te, o Maria, perchè il Si­gnore, il nostro Salvatore, è con Te…
  4. Maria: Rallegratevi anche voi, figli miei, perchè il Signore è anche con voi, è venuto per voi!
  • IL SIGNORE E’ CON TE…
  1. Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo…
  2. Maria. Com’è possibile? Non conosco uomo…
  3. 2 lett. Lo Spirito Santo scenderà su di te… colui che nascerà sarà dunque santo e sarà chiamato Figlio di Dio…
  4. TUTTI:: O Vergine, affrettati a rispondere… dilla quella parola che attendono il cielo e la terra… L’attende il Signore stesso!
  5.  Maria. Eccomi, sono la serva del Signore… avvenga di me quello che hai detto!
  6. TUTTI: Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te.
  7. Maria. II Signore è anche con voi, figli miei… Egli ha bisogno anche di voi: aspetta il vostro “sì”.
  • TU SEI BENEDETTA FRA LE DONNE
  • – Maria con Gesù in grembo corre da Elisabetta…Il “SI” a Dio, si fa subito “SI” ai fratelli…Ed è gioia per tutti.
  • 1.L.- Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta . fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta Tu fra le donne e benedetto il frut­to del Tuo seno…
  • Maria. L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore…Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva e d’ora in poi tutte le generazioni la chiameranno beata…
  • BENEDETTO IL FRUTTO DEL SENO TUO GESU’ 
  • Al centro dell’Ave Maria c’è…GESU’! Maria conduce a Lui. 
  • 1.L. -Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato CRISTO…
  • IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI.
  • Maria. Questo Dio è il mio bambino… questa carne divi­na è la mia carne. Egli è fatto di me… ha i miei occhi. Egli è Dio e mi assomiglia
  • TUTTI: Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo; sulle  tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre!
  • SANTA MARIA, MADRE DI DIO 
  • SANTA E’ MARIA: perché ha creduto, per­ché ha ascoltato e messo in pratica la Parola di Dio.
  • 2.L.Maria conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
  • TUTTI: Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio…

 

  • PREGA PER NOI PECCATORI, ADESSO…
  1. HA PREGATO PER NOI, fin dalle nozze di Cara:
  2. Maria: Non hanno più vino… fate tutto quello che Egli vi dirà! 
  3. P. HA PREGATO PER NOI, nel cenacolo per ottenere sugli Apostoli e la Chiesa nascente il dono dello Spirito Santo
  4. 1.L. Tutti erano assidui e concordi nella preghiera assieme con Maria la Madre di Gesù. E furono tutti ripieni di Spirito Santo!
  5. TUTTI: Sotto la tua protezione ci rifugiamo, o Santa Madre di Dio. Ascolta le preghiere che Ti rivol­giamo nelle nostre necessità e liberaci sempre da ogni male, o Vergine gloriosa e benedetto!

 E NELL’ORA DELLA NOSTRA MORTE AMEN!

  1. SAPIENTE PREGHIERA, l’Ave Maria per questo richiamo all’essenziale verità della nostra ultima ora…
  2. 2.L. – Vegliate e pregate perchè non sapete in quale ora il Figlio dell’uomo verrà…
  3. CONFORTANTE PREGHIERA, l’Ave Maria, per la fede che la sorte di Gesù, risorto già condivisa da Maria assunta in cielo, sarà anche la nostra sorte per l’eternità beata.
  4. TUTTI: Non abbandonerai la nostra vita nel sepolcro, lascerai che noi, tuoi santi, vediamo la corruzione. Ci indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra…                     ++++++++++++++++++++++++++++++++++++

PREGHIAMO IL ROSARIO  CON DON ORIONE

MISTERI GLORIOSI

I figli d’Adamo * non gemano più: è vinta la morte, * risorto è Gesù. AVE, AVE, MARIA

  1. Cristo è risorto! Ma è ancora in mezzo, di noi, è sempre con noi,per asciugare ogni lagrima e trasformare tutti i dolori in amore. Cristo è risorto! Ohi risorga Cristo anche in noi … AVE MARIA 
  2. Gesù nostro capo * ascende su in ciel, e un posto prepara .* ai figli fedel. AVE, AVE, MARIA
  3. Fratelli, i popoli sono stanchi, sono disillusi; sentono che tutta è vana tutta è vuota La vita, senza Dio. Siamo noi all’alba d’una grande rinascita cristiana ? Cristo ha pietà delle turbe Cristo vuole risorgere, vuol riprendere il suo posto Cristo avanza: l’avvenire è di Cristo!
  4.  In lingue di fuoco * discende dal cielo lo Spirito Santo * maestro fedel. AVE, AVE, MARIA 
  5. Stendi, o Chiesa del Dio vivente, le tue grandi braccia, e avvolgi nella tua luce salvatrice le genti. Mille volte ti benedico e mille volte ti amo
  6.  In cielo assunta * accanto a Gesù, tu veglia e proteggi .* i figli quaggiù: AVE, AVE, MARIA
  7. O Vergine Madre, ricordati di noi; parla al Tuo Divin Figlio per noi peccatori;! E che io pianga, tra le tue braccia materne,  le mie grandi miserie, pianga di dolore, pianga di amore; 
  8. Regina dei Santi * t’elesse il Signor,  recinse il tuo capo * di gloria ed onor. AVE, AVE, MARIA

 Dacci,’ Maria, un animo grande, cuore grande e magnanimo, arrivi a tutti i dolori e a tutte le lagrime. E poi… e poi il santo Paradiso Vicini a Te, Maria: sempre con  Gesù, sempre con Te, seduti ai tuoi piedi, o Madre nostra, in Paradiso, in Paradiso!

 CANTO:  Salve Regina…

 ALLELUJA- HAENDEL Alleluia! Alleluia!  Alleluia! Per il Signore Dio onnipotente che regna.Alleluia! Per il Signore Dio onnipotente che regna. Alleluia! Il regno di questo mondo  È diventato il regno di nostro Signore, E del Suo Cristo, Ed Egli regnerà nei secoli dei secoli, Re dei re e Signore dei signori,  Re dei re e Signore dei signor Alleluia! Alleluia!

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QUESTA SERA H. 21  SERATA BIBLICA-MUSICALE  SU UN TEMA SCOTTANTE… DI FRONTE ALLE DELUSIONI DELLA VITA… COME RITROVARE LA SPERANZA E …LA FORZA PER RIPARTIRE?  DUE…DISPERATI DI…EMMAUS CI RACCONTANO LA LORO ESPERIENZA. 

Siamo partiti con slancio nel cammino della vita. Tutti. Ognuno coltivando nel cuore mille sogni e progetti…Che purtroppo sembrano come svanire al sopraggiungere di qualche amara delusione. Che ti paralizza. E ti ritrovi senza alcuna voglia di ricominciare. Non fidandoti  più di niente e di nessuno. Neanche di te stesso. Sarebbe una fortuna, in questi casi, incontrare qualcuno che ci aiutasse a rielaborare l’esperienza negativa. Magari chiedendoci, con discrezione e amore: cos’è successo?    Tra i primi testimoni della fede, troviamo due discepoli che hanno sperimentato questa situazione. Erano partiti alla sequela di Gesù con l’ingenuità di chi sogna successi  a buon mercato.  La delusione arrivò, devastante, quando lo videro pendere da quella croce: NOI SPERAVAMO. Si fermarono, col volto triste. Tutto finito? No. Un giorno sperimentarono che il “fuoco” della speranza si poteva riaccendere…

Mi chiamo Cleopa. Ma tutti mi conoscono per “uno dei discepoli di Emmaus”. Si, eravamo in due. Sempre insieme. Fin da ragazzi. Insieme nei divertimenti e nella ricerca della fede. Ci recavamo ogni anno a Gerusalemme per le feste di Pasqua. E mentre ci avvicinavamo alla città, il cuore esultava di gioia al canto del salmo: “Quale gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore e ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme”!  Un  anno,  siamo rimasti sorpresi al vedere la gente sconvolta dalla predicazione e dai gesti che compiva un certo Gesù di Nazaret. Fummo  testimoni oculari della guarigione di un ragazzo nato cieco. Quando lo vedemmo esultare di gioia per il dono della vista,  ci sembrò che anche a noi …si aprissero gli occhi. Decidemmo di seguire Gesù,  unendoci a un gruppo di suoi discepoli. In quei giorni dalla sua bocca  ascoltammo parole diverse.   Il suo amore ai poveri e ai peccatori ci apriva il cuore alla speranza:  

  •  “Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” La sua forza nel riprendere falsità ed incoerenze dei nostri capi, ci sorprese positivamente.  “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti… apparite giusti  all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e  d’iniquità” 
  • Ma questo coraggio segnò la sua condanna. Gli procurò  nemici potenti. Fu arrestato e condotto davanti alle autorità. Un giudizio sommario di poche ore. E il profeta di Nazaret, su cui avevamo riposto grandi  speranze, finì  sul calvario. Crocifisso tra due malfattori. Tanti profeti, veri o falsi, avevano fatto la stessa  fine. Ma Lui, no, non doveva andare a finire così. Ci era sembrato diverso da tutti.  Anche nella sua morte di cui  fummo spettatori impietriti. Ascoltammo parole mai  uscite  dalla bocca  di  un condannato: “PADRE,  PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO”. 
  • Eppure lo vedemmo reclinare il capo. Come tutti.  Una mortale tristezza ci avvolse l’anima. Vagammo a lungo, per due giorni.  Senza meta e senza parola. Il giorno dopo il Sabato, di buon mattino, ci allontanammo dalla città, divenuta  fredda e ostile. “Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per  un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome  Emmaus” Camminavamo lentamente. Ogni tanto una sosta, come per concentrarci nei ricordi e farci  domande senza risposta. “Conversavano di tutto quello che era accaduto” Ad un tratto,  dietro di noi,  un rumore di passi. Un pellegrino si avvicinava, affrettando l’andatura come per raggiungerci.
  • “Mentre  discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e  camminava con loro.  Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo” Il suo fare distinto e fraterno, ci predispose ad accoglierlo per compagno di viaggio. Vedendoci tristi, chiese,  con discrezione, di  poter condividere i nostri pensieri:
  • “Che sono questi discorsi che state facendo fra  voi durante il cammino” ? La domanda ci sorprese. Ci fermammo come di scatto. “Si fermarono, col volto triste”  Di che cosa potevamo parlare? Da tre  giorni non si parlava d’altro a Gerusalemme. Mi uscì spontaneo ribattere: 
  • “Tu solo sei così forestiero in  Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni”?  Ed Egli, con sincerità a chiedere: “Che cosa?” Quel suo desiderio di sapere, ci offriva l’occasione di sfogarci un poco. E così cominciammo a raccontargli: “Tutto ciò che riguarda  Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a  Dio e a tutto il popolo;  come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo  hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno  crocifisso”
  • Parlare ci faceva bene. Ma il ricordo ci  riconfermava nella cruda realtà: era finito tutto.  “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto  ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”. Sì, noi speravamo. Ora non più. Buio fitto all’orizzonte. Angoscia  nell’anima ferita. Non speravamo più niente. Da nessuno. Tanto meno potevamo dar credito a voci diffuse  quella  mattina stessa:“alcune donne, delle nostre, recatesi al mattino al  sepolcro  e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di  aver avuto una visione di angeli, i quali affermano che egli è  vivo”.
  • Voci di donne. Comprensibili nostalgie di creature un tempo affascinate dal Maestro e ora incapaci a rassegnarsi. Per noi, testimoni oculari del suo  capo reclinato nella morte e del colpo di lancia del soldato, non c’era spazio per le illusioni.  Era finito tutto. Per sempre.  Un’ enorme pietra era stata rotolata davanti al  sepolcro. Un macigno di dolore, ci  pesava nell’anima. Ad un tratto, il nostro compagno si fermò in mezzo alla strada deserta. Fattosi  solenne nel suo portamento e scuotendo il capo, in segno di fraterno rimprovero, ci apostrofò: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla  parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste  sofferenze per entrare nella sua gloria”?. Lo fissammo sorpresi. Ci sembrò di riascoltare parole già udite. Simili a quelle  che Gesù più volte ci aveva ripetuto: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, esser messo a morte e  risorgere il terzo giorno”. Parole che, a dire il vero,  non avevamo mai preso sul serio. La sofferenza non rientrava nei nostri calcoli. Volevamo, la gloria senza la croce, la vita senza la morte. Come tutti. Riprendendo il cammino, si mise a spiegarci: 
  • “Cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a  lui” Mentre parlava,  la nostra mente si apriva poco a poco ad una comprensione nuova delle Scritture. E una pace profonda cominciava a inondarci: “ci ardeva  il cuore nel petto mentre  conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture”

Scendeva la sera quando giungemmo al villaggio di  Emmaus. Non fu difficile trovare un luogo di ristoro e  un alloggio per la notte. Il nostro compagno fece come se dovesse proseguire. Lo invitammo a restare con noi. Per  prendere insieme un poco di ristoro dopo aver condiviso  la fatica del viaggio e le pene del cuore.  Resta  con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Accettò, di sedersi a tavola con noi,  laggiù, in un angolo semibuio della modesta locanda. “QUANDO FU A TAVOLA CON LORO, PRESE IL PANE,  DISSE LA BENEDIZIONE, LO SPEZZÒ E LO DIEDE LORO”. Ricordo ogni dettaglio: il gesto degli occhi elevati al cielo, le stesse parole semplici e solenni di quell’ultima cena con Gesù là nel Cenacolo ornato a festa. La stessa atmosfera densa di mistero.  Il  Pane Benedetto… “QUESTO È IL MIO CORPO CHE È DATO PER VOI; FATE QUESTO IN MEMORIA DI  ME”.  Ma allora… “ALLORA SI APRIRONO LORO GLI OCCHI E LO RICONOBBERO Fu un attimo solo. Che per noi  ebbe il peso di un’eternità. Sì, era Lui.  Risorto e  seduto a tavola con noi. Un nodo di commozione ci serrò la gola. Lo guardammo senza riuscire a dire una parola.  Ci sorrise. Le nostre mani si tesero verso di Lui. Invano. Non c’era più. “MA LUI SPARÌ DALLA LORO VISTA”. Non ci fermammo un solo istante. Era scomparsa ogni stanchezza.

“Partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”Correvamo  nella notte, trafelati e felici.  Consapevoli, ora,  della  stoltezza di  esserci allontanati dai fratelli  proprio nel momento della prova, quando sarebbe  stato  necessario stare uniti e aiutarsi reciprocamente.  Li ritrovammo radunati nella stessa sala:

“Trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro e dicevano l’un l’altro: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a  Simone”  Ci accolsero gioiosi. Desiderosi di ascoltare quanto ci era successo. “Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e  come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”.

Un’esperienza che ci ha segnato la vita e che raccontiamo volentieri ai fratelli. Non possiamo tacere quanto ci è successo. Non ci appartiene. E’ la speranza del mondo. “noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”  Annunciamo sempre la stessa  inaudita novità:“ GESÙ È RISORTO. LA MORTE È VINTASiano rese grazie a Dio che ci dá la vittoria per mezzo del  Signore nostro Gesù Cristo”!  Ora benediciamo anche la sua morte:  così potrà capirci  nella nostra ora suprema. Spesse volte, per riprendere coraggio nei momenti di prova, ci  ripetiamo: “Abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione dai morti”        Cleopa, uno dei discepoli di Emmaus

 METODO  EMMAUS

  1. FARSI PROSSIMI: 4 verbi – si avvicinò – si fermarono tristi – di che state parlando?- Cosa è successo?
  2. LA PAROLA: con calore: ci ardeva il cuore in petto…
  3. LA CENA DEL SIGNORE: celebrazione della vicinanza di Dio nostro commensale: la Cena del Signore:
  4. RITORNO ALLA COMUNITA’ per la condivisione e la missione

L’ULTIMO A VINCERE È CRISTO   E VINCE NELLA MISERICORDIA…

Cristo è risorto! Oh! risorga Cristo anche in noi…Cristo è risorto !    Ma è ancora con noi, per asciugare ogni lagrima, e trasformare tutti i dolori in amore. Cristo viene portando sul suo cuore la Chiesa, e, nella sua mano, le lacrime e il sangue dei poveri: Sono genti nuove, è tutto un trionfo, di universale carità,  poiché l’ultimo a vincere è Lui, Cristo, e Cristo vince nella misericordia.  D. Orione 051PG

Parliamone insieme…

  • In quali atteggiamenti dei due discepoli di Emmaus ti ritrovi?
  • Essi hanno incontrato Gesù  nella  Parola, nella Eucarestia e  nella comunità: e noi dove possiamo incontrarlo oggi?
  • MOMENTO MARIANO:  IN ASCOLTO DI  MARIA…   

                                                               

PREGHIERA   Celine Dion e A. Bocelli

I pray you’ll be our eyes And watch us where we go – And help us to be wise In times when we don’t know Let this be our prayer When we lose our way- Lead us to the place  Guide us with your grace To a place where we’ll be safe La luce che tu dai nel cuore resterà – A ricordarci che L’eterna stella sei… sogniamo un mondo  senza più violenza  un mondo di giustizia e di speranza  ognuno dia la mano al suo vicino simbolo di pace di  fraternità La forza che ci dai   – E’ il desiderio che  ognuno trovi amor intorno e dentro sé.  E la fede che hai acceso in noi sento che ci salverà                                                                       donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

9 AGOSTO 2018:

EDITH STEIN    CARMELITANA  MARTIRE (1891-1942)       

  • Cenni biografici:   Edith Stein nacque nel 1891 a Breslavia, città appartenente allora alla Germania, oggi Wroclaw in Polonia. Era l’ultima di sette figli di una famiglia ebrea profondamente religiosa e attaccata alle tradizioni. Nacque in una festa religiosa ebraica, il 12 ottobre, giorno del Kippur, cioè dell’Espiazione. Già la madre vide questa circostanza come segno di predilezione di Dio e anticipazione di un particolare destino della figlia. Intelligente, vivace, iniziata in età precoce agli interessi culturali dai fratelli maggiori, nel 1910 Edith è iscritta all’università di Breslavia, unica donna a seguire, in quell’anno,  i corsi di filosofia. Disse una volta: “Lo studio della filosofia è un continuo camminare sull’orlo dell’abisso”, ma lei, intellettualmente e spiritualmente matura, seppe farne una via privilegiata di incontro con la verità. Seguendo un particolare seminario di studio, venne a contatto con il pensiero di Edmund Husserl, docente presso l’università di Gottinga.
  • Ne nacque un interesse profondo. Fu presa da entusiasmo per l’autore, iniziatore della fenomenologia, che le parve “il filosofo” del suo tempo. Si trasferì all’università di Gottinga e fu subito presentata al filosofo Husserl. …Conobbe un altro fenomenologo, Max Scheler, molto diverso da Husserl, che provocava l’uditorio con intuizioni originali e ne accendeva lo spirito. In lei, che si dichiarava atea, Scheler riuscì a risvegliare il bisogno religioso, piuttosto sopito che spento. Da poco tempo SCheler era tornato alla fede cattolica ed esponeva il suo credo in modo affascinante. Edith non giunse ancora alla fede, però si vide aprire dinanzi un nuovo ambito di fenomeni, di fronte ai quali non poteva rimanere insensibile. Alla scuola di Husserl infatti aveva imparato a contemplare qualsiasi cosa senza preconcetti. Ascoltando Scheler, cadevano le barriere dei pregiudizi razionalistici tra i quali era cresciuta senza saperlo. Dice lei stessa: ”Il mondo della fede mi si apriva improvvisamente dinanzi”. Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, si sentì attratta nello spirito a dedicarsi a contrastare l’odio con un servizio d’amore.    
  •   E fu crocerossina volontaria in un ospedale militare per malattie infettive. Tornò poi alla filosofia con un atteggiamento nuovo: “NON LA SCIENZA, MA LA DEDIZIONE DELLA VITA HA L’ULTIMA PAROLA!”. Fu nell’estate del 1921, che Edith lesse – in una sola notte – LA VITA DI S. TERESA D’AVILA, scritta da lei stessa. Nel chiudere il libro, alle prime luci del mattino, dovette confessare a se stessa: “QUESTA È LA VERITÀ!”. Ricevette il battesimo a Bergzabern qualche mese dopo, il 1° gennaio 1922. Si recò quindi in famiglia, dall’anziana madre Augusta, per rivelarle quanto era avvenuto. Si mise in ginocchio e le disse: “MAMMA, SONO CATTOLICA!”. La madre, forte custode della fede d’lsraele, pianse. E pianse anche Edith. Entrambe sentivano che pur continuando ad amarsi intensamente, le loro vite si separavano per sempre. Ciascuna delle due trovò a modo suo, nella propria fede, il coraggio di offrire a Dio il sacrificio richiesto.
  •  con l’ascesa al potere di Hitler, fu promulgata la legge della discriminazione razziale e la Stein dovette lasciare l’insegnamento.  Il 30 aprile 1933, durante l’adorazione del SS. Sacramento, sentì con chiarezza quella vocazione alla vita religiosa monastica del Carmelo che aveva cominciato ad avvertire il giorno del battesimo e prese interiormente la sua decisione. Per la madre fu un altro schianto! ”Anche restando ebrei si può essere religiosi”, le aveva detto per dissuaderla. ”Certo – aveva risposto Edith – se non si è conosciuto altro”. Dio la chiamava per condurla nel deserto, parlare al suo cuore, farle condividere l’infinita sete di Gesù per la salvezza degli uomini. Liberamente e lietamente lasciava un mondo pieno di amici e di ammiratori, per entrare nel silenzio di una vita spoglia e silenziosa, attratta solo dall’amore di Gesù. Il 15 ottobre 1933 dello stesso anno, Edith entrava nel Carmelo di Colonia. Aveva 42 anni.L’anno dopo, la Domenica 15 aprile 1934, si compì il rito della vestizione religiosa, e fu monaca novizia col nome di SUOR TERESA BENEDETTA DELLA CROCE. Intanto il provinciale dei carmelitani fece sì che si dedicasse a completare l’opera ESSERE FINITO ED ESSERE ETERNO, iniziata prima di entrare al Carmelo. Nel 1938 si compì l’iter della sua formazione carmelitana e il 1° maggio emise la sua professione religiosa carmelitana per tutta la vita.

 Ma il 31 dicembre 1938 si imponeva per Edith il dramma della croce. Per sfuggire alle leggi razziali contro gli ebrei, dovette lasciare il Carmelo di Colonia. Si rifugiò allora in Olanda, nel Carmelo di Echt. Il momento era tragico, per tutta l’Europa e  per coloro che erano perseguitati dai nazisti perché di stirpe ebraica.            Il 23 marzo si offrì a Dio come vittima di espiazione. Il 9 giugno stese il testamento spirituale, nel quale evidenziava l’accettazione della morte per le grandi intenzioni dell’ora, mentre infuriava la seconda guerra mondiale. Nel 1941, per incarico della Priora del monastero di Echt, incominciò e portò avanti finché potè una nuova opera, questa volta sulla teologia mistica di S. Giovanni della Croce. La intitolò:  Scientia Crucis. L’opera rimase incompiuta, anche ad Echt fu raggiunta dai nazisti. Le squadre delle SS  la deportarono nel campo di concentramento di  Auschwitz. “Andiamo! – aveva detto uscendo con il suo povero bagaglio alla sorella Rose, che viveva presso la foresteria del monastero e fu catturata con lei – ANDIAMO A MORIRE PER IL NOSTRO POPOLO!”. Era passata dalla cattedra di docente universitaria al Carmelo. Ed ora, dalla pace del chiostro, passava agli orrori di un lager nazista.. Edith Stein, Suor Teresa Benedetta della Croce, morì nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942. Fu beatificata da Giovanni Paolo II a Colonia,  il1° maggio 1987. E’ stata proclamata Santa dallo stesso pontefice a Roma, in piazza S. Pietro, il giorno 11 ottobre 1998.

NULLA POTRÀ MAI SEPARARMI DAL TUO AMORE       (Poesia « Heilige Nacht » )

Mio Signore e mio Dio,  mi hai guidata su un cammino lungo, sassoso, oscuro e faticoso. Sovente sembrava che le mie forze volessero abbandonarmi,  non speravo quasi più di vedere un giorno la luce. Il mio cuore stava pietrificandosi in una sofferenza profonda  quando il chiarore di una dolce stella sorse ai miei occhi. Fedele, mi guidò ed io la seguii con passo prima timido, poi più sicuro. Giunsi alfine alla porta della Chiesa. Si aprì. Chiesi di entrare. La tua benedizione mi accoglie attraverso le parole del tuo sacerdote. Il mistero che dovevo tenere nascosto nell’intimo del mio cuore,  posso ormai annunciarlo ad alta voce: Credo, confesso la mia fede! Il sacerdote mi conduce ai gradini dell’altare, chino la fronte, l’acqua santa scorre sul mio capo.Signore, come si può rinascere quando si è giunti alla metà della propria vita (Gv 3,4)? Tu l’ hai detto, e questo è divenuto per me realtà. Il peso della colpe e delle pene della mia lunga vita mi ha abbandonato. In piedi, ho ricevuto il vestito bianco posto sulle mie spalle, simbolo luminoso di purezza! Ho portato in mano il cero la cui fiamma annuncia che la tua vita santa arde in me. Il mio cuore è ormai il presepio che attende la tua presenza. Per poco tempo!  Maria, tua madre che è anche mia, mi ha dato il suo nome. Oh! Nessun cuore umano può concepire ciò che prepari per coloro che ti amano (1 Cor 2,9). Ormai sei mio e non ti lascerò mai più. Dovunque vada la strada della mia vita, sei accanto a me. Nulla potrà mai separarmi dal tuo amore (Rm 8,39). 

EDITH STEIN PREGAVA COSÌ… Signore, dove  saremo portati su questa terra  noi non sappiamo.    Ma non dobbiamo nemmeno chiedercelo prima del tempo.                  Sappiamo soltanto che per coloro che ti amano, Signore, tutte le cose volgono al bene e che le tue vie vanno  oltre questa terra. Signore,  dammi tutto ciò che  mi conduce a Te,    prendi tutto ciò che mi distoglie da Te, Signore,  strappa me da me stessa e dammi tutta a Te.

  • “CERTE VOLTE PER ARRIVARE ALLA LUCE     BISOGNA PASSARE DAL BUIO”.             La figura di EDITH STEIN spicca nella storia del Novecento per la coerenza ed il coraggio; ella soleva dire: “CERTE VOLTE PER ARRIVARE ALLA LUCE BISOGNA PASSARE DAL BUIO”. Edith Stein, certamente una delle donne più significative del nostro secolo, una donna che ha rischiarato con i suoi scritti, con la testimonianza della sua vita e con il sacrificio, uno dei periodi più foschi della storia europea.
  • PAPA GIOVANNI PAOLO II, “Una personalità che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo Edith Stein, ebrea di nascita e quindi sorella per stirpe di Gesù di Nazareth, anche lui rinnegato, cacciato dalla città santa e ucciso con una morte umiliante, si sentì chiamata ad offrirsi con lui per il suo popolo. Ebbe così la sorte, ma si può dire anche il privilegio raro, di sigillare nel sangue i principi sui quali aveva fondato la sua esperienza cristiana e, per questo, il suo messaggio resta un grido di libertà e di risurrezione consegnato alla storia e alle donne e agli uomini di ogni tempo. Ella si pone come un vessillo di rispetto, di tolleranza e di accoglienza che invita uomini e donne a comprendersi ed accettarsi aldilà delle differenze etniche, culturali, religiose, per formare una società veramente solidale e fraterna.
  • …NOI, CHE SIAMO CRESCIUTI NELL’EBRAISMO, ABBIAMO IL DOVERE DI RENDERE TESTIMONIANZA, SOPRATTUTTO PER I GIOVANI… DESIDERO OFFRIRMI COME VITTIMA DI ESPIAZIONE  PER LA VERA PACE: 

 PENTECOSTE 1942:        “NON SAI DI DOVE VIENE E DOVE VA”

CHI SEI, DOLCE LUCE CHE MI COLMI
E ILLUMINI LE TENEBRE DEL MIO CUORE ?

MI GUIDI COME LA MANO DI UNA MADRE,
e se mi lasciassi,  non potrei fare un solo passo di più.  Sei lo spazio  che avvolge il mio essere e lo mette al tuo riparo.  Se fosse abbandonato da te,  sprofonderebbe nell’abisso del non essere, dal quale l’hai tratto per sollevarlo verso la luce.
TU, PIÙ VICINO A ME DI ME STESSA,
PIÙ INTIMO DELL’INTIMO DELLA MIA ANIMA,

e tuttavia inafferrabile e ineffabile,
al di sopra di ogni nome, Spirito Santo, Amore eterno!
Non sei forse la dolce manna che dal cuore del Figlio
trabocca nel mio cuore, cibo degli angeli e dei beati ?
LUI CHE SI È RIALZATO DALLA MORTE ALLA VITA
HA SVEGLIATO ANCHE ME DAL SONNO DELLA MORTE PER UNA VITA NUOVA.

E giorno dopo giorno continua a darmi una vita nuova,   la cui pienezza, un giorno, mi inonderà interamente, vita nata dalla tua vita, si, te stesso,
Spirito Santo, Vita eterna !

LEGGI TUTTO IN…– E EDITH STEIN S. BENEDETTA DELLA CROCE MARZO 2018 DEF 

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Barnaba in…linea!  (cfr. Atti degli Apostoli)

 SEMINIAMO PACE O ZIZZANIA? Dalla risposta  a questa domanda dipendono le nostre relazioni in famiglia,  sul lavoro, nella società.  Ci sono persone con le quali è davvero difficile andar d’accordo. Si rivelano ben presto insincere e inaffidabili. Arroganti negli atteggiamenti e nelle parole.     Mai contente dei loro collaboratori.     Altri invece, grazie a Dio, sanno trovare il lato buono in ogni situazione. Umili  e operosi si rivelano sempre persone  di pace.. E l’ambiente ne risente in positivo. Nella comunità cristiana delle origini troviamo Barnaba, collaboratore di Paolo. Fu lui a  dargli fiducia per primo quando tutti erano ancora diffidenti. Certo venne il momento dell’incomprensione anche fra di loro…Ma se il carattere di Paolo in un  primo momento  ebbe il sopravvento, alla fine fu il “metodo” di Barnaba a rivelarsi più efficace: Vale la pena ascoltarlo…

  • COSA TI HA SPINTO A CONVERTIRTI AL CRISTIANESIMO? La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore  solo e un’anima sola. Nessuno tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li  vendevano, portavano l’importo ai piedi degli apostoli;  poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.
  • SCUSA, MA QUAL ERA IL TUO VERO NOME? Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che  significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo  deponendolo ai piedi degli apostoli.
  • SENZA IL TUO INTERVENTO NON AVREMMO AVUTO S. PAOLO? Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma  tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio Aveva visto il signore che gli  aveva parlato, E come in Damasco aveva predicato Con coraggio nel  nome di Gesù. Così egli poté stare con loro.

 

  • E PER LA PRIMA MISSIONE SCELSERO TE: COME MAI? La notizia  giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme,la quale mandò Barnaba ad Antiochia. Quando questi giunse e vide la grazia del  Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual  era e pieno di Spirito  Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel  Signore. 
  • SEI ANDATO A CHIEDERE L’AIUTO DI PAOLO. Dove hai trovato tanta libertà interiore? Barnaba partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella comunità  e istruirono molta gente. Ad Antiochia per la prima volta i discepoli  furono chiamati Cristiani.
  • CHE FAMA VI ERAVATE FATTI NELLA COMUNITÀ?  Abbiamo deciso di eleggere alcune persone e  inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba E Paolo, Uomini che hanno votato la loro vita al nome del Signore Gesù Cristo. 
  • COME SI SPIEGA ALLORA QUELLA INCOMPRENSIONE TRA VOI? Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: “Ritorniamo a far  visita ai fratelli. Barnaba voleva  prendere insieme anche Giovanni, detto Marco, ma Paolo riteneva  che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro.  Il dissenso  fu tale che si separarono l’uno dall’altro;  Barnaba, prendendo con sé  Marco, s’imbarcò per Cipro. Paolo invece scelse Sila e partì,  raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.
  • Che sofferenza…? SIETE RIUSCITI A RICUCIRE LO STRAPPO?
  • COL 4,10: Vi Salutano Aristarco e MARCO, il cugino di BARNABA, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni; se  verrà da voi, fategli buona accoglienza.
  • 2 TM 4 Cosa pensavi al tramonto della tua vita? Quali furono i tuoi ultimi desideri?  Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbondonato  avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo luca è con me.  Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a  Troade in casa di CARPO e anche i libri, soprattutto le pergamene.

 Ridonata piena stima…Il trionfo della carità. L’unica cosa che resta…  Che ne pensi?

PAPA FRANCESCO  NO ALLA GUERRA TRA NOI  (nn. 98-109)

  • Che cosa fa male al Papa? Quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani! La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di prestigio Ci si chiede: « Siano una sola cosa in noi perché il mondo creda» (Gv 17,21).   Mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, si dia spazio a diverse forme di divisione, calunnia, gelosia, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?
  • E quando siamo arrabbiati con qualcuno? Diciamo almeno al Signore: “Signore, sono arrabbiato con questo, con quella. Ti prego per lui e per lei”. Pregare per la persona con cui siamo irritati è un bel passo verso l’amore, ed è un atto di evangelizzazione. Facciamolo oggi! Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno!
  •  MA DI CHE AMORE PARLIAMO? La parola “amore” che è tra le più utilizzate, molte volte appare sfigurata. Nell’inno alla carità di San Paolo, riscontriamo le caratteristiche del vero amore:
  • «La carità è paziente, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse,                     non si adira,  non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità.Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta»                                 (1 Cor 13,4-7).

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Cari amici, 

   C’E’ UNA SPERANZA PER ME?

  • Ho lasciato il mio paese, dietro la promessa di un lavoro sicuro. Dopo pochi giorni mi sono ritrovata su questa maledetta strada… Vorrei uscire da questo inferno, ma come fare? E poi,  come liberarmi da questo marchio di ragazza di strada che mi porterò per tutta la vita?  C’è una speranza di vita nuova anche  per me ? (Emy, ragazza triste)
  •  RISPONDE…LA PECCATRICE PERDONATA  Libera rielaborazione di Luca 7,36s 

Nessuno sapeva il mio vero nome.  Tutti mi conoscevano e additavano per il triste mestiere che facevo. E  passandomi accanto,  mi ferivano con battute indecenti e sguardi voluttuosi. Finché un giorno sulla strada dove… lavoravo,  passò Lui,  Gesù di Nazaret, circondato da alcuni discepoli. Non disse una parola.  Solo mi guardò, con  occhi limpidi e cuore buono. Come nessuno mai mi aveva guardata. Lasciandomi nell’anima  un senso di pace profonda. E tanto desiderio di rivederlo. La gente  raccontava le  meraviglie  da Lui compiute. Moltiplicava il pane per gli affamati.  Rimetteva in piedi poveri storpi. Sanava i lebbrosi…  Quando sentivo parlare di Lui, mi avvicinavo,   desiderosa di cogliere  qualche Sua  parola  che squarciasse la mia notte. Mi riferivano alcune sue frasi:

  • “Beati i poveri in spirito, di essi è il regno dei cieli.  
  • Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
  • Beati i puri di cuore perché vedranno Dio…

Parole che aprono spiragli di cielo su questo  mio mondo di fango.  Ma troppo  belle. Almeno per me. L’altro giorno  ho saputo che è  andato a mangiare  a casa  di un  peccatore.  Con grande scandalo della gente per bene. Vedendo ciò, i farisei  dicevano ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Mi è piaciuta la risposta con cui li ha  zittiti: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Una mia compagna   mi ha riferito ciò che avrebbe gridato in faccia ad alcuni farisei che  si credono  santi: In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano  avanti nel regno di Dio. Bevo avida  ogni sua parola. Con un nodo di commozione  alla gola. E una speranza nel cuore. Qualche giorno fa ho saputo che sarebbe  venuto a casa di un fariseo molto conosciuto qui nella nostra  città. Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa  del fariseo e si mise a tavola. Ho pensato che fosse giunta per me l’occasione propizia. Sono corsa  a comperare un poco di olio profumato. Trepidante ma  determinata,   mi sono affacciata all’uscio di casa. E sono entrata. Ed ecco una donna, una peccatrice di  quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un  vasetto di olio profumato;  e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con  i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. Gesù mi ha sorriso, fraternamente. Questa sua benevola accoglienza    mi ha fatto sciogliere  in un pianto  dirotto e liberatore. Ho  continuato  ad asciugare e  baciare i suoi piedi irrorati dal mio  pianto. Lacrime benedette che mi lavavano dentro. Gesù lasciava fare. Con fraterno candore.

  • A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. “Se  costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che  lo tocca: è una peccatrice”. Ad un certo punto il Maestro si è rivolto al fariseo. Aveva qualcosa di importante da comunicargli. Volle farlo, come era sua consuetudine, con un esempio che tutti potessero capire.  Mi raggomitolai ai suoi piedi per ascoltarlo anch´io.  
  • “Un creditore aveva  due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta.  Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi  dunque di loro lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo  quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”.
  • Stava parlando di me. In un attimo tutta la mia vita di peccato si manifestò alla mia coscienza. Ero io la grande peccatrice  a  cui Dio stava  perdonando  tanto.  Cominciavo a sentire un enorme debito di riconoscenza nei suoi confronti. Ma tutto questo nella pace. Gesù continuando,  volle mettere  in evidenza i piccoli gesti  di delicatezza che avevo usato nei suoi confronti:
  • “Vedi questa  donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i  piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati  con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando  sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai  cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.  Non solo mi perdonava, voleva difendermi dagli sguardi altezzosi e dai  giudizi malevoli della gente perbene.  Certo agli occhi di tutti,  il fariseo era  il giusto e io la povera peccatrice. Gesù, senza nulla togliere alle mie responsabilità, voleva riabilitarmi.  Dimostrava, primo ed unico,  di aver letto  nel mio cuore anche  tutto il dolore per il mio peccato e tutta la segreta voglia di uscirne. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati,  poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama  poco”. 
  • Quale gioia, sentirsi capiti nelle profondità  inesprimibili del nostro essere.  Gesù aveva  percepito il movente di  quelle mie attenzioni.  Aveva colto in me  la capacità di un amore delicato e puro. Sentivo di amarlo tanto Gesù  perché, unico al mondo,  là sulla strada delle mie abiezioni,  era andato  oltre le apparenze. Aveva visto in me anche  un  cuore di donna Bisognosa di affetto. Ma capace a sua volta di amare. Aveva capito tutto. Senza  tante  parole,  senza  interrogatori imbarazzanti.  Come si fa a spiegare certe situazioni di vita e le motivazioni profonde del nostro agire? Ripresi a baciargli i piedi, con infinita gratitudine. Si voltò verso di me per assicurarmi:
  • Ti sono perdonati i tuoi peccati”. Finalmente ascoltavo parole liberatrici che avevo atteso da una vita Scoppiai di nuovo in un singulto di commozione. Mentre ascoltavo  il crescente mormorio di disapprovazione dei circostanti  Allora i  commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è quest’uomo che  perdona anche i peccati?”. A me invece,  una gioia fresca e quasi infantile mi stava riempiendo l’anima. Corsi via come una fanciulla,  libera e leggera. E Lui, salutandomi con gesto benedicente,  aggiunse. “La tua fede ti  ha salvata; và in pace!”. Portai  istintivamente le  mani al petto,  quasi per proteggere quella pace che mi era stata donata. Non volevo più perderla. L’avrei donata, questo sì,  a tante persone che avessi incontrate, vaganti, come me,  nel buio delle umane debolezze.

Cara Emy, come vedi,  so per  esperienza cosa stai provando. Posso  capirti.  Ma proprio per questo,  voglio donarti quella pace che Gesù ha donato a me. Non aver paura per il tuo passato.   Credi nel suo amore più grande di ogni colpa.  Corri a piangere ai suoi piedi, come ho fatto io. Come abbiamo fatto in tanti. Ascolterai anche tu parole che fanno rinascere a vita nuova: Ti sono perdonati i tuoi peccati; va in pace. 

  •  DAL PROFONDO A TE GRIDO, O SIGNORE    Signore, ascolta la mia voce.  Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.  Se consideri le colpe, Signore,  Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.
  • Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola.  L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia  e grande presso di lui la redenzione.  Egli redimerà Israele  da tutte le sue colpe.
  • PAPA FRANCESCO:  Gesù come si avvicinava alla gente?                                                    Se parlava con qualcuno, guardava i suoi occhi con una profonda attenzione piena d’amore: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (Mc 10, 21). Affascinati da tale modello, ci rallegriamo con coloro che sono nella gioia, piangiamo con quelli che piangono.
  • E CON CHI SBAGLIA? È vero che, nel nostro rapporto con il mondo, siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano.“ Sia fatto con dolcezza e rispetto » (1 Pt 3,16)
  • Questa è una Sua opinione personale?                           Questa non è l’opinione di un Papa; sono indicazioni della Parola di Dio così chiare che non hanno bisogno di interpretazioni.    Viviamole “sine glossa”, senza commenti.
  • Apriamo il cuore o siamo condannati al …suicidio?   Questa apertura del cuore è fonte di felicità, perché « si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Non si vive meglio fuggendo dagli altri… Ciò non è altro che un lento suicidio.
  • La vita: un mestiere o una missione? Io sono una missione su questa terra, per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare,  guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo,            il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri
  • Ma la gente merita così tanto? Per donarci generosamente, abbiamo bisogno di riconoscere che ogni persona è degna della nostra dedizione perché è opera di Dio, sua creatura…oggetto dell’infinita tenerezza del Signore. Gesù Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per quella persona. Ciascuno è immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione.    Perciò, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita.

ETTY    HILLESUM  Un fiore cresciuto  sul marciume di Auschwitz…

  •  A OGNI NUOVO CRIMINE O ORRORE DOVREMO OPPORRE UN NUOVO PEZZETTINO DI AMORE E DI BONTÀ CHE AVREMO CONQUISTATO IN NOI STESSI. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita.
  • CREDO IN DIO E NEGLI UOMINI E OSO DIRLO SENZA FALSO PUDORE.     La vita è difficile ma non è grave: Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso; se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo; se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile.
  • E’ QUEL PEZZETTINO D’ETERNITÀ CHE CI PORTIAMO DENTRO. SONO UNA PERSONA FELICE E LODO QUESTA VITA, NELL’ANNO DEL SIGNORE 1942, L’ENNESIMO ANNO DI GUERRA.

MOMENTO  MARIANO:  IN ASCOLTO DI  MARIA… 

Parliamone insieme… 

  • Cosa ti colpisce della  peccatrice perdonata ?
  • Come ci poniamo di fronte al fenomeno della prostituzione? Condannare o aiutare a uscirne?
  • Cosa significa condannare il peccato ma non il peccatore?

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 donalesiani@gmail.com   – www.sanbiagiofano.it

QUALE RICCHEZZA? La situazione è sotto gli occhi di tutti. Pochi ricchi continuano a sperperare ingenti somme di denaro mentre molti poveri non sanno come sfamare i loro bambini. Tutto ciò è inammissibile davanti agli uomini e davanti a Dio. Ma  dobbiamo chiederci  se noi che abbiamo fremiti di santo sdegno contro queste ingiustizie, abbiamo uno stile di vita sobrio o rischiamo di desiderare quello che deploriamo negli altri…A quale ricchezza aspiriamo?  Insomma per essere un pò provocante… la vorresti una Ferrari? Ci colleghiamo in diretta con AMOS uno dei più antichi Profeti d’Israele. Che ha parole forti in proposito e indicazioni preziose anche  per noi, oggi.

  AMOS IN …LINEA

  • Sei vissuto 27 secoli fa…Eppure ti sentiamo molto “vicino” Queste sono le parole di Amos, che era un pastore del villaggio di Tekoa.  Due anni prima del terremoto, mentre Ozia era re di Giuda e Geroboamo figlio di Ioas era re di Israele, Dio rivelò ad Amos tutte queste cose riguardanti Israele. (1,1ss)
  • Da pastore a Profeta: un bel salto. Cosa ti sembrava riprovevole nella gente?Costringono il povero a strisciare nella polvere… Padri e figli vanno con la stessa donna, e così profanano il mio santo nome.  Nei luoghi di culto osano sdraiarsi sulle vesti avute in pegno dal povero. (2,7ss) 
  • Perché lasciare la vita tranquilla di pastore per quella rischiosa del profeta?  Quando il leone ruggisce chi può non aver paura? Quando Dio, il Signore, parla chi può evitare di trasmettere il suo messaggio?
  • Anche allora c’era gente con la doppia casa e altri che morivano di fame e di freddo? «Questa gente non sa nemmeno cosa significa essere onesti. Riempiono i loro palazzi con tesori, frutto di rapine e violenze.  Ascoltate ora… Distruggerò le case invernali e quelle estive, le case decorate in avorio cadranno in rovina e i palazzi saranno spazzati via».(3,10) 
  • Queste cose vanno denunciate. Ma con le donne dell’alta società, non hai esagerato? Ascoltate queste parole, donne di Samaria che vi siete ingrassate… Voi violate i diritti dei deboli, opprimete i poveri. Com’è vero che io sono santo, verrà il giorno in cui sarete prese prigioniere. In fila dovrete abbandonare la città passando per le rovine delle mura.
  • Ma la gente era fedele ai propri doveri religiosi. Non basta? «Israeliti, andate pure al santuario di Betel e peccate! Andate a Galgala e peccate ancora di più! Portate i vostri animali da sacrificare. Vantatevi delle vostre offerte spontanee. Sono queste le cose che vi piacciono! (4,4s)
  • Cosa c’è di male? Le belle celebrazioni elevano lo spirito  «Io odio le vostre feste religiose, anzi le disprezzo! Quando mi presentate i vostri sacrifici sull’altare, non li accetto… Basta! Non voglio più sentire il frastuono dei vostri canti, il suono delle vostre arpe.  Piuttosto fate in modo che il diritto scorra come acqua e la giustizia come un torrente sempre in piena. Cercate il Signore, se volete vivere. (5,4ss)
  • A proposito perché te la prendevi tanto con i giudici?Voi odiate chi in tribunale vi accusa d’ingiustizia e dice la verità. Io so quanto sono numerosi e quanto orribili i vostri peccati. Voi tormentate l’uomo giusto, accettate ricompense illecite e impedite ai poveri di ottenere giustizia in tribunale. (5,10ss) 
  • Quando le cose cominciarono a peggiorare, cosa hai fatto? Dio, il Signore, mi fece avere una visione: egli formava uno sciame di cavallette proprio quando l’erba ricominciava a crescere. Quando le cavallette ebbero divorato quasi tutta l’erba della regione, io dissi: Signore Dio nostro, perdona Israele! Come potrà sopravvivere? E` tanto piccolo”. Il Signore si impietosì: “Questo non avverrà”, disse il Signore. (7, 1ss) 
  • Volendo coinvolgere altri non hai rischiato troppo? Amasia disse ad Amos: –Visionario, vattene, ritorna nella terra di Giuda per guadagnarti il pane, e fai là il profeta.  Non profetizzare più a Betel. Questo è il santuario dei re, il tempio della nazione! (7,8)
  • Forse temeva la concorrenza…Hai almeno potuto spiegarti?Amos rispose: -Non sono un profeta di mestiere… Sono un pastore e coltivo le piante di sicomoro.  Il Signore mi ha chiamato mentre seguivo il gregge al pascolo, e mi ha ordinato di portare il suo messaggio a Israele. (7,14s)

Col tempo, gli interessi  Si ha fame d’altro… 

«Verranno giorni,  in cui io manderò la carestia in questa regione. Non di pane avranno fame, non di acqua avranno sete, ma di ascoltare la parola del Signore. Ovunque cercheranno con ansia la parola di Dio, da nord a sud e da ovest a est. Ma non la troveranno.   (8,10ss  )

  • Il silenzio di Dio: come interpretarlo? Il Signore dice: «In quel giorno io restaurerò il regno di Davide, ridotto come una casa in rovina.  La rialzerò. Farò tornare il mio popolo Israele nella sua terra. Io lo trapianterò nella terra che gli ho dato, mai più ne sarà sradicato». Così ha parlato il Signore Dio tuo. (9, 11)
  • Una raccomandazione finale che fa tremare…

“PREPARATI ALL’INCONTRO  CON IL TUO DIO,

O ISRAELE!” (4,12)

  • QUALE RICCHEZZA SECONDO GESU’? Se un uomo riesce a guadagnare anche il mondo intero, ma poi perde la sua vita che vantaggio ne ricava?…Stolto! Proprio questa notte dovrai morire e a chi andranno le ricchezze che hai accumulato? Questa è la situazione di quelli che accumulano ricchezze solo per se stessi e non si preoccupano di arricchire davanti a Dio. (Lc 9,25)
  • I PADRI DELLA CHIESA? Il pane che a voi sopravanza, è il pane dell’affamato;  il vestito appeso al vostro armadio, è il vestito di colui che è nudo;  il denaro che voi tenete nascosto, è il denaro del povero;  le opere di carità che voi non compite, sono altrettante ingiustizie che voi commettete  (S. Basilio)
  • PAPA FRANCESCO: Dio ha delle preferenze? Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri. Il Salvatore è nato in un presepe, tra gli animali; è cresciuto in una casa di semplici lavoratori e ha lavorato con le sue mani per guadagnarsi il pane. Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno di Dio» (Lc 6,20);
  • La Chiesa allora ha una scelta… obbligata? Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere «gli stessi sentimenti di Gesù » (Fil 2,5). Ispirata da essa, la Chiesa ha fatto una opzione per i poveri. Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. 

DON ORIONE: 

  • LA GRAZIA D’ESSER NATO POVERO. Fra le grazie che il Signor mi ha fatto, ho avuto quella di essere nato povero. I miei hanno sempre lavorato per poter mangiare. Non ci mancò mai il pane: ma si faceva, una volta al giorno, la polenta; (1938)
  • QUANDO I RAGAZZI MI PORTAVANO DEI TOZZI DI PANE… Quei tempi erano veramente eroici, tempi di fame e di estrema miseria; tanto che i ragazzi dell’Oratorio portavano qualche tozzo di pane per sfamare quel povero chierico. Allora era fiamma la vita del cuore, ed erano giorni grandi, giorni di fame, giorni di fede, e la fede era fiamma di carità e di amore a Dio. Mai più come quei giorni, mai più; giorni eroici quando i ragazzi dell’Oratorio, vedendo che si pativa la fame, mi portavano dei tozzi di pane da mangiare    XI, 165
  • MIA MADRE mise a me, che ero il quarto figlio, i vestiti del mio primo fratello, che ha tredici anni di più, e la povera donna, quei vestiti, li aveva fatti passare a tre altri, prima di me; Quella povera vecchia contadina di mia madre si alzava alle tre di notte e via a lavorare… Teneva da conto fin i coltelli rotti, e questi sono stata la mia eredità. Non correva a comperare, se proprio non poteva farne a meno; e, quando è morta, le abbiamo ancora messo il suo vestito da sposa, dopo cinquantun anni che si era sposata: se l’era fatto tingere in nero, e faceva ancora la sua bella figura, ed era ancora il suo vestito più bello! ( L. I,475)
  • QUEL SILENZIO MEDITATIVO…  CON ETTY HILLESUM                                                      Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purché tu mi tenga per mano. Andrò dappertutto allora, e cercherò di non aver paura. A volte credo di desiderare l’isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini.
    • Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi, continuavo a predicare; non vedo nessun’altra soluzione, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi.   E’ l’unica soluzione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove.
    • MOMENTO MARIANOIN ASCOLTO DI  MARIA… 
  • Parliamone insieme…             
    • Cosa ti colpisce  del Profeta Amos?  
    • Come giudichi la sua franchezza nel denunciare il male?
    • Quali sono le nostre aspirazioni profonde, a quale ricchezza aspiriamo?

    donalesiani@gmail.com   – www.sanbiagiofano.it

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QUESTA SERA MARTEDI’  24 Luglio alle ore 21  iniziamo a VILLA S. BIAGIO LE SERATE BIBLICO-MUSICALICONCEDIAMOCI UNA PAUSA DI  PACE E SILENZIO, per riascoltare personaggi biblici che hanno ancora tanto da dirci e  pagine immortali di MUSICA CHE ELEVA lo spirito …E’ BELLO RITROVARSI CON TANTI AMICI AL  FRESCO  DI S. BIAGIO… VI ASPETTIAMO  Caramente. DV

SERATE  BIBLICHE  E  MUSICALI  24. 27. 31 LUGLIO – 3. 7. 10. 14 AGOSTO Ore 21 – 22.30   POSTA PER TE

VENERDì  SERA            27 LUGLIO

 “Ti voglio dare un consiglio”  

IETRO, SUOCERO   DI MOSE’

Libera rielaborazione della figura di Ietro nel libro dell’ Esodo

  • So bene che già il nome di suocero  suona  poco simpatico. Eppure  io sono stato felice anche come suocero.  Con mia moglie avevamo formato una bella famiglia. Eravamo uniti. Non ci mancava nulla. Terre fertili e un gregge numeroso. E poi sette stupende figlie invidiate da  tutti. Anche perché non avevano paura di sporcarsi le mani e di accudire personalmente al gregge. 
  • Il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre. Compito tutt’altro che facile,  perché spesso altri pastori disturbavano. Una sera, vedendole tornare prima del solito, domandai curioso: 
  • “Perché oggi avete fatto ritorno così in fretta?” Mi raccontarono: “Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori; è stato lui che ha attinto per noi  e ha dato da bere al gregge”   Furono visibilmente felici quando proposi loro di invitare alla nostra mensa quello sconosciuto che era stato così gentile con loro.
  • “ Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!”.A tavola, il nostro ospite cominciò  a raccontarci delle sue origini e delle sue prove. Mi parve una persona buona. Potevamo ammetterlo a far parte stabile della nostra famiglia. Così Mosè accettò di abitare con quell’uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Zippora. Quando nacque  il  primo bambino, gli  diede un nome che riassumeva tutta la sua sofferta esperienza di vita.
  • lo chiamò Gherson, perché diceva: “Sono un emigrato in terra straniera!”.
  •  Ero fiero del mio primo nipotino. E anche di un genero così! Sotto un fare modesto, nascondeva una fine educazione ricevuta alla corte del Faraone. Ma non si dava arie. Continuava a svolgere con umile fedeltà il suo lavoro. Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. Una sera tornò a casa,  sconvolto. Chiese di parlarmi in segreto per raccontarmi di uno strano fenomeno:
  • L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Avvicinandosi, aveva ricevuto un comando preciso:
  • Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!”.      Mi confidò di aver fatto di tutto per sottrarsi a un compito che sentiva superiore alle sue forze:
  • “Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall’Egitto gli Israeliti?”  Ma il Dio dei suoi padri,  era stato irremovibile. Voleva proprio lui  per liberare i suoi fratelli da una schiavitù secolare. Perciò non poteva più restare con noi. La missione affidatagli gli bruciava dentro. Mi chiese di lasciarlo partire:  
  •  “Lascia che io parta e torni dai miei fratelli che sono in Egitto, per vedere se sono ancora vivi!” Gli diedi la mia benedizione.  
  • Mosè prese la moglie e i figli, li fece salire sull’asino e tornò nel paese di Egitto.Quando li vidi scomparire  all’orizzonte, li affidai, commosso,  al Padre di tutti… Dopo molto tempo, seppi che stava tornando con un  popolo numeroso, verso la terra dei suoi padri. Volli fargli una sorpresa. 
  • Ietro, suocero di Mosè, con i figli e la moglie di lui venne da Mosè nel deserto, dove era accampato, presso la montagna di Dio. Mi ricambiò la gentilezza da par suo:  Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò. Dopo i primi saluti, ci venne spontaneo  entrare sotto la tenda per dirci  qualcosa di più intimo. Si mise a raccontarmi… Mosè raccontò al suocero quanto il Signore aveva fatto… tutte le difficoltà loro capitate durante il viaggio, dalle quali il Signore li aveva liberati. Mi meravigliava la sua modestia.  Parlava non  con l’aria dell’eroe,  ma di chi si sente umile strumento di Dio. Tutto questo mi rendeva felice. Ietro gioì di tutti i benefici che il Signore aveva fatti a Israele  Sì, avevo imparato ormai a  vivere della gioia  riflessa nel  volto dei giovani. Ero nella  pace. E la mia preghiera  era ormai solo  benedizione e  lode:
  • “Benedetto sia il Signore, che vi ha liberati …Ora io so che il Signore è più grande di tutti gli dei.” Tutto si concluse con  un  banchetto sacrificale: Poi Ietro, suocero di Mosè, offrì un olocausto e sacrifici a Dio. Con  tanti illustri invitati: Vennero Aronne e tutti gli anziani d’Israele e fecero un banchetto con il suocero di Mosè davanti a Dio. Una bella tavolata  con figli, nipoti e amici: quale gioia più grande per noi anziani? Passata la festa, la vita del campo riprese il suo ritmo normale. Con i problemi di sempre. Troppi a mio avviso per un uomo solo.
  •  Il giorno dopo Mosè sedette a render giustizia al popolo  dalla mattina fino alla sera. Al vedere mio genero senza un attimo di riposo, mi  ricordai che anch’io da giovane avevo esagerato nel lavoro. Per vanagloria o semplice inesperienza.  E’ lodevole la generosità ma occorre  equilibrio in tutto. Sentivo di dovergli dire qualcosa in tal senso.    Al momento opportuno, certo, e  con le parole giuste. Ma anche con coraggio. Per il suo bene
  •  “Che cos’è questo che fai per il popolo? Perché siedi tu solo, mentre il popolo sta presso di te dalla mattina alla sera?”. Sulle prime,   ci rimase un po’ male. Cercò di giustificarsi: “Perché il popolo viene da me per consultare Dio… giudico le vertenze tra l’uno e l’altro e faccio conoscere i decreti di Dio e le sue leggi”.Certamente erano  cose sacrosante. Ma quel ritmo di vita non poteva durare. Ribadii con forza:
  • “Non va bene quello che fai!  Finirai per soccombere, tu non puoi attendervi da solo…..….Non intendevo rimproverarlo. Volevo aiutarlo a fare discernimento:
  • Ora ascoltami: ti voglio dare un consiglio e Dio sia con te!…..                                                                    a domani sera….

 

  •  SALMO 91 – PIANTATI NELLA CASA DEL SIGNORE 
  •  È bello dar lode al Signore *  e cantare al tuo nome, o Altissimo,  annunziare al mattino il tuo amore,  la tua fedeltà lungo la notte, sull’arpa a dieci corde e sulla lira,  con canti sulla cetra.  Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie,   esulto per l’opera delle tue mani. Come sono grandi le tue opere, Signore, quanto profondi i tuoi pensieri! L’uomo insensato non intende   e lo stolto non capisce:  Tu mi doni la forza di un bufalo,  mi cospargi di olio splendente.  Il giusto fiorirà come palma,   crescerà come cedro del Libano; piantati nella casa del Signore,  fioriranno negli atri del nostro Dio.  Nella vecchiaia daranno ancora frutti, *  saranno vegeti e rigogliosi, per annunziare quanto è retto il Signore: *  mia roccia, in lui non c’è ingiustizia. NELLA VECCHIAIA DARANNO ANCORA FRUTTI,  SARANNO VEGETI E RIGOGLIOSI, PER ANNUNZIARE QUANTO È RETTO IL SIGNORE: * MIA ROCCIA, IN LUI NON C’È INGIUSTIZIA.
  • QUEL SILENZIO MEDITATIVO… Non basta che i brani biblici siano proclamati in una lingua comprensibile, se non avviene con quel silenzio meditativo, necessari perché la Parola di Dio tocchi la vita e la illumini.
  • “Andare sempre con bei modi  e con carità grande.                                                               Ora noi siamo i più anziani  e tutti guardano a noi… “ ( Don Orione: Scr.6,145)
  • ETTY    HILLESUM UN FIORE CRESCIUTO  SUL MARCIUME DI AUSCHWITZ…

PAGINE DAL DIARIO 1941-1943 

  1. Mi hai resa così ricca, mio Dio, lasciami anche dispensare

 agli altri a piene mani. La mia vita  è diventata un colloquio ininterrotto con te, Mio Dio, un unico grande colloquio. A volte, quando me ne sto in un angolino del campo, i miei piedi piantati sulla tua terra, i miei occhi rivolti al cielo, le lacrime mi scorrono sulla faccia, lacrime che sgorgano da una profonda emozione e riconoscenza. Anche di sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te…lacrime di riconoscenza mi scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera… a volte vorrei incidere delle piccole massime e storie appassionate ma mi ritrovo prontamente con una parola sola: DIO e questa parola contiene tutto…

  1. Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di “sfasciarmi” sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all’improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il “dolore dell’umanità”.
  • cfr.GLI ANZIANI, OGGI: UN PROBLEMA O UNA RISORSA?
    • Papa Francesco, Viviamo di più ma… viviamo meglio?

    Grazie ai progressi della medicina la vita si è allungata: ma la società non si è “allargata” alla vita!  Il numero degli anziani si è moltiplicato, ma le nostre società non si sono organizzate abbastanza per fare posto a loro, con giusto rispetto per la loro fragilità e la loro dignità. Finché siamo giovani, siamo indotti a ignorare la vecchiaia; quando poi diventiamo anziani, specialmente se siamo poveri, se siamo malati soli, sperimentiamo le lacune di una società programmata sull’efficienza, che ignora gli anziani.

    • Come sono considerati oggi gli anziani?

    «La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati nel vivere comune» (12 novembre 2012). E’ vero, l’attenzione agli anziani fa la differenza di una civiltà. In una civiltà c’è attenzione all’anziano? C’è posto per l’anziano? Questa civiltà andrà avanti se saprà rispettare la saggezza degli anziani. In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte.

    • Anziani da…scartare?

    Eppure una cultura del profitto insiste nel far apparire i vecchi come un peso, una “zavorra”. Non solo non producono, ma sono un onere: insomma, qual è il risultato di pensare così? Vanno scartati. E’ brutto vedere gli anziani scartati, è una cosa brutta, è peccato! C’è qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. «Gli anziani sono abbandonati, e non solo nella precarietà materiale. Sono abbandonati nella egoistica incapacità di accettare i loro limiti, nelle difficoltà che oggi debbono superare per sopravvivere in una civiltà che non permette loro di partecipare, di dire la propria, né di essere referenti secondo il modello consumistico del “soltanto i giovani possono essere utili e possono godere”.

    • E se fossero una riserva di… sapienza?

    Questi anziani dovrebbero invece essere, per tutta la società, la riserva sapienziale del nostro popolo. Gli anziani sono la riserva sapienziale del nostro popolo! Con quanta facilità si mette a dormire la coscienza quando non c’è amore!» E così succede. Io ricordo, quando visitavo le case di riposo, parlavo con ognuno e tante volte ho sentito questo:

    “Come sta lei? E i suoi figli? – Bene, bene – Quanti ne ha? – Tanti. – E vengono a visitarla? – Sì, sì, sempre, sì, vengono. – Quando sono venuti l’ultima volta?”. Mah, per Natale”. Eravamo in agosto! Otto mesi senza essere visitati dai figli, otto mesi abbandonata! Questo si chiama peccato mortale, capito?

    • Una volta da bambino, la nonna ci raccontava …

    una storia di un nonno anziano che nel mangiare si sporcava perché non poteva portare bene il cucchiaio con la minestra alla bocca. E il figlio, ossia il papà della famiglia, aveva deciso di spostarlo dalla tavola comune e ha fatto un tavolino in cucina, dove non si vedeva, perché mangiasse da solo. E così non avrebbe fatto una brutta figura quando venivano gli amici a pranzo o a cena. Pochi giorni dopo, arrivò a casa e trovò il suo figlio più piccolo che giocava con il legno e il martello e i chiodi, faceva qualcosa lì, disse: “Ma cosa fai? – Faccio un tavolo, papà. – Un tavolo, perché? – Per averlo quando tu diventi anziano, così tu puoi mangiare lì”. I bambini hanno più coscienza di noi!

     

    • Siamo ancora capaci di affetto gratuito?

    Una società senza prossimità, dove la gratuità e l’affetto senza contropartita – anche fra estranei – vanno scomparendo, è una società perversa. La Chiesa, fedele alla Parola di Dio, non può tollerare queste degenerazioni. Una comunità cristiana in cui prossimità e gratuità non fossero più considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima.

    Dove non c’è onore per gli anziani, non c’è futuro per i giovani.

  • MOMENTO MARIANO:  IN ASCOLTO DI  MARIA…                                                                   

 Parliamone insieme…

  • Cosa ci suggerisce la figura di Ietro per migliorare  i  rapporti in famiglia?
  • Come vorresti gli anziani? E come ci prepariamo a diventare anziani
  • E tu li valorizzi per quello che possono dare? Che cosa?-————————————————————————————————————————————————————————————————– ——————————————————

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– C 7A PERSONAGGI BIBLICI SERATE 2018 DEFF ULT

Personaggi della Bibbia

rispondono alle nostre domande       

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FRATELLI COME … COLTELLI?  (Franco) Sono anni ormai che non parlo con  mio fratello. Colpa anche dei genitori che non hanno fatto le cose giuste. Per Pasqua  mi sono visto recapitare un pacco da parte sua.  Non l’ho neanche aperto. Ho voglia di rispedirlo al mittente…Nello stesso tempo penso che potrebbe essere l’occasione buona… Che devo fare?  Risponde …

  •   GIACOBBE: “Accetta il mio dono”  Libera rielaborazione della Figura di Giacobbe (Gen. 25,19 – 33,20;) Non sono mai stato un carattere facile. Lo ammetto. Ho cominciato a bisticciare con mio fratello  fin dal seno di nostra madre.Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel  suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e fu  chiamato Esaù.  Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù;  fu chiamato Giacobbe. Eravamo molto diversi. Sotto tutti gli aspetti I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa,  mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.
  • Mi accorsi ben presto che  nostro padre voleva più bene a mio fratello. In compenso la mamma aveva un debole per me. Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca  prediligeva Giacobbe. Fu  grazie  alla  complicità di mia madre  che riuscii a carpire a nostro padre Isacco, la benedizione riservata a mio fratello, il primogenito.
  • Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù,  e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;  Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse.  Dopo uno sgarbo del genere, mi aspettavo  la  reazione: Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. 
  • Fu sempre mia madre a consigliarmi di fuggire di casa:  “ Figlio mio,  fuggi a Carran da mio fratello Labano finché si sarà placata contro di te  la collera di tuo fratello”  L’esperienza della fuga e della paura mi fece riflettere. In fondo Esaù aveva ragione. L’avevo fatta grossa. E  anche mia madre, onestamente,  non si era comportata bene. Avrebbe dovuto essere meno di parte. Non si favorisce così l’armonia  tra i figli. Con questi pensieri,  mi preparai un rudimentale giaciglio per passare la notte: … prese una pietra, se la pose  come guanciale e si coricò in quel luogo. Feci un sogno strano:
  • una scala poggiava sulla  terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e  scendevano su di essa.   Il Signore stesso mi diede la spiegazione:  “ La terra sulla quale tu sei  coricato, la darò a te e alla tua discendenza.  E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni  della terra. “ Lo sentivo vicino a me . E pensavo:
  •  “Certo, il Signore è  in questo luogo e io non lo sapevo.  Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo”. Alla  mattina presto, mi alzai  per proseguire il viaggio verso oriente. Mi imbattei in alcuni pastori che abbeveravano i loro greggi.  Stavo ancora parlando  con loro quando…
  • arrivò Rachele con il bestiame del  padre, perché era una pastorella. Ne restai folgorato a prima vista. Cercai di farglielo capire,  rendendomi utile: Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere  le pecore. Parlando  mi accorsi dei nostri legami di parentela. Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei,  perché figlio di Rebecca.

SEGUE …STASERA…

  •  SALMO  133 – LA VITA FRATERNA 
  • Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!  E` come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste.  E` come rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion. Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre.
  • UN FIORE CRESCIUTO SUL MARCIUME DI AUSCHWITZ… ETTY    HILLESUM PAGINE DAL DIARIO 1941-1943   Io non chiamo in causa la tua responsabilità… Esistono persone che si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento, invece di salvare te, mio Dio.   Mio Dio è un periodo troppo duro per persone fragili come me. Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietavano le strada per la campagna: Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla, non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po’ spiacevole, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla.   L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Io non chiamo in causa la tua responsabilità… tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.
  •  PER LA PACE, PER LA CONCORDIA,  si passi sopra ad ogni interesse: ogni sacrificio è poco per la pace.  Con la buona volontà si fa tutto:  LA PACE VALE PIÙ DI TUTTO!  (Don Orione )
  •  “GAUDETE ET EXULTATEˮ – PAPA FRANCESCO – “La chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”    «BEATI I MISERICORDIOSI, perché troveranno misericordia».  Gesù chiama beati coloro che perdonano… 70 volte sette !!  – «BEATI GLI OPERATORI DI PACE, perché saranno chiamati Figli Di Dio».  «Il mondo delle dicerie, non costruisce la pace…non è facile costruire questa pace evangelica che non esclude nessuno, ma che integra anche le persone difficili e complicate… quelli che sono diversi» (89).
  • QUEL SILENZIO MEDITATIVO… Non basta che i brani biblici siano proclamati in una lingua comprensibile, se la proclamazione non avviene con quell’ascolto devoto, quel silenzio meditativo, necessari perché la Parola di Dio tocchi la vita e la illumini.
  • MAURIAC: EUCARESTIA, FOLLIA D’AMORE  “La piccola ostia giudica l’uomo, nel bene e nel male. Nessuno conosce se stesso se non si è esaminato alla luce di quest’Ostia,  San Francesco di Sales , in un momento di profonda angoscia, fu consolato da Cristo:  io non mi chiamo colui che condanna; il mio nome è GESÙ’!   
  • MOMENTO MARIANO:  IN ASCOLTO DI  MARIA…
  • PARLIAMONE INSIEME…RISONANZE SPIRITUALI…
  • Cosa ti colpisce della figura di Giacobbe?
  • Come giudichi il comportamento di Rebecca con i suoi figli?
  • Cosa fare per ricucire gli “strappi” tra parenti?                                
  • donalesiani@gmail.comsanbiagiofano.it

IN ALLEGATO IL PROGRAMMA delle serate e i TESTI DI ALCUNI CANTI…

– C 7A5 VEGLIA DEFF PROGRAMMA–   C 7A2 CANTI SERATE 2018

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  1. SANTITÀ, SPLENDORE E GLORIA: IL CORPO DELLA VERGINE! Pio XII, papa

    I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne apprendevano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù. San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «COLEI CHE NEL PARTO AVEVA CONSERVATO ILLESA LA SUA VERGINITÀ DOVEVA ANCHE CONSERVARE SENZA ALCUNA CORRUZIONE IL SUO CORPO DOPO LA MORTE. COLEI CHE AVEVA PORTATO NEL SUO SENO IL CREATORE, FATTO BAMBINO, DOVEVA ABITARE NEI TABERNACOLI DIVINI. COLEI, CHE FU DATA IN SPOSA DAL PADRE, NON POTEVA CHE TROVAR DIMORA NELLE SEDI CELESTI. DOVEVA CONTEMPLARE IL SUO FIGLIO NELLA GLORIA ALLA DESTRA DEL PADRE, LEI CHE LO AVEVA VISTO SULLA CROCE, LEI CHE, PRESERVATA DAL DOLORE, QUANDO LO DIEDE ALLA LUCE, FU TRAPASSATA DALLA SPADA DEL DOLORE QUANDO LO VIDE MORIRE. ERA GIUSTO CHE LA MADRE DI DIO POSSEDESSE CIÒ CHE APPARTIENE AL FIGLIO, E CHE FOSSE ONORATA DA TUTTE LE CREATURE COME MADRE ED ANCELLA DI DIO».
    Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, HANNO COME ULTIMO FONDAMENTO LA SACRA SCRITTURA. EFFETTIVAMENTE LA BIBBIA CI PRESENTA LA SANTA MADRE DI DIO STRETTAMENTE UNITA AL SUO FIGLIO DIVINO E SEMPRE A LUI SOLIDALE, E COMPARTECIPE DELLA SUA CONDIZIONE. PER QUANTO RIGUARDA LA TRADIZIONE, POI, NON VA DIMENTICATO CHE FIN DAL SECONDO SECOLO LA VERGINE MARIA VENE PRESENTATA DAI SANTI PADRI COME LA NOVELLA EVA, INTIMAMENTE UNITA AL NUOVO ADAMO, SEBBENE A LUI SOGGETTA. MADRE E FIGLIO APPAIONO SEMPRE ASSOCIATI NELLA LOTTA CONTRO IL NEMICO INFERNALE; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (cfr. Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l’Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell’Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1 Cor 15; 54; cfr. Os 13, 14).
    IN TAL MODO L’AUGUSTA MADRE DI DIO, ARCANAMENTE UNITA A GESÙ CRISTO FIN DA TUTTA L’ETERNITÀ «CON UNO STESSO DECRETO» DI PREDESTINAZIONE, IMMACOLATA NELLA SUA CONCEZIONE, VERGINE ILLIBATA NELLA SUA DIVINA MATERNITÀ, GENEROSA COMPAGNA DEL DIVINO REDENTORE, VITTORIOSO SUL PECCATO E SULLA MORTE, ALLA FINE OTTENNE DI CORONARE LE SUE GRANDEZZE, SUPERANDO LA CORRUZIONE DEL SEPOLCRO. VINSE LA MORTE, COME GIÀ IL SUO FIGLIO, E FU INNALZATA IN ANIMA E CORPO ALLA GLORIA DEL CIELO, DOVE RISPLENDE REGINA ALLA DESTRA DEL FIGLIO SUO, RE IMMORTALE DEI SECOLI.

  2. QUANTA TRAGICA SOFFERENZA OGGI IN QUESTA GENOVA che conta i morti sotto al suo ponte ….a partire dagli anni di quel bambino che ancora avrebbe voluto giocare e imparare …

    AVE MARIA PREGA PER NOI …
    PREGA PER CHI in questa tragedia è stato direttamente coinvolto .. per i loro familiari e amici …
    MARIA , PREGA ADESSO .
    PREGA PERCHE’ impariamo anche noi a ” vegliare …perché NON sappiamo in quale ora Tuo Figlio verrà ” ..

  3. VORREI MORIRE AL SUO POSTO
    Le ore passano lente come secoli, sotto un sole di piena estate che di ora, in ora si fa più spietato per quegli uomini distrutti dalla fame, dalla sete e dalla fatica. Qualcuno comincia a stramazzare al suolo svenuto. Se non si rianima sotto il grandinare delle percosse, è trascinato via, per i piedi e gettato in un angolo del “piazzale”.
    Testa di mastino, si pianta davanti alle sue vittime, sul campo un silenzio di tomba. “L’EVASO NON È STATO RITROVATO… DIECI DI VOI MORIRANNO NEL BUNKER DELLA FAME. LA PROSSIMA VOLTA TOCCHERÀ A VENTI.” Il capo inizia la sua scelta fissando nello sguardo, uno ad uno i prigionieri e di ciascuno assaporando il terrore. “QUESTO QUI” Testa di mastino puntava a caso il suo indice sul numero cucito sulla giacca del prigioniero. Il drappello dei martiri è completo. “ARRIVEDERCI AMICI, CI RIVEDREMO LASSÙ, DOVE C’È VERA GIUSTIZIA”, “VIVA LA POLONIA! E’ PER ESSA CHE IO DO LA MIA VITA”. Francesco G. n° 5659, piange disperato ricordando la moglie e i figli. Tra le file dei risparmiati lo sbigottimento lascia il posto ad un senso di sollievo, alla gioia: vivere ancora, sfuggendo alla morte atroce del bunker della fame.
    Un uomo esce dalle fila – numero 16.670 – e con passo deciso si presenta a Testa di Mastino.
    “COSA VUOLE DA ME QUESTO SPORCO POLACCO?”
    “VORREI MORIRE AL POSTO DI UNO DI QUELLI”
    “PERCHÉ?”
    “Sono vecchio, ormai (aveva 47 anni!) e buono a nulla – La mia vita non può più servire gran che.”
    “E PER CHI VUOI MORIRE?”
    “Per lui, ha moglie e bambini”
    “MA TU CHI SEI?”
    “UN PRETE CATTOLICO” P. MASSIMILIANO KOLBE – N° 16.670

    ERA MASSIMILIANO MARIA KOLBE, MORTO AD AUSCHWITZ IL 14 AGOSTO 1941 E PROCLAMATO SANTO NEL 1982 DA GIOVANNI PAOLO II.

  4. Preghiera di un padre
    Grazie Signore per avermi donato i miei figli,
    grazie per avermi fatto provare la gioia di una vita che nasce,
    di un bimbo che sorride e dona amore,
    di una luce che illumina un mondo grigio.
    Grazie Signore per le notti in bianco,
    per le preoccupazzioni ed i dolori,
    perché ho capito cosa vuol dire amare.
    Aiutami o Signore ad imparare a far camminare i miei figli,
    in un mondo privo di valori veri.
    Aiutami o Signore ad essere un buon padre,
    non perfetto, ma un buon padre.
    Grazie Signore per ogni ora che passo con loro
    e li vedo crescere e cambiare, piangere e amare.
    Grazie Signore, ti sento vicino come un padre al figlio.

  5. D. ALDO B.
    La più bella risposta a tutti coloro che “gufano” contro il Santo Padre è la presenza di quasi 100mila giovani radunati da ieri al Circo Massimo e oggi a San Pietro. Infatti abbiamo sentito, in questi giorni, strani sondaggi che ci hanno notiziato un calo di popolarità di Papa Francesco. A molti piacerebbe questa fandonia, a partire da quei sedicenti cattolici che si dichiarano così tanto osservanti e irreprensibili con il magistero, la tradizione, la dottrina stando poi tutti i giorni ad accusare il Vicario di Cristo. Tali persone, di fatto, hanno una visione solo terrena della Chiesa descrivendola come una lobby corrotta dimenticando o ignorando la sua vera identità spirituale in quanto reale corpo mistico di Cristo, rappresentando quindi il regno di Dio aldilà delle umane miserie purtroppo sempre esistite in ogni uomo.

    Ma i nostri giovani non si sono fermati alle chiacchiere dei farisei o dei serpenti, bensì hanno risposto con gioia all’invito del Papa e sono accorsi da tutta Italia per ascoltarlo, proprio come avveniva con Gesù. E questa è la vera speranza per un’umanità che si può rinnovare soltanto a partire dalle nuove generazioni. Un’umanità nuova, entusiasta, capace di sognare insieme come un popolo che si prende per mano affidandosi al Signore della storia. Papa Francesco ha ricordato che i “sogni dei giovani fanno paura agli adulti… i sogni dei giovani mettono in crisi i grandi… ma voi – giovani – non lasciatevi rubare i vostri sogni!”.

    E’ stato bellissimo ed emozionante quando il Pontefice ha nominato un giovane italiano che ebbe il coraggio di abbandonare tutti i suoi averi, andando anche contro il padre che era un famoso commerciante e rifugiandosi nell’episcopio; questo giovane, vissuto tra il XII e il XIII secolo, si chiamava Francesco e non ebbe paura di sognare e di realizzare la sua vocazione. L’appello di Papa Francesco ai giovani del 2018 ci illumina su quella strada da percorrere con decisione e coraggio. Il grande santo Papa Giovanni XXIII è stato così citato dal nuovo Francesco dei nostri tempi che ha chiesto ai giovani di ripetere più volte questo inno alla speranza: “Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene”.

    Ecco di cosa ha bisogno il nostro Paese, l’Italia: grande ottimismo, voglia di vivere e mettersi in discussione, rigenerare e rinascere dall’alto, da quello Spirito Santo che sa veramente ricreare la faccia della Terra. Il Sinodo dei giovani può essere uno tsunami di fiducia per infondere l’entusiasmo di impegnarsi a favore della causa del Vangelo e del bene comune. Purtroppo, siamo noi adulti a dare il cattivo esempio e, ripeto, ci sono tanti, troppi cattolici che remano contro la Chiesa di Cristo. Costoro ogni giorno la bombardano, insultando tutto e tutti quelli che non si allineano a certi moralismi senza morale, a certi teologismi senza teologia, a certi clericalismi senza Ecclesia (e ieri sera il Papa ha tuonato: “Il clericalismo è una perversione della Chiesa”); la testimonianza del vero cristiano è quella della presenza accanto al povero, dell’incontro con chiunque è nel bisogno, dell’ascolto sincero e quindi della capacità di accogliere e di imparare a tutte le età… questa è l’unica vera testimonianza “ il resto è fumo”.

    Il Santo Padre è un riferimento così importante che ci dà stabilità in una realtà sociale fluttuante, liquida e instabile. La casa è ben costruita sulla roccia se vogliamo accogliere gli insegnamenti di Papa Francesco; Lui è il nostro ponte per collegarci a Gesù, alla vita vera che ci restituisce il sorriso, la voglia di lottare per un mondo migliore. Grazie Santità per la Sua fede e la forza che ci trasmette aiutandoci a crescere, a convertirci e ad amare Gesù tutti insieme in questa Chiesa in uscita.

  6. santa Caterina da Siena, vergine
    DIO, ABISSO DI CARITÀ

    SIGNORE MIO, VOLGI L’OCCHIO DELLA TUA MISERICORDIA SOPRA IL POPOLO TUO E SOPRA IL CORPO MISTICO DELLA SANTA CHIESA. Tu sarai glorificato assai più perdonando e dando la luce dell’intelletto a molti, che non ricevendo l’omaggio da una sola creatura miserabile, quale sono io, che tanto t’ho offeso e sono stata causa e strumento di tanti mali.
    CHE AVVERREBBE DI ME SE VEDESSI ME VIVA, E MORTO IL TUO POPOLO? CHE AVVERREBBE SE, PER I MIEI PECCATI E QUELLI DELLE ALTRE CREATURE, DOVESSI VEDERE NELLE TENEBRE LA CHIESA, TUA SPOSA DILETTA, CHE È NATA PER ESSERE LUCE?
    Ti chiedo, dunque, misericordia per il tuo popolo in nome della carità increata che mosse te medesimo a creare l’uomo a tua immagine e somiglianza.
    QUALE FU LA RAGIONE CHE TU PONESSI L’UOMO IN TANTA DIGNITÀ? CERTO L’AMORE INESTIMABILE COL QUALE HAI GUARDATO IN TE MEDESIMO LA TUA CREATURA E TI SEI INNAMORATO DI LEI. MA POI PER IL PECCATO COMMESSO PERDETTE QUELLA SUBLIMITÀ ALLA QUALE L’AVEVI ELEVATA.
    TU, MOSSO DA QUEL MEDESIMO FUOCO COL QUALE CI HAI CREATI, HAI VOLUTO OFFRIRE AL GENERE UMANO IL MEZZO PER RICONCILIARSI CON TE. Per questo ci hai dato il Verbo, tuo unico Figlio. Egli fu il mediatore tra te e noi. Egli fu nostra giustizia, che punì sopra di sé le nostre ingiustizie. Ubbidì al comando che tu, Eterno Padre, gli desti quando lo rivestisti della nostra umanità. O ABISSO DI CARITÀ! QUAL CUORE NON SI SENTIRÀ GONFIO DI COMMOZIONE AL VEDERE TANTA ALTEZZA DISCESA A TANTA BASSEZZA, CIOÈ ALLA CONDIZIONE DELLA NOSTRA UMANITÀ?
    Noi siamo immagine tua, e tu immagine nostra per l’unione che hai stabilito fra te e l’uomo, velando la divinità eterna con la povera nube dell’umanità corrotta di Adamo. QUALE IL MOTIVO? CERTO L’AMORE.
    PER QUESTO AMORE INEFFABILE TI PREGO E TI SOLLECITO A USARE MISERICORDIA ALLE TUE CREATURE.

  7. … in 1 sabato soffocante di agosto…mi ritrovo ancora …al lavoro …ma oggi mi lascio “tentare”da 1 lettura “tranquilla” almeno spero della mia posta. E inizio dal messaggio contenuto” NOI SPERAVAMO”….
    Noi speravamo che la vita ci regalasse solo felicità …salute…e benessere.. Ma qualcuno (fortunatamente..) ha sperimentato una vita un po’ diversa da quello che si “aspettava”… Ecco io voglio iniziare la mia riflessione da un’interpretazione diversa di questo termine.. Cosa aspettavamo..? Le attese…i progetti…possono essere “pericolosi” e condizionare la ns vita in maniera pesante…possono vincolarci.. fino ad inchiodarci in 1 proiezione che grava su noi stessi come macigni, solo perché il mancato raggiungimento di determinati obiettivi provoca scoraggiamento, affliggiamento…perdita di Fiducia in noi stessi e nelle ns capacità..
    NO…così non può essere …la vita non può andare solo come noi vogliamo che vada…certo possiamo desiderare fortemente che si realizzi x noi o x i ns cari il ”meglio”…ma non possiamo “fermarci” se cambia il “percorso”della ns vita…se cambiano le ns “aspettive” di fronte alle sopraggiunte difficoltà … xchè cosi smarriamo innanzitutto la ns LIBERTA’. Sì…poiché anche e soprattutto riconoscere ed accettare i propri limiti è sinonimo secondo me di “LIBERTA’. Quindi ecco che l’aspettativa non deve essere sempre uguale a certezza o pretesa di certezza.. Alla famosissima domanda rivolta al Signore “perché…?” proviamo a risponderci…”ma perché non a me…?” E dunque le difficoltà le incontriamo prima o poi tutti, ogni giorno..se consapevoli che la vita VERA è questa ed è fatta di ostacoli…di croci più o meno pesanti..Qualche volta la prova che dobbiamo superare è più dura e più difficile, e la croce ci sembra davvero troppo pesante da portare (…specie se si è soli..a portarla!) ci sembra proprio di non potercela fare… Eppure in quei momenti , abbiamo la LIBERTA’ di poter scegliere: lasciarci andare e soccombere quindi NON CONFIDARE NEL SIGNORE – o di sperimentare la Sua -Amicizia- il Suo Sostegno- la Sua Salvezza- il Suo IMMENSO AMORE.
    Dobbiamo capire BENE cosa voglia dire la frase “Dio non affida a nessuno un peso più grande di quello che è in grado di sopportare”… Certo che La fede non risolve automaticamente i problemi posti dal dolore..! ma..forse ci mette dentro, 1 “particolare aspettativa” x affrontarli..! Dio è intorno a noi…ci gironzola sempre attorno… dobbiamo solo permettere che entri in noi..che ci abiti dentro… e confidare SEMPRE NEL SUO AMORE x noi. A me ha voluto talmente BENE che… mi ha fatto conoscere una persona …e insieme a lei ho APERTO la porta x fare entrare Gesù nel mio cuore..che stava cadendo a pezzi..e da allora credo non sia più andato via.

  8. RIFLETTI SULLA POVERTÀ, UMILTÀ E CARITÀ DI CRISTO
    Dalla «Lettera alla beata Agnese di Praga» di santa
    Chiara, vergine

    FELICE CERTAMENTE CHI PUÒ ESSER PARTECIPE DEL SACRO CONVITO, IN MODO DA ADERIRE CON TUTTI I SENTIMENTI DEL CUORE A CRISTO, LA CUI BELLEZZA AMMIRANO SENZA SOSTA TUTTE LE BEATE SCHIERE DEI CIELI, LA CUI TENEREZZA COMMUOVE I CUORI, LA CUI CONTEMPLAZIONE RECA CONFORTO, LA CUI BONTÀ SAZIA, LA CUI SOAVITÀ RICREA, IL CUI RICORDO ILLUMINA DOLCEMENTE, AL CUI PROFUMO I MORTI RIACQUISTANO LA VITA E LA CUI BEATA VISIONE RENDERÀ FELICI TUTTI I CITTADINI DELLA CELESTE GERUSALEMME.
    Poiché questa visione è splendore di gloria eterna, «riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia» (Sap 7, 26), guarda ogni giorno in questo specchio, o regina, sposa di Gesù Cristo. CONTEMPLA CONTINUAMENTE IN ESSO IL TUO VOLTO, PER ADORNARTI COSÌ TUTTA INTERIORMENTE ED ESTERNAMENTE, RIVESTIRTI E CIRCONDARTI DI ABITI MULTICOLORI E RICAMATI, ABBELLIRTI DI FIORI E DELLE VESTI DI TUTTE LE VIRTÙ, COME SI ADDICE ALLA FIGLIA E SPOSA CASTISSIMA DEL SOMMO RE. IN QUESTO SPECCHIO RIFULGE LA BEATA POVERTÀ, LA SANTA UMILTÀ E L’INEFFABILE CARITÀ. CONTEMPLA LO SPECCHIO IN OGNI PARTE E VEDRAI TUTTO QUESTO.
    Osserva anzitutto l’inizio di questo specchio e VEDRAI LA POVERTÀ di chi è posto in una mangiatoia ed avvolto in poveri panni. O meravigliosa umiltà, o stupenda povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in un presepio!
    Al centro dello specchio noterai L’UMILTÀ, LA BEATA POVERTÀ e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio potrai contemplare L’INEFFABILE CARITÀ per cui volle patire sull’albero della croce ed in esso morire con un genere di morte di tutti il più umiliante. Perciò lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a considerare queste cose, dicendo: «Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore!» (Lam 1, 12). Rispondiamo dunque a lui, che grida e si lamenta, con un’unica voce ed un solo animo: «BEN SE NE RICORDA E SI ACCASCIA DENTRO DI ME LA MIA ANIMA» (LAM 3, 20). COSÌ FACENDO TI ACCENDERAI DI UN AMORE SEMPRE PIÙ FORTE, O REGINA DEL RE CELESTE.
    CONTEMPLA INOLTRE LE SUE INEFFABILI DELIZIE, LE RICCHEZZE E GLI ETERNI ONORI, SOSPIRA CON ARDENTE DESIDERIO ED AMORE DEL CUORE, ED ESCLAMA: «ATTIRAMI DIETRO A TE, CORRIAMO AL PROFUMO DEI TUOI AROMI» (CT 1, 3 VOLG.), O SPOSO CELESTE. CORRERÒ, NÉ VERRÒ MENO FINO A CHE NON MI ABBIA INTRODOTTO NELLA TUA DIMORA, FINO A CHE LA TUA SINISTRA NON STIA SOTTO IL MIO CAPO E LA TUA DESTRA MI CINGA TENERAMENTE CON AMORE (CFR. CT 2, 4. 6).
    Nella contemplazione di queste cose, ricòrdati di me, tua madre, sapendo che io ho scritto in modo indelebile il tuo ricordo sulle tavolette del mio cuore, ritenendoti fra tutte la più cara.

  9. LE RICCHEZZE DELLA CHIESA…
    S. Lorenzo, diacono e martire
    Sant’Agostino
    ***
    Oggi la chiesa di Roma celebra il giorno del trionfo di Lorenzo,
    giorno in cui egli rigettò il mondo del male. Lo calpestò quando incrudeliva rabbiosamente contro di lui e lo disprezzò quando lo allettava con le sue lusinghe. San Lorenzo era diacono della chiesa di Roma.
    Ivi era ministro del sangue di Cristo e là, per il nome di Cristo, versò il suo sangue. Il beato apostolo Giovanni espose chiaramente il mistero della Cena del Signore, dicendo: «Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3, 16).
    Lorenzo, fratelli, ha compreso tutto questo.
    L’ha compreso e messo in pratica.
    E davvero contraccambiò quanto aveva ricevuto in tale mensa.
    Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte.
    Anche noi, fratelli, se davvero amiamo, imitiamo.
    I santi martiri lo hanno seguito fino all’effusione del sangue, fino a rassomigliargli nella passione. Lo hanno seguito i martiri, ma non essi soli. Infatti, dopo che essi passarono, non fu interrotto il ponte; né si è inaridita la sorgente, dopo che essi hanno bevuto.
    IL BEL GIARDINO DEL SIGNORE, O FRATELLI, POSSIEDE NON SOLO LE ROSE DEI MARTIRI, MA ANCHE I GIGLI DEI VERGINI, L’EDERA DI QUELLI CHE VIVONO NEL MATRIMONIO, LE VIOLE DELLE VEDOVE. NESSUNA CATEGORIA DI PERSONE DEVE DUBITARE DELLA PROPRIA CHIAMATA: CRISTO HA SOFFERTO PER TUTTI
    ….SAN LORENZO FU ARCIDIACONO.
    I PERSECUTORI GLI RICHIEDEVANO LE RICCHEZZE DELLA CHIESA;
    EBBE PER QUESTO A SOFFRIRE TANTI TRAVAGLI CHE, ALL’ASCOLTO, C’È DA INORRIDIRE. POSTO SU UNA GRATICOLA, FU ARSO SULLE FIAMME… SUPERANDO TUTTAVIA LE SOFFERENZE DEL CORPO, CON GRANDE FORZA DI CARITÀ,
    PER L’AIUTO DI COLUI CHE TALE LO RESE “SIAMO INFATTI OPERA SUA, CREATI IN CRISTO GESÙ PER LE OPERE BUONE…” (Ef 2,10).
    Ma ad inasprire la collera del persecutore Lorenzo disse:
    “VENGANO AVANTI CON ME DEI VEICOLI
    PER CARICARVI LE RICCHEZZE DELLA CHIESA”.
    VENNERO MANDATI DEI CARRI E LI RIEMPÌ DI POVERI
    E COMANDÒ CHE TORNASSERO INDIETRO, AFFERMANDO:
    “QUESTE SONO LE RICCHEZZE DELLA CHIESA”.
    Ed è vero, fratelli, che le necessità dei bisognosi
    sono le grandi ricchezze dei cristiani, se riusciamo a comprendere dove dobbiamo mettere in serbo quanto possediamo.
    Se affideremo loro i nostri tesori, non li perderemo.

  10. Solo quando incontriamo veramente Cristo,quando incontriamo personalmente quello sguardo di benevolenza noi in n possiamo più giudicare. Noi diamo molti nomi al peccato,ma il peccato è uno e dice che non amiamo Dio e la sua legge. Il peccato è peccato e basta, nel mio peccato c’ è il peccato dell’ uomo e se il mio è perdonato, anche quello del fratello lo è. Noi invece ci scandalizzano del peccato degli altri, li giudichiamo più gravi dei nostri, ma questo è superbia. Molte volte è difficile vivere in una società che sa solo condannare ma penso che il Signore abbia molta piu pazienza di noi nell’aspettare che capiamo. Parlassimo più di Dio come san Domenico forse cambierebbe qualcosa, ma non si può parlare sempre di Dio se a Dio pensiamo raramente.

  11. S. DOMENICO: O PARLAVA CON DIO O PARLAVA…DI DIO

    DOMENICO ERA DOTATO DI GRANDE SANTITÀ ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato dalla grazia. V’era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E POICHÈ IL CUORE GIOIOSO RENDE SERENO IL VOLTO, TRADIVA LA PLACIDA COMPOSTEZZA DELL’UOMO INTERIORE CON LA BONTÀ ESTERNA E LA GIOVIALITÀ DELL’ASPETTO. Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. DI NOTTE NESSUNO ERA PIÙ ASSIDUO E PIÙ IMPEGNATO NEL VEGLIARE E NEL PREGARE.
    ERA ASSAI PARCO DI PAROLE E, SE APRIVA LA BOCCA, ERA O PER PARLARE CON DIO NELLA PREGHIERA O PER PARLARE DI DIO. QUESTA ERA LA NORMA CHE SEGUIVA E QUESTA PURE RACCOMANDAVA AI FRATELLI. La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini.
    Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava sempre con sé il vangelo di Matteo e LE LETTERE DI SAN PAOLO, E MEDITAVA COSÌ LUNGAMENTE QUESTE ULTIME DA ARRIVARE A SAPERLE QUASI A MEMORIA.
    Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
    Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v’è dubbio, che egli in cielo sia associato alla loro gloria».

  12. “CI AFFIDIAMO A TE SIGNORE”

    Guardiamo il cielo e ci AFFIDIAMO a TE , SIGNORE.
    Contempliamo l’eterno scorrere del tempo,
    il sorgere del sole, il nascere di ogni creatura
    e ci AFFIDIAMO a TE, DIO del CIELO e della terra.
    Sappiamo di essere nelle TUE MANI
    COME PERLA PREZIOSA
    CHE TU CUSTODISCI.
    SIAMO SUL PALMO DELLA TUA MANO, SIGNORE,
    E NULLA CI SPAVENTA:
    NE’ IL PRESENTE NE’ IL FUTURO
    PERCHE’ TU
    SEI CON NOI E CI AMI.
    AMEN
    (vvpp)

  13. SFIORARE CRISTO
    (ALESSANDRO PRONZATO)

    Infinite volte sfioriamo il Cristo e non ce ne accorgiamo. Non lo riconosciamo. Ha il torto di avere un volto “troppo noto”. Il volto del pezzente, del bambino, del collega, della cuoca, del disoccupato, del marito, della sposa, delle donna delle pulizie, del forestiero, del malato, dell’individuo male in arnese, del carcerato. Noi, che conosciamo sin troppo bene quei volti, non sappiamo riconoscerlo. E lui continua ad essere in esilio. A casa Sua.

  14. LA SPERANZA DELLA VITA …
    Dalla «Lettera» di Barnaba

    SALUTE A VOI NELLA PACE, FIGLI E FIGLIE, NEL NOME DEL SIGNORE CHE CI HA AMATO. Grandi e copiosi sono i favori che Dio vi ha concesso. Per questo molto mi rallegro sapendo quanto le vostre anime siano belle e liete per la grazia e i doni spirituali che hanno ricevuto. Ma ancor maggiore è la mia gioia sentendo nascere in me una viva speranza di salvezza nel vedere con quanta generosità la sorgente divina abbia effuso su di voi il suo Spirito. Davvero splendido lo spettacolo che avete offerto alla mia vista!
    Persuaso di essermi avvantaggiato molto nella via santa del Signore parlando con voi, mi sento spinto ad amarvi più della mia stessa vita, anche perché vedo in voi grande fede e carità per la speranza della vita divina.
    Per l’amore che vi porto voglio mettervi a parte di quanto ho avuto, sicuro di ricevere beneficio dal servizio che vi rendo. Vi scrivo dunque alcune cose perché la vostra fede arrivi ad essere conoscenza perfetta.
    TRE SONO LE GRANDI REALTÀ RIVELATE DAL SIGNORE: LA SPERANZA DELLA VITA, INIZIO E FINE DELLA NOSTRA FEDE; LA SALVEZZA, INIZIO E FINE DEL PIANO DI DIO; IL SUO DESIDERIO DI FARCI FELICI, PEGNO E PROMESSA DI TUTTI I SUOI INTERVENTI SALVIFICI.
    Il Signore ci ha fatto capire, per mezzo dei profeti, le cose passate e presenti, e ci ha messo in grado di gustare le primizie delle cose future. E poiché vediamo ciascuna di esse realizzarsi proprio come ha detto, dobbiamo procedere sempre più sulla via del santo timore di Dio.
    Per parte mia vi voglio indicare alcune cose che giovino al vostro bene già al presente. Vi parlo però non come maestro, ma come fratello.
    I TEMPI SONO CATTIVI E SPADRONEGGIA IL MALIGNO CON LA SUA ATTIVITÀ DIABOLICA. BADIAMO PERCIÒ A NOI STESSI E RICERCHIAMO ACCURATAMENTE I VOLERI DEL SIGNORE. TIMORE E PAZIENZA DEVONO ESSERE IL SOSTEGNO DELLA NOSTRA FEDE, LONGANIMITÀ E CONTINENZA LE NOSTRE ALLEATE NELLA LOTTA. Se praticheremo queste virtù e ci comporteremo come si conviene dinanzi al Signore, avremo la sapienza, l’intelletto, la scienza e la conoscenza. QUESTE SONO LE COSE CHE DIO VUOLE DA NOI. IL SIGNORE INFATTI CI HA INSEGNATO PER MEZZO DI TUTTI I PROFETI CHE EGLI NON HA BISOGNO DI SACRIFICI, NÉ DI OLOCAUSTI, NÉ DI OFFERTE. CHE M’IMPORTA, DICE, DEI VOSTRI SACRIFICI SENZA NUMERO? SONO SAZIO DEGLI OLOCAUSTI DI MONTONI E DEL GRASSO DI GIOVENCHI; IL SANGUE DI TORI E DI AGNELLI E DI CAPRI IO NON LO GRADISCO. NON PRESENTATEVI NEMMENO DAVANTI A ME PER ESSERE VISTI. INFATTI CHI HA MAI RICHIESTO TALI COSE DALLE VOSTRE MANI? NON OSATE PIÙ CALPESTARE I MIEI ATRI. SE MI OFFRIRETE FIOR DI FARINA, SARÀ VANO; L’INCENSO È UN ABOMINIO PER ME. I VOSTRI NOVILUNI E I VOSTRI SABATI NON LI POSSO SOPPORTARE (cfr. Is 1, 11-13).

  15. (GIANNI RODARI)
    Se facessi il fornaio vorrei cuocere un pane così grande da sfamare tutta la gente che non ha da mangiare.
    Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole.
    Un pane così
    verrebbero a mangiarlo dal Brasile, dall’India, dall’Africa, da tutto il mondo, i poveri, i bambini, i vecchietti, gli uccellini.
    Sarà una data da studiare a memoria:
    UN GIORNO SENZA FAME, il più bello della storia!

  16. … RINGRAZIO IL SIGNORE PERCHE’ ANCHE A ME HA RIPETUTO E CONTINUA A RIPETERE LE STESSE PAROLE: ” TI SONO RIMESSI I TUOI PECCATI, VA IN PACE…” Questa sera mi sarebbe piaciuto stare in un angolo lontana da ogni sguardo umano, ascoltare e piangere. TANTO LO FARO’ LO STESSO PERCHE’ L’ARGOMENTO MI TOCCA IN PRIMA PERSONA. Si dv, ogni volta che mi metto dinanzi a GESU’ sento il bisogno di piangere, ma perche? perchè nel mio cuore regna la pace, quella pace che viene da LUI, nel mio cuore regna una grande serenità, la serenità è quella che viene dalla Grazia. Non riesco più a pregare senza versare tutte le mie lacrime, di gioia naturalmente! Non riesco a finire di ringraziare GESU’ per tutte i doni spirituali che mi concede ogni giorno. Anche se dinanzi alle difficoltà mi demoralizzo un pò, riesco a riprendere quota e offrire con gioia tutto. MI SENTO UN’ALTRA PERSONA PERCHE’ DENTRO DI ME C’E’ ” DIO ” A QUESTO GRANDE DONO NON RINUNCEREI MAI, NEANCHE PER TUTTO L’ORO DEL MONDO. SENTIRMI APPAGATA NON MI SEMBRA VERO. LA MIA VITA E’ STATA SEMPRE UNA LOTTA CON ME STESSA, OGGI , A ME SEMBRA, DI ESSERMI LIBERATA DA TANTI ” OSTACOLI ” GESU’ MI VIENE INCONTRO CON LE SUE CAREZZE ANCHE SE QUALCHE VOLTA LE SUE MANI SONO UN PO’ RUVIDE!!! (FA PARTE DEL PACCHETTO). GRAZIE GESU’ !!!

  17. L’OPERA PIÙ BELLA DELL’UOMO
    È QUELLA DI PREGARE E AMARE
    S. Giovanni Maria Vianney, sacerdote

    Fate bene attenzione, miei figliuoli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov’è il nostro tesoro. QUESTO È IL BEL COMPITO DELL’UOMO: PREGARE ED AMARE. SE VOI PREGATE ED AMATE, ECCO, QUESTA È LA FELICITÀ DELL’UOMO SULLA TERRA. La preghiera nient’altro è che l’unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria. In questa unione intima, Dio e L’ANIMA SONO COME DUE PEZZI DI CERA FUSI INSIEME, che nessuno può più separare. COME È BELLA QUESTA UNIONE DI DIO CON LA SUA PICCOLA CREATURA! La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figliuoli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo. Non ci lascia mai senza dolcezza. NELLA PREGHIERA BEN FATTA I DOLORI SI SCIOLGONO COME NEVE AL SOLE. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell’uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse, dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; ALLORA PREGAVO IL BUON DIO, E IL TEMPO, NON MI PAREVA MAI LUNGO. Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente nella preghiera come un pesce nell’onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. O quanto amo queste anime generose! San Francesco d’Assisi e santa Coletta vedevano nostro Signore e parlavano con lui a quel modo che noi ci parliamo gli uni agli altri. Io penso sempre che, quando veniamo ad adorare il Signore, otterremmo tutto quello che domandiamo, se pregassimo con fede proprio viva e con cuore totalmente puro.

  18. ” C’è una speranza per me ? ”
    Mi specchio nel percorso e in certe parole della ” peccatrice perdonata ” : ci sono ” mondi di fango ” , ci sono ” notti ” pesanti e ingannevoli .
    Non riesci a venirne fuori . Come fare per uscire da certi inferni ???
    E poi c’è quell’attimo di determinazione in cui ” trepidante ma determinata , mi sono affacciata all’uscio di casa . E sono entrata ” : è quell’attimo in cui gridi la tua disperazione , il tuo bisogno di essere Libera , di ri-nascere , è quell’attimo in cui lo gridi il tuo bisogno di uscire da quel vortice sempre più stretto e veloce che spaventa anche te .
    Non riesci ancora a vederla la fine del tunnel ….nemmeno lontanamente … solo fai un passo alla volta .

    SI’ , C’E’ una ” Parola che può squarciare la notte ” , ci sono ” lacrime che lavano dentro ” , c’è chi comprende senza ” interrogatori imbarazzanti ” .
    E allora può arrivare quella ” Pace donata , quella gioia fresca e quasi infantile ” … quel ri-nascere che ti strappa dalla ” morte dentro , e non solo dentro “.

    Mi sono prostituita per più di dieci anni all’ alcool … a una dipendenza che mi avvinghiava a sé fin dal mattino. ..ho messo io stessa un marchio su di me ..ma poi ho gridato , e IL PASTORE si è preso cura anche di questa SUA fragile pecorella : lo ha fatto con lo sguardo buono di chi mi si è seduto accanto , di chi ha creduto potesse esserci speranza anche per me, e non disprezzando/condannando , ha distinto il peccato dal peccatore.
    La prostituzione è anche quella che ci fa morire in un bicchiere del quale diventiamo dipendenti .
    Alcuni alcolizzati diventano ex , altri invece ci muoiono : Fausto , Paolo , Alessandro non sono solo nomi : erano vite , erano figli.. , mariti.. o ragazzi che non ce l’hanno fatta .. e se passi dall’obitorio per un ultimo saluto ti viene da soffermare lo sguardo su quelle mani che troppe volte e fino alla fine , hanno stretto a sé quel “veleno”…..
    So che possiamo essere ” difficili da aiutare ” e ” brutti a vedersi ” … ma non condannateci , non dateci per persi , non siate indifferenti . Andate oltre le apparenze fino a leggere il dolore , la paura , la debolezza dei nostri cuori .
    “Sedetevi e sediamoci accanto ” : potremo ancora salvare una vita .

  19. DOBBIAMO SOSTENERE OGNI COSA PER DIO, PERCHÉ ANCH’EGLI A SUA VOLTA CI SOSTENGA
    Dalla «Lettera a Policarpo» di sant’Ignazio di Antiochia,

    IGNAZIO, DETTO ANCHE TEOFORO, AUGURA OGNI BENE A POLICARPO, CHE È VESCOVO DELLA CHIESA DI SMIRNE, o piuttosto ha egli stesso per vescovo Dio Padre e il Signore Gesù Cristo.
    Rendo omaggio alla tua pietà solidamente stabilita come su una roccia incrollabile e lodo e ringrazio il Signore che mi ha concesso di vedere il tuo volto di bontà. Possa io averne giovamento in Dio. TI SCONGIURO, PER LA GRAZIA DI CUI SEI RIVESTITO, DI CONTINUARE IL TUO CAMMINO E DI ESORTARE TUTTI PERCHÉ SI SALVINO. Fa’ sentire la tua presenza in ogni settore, tanto in quello che riguarda il bene dei corpi, come in quello dello spirito. ABBI CURA DI MANTENERE L’UNITÀ, PERCHÉ NULLA VI È DI PIÙ PREZIOSO. PORTA IL PESO DI TUTTI I FEDELI, COME IL SIGNORE PORTA A TE. Abbi pazienza e carità con tutti, come già fai. Attendi di continuo alla preghiera. Chiedi una sapienza ancora maggiore di quella che già hai. Vigila con spirito insonne. PARLA A CIASCUNO SINGOLARMENTE, SEGUENDO IL MODO DI AGIRE DI DIO. PORTA LE INFERMITÀ DI TUTTI, COME UN VALIDO ATLETA. DOVE È MAGGIORE LA FATICA, PIÙ GRANDE SARÀ ANCHE IL PREMIO.
    Se ami solo i buoni discepoli, non ne avrai alcun merito. CERCA PIUTTOSTO DI CATTIVARTI, CON LA DOLCEZZA, I PIÙ RIOTTOSI. NON OGNI FERITA VA CURATA CON LO STESSO MEDICAMENTO. CALMA I MORSI PIÙ VIOLENTI CON APPLICAZIONI DI DOLCEZZA. IN OGNI OCCASIONE SII PRUDENTE COME IL SERPENTE E SEMPLICE COME LA COLOMBA (cfr. Mt 10, 16).
    Essendo composto d’anima e di corpo, disponi di esperienze nel settore materiale e spirituale. Esercita dunque la tua saggezza nelle cose che cadono sotto gli occhi e chiedi di conoscere quelle invisibili, perché nulla ti manchi e ti sia concesso in abbondanza ogni dono spirituale.
    COME IL NOCCHIERO DOMANDA VENTI PROPIZI, E CHI È SBATTUTO DALLA TEMPESTA DESIDERA IL PORTO, COSÌ IL MOMENTO PRESENTE FA appello alla tua opera perché tu possa giungere con i tuoi a Dio. Sii sobrio come un atleta del Signore: il premio è l’immortalità e la vita eterna, come sai benissimo. Per te io offro in sacrificio la mia vita e queste catene che tu hai venerato.
    Non ti spaventino quelli che sembrano degni di fede, ma insegnano false dottrine. Sta’ saldo come l’incudine sotto il martello. È proprio di un valoroso atleta essere bersagliato di colpi e vincere. Dobbiamo sopportare ogni cosa per Dio, perché anch’egli a sua volta sopporta noi.
    Cresca sempre più il tuo zelo. Sappi cogliere il momento opportuno. Spera in colui che è al di là di ogni vicissitudine, fuori del tempo, invisibile, e che per noi si è fatto visibile. Poni la tua fiducia in colui che, impalpabile e impassibile, ha accettato per noi la sofferenza e per noi ha sofferto ogni genere di tormenti.
    NON SIANO TRASCURATE LE VEDOVE. Dopo il Signore, sii tu il loro sostegno. NIENTE SI FACCIA SENZA IL TUO CONSENSO, E NON FAR NULLA SENZA DIO COME SO CHE GIÀ NON FAI NULLA SENZA DI LUI. SII COSTANTE. LE RIUNIONI DEI FEDELI SIANO PIÙ FREQUENTI. INVITA CIASCUNO PERSONALMENTE.
    Non disprezzare gli schiavi e le schiave. Essi però dal canto loro non si ribellino e prestino anzi con maggiore dedizione il loro servizio a gloria di Dio, per ottenere da lui una libertà migliore. NÉ PRETENDANO DI ESSERE RISCATTATI A SPESE DELLA COMUNITÀ, PER NON FINIRE POI SCHIAVI DELLE LORO PASSIONI.

  20. LE MIE MANI
    (Charles Singer)
    LE MIE MANI, coperte di cenere, segnate dal mio peccato e da fallimenti, davanti a te, Signore, io le apro, perché ridiventino capaci di costruire e PERCHÉ TU NE CANCELLI LA SPORCIZIA.
    LE MIE MANI, avvinghiate ai mie possessi e alle mie idee già assodate, davanti a te, o Signore, io le apro, PERCHÉ LASCINO ANDARE I MIEI TESORI…
    LE MIE MANI, pronte a lacerare e a ferire, davanti a te, o Signore, io le apro, PERCHÉ RIDIVENTINO CAPACI DI ACCAREZZARE.
    LE MIE MANI, chiuse come pugni di odio e di violenza, davanti a te, o Signore, io le apro, DEPONI IN LORO LA TUA TENEREZZA.
    LE MIE MANI, si separano dal loro peccato, davanti a te, o Signore, io le apro: ATTENDO IL TUO PERDONO.

  21. L’AMORE DI CRISTO
    sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo

    Tutta la santità e la perfezione di un’anima consiste nell’amar Gesù Cristo nostro Dio, nostro sommo bene e nostro Salvatore. La carità è quella che unisce e conserva tutte le virtù che rendono l’uomo perfetto.
    FORSE IDDIO NON SI MERITA TUTTO IL NOSTRO AMORE? Egli ci ha amati sin dall’eternità. «UOMO, DICE IL SIGNORE, CONSIDERA CH’IO SONO STATO IL PRIMO AD AMARTI. TU NON ERI ANCORA AL MONDO, IL MONDO NEPPUR V’ERA ED IO GIÀ T’AMAVO. DA CHE SONO DIO, IO T’AMO». VEDENDO IDDIO CHE GLI UOMINI SI FAN TIRARE DA’ BENEFICI, VOLLE PER MEZZO DE’ SUOI DONI CATTIVARLI AL SUO AMORE. DISSE PERTANTO: «VOGLIO TIRARE GLI UOMINI AD AMARMI CON QUEI LACCI CON CUI GLI UOMINI SI FANNO TIRARE, CIOÈ COI LEGAMI DELL’AMORE». Tali appunto sono stati i doni fatti da Dio all’uomo. Egli dopo di averlo dotato di anima colle potenze a sua immagine, di memoria, intelletto e volontà, e di corpo fornito dei sensi, HA CREATO PER LUI IL CIELO E LA TERRA E TANTE ALTRE COSE TUTTE PER AMOR DELL’UOMO; ACCIOCCHÉ SERVANO ALL’UOMO, E L’UOMO L’AMI PER GRATITUDINE DI TANTI DONI.
    Ma Iddio non è stato contento di donarci tutte queste belle creature. EGLI PER CATTIVARSI TUTTO IL NOSTRO AMORE È GIUNTO A DONARCI TUTTO SE STESSO. L’ETERNO PADRE È GIUNTO A DARCI IL SUO MEDESIMO ED UNICO FIGLIO. VEDENDO CHE NOI ERAVAMO TUTTI MORTI E PRIVI DELLA SUA GRAZIA PER CAUSA DEL PECCATO, CHE FECE? PER L’AMOR IMMENSO, ANZI, COME SCRIVE L’APOSTOLO, PEL TROPPO AMORE CHE CI PORTAVA MANDÒ IL FIGLIO DILETTO A SODDISFARE PER NOI, E COSÌ RENDERCI QUELLA VITA CHE IL PECCATO CI AVEVA TOLTA.
    E dandoci il Figlio (non perdonando al Figlio per perdonare a noi), insieme col Figlio ci ha donato ogni bene: la sua grazia, il suo amore e il paradiso; poiché tutti questi beni sono certamente minori del Figlio: «EGLI CHE NON HA RISPARMIATO IL PROPRIO FIGLIO, MA LO HA DATO PER TUTTI NOI, COME NON CI DONERÀ OGNI COSA INSIEME CON LUI?» (Rm 8, 32).

  22. Si è facile indignarsi per ciò che compiono gli altri. Molte volte chiedo perdono a Dio delle cose orribili che la tv ci vomita addosso, penso: Abbi o Signore, perché non capiamo! Essere voci o vite fuori dal coro non è facile ma se io guadagnassi il mondo e perdessi la mia anima, chi mai potrei chiamare a mia salvezza. Per cambiare il mondo devo me stessa. Ricapitolare in Cristo tutte le cose possiamo tradurlo anche col proposito di partire da Cristo per vivere la nostra vita. Noi siamo un micro cosmo, un piccolo mondo, solo lasciando che Cristo salvi il nostro mondo cominceremo cambiare il Mondo.

  23. PROVATE GLI SPIRITI SE SONO DA DIO SANT’IGNAZIO

    Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.
    Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso.
    INFATTI, MENTRE LEGGEVA LA VITA DI CRISTO NOSTRO SIGNORE E DEI SANTI, PENSAVA DENTRO DI SÉ E COSÌ SI INTERROGAVA: «E SE FACESSI ANCH’IO QUELLO CHE HA FATTO SAN FRANCESCO; E SE IMITASSI L’ESEMPIO DI SAN DOMENICO?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d’animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. QUANDO PENSAVA ALLE COSE DEL MONDO ERA PRESO DA GRANDE PIACERE; POI SUBITO DOPO QUANDO, STANCO, LE ABBANDONAVA, SI RITROVAVA TRISTE E INARIDITO. INVECE QUANDO IMMAGINAVA DI DOVER CONDIVIDERE LE AUSTERITÀ CHE AVEVA VISTO METTERE IN PRATICA DAI SANTI, ALLORA NON SOLO PROVAVA PIACERE MENTRE VI PENSAVA, MA LA GIOIA CONTINUAVA ANCHE DOPO. Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenza fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia. FU LA PRIMA MEDITAZIONE INTORNO ALLE COSE SPIRITUALI. IN SEGUITO, ADDENTRATOSI ORMAI NEGLI ESERCIZI SPIRITUALI, COSTATÒ CHE PROPRIO DA QUI AVEVA COMINCIATO A COMPRENDERE QUELLO CHE INSEGNÒ AI SUOI SULLA DIVERSITÀ DEGLI SPIRITI.

  24. IL GIORNO GIUSTO… (Dalai Lama)
    Ci sono solo due giorni all’anno in cui non si può fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, PERCIÒ OGGI È IL GIORNO GIUSTO PER AMARE, CRESCERE, AGIRE E, SOPRATTUTTO, VIVERE.

  25. CARI AMICI, BASTEREBBE UNA PAGINA COSI MESSA IN PRETICA PER … CAMBIARE IL MONDO. COMINCIANDO DA CASA NOSTRA… CHE NE DITE?

    LA MISERICORDIA DIVINA E UMANA S. Cesario di Arles, vescovo
    «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia » (Mt 5, 7); dolcissima è questa parola «misericordia», fratelli carissimi, ma se è già dolce il nome, quanto più la realtà. Sebbene tutti vogliano che nei loro confronti si usi misericordia, non tutti si comportano in modo da meritarla. MENTRE TUTTI VOGLIONO CHE SIA USATA MISERICORDIA VERSO DI LORO, SONO POCHI QUELLI CHE LA USANO VERSO GLI ALTRI.
    O uomo, con quale coraggio osi chiedere ciò che ti rifiuti di concedere agli altri? Chi desidera di ottenere misericordia in cielo deve concederla su questa terra. C’è infatti in cielo una misericordia, a cui si arriva mediante le misericordie esercitate qui in terra. Esiste dunque una misericordia terrena e una celeste, una misericordia umana e una divina. QUALE È LA MISERICORDIA UMANA? QUELLA CHE SI VOLGE A GUARDARE LE MISERIE DEI POVERI. QUALE È INVECE LA MISERICORDIA DIVINA? QUELLA, SENZA DUBBIO, CHE TI CONCEDE IL PERDONO DEI PECCATI. Tutto ciò che la misericordia umana dà durante il nostro pellegrinaggio, la misericordia divina lo restituisce in patria. Dio infatti su questa terra ha fame e sete nella persona di tutti i poveri, «OGNI VOLTA CHE AVETE FATTO QUESTE COSE A UNO DI QUESTI MIEI FRATELLI PIÙ PICCOLI, LO AVETE FATTO A ME» (MT 25, 40). Quel Dio che si degna di ricompensare in cielo vuole ricevere qui in terra. E chi siamo noi che quando Dio dona vogliamo ricevere e quando chiede non vogliamo dare? QUANDO UN POVERO HA FAME, È CRISTO CHE HA FAME: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare» (Mt 25, 42). Non disprezzare dunque la miseria dei poveri, se vuoi sperare con sicurezza il perdono dei peccati. Cristo ha fame e sete in tutti i poveri; quello che riceve sulla terra lo restituisce in cielo. Che cosa volete, fratelli, e che cosa chiedete quando venite in chiesa? Certamente non altro che la misericordia di Dio. Date dunque quella terrena ed otterrete quella celeste. Il povero chiede a te; anche tu chiedi a Dio; ti chiede un pezzo di pane; tu chiedi la vita eterna. Da’ al povero per meritare di ricevere da Cristo. ASCOLTA LE SUE PAROLE: «DATE E VI SARÀ DATO» (Lc 6, 38). Non so con quale coraggio pretendi di ricevere quello che non vuoi dare. QUANDO PERCIÒ VENITE IN CHIESA, NON NEGATE AI POVERI UN’ELEMOSINA, ANCHE SE PICCOLA, SECONDO LE VOSTRE POSSIBILITÀ.

  26. Cari amici non posso non regalarvi una pagina così… tutta in maiuscolo. Troppo bello quanto S. Giovanni Crisostomo dice del CUORE DI PAOLO… BUONA LETTURA E CHE IL SIGNORE CI…ALLARGHI IL CUORE!!!!!!!!!!!!!!!

    SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, VESCOVO

    IL NOSTRO CUORE SI È APERTO PER VOI

    «IL NOSTRO CUORE SI È TUTTO APERTO PER VOI» (2 COR 6, 11). COME IL CALORE, COSÌ LA CARITÀ HA LA PREROGATIVA DI DILATARE: È, INFATTI, UNA VIRTÙ ARDENTE E IMPETUOSA. ESSA APRIVA LA BOCCA E DILATAVA IL CUORE DI PAOLO. E NON VI ERA NESSUN CUORE PIÙ GRANDE DEL CUORE DI PAOLO. EGLI, COME OGNI PERSONA CHE AMA, ABBRACCIAVA CON AMORE TANTO PROFONDO TUTTI I FEDELI CHE NESSUNO NE ERA ESCLUSO O MESSO DA PARTE. E NON CI MERAVIGLI QUESTO SUO AMORE VERSO I CREDENTI, DAL MOMENTO CHE IL SUO AMORE SI ESTENDEVA ANCHE AI NON CREDENTI. NON DISSE INFATTI: «AMO SOLTANTO CON LA BOCCA, MA ANCHE IL CUORE CANTA ALL’UNISONO NELL’AMORE CON LA BOCCA, PERCIÒ PARLO CON FIDUCIA, CON TUTTO IL CUORE E CON TUTTA LA MENTE». NON DICE: «VI AMO», MA USA UN’ESPRESSIONE ASSAI PIÙ SIGNIFICATIVA: «LA NOSTRA BOCCA SI È APERTA E IL NOSTRO CUORE SI È DILATATO» CIOÈ VI PORTO TUTTI NELL’INTIMO DEL CUORE, IN UN ABBRACCIO UNIVERSALE. CHI È AMATO, INFATTI, SI MUOVE A SUO PIACIMENTO NELL’INTIMO DEL CUORE CHE LO AMA. PER QUESTO L’APOSTOLO AFFERMA: «NON SIETE DAVVERO ALLO STRETTO IN NOI; È NEI VOSTRI CUORI INVECE CHE SIETE ALLO STRETTO. IO PARLO COME A FIGLI: RENDETECI IL CONTRACCAMBIO, APRITE ANCHE VOI IL VOSTRO CUORE!» (2 COR 6, 12-13). NOTA IL RIMPROVERO, ADDOLCITO DALL’AMORE, CARATTERISTICA DELLE PERSONE CHE AMANO. NON DICE LORO CHE NON LO AMANO, MA FA CAPIRE CHE NON GLI VOGLIONO BENE COME LUI A LORO. NON VUOLE RIMPROVERARLI, SE NON DOLCEMENTE.
    SI SCORGE DAPPERTUTTO, NELLE SINGOLE LETTERE, LA PRESENZA DI QUESTO SUO VIVISSIMO AMORE PER I FEDELI. SCRIVE AI ROMANI: BRAMO VEDERVI E SPESSO MI SON PROPOSTO DI VENIRE DA VOI. SPERO DI POTER IN QUALCHE MODO VENIR A TROVARVI (CFR. RM 1, 10-11). AI GALATI MANDA A DIRE: «FIGLIOLI MIEI, CHE IO DI NUOVO PARTORISCO NEL DOLORE» (GAL 4, 19). AGLI EFESINI: «PER QUESTO MOTIVO, PIEGO LE GINOCCHIA DAVANTI AL PADRE PER VOI» (EF 3, 14). AI TESSALONICESI AGGIUNGE: QUAL È LA MIA SPERANZA O LA MIA GIOIA O LA MIA CORONA DI GLORIA? NON SIETE FORSE VOI? (CFR. 1 TS 2, 19). ASSERISCE COSÌ DI PORTARLI IN CUORE ANCHE SE INCATENATO.
    SCRIVE INOLTRE AI COLOSSESI: VOGLIO CHE SAPPIATE QUALE LOTTA IO SOSTENGO PER VOI, ANCHE PER COLORO CHE NON MI CONOSCONO DI VISTA, PERCHÉ TROVINO CONSOLAZIONE I VOSTRI CUORI (CFR. COL 2, 1), E AI TESSALONICESI: COME UNA NUTRICE, CHE CURA I SUOI BAMBINI, COSÌ AVREMMO VOLUTO, PER IL GRANDE AFFETTO PER VOI, DARVI NON SOLO IL VANGELO, MA ANCHE LA VITA (CFR. 1 TS 2, 7-8). NON VUOLE CHE SI ANGUSTINO PER LUI. PERÒ NON DESIDERA ESSERE SOLO LUI AD AMARE, MA ANCHE ESSERE RIAMATO DA LORO, PER ATTIRARE MAGGIORMENTE I LORO ANIMI. E GIOISCE DI QUESTO LORO ATTEGGIAMENTO. ASSICURA INFATTI: È VENUTO TITO E CI HA FATTO CONOSCERE IL VOSTRO DESIDERIO, IL VOSTRO PIANTO, IL VOSTRO AMORE PER ME (CFR. 2 COR 7, 7).

  27. …IETRO è una FIGURA meravigliosa! Ti suggerisce subito di non badare a chi deve fare il primo passo. Ti aiuta a capire che un abbraccio è la più grande dimostrazione di affetto. Quanta sensibilità c’è nella sua anima ! La parte bella di una persona è la signorilità. Non ci posso credere che tra suocero e genero, sia andato sempre tutto liscio. L’incontro cosi caldo e affettuoso riesce sicuramente a far superare ogni conflitto. Alla base di tutto ci noto un grande rispetto reciproco. Quanto ne dobbiamo chiedere a DIO! Se esiste il rispetto per l’altro ogni barriera viene abbattuta, perchè nel cuore troneggia l’amore. Quell’AMORE che CRISTO è venuto ad insegnare a tutti noi. specialmente per i più DEBOLI , in questo caso mi riferisco alle persone sole e soprattutto anziane. CHIEDIAMO A DIO TANTA BONTA’ E TENEREZZA PER I NOSTRI ANZIANI. GRAZIE PER LE BELLE STIMOLAZIONI.

  28. Questo tempo è un tempo strano,non bisogna invecchiare, mille strategie per farci apparire giovani in una società senza giovani, senza bambini,senza futuro. Non bisogna invecchiare, non serve la saggezza dei vecchi,una società così effimera fa un po paura! Eppure proprio questo non permettere al corpo di invecchiare ci dice la paura del domani, ci dice che non speriamo, ci dice che non crediamo. Ho visto così tante persone giovani morire che invecchiare mi sembra un privilegio enorme, mi viene concesso un tempo in cui devo mettere a frutto l’ esperienza di una vita. Ricca; mi sento ricca, privilegiata,capace di donare in ogni modo, piena di questa lode continua che mi fa vedere le cose belle. stupenda è l’ opera di Dio, capace di donare serenità, di mettere nel cuore lo stupore di Lui. Una società che è lontana da Dio ha paura del tempo che passa ma anche di quello che verrà, perché già il presente è angoscioso. Bisogna risme mare Dio intorno a noi, con umiltà, con benevolenza, con amore.

  29. NON NE POSSO PIU’ (Mazzolari)

    Signore, non ne posso più:
    la mia resistenza è agli estremi,
    la mia fede viene meno
    sotto le prove che incalzano.
    Non comprendo più niente.
    Ma per sostenere in pace
    e rimanere vicino a chi soffre
    non è necessario comprendere.
    Non mi abbandonare, Signore,
    tu che mi conosci e sai tutto di me
    e di questo mio povero cuore di carne.
    Tienimi su il cuore,
    e aiutami a superare l’angoscia
    che spesso il male mi dà.
    Rinsaldami la certezza
    che niente va perduto
    del nostro patire perché è tuo
    e ti appartiene
    meglio di qualsiasi cosa nostra.
    Aiutami a credere
    che la tua misericordia
    sta universalmente preparando
    una giornata più buona a tutti.

  30. PREGARE AL PLURALE…
    Nel clima individualista che caratterizza la nostra cultura anche la preghiera rischia, spesso, di assumere tale colore. Si prega da soli, da soli si chiede aiuto e perdono e si cerca la salvezza della propria anima, ma questo non corrisponde allo stile di preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato.
    Quando i suoi discepoli, come era uso verso un maestro, gli chiedono di insegnare loro a pregare come aveva fatto Giovanni Battista con i suoi, Gesù risponde con quella formula fondamentale di preghiera che è il Padre nostro. “Voi pregate così: Padre nostro….” e in questo modo si toglie di mezzo ogni forma di spirituale egoismo.
    Nessuno si salva da solo, tanto meno i due membri di quella realtà così strettamente legata e interdipendente che è la coppia.
    Marito e moglie, a volte se lo dimenticassero, sono avvolti insieme dallo sguardo amoroso di Dio e dunque devono imparare a non rivolgersi a Lui separatamente.
    Essi, come figli ubbidienti, chiedono al loro Padre celeste il pane, il perdono e la salvezza dal male, tutte cose di cui hanno estremo bisogno e che condividono quotidianamente.
    Quando poi hanno imparato bene la lezione del Padre nostro, useranno il plurale anche nelle loro invocazioni.
    Ad esempio: “O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto !” ?
    No, l’inizio della preghiera delle ore, allora, si trasformerà spontaneamente, direi necessariamente in:“O Dio, vieni a salvarci. Signore, vieni presto in nostro aiuto!”
    E Dio sarà certo più contento.

  31. Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

    PARTECIPI ALLA PASSIONE DI CRISTO

    I FIGLI DI ZEBEDEO CHIEDONO AL CRISTO: «CONCEDICI DI SEDERE NELLA TUA GLORIA UNO ALLA TUA DESTRA E UNO ALLA TUA SINISTRA» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). VOI, SEMBRA DIR LORO, MI PARLATE DI ONORI E DI DIGNITÀ; IO VI PARLO, INVECE, DI LOTTE E DI SUDORI. NON È QUESTO IL TEMPO DEI PREMI, NÉ LA MIA GLORIA SI MANIFESTA ORA. IL PRESENTE È TEMPO DI MORTE VIOLENTA, DI GUERRE E DI PERICOLI.
    OSSERVATE QUINDI COME, RISPONDENDO LORO CON UN’ALTRA DOMANDA, LI ESORTI E LI ATTRAGGA. NON CHIEDE SE SONO CAPACI DI MORIRE, DI VERSARE IL LORO SANGUE, MA DOMANDa: «Potete voi bere il calice» e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I DUE DISCEPOLI RISPONDONO: «POSSIAMO!». PROMETTONO IMMEDIATAMENTE, SENZA SAPERE CIÒ CHE CHIEDONO, CON LA SPERANZA CHE LA LORO RICHIESTA SIA SODDISFATTA. E GESÙ RISPONDE: «IL CALICE CHE IO BEVO ANCHE VOI LO BERRETE, E IL BATTESIMO CHE IO RICEVO ANCHE VOI LO RICEVERETE» (Mc 10, 39). Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioè, sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. «Ma sedere però alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc 10, 40).
    Dopo aver preparato l’animo dei due discepoli e dopo averli fortificati contro il dolore, allora corregge la loro richiesta.
    «GLI ALTRI DIECI SI SDEGNARONO CON I DUE FRATELLI» (MT 20, 24). NOTATE COME TUTTI GLI APOSTOLI SIANO ANCORA IMPERFETTI, SIA I DUE CHE VOGLIONO INNALZARSI SOPRA I DIECI, SIA GLI ALTRI CHE HANNO INVIDIA DI LORO. MA, COME HO GIÀ DETTO, OSSERVATELI PIÙ TARDI, E LI VEDRETE ESENTI DA TUTTE QUESTE MISERIE. GIOVANNI STESSO, CHE ORA SI FA AVANTI ANCHE LUI PER AMBIZIONE, CEDERÀ IN OGNI CIRCOSTANZA IL PRIMATO A PIETRO, SIA NELLA PREDICAZIONE, SIA NEL COMPIERE MIRACOLI, COME APPARE DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI. GIACOMO, INVECE, NON VISSE MOLTO TEMPO DOPO QUESTI AVVENIMENTI. DOPO LA PENTECOSTE INFATTI SARÀ TALE IL SUO FERVORE CHE, LASCIATO DA PARTE OGNI INTERESSE TERRENO, PERVERRÀ AD UNA VIRTÙ COSÌ ELEVATA DA ESSERE RITENUTO MATURO DI RICEVERE SUBITO IL PREMIO

  32. Qualche volta ” capitano ” quelle sere un po’ così ..e non sai bene se lasciarle appesantire da malinconia o rimboccarti le maniche e riempirle – comunque – di gratitudine .
    E poi ti ritrovi a leggere di Giacobbe e di Esau’ …
    Cosa mi colpisce ?
    Questa bella e ” santa ” reciprocità ( anche se arriva dopo tanto inganno e bugie e fatiche ) :
    ” GIACOBBE passò davanti a loro e SI PROSTRO’ sette volte fino a terra, mentre ANDAVA AVVICINANDOSI al fratello. Ma ESAU’ GLI CORSE INCONTRO , LO ABBRACCIO’, gli si gettò al collo , lo baciò e PIANSERO. ”
    e la consapevolezza per un DIO che ” entra e interviene ” nella nostra vita :
    ” Poi alzò gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: «Chi sono questi con te?». Rispose: «Sono i figli di cui DIO HA FAVORITO il tuo servo … » ”
    DIO mi ha favorito .. anche a me … a noi … .

  33. ABBIAMO BISOGNO DI TROVARTI, O DIO
    (Helder Camara)
    ABBIAMO BISOGNO DI TROVARTI, O DIO.
    Più riceviamo nel silenzio della preghiera,
    più daremo nella vita attiva.
    Abbiamo bisogno di silenzio
    per smuovere le anime.
    ABBIAMO BISOGNO DI TROVARTI, O DIO.
    L’importante non è ciò che diciamo,
    ma ciò che tu dici attraverso di noi.
    Tutte le nostre parole saranno vane
    se non vengono da te.
    Resteremo certamente poveri
    finché non avremo scoperto le parole
    che danno la luce di Cristo.
    RESTEREMO INGENUI,
    FINCHÉ NON AVREMO IMPARATO
    CHE CI SONO SILENZI PIÙ RICCHI
    DELLO SPRECO DI PAROLE.
    Resteremo inetti,
    finché non avremo compreso che,
    a mani giunte,
    si può agire meglio
    che agitando le mani.
    ABBIAMO BISOGNO DI TROVARTI, O DIO

  34. IL DIO DI TUTTI I SETTE GIORNI
    (Carlo Carretto)
    Non cercavo più
    i segni miracolosi o mitici
    della presenza di Dio.
    Non volevo più
    ragionare su di Lui,
    volevo conoscerlo.
    Cercavo il Dio
    di tutti i sette giorni
    della settimana,
    non il Dio della domenica.
    Non è stato difficile trovarlo, no!
    Non è stato difficile
    perché Lui era già là
    ad attendermi.
    E l’ho trovato.
    Sento la sua Presenza.
    La sento nella storia.
    La sento nel silenzio.
    La godo nella speranza.
    L’afferro nell’amore.
    Mi è così vicina.
    Mi conforta.
    Mi rimprovera.
    E’ il cuscino della mia intimità.
    Il mio tutto.

  35. BERNARDETTE SOUBIROUS

    Vorrei che si scrivessero i difetti dei santi e quanto essi hanno fatto per correggersi;
    ciò ci servirebbe assai più dei loro miracoli e delle loro estasi.

  36. Alessandro Priorelli
    3 h ·
    Dolore
    back from Ucraina

    In un angolo perso, spaventata,
    Tremante di freddo, una mattina,
    Inerme, seminuda, disperata,
    accoccolata vidi una bambina.

    Bruciante di sdegno e di emozione,
    Io dentro me, molto m’infervorai
    E, mischiando la rabbia alla passione,
    Credendo di pregare, bestemmiai:

    “Ma non lo vedi tu questo misfatto
    Tu che sei Padre, Tu che sei l’Amore?
    Non sarai tu per caso un Dio distratto
    con chi si trova immerso nel dolore?

    Il male ormai scorrazza sulla terra
    E incontrastato impazza fra la gente
    Povertà malattie, ingiustizie, guerra..
    E il Dio ch’è anche Padre non fa niente?”

    Per molti giorni io restai sdegnato
    E la mia rabbia non passava più
    Ma una notte dal sonno fui svegliato
    E con dolcezza mi parlò Gesù.

    Perché parli così, figlio distratto?
    perché con questa rabbia incolpi me?
    Qualcosa di bellissimo l’ho fatto
    per curare il dolore ho fatto te!

    Io non ho braccia ormai per abbracciare
    Ora che sono qui nel paradiso
    E solo tu… soltanto tu puoi dare
    Ai fratelli il mio aiuto e il mio sorriso.

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