IN ASCOLTO DELLA PAROLA E  DEL …  SILENZIO!

  • Cari amici, Davanti allo spettacolo delle foglie che cadono dagli alberi…ci risuona nella mente  e nel cuore la poesia di Ungaretti: Si sta – come d’autunno – sugli alberi – le foglie.  Si, sono giorni questi che ci offrono l’opportunità di riflettere sulla fragilità e la speranza cristiana tutta fondata sulla  ROCCIA di  GESÙ RISORTO. Ecco allora alcune PROPOSTE  FORMATIVE di VILLA S. BIAGIO
    • OGNI DOMENICA: S. MESSA10.30 . Segue breve catechesi…
    • OGNI MESE:WEEK-END DELLO SPIRITOun ideale viaggio alle sorgenti della  fede  cristiana. “REGALATI” una pausa di silenzio e di pace. 
    • – DOMENICA 28 OTTOBRE 2018: “ UNA DOMENICA PER NOI…”  Per fidanzati – sposi – famiglie:  
    • La famiglia ieri ( Atti degli Apostoli) e oggi ( Papa Francesco) 
    • Santi sposati: santi della  “PORTA ACCANTO” (Papa Francesco)
    • Don Orione “vero amico” delle famiglie
    • WEEK-END DELLO SPIRITO:  VENERDÌ  2 – 4 NOVEMBRE 2018 
    • Sto alla porta … e busso:  E tu mi apri?   (Apocalisse)
    • Quale speranza nella vita? (Benedetto XVI)

      5. VIAGGIO ALLE SORGENTI CON LUCA EVANGELISTA

  • LUCA ACCENTUA LA STORICITÀ: contesto storico-geografico 
    • LUCA: LA SALVEZZA PER TUTTI E i più disposti spesso sono samaritani, peccatrici, buon ladrone… Va annunciata la salvezza perché un povero che ha ereditato cifre immense, muore ugualmente di fame se …non lo sa e non le usa!!! 
    • LUCA TEOLOGO DELLA STORIA DELLA SALVEZZA: Un progetto di salvezza: due tempi: tempo delle promesse  e della realizzazione storica in Gesù e della chiesa pellegrina nel mondo 
    • LA NASCITA DI GESÙ sullo sfondo della storia universale In quei giorni un decreto di Cesare Augusto” (2,1)     Con la citazione dell’impero Romano la nascita e l’attività di Gesù è un avvenimento storico precisamente databile 
      1. IL BATTESIMO, mito o avvenimento storico?

      Matteo: “In quel tempo”…Luca lo inserisce  nel grande contesto della storia universale, permette così una datazione ben precisa.

      MT c 31 In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel  deserto della Giudea,  dicendo: Convertitevi, perché il regno  dei cieli è vicino!”. LC 3 1 Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre  Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca  della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della  Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène,  sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa,  la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria,  nel deserto”  Ed egli percorse tutta la regione del Giordano,  predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati

     

    • IL TEOLOGO DELLA CONVERSIONE QUOTIDIANA

    Oggi storico – 2,11: oggi vi è nato un Salvatore – 4,21: Oggi si è compiuta questa parola (Nazaret) – 5,26 : Oggi abbiamo visto cose prodigiose..19,9: Oggi devo fermarmi a casa tua.. oggi la salvezza è entrata in questa casa(Zaccheo) 23,43: Oggi sarai con me in Paradiso …

    Se vuoi, scriviamoci: donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

     

    E GESÙ FECE LA FILA… IL BATTESIMO DI GESÙ

    • ESERCIZI SPIRITUALI: 5 – 10 NOVEMBRE 2018:

      XIR84999 Job (oil on canvas) by Bonnat, Leon Joseph Florentin (1833-1922)
      oil on canvas
      Musee Bonnat, Bayonne, France
      Lauros / Giraudon
      French, out of copyright
  • “TI CONOSCEVO PER SENTITO DIRE… ORA I MIEI OCCHI TI VEDONO…”     ( GIOBBE )
  • Le prove della vita: come viverle davanti a Dio?
  • Leggi tutto in ALLEGATO Info e prenotazioni 0721.823175.  333.88.90.862 donalesiani@gmail.com – www.sanbiagiofano.it+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
  • OGNI DOMENICA: S. MESSA  h.10.30 . Segue breve catechesi biblica
  • GIORNI FERIALI: h.18.30  In cappella: Vespro e S. Messa
  • OGNI MESE: WEEK-END DELLO SPIRITO: un ideale viaggio alle sorgenti della  fede  cristiana. “REGALATI” due giorni di silenzio e di pace. 
  • QUANDO  SI COMINCIA?  VENERDÌ 5 – 7  OTTOBRE  2018   
  • TEMA E PROGRAMMA: Viaggio alle sorgenti con Luca Evangelista. – La gioia del vangelo (Papa Francesco)
  • VENERDÌ:  h.18.30  S. Messa – cena fraterna -Introduzione al corso
  • SABATO: h.9: Lectio divina. Meditazione e preghiera  personale – 
  • h.15.30: SCUOLA DI PREGHIERA.   H.21:Cammino con Maria… Turni di Adorazione notturna                                            

DOMENICA: “VOGLIAMO SVEGLIARE L’AURORA” – LODI AL SORGERE DEL SOLE …  h. 9: Lectio Divina  10.30: S. MESSA – Verifica e Risonanze -Pranzo in fraternità. 

CI ACCOMPAGNANO GLI EVANGELISTI:

I VANGELI SINOTTICIMarco dei catecumeni;  Matteo del catechista, Luca del missionario che  “Traduce”  il vangelo  in altre culture     

  1. IN PARTICOLARE CI LASCIAMO GUIDARE DA LUCA: sensibilità umana – preparazione medica – esperienza con Paolo:
  2. PROLOGO DA STORICO: Troviamo una comunità di testimoni: vive, prega, scrive

VANGELO DI LUCA Cap. 1,1-4  Caro Teòfilo, molti prima di me hanno tentato di narrare con ordine quei fatti che sono accaduti tra noi.  2  I primi a raccontarli sono stati i testimoni di quei fatti che avevano visto e udito: essi hanno ricevuto da Gesù  l’incarico di annunziare la parola di Dio. 3 Anch’io perciò mi sono deciso di fare ricerche accurate su tutto, risalendo fino alle origini.  Ora, o illustre Teòfilo, ti scrivo tutto con ordine,   4 e così potrai renderti conto di quanto sono solidi gli insegnamenti che hai ricevuto

 In ordine cronologico:

  • Avvenimenti successi tra di noi
  • Testimoni oculari ce li hanno trasmessi 
  • Sono divenuti ministri della parola,
  • Molti hanno cominciato a scrivere (miracoli- parabole)
  • Così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate
  • E scriverne per te un resoconto  ordinato
  • Scopo: fede solida per…DIVENTARE CRISTIANI CONVINTI.

 LE ESPERIENZE DI LUCA E LE NOSTRE 

Dopo che ebbe avuto questa visione … subito cercammo di  partire (Atti 16)

  • Paolo ti prese con se e ti coinvolgeva nelle decisioni? Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava  davanti un Macedone e lo supplicava: “Passa in Macedonia e  aiutaci!”. Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di  partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad  annunziarvi la parola del Signore. (At.16,10) 
  • Dove andavate a cercare la gente? Salpati da Troade, facemmo vela verso Samotracia e il giorno  dopo verso Neapoli e di qui a Filippi… Restammo in questa città alcuni  giorni; il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove  ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la  parola alle donne colà riunite.
  • Lidia: donna manager o anche sorella premurosa? C’era ad ascoltare anche una donna  di nome Lidia, commerciante di porpora, una  credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di  Paolo. Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci  invitò: “Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa”. E ci costrinse ad accettare
  • Raccontaci della vostra esperienza ad Atene. Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l’ordine per Sila e  Timòteo di raggiungerlo al più presto. Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al  vedere la città piena di idoli. … Allora Paolo, alzatosi in mezzo all’Areòpago, disse: Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho  trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi  adorate senza conoscere, io ve lo annunzio.
  • Quale fu la reazione al cuore dell’annuncio cristiano? Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i  luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale  dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli  ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti”. Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo  deridevano, altri dissero:Ti sentiremo su questo un’altra volta”.
  • Ma i cristiani volevano bene a Paolo? Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti  scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo  baciavano, addolorati perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla  nave.
  •  Ricordi una scena particolarmente toccante? Quando furon passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati da tutti loro  con le mogli e i figli sin fuori della città. Inginocchiati sulla spiaggia  pregammo, poi ci salutammo a vicenda;  noi salimmo sulla nave ed essi  tornarono alle loro case. 
  • Ma nei viaggi facevi il diario di bordo? Appena ci fummo separati da loro, salpammo e per la via  diretta giungemmo a Cos, il giorno seguente a Rodi e di qui a  Pàtara. Giunti in vista di Cipro, ce la  lasciammo a sinistra…giungemmo a Tiro, dove la nave doveva scaricare. Avendo ritrovati i discepoli,  rimanemmo colà una settimana. (At 21,1ss)
  • – GRANDI TEMI LUCANI (Vangelo + Atti) In quei giorni un decreto di Cesare Augusto” (2,1Con la citazione dell’impero Romano la nascita e l’attività di Gesù è un avvenimento storico precisamente databile
    1. Il Battesimo, mito o avvenimento storico? L’attività pubblica di Gesù inizia con il suo battesimo al Giordano ricevuto da Giovanni Matteo: “In quel tempo”…Luca lo inserisce nel grande contesto della storia universale, permettendo così una datazione ben precisa.
    MT c 31 In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel  deserto della Giudea,  dicendo: Convertitevi, perché il regno  dei cieli è vicino!”. LC 3 1 Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre  Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca  della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della  Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène,  sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa,  la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria,  nel deserto”Ed egli percorse tutta la regione del Giordano,  predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati

     

    • LUCA TEOLOGO CATTOLICO E MISSIONARIO: LA SALVEZZA PER TUTTI… E i più disposti spesso sono …samaritani, peccatrici, zaccheo… buon ladrone… Va annunciata la salvezza perché un povero che ha ereditato cifre immense, muore ugualmente di fame se non lo sa e non le usa!!!
    • IL TEOLOGO DELLA CONVERSIONE QUOTIDIANA

    Oggi storico – 2,11: oggi vi è nato un Salvatore – 4,21: Oggi si è compiuta questa parola (Nazaret) – 5,26 : Oggi abbiamo visto cose prodigiose..19,9: Oggi devo fermarmi a casa tua..oggi la salvezza è entrata in questa casa(Zaccheo)23,43:Oggi sarai con me in Paradiso

     

    A- inizia nel Tempio:  Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore, Tutta l’assemblea  del popolo pregava fuori. (1,8ss)

    B- termina con gli Apostoli: Ed essi, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; stavano sempre nel tempio lodando Dio.(24,52s)

    C- racconti evangelici, dopo  i miracoli liturgie all’aria aperta

    D- I MOMENTI IMPORTANTI… GESÙ È IN PREGHIERA

     

    1. Inizio del ministero pubblico (3,21s) mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì
    2. la scelta dei 12 apostoli (6,12ss) 12 In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli  e ne scelse dodici,
    3. Quando il suo ministero è a una svolta(9,18ss) mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?
    4. Quando la Passione si avvicina (9,28ss) …prese con sé Pietro, Giovanni  e Giacomo e salì sul monte a pregare E, mentre pregava, il suo volto  cambiò d’aspetto.
    5. Quando insegna a pregare, sta pregando (11,1ss)          Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando  ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci  a pregare,
    6. Affida a Pietro il compito di sostenere i fratelli (22,31s) Simone, Simone, ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e  tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”.
    7. In croce prega per i suoi carnefici e li scusa(23,34) Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
    8. Quando muore in croce il suo ultimo grido è una preghiera (23,46) Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito Detto questo spirò.

    – NELLE BURRASCHE DELLA VITA: CHE FARE? 

    L’EVANGELISTA DELLA DONNA E DI MARIA: cfr cc 1-2; 8,1ss,

    •  Nel viaggio verso Roma, che successe? Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, levarono le ancore e costeggiavano da vicino Creta. Ma dopo non molto tempo si scatenò contro  l’isola un vento d’uragano, detto “Euroaquilone”. La nave fu  travolta nel turbine. Non potendo più resistere al vento, abbandonati in sua balìa andavamo alla deriva. (At 27,13ss)
      • Ogni speranza perduta? E Paolo che faceva?

      16Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Cauda, a fatica mantenemmo il controllo della scialuppa. Eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta e il giorno seguente cominciarono a gettare a mare il carico; 19il terzo giorno con le proprie mani buttarono via l’attrezzatura della nave. 20Da vari giorni non comparivano più né sole né stelle e continuava una tempesta violenta; ogni speranza di salvarci era ormai perduta. Da molto tempo non si mangiava; Paolo allora, alzatosi in mezzo a loro, disse:«Uomini, avreste dovuto dar retta a me e non salpare da Creta; avremmo evitato questo pericolo e questo danno.        22Ma ora vi invito a farvi coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi, ma solo della nave ……La tempesta continuava a  infuriare, ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta. Giunse la 14.ma notte da quando andavamo alla  deriva nell’Adriatico, Paolo esortava tutti a prendere cibo: “Oggi è il 14.mo giorno che passate digiuni. Vi esorto a prender cibo; è  necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andrà perduto”. Ciò detto, prese il pane, rese grazie a Dio davanti a  tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare. Tutti si sentirono rianimati, e  anch’essi presero cibo. Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.

    • E su quale isola siete andati a sbattere ? 28,1SS Una volta in salvo, venimmo a sapere che l’isola si  chiamava Malta. Gli indigeni ci trattarono con rara  umanità; ci accolsero tutti attorno a un gran fuoco, che  avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo.
  • Passato l’inverno siete partiti per dove? Dopo tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che aveva  svernato nell’isola, recante l’insegna dei Diòscuri. Approdammo a  Siracusa, dove rimanemmo tre giorni  e di qui, costeggiando,  giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così  l’indomani arrivammo a Pozzuoli. 14 Qui trovammo alcuni fratelli, i  quali ci invitarono a restare con loro una settimana.     Partimmo quindi  alla volta di Roma. I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci  vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al  vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio. Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto  con un soldato di guardia. …
  • si può annunciare Gesù anche agli arresti domiciliari?Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a  pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui, annunziando il  regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo,  con tutta franchezza e senza impedimento. 
    • E tu sei rimasto accanto a Paolo fino all’ultimo? Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato  avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. (2TIM.)

     Un desiderio che invoca Dio è già una preghiera.  Se vuoi pregare incessantemente, non smettere mai di desiderare. (S. Agostino)

    Chiediamoci:  Luca evangelista della storia e della preghiera…Portiamo la nostra vita nella preghiera e la preghiera nella nostra vita di ogni giorno?

  • Abbiamo desiderio di approfondire la nostra fede? Crediamo in favole consolatorie per bambini e vecchiette o realtà con fondamenti storici seri?  E a livello concreto per noi, cosa cambia nella vita di tutti i giorni?
  • Quali atteggiamenti da credenti coerenti dovremmo avere oggi?   

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  • DOMENICA 28 OTTOBRE 2018:   “ UNA DOMENICA PER NOI…” fidanzati – sposi – famiglie: La famiglia negli Atti degli Apostoli e in Papa Francesco 
  • SANTI SPOSATI… SANTI DELLA “PORTA ACCANTO” (Papa Francesco)
  • Don Orione “vero amico” delle famiglie

leggi tutto in – DEPLIANT 2018-19 3+3 RIV (2)

Info e prenotazioni 0721.823175.  333.88.90.862 donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

41 comments

  1. DIO È FEDELE ALLE SUE PROMESSE san Clemente I, papa
    CONSIDERIAMO, O CARISSIMI, COME IL SIGNORE CI MOSTRI CONTINUI ESEMPI DELLA RISURREZIONE FUTURA, DELLA QUALE CI HA DATO UNA PRIMIZIA IN GESÙ CRISTO, RISUSCITANDOLO DAI MORTI.
    Osserviamo la risurrezione che avviene nella legge del tempo. Il giorno e la notte ci fanno vedere la risurrezione. LA NOTTE SI ADDORMENTA, IL GIORNO RISORGE. IL GIORNO SE NE VA, LA NOTTE SOPRAVVIENE.
    Prendiamo come esempio i frutti. Il seme cos’è, e come si genera? Il seminatore è uscito e ha sparso sulla terra ciascuno dei semi. QUESTI, CADUTI PER TERRA SECCHI E NUDI, MARCISCONO. POI DIO GRANDE E PROVVIDENTE LI FA RISORGERE DALLO STESSO DISFACIMENTO, E DA UN SOLO SEME NE RICAVA MOLTI, E LI PORTA ALLA FRUTTIFICAZIONE.
    Le nostre anime stiano attaccate a lui con questa speranza, a lui che è fedele nella promessa e giusto nei giudizi. COLUI CHE HA PROIBITO DI MENTIRE, MOLTO MENO MENTIRÀ EGLI STESSO. NIENTE INFATTI È IMPOSSIBILE A DIO, FUORCHÉ MENTIRE. FACCIAMO DUNQUE RIVIVERE LA NOSTRA FEDE IN LUI E CONSIDERIAMO COME TUTTE LE COSE SONO A LUI CONGIUNTE.
    Con una parola della sua maestà ha stabilito ogni cosa e con una sua parola può tutto distruggere. Chi potrebbe domandargli: Che hai fatto? O chi potrebbe opporsi alla potenza della sua forza? (cfr. Sap 12, 12). Le sue opere egli le farà tutte quando vorrà e come vorrà, e nulla cadrà di quanto egli ha stabilito. Tutto gli sta davanti e nulla sfugge alla sua volontà. «I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio, e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono» (Sal 18, 2-4).
    POICHÉ DUNQUE TUTTO È APERTO AI SUOI OCCHI E ALLE SUE ORECCHIE, RIGETTIAMO OGNI TORBIDA FANTASIA ED EVITIAMO I SENTIERI DEL MALE PER MERITARE IL SOSTEGNO DELLA SUA MISERICORDIA DI FRONTE AL GIUDIZIO FUTURO. DOVE INFATTI POTREMMO SFUGGIRE DALLA SUA MANO POTENTE? QUALE ALTRO MONDO POTREBBE ACCOGLIERE UNO CHE È FUGGIASCO DA LUI? DICE INFATTI LA SCRITTURA: DOVE ANDRÒ E DOVE MI OCCULTERÒ DALLA TUA PRESENZA? SE SALGO AL CIELO, LÀ TU SEI; SE MI RECHERÒ ALLE ESTREMITÀ DELLA TERRA, MI AFFERRA LA TUA DESTRA; SE MI ADAGERÒ IN FONDO ALL’ABISSO, LÀ È IL TUO SPIRITO (CFR. SAL 138, 7-11).
    DOVE DUNQUE RITIRARSI, O DOVE FUGGIRE DA LUI CHE TUTTO ABBRACCIA?
    ACCOSTIAMOCI INVECE A LUI NELLA SANTITÀ DELL’ANIMA, LEVIAMO A LUI LE MANI PURE E SENZA MACCHIA, AMIAMO IL NOSTRO PADRE, BUONO E MISERICORDIOSO, CHE HA FATTO DI NOI LA SUA EREDITÀ.

  2. LA BIBBIA COME… IL CELLULARE?
    …E SE TRATTASSIMO LA BIBBIA COME IL CELLULARE?
     e sempre portassimo la nostra Bibbia con noi?
     e se la guardassimo in ogni istante durante il giorno?
     e se tornassimo a cercarla se la dimentichiamo?
     e se la usassimo per mandare messaggi ai nostri amici?
     e se la trattassimo come se non potessimo vivere senza?
     e se la regalassimo ai ragazzi?
     e se la usassimo quando viaggiamo?
    AL CONTRARIO DEL CELLULARE…
    – la Bibbia non perde il campo e funziona in qualsiasi luogo. – non bisogna preoccuparsi per l’esaurimento del credito…
    – perché Gesù ha già pagato il conto e il credito è senza fine.
    NELLA BIBBIA TROVIAMO ALCUNI NUMERI DI EMERGENZA
     quando sei triste, digita Giovanni 14
     quando qualcuno parla male di te, digita Salmo 27
     quando sei nervoso, digita Salmo 51
     quando sei preoccupato, digita Matteo 6: 19,34
     quando sei in pericolo, digita Salmo 91
     quando Dio sembra distante, digita Salmo 63
     quando la fede deve essere attivata, digita Eb.11
     quando sei solo ed hai paura, digita Salmo 23
     quando sei aspro e critico, digita 1 Corinzi 13
     per sapere il segreto della felicità, digita Colossesi 3: 12
     quando sei triste e solo, digita Romani 8:31-39
     quando desideri pace e riposo, digita Matteo 11: 25-30

    … Ho ricevuto questo elenco di telefoni di emergenza e mi sembra cosa buona condividerlo
    con persone speciali come te.
    CHE DIO TI BENEDICA.

  3. San Pietro Crisòlogo, vescovo
    IL VERBO, SAPIENZA DI DIO, SI È FATTO CARNE
    Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano, cioè ADAMO E CRISTO. DUE UOMINI UGUALI RIGUARDO AL CORPO, MA DIVERSI PER MERITO. SOMIGLIANTISSIMI NELLE MEMBRA, MA QUANTO MAI DIVERSI PER LA LORO STESSA ORIGINE. «IL PRIMO UOMO, ADAMO, DIVENNE UN ESSERE VIVENTE, MA L’ULTIMO ADAMO DIVENNE SPIRITO DATORE DI VITA» (1 Cor 15, 45).
    Quel primo fu creato da quest’ultimo, dal quale ricevette l’anima per vivere. Questi si è fatto da se stesso, perché è tale che non potrebbe aspettare la vita da un altro, EGLI CHE È IL SOLO A DARE A TUTTI LA VITA. QUELLO FU PLASMATO DA VILISSIMO FANGO, QUESTO VIENE AL MONDO DAL GREMBO NOBILISSIMO DELLA VERGINE. IN QUELLO LA TERRA FU TRASFORMATA IN CARNE, IN QUESTO LA CARNE VIENE ELEVATA FINO A DIO.
    E che più? Questo è il secondo Adamo che plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C’È UN PRIMO ADAMO E C’È UN ULTIMO ADAMO. IL PRIMO HA UN PRINCIPIO, L’ULTIMO NON HA FINE. È PROPRIO QUEST’ULTIMO INFATTI AD ESSERE VERAMENTE IL PRIMO, DAL MOMENTO CHE DICE: «SONO IO, IO SOLO, IL PRIMO E ANCHE L’ULTIMO» (IS 48, 12).
    «IO SONO IL PRIMO», CIOÈ SENZA PRINCIPIO; «IO SONO L’ULTIMO», PERCHÉ SENZA FINE. «NON CI FU PRIMA IL CORPO SPIRITUALE», DICE L’APOSTOLO, «MA QUELLO ANIMALE, E POI LO SPIRITUALE» (1 Cor 15, 46). Certo la terra viene prima del frutto, ma la terra non è tanto preziosa quanto il frutto. Quella richiede lamenti e fatiche, questo dà alimento e vita. Giustamente il profeta si gloria di tal frutto, dicendo: LA NOSTRA TERRA HA DATO IL SUO FRUTTO (CFR. SAL 84, 13). QUALE FRUTTO? EVIDENTEMENTE QUELLO DI CUI DICE ALTROVE: «IL FRUTTO DELLE TUE VISCERE IO METTERÒ SUL TUO TRONO» (Sal 131, 11). «Il primo uomo, tratto dalla terra, dice l’Apostolo, è di terra; il secondo uomo, invece, che viene dal cielo, è celeste». E continua: «QUALE È L’UOMO FATTO DI TERRA COSÌ SONO QUELLI DI TERRA, MA QUALE IL CELESTE, COSÌ ANCHE I CELESTI» (1 Cor 15, 47-48). Come mai coloro che non sono nati tali potranno essere trovati celesti, non rimanendo cioè quello che erano quando nacquero, ma continuando ad essere ciò che diventarono quando sono rinati? È questo, fratelli, il motivo per cui lo Spirito celeste con la sua luce divina rende fecondo il fonte verginale. Quelli che la sorgente fangosa aveva messo al mondo nella povera condizione di terrestri, IL NUOVO FONTE LI PARTORISCE CELESTI E LI CONDUCE ALLA SOMIGLIANZA DEL LORO DIVINO AUTORE. PERCIÒ, ORMAI RIGENERATI, ORMAI RIFORMATI AD IMMAGINE DEL NOSTRO CREATORE, COMPIAMO CIÒ CHE COMANDA L’APOSTOLO: «COME ABBIAMO PORTATO L’IMMAGINE DELL’UOMO DI TERRA, COSÌ PORTEREMO L’IMMAGINE DELL’UOMO CELESTE» (1 COR 15, 49).
    RINATI ORMAI A SOMIGLIANZA DI NOSTRO SIGNORE E ADOTTATI DA DIO COME FIGLI, PORTIAMOLA TUTTA L’IMMAGINE DEL NOSTRO AUTORE, PORTIAMOLA CON TOTALE SOMIGLIANZA, NON NELLA MAESTÀ CHE A LUI SOLO COMPETE, MA IN QUELLA INNOCENZA, SEMPLICITÀ, MITEZZA, PAZIENZA, UMILTÀ, MISERICORDIA, PACE, CON CUI SI È DEGNATO DI DIVENTARE COME NOI ED ESSERE A NOI SIMILE.

  4. S. AGOSTINO LO SPIRITO INTERCEDE PER NOI -Dalla «Lettera a Proba»

    Chiunque chiede al Signore un’unica cosa e quella sola cerca di ottenere (cfr. Sal 26, 4), chiede con certezza e sicurezza e non teme che gli possa nuocere quando l’ha ottenuta. Ma, senza di essa, nulla potrebbe giovargli tutto ciò che avrà ottenuto, pregando come si conviene. Questa cosa è l’unica e vera vita, la sola beata, perché in essa si godono le delizie del Signore per l’eternità, dopo di essere divenuti immortali e incorruttibili nel corpo e nell’anima. E’ la cosa alla quale va subordinata la domanda di ogni altro dono, l’unica che non si sbaglierà mai a chiedere. Chiunque avrà conseguito questa vita, avrà tutto ciò che vuole, né potrà desiderare colà di avere cosa che non conviene.
    IN ESSA INFATTI SI TROVA LA SORGENTE DELLA VITA, DI CUI ORA DOBBIAMO AVER SETE QUANDO PREGHIAMO, FINCHÉ VIVIAMO NELLA SPERANZA E NON VEDIAMO ANCORA QUELLO CHE SPERIAMO DI VEDERE QUANDO SAREMO SOTTO LA PROTEZIONE DELLE SUE ALI. PER ORA PONIAMO DINANZI A LUI OGNI NOSTRO DESIDERIO DI INEBRIARCI DELL’ABBONDANZA DELLA SUA CASA E DI DISSETARCI AL TORRENTE DELLE SUE DELIZIE; PERCHÉ PRESSO DI LUI È LA SORGENTE DELLA VITA E NELLA SUA LUCE VEDREMO LA LUCE (CFR. SAL 35, 8-10). QUANDO POI IL NOSTRO DESIDERIO SARÀ SAZIATO DI BENI, NON VI SARÀ PIÙ DA CHIEDERE CON GEMITI, MA SOLO DA POSSEDERE CON GIOIA. Tuttavia siccome questa pace trascende ogni umana intelligenza, anche quando la chiediamo nella preghiera, non sappiamo che cosa chiedere come si conviene. Ciò che non possiamo infatti immaginare come è in realtà, certo non possiamo dire di conoscerlo. Vi sono tante cose che noi rigettiamo, rifiutiamo, disprezziamo, quando la loro immagine si affaccia alla nostra mente. Sappiamo che non è ciò che cerchiamo, quantunque non sappiamo ancora come sia realtà l’oggetto dei nostri desideri.
    VI È DUNQUE IN NOI, PER COSÌ DIRE, UNA DOTTA IGNORANZA, MA ISTRUITA DALLO SPIRITO DI DIO, CHE AIUTA LA NOSTRA DEBOLEZZA. AVENDO INFATTI DETTO L’APOSTOLO: «MA SE SPERIAMO QUELLO CHE NON VEDIAMO, LO ATTENDIAMO CON PERSEVERANZA», SUBITO AGGIUNGE: «ALLO STESSO MODO ANCHE LO SPIRITO VIENE IN AIUTO ALLA NOSTRA DEBOLEZZA, PERCHÉ NEMMENO SAPPIAMO CHE COSA SIA CONVENIENTE DOMANDARE, MA LO SPIRITO STESSO INTERCEDE CON INSISTENZA PER NOI CON GEMITI INESPRIMIBILI; E COLUI CHE SCRUTA I CUORI SA QUALI SONO I DESIDERI DELLO SPIRITO, PERCHÉ EGLI INTERCEDE PER I CREDENTI SECONDO I DIRIGENTI DI DIO» (RM 8, 25-27).
    Non dobbiamo intendere però questo nel senso che lo Spirito Santo di Dio, il quale nella Trinità è Dio immortale e un solo Dio con il Padre e il Figlio, interceda per i santi, come uno che non sia quello che è , cioè Dio. In realtà è detto: «Intercede per i santi», perché muove i santi alla preghiera. Allo stesso modo è scritto: «Il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere se lo amate» (Dt 13, 4), cioè per far conoscere a voi stessi se lo amate.
    Lo Spirito di Dio dunque muove i santi a pregare con gemiti inesprimibili, ispirando loro il desiderio di una cosa tanto grande, ma ancora sconosciuta, che noi aspettiamo mediante la speranza. Altrimenti come si potrebbe descrivere nella preghiera un bene che si desidera senza conoscerlo? IN REALTÀ SE FOSSE DEL TUTTO SCONOSCIUTO NON SAREBBE OGGETTO DI DESIDERIO, E SE D’ALTRA PARTE LO SI VEDESSE, COME REALTÀ GIÀ POSSEDUTA, NON SAREBBE NÉ DESIDERATO, NÉ RICERCATO CON GEMITI.

    LA VERA PREGHIERA
    (S. AGOSTINO)
    LA VERA PREGHIERA NON È NELLA VOCE, MA NEL CUORE.
    NON SONO LE NOSTRE PAROLE, MA I NOSTRI DESIDERI A DAR FORZA ALLE NOSTRE SUPPLICHE. SE INVOCHIAMO CON LA BOCCA LA VITA ETERNA, SENZA DESIDERARLA DAL PROFONDO DEL CUORE, IL NOSTRO GRIDO È UN SILENZIO.
    SE SENZA PARLARE, NOI LA DESIDERIAMO DAL PROFONDO DEL CUORE, IL NOSTRO SILENZIO È UN GRIDO.

  5. NON SAPPIAMO CHE COSA SIA CONVENIENTE DOMANDARE

    Forse hai da farmi una domanda: Come mai l’Apostolo ha detto: «NOI NON SAPPIAMO CHE COSA SIA CONVENIENTE DOMANDARE»? (Rm 8, 26). Non possiamo davvero supporre che colui che diceva ciò, o coloro ai quali egli si rivolgeva, non conoscessero la preghiera del Signore. Eppure da questa ignoranza non si dimostrò esente neppure l’Apostolo, benché egli forse sapesse pregare convenientemente. INFATTI, QUANDO GLI FU CONFICCATA UNA SPINA NELLA CARNE E UN MESSO DI SATANA FU INCARICATO DI SCHIAFFEGGIARLO, PERCHÉ NON MONTASSE IN SUPERBIA PER LA GRANDEZZA DELLE RIVELAZIONI, PER BEN TRE VOLTE PREGÒ IL SIGNORE DI LIBERARLO DALLA PROVA. E così dimostrò di non sapere in questo caso che cosa gli era più conveniente domandare. Alla fine però sentì la risposta di dio, che gli spiegava perché non avveniva quello che un uomo così santo chiedeva, e perché non conveniva che l’ottenesse: «TI BASTA LA MIA GRAZIA: LA MIA POTENZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE NELLA DEBOLEZZA» (2 Cor 12, 9).
    Pertanto nelle tribolazioni, che possono giovare come anche nuocere, non sappiamo quello che ci conviene chiedere, e tuttavia, perché si tratta di cose dure, moleste e contrarie all’inclinazione della natura, seguendo un desiderio comune a tutti gli uomini, NOI PREGHIAMO CHE CI VENGANO TOLTE. DOBBIAMO PERÒ MOSTRARE DI FIDARCI DEL SIGNORE. SE EGLI NON ALLONTANA DA NOI LE PROVE, NON PER QUESTO DOBBIAMO CREDERE DI ESSER DA LUI DIMENTICATI, MA PIUTTOSTO, CON LA SANTA SOPPORTAZIONE DEI MALI, DOBBIAMO SPERARE BENI MAGGIORI. COSÌ INFATTI «LA POTENZA SI MANIFESTA PIENAMENTE NELLA DEBOLEZZA».
    Questo è stato scritto perché nessuno si insuperbisca se viene esaudito quando chiede con impazienza quanto gli sarebbe più utile non ottenere. D’ALTRA PARTE NON SI PERDA D’ANIMO NÉ DISPERI DELLA DIVINA MISERICORDIA SE NON VIENE ESAUDITO QUANDO DOMANDA UN BENESSERE, CHE, A CONTI FATTI, POTREBBE AMAREGGIARLO DI PIÙ O MANDARLO COMPLETAMENTE IN ROVINA. IN QUESTE COSE DUNQUE NON SAPPIAMO DAVVERO QUELLO CHE CI CONVIENE CHIEDERE.
    PERCIÒ, SE ACCADE PROPRIO IL CONTRARIO DI QUANTO ABBIAMO CHIESTO NELLA PREGHIERA, NOI, SOPPORTANDO PAZIENTEMENTE E RENDENDO GRAZIE PER OGNI EVENIENZA, NON DOBBIAMO AFFATTO DUBITARE CHE ERA PIÙ CONVENIENTE PER NOI QUELLO CHE DIO HA VOLUTO, CHE NON QUELLO CHE VOLEVAMO NOI.
    CE NE DÀ LA PROVA IL NOSTRO DIVINO MEDIATORE, IL QUALE AVENDO DETTO: «PADRE, SE È POSSIBILE, PASSI DA ME QUESTO CALICE», SUBITO DOPO, MODIFICANDO LA VOLONTÀ UMANA, CHE AVEVA IN SÉ DALLA UMANITÀ ASSUNTA, SOGGIUNSE: «PERÒ NON COME VOGLIO IO, MA COME VUOI TU, O PADRE» (MT 26, 39). ECCO PERCHÉ GIUSTAMENTE PER L’OBBEDIENZA DI UNO SOLO TUTTI SONO COSTITUITI GIUSTI (CFR. RM 5, 19).

  6. NON TROVERAI NULLA CHE NON SIA GIÀ CONTENUTO
    IN QUESTA PREGHIERA
    Chi dice: «Come ai loro occhi ti sei mostrato santo in mezzo a noi, così ai nostri occhi mostrati grande fra di loro» (Sir 36, 3) e: I tuoi profeti siano trovati pii (cfr. Sir 36, 15), che altro dice se non: «SIA SANTIFICATO IL TUO NOME»? Chi dice: «Rialzaci, Signore nostro Dio; fa` risplendere il tuo volto e noi saremo salvi» (Sal 79, 4), che altro dice se non: «VENGA IL TUO REGNO»? Chi dice: «Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male» (Sal 118, 133), che altro dice se non: «SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÌ IN TERRA»?
    Chi dice: «Non darmi né povertà né ricchezza» (Pro 30, 8), che altro dice se non: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano»? Chi dice: «Ricordati, o Signore, di Davide, di tutte le sue prove» (Sal 131, 1) oppure: Signore, se così ho agito, se c`è iniquità nella mie mani, se ho reso male a coloro che mi facevano del male, salvami e liberami (cfr. Sal 7, 1-4), che altro dice se non: «RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI»?
    Chi dice: «Liberami dai nemici, mio Dio, proteggimi dagli aggressori» (Sal 58, 2), che altro dice se non: «LIBERACI DAL MALE»?
    E SE PASSI IN RASSEGNA TUTTE LE PAROLE DELLE SANTE INVOCAZIONI CONTENUTE NELLA SCRITTURA, NON TROVERAI NULLA, A MIO PARERE, CHE NON SIA CONTENUTO E COMPRESO NEL PADRE NOSTRO. NEL PREGARE, INSOMMA, SIAMO LIBERI DI SERVIRCI DI ALTRE PAROLE, PUR DOMANDANO LE MEDESIME COSE, MA NON DOBBIAMO PERMETTERCI DI DOMANDARE COSE DIVERSE. QUESTE COSE DOBBIAMO DOMANDARLE NELLE NOSTRE PREGHIERE PER NOI E PER I NOSTRI CARI, PER GLI ESTRANEI E, SENZA DUBBIO, ANCHE PER GLI STESSI NEMICI, QUANTUNQUE NEL CUORE DI CHI PREGA POSSA SORGERE O PREVALERE UN SENTIMENTO DIFFERENTE PER L’UNA O L’ALTRA PERSONA, A SECONDA DEL GRADO PIÙ O MENO STRETTO DI PARENTELA O DI AMICIZIA.
    ECCOTI COSÌ, A MIO MODO DI PENSARE, NON SOLO LE DISPOSIZIONI CON LE QUALI DEVI PREGARE, MA ANCHE CHE COSA DEVI CHIEDERE. NON PERCHÉ TE L’INSEGNO IO, MA PERCHÉ TI VIENE DETTO DA COLUI CHE SI È DEGNATO DI ISTRUIRE NOI TUTTI.
    SI DEVE CERCARE LA VITA BEATA E CHIEDERLA AL SIGNORE DIO. In che consista l’essere beato è stato discusso a lungo da molti con motivazioni diverse. Ma non è necessario ricorrere a tanti autori e a tante trattazioni. Nella Sacra Scrittura è stato detto tutto con poche parole e con piena verità: «Beato il popolo il cui Dio è il Signore» (Sal 143, 15). Per appartenere a questo popolo e arrivare a contemplare Dio e vivere eternamente con lui, teniamo presente questo: Il fine del precetto è la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera (cfr. 1 Tm 1, 5).
    Nella enumerazione di queste tre virtù invece di «coscienza» si trova «speranza».
    RISULTA DUNQUE CHE LA FEDE, LA SPERANZA E LA CARITÀ CONDUCONO A DIO COLUI CHE PREGA. CHI CREDE, SPERA, DESIDERA E CONSIDERA ATTENTAMENTE CHE COSA DEBBA CHIEDERE AL SIGNORE NELL’ORAZIONE DOMENICALE, ARRIVA CERTAMENTE FINO A DIO.

  7. A. F. MOTZO

    “Se non trovo altro modo,
    si può consolare una persona anche col silenzio,
    con la sola presenza, purché si faccia con amore: basta un sorriso che esprima la dolcezza della comprensione.
    Meglio se il silenzio è accompagnato dalla preghiera del cuore.
    In questo caso forse mi sarà suggerita anche qualche parola.
    Da chi?
    Dallo Spirito Santo, che è il vero Consolatore.”

  8. IL PADRE NOSTRO
    A noi sono necessarie le parole per richiamarci alla mente e considerare quello che chiediamo, ma non crediamo di dovere informare con esse il Signore, o piegarlo ai nostri voleri.
    Quando dunque diciamo: «SIA SANTIFICATO IL TUO NOME», stimoliamo noi stessi a desiderare che il suo nome, che è sempre santo, sia ritenuto santo anche presso gli uomini, cioè non sia disprezzato. Cosa questa che giova non a Dio, ma agli uomini. Quando poi diciamo: «VENGA IL TUO REGNO» che, volere o no, certamente verrà, eccitiamo la nostra aspirazione verso quel regno, perché venga per noi e meritiamo di regnare in esso.
    Quando diciamo: «SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÌ IN TERRA», gli domandiamo la grazia dell’obbedienza, perché la sua volontà sia adempiuta da noi, come in cielo viene eseguita dagli angeli. Dicendo: «DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO», con la parola «oggi» intendiamo nel tempo presente. Con il termine «pane» chiediamo tutto quello che ci è necessario, indicandolo con quanto ci occorre maggiormente per il sostentamento quotidiano. Domandiamo anche il sacramento dei fedeli, necessario nella vita presente per conseguire la felicità, non quella temporale, ma l’eterna. Quando diciamo: «RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI», richiamiamo alla memoria sia quello che dobbiamo domandare, sia quello che dobbiamo fare per meritare di ricevere il perdono.
    Quando diciamo: «E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE», siamo esortati a chiedere l’aiuto indispensabile per non cedere alle tentazioni e per non rimanere vinti dall’inganno o dal dolore. Quando diciamo: «LIBERACI DAL MALE», ricordiamo a noi stessi che non siamo ancora in possesso di quel bene nel quale non soffriremo più alcun male.
    QUESTA DOMANDA È L’ULTIMA DELL’ORAZIONE DOMENICALE. ESSA HA UN SIGNIFICATO LARGHISSIMO. PERCIÒ, IN QUALUNQUE TRIBOLAZIONE SI TROVI IL CRISTIANO, CON ESSA ESPRIMA I SUOI GEMITI, CON ESSA ACCOMPAGNI LE SUE LACRIME, DA ESSA INIZI LA SUA PREGHIERA, IN ESSA LA PROLUNGHI E CON ESSA LA TERMINI.
    LE ESPRESSIONI CHE ABBIAMO PASSATO IN RASSEGNA HANNO IL VANTAGGIO DI RICORDARCI LE REALTÀ CHE ESSE SIGNIFICANO. TUTTE LE ALTRE FORMULE DESTINATE O A SUSCITARE O AD INTENSIFICARE IL FERVORE INTERIORE, NON CONTENGONO NULLA CHE NON SI TROVI GIÀ NELLA PREGHIERA DEL SIGNORE, PURCHÉ NATURALMENTE LA RECITIAMO BENE E CON INTELLIGENZA.
    CHIUNQUE PREGA CON PAROLE CHE NON HANNO ALCUN RAPPORTO CON QUESTA PREGHIERA EVANGELICA, FORSE NON FA UNA PREGHIERA MAL FATTA, MA CERTO TROPPO UMANA E TERRESTRE. DEL RESTO STENTEREI A CAPACITARMI CHE UNA TALE PREGHIERE SI POSSA DIRE ANCOR BEN FATTA PER I CRISTIANI. E LA RAGIONE È CHE, ESSENDO ESSI RINATI DALLO SPIRITO, DEVONO PREGARE SOLO IN MODO SPIRITUALE.

  9. “S. Teresa d’Avila, proprio in un momento di gravi preoccupazioni,
    fu colpita da un atroce dolore alle gambe.
    Se ne lamentò con Dio: “Signore, dopo tanti guai, mi mancava solo questo!”.
    Dio le rispose: “Così, Teresa, tratto i miei amici”.
    E lei: “Ora capisco perché ne hai così pochi!”.

  10. I TEMPI FISSI DELLA PREGHIERA
    MANTENIAMO SEMPRE VIVO IL DESIDERIO DELLA VITA BEATA, CHE CI VIENE DAL SIGNORE DIO E NON CESSIAMO MAI DI PREGARE. MA, A QUESTO FINE, È NECESSARIO CHE STABILIAMO CERTI TEMPI FISSI PER RICHIAMARE ALLA NOSTRA MENTE IL DOVERE DELLA PREGHIERA, DISTOGLIENDOLA DA ALTRE OCCUPAZIONI O AFFARI, CHE IN QUALCHE MODO RAFFREDDANO IL NOSTRO DESIDERIO, ED ECCITANDOCI CON LE PAROLE DELL’ORAZIONE A CONCENTRARCI IN CIÒ CHE DESIDERIAMO. Facendo così, eviteremo che il desiderio, tendente a intiepidirsi, si raffreddi del tutto o si estingua per mancanza di un frequente stimolo.
    La raccomandazione dell’Apostolo: “In ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste” (Fil 4, 6) non si deve intendere nel senso che dobbiamo portarle a conoscenza di Dio. Egli infatti le conosceva già prima che fossero formulate. Esse devono divenire piuttosto maggiormente vive nell’ambito della nostra coscienza. Esse, poi, devono contare su un atteggiamento fatto di fiduciosa attesa dinanzi a Dio, più che ambire la manifestazione reclamistica dinanzi agli uomini. Stando così le cose, non è certo male o inutile pregare a lungo, quando si è liberi, cioè quando non si è impediti dal dovere di occupazioni buone o necessarie. Però anche in questo caso, come ho detto, si deve sempre pregare con quel desiderio. Infatti il pregare a lungo non è , come qualcuno crede, lo stesso che pregare con molte parole. Altro è un lungo discorso, altro uno stato d’animo prolungato. CONSIDERIAMO COME DEL SIGNORE STESSO SIA SCRITTO CHE PASSAVA LE NOTTI IN PREGHIERA, E CHE NELL’ORTO PREGÒ A LUNGO. ED IN CIÒ, CHE ALTRO INTENDEVA, SE NON DARCI L’ESEMPIO, EGLI CHE NEL TEMPO È L’INTERCESSIONE PROPIZIO, MENTRE NELL’ETERNITÀ È , INSIEME AL PADRE, COLUI CHE CI ESAUDISCE?
    SAPPIAMO CHE GLI EREMITI D’EGITTO FANNO PREGHIERE FREQUENTI, MA TUTTE BREVISSIME. Esse sono rapidi messaggi che partono all’indirizzo di Dio. Così l’attenzione dello spirito, tanto necessaria a chi prega, rimane sempre desta e fervida e non si assopisce per la durata eccessiva dell’orazione. E in ciò essi mostrano anche abbastanza chiaramente che non si deve voler insistere in un prolungato sforzo di concentrazione, quando si vede che non può durare oltre un certo tempo, e d’altra parte non si deve interrompere alla leggera o bruscamente la preghiera, quando si vede che la presenza vigile della mente può continuare.
    LUNGI DUNQUE DALLA PREGHIERA OGNI VERBOSITÀ, MA NON SI TRALASCI LA SUPPLICA INSISTENTE, SE PERDURA IL FERVORE E L’ATTENZIONE. Il servirsi di molte parole nella preghiera equivale a trattare una cosa necessaria con parole superflue. Il pregare consiste nel bussare alla porta di Dio e invocarlo con insistente e devoto ardore del cuore. IL DOVERE DELLA PREGHIERA SI ADEMPIE MEGLIO CON I GEMITI CHE CON LE PAROLE, PIÙ CON LE LACRIME, CHE CON I DISCORSI. DIO, INFATTI, “PONE DAVANTI AL SUO COSPETTO LE NOSTRE LACRIME” (SAL 55, 9 VOLG.), E IL NOSTRO GEMITO NON RIMANE NASCOSTO (CFR. SAL 37, 10) A LUI CHE TUTTO HA CREATO PER MEZZO DEL SUO VERBO, E NON CERCA LE PAROLE DEGLI UOMINI.

  11. S. AGOSTINO E LA PREGHIERA
     LE ASPIRAZIONI DEL CUORE, ANIMA DELLA PREGHIERA
    «Lettera a Proba»

    Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: ABITARE NELLA CASA DEL SIGNORE TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA, PER GUSTARE LA DOLCEZZA DEL SIGNORE E AMMIRARE IL SUO, SANTUARIO»? (Sal 26, 4). Ivi infatti non c’è successione di giorni come se ogni giorno dovesse arrivare e poi passare. L’inizio dell’uno non segna la fine dell’altro, perché vi si trovano presenti tutti contemporaneamente. LA VITA, ALLA QUALE QUEI GIORNI APPARTENGONO, NON CONOSCE TRAMONTO.
    PER CONSEGUIRE QUESTA VITA BEATA, LA STESSA VERA VITA IN PERSONA CI HA INSEGNATO A PREGARE, NON CON MOLTE PAROLE, COME SE FOSSIMO TANTO PIÙ FACILMENTE ESAUDITI, QUANTO PIÙ SIAMO PROLISSi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8).
    Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo domandiamo, quello che ci è necessario. DOBBIAMO PERÒ RIFLETTERE CHE A LUI NON IMPORTA TANTO LA MANIFESTAZIONE DEL NOSTRO DESIDERIO, COSA CHE EGLI CONOSCE MOLTO BENE, MA PIUTTOSTO CHE QUESTO DESIDERIO SI RAVVIVI IN NOI MEDIANTE LA DOMANDA PERCHÉ POSSIAMO OTTENERE CIÒ CHE EGLI È GIÀ DISPOSTO A CONCEDERCI. QUESTO DONO, INFATTI, È ASSAI GRANDE, MENTRE NOI SIAMO TANTO PICCOLI E LIMITATI PER ACCOGLIERLO. PERCIÒ CI VIEN DETTO: «APRITE ANCHE VOI IL VOSTRO CUORE! NON LASCIATEVI LEGARE AL GIOGO ESTRANEO DEGLI INFEDELI» (2 Cor 6, 13-14).
    Il dono è davvero grande, tanto che né occhio mai vide, perché non è colore; né orecchio mai udì, perché non è suono; né mai è entrato in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9), perché è là che il cuore dell’uomo deve entrare. Lo riceviamo con tanta maggiore capacità, quanto più salda sarà la nostra fede, più ferma la nostra speranza, più ardente il nostro desiderio. Noi dunque preghiamo sempre in questa stessa fede, speranza e carità, con desiderio ininterrotto. MA IN CERTE ORE E IN DETERMINATE CIRCOSTANZE, CI RIVOLGIAMO A DIO ANCHE CON LE PAROLE, PERCHÉ, MEDIANTE QUESTI SEGNI, POSSIAMO STIMOLARE NOI STESSI E INSIEME RENDERCI CONTO DI QUANTO ABBIAMO PROGREDITO NELLE SANTE ASPIRAZIONI, SPRONANDOCI CON MAGGIORE ARDORE A INTENSIFICARLE. QUANTO PIÙ VIVO, INFATTI, SARÀ IL DESIDERIO, TANTO PIÙ RICCO SARÀ L’EFFETTO. E PERCIÒ, CHE ALTRO VOGLIONO DIRE LE PAROLE DELL’APOSTOLO: «PREGATE INCESSANTEMENTE» (1 TS 5, 17) SE NON QUESTO: DESIDERATE, SENZA STANCARVI, DA COLUI CHE SOLO PUÒ CONCEDERLA QUELLA VITA BEATA, CHE NIENTE VARREBBE SE NON FOSSE ETERNA?

  12. «GAUDIUM ET SPES» DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II
    IO SONO L’ALFA E L’OMEGA, IL PRIMO E L’ULTIMO

    LA CHIESA, CERTO, PERSEGUENDO IL SUO PROPRIO FINE DI SALVEZZA, NON SOLO COMUNICA ALL’UOMO LA VITA DIVINA, MA ANCHE DIFFONDE LA SUA LUCE CON RIPERCUSSIONE, IN QUALCHE MODO, SU TUTTO IL MONDO, SOPRATTUTTO PER IL FATTO CHE RISANA ED ELEVA LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA, CONSOLIDA LA COMPAGINE DELLA UMANA SOCIETÀ, E IMMETTE NEL LAVORO QUOTIDIANO DEGLI UOMINI UN PIÙ PROFONDO SENSO E SIGNIFICATO. Così la Chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità, crede di poter contribuire molto a rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia.
    LA CHIESA, NEL DARE AIUTO AL MONDO, COME NEL RICEVERE MOLTO DA ESSO, A QUESTO SOLTANTO MIRA: CHE VENGA IL REGNO DI DIO E SI REALIZZI LA SALVEZZA DELL’INTERA UMANITÀ. TUTTO CIÒ CHE DI BENE IL POPOLO DI DIO PUÒ OFFRIRE ALL’UMANA FAMIGLIA, NEL TEMPO DEL SUO PELLEGRINAGGIO TERRENO, SCATURISCE DAL FATTO CHE LA CHIESA È L’UNIVERSALE SACRAMENTO DELLA SALVEZZA, CHE SVELA E INSIEME REALIZZA IL MISTERO DELL’AMORE DI DIO VERSO L’UOMO.
    Infatti il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, lui l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e divenire il centro di convergenza di tutte le cose. IL SIGNORE È IL FINE DELLA STORIA, IL PUNTO FOCALE DEI DESTINI DEI POPOLI E DELLE LORO CULTURE, IL PERNO DELLA VICENDA UMANA, LA GIOIA D’OGNI CUORE, LA PIENEZZA DELLE LORO ASPIRAZIONI. EGLI È COLUI CHE IL PADRE HA RISUSCITATO DAI MORTI, HA ESALTATO E COLLOCATO ALLA SUA DESTRA, COSTITUENDOLO GIUDICE DEI VIVI E DEI MORTI. NOI, VIVIFICATI E UNIFICATI DAL SUO SPIRITO, SIAMO IN CAMMINO VERSO LA FINALE PERFEZIONE DELLA STORIA UMANA, CHE CORRISPONDE IN PIENO AL DISEGNO DEL SUO AMORE DI «RICAPITOLARE IN CRISTO TUTTE LE COSE, QUELLE DEL CIELO COME QUELLE DELLA TERRA» (EF 1, 10).
    DICE IL SIGNORE STESSO: «ECCO, IO VERRÒ PRESTO, E PORTERÒ CON ME IL MIO SALARIO PER RENDERE A CIASCUNO SECONDO LE OPERE SUE. IO SONO L’ALFA E L’OMEGA, IL PRIMO E L’ULTIMO, IL PRINCIPIO E LA FINE» (AP 22, 12-13).

  13. INNO AL SILENZIO
    (Gregorio Nazianzeno)

    “O tu, l’al di là di tutto,
    come chiamarti con un altro nome?
    Quale inno può cantare di te?
    Nessun nome ti esprime.
    Quale mente può afferrarti
    Nessuna intelligenza ti concepisce.
    Tu solo sei ineffabile; tutto ciò che si pensa, da te è uscito.
    Tutti gli esseri ti celebrano, i parlanti e i muti.
    Tutti gli esseri ti rendono onore, i pensanti e i non pensanti.
    L’universale brama, il gemito di tutti verso te si protende.
    Tutto ciò che esiste ti prega
    e verso di te ogni essere che sa leggere l’universo eleva un inno di silenzio.
    Tutto in te solo dimora
    e in te, con unico slancio, tutto approda.
    Il fine di tutti gli esseri sei tu, unico sei tu
    SEI CIASCUNO E NON SEI ALCUNO.
    Non sei un essere, non sei il loro insieme;
    hai tutti i nomi: come ti chiamerò,
    Te, il solo cui non si può dare un nome?”

  14. RISCOPRIRE LA FORZA DEL SILENZIO
    “Il grande silenzio”, documentario di Philip Gröning (2005)
    Romano Guardini criticava l’uso troppo invadente dei foglietti durante la Messa. La lettura solenne richiede di essere ascoltata. Tutte le parole belle, sagge, intime, solenni vogliono esser comprese, non lette». L’aveva rilevato anche Madeleine Delbrel: «Il silenzio è qualche volta tacere, ma è sempre ascoltare». David Le Breton nel saggio Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo Per chi entra in un negozio qualsiasi, è difficile se non impossibile trovare un’atmosfera silenziosa: si viene ovunque sommersi da una produzione permanente di rumori … Ma anche nelle nostre case raramente ci capita di evitare i rumori: televisione accesa o le conversazioni dei vicini, tutto sembra mettere in discussione il nostro desiderio di pace e tranquillità. E se ci rechiamo in montagna o in campagna, l’improvvisa scomparsa del silenzio ci lascia sgomenti. Quasi fa paura. A tutto ciò si aggiunge il perenne flusso di parole che ci impone la società della comunicazione, la quale ci obbliga a non essere mai soli con i suoi smartphone. Al tempo stesso però, il silenzio risuona come una nostalgia. L’ubriacatura di parole rende invidiabile il riposo, il godimento di pensare. E il silenzio, acquista un valore infinito». c’è chi preferisce le isole del silenzio in cui possiamo sfuggire dal rumore e sperimentare il raccoglimento: i giardini pubblici, i luoghi di culto, persino i cimiteri diventano una possibilità di ritiro dal tumulto che ci circonda. … Così come trascorrere una settimana di riposo in un monastero ci aiuta a ritrovare una dimensione nuova e a restituire qualità alla nostra vita. Nella tradizione ebraico-cristiana, si ritrova una costante apologia del silenzio. A partire da Qohèlet, che ci ricorda che «c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare», per arrivare ai monaci e ai mistici. Ecco Isacco di Ninive: «Ama il silenzio: ti reca un frutto che la lingua non è in grado di descrivere». O Gregorio di Nazanzio, che chiede di elevare «un inno di silenzio». I Padri del deserto poi sono un modello della scelta a favore del silenzio: il deserto esteriore diviene la via per il deserto interiore. La solitudine, il rifiuto del mondo con le sue seduzioni è una prova di verità per l’eremita, lo mette faccia a faccia con Dio e spesso con il demonio. Tutto il monachesimo, anche quello cenobitico, esprime una vita fatta di silenzi, dai pasti consumati insieme senza pronunciare una parola a una disciplina complessiva che privilegia l’astensione da ogni discorso. Ed è celebre la pagina delle Confessioni in cui Agostino descrive Ambrogio immerso nella lettura silenziosa: nell’antichità infatti la lettura anche individuale veniva sempre fatta a voce alta. «Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la lingua e la voce riposavano. Sovente lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente».

  15. SAN GREGORIO MAGNO papa
    Il Signore segue i suoi predicatori
    Il nostro Signore e Salvatore, fratelli carissimi, ci ammonisce ora con la parola, ora con i fatti. A dire il vero, anche le sue azioni hanno valore di comando, perché mentre silenziosamente compie qualcosa ci fa conoscere quello che dobbiamo fare. ECCO CHE EGLI MANDA A DUE A DUE I DISCEPOLI A PREDICARE, PERCHÉ SONO DUE I PRECETTI DELLA CARITÀ: L’AMORE DI DIO, CIOÈ, E L’AMORE DEL PROSSIMO.
    IL SIGNORE MANDA I DISCEPOLI A DUE A DUE A PREDICARE PER INDICARCI TACITAMENTE CHE NON DEVE ASSOLUTAMENTE ASSUMERSI IL COMPITO DI PREDICARE CHI NON HA LA CARITÀ VERSO GLI ALTRI.
    Giustamente poi è detto che «li inviò avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi» (Lc 10, 1). Il Signore infatti segue i suoi predicatori, perché la predicazione giunge prima, e solo allora il Signore viene ad abitare nella nostra anima, quando lo hanno preceduto le parole dell’annunzio, attraverso le quali la verità è accolta nella mente. Per questo dice Isaia ai medesimi predicatori: «PREPARATE LA VIA AL SIGNORE, APPIANATE NELLA STEPPA LA STRADA PER IL NOSTRO DIO» (IS 40, 3). E IL SALMISTA DICE LORO: «SPIANATE LA STRADA A CHI SALE SUL TRAMONTO» (SAL 67, 5 VOLG.). IL SIGNORE SALÌ «SUL TRAMONTO» CHE FU LA SUA MORTE.
    Effettivamente il Signore salì «sul tramonto» in quanto la sua morte gli servì come alto piedistallo per manifestare maggiormente la sua gloria mediante la risurrezione. Salì «sul tramonto» perché risorgendo calpestò la morte che aveva affrontato.
    Noi dunque spianiamo la strada a colui che sale «sul tramonto» quando predichiamo alle vostre menti la sua gloria; perché, venendo poi egli stesso, le illumini con la presenza del suo amore.
    Ascoltiamo quello che dice nell’inviare i predicatori: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe» (Mt 9,37-38). PER UNA GRANDE MESSE GLI OPERAI SONO POCHI. DI QUESTA SCARSITÀ NON POSSIAMO PARLARE SENZA PROFONDA TRISTEZZA, POICHÉ VI SONO PERSONE CHE ASCOLTEREBBERO LA BUONA PAROLA, MA MANCANO I PREDICATORI. ECCO, IL MONDO È PIENO DI SACERDOTI, E TUTTAVIA SI TROVA ASSAI DI RADO CHI LAVORA NELLA MESSE DEL SIGNORE. CI SIAMO ASSUNTI L’UFFICIO SACERDOTALE, MA NON COMPIAMO LE OPERE CHE L’UFFICIO COMPORTA.
    PERCIÒ RIFLETTETE ATTENTAMENTE, FRATELLI CARISSIMI, SULLA PAROLA DEL SIGNORE: «PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE, PERCHÉ MANDI OPERAI PER LA SUA MESSE». PREGATE VOI PER NOI, PERCHÉ SIAMO IN GRADO DI OPERARE PER VOI COME SI CONVIENE; PERCHÉ LA LINGUA NON RESTI INATTIVA DALL’ESORTARE, E IL NOSTRO SILENZIO NON CONDANNI, PRESSO IL GIUSTO GIUDICE, NOI, CHE ABBIAMO ASSUNTO L’UFFICIO DI PREDICATORI

  16. 17 ottobre S. IGNAZIO di ANTIOCHIA.

    Un FIUME immenso inonda la terra,
    FIUME che lava ogni scoria di morte,
    FIUME che sgorga dal CUORE di CRISTO
    e vive e geme nel sangue dei giusti.

    QUESTA E’ LA LEGGE PER TUTTI I DISCEPOLI:
    ESSERE VITA DONATA IN MARTIRIO,
    TESTIMONIANZA DI UN NOME PIU’ GRANDE
    DI TUTTI I NOMI POSSIBILI ALL’UOMO.

    Questa è la LEGGE per tutti i DISCEPOLI:
    ESSERE GRANO NASCOSTO NEL SOLCO,
    perchè morendo ad ogni egoismo maturi spighe
    RICOLME DI VITA.

    Questa è la LEGGE PER TUTTI I DISCEPOLI:
    E SON BEATI COLORO CHE NASCONO
    DA QUESTO FIUME CHE INONDA LA TERRA
    E FA FIORIRE LA NUOVA CREAZIONE.

    (D. M. TUROLDO)

  17. S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA
    UN’ACQUA VIVA MORMORA DENTRO DI ME E MI DICE: VIENI AL PADRE
    Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro… lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere dio. sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di cristo. supplicate cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore. A NULLA MI GIOVERANNO I GODIMENTI DEL MONDO NÉ I REGNI DI QUESTA TERRA. È MEGLIO PER ME MORIRE PER GESÙ CRISTO CHE ESTENDERE IL MIO IMPERO FINO AI CONFINI DELLA TERRA. IO CERCO COLUI CHE È MORTO PER NOI, VOGLIO COLUI CHE PER NOI È RISORTO. È VICINO IL MOMENTO DELLA MIA NASCITA. Abbiate compassione di me, fratelli: Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. LASCIATE CHE IO RAGGIUNGA LA PURA LUCE; GIUNTO LÀ, SARÒ VERAMENTE UN UOMO. LASCIATE CHE IO IMITI LA PASSIONE DEL MIO DIO. NON SIATE DI QUELLI CHE PROFESSANO GESÙ CRISTO E AMANO IL MONDO. Anche se vi supplicassi, quando sarò tra voi, non datemi ascolto. Credete piuttosto a quel che vi scrivo ora, nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire. OGNI MIO DESIDERIO TERRENO È CROCIFISSO E NON C’È PIÙ IN ME FIAMMA ALCUNA PER LA MATERIA, MA UN’ACQUA VIVA MORMORA DENTRO DI ME E MI DICE: VIENI AL PADRE. Non mi diletto più dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile. Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego. Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Se soffrirò, vorrà dire che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, è segno che mi avete odiato. RICORDATEVI NELLE VOSTRE PREGHIERE DELLA CHIESA DI SIRIA, che ha Dio come pastore al posto mio. Solo Gesù Cristo la governerà come vescovo, e la vostra carità. Io mi vergogno di dirmi membro di quella comunità. NON NE SONO DEGNO, PERCHÉ SONO L’ULTIMO DI TUTTI E COME UN ABORTO. MA OTTERRÒ PER MISERICORDIA D’ESSERE QUALCUNO SE RAGGIUNGERÒ DIO.

  18. LA MIA LUCERNA SI MANTENGA SEMPRE ACCESA, ARDA PER ME, BRILLI PER GLI ALTRI.
    DALLE «ISTRUZIONI» DI SAN COLOMBANO, ABATE

    Quanto sono beati, quanto sono felici «quei servi che il Signore, al suo ritorno, troverà ancora svegli»! (Lc 12, 37). Veglia veramente beata quella in cui si è in attesa di Dio, creatore dell’universo, che tutto riempie e tutto trascende! VOLESSE IL CIELO CHE IL SIGNORE SI DEGNASSE DI SCUOTERE ANCHE ME, MESCHINO SUO SERVO, DAL SONNO DELLA MIA MEDIOCRITÀ E ACCENDERMI TALMENTE DELLA SUA DIVINA CARITÀ DA FARMI DIVAMPARE DEL SUO AMORE SIN SOPRA LE STELLE, SICCHÈ ARDESSI DAL DESIDERIO DI AMARLO SEMPRE PIÙ, NÉ MAI PIÙ IN ME QUESTO FUOCO SI ESTINGUESSE! Volesse il cielo che i miei meriti fossero così grandi che la mia lucerna risplendesse continuamente di notte nel tempio del mio Dio, sì da poter illuminare tutti quelli che entrano nella casa del mio Signore! O DIO PADRE TI PREGO NEL NOME DEL TUO FIGLIO GESÙ CRISTO, DONAMI QUELLA CARITÀ CHE NON VIENE MAI MENO, PERCHÈ LA MIA LUCERNA SI MANTENGA SEMPRE ACCESA, NÉ MAI SI ESTINGUA; ARDA PER ME, BRILLI PER GLI ALTRI.
    Dégnati, o Cristo, dolcissimo nostro Salvatore, di accendere le nostre lucerne: brillino continuamente nel tuo tempio e siano alimentate per sempre da te che sei la luce eterna; siano rischiarati gli angoli oscuri del nostro spirito e fuggano da noi le tenebre del mondo.
    Dona, dunque, o Gesù mio, la tua luce alla mia lucerna, perchè al suo splendore mi si apra il santuario celeste, il santo dei santi, che sotto le sue volte maestose accoglie te sacerdote eterno del sacrificio perenne.
    FA’ CHE IO GUARDI, CONTEMPLI E DESIDERI SOLO TE; SOLO TE AMI E SOLO TE ATTENDA NEL PIÙ ARDENTE DESIDERIO.
    Dégnati, amato nostro Salvatore, di mostrarti a noi che bussiamo, perchè, conoscendoti, amiamo solo te, te solo desideriamo, a te solo pensiamo continuamente, e meditiamo giorno e notte le tue parole. Dégnati di infonderci un amore così grande, quale si conviene a te che sei Dio e quale meriti che ti sia reso, perchè il tuo amore pervada tutto il nostro essere interiore E CI FACCIA COMPLETAMENTE TUOI. IN QUESTO MODO NON SAREMO CAPACI DI AMARE ALTRA COSA ALL’INFUORI DI TE, che sei eterno, e la nostra carità non potrà essere estinta dalle acque di questo cielo, di questa terra e di questo mare, come sta scritto: «LE GRANDI ACQUE NON POSSONO SPEGNERE L’AMORE» (Ct 8, 7).

  19. S. TERESA DI GESU’ RICORDIAMOCI DELL’AMORE DI CRISTO

    CHI HA COME AMICO CRISTO GESÙ E SEGUE UN CAPITANO COSÌ MAGNANIMO COME LUI, PUÒ CERTO SOPPORTARE OGNI COSA; GESÙ INFATTI AIUTA E DÀ FORZA, NON VIENE MAI MENO ED AMA SINCERAMENTE.
    Infatti ho sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.
    NE HO FATTO MOLTE VOLTE L’ESPERIENZA, E ME L’HA DETTO IL SIGNORE STESSO. HO VISTO NETTAMENTE CHE DOBBIAMO PASSARE PER QUESTA PORTA, SE DESIDERIAMO CHE LA SOMMA MAESTÀ CI MOSTRI I SUOI GRANDI SEGRETI. NON BISOGNA CERCARE ALTRA STRADA, ANCHE SE SI È RAGGIUNTO IL VERTICE DELLA CONTEMPLAZIONE, PERCHÉ PER QUESTA VIA SI È SICURI. E’ da lui, Signore nostro, che ci vengono tutti i beni. Egli ci istruirà. Meditando la sua vita, non si troverà modello più perfetto. CHE COSA POSSIAMO DESIDERARE DI PIÙ, QUANDO ABBIAMO AL FIANCO UN COSÌ BUON AMICO CHE NON CI ABBANDONA MAI NELLE TRIBOLAZIONI E NELLE SVENTURE, COME FANNO GLI AMICI DEL MONDO? BEATO COLUI CHE LO AMA PER DAVVERO E LO HA SEMPRE CON SÉ! GUARDIAMO IL GLORIOSO APOSTOLO PAOLO CHE NON POTEVA FARE A MENO DI AVERE SEMPRE SULLA BOCCA IL NOME DI GESÙ, PERCHÉ L’AVEVA BEN FISSO NEL CUORE. Bisogna percorrere questa strada con grande libertà, abbandonandoci nelle mani di Dio. Se egli desidera innalzarci fra i principi della sua corte, accettiamo volentieri tale grazia. Ogni volta poi, che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell’amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell’accesa carità che Dio ci ha mostrato dandoci in lui un pegno della tenerezza con cui ci segue: amore infatti domanda amore. Perciò sforziamoci di considerare questa verità e di eccitarci ad amare. SE IL SIGNORE CI FACESSE LA GRAZIA, UNA VOLTA, DI IMPRIMERCI NEL CUORE QUESTO AMORE, TUTTO CI DIVERREBBE FACILE E FAREMMO MOLTO, IN BREVE E SENZA FATICA.

  20. San Cirillo d’Alessandria, vescovo
    LA PACE DI CRISTO, CHE SORPASSA OGNI INTELLIGENZA, CUSTODISCA I VOSTRI CUORI E I VOSTRI PENSIERI

    AL TEMPO DELLA VENUTA DEL NOSTRO SALVATORE APPARVE UN TEMPIO DIVINO SENZA ALCUN CONFRONTO PIÙ GLORIOSO, PIÙ SPLENDIDO ED ECCELLENTE DI QUELLO ANTICO. QUANTO SUPERIORE ERA LA RELIGIONE DI CRISTO E DEL VANGELO AL CULTO DELL’ANTICA LEGGE E QUANTO SUPERIORE È LA REALTÀ IN CONFRONTO ALLA SUA OMBRA, TANTO PIÙ NOBILE È IL TEMPIO NUOVO RISPETTO ALL’ANTICO.
    Penso che si possa aggiungere anche un’altra cosa. Il tempio era unico, quello di Gerusalemme, e il solo popolo di Israele offriva in esso i suoi sacrifici. Ma dopo che l’Unigenito si fece simile a noi, pur essendo «Dio e Signore, nostra luce» (Sal 117, 27), come dice la Scrittura, il mondo intero si è riempito di sacri edifici e di innumerevoli adoratori che onorano il Dio dell’universo con sacrifici ed incensi spirituali. E questo, io penso, è ciò che Malachia profetizzò da parte di Dio: Io sono il grande Re, dice il Signore; grande è il mio nome fra le genti, e in ogni luogo saranno offerti l’incenso e l’oblazione pura (cfr. Ml 1, 11).
    Da ciò risulta che la gloria dell’ultimo tempio, cioè della Chiesa, sarebbe stata più grande. A QUANTI LAVORANO CON IMPEGNO E FATICA ALLA SUA EDIFICAZIONE, SARÀ DATO DAL SALVATORE COME DONO E REGALO CELESTE CRISTO, CHE È LA PACE DI TUTTI. NOI ALLORA PER MEZZO DI LUI POTREMO PRESENTARCI AL PADRE IN UN SOLO SPIRITO (CFR. EF 2, 18). LO DICHIARA EGLI STESSO QUANDO DICE: DARÒ LA PACE IN QUESTO LUOGO E LA PACE DELL’ANIMA IN PREMIO A CHIUNQUE CONCORRERÀ A INNALZARE QUESTO TEMPIO (CFR. AG 2, 9). AGGIUNGE: «VI DO LA MIA PACE» (GV 14, 27). E QUALE VANTAGGIO QUESTO OFFRA A QUANTI LO AMANO, LO INSEGNA SAN PAOLO DICENDO: LA PACE DI CRISTO, CHE SORPASSA OGNI INTELLIGENZA, CUSTODISCA I VOSTRI CUORI E I VOSTRI PENSIERI (CFR. FIL 4, 7). ANCHE IL SAGGIO ISAIA PREGAVA IN TERMINI SIMILI: «SIGNORE, CI CONCEDERAI LA PACE, POICHÉ TU DAI SUCCESSO A TUTTE LE NOSTRE IMPRESE» (IS 26, 12).
    A quanti sono stati resi degni una volta della pace di Cristo è facile salvare l’anima loro e indirizzare la volontà a compiere bene quanto richiede la virtù.
    PERCIÒ A CHIUNQUE CONCORRE ALLA COSTRUZIONE DEL NUOVO TEMPIO PROMETTE LA PACE. QUANTI DUNQUE SI ADOPERANO A EDIFICARE LA CHIESA O CHE SONO MESSI A CAPO DELLA FAMIGLIA DI DIO (CFR. EF 2, 22) COME MISTAGOGHI, CIOÈ COME INTERPRETI DEI SACRI MISTERI, SONO SICURI DI CONSEGUIRE LA SALVEZZA. MA LO SONO ANCHE COLORO CHE PROVVEDONO AL BENE DELLA PROPRIA ANIMA, RENDENDOSI ROCCIA VIVA E SPIRITUALE (CFR. 1 COR 10, 4) PER IL TEMPIO SANTO, E DIMORA DI DIO PER MEZZO DELLO SPIRITO (CFR. EF 2, 22).

  21. IL SILENZIO – (Khalil Gibran)

    Esiste qualcosa di più grande e più puro
    rispetto a ciò che la bocca pronuncia.
    Il silenzio illumina l’anima,
    sussurra ai cuori e li unisce.
    Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
    ci fa veleggiare
    nel firmamento dello spirito,
    ci avvicina al cielo;
    ci fa sentire che il corpo
    è nulla più che una prigione,
    e questo mondo è un luogo d’esilio.

  22. “IO SONO L’AMORE!

    Un uomo chiese a DIO: “CHI sei TU SIGNORE?”
    Egli rispose: “IO SONO.”
    Ma l’uomo confuso, domandò ancora: “Va bene, ma in che senso “TU SEI?”
    DIO gli rispose: Io sono l’AMORE, Io sono la PACE, IO sono la GRAZIA,
    Io sono la GIOIA. Io sono la VIA, la VERITA’ e la VITA. Io sono il CONSOLATORE,
    Io sono la FORZA. Io sono la SICUREZZA, il RIFUGIO, la POTENZA. Io sono il CREATORE.
    Io sono l’INIZIO e la FINE. Io sono al di sopra di ogni cosa.”
    Allora l’uomo, con le lacrime agli occhi, disse:
    ” Ora ho capito chi sei SIGNORE… ma allora… chi sono io?”
    E IL signore, asciugandogli le lacrime dal viso, SUSSURRO’ la risposta:
    ” TU SEI MIO”.

  23. (TOMMASO D’AQUINO)

    Rendimi, Signore mio Dio,
    OBBEDIENTE senza ripugnanza,
    POVERO senza rammarico, CASTO senza presunzione,
    PAZIENTE senza mormorazione, UMILE senza finzione,
    GIOCONDO senza dissipazione, AUSTERO senza tristezza,
    PRUDENTE senza fastidio, PRONTO senza vanità,
    TIMOROSO senza sfiducia, VERITIERO senza “doppiezza”,
    BENEFICO senza arroganza,
    così che io senza SUPERBIA corregga i miei fratelli
    e senza SIMULAZIONE li edifichi con la parola e con l’esempio.

    Donami, o Signore, un CUORE VIGILE
    che nessun pensiero facile allontani da te,
    un CUORE NOBILE che nessun attaccamento ambiguo degradi,
    un CUORE RETTO che nessuna intenzione equivoca possa sviare,
    un CUORE FERMO che resista ad ogni avversità,
    un CUORE LIBERO che nessuna violenza possa soggiogare.

    Concedimi, Signore mio Dio,
    un’INTELLIGENZA che ti conosca,
    una VOLONTA’ che ti cerchi,
    una SAPIENZA che ti trovi,
    una VITA che ti piaccia,
    una PERSEVERANZA che ti attenda con fiducia,
    una FIDUCIA che, alla fine, ti possegga.

  24. MIO SIGNORE…
    (Rabindranath Tagore)
    Lascia che io mi sieda
    per un momento al tuo fianco;
    finirò più tardi
    il lavoro che mi attende.
    Lontano dal tuo sguardo,
    io subito mi stanco;
    il mio lavoro è pena
    e mi sento perduto.
    Con te trovo la vita,
    i suoi sussurri e sospiri,
    ho mille menestrelli
    alla corte del tuo amore.
    Lascia che io mi sieda
    a faccia a faccia;
    voglio cantare la gioia
    d’appartenere a te.

  25. SENSO DI RESPONSABILITÀ NEL MINISTERO san Gregorio Magno, papa
    Sentiamo cosa dice il Signore nell’inviare i predicatori: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe!» (Mt 9, 37-38).Per una grande messe gli operai sono pochi; non possiamo parlare di questa scarsità senza profonda tristezza, poiché vi sono persone che ascolterebbero la buona parola, ma mancano i predicatori. ECCO, IL MONDO È PIENO DI SACERDOTI, E TUTTAVIA SI TROVA DI RADO CHI LAVORA NELLA MESSE DEL SIGNORE; CI SIAMO ASSUNTI L’UFFICIO SACERDOTALE, MA NON COMPIAMO LE OPERE CHE L’UFFICIO COMPORTA. Riflettete attentamente, fratelli carissimi, su quello che è scritto: «Pregate il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe». Pregate voi per noi, affinché siamo in grado di operare per voi come si conviene, PERCHÉ LA LINGUA NON RESTI INCEPPATA NELL’ESORTARE, E IL NOSTRO SILENZIO NON CONDANNI PRESSO IL GIUSTO GIUDICE NOI, CHE ABBIAMO ASSUNTO L’UFFICIO DI PREDICATORI. SPESSO INFATTI LA LINGUA DEI PREDICATORI PERDE LA SUA SCIOLTEZZA A CAUSA DELLE LORO COLPE; Ci siamo ingolfati in affari terreni, e altro è ciò che abbiamo assunto con l’ufficio sacerdotale, altro ciò che mostriamo con i fatti. Noi abbandoniamo il ministero della predicazione e siamo chiamati vescovi, ma forse piuttosto a nostra condanna, dato che possediamo il titolo onorifico e non le qualità. COLORO CHE CI SONO STATI AFFIDATI ABBANDONANO DIO E NOI STIAMO ZITTI. Giacciono nei loro peccati e noi non tendiamo loro la mano per correggerli. Ma come sarà possibile che noi emendiamo la vita degli altri, se trascuriamo la nostra? Ben per questo la santa Chiesa dice delle sue membra malate: «Mi hanno messo a guardiana delle vigne; la mia vigna, la mia, non l’ho custodita» (Ct 1, 6). POSTI A CUSTODI DELLE VIGNE, NON CUSTODIAMO AFFATTO LA VIGNA, PERCHÉ, IMPLICATI IN AZIONI ESTRANEE, TRASCURIAMO IL MINISTERO CHE DOVREMMO COMPIERE.

  26. Pur vedendo il bene che tu stai facendo per amore del Signore, l’invidioso, accecato dal suo peccato, mette in giro la voce che tu lo stai facendo solo per metterti in mostra. L’invidia è veramente una brutta bestia. Non è facile liberarsi dell’invidioso. Egli smette di perseguitare il giusto solo quando lo vede in croce. Non sempre il giusto viene difeso dalla calunnia dell’invidioso mentre è in vita. A volte il giusto riceve giustizia solo dopo la morte. Ci saranno casi in cui il giusto sarà scagionato dalla calunnia solo nel giorno del giudizio universale. Perché il Signore permette questo? Solo Lui lo sa. Non voglio sindacare l’operato di Dio.
    Come Gesù è stato messo a morte dagli invidiosi, cosi anche tu sarai bersaglio degli invidiosi se nella tua comunità vieni stimato, seguito e ascoltato. Te lo devi aspettare. L’invidioso non accetta di essere secondo a nessuno. Egli vuole essere il primo nella fila ed è pronto a spezzare le gambe a colui che il Signore ha messo al primo posto. L’invidioso è veramente una spina appuntita nello spirito dell’uomo giusto. Dove non c’è l’invidioso, non si diventa santi. E se il giusto non viene perseguitato per il bene che fa bisogna dubitare della sua santità. Dove c’è il santo, c’è la presenza dei diavoli che spingono uomini senza fede ad andare contro il giusto. Devo confessare che, nella mia vita, chi mi ha insegnato ad amare sono stati proprio gli invidiosi.
    Perciò, se nella tua comunità sei bersaglio dell’invidia, rallegrati e benedici il Signore. Attenzione, però! Se non preghi, non avrai la forza di rimanere mite e umile sotto i colpi mortali dell’invidia. Quando Davide, perseguitato da Saul, roso dell’invidia, ebbe l’opportunità di ucciderlo, disse ai suoi amici: “Lungi da me uccidere un consacrato del Signore”. Senza la preghiera, il desiderio di umiliare e mortificare chi ci invidia si fa realtà.
    L’invidioso può convertirsi solo se tu lo ami. Solo l’amore soprannaturale può cambiare il veleno in miele. Amen. Alleluia.

  27. PAPA FRANCESCO…mercoledì 10 ottobre 2018
    PAPA FRANCESCO…L’UDIENZA. IL PAPA: ABORTIRE È COME AFFITTARE UN SICARIO
    mercoledì 10 ottobre 2018
    Prosegue la catechesi del mercoledì dedicata ai Comandamenti. Il quinto, «Non uccidere», ricorda che il valore della vita è alla base dei rapporti umani. Perché Dio ama ogni vita
    «DIO È AMANTE DELLA VITA». L’HA SCANDITO, SU INVITO DI PAPA FRANCESCO, TUTTA PIAZZA SAN PIETRO AFFOLLATA DI FEDELI PER L’UDIENZA GENERALE DEL MERCOLEDÌ. DEDICATA STAMANI AL QUINTO DEI DIECI COMANDAMENTI: «NON UCCIDERE».
    Dopo la lettura tratta dal libro della Sapienza («Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato… Tu sei indulgente con tutte le cose perché sono tue, Signore, amante della vita»), il Papa ha centrato la catechesi sul valore della vita, che sta alla base dei rapporti umani.
    IL MALE SI RIASSUME NEL DISPREZZO DELLA VITA «Tutto il male operato nel mondo – ha detto – si riassume in questo: il disprezzo della vita». Guerre, organizzazioni che sfruttano l’uomo e l’ambiente, cultura dello scarto sono tutti «sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità». DISPREZZARE LA VITA, IN OGNI SUA FASE, È UCCIDERE. A COMINCIARE DALLA VITA DEL CONCEPITO. IL PAPA È STATO ESPLICITO: «SOPPRESSIONE DELLA VITA UMANA NEL GREMBO MATERNO IN NOME DELLA SALVAGUARDIA DI ALTRI DIRITTI: MA COME PUÒ ESSERE TERAPEUTICO, CIVILE O SEMPLICEMENTE UMANO UN ATTO CHE SOPPRIME LA VITA INERME NEL SUO SBOCCIARE? È GIUSTO FAR FUORI UNA VITA UMANA PER RISOLVERE UN PROBLEMA? È GIUSTO AFFITTARE UN SICARIO PER RISOLVERE UN PROBLEMA?» HA CHIESTO AI FEDELI. «NON SI PUÒ, NON È GIUSTO, È COME AFFITTARE UN SICARIO».
    Il disprezzo nasce dalla paura Da dove nascono, si è chiesto il Papa, gli atteggiamenti di disprezzo per la vita? «Nascono dalla paura». L’ACCOGLIENZA DELL’ALTRO È UNA SFIDA ALL’INDIVIDUALISMO. LA MALATTIA, LA DISABILITÀ, LA POVERTÀ, GLI STATI DI BISOGNO IN GENERALE SPAVENTANO. E QUESTO PORTA AL DISPREZZO, ALLO SCARTO, A “UCCIDERE”. «PENSIAMO A QUANDO SI SCOPRE CHE UNA VITA NASCENTE È PORTATRICE DI DISABILITÀ, ANCHE GRAVE» HA FATTO NOTARE FRANCESCO. I GENITORI SONO SPAVENTATI E AVREBBERO BISOGNO DI VICINANZA, «INVECE SPESSO RICEVONO FRETTOLOSI CONSIGLI DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA». UN BIMBO MALATO, HA RICORDATO IL PAPA, È COME OGNI BISOGNOSO DELLA TERRA, COME UN ANZIANO, COME TANTI POVERI. «COLUI O COLEI CHE SI PRESENTA COME UN PROBLEMA IN REALTÀ È UN DONO DI DIO». DI PIÙ: «LA VITA VULNERABILE CI INDICA LA VIA D’USCITA PER FUGGIRE DA UNA VITA RIPIEGATA SU SE STESSA E SCOPRIRE LA GIOIA DELL’AMORE». UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE, PIÙ CHE UN PROBLEMA DA ELIMINARE.
    IL GRAZIE AL VOLONTARIATO ITALIANO
    PARLANDO DI AMMALATI E BISOGNOSI, IL PENSIERO DEL PAPA È ANDATO ALLE TANTE PERSONE IMPEGNATE NEL VOLONTARIATO. LE HA RINGRAZIATE, RIPETUTAMENTE. IN PARTICOLARE IL VOLONTARIATO ITALIANO, HA DETTO, «È IL PIÙ FORTE CHE HO CONOSCIUTO: GRAZIE!». L’AMORE È L’UNICA MISURA DELLA VITA
    COSA PORTA DUNQUE A UCCIDERE, A RIFIUTARE LA VITA? IL DENARO, IL POTERE IL SUCCESSO. EPPURE «L’UNICA MISURA AUTENTICA DELLA VITA È L’AMORE, L’AMORE CON CUI DIO AMA OGNI VITA UMANA». QUAL È IL SENSO POSITIVO DELLA PAROLA NON UCCIDERE? «CHE DIO È AMANTE DELLA VITA». IL SEGRETO DELLA VITA CI È SVELATO DA COME L’HA TRATTATA IL FIGLIO DI DIO. «IN OGNI VITA FRAGILE E MINACCIATA CRISTO CI STA CERCANDO, STA CERCANDO IL NOSTRO CUORE PER DISCHIUDERCI LA GIOIA DELL’AMORE». ACCOGLIERE OGNI VITA, DUNQUE, «PERCHÉ OGNI UOMO VALE IL SANGUE DI CRISTO STESSO».
    AI GIOVANI: NON DISPREZZARE LA TUA ESISTENZA
    IL COMANDAMENTO “NON UCCIDERE” NON VALE SOLO NEI RAPPORTI CON GLI ALTRI. «DOBBIAMO DIRE “NON DISPREZZATE LA VITA ALTRUI MA NEANCHE LA PROPRIA”». A TANTI GIOVANI, HA OSSERVATO FRANCESCO, VA DETTO: «NON DISPREZZARE LA TUA ESISTENZA, SMETTI DI RIFIUTARE L’OPERA DI DIO, TU SEI UN’OPERA DI DIO: NON DISPREZZARTI CON LE DIPENDENZE CHE TI ROVINERANNO».
    IL PADRE CHE CI HA CREATI, HA CONCLUSO IL PAPA, È AMANTE DELLA VITA. «LO DICIAMO TUTTI INSIEME? “DIO È AMANTE DELLA VITA”. E NOI TUTTI GLI SIAMO COSÌ CARI CHE HA INVIATO SUO FIGLIO PER NOI».

  28. sant’Ambrogio, vescovo

    SI DEVE PREGARE PER TUTTO IL CORPO DELLA CHIESA

    Il Signore Gesù ti ha fatto conoscere in modo divino la bontà del Padre che sa concedere cose buone, perché anche tu chieda a lui, che è buono, ciò che è buono. Ha raccomandato di pregare intensamente e frequentemente, NON PERCHÉ LA NOSTRA PREGHIERA SI PROLUNGHI FINO AL TEDIO, MA PIUTTOSTO RITORNI A SCADENZE BREVI E REGOLARI. INFATTI LA PREGHIERA TROPPO PROLISSA SPESSO DIVENTA MECCANICA E D’ALTRA PARTE L’ECCESSIVO DISTANZIAMENTO PORTA ALLA NEGLIGENZA.
    QUANDO DOMANDI PERDONO PER TE, ALLORA È PROPRIO QUELLO IL MOMENTO DI RICORDARTI CHE DEVI CONCEDERLO AGLI ALTRI. Così l’opera sarà una commendatizia alla tua preghiera. Anche l’Apostolo insegna che si deve pregare senza ira e senza contese perché la preghiera non venga turbata e falsata. Insegna anche che si deve pregare in ogni luogo (cfr. 1 Tm 2, 8), laddove il Salvatore dice: «Entra nella tua camera» (Mt 6, 6). INTENDI NON UNA CAMERA DELIMITATA DA PARETI DOVE VENGA CHIUSA LA TUA PERSONA, MA LA CELLA CHE È DENTRO DI TE DOVE SONO RACCHIUSI I TUOI PENSIERI, DOVE RISIEDONO I TUOI SENTIMENTI. QUESTA CAMERA DELLA TUA PREGHIERA È CON TE DAPPERTUTTO, È SEGRETA DOVUNQUE TI RECHI, E IN ESSA NON C’È ALTRO GIUDICE SE NON DIO SOLO.
    Ti si insegna ancora che si deve pregare in maniera tutta speciale per il popolo, cioè per tutto il corpo, per tutte le membra della tua madre: sta in questo il segno della carità vicendevole. SE, INFATTI, PREGHI PER TE, PREGHERAI SOLTANTO PER IL TUO INTERESSE. E SE I SINGOLI PREGANO SOLTANTO PER SE STESSI, LA GRAZIA È SOLO IN PROPORZIONE DELLA PREGHIERA DI OGNUNO, SECONDO LA SUA MAGGIORE O MINORE DIGNITÀ. SE INVECE I SINGOLI PREGANO PER TUTTI, TUTTI PREGANO PER I SINGOLI E IL VANTAGGIO È MAGGIORE.
    DUNQUE, PER CONCLUDERE, SE PREGHI SOLTANTO PER TE, PREGHERAI PER TE, MA DA SOLO, COME ABBIAMO DETTO. SE INVECE PREGHI PER TUTTI, TUTTI PREGHERANNO PER TE. PERCHÉ NELLA TOTALITÀ CI SEI ANCHE TU. LA RICOMPENSA È MAGGIORE PERCHÉ LE PREGHIERE DEI SINGOLI MESSE INSIEME OTTENGONO A OGNUNO QUANTO CHIEDE TUTTO INTERO IL POPOLO. In questo non vi è alcuna presunzione, ma maggiore umiltà e frutto più abbondante.

  29. san Gregorio Magno, papa
    IL PASTORE SIA ACCORTO NEL TACERE, TEMPESTIVO NEL PARLARE

    IL PASTORE SIA ACCORTO NEL TACERE E TEMPESTIVO NEL PARLARE, PER NON DIRE CIÒ CH’È DOVEROSO TACERE E NON PASSARE SOTTO SILENZIO CIÒ CHE DEVE ESSERE SVELATO. UN DISCORSO IMPRUDENTE TRASCINA NELL’ERRORE, COSÌ UN SILENZIO INOPPORTUNO LASCIA IN UNA CONDIZIONE FALSA COLORO CHE POTEVANO EVITARLA. SPESSO I PASTORI MALACCORTI, PER PAURA DI PERDERE IL FAVORE DEGLI UOMINI, NON OSANO DIRE LIBERAMENTE CIÒ CH’È GIUSTO E, AL DIRE DI CRISTO CH’È LA VERITÀ, NON ATTENDONO PIÙ ALLA CUSTODIA DEL GREGGE CON AMORE DI PASTORI, MA COME MERCENARI. FUGGONO ALL’ARRIVO DEL LUPO, NASCONDENDOSI NEL SILENZIO.
    Il Signore li rimprovera per mezzo del Profeta, dicendo: «Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare» (Is 56, 10), e fa udire ancora il suo lamento: «Voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa degli Israeliti, perché potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore» (Ez 13, 5 Nella Sacra Scrittura col nome di profeti son chiamati talvolta quei maestri che, mentre fanno vedere la caducità delle cose presenti, manifestano quelle future.
    LA PAROLA DI DIO LI RIMPROVERA DI VEDERE COSE FALSE, PERCHÉ, PER TIMORE DI RIPRENDERE LE COLPE, LUSINGANO INVANO I COLPEVOLI CON LE PROMESSE DI SICUREZZA, E NON SVELANO L’INIQUITÀ DEI PECCATORI, AI QUALI MAI RIVOLGONO UNA PAROLA DI RIPRENSIONE.
    IL RIMPROVERO È UNA CHIAVE. APRE INFATTI LA COSCIENZA A VEDERE LA COLPA, CHE SPESSO È IGNORATA ANCHE DA QUELLO CHE L’HA COMMESSA. Per questo Paolo dice: «Perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono» (Tt 1, 9). E anche il profeta Malachia asserisce: «LE LABBRA DEL SACERDOTE DEVONO CUSTODIRE LA SCIENZA E DALLA SUA BOCCA SI RICERCA L’ISTRUZIONE, PERCHÉ EGLI È MESSAGGERO DEL SIGNORE DEGLI ESERCITI» (Ml 2, 7).
    Per questo il Signore ammonisce per bocca di Isaia: «GRIDA A SQUARCIAGOLA, NON AVER RIGUARDO; COME UNA TROMBA ALZA LA VOCE» (IS 58, 1).
    CHIUNQUE ACCEDE AL SACERDOZIO SI ASSUME L’INCARICO DI ARALDO, E AVANZA GRIDANDO PRIMA DELL’ARRIVO DEL GIUDICE, CHE LO SEGUIRÀ CON ASPETTO TERRIBILE. MA SE IL SACERDOTE NON SA COMPIERE IL MINISTERO DELLA PREDICAZIONE, EGLI, ARALDO MUTO QUAL È, COME FARÀ SENTIRE LA SUA VOCE? PER QUESTO LO SPIRITO SANTO SI POSÒ SUI PRIMI PASTORI SOTTO FORMA DI LINGUE, E RESE SUBITO CAPACI DI ANNUNZIARLO COLORO CHE EGLI AVEVA RIEMPITO.

  30. (D. M. TUROLDO)

    “Si è perso il dono e l’uso della CONTEMPLAZIONE… civiltà del frastuono.
    Tempo senza PREGHIERA.
    Senza SILENZIO e quindi senza ASCOLTO.
    E il diluvio delle nostre parole
    soffoca l’appassionato suono della sua Parola.”

  31. COMBATTI LA BUONA BATTAGLIA DELLA FEDE
    san Gregorio di Nissa, vescovo

    QUANDO UN’ANIMA SI CONVERTE, ODIA IL PECCATO, SI DEDICA CON TUTTO L’IMPEGNO AL BENE, ACCOGLIE IN SÉ LA GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO E DIVIENE UN ESSERE COMPLETAMENTE NUOVO. SI AVVERA ALLORA LA PAROLA DELLA SCRITTURA: «TOGLIETE VIA IL LIEVITO VECCHIO PER ESSERE UNA PASTA NUOVA» (1 Cor 5, 7)
    Per questo l’Apostolo ci raccomanda di armarci con le armi celesti: RIVESTITEVI CON LA CORAZZA DI GIUSTIZIA E CALZATE I VOSTRI PIEDI PER ANNUNZIARE IL VANGELO DELLA PACE, E CINGETE I VOSTRI FIANCHI CON LA VERITÀ (CFR. EF 6, 14).
    VEDI QUANTI MEZZI DI SALVEZZA L’APOSTOLO TI HA INDICATO, TUTTI TENDENTI AD UN UNICO REGNO E AD UN’UNICA META. LA VITA DIVENTA UN SICURO CAMMINO NELLA VIA DEI COMANDAMENTI FINO AL TRAGUARDO FINALE STABILITO DA DIO.
    L’APOSTOLO DICE ANCORA: «CORRIAMO CON PERSEVERANZA NELLA CORSA, TENENDO FISSO LO SGUARDO SU GESÙ AUTORE E PERFEZIONATORE DELLA FEDE» (Eb 12, 1-2).
    Chi si dimostra superiore agli allettamenti del pellegrinaggio terreno senza farsi ammaliare dalla gloria mondana, sentirà il bisogno di far sacrificio di se stesso a Dio. FAR SACRIFICIO DI SE STESSO A DIO SIGNIFICA NON CERCARE MAI LA PROPRIA VOLONTÀ, MA QUELLA DI DIO E SEGUIRLA COME BUONA GUIDA, E POI CONTENTARSI DI QUANTO È NECESSARIO PER LA PROPRIA VITA. CIÒ AIUTERÀ CIASCUNO A COMPIERE CON MAGGIOR IMPEGNO E SERENITÀ I PROPRI DOVERI PER IL BENE SUO E DEGLI ALTRI, COME SI CONVIENE A UN DISCEPOLO DI CRISTO. QUESTO INFATTI VUOLE IL SIGNORE QUANDO DICE: E CHI DI VOI VUOL ESSERE IL PRIMO E IL PIÙ GRANDE, SIA L’ULTIMO DI TUTTI E IL SERVO DI TUTTI (CFR. MC 9, 35).
    Chi accetta questo criterio deve servire gratuitamente, sottomettersi a tutti e dare le sue prestazioni come il debitore che restituisce un prestito ad alto tasso.
    COLORO POI CHE ESERCITANO UNA AUTORITÀ HANNO UN ONERE ANCOR MAGGIORE DEGLI ALTRI. IL LORO SERVIZIO È PIÙ IMPEGNATIVO DI QUELLO DEI SUDDITI. DEVONO DARE L’ESEMPIO DI SAPER SERVIRE UMILMENTE GLI ALTRI, CONSIDERANDO I FRATELLI COME UN DEPOSITO LORO AFFIDATO DA DIO.
    CHI HA RESPONSABILITÀ SU ALTRI SI COMPORTI COME UN COSCIENZIOSO EDUCATORE CHE CURA CON SOLLECITUDINE I FANCIULLI AFFIDATIGLI DAI GENITORI. SE VI SARÀ TALE RAPPORTO DI INTESA E DI AFFIATAMENTO FRA CHI GUIDA E CHI UBBIDISCE, L’UBBIDIENZA DIVERRÀ GIOIOSA E IL COMANDO PIACEVOLE. SARETE SICURI DI ESSERE SULLA VIA PERFETTA. SE VI ONORERETE A VICENDA, CONDURRETE IN TERRA UNA VITA FELICE DA ANGELI.

  32. DOPO LA NEBBIA

    Dopo tanta nebbia
    a una a una
    si svelano le stelle.
    Respiro il fresco
    che mi lascia
    il colore del cielo”.
    (G. Ungaretti)

  33. CANTICO DELLE CREATURE
    Altissimo, onnipotente, bon Signore,
    tue so’ le laude, la gloria et l’honore
    et onne benedictione.

    A te solo, Altissimo, se konfanno
    et nullo homo ene digno te mentovare.

    Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
    spetialmente messer lo frate sole,
    lo qual è iorno; et allumini noi per lui.
    Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
    de te, Altissimo, porta significatione.

    Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
    in celu l’hai formate clarite et pretiose et belle.
    Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
    et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
    per lo quale alle tue creature dai sustentamento.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sora acqua,
    la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.
    Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
    per lo quale ennallumini la nocte;
    et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
    la quale ne sustenta et governa,
    et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
    Laudato si’, mi’ Signore,
    per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
    et sostengon infirmitate et tribulatione.
    Beati quelli ke le sosterranno in pace
    ka da te, Altissimo, saranno incoronati.
    Laudato si’, mi’ Signore,
    per sora nostra morte corporale,
    da la quale nullo uomo vivente pò skappare.
    Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;
    beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
    ka la morte secunda nol farà male.
    Laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate
    et servitelo cum grande humilitate.

  34. SAN FRANCESCO D’ASSISI
    DOBBIAMO ESSERE SEMPLICI, UMILI E PURI
    Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla santa e gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così santo e così glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe ricevuto la vera carne della nostra umanità e fragilità. EGLI, ESSENDO OLTREMODO RICCO, VOLLE TUTTAVIA SCEGLIERE, PER SÉ E PER LA SUA SANTISSIMA MADRE, LA POVERTÀ. All’approssimarsi della sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi discepoli. POSE LA SUA VOLONTÀ NELLA VOLONTÀ DEL PADRE. NON SI OFFRÌ PER SE STESSO, NON NE AVEVA INFATTI BISOGNO LUI, CHE AVEVA CREATO TUTTE LE COSE. SI OFFRÌ INVECE PER I NOSTRI PECCATI, LASCIANDOCI L’ESEMPIO PERCHÉ SEGUISSIMO LE SUE ORME (cfr. 1 Pt 2, 21). E il Padre vuole che tutti ci salviamo per mezzo di lui e lo riceviamo con puro cuore e casto corpo. O come sono beati e benedetti coloro che amano il Signore e ubbidiscono al suo Vangelo! È detto infatti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10, 27). AMIAMO DUNQUE DIO E ADORIAMOLO CON CUORE PURO E PURA MENTE, PERCHÉ EGLI STESSO QUESTO RICERCA SOPRA OGNI COSA QUANDO DICE «I VERI ADORATORI ADORERANNO IL PADRE IN SPIRITO E VERITÀ» (GV 4, 23). Dunque tutti quelli che l’adorano devono adorarlo in spirito e verità. Rivolgiamo a lui giorno e notte lodi e preghiere, perché dobbiamo sempre pregare e non stancarci mai (cfr. Lc 18, 1), e diciamogli: «PADRE NOSTRO, CHE SEI NEI CIELI» (Mt 6, 9). FACCIAMO INOLTRE «FRUTTI DEGNI DI CONVERSIONE» (MT 3, 8) E AMIAMO IL PROSSIMO COME NOI STESSI. SIAMO CARITATEVOLI, SIAMO UMILI, FACCIAMO ELEMOSINE PERCHÉ ESSE LAVANO LE NOSTRE ANIME DALLE SOZZURE DEL PECCATO. GLI UOMINI PERDONO TUTTO QUELLO CHE LASCIANO IN QUESTO MONDO. PORTANO CON SÉ SOLO LA MERCEDE DELLA CARITÀ E DELLE ELEMOSINE CHE HANNO FATTO. È IL SIGNORE CHE DÀ LORO IL PREMIO E LA RICOMPENSA. Non Dobbiamo Essere Sapienti E Prudenti Secondo La Carne, Ma Piuttosto Semplici, Umili E Casti. NON DOBBIAMO MAI DESIDERARE DI ESSERE AL DI SOPRA DEGLI ALTRI, MA PIUTTOSTO SERVI E SOTTOMESSI A OGNI UMANA CREATURA PER AMORE DEL SIGNORE. E SU TUTTI COLORO CHE AVRANNO FATTE TALI COSE E PERSEVERATO FINO ALLA FINE, RIPOSERÀ LO SPIRITO DEL SIGNORE. EGLI PORRÀ IN ESSI LA SUA DIMORA ED ABITAZIONE. SARANNO FIGLI DEL PADRE CELESTE PERCHÉ NE COMPIONO LE OPERE. SARANNO CONSIDERATI COME FOSSERO PER IL SIGNORE O SPOSA O FRATELLO O MADRE.

  35. AUTORE ANONIMO
    Storia di un bambino di 5 anni che nonostante credeva di morire, era disposto a salvare la vita della sorella.

    “Un medico di nome Jim Clark è rimasto sbalordito dall’atteggiamento di un bimbo verso la sorella gemella. La bimba soffriva di una grave malattia ed aveva bisogno urgente di una trasfusione di sangue per sopravvivere.
    La sua unica speranza era di ricevere il sangue dal suo fratello gemello, non solo perché avevano lo stesso gruppo sanguigno, ma perché l’altro aveva superato miracolosamente la stessa malattia, per cui aveva sviluppato gli anticorpi necessari per combatterla.
    Quando il medico chiese al bambino se era disposto a donare il suo sangue alla sorella, in un primo momento il piccolo esitò, ma, allorché il dottore spiegò che QUELLO ERA L’UNICO MODO PER SALVARLE LA VITA, il bambino ACCETTO’.

    Disteso sul lettino d’ospedale accanto alla sorella, il bambino sorrise vedendo di nuovo il colorito roseo delle guance di lei, man mano che la trasfusione progrediva.
    Tutto a un tratto, però, il sorriso scomparve, il piccolo diventò pallido.
    Guardò i suoi genitori e DISSE LORO ADDIO;
    poi, rivolgendosi al medico, chiese: “ORA.. COMINCERO’ A MORIRE?”

    Egli AVEVA FRAINTESO le parole del dottore.
    Pensava che avesse dovuto donare tutto il suo sangue alla sorella e CHE SAREBBE MORTO PER QUESTO.
    NONOSTANTE CIO’, LO AVEVA DATO!”.

  36. san Policarpo, vescovo e martire
    CAMMINIAMO NELLA FEDE E NELLA GIUSTIZIA

    Vi scongiuro tutti: obbedite alla parola di giustizia e perseverate in quella fortezza della quale i vostri stessi occhi hanno ammirato il modello non solo nei beati Ignazio, Zòsimo e Rufo, ma anche negli altri che furono tra voi e nello stesso Paolo e negli altri apostoli. Sappiate che essi non corsero invano (cfr. Fil 2, 16), ma nella fede e nella giustizia, e che ora si trovano nel luogo loro promesso, presso il Signore, di cui condivisero le sofferenze. Essi non amarono il secolo presente (cfr. 2 Tm 4, 10), ma colui che morì per noi tutti e che per noi fu risuscitato da Dio.
    RIMANETE SALDI IN QUESTE CONVINZIONI E SEGUITE L’ESEMPIO DEL SIGNORE, FERMI E IRREMOVIBILI NELLA FEDE. AMATE I VOSTRI FRATELLI E AMATEVI VICENDEVOLMENTE. STATE UNITI NELLA VERITÀ, USATEVI RECIPROCHE ATTENZIONI CON LA DOLCEZZA DEL SIGNORE, NON DISPREZZATE NESSUNO. Quando potete fare del bene, non differitelo, «perché l’elemosina libera dalla morte» (Tb 4, 10). «Siate sottomessi gli uni agli altri» (Ef 5, 21) e «la vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile» (1 Pt 2, 12); meriterete così lode per le vostre buone opere e non si bestemmierà il Signore per colpa vostra. Guai a colui per causa del quale il nome del Signore è disprezzato. Insegnate a tutti quella santa condotta nella quale voi stessi vivete.
    MOLTO MI ADDOLORÒ IL CASO DI VALENTE, CHE FU UN TEMPO PRESBITERO IN MEZZO A VOI E CHE, CON IL SUO COMPORTAMENTO, DIMOSTRA ORA UNA COSÌ GRAVE CARENZA NELLA STIMA DELL’UFFICIO CHE GLI È STATO AFFIDATO. PER QUESTO VI ESORTO A GUARDARVI DALL’AVARIZIA E AD ESSERE CASTI E LEALI. ASTENETEVI DA OGNI MALE.
    CHI NON È CAPACE DI DOMINARE SE STESSO, COME POTRÀ ESORTARE GLI ALTRI? PERCHÉ CHI NON SI ASTIENE DALL’AVARIZIA VERRÀ CONTAMINATO DALL’IDOLATRIA E SARÀ ANNOVERATO TRA I PAGANI, CHE IGNORANO I GIUDIZI DEL SIGNORE. «O NON SAPETE CHE I SANTI GIUDICHERANNO IL MONDO» (1 COR 6, 2), COME INSEGNA PAOLO?
    Io, tuttavia, non ho mai constatato né sentito dire nulla di simile di voi, in mezzo ai quali lavorò Paolo ed ai quali egli allude all’inizio della sua lettera. Di voi infatti egli si gloriava in tutte le chiese che allora conoscevano Dio, mentre noi non lo conoscevamo ancora.
    DI MOLTA AMAREZZA È, QUINDI, MOTIVO PER ME SIA VALENTE CHE SUA MOGLIE. IL SIGNORE CONCEDA LORO LA GRAZIA DI UNA VERA CONVERSIONE. TRATTATELI PERÒ SENZA ASPREZZA E NON COME NEMICI (CFR. 2 TS 3, 15), MA RICHIAMATELI COME MEMBRA SOFFERENTI E SVIATE PERCHÉ L’INTERO VOSTRO CORPO SIA SALVO. AIUTANDOLI, CONTRIBUIRETE ALL’EDIFICAZIONE DI VOI STESSI.

  37. Essere l’angelo di qualcuno
    Figlie mie, che vi occupate dei bambini piccini, che posto avete presso di loro? Siete in qualche modo i loro angeli. Ebbene, figlie mie, disdegnereste di trovarvi presso questi poveri piccoli, quando i loro angeli sono felici di esserci sempre?! Se essi vedono Dio, è da quel luogo; se lo glorificano, è da presso questi bambini; se ricevono i suoi comandi, è ancora da lì. Sono loro che innalzano a Dio la gloria che gli rendono questi piccini coi loro versi e bisbigli. E si stimano onoratissimi di render loro servizio. O mie figlie, approfittate di essere impegnate a prendervi cura di questi bambini coi loro gloriosi spiriti!

  38. TI CUSTODISCANO IN TUTTI I TUOI PASSI
    Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate

    «EGLI DARÀ ORDINE AI SUOI ANGELI DI CUSTODIRTI IN TUTTI I TUOI PASSI» (Sal 90, 11). Ringrazino il Signore per la sua misericordia e per i suoi prodigi verso i figli degli uomini. Ringrazino e dicano tra le genti: grandi cose ha fatto il Signore per loro. O Signore, che cos’è l’uomo, per curarti di lui o perché ti dai pensiero per lui? Ti dai pensiero di lui, di lui sei sollecito, di lui hai cura. INFINE GLI MANDI IL TUO UNIGENITO, FAI SCENDERE IN LUI IL TUO SPIRITO, GLI PROMETTI ANCHE LA VISIONE DEL TUO VOLTO. E PER DIMOSTRARE CHE IL CIELO NON TRASCURA NULLA CHE CI POSSA GIOVARE, CI METTI A FIANCO QUEGLI SPIRITI CELESTI, PERCHÉ CI PROTEGGANO, E CI ISTRUISCANO E CI GUIDINO.
    «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi». Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! RIVERENZA PER LA PRESENZA, DEVOZIONE PER LA BENEVOLENZA, FIDUCIA PER LA CUSTODIA. SONO PRESENTI, DUNQUE, E SONO PRESENTI A TE, NON SOLO CON TE, MA ANCHE PER TE. SONO PRESENTI PER PROTEGGERTI, SONO PRESENTI PER GIOVARTI.
    Anche se gli angeli sono semplici esecutori di comandi divini, si deve essere grati anche a loro perché ubbidiscono a Dio per il nostro bene.
    Siamo dunque devoti, siamo grati a protettori così grandi, riamiamoli, onoriamoli quanto possiamo e quanto dobbiamo. TUTTO L’AMORE E TUTTO L’ONORE VADA A DIO, DAL QUALE DERIVA INTERAMENTE QUANTO È DEGLI ANGELI E QUANTO È NOSTRO. DA LUI VIENE LA CAPACITÀ DI AMARE E DI ONORARE, DA LUI CIÒ CHE CI RENDE DEGNI DI AMORE E DI ONORE.
    AMIAMO AFFETTUOSAMENTE GLI ANGELI DI DIO, COME QUELLI CHE SARANNO UN GIORNO I NOSTRI COEREDI, MENTRE NEL FRATTEMPO SONO NOSTRE GUIDE E TUTORI, COSTITUITI E PREPOSTI A NOI DAL PADRE. Ora, infatti, siamo figli di Dio. Lo siamo, anche se questo attualmente non lo comprendiamo chiaramente, perché siamo ancora bambini sotto amministratori e tutori e, conseguentemente, non differiamo per nulla dai servi. Del resto, anche se siamo ancora bambini e ci resta un cammino tanto lungo e anche tanto pericoloso, CHE COSA DOBBIAMO TEMERE SOTTO PROTETTORI COSÌ GRANDI?
    NON POSSONO ESSERE SCONFITTI NÉ SEDOTTI E TANTO MENO SEDURRE, ESSI CHE CI CUSTODISCONO IN TUTTE LE NOSTRE VIE. SONO FEDELI, SONO PRUDENTI, SONO POTENTI. PERCHÉ TREPIDARE? SOLTANTO SEGUIAMOLI, STIAMO LORO VICINI E RESTIAMO NELLA PROTEZIONE DEL DIO DEL CIELO.

  39. PREGHIERA ANGELO CUSTODE

    Donaci, o Signore, un Angelo di luce che ci prenda per mano, ci accompagni a Te e ci insegni a compiere le tue opere.
    Donaci, o Signore, un Angelo amico che ci riveli e ci faccia sentire la tua bontà e il tuo amore e ci renda capaci di pietà verso ogni creatura.
    Donaci, o Signore, un Angelo di comunione con cui poter condividere i doni della vita illuminata dal tuo Spirito.
    Donaci, o Signore, un Angelo buono che custodisca la nostra anima, che vegli sulla nostra vita, che guidi il nostro cammino.
    Ci sia egli sempre vicino con il suo volto luminoso e ci conduca a Te, ai tuoi Santi, a coloro che amiamo e ci amano ed anche a coloro che non ci amano e che facciamo fatica a amare.
    Amen!

  40. PAPA FRANCESCO – SPIRITUALITÀ E PREGHIERA
    OTTOBRE: PREGARE IL SANTO ROSARIO OGNI GIORNO

    Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno, durante l’intero mese mariano di ottobre; e a unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi. Nei giorni scorsi, prima della sua partenza per i Paesi Baltici, il Santo Padre ha incontrato padre Fréderic Fornos S.I., direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera per il Papa; e gli ha chiesto di diffondere in tutto il mondo questo suo appello a tutti i fedeli, invitandoli a concludere la recita del Rosario con l’antica invocazione “SUB TUUM PRAESIDIUM, e con la preghiera a San Michele Arcangelo che ci protegge e aiuta nella lotta contro il male (cfr. Apocalisse12, 7-12).
    La preghiera – ha affermato il Pontefice pochi giorni fa, l’11 settembre, in un’omelia a Santa Marta, citando il primo libro di Giobbe – è l’arma contro il Grande accusatore che “gira per il mondo cercando come accusare”. Solo la preghiera lo può sconfiggere. I mistici russi e i grandi santi di tutte le tradizioni consigliavano, nei momenti di turbolenza spirituale, di proteggersi sotto il manto della Santa Madre di Dio pronunciando l’invocazione “Sub Tuum Praesidium”.

    L’invocazione “Sub Tuum Praesidium” recita così:

    “Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo Gloriosa et Benedicta”.
    [Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e Benedetta].

    Con questa richiesta di intercessione il Santo Padre chiede ai fedeli di tutto il mondo di pregare perché la Santa Madre di Dio, ponga la Chiesa sotto il suo manto protettivo: per preservarla dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla allo stesso tempo sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi nel presente e nel passato e impegnata a combattere senza nessuna esitazione perché il male non prevalga.

  41. NEL CUORE DELLA CHIESA, MIA MADRE, IO SARÒ L’AMORE

    SICCOME LE MIE IMMENSE ASPIRAZIONI ERANO PER ME UN MARTIRIO, MI RIVOLSI ALLE LETTERE DI SAN PAOLO, per trovarmi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l’occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi la pace. Continuai nella lettura e non mi perdetti d’animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «ASPIRATE AI CARISMI PIÙ GRANDI. E IO VI MOSTRERÒ UNA VIA MIGLIORE DI TUTTE» (1 Cor 12, 31). L’Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità é la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. AVEVO TROVATO FINALMENTE LA PACE. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. COMPRESI CHE LA CHIESA HA UN CORPO COMPOSTO DI VARIE MEMBRA, MA CHE IN QUESTO CORPO NON PUÒ MANCARE IL MEMBRO NECESSARIO E PIÙ NOBILE. COMPRESI CHE LA CHIESA HA UN CUORE, UN CUORE BRUCIATO DALL’AMORE. CAPII CHE SOLO L’AMORE SPINGE ALL’AZIONE LE MEMBRA DELLA CHIESA E CHE, SPENTO QUESTO AMORE, GLI APOSTOLI NON AVREBBERO PIÙ ANNUNZIATO IL VANGELO, I MARTIRI NON AVREBBERO PIÙ VERSATO IL LORO SANGUE. COMPRESI E CONOBBI CHE L’AMORE ABBRACCIA IN SÉ TUTTE LE VOCAZIONI, CHE L’AMORE É TUTTO, CHE SI ESTENDE A TUTTI I TEMPI E A TUTTI I LUOGHI, IN UNA PAROLA, CHE L’AMORE È ETERNO. ALLORA CON SOMMA GIOIA ED ESTASI DELL’ANIMO GRIDA: O GESÙ, MIO AMORE, HO TROVATO FINALMENTE LA MIA VOCAZIONE. LA MIA vocazione é l’amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. NEL CUORE DELLA CHIESA, MIA MADRE, IO SARÒ L’AMORE ED IN TAL MODO SARÒ TUTTO E IL MIO DESIDERIO SI TRADURRÀ IN REALTÀ.
    S. Teresa di Gesù Bambino

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