•  FEBBRAIO  2019 “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gesù) 

    febbraio 2019: GIORNATA DELLA VITA… Lodevole e bella l’iniziativa. Purché non ci faccia pensare che la vita è importante solo un giorno all’anno. E che negli altri giorni possiamo…giocarci. Metterla a repentaglio. Sciuparla… La nostra e quella degli altri. No. La vita merita la nostra attenzione sempre. Da bambini e da anziani. Nei giorni di festa e in quelli feriali. Nella gioia e nel dolore. E’ sempre un miracolo da contemplare, difendere, promuovere.  La vita: ci giochi o…te la giochi? Domanda volutamente provocatoria allo scopo di suscitare qualche reazione. Come sempre attingiamo a fonti d’acqua non inquinate: Parola di Dio, magistero della Chiesa, esperienza dei santi Il tema di scottante attualità ci tocca tutti. Se vuoi, esprimi un pensiero anche tu. Può fare del bene. Fraternamente dv        

    O Signore, nostro Dio,  quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:  sopra i cieli si innalza la tua magnificenza. Con la bocca dei bimbi e dei lattanti  affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli. Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,  che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?  Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,  tutto hai posto sotto i suoi piedi;  tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; Gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare.  O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

     2019 GERMOGLIA LA SPERANZA «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

    VITA CHE “RINGIOVANISCE”   Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo.. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa.Sl 8: Grandezza di Dio e dell’uomo   

  • GENERAZIONI SOLIDALI Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni», come ci ricorda con insistenza papa Francesco. Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. « La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire». Si rende sempre più necessario  UN PATTO PER LA NATALITÀ, CHE COINVOLGA TUTTE LE FORZE CULTURALI E POLITICHE E RICONOSCA LA FAMIGLIA COME GREMBO GENERATIVO DEL NOSTRO PAESE. 
  • L’ABBRACCIO ALLA VITA FRAGILE GENERA FUTURO     PER APRIRE IL FUTURO SIAMO CHIAMATI ALL’ACCOGLIENZA DELLA VITA PRIMA E DOPO LA NASCITA, IN OGNI CONDIZIONE E CIRCOSTANZA IN CUI ESSA È DEBOLE, MINACCIATA E BISOGNOSA DELL’ESSENZIALE.  Nello stesso tempo Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, DAGLI ATTENTATI ALL’INTEGRITÀ E ALLA SALUTE DELLA “CASA COMUNE”, CHE È IL NOSTRO PIANETA. LA VERA ECOLOGIA È SEMPRE INTEGRALE E CUSTODISCE LA VITA SIN DAI PRIMI ISTANTI.  La vita fragile si genera in un abbraccio:      «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo». Alla «piaga dell’aborto» – che «non è un male minore, è un crimine» – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «RESPINGERE PROFUGHI E MIGRANTI VERSO LUOGHI DOVE LI ASPETTANO PERSECUZIONI E VIOLENZE».  Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad ACCOGLIERE, CUSTODIRE E PROMUOVERE LA VITA UMANA DAL CONCEPIMENTO AL SUO NATURALE TERMINE. IL FUTURO INIZIA OGGI: È UN INVESTIMENTO NEL PRESENTE, CON LA CERTEZZA CHE «LA VITA È SEMPRE UN BENE», PER NOI E PER I NOSTRI FIGLI. PER TUTTI. È UN BENE DESIDERABILE E CONSEGUIBILE.
  •  Alla «piaga dell’aborto» – che «non è un male minore, è un crimine» – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «RESPINGERE PROFUGHI E MIGRANTI VERSO LUOGHI DOVE LI ASPETTANO PERSECUZIONI E VIOLENZE». Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad ACCOGLIERE, CUSTODIRE E PROMUOVERE LA VITA UMANA DAL CONCEPIMENTO AL SUO NATURALE TERMINE. IL FUTURO INIZIA OGGI: È UN INVESTIMENTO NEL PRESENTE, CON LA CERTEZZA CHE «LA VITA È SEMPRE UN BENE», PER NOI E PER I NOSTRI FIGLI. PER TUTTI. È UN BENE DESIDERABILE E CONSEGUIBILE.
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  • SIMONE  CRISTICCHI    “ABBI CURA DI ME”,
  •   «UN CANTICO DELLE CREATURE0?  Mi piace questa definizione». Sorride Simone Cristicchi della nostra prima impressione a caldo “ABBI CURA DI ME”: SEMBRA UNA LAUDE FRANCESCANA.  Il brano nasce  dalla voglia di mettere in musica quelle poche cose che ho imparato dalla vita. Nei versi della canzone ricorre il tema dell’accettazione, della fiducia. Soprattutto è una dichiarazione di fragilità e debolezza, una richiesta d’aiuto, una preghiera all’Amore universale, verso un padre, una madre, un figlio. 
  • ANCHE VERSO DIO? Una suora di clausura mi ha dato l’interpretazione più bella. È una preghiera di Dio all’uomo, perché anche Dio ha le sue fragilità  Le persone più felici che ho incontrato, sono quelle appartate dal mondo,  non per fuga o snobismo.
  • NEL SILENZIO CI SI CONNETTE A QUALCOSA.Ed è proprio soggiornando in un eremo che ho scritto Lo chiederemo agli alberi. Parlo dell’allodola, l’uccellino prediletto da San Francesco perché si ciba delle briciole e… canta dall’alba alla notte.                          
  • LEI È UNO SPIRITO IN RICERCA?    Si possono leggere milioni di libri…Ma la spiritualità va toccata con mano…tu la spiritualità la devi toccare e farne esperienza.
  • HA ANCHE INCONTRATO PAPA FRANCESCO? L’ho incontrato la settimana scorsa al termine dell’Udienza generale. È stato molto gentile e disponibile. Gli ho strappato la promessa di un’intervista per il documentario sulla felicità
    • UN TEMPO ERA CRITICO CON LA CHIESA. COSA È CAMBIATO?   Un amico monaco mi ha detto che sono un cristiano inconsapevole… Credo che dobbiamo ritornare alle priorità della vita. Siamo invasi ogni giorno da mille progetti, mille informazioni, mille immagini, siamo continuamente collegati e connessi con la realtà virtuale. Così si perde interesse per le grandi domande dell’esistenza. Siamo noi stessi che ci dobbiamo risvegliare e capire l’importanza della vita.   
    • SI E’ SCHIERATO  CON  BAGLIONI SUL TEMA DEI MIGRANTI C’è una visione ottusa del mondo di oggi …non si può fermare questa ondata che rimetterà in gioco la nostra idea di società.  Io Ho Due Bambini Di 11 E 7 Anni e vedo nelle scuole come si sta riconfigurando la nostra società, VEDO L’UMANITÀ DEL FUTURO. E I BAMBINI SONO MOLTO PIÙ AVANTI DI NOI.
  • ABBI CURA DI ME  Simone  CristicchiAdesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole     Più che perle di saggezza sono sassi di miniera   Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera Non cercare un senso a tutto perché tutto ha senso Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo Perché la natura è un libro di parole misteriose Dove niente è più grande delle piccole cose
    È il fiore tra l’asfalto lo spettacolo del firmamento
    È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento

    È la legna che brucia che scalda e torna cenere
    La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere
    Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi
    E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri

    Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo
    E dai valore ad ogni singolo attimo   Ti immagini se cominciassimo  a volare Tra le montagne e il mare Dimmi dove vorresti andare Abbracciami se avrò paura di cadere Che siamo in equilibrio SULLA PAROLA INSIEME  ABBI CURA DI ME  ABBI CURA DI ME

    IL TEMPO TI CAMBIA FUORI, L’AMORE TI CAMBIA DENTRO
    BASTA METTERSI AL FIANCO INVECE DI STARE AL CENTRO

    L’AMORE È L’UNICA STRADA, È L’UNICO MOTORE  È LA SCINTILLA DIVINA CHE CUSTODISCI NEL CUORE    TU NON CERCARE LA FELICITÀ SEMMAI PROTEGGILA  È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima È una manciata di semi che lasci alle spalle    Come crisalidi che diventeranno farfalle Ognuno combatte la propria battaglia Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia   Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo Anche se sarà pesante come sollevare il mondo   E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
    E ti basta solo un passo per andare oltre  Ti immagini se cominciassimo       a volare Tra le montagne e il mare  Dimmi dove vorresti andare ABBRACCIAMI se avrai paura di cadere  Che nonostante tutto   Noi siamo ancora insieme. Abbi cura di me qualunque strada sceglierai,      Amore, abbi cura di me, abbi cura di me   Che tutto è così fragile
    Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino perché mi    trema la voce come se fossi un bambino ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare, tu stringimi forte e non lasciarmi andare.  ABBI CURA DI ME.
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  • VALENTINO – Santo dell’Amore
    • LA STORIA  La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Altri testi del sec. VI, raccontano che S.Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice. Oggi la festa di S. Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di S.Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.
    • La rosa della… riconciliazione:
      Passeggiando per il suo giardino, Valentino un giorno udì due fidanzati litigare. Invitando i due ragazzi alla ragione, egli porse loro una rosa affinché la stringessero facendo attenzione a non pungersi con le spine e pregando perché il loro amore fosse eterno.

    I due giovani si riconciliarono immediatamente e Dopo non molto tempo, si recarono nuovamente dal Santo per celebrare il matrimonio ed invocare la sua benedizione.  

    • I bambini: Il giardino della casa di San Valentino era un luogo di gioia ed amore, dove spesso gli abitanti della città di Terni si recavano, per ricevere i preziosi consigli del santo. Particolari ed abituali frequentatori del giardino erano i bambini della zona, che lì si recavano per giocare. Valentino, rallegrandosi della loro spensieratezza e della loro purezza, spesso si fermava ad osservarli, soprattutto per essere certo che non corressero pericolo alcuno. Quando il sole iniziava a tramontare, egli si recava tra loro e a ciascuno regalava un fiore, che i bambini avrebbero dovuto portare alle loro mamme. Un piccolo stratagemma, per essere certo che i fanciulli si dirigessero subito a casa, senza far troppo tardi… E visto che S. Valentino voleva molto bene ai bambini, prendiamoci una pausa di …buon umore e ascoltiamo cosa dicono i bambini sull’amore.
    • Per i bambini l’amore è…: Degli psicologi hanno posto a bambini dai 4 agli 8 anni, la domanda: Cosa vuol dire amore? Queste le risposte…
    • L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria  (Carlo,5 anni)
    • Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore (Rebecca, 8 anni)
    • Quando qualcuno ci ama, il modo che ha di dire il nostro nome è diverso. Sappiamo che il nostro nome è al sicuro in quella bocca. (Luca 4 anni)
    • L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi (Martina 5 anni)
    • L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a …L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna 5 anni)
    • L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono. (Daniele 7 anni)
    • L’amore è quando una donna vecchia e un uomo vecchio, sono ancora amici anche se si conoscono bene. (Tommaso 6 anni)
    • L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo (Elena 5 anni)
    • L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria 4 anni)
    • Non bisogna mai dire ti amo se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica 8 anni)

     La creatura che hai al fianco è mia.
    Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre…
    Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido.
    La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
    Quando l’hai incontrata l’hai trovata amabile e bella.
    Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza,
    è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza ed amore,
    è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità,
    l’intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.
    Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
    Ha bisogno di serenità e gioia, d’affetto e di tenerezza,
    di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose.
    Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me.                                   Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola,
    nel perdono, nella speranza. Abbi fiducia in Me.
    La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
    Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.
    Era il modo più bello per dirti:

    “Ecco te l’affido”
    Con le parole “Prometto di essere fedele, di amarti e
    rispettarti per la tutta la vita” …
    è come se mi rispondessi          che sei felice di accoglierla e di prenderti cura di lei.

    E’ il mio dono di nozze:
    la grazia del sacramento del matrimonio.
    Io sarò sempre con voi e farò di voi
    strumenti del mio amore e della mia tenerezza:
    continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti d’amore”

    (M. Illiceto, Corpi alla ricerca di un volto)

    La carezza libera le mani dalla propria prigionia.
    Nelle tue mani, le mie. Nelle mie, le tue.
    Nelle nostre, le mani di ogni uomo in cerca di carezza.
    La carezza permette alle mani di portare nel corpo la pace,
    smascherando la violenza come forma inutile di relazione.
    Perché la vera pace inizia da dentro di me, dal mio corpo.La carezza riconcilia il mio corpo con la propria forma.
    E’ in essa e con essa che il mio corpo ritrova
    la propria forma originaria.
    Le mani sono come le porte dell’anima.
    Soltanto l’amore libera le tue mani
    dalla paura di dover perdere ciò che donerai.

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    LETTERA D’AMORE TRA DUE SPOSI

    COPPIE DI SPOSI SANTI GIANNA E PIETRO

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DAI «DISCORSI» DI SAN SOFRONIO,  VESCOVO  ACCOGLIAMO LA LUCE VIVA ED ETERNA

 LA LUCE VENNE NEL MONDO (CFR. GV 1, 9) E, DISSIPATE LE TENEBRE CHE LO AVVOLGEVANO, LO ILLUMINÒ. CI VISITÒ COLUI CHE SORGE DALL’ALTO (CFR. LC 1, 78) E RIFULSE A QUANTI GIACEVANO NELLE TENEBRE. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. COSÌ INDICHEREMO CHE A NOI RIFULSE LA LUCE, E RAPPRESENTEREMO LO SPLENDORE DIVINO DI CUI SIAMO MESSAGGERI. PER QUESTO CORRIAMO TUTTI INCONTRO A DIO. Ecco il significato del mistero odierno.
   La luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1, 9) è venuta. TUTTI DUNQUE, O FRATELLI, SIAMONE ILLUMINATI, TUTTI BRILLIAMO. NESSUNO RESTI ESCLUSO DA QUESTO SPLENDORE, NESSUNO SI OSTINI A RIMANERE IMMERSO NEL BUIO. Ma avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui. Riceviamo esultanti nell’animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. INNALZIAMO CANTI DI RINGRAZIAMENTO AL PADRE DELLA LUCE, CHE MANDÒ LA LUCE VERA, E DISSIPÒ OGNI TENEBRA, E RESE NOI TUTTI LUMINOSI. LA SALVEZZA DI DIO, INFATTI, PREPARATA DINANZI A TUTTI I POPOLI E MANIFESTATA A GLORIA DI NOI, NUOVO ISRAELE, GRAZIE A LUI, LA VEDEMMO ANCHE NOI e subito fummo liberati dall’antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.  ANCHE NOI, ABBRACCIANDO CON LA FEDE IL CRISTO CHE VIENE DA BETLEMME, DIVENIMMO DA PAGANI POPOLO DI DIO. EGLI, INFATTI, È LA SALVEZZA DI DIO PADRE. VEDEMMO CON GLI OCCHI IL DIO FATTO CARNE. E PROPRIO PER AVER VISTO IL DIO PRESENTE FRA NOI ED AVERLO ACCOLTO CON LE BRACCIA DELLO SPIRITO, CI CHIAMIAMO NUOVO ISRAELE. NOI ONORIAMO QUESTA PRESENZA NELLE CELEBRAZIONI ANNIVERSARIE, NÉ SARÀ ORMAI POSSIBILE DIMENTICARCENE.

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Cari Amici, la festa di S. BIAGIO. Quest’anno, dopo i lavori di manutenzione, vogliamo celebrarla accentuando gli aspetti spirituali…
  • DOPO OGNI S. MESSA… SI BENEDICE LA GOLA CON LE CANDELE   che ci ricordano gli impegni del nostro Battesimo… PER INTERCESSIONE DI S. BIAGIO, 
    IL SIGNORE TI LIBERI DAL MAL DI GOLA E DA OGNI ALTRO MALE
  • PORTIAMO A CASA IL PANINO BENEDETTO

 simbolo di Gesù Eucarestia, Pane di vita per noi e le nostre famiglie

  • S. BIAGIO, VESCOVO E MARTIRE può aiutarci a riscoprire i valori della FEDE, l’impegno per la PACE e le opere di MISERICORDIA
  • PREGHIAMO PER 3 GRANDI DONI: PACE–SALUTE–GIOIA ETERNA

DON ORIONE   EDUCATORE:  COME CANDELE…  

“Le proprietà della candela sono diverse:  la candela è diritta, e noi dobbiamo essere diritti, moralmente retti, se vogliamo veramente essere cristiani.La candela è bianca: noi dobbiamo mantenere bianca la nostra anima, coltivare la virtù della purezza che ci fa bianchi all’occhio del Signore;  La candela è ardente, manda luce, è calda. Così deve essere la vita nostra; non tiepida.     La candela poi si offre e si consuma, in generale, davanti all’immagine dei Santi e davanti al Santissimo.  E così deve ardere, splendere, consumarsi la nostra vita, deve consumarsi davanti a Dio.” (Disc.  2/2/1938) 

Esaudisci, Signore, la tua famiglia. Donale pace e salute nella vita presente e giunga alla gioia dei beni eterni. Per Cristo Nostro Signore. Amen 

  • È il nostro augurio per voi e le vostre famiglie… Vi aspettiamo.

P R O G R A M M A
VENERDI 1 FEBBRAIO 2019
– Ore 11.00: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO
– Ore 16.00: RECITA DEL S. ROSARIO per gli ammalati
– Ore 16.30: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO
SABATO 2 FEBBRAIO 2019
– Ore 11.00: S. MESSA IN ONORE DI S. BIAGIO
– Ore 16.00: RECITA DEL S. ROSARIO per gli ammalati – Ore 16.30: SANTA MESSA PREFESTIVA – Presiede D. Gianni
DOMENICA 3 FEBBRAIO 2019
– Ore 8.30: S. Messa – Ore 11.00: SOLENNE CONCELEBRAZIONE Presiede Il VESCOVO ARMANDO -Anima la Corale del Carmine-
– Ore 13: Pranzo in fraternità ( Prenotarsi entro 31 Gennaio…)
– Ore 16.00: RECITA DEL S. ROSARIO per gli ammalati
– Ore 16.30: SANTA MESSA DI RINGRAZIAMENTO- Concelebrano sacerdoti di D. ORIONE – Animano i LAICI ORIONINI …

SEGUE “CAFFÈ DI D. ORIONE” E RINFRESCO PER TUTTI
È gradita la vostra collaborazione …

  • Info e Prenotazioni: tel. 0721.823.175 – 333.8890.862 – 3383506532
    donalesiani@gmail.com – www.sanbiagiofano.it
Cari amici,
negli anni passati ho dovuto andare tante volte in varie parti del mondo… anche in Polonia. Anche ad AUSCHWITZ.  Perciò in occasione della GIORNATA DELLA MEMORIA che si celebra  il 27 Gennaio, Vorrei farvi partecipi di qualche riflessione e immagine sull’argomento… invitandovi ad andarci  almeno una volta nella vita a VEDERE COSA E’ SUCCESSO … E QUALE LEZIONE DOBBIAMO IMPARARE OGGI…
Chiedo scusa della crudezza di alcune immagini
fraternamente dv

“ IL GOLGOTA DEL MONDO CONTEMPORANEOMESSAGGIO  DI  G. PAOLO II                                50° anniversario  della  fine della seconda guerra mondiale

 

A) RICORDARE IL PASSATO…  1°- RICORDARE DEVE FARSI LEZIONE SEVERA...“Cinquant’anni fa, l’8 maggio 1945, si concludeva sul suolo europeo, la seconda guerra mondiale…A mezzo secolo di distanza, i singoli, le famiglie, i popoli custodiscono ancora il ricordo di quei sei terribili anni: memorie di paure, di violenze, di penuria estrema, di morte…Col trascorrere del tempo, i ricordi non devono impallidire; devono piuttosto farsi lezione severa per la nostra e le future generazioni”

 2°-PELLEGRINI AI CAMPI DI STERMINIO, ci chiediamo: perchè si giunse a tanto?…Auschwitz, accanto a tanti altri lager, resta il simbolo drammaticamente eloquente delle conseguenze del totalitarismo: Il pellegrinaggio a quei luoghi con la memoria e con il cuore, in questo cinquantesimo anniversario, è doveroso. “MI INGINOCCHIO…SU QUESTO GOLGOTA DEL MONDO CONTEMPORANEO”... Da tale  meditazione sgorgano interrogativi che l’umanità non può non porsi. Perchè si giunse ad un simile grado di annientamento dell’uomo e dei popoli? Perchè, finita la guerra, non si sono tratte dalla sua amara lezione le dovute conseguenze per l’insieme del continente Europeo?”

3°- LA GUERRA E LA VIOLENZA , UNA SCONFITTA PER  TUTTI ..  “ UN SUICIDIO DELL’UMANITÀ”  Manipolando l’opinione pubblica con il martellamento incessante della propaganda,il totalitarismo spinge facilmente a cedere al richiamo della violenza e delle armi e finisce per demolire il senso di responsabilità dell’essere umano…Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Ricordare Hiroshima è impegnarsi per la pace… a cinquant’anni da quel tragico conflitto… esso appare con sempre maggiore chiarezza come “un suicidio dell’umanità”. Esso, infatti, a ben vedere, è una sconfitta per i vinti come per i vincitori”

 4°- MA LE GUERRE NON SONO FINITE…         Con il 1945, le guerre non sono purtroppo finite…Troppi conflitti in diverse parti del mondo sono ancora oggi aperti. L’opinione pubblica, colpita dalle orrende immagini che entrano ogni giorno nelle case attraverso la televisione, reagisce emotivamente, ma finisce troppo presto con l’abituarsi e quasi con l’accettare l’ineluttabilità degli eventi. Questo, oltre che ingiusto, è oltremodo pericoloso… non si può e non si deve cedere alla logica delle armi”

 vedi tutto in: + MI INGINOCCHIO DAVANTI A QUESTO GOLGOTA …

“ADAMO,  DOVE SEI?”  DOVE SEI, UOMO? DOVE SEI FINITO?            In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso! Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…UOMO, CHI SEI?  NON TI RICONOSCO PIÙ. CHI SEI, UOMO?  CHI SEI DIVENTATO? DI QUALE ORRORE SEI STATO CAPACE?  Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani. Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona (cfr Gen 2,7). No, questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato? Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: “Adamo, dove sei?”. Dal suolo si leva un gemito sommesso: PIETÀ DI NOI, SIGNORE! A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna (cfr Bar 1,15). Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo (cfr Bar 2,2). Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. SALVACI DA QUESTA MOSTRUOSITÀ. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà! Abbiamo peccato contro di te. Tu regni per sempre (cfr Bar 3,1-2). Ricordati di noi nella tua misericordia. DACCI LA GRAZIA DI VERGOGNARCI DI CIÒ CHE, COME UOMINI, SIAMO STATI CAPACI DI FARE, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. MAI PIÙ, SIGNORE, MAI PIÙ!  “Adamo, dove sei?”.  Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l’uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare.  RICORDATI DI NOI NELLA TUA MISERICORDIA.

leggi tutto in – ADAMO DOVE SEI
UN FIORE CRESCIUTO SUL MARCIUME DI AUSCHWITZ…              

 PAGINE DAL DIARIO 1941-1943

  • IO NON CHIAMO IN CAUSA LA TUA RESPONSABILITÀ… Esistono persone che si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento, invece di salvare te, mio Dio.   Mio Dio è un periodo troppo duro per persone fragili come me. Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietavano le strada per la campagna: Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla, non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po’ spiacevole, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla.   L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Io non chiamo in causa la tua responsabilità… tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.
  •  MI HAI RESA COSÌ RICCA, MIO DIO, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è diventata un colloquio ininterrotto con te, Mio Dio, un unico grande colloquio. A volte, quando me ne sto in un angolino del campo, i miei piedi piantati sulla tua terra, i miei occhi rivolti al cielo, le lacrime mi scorrono sulla faccia, lacrime che sgorgano da una profonda emozione e riconoscenza. Anche di sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te…lacrime di riconoscenza mi scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera… a volte vorrei incidere delle piccole massime e storie appassionate ma mi ritrovo con una parola sola: DIO e questa parola contiene tutto...
  • IERI, PER UN MOMENTO, HO PENSATO che non avrei potuto continuare a vivere. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di “sfasciarmi” sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all’improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il “dolore dell’umanità”. 
  • MIO DIO, PRENDIMI PER MANO, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purché tu mi tenga per mano. Andrò dappertutto e cercherò di non aver paura. A volte credo di desiderare l’isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini.
  • IL MARCIUME CHE C’È NEGLI ALTRI C’È ANCHE IN NOI; non vedo nessun’altra soluzione, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E’ l’unica soluzione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove. 
  • SI DEVE ANCHE AVERE LA FORZA DI SOFFRIRE DA SOLI e di non pesare sugli altro con le proprie paure e con i propri fardelli. Lo dobbiamo ancora imparare e ci si dovrebbe reciprocamente educare a ciò, se possibile con la dolcezza e altrimenti con la severità.
  • MIO DIO SO CHE SEGUIRÀ UN PERIODO DIVERSO, un periodo di umanesimo. Vorrei poter trasmettere ai tempi futuri tutta l’umanità che conservo in me stessa. L’unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi e di prepararli fin d’ora in noi stessi. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: La miseria che c’è qui è veramente terribile, eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dentro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato e allora dal mio cuore s’innalza una voce: non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo nuovo.
  1. A OGNI NUOVO CRIMINE O ORRORE dovremo opporre un nuovo pezzettino di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile ma non è grave: Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo; se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile. E’ quel pezzettino d’eternità che ci portiamo dentro. Sono una persona felice e lodo questa vita, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.

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31 comments

  1. Beati noi, poveri nello spirito
    Paolo VI

    “Beati noi, se, poveri nello spirito,
    sappiamo liberarci
    dalla fallace fiducia nei beni economici
    e collocare i nostri primi desideri
    nei beni spirituali e religiosi;
    e abbiamo per i poveri riverenza ed amore,
    come fratelli e immagini viventi del Cristo.

    Beati noi, se, formati alla dolcezza dei forti,
    sappiamo rinunciare alla potenza funesta
    dell’odio e della vendetta
    e abbiamo la sapienza di preferire
    al timore che incutono le armi
    la generosità e il perdono,
    l’accordo nella libertà e nel lavoro,
    la conquista della bontà e della pace.”

  2. LA COSA STUPEFACENTE…
    (Mahabharata, poema epico indiano)

    «Qual è la cosa più stupefacente del mondo, Yudhisthira?»
    E Yudhisthira rispose: «La cosa più stupefacente del mondo è che tutt’intorno a noi la gente muore e noi…
    non ci rendiamo conto che …”può capitare anche a noi”.»

  3. NELLA MEMORIA DI S. PIER DAMIANI GODIAMOCI LA BELLA CATECHESI DI BENEDETTO XVI
    San Pier Damiani
    Cari fratelli e sorelle, durante le catechesi di questi mercoledì sto trattando di alcune grandi figure della vita della Chiesa fin dalle sue origini. OGGI VORREI SOFFERMARMI SU UNA DELLE PIÙ SIGNIFICATIVE PERSONALITÀ DEL SECOLO XI, SAN PIER DAMIANI, MONACO, AMANTE DELLA SOLITUDINE E, INSIEME, INTREPIDO UOMO DI CHIESA, IMPEGNATO IN PRIMA PERSONA NELL’OPERA DI RIFORMA AVVIATA DAI PAPI DEL TEMPO. Nacque a Ravenna nel 1007 da famiglia nobile, ma disagiata. Rimasto orfano di ambedue i genitori, visse un’infanzia non priva di stenti e di sofferenze, anche se la sorella Roselinda si impegnò a fargli da mamma e il fratello maggiore Damiano lo adottò come figlio. Proprio per questo sarà poi chiamato Piero di Damiano, Pier Damiani. La sua sensibilità per la bellezza lo portava alla contemplazione poetica del mondo. PIER DAMIANI CONCEPIVA L’UNIVERSO COME UNA INESAURIBILE “PARABOLA” E UNA DISTESA DI SIMBOLI, DA CUI PARTIRE PER INTERPRETARE LA VITA INTERIORE E LA REALTÀ DIVINA E SOPRANNATURALE. IN QUESTA PROSPETTIVA, INTORNO ALL’ANNO 1034, LA CONTEMPLAZIONE DELL’ASSOLUTO DI DIO LO SPINSE A STACCARSI PROGRESSIVAMENTE DAL MONDO E DALLE SUE REALTÀ EFFIMERE, PER RITIRARSI NEL MONASTERO DI FONTE AVELLANA, fondato solo qualche decennio prima, ma già famoso per la sua austerità. Un particolare va subito sottolineato: l’eremo di Fonte Avellana era dedicato alla Santa Croce, e la Croce sarà il mistero cristiano che più di tutti gli altri affascinerà Pier Damiani. “NON AMA CRISTO, CHI NON AMA LA CROCE DI CRISTO”, ALLA CROCE PIER DAMIANI RIVOLGE BELLISSIME ORAZIONI, NELLE QUALI RIVELA UNA VISIONE DI QUESTO MISTERO CHE HA DIMENSIONI COSMICHE, PERCHÉ ABBRACCIA L’INTERA STORIA DELLA SALVEZZA: “O BEATA CROCE – EGLI ESCLAMA – TI VENERANO, TI PREDICANO E TI ONORANO LA FEDE DEI PATRIARCHI, I VATICINI DEI PROFETI, IL SENATO GIUDICANTE DEGLI APOSTOLI, L’ESERCITO VITTORIOSO DEI MARTIRI E LE SCHIERE DI TUTTI I SANTI” (Sermo XLVIII, 14, p. 304). Per lo svolgimento della vita eremitica, questo grande monaco redige una Regola in cui sottolinea fortemente il “rigore dell’eremo”: NEL SILENZIO DEL CHIOSTRO, IL MONACO È CHIAMATO A TRASCORRERE UNA VITA DI PREGHIERA, DIURNA E NOTTURNA, CON PROLUNGATI ED AUSTERI DIGIUNI; DEVE ESERCITARSI IN UNA GENEROSA CARITÀ FRATERNA E IN UN’OBBEDIENZA AL PRIORE SEMPRE PRONTA E DISPONIBILE. NELLO STUDIO E NELLA MEDITAZIONE QUOTIDIANA DELLA SACRA SCRITTURA, PIER DAMIANI SCOPRE I MISTICI SIGNIFICATI DELLA PAROLA DI DIO, TROVANDO IN ESSA NUTRIMENTO PER LA SUA VITA SPIRITUALE. IN QUESTO SENSO EGLI QUALIFICA LA CELLA DELL’EREMO COME “PARLATORIO DOVE DIO CONVERSA CON GLI UOMINI”. Questo risulta importante oggi pure per noi, anche se non siamo monaci: SAPER FARE SILENZIO IN NOI PER ASCOLTARE LA VOCE DI DIO, CERCARE, PER COSÌ DIRE UN “PARLATORIO” DOVE DIO PARLA CON NOI: APPRENDERE LA PAROLA DI DIO NELLA PREGHIERA E NELLA MEDITAZIONE È LA STRADA DELLA VITA.
    San Pier Damiani, che sostanzialmente fu un uomo di preghiera, di meditazione, di contemplazione, fu anche un fine teologo: la sua riflessione sui diversi temi dottrinali lo porta a conclusioni importanti per la vita. Così, ad esempio, espone con chiarezza e vivacità la dottrina trinitaria utilizzando già, sulla scorta dei testi biblici e patristici, i tre termini fondamentali, che sono poi divenuti determinanti anche per la filosofia dell’Occidente, processio, relatio e persona (cfr Opusc. XXXVIII: PL CXLV, 633-642; e Opusc. II e III: ibid., 41ss e 58ss). Tuttavia, poiché l’analisi teologica del mistero lo conduce a contemplare la vita intima di Dio e il dialogo d’amore ineffabile tra le tre divine Persone, egli ne trae conclusioni ascetiche per la vita in comunità e per gli stessi rapporti tra cristiani latini e greci, divisi su questo tema. Pure la meditazione sulla figura di Cristo ha riflessi pratici significativi, essendo tutta la Scrittura centrata su di Lui. Lo stesso “popolo dei giudei, – annota san Pier Damiani – attraverso le pagine della Sacra Scrittura, ha come portato Cristo sulle spalle” (Sermo XLVI, 15). Cristo pertanto, egli aggiunge, deve essere al centro della vita del monaco: “Cristo sia udito nella nostra lingua, Cristo sia veduto nella nostra vita, sia percepito nel nostro cuore” (Sermo VIII, 5). L’intima unione con Cristo impegna non solo i monaci, ma tutti i battezzati. TROVIAMO QUI UN FORTE RICHIAMO ANCHE PER NOI A NON LASCIARCI ASSORBIRE TOTALMENTE DALLE ATTIVITÀ, DAI PROBLEMI E DALLE PREOCCUPAZIONI DI OGNI GIORNO, DIMENTICANDOCI CHE GESÙ DEVE ESSERE VERAMENTE AL CENTRO DELLA NOSTRA VITA.
    ….Tuttavia l’immagine ideale della “santa Chiesa” illustrata da Pier Damiani non corrisponde – lo sapeva bene – alla realtà del suo tempo…. Per questo, con grande dolore e tristezza, nel 1057 Pier Damiani lascia il monastero e accetta, pur con difficoltà, la nomina a Cardinale Vescovo di Ostia, entrando così pienamente in collaborazione con i Papi nella non facile impresa della riforma della Chiesa. HA VISTO CHE NON ERA SUFFICIENTE CONTEMPLARE E HA DOVUTO RINUNCIARE ALLA BELLEZZA DELLA CONTEMPLAZIONE PER PORTARE IL PROPRIO AIUTO NELL’OPERA DI RINNOVAMENTO DELLA CHIESA. HA RINUNCIATO COSÌ ALLA BELLEZZA DELL’EREMO E CON CORAGGIO HA INTRAPRESO NUMEROSI VIAGGI E MISSIONI. Cari fratelli e sorelle, è una grande grazia che nella vita della Chiesa il Signore abbia suscitato una personalità così ESUBERANTE, RICCA E COMPLESSA, COME QUELLA DI SAN PIER DAMIANI E NON È COMUNE TROVARE OPERE DI TEOLOGIA E DI SPIRITUALITÀ COSÌ ACUTE E VIVE COME QUELLE DELL’EREMITA DI FONTE AVELLANA. FU MONACO FINO IN FONDO, CON FORME DI AUSTERITÀ, CHE OGGI POTREBBERO SEMBRARCI PERSINO ECCESSIVE. IN TAL MODO, PERÒ, EGLI HA FATTO DELLA VITA MONASTICA UNA TESTIMONIANZA ELOQUENTE DEL PRIMATO DI DIO E UN RICHIAMO PER TUTTI A CAMMINARE VERSO LA SANTITÀ, LIBERI DA OGNI COMPROMESSO COL MALE. EGLI SI CONSUMÒ, CON LUCIDA COERENZA E GRANDE SEVERITÀ, PER LA RIFORMA DELLA CHIESA DEL SUO TEMPO. DONÒ TUTTE LE SUE ENERGIE SPIRITUALI E FISICHE A CRISTO E ALLA CHIESA, RESTANDO PERÒ SEMPRE, COME AMAVA DEFINIRSI, PETRUS ULTIMUS MONACHORUM SERVUS, PIETRO, ULTIMO SERVO DEI MONACI.

  4. S- CRISTICCHI
    Credo nello sguardo della Gioconda e nei disegni dei bambini.
    Nell’odore dei panni stesi, del ciambellone e in quello delle mani di mia madre.
    Credo che quando la barbarie diventa normalità, la tenerezza sia l’unica insurrezione.
    Credo che la vera gioia sia riuscire a sentirsi parte di un paesaggio incantevole, pur non essendo altro che un granello di sabbia.
    Credo che la lingua di Dio sia il silenzio, ed il suo corpo la Natura.
    Credo che non siano le grandi rivoluzioni o le ideologie, ma i piccoli gesti a cambiare il mondo perché niente è più grande delle piccole cose.
    Credo alla potenza del soffione, quel piccolo fiore selvatico che cresce ostinato tra le pieghe dell’asfalto e che anche tra mille difficoltà, riesce comunque a germogliare ed a diventare fiore.
    Credo che chi non vive il presente, sarà sempre imperfetto. Anche da trapassato.
    Credo che la vera sfida sia debuttare ogni giorno, tutto il resto è repertorio.
    Credo che chi ha bisogno di nemici, non sia in pace con se stesso.
    Credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza.
    Credo che non occorra cercare la felicità, ma solo proteggerla.
    Credo che non ci sia peggior peccato che non stupirsi più di niente e che tutta l’intelligenza e la cultura del mondo resti muta e si inchini davanti a questo grande mistero, al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma, che si trasforma ogni secondo.
    Perché la vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere.

  5. san Procopio di Gaza, vescovo
    LA SAPIENZA DI DIO CI HA IMBANDITO LA TAVOLA

    «LA SAPIENZA SI È COSTRUITA UNA CASA» (PRO 9, 1). LA POTENZA DI DIO E PADRE, PER SE STESSA SUSSISTENTE, SI È PREPARATA, COME PROPRIA DIMORA, L’UNIVERSO INTERO, NEL QUALE ABITA CON LA SUA FORZA CREATRICE. QUESTO UNIVERSO, CHE È STATO CREATO AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO, CONSTA DI NATURA VISIBILE E INVISIBILE. Lo splendore naturale dello spirito viene esaltato dai vari doni.
    LA FORTEZZA DISPONE A RICERCARE CON FERVORE E A DESIDERARE DI COMPIERE SEMPRE E IN TUTTE LE COSE, a seconda delle loro finalità, i divini voleri, conforme ai quali tutti gli esseri sono stati creati. IL CONSIGLIO DISCERNE I SANTISSIMI VOLERI INCREATI E IMMORTALI, CAPACI DI ESSERE PENSATI, RIVELATI E REALIZZATI. LA PRUDENZA FA ACCONSENTIRE E PRESTAR FEDE A QUESTI VOLERI E NON AGLI ALTRI.
    Ha versato il suo vino nella coppa e imbandito la sua tavola (cfr. Pro 9, 2). Nell’uomo in cui viene fusa, come in una coppa, la natura spirituale e quella corporale, Dio infonde la scienza delle cose create e di se stesso, autore di tutto. L’INTELLETTO FA SÌ CHE L’UOMO SIA INEBRIATO, COME PER IL VINO, DI TUTTO CIÒ CHE RIGUARDA DIO. EGLI, PANE CELESTE, NUTRENDO DI SE STESSO NELLA FORTEZZA LE ANIME, E ARRICCHENDOLE E DILETTANDOLE CON LA DOTTRINA, DISPONE TUTTE QUESTE COSE COME VIVANDE PER IL CONVITO SPIRITUALE DI QUANTI DESIDERANO PARTECIPARVI.
    Mandò i suoi servi ad invitare a gran voce e con insistenza al banchetto (cfr. Mt 22, 3). Mandò gli apostoli a servire la sua divina volontà con la proclamazione evangelica. ESSA DERIVA DALLO SPIRITO, STA AL DI SOPRA DELLA LEGGE SCRITTA E DI QUELLA NATURALE, E CHIAMA TUTTI A CRISTO. CON L’INCARNAZIONE SI È REALIZZATA IN LUI SENZA CONFUSIONE L’UNIONE IPOSTATICA DELLA MIRABILE NATURA DIVINA E DI QUELLA UMANA.
    Per mezzo degli apostoli grida: CHI NON HA LA SAPIENZA VENGA A ME (CFR. PRO 9, 4). CIOÈ CHI È STOLTO, E PENSA QUINDI IN CUOR SUO CHE DIO NON ESISTA, ABBANDONI L’EMPIETÀ, SI RIVOLGA A ME PER MEZZO DELLA FEDE E RICONOSCA CHE IO SONO IL CREATORE E IL SIGNORE DI TUTTE LE COSE. A COLORO CHE ABBISOGNANO DI SAPIENZA DICE: VENITE, MANGIATE CON ME IL PANE E BEVETE IL VINO CHE HO VERSATO PER VOI (CFR. PRO 9, 5). A COLORO CHE SONO PRIVI DELLE OPERE DELLA FEDE, ANCHE SE RICCHI DI DOTTRINE ELEVATE, DICE: VENITE, MANGIATE IL MIO CORPO, PANE CHE VI NUTRE NELLA FORTEZZA, BEVETE IL MIO SANGUE, VINO CHE VI RALLEGRA NELLA SCIENZA E VI FA DIVENTARE DIO. HO INFATTI UNITO IL SANGUE ALLA DIVINITÀ PER LA VOSTRA SALVEZZA.

  6. PIANGERE COME I BAMBINI
    (Paulo Coelho)
    Dice il maestro: “Se devi piangere, piangi come un bambino. Una volta sei stato un bambino, e una delle prime cose che hai imparato nella vita fu piangere, perché il pianto fa parte della vita. Non dimenticare di essere libero, e che mostrare le tue emozioni non è vergognoso. Urla, singhiozza forte, fai il chiasso che vuoi. Perché così è come piangono bambini, e loro conoscono il modo più veloce per confortare i loro cuori. Hai mai notato come i bambini smettono di piangere? Smettono perché qualcosa li distrae. Qualcosa li chiama alla prossima avventura. I bambini smettono di piangere velocemente. E così sarà per te. Ma solo se riesci a piangere come fanno i bambini”.

  7. “CANTA E CAMMINA” ci suggerisce S. Agostino. E’ interessante rifletterci su questi due verbi: “CANTA” e “CAMMINA” Il canto generalmente, sprigiona dal cuore quando è colmo di gioia. Ma è anche vero che possiamo cantare anche quando il nostro cuore si trova nella più profonda tristezza. Le melodie apparentemente sembrano identiche , ma nel cuore , “NO”. Questo secondo momento potrebbe essere maggiormente adatto per iniziare a cantare ” l’ALLELUIA” CAMMINANDO. Non importa in quali condizioni sia la strada da percorrere …. Quando si ha la percezione esatta della meta da raggiungere, non si ha timore di nulla. Con l’aiuto di DIO si
    “CANTA E SI CAMMINA” confidando sempre in LUI. GRAZIE!!!

  8. CANTA E CAMMINA.
    di sant’Agostino, vescovo
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    Cantiamo qui l’alleluia, mentre siamo ancora privi di sicurezza, per poterlo cantare un giorno lassù, ormai sicuri. Anche quaggiù tra i pericoli e le tentazioni, si canti l’alleluia. «Dio infatti è fedele; e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» (1Cor 10,13).
    Perciò anche quaggiù cantiamo l’alleluia. L’uomo è ancora colpevole, MA DIO È FEDELE. Ma quando questo corpo sarà diventato immortale e incorruttibile, allora cesserà anche ogni tentazione…Ora infatti il nostro corpo è nella condizione terrestre, mentre allora sarà in quella celeste.
    O FELICE QUELL’ALLELUIA CANTATO LASSÙ!
    Alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico,
    là non perderemo mai nessun amico.
    Ivi risuoneranno le lodi di Dio. Certo risuonano anche ora qui. Qui però nell’ansia, lassù nella tranquillità. Qui cantiamo da morituri, lassù da immortali. Qui nella speranza, lassù nella realtà.
    Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Cantiamo pure ora, per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti.
    CANTA, MA CAMMINA.
    Canta per alleviare le asprezze della marcia,
    ma cantando non indulgere alla pigrizia.
    CANTA E CAMMINA.
    Che significa camminare? Andare avanti nel bene,
    progredire nella santità. Se progredisci è segno che cammini,
    ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede,
    devi progredire nella santità.
    CANTA E CAMMINA.

  9. SANT’EFREM, DIACONO
    LA PAROLA DI DIO È SORGENTE INESAURIBILE DI VITA… DISSETIAMOCI AD ESSA OGNI GIORNO

    CHI È CAPACE DI COMPRENDERE, SIGNORE, TUTTA LA RICCHEZZA DI UNA SOLA DELLE TUE PAROLE? È MOLTO PIÙ CIÒ CHE CI SFUGGE DI QUANTO RIUSCIAMO A COMPRENDERE. SIAMO PROPRIO COME GLI ASSETATI CHE BEVONO AD UNA FONTE. LA TUA PAROLA OFFRE MOLTI ASPETTI DIVERSI, COME NUMEROSE SONO LE PROSPETTIVE DI COLORO CHE LA STUDIANO. IL SIGNORE HA COLORATO LA SUA PAROLA DI BELLEZZE SVARIATE, PERCHÉ COLORO CHE LA SCRUTANO POSSANO CONTEMPLARE CIÒ CHE PREFERISCONO. HA NASCOSTO NELLA SUA PAROLA TUTTI I TESORI, PERCHÉ CIASCUNO DI NOI TROVI UNA RICCHEZZA IN CIÒ CHE CONTEMPLA.
    La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo, da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10, 2).
    COLUI AL QUALE TOCCA UNA DI QUESTE RICCHEZZE NON CREDA CHE NON VI SIA ALTRO NELLA PAROLA DI DIO OLTRE CIÒ CHE EGLI HA TROVATO. SI RENDA CONTO PIUTTOSTO CHE EGLI NON È STATO CAPACE DI SCOPRIRVI SE NON UNA SOLA COSA FRA MOLTE ALTRE. DOPO ESSERSI ARRICCHITO DELLA PAROLA, NON CREDA CHE QUESTA VENGA DA CIÒ IMPOVERITA. INCAPACE DI ESAURIRNE LA RICCHEZZA, RENDA GRAZIE PER LA IMMENSITÀ DI ESSA. RALLÈGRATI PERCHÉ SEI STATO SAZIATO, MA NON RATTRISTARTI PER IL FATTO CHE LA RICCHEZZA DELLA PAROLA TI SUPERI. COLUI CHE HA SETE È LIETO DI BERE, MA NON SI RATTRISTA PERCHÉ NON RIESCE A PROSCIUGARE LA FONTE. È MEGLIO CHE LA FONTE SODDISFI LA TUA SETE, PIUTTOSTO CHE LA SETE ESAURISCA LA FONTE. SE LA TUA SETE È SPENTA SENZA CHE LA FONTE SIA INARIDITA, POTRAI BERVI DI NUOVO OGNI VOLTA CHE NE AVRAI BISOGNO. SE INVECE SAZIANDOTI SECCASSI LA SORGENTE, LA TUA VITTORIA SAREBBE LA TUA SCIAGURA. RINGRAZIA PER QUANTO HAI RICEVUTO E NON MORMORARE PER CIÒ CHE RESTA INUTILIZZATO. QUELLO CHE HAI PRESO O PORTATO VIA È COSA TUA, MA QUELLO CHE RESTA È ANCORA TUA EREDITÀ. CIÒ CHE NON HAI POTUTO RICEVERE SUBITO A CAUSA DELLA TUA DEBOLEZZA, RICEVILO IN ALTRI MOMENTI CON LA TUA PERSEVERANZA. NON AVERE L’IMPUDENZA DI VOLER PRENDERE IN UN SOL COLPO CIÒ CHE NON PUÒ ESSERE PRELEVATO SE NON A PIÙ RIPRESE, E NON ALLONTANARTI DA CIÒ CHE POTRESTI RICEVERE SOLO UN PO’ ALLA VOLTA.

  10. BEATO ISACCO, ABATE DEL MONASTERO DELLA STELLA
    LA PREMINENZA DELLA CARITÀ

    PERCHÉ MAI, O FRATELLI, SIAMO POCO SOLLECITI NEL CERCARE LE OCCASIONI DI SALVEZZA VICENDEVOLE, E NON CI PRESTIAMO MUTUO SOCCORSO DOVE LO VEDIAMO MAGGIORMENTE NECESSARIO, PORTANDO FRATERNAMENTE I PESI GLI UNI DEGLI ALTRI? VOLENDOCI RICORDARE QUESTO, L’APOSTOLO DICE: «PORTATE I PESI GLI UNI DEGLI ALTRI, COSÌ ADEMPIRETE LA LEGGE DI CRISTO» (GAL 6, 2). ED ALTROVE: SOPPORTATEVI A VICENDA CON AMORE (CFR. EF 4, 2). QUESTA È SENZA DUBBIO LA LEGGE DI CRISTO.
    Ciò che nel mio fratello per qualsiasi motivo – o per necessità o per infermità del corpo o per leggerezza di costumi – vedo non potersi correggere, PERCHÉ NON LO SOPPORTO CON PAZIENZA? PERCHÉ NON LO CURO AMOREVOLMENTE, COME STA SCRITTO: I LORO PICCOLI SARANNO PORTATI IN BRACCIO ED ACCAREZZATI SULLE GINOCCHIA? (CFR. IS 66, 12). FORSE PERCHÉ MI MANCA QUELLA CARITÀ CHE TUTTO SOFFRE, CHE È PAZIENTE NEL SOPPORTARE E BENIGNA NELL’AMARE SECONDO LA LEGGE DI CRISTO! EGLI CON LA SUA PASSIONE SI È ADDOSSATO I NOSTRI MALI E CON LA SUA COMPASSIONE SI È CARICATO DEI NOSTRI DOLORI (CFR. IS 53, 4), AMANDO COLORO CHE HA PORTATO E PORTANDO COLORO CHE HA AMATO. INVECE COLUI CHE ATTACCA OSTILMENTE IL FRATELLO IN NECESSITÀ, O CHE INSIDIA ALLA SUA DEBOLEZZA, DI QUALUNQUE GENERE SIA, SI ASSOGGETTA SENZA DUBBIO ALLA LEGGE DEL DIAVOLO E LA METTE IN PRATICA. USIAMOCI DUNQUE COMPRENSIONE E PRATICHIAMO LA FRATERNITÀ, COMBATTENDO LA DEBOLEZZA E PERSEGUITANDO SOLO IL VIZIO.
    La condotta più accetta a Dio è quella che, pur varia nelle forme e nello stile, segue con grande sincerità l’amore di Dio e, per lui, l’amore del prossimo.
    LA CARITÀ È L’UNICO CRITERIO SECONDO CUI TUTTO DEVE ESSERE FATTO O NON FATTO, CAMBIATO O NON CAMBIATO. È IL PRINCIPIO CHE DEVE DIRIGERE OGNI AZIONE E IL FINE A CUI DEVE TENDERE. AGENDO CON RIGUARDO AD ESSA O ISPIRATI DA ESSA, NULLA È DISDICEVOLE E TUTTO È BUONO.
    SI DEGNI DI CONCEDERCELA, QUESTA CARITÀ, COLUI AL QUALE SENZA DI ESSA NON POSSIAMO PIACERE, COLUI SENZA DEL QUALE NON POSSIAMO FARE ASSOLUTAMENTE NULLA, che vive e regna, Dio, per i secoli senza fine. Amen.

  11. SAN LEONE MAGNO, PAPA

    Conosci la dignità della tua natura

    Nostro Signore Gesù Cristo, nascendo vero uomo, senza cessare mai di essere vero Dio, diede inizio, in se stesso, ad una nuova creazione e, con questa nascita, comunicò al genere umano un principio spirituale. QUALE MENTE POTREBBE COMPRENDERE QUESTO MISTERO, O QUALE LINGUA POTREBBE ESPRIMERE QUESTA GRAZIA? L’UMANITÀ PECCATRICE RITROVA L’INNOCENZA, L’UMANITÀ INVECCHIATA NEL MALE RIACQUISTA UNA NUOVA VITA; GLI ESTRANEI RICEVONO L’ADOZIONE E DEGLI STRANIERI ENTRANO IN POSSESSO DELL’EREDITÀ.
    DÈSTATI, O UOMO, E RICONOSCI LA DIGNITÀ DELLA TUA NATURA! RICORDATI CHE SEI STATO CREATO AD IMMAGINE DI DIO; CHE, SE QUESTA SOMIGLIANZA SI È DEFORMATA IN ADAMO, È STATA TUTTAVIA RESTAURATA IN CRISTO. DELLE CREATURE VISIBILI SÈRVITI IN MODO CONVENIENTE, COME TI SERVI DELLA TERRA, DEL MARE, DEL CIELO, DELL’ARIA, DELLE SORGENTI, DEI FIUMI. QUANTO DI BELLO E DI MERAVIGLIOSO TROVI IN ESSI, INDIRIZZALO A LODE E A GLORIA DEL CREATORE.
    Con il senso corporeo della vista accogli pure la luce materiale, ma insieme abbraccia, con tutto l’ardore del tuo cuore, quella vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1, 9). Di questa luce il profeta dice: «Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti» (Sal 33, 6). SE NOI INFATTI SIAMO TEMPIO DI DIO E LO SPIRITO DI DIO ABITA IN NOI, VALE MOLTO PIÙ QUELLO CHE CIASCUN FEDELE PORTA NEL SUO CUORE, DI QUANTO PUÒ AMMIRARE NEL CIELO.
    Non vogliamo con questo, o carissimi, incitarvi o persuadervi a disprezzare le opere di Dio, o a vedere qualcosa di contrario alla vostra fede nelle cose che il Dio della bontà ha creato buone, MA VOGLIAMO SOLO ESORTARVI, PERCHÉ SAPPIATE SERVIRVI DI OGNI CREATURA E DI TUTTA LA BELLEZZA DI QUESTO MONDO IN MODO SAGGIO ED EQUILIBRATO. DIFATTI, COME DICE L’APOSTOLO: «LE COSE VISIBILI SONO D’UN MOMENTO, QUELLE INVISIBILI SONO ETERNE» (2 COR 4, 18).
    QUINDI, POICHÉ SIAMO NATI PER LA VITA PRESENTE, MA POI SIAMO RINATI PER QUELLA FUTURA, NON DOBBIAMO ESSERE TUTTI DEDITI AI BENI TEMPORALI, MA TENDERE AI BENI ETERNI. PER POTER ANZI CONTEMPLARE PIÙ DA VICINO CIÒ CHE SPERIAMO, RIFLETTIAMO A QUANTO LA GRAZIA DIVINA HA CONFERITO ALLA NOSTRA NATURA. ASCOLTIAMO L’APOSTOLO, CHE CI DICE: «VOI INFATTI SIETE MORTI E LA VOSTRA VITA È ORMAI NASCOSTA CON CRISTO IN DIO! QUANDO SI MANIFESTERÀ CRISTO, LA VOSTRA VITA, ALLORA ANCHE VOI SARETE MANIFESTATI CON LUI NELLA GLORIA» (COL 3, 34) CHE VIVE E REGNA CON IL PADRE E CON LO SPIRITO SANTO PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI. AMEN.

  12. FA’ CRESCERE LA TUA CHIESA E RACCOGLI TUTTI NELL’UNITÀ
    Dalla «Vita» In Lingua Slava Di Costantino

    Costantino Cirillo, stanco dalle molte fatiche, cadde malato e sopportò il proprio male per molti giorni. Fu allora ricreato da una visione di Dio, e cominciò a cantare così: QUANDO MI DISSERO: «ANDREMO ALLA CASA DEL SIGNORE», IL MIO SPIRITO SI È RALLEGRATO E IL MIO CUORE HA ESULTATO (CFR. SAL 121, 1).
    Dopo aver indossato le sacre vesti, rimase per tutto il giorno ricolmo di gioia e diceva: «DA QUESTO MOMENTO NON SONO PIÙ SERVO NÉ DELL’IMPERATORE NÉ DI ALCUN UOMO SULLA TERRA, MA SOLO DI DIO ONNIPOTENTE. NON ESISTEVO, MA ORA ESISTO ED ESISTERÒ IN ETERNO. AMEN». IL GIORNO DOPO VESTÌ IL SANTO ABITO MONASTICO E AGGIUNGENDO LUCE A LUCE SI IMPOSE IL NOME DI CIRILLO. COSÌ VESTITO RIMASE CINQUANTA GIORNI.
    GIUNTA L’ORA DELLA FINE E DI PASSARE AL RIPOSO ETERNO, LEVATE LE MANI A DIO, PREGAVA TRA LE LACRIME, DICENDO: «Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spiriti incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma la terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto. Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa’ crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell’unità.
    Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. È tuo dono infatti l’averci scelti a predicare il vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere e a compiere quanto ti è gradito.
    QUELLI CHE MI HAI DATO, TE LI RESTITUISCO COME TUOI; GUIDALI ORA CON LA TUA FORTE DESTRA, PROTEGGILI ALL’OMBRA DELLE TUE ALI, PERCHÉ TUTTI LODINO E GLORIFICHINO IL TUO NOME DI PADRE E FIGLIO E SPIRITO SANTO. AMEN».
    AVENDO POI BACIATO TUTTI COL BACIO SANTO, DISSE: «BENEDETTO DIO, CHE NON CI HA DATO IN PASTO AI DENTI DEI NOSTRI INVISIBILI AVVERSARI, MA SPEZZÒ LA LORO RETE E CI HA SALVATI DALLA LORO VOGLIA DI MANDARCI IN ROVINA».
    E COSÌ, ALL’ETÀ DI QUARANTADUE ANNI, SI ADDORMENTÒ NEL SIGNORE. IL PAPA COMANDÒ CHE TUTTI I GRECI CHE ERANO A ROMA E I ROMANI SI RIUNISSERO PORTANDO CERI E CANTANDO E CHE GLI DEDICASSERO ONORI FUNEBRI NON DIVERSI DA QUELLI CHE AVREBBERO TRIBUTATO AL PAPA STESSO; E COSÌ FU FATTO.

  13. ….L’IMMAGINE DI GESU’ MISERICORDIOSO MI COLPISCE SEMPRE TANTO.
    I RAGGI COLORATI CHE SPRIGIONANO DAL SUO CUORE, LI PARAGONO
    ALLE INNUMEREVOLI GRAZIE CHE DIO DESIDERA DONARE A
    TUTTA L’UMANITA’.
    DEL TUO AMORE SIGNORE NE E’ PIENA LA TERRA! SPESSO MI DOMANDO: MA PERCHE’ SIGNORE,
    NOI UOMINI SIAMO COSI INDIFFERENT! SPESSO TI RIFIUTIAMO! TI ABBANDONIAMO!
    PERDONACI! CONVERTICI. APRI IL NOSTRO CUORE ALLA GRAZIA. FA CHE QUEI FASCI LUCE AVVOLGANO OGNI ESSERE VIVENTE OPERA DELLE TUE MANI. IMPRIMI NEL MIO CUORE UN PO’ DELLA TUA LUCE.
    AMEN.

  14. Origene, sacerdote
    IL SACRIFICIO DI ABRAMO
    «Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme» (Gn 22, 6). ISACCO CHE RECA LA LEGNA PER IL PROPRIO SACRIFICIO È FIGURA DI CRISTO CHE PORTÒ LA SUA CROCE, E TUTTAVIA PORTARE LA LEGNA PER L’OLOCAUSTO È UFFICIO DEL SACERDOTE. COSÌ EGLI DIVENTA VITTIMA E SACERDOTE. Ma anche l’espressione «proseguirono tutt’e due insieme» si riferisce allo stesso simbolo. Poiché mentre Abramo che si accinge a compiere il sacrificio porta fuoco e coltello, Isacco non cammina dietro di lui, ma a pari passo, perché si comprenda che egli condivide con lui il sacerdozio.
    CHE COSA VIENE ORA? DISSE ISACCO A SUO PADRE ABRAMO: PADRE (CFR. GN 22, 7). QUESTA VOCE DEL FIGLIO IN UN MOMENTO SIMILE È LA VOCE DELLA TENTAZIONE. INFATTI COME PENSI TU CHE QUEL GIOVINETTO, IN PROCINTO DI ESSERE IMMOLATO, NON ABBIA CON LA SUA VOCE SCONVOLTO IL CUORE PATERNO? E SEBBENE ABRAMO FOSSE ALQUANTO DURO PER LA SUA FEDE, RISPOSE TUTTAVIA CON VOCE CHE TRADIVA L’AFFETTO PATERNO: «CHE VUOI, FIGLIO?». E LUI: «ECCO QUI», DISSE, «IL FUOCO E LA LEGNA, MA DOV’È L’AGNELLO PER L’OLOCAUSTO?». ABRAMO RISPOSE: «DIO STESSO PROVVEDERÀ L’AGNELLO PER L’OLOCAUSTO, FIGLIO MIO» (GN 22, 7-8).
    MI COMMUOVE QUESTA RISPOSTA DI ABRAMO, COSÌ DELICATA E PRUDENTE. NON SO CHE COSA EGLI PREVEDESSE NELLA SUA MENTE, POICHÉ NON PARLA AL PRESENTE MA AL FUTURO: «DIO PROVVEDERÀ L’AGNELLO». AL FIGLIO CHE CHIEDEVA IN PRESENTE DÀ LA RISPOSTA IN FUTURO; POICHÉ LO STESSO SIGNORE AVREBBE PROVVEDUTO L’AGNELLO NELLA PERSONA DI CRISTO.
    «Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. MA L’ANGELO DEL SIGNORE LO CHIAMÒ DAL CIELO E GLI DISSE: ABRAMO, ABRAMO. RISPOSE: ECCOMI. L’ANGELO DISSE: NON STENDERE LA MANO CONTRO IL RAGAZZO E NON FARGLI ALCUN MALE! ORA SO CHE TU TEMI DIO» (GN 22, 10-12). Confrontiamo queste parole con ciò che dice l’Apostolo riguardo a Dio: «EGLI NON HA RISPARMIATO IL SUO PROPRIO FIGLIO, MA LO HA DATO ALLA MORTE PER NOI TUTTI» (RM 8, 32). PUOI VEDERE COSÌ CHE DIO GAREGGIA CON GLI UOMINI NELLA SUA STRAORDINARIA LIBERALITÀ. ABRAMO OFFRÌ A DIO IL FIGLIO MORTALE, CHE PERÒ NON SAREBBE MORTO ALLORA, MENTRE DIO CONSEGNA ALLA MORTE PER TUTTI NOI IL SUO FIGLIO IMMORTALE. «ALLORA ABRAMO ALZÒ GLI OCCHI E VIDE UN ARIETE IMPIGLIATO CON LE CORNA IN UN CESPUGLIO» (GN 22, 13). ABBIAMO DETTO, IN PRECEDENZA, MI PARE, CHE ISACCO PREFIGURAVA IL CRISTO; MA ANCHE L’ARIETE SEMBRA CHE IN QUALCHE MODO SIA FIGURA DI CRISTO. VALE LA PENA RIFLETTERE UN PO’ SUL MODO CON CUI AMBEDUE SI POSSONO RIFERIRE A CRISTO: ISACCO CHE NON FU IMMOLATO E L’ARIETE CHE FU OFFERTO IN SACRIFICIO.
    CRISTO È IL VERBO DI DIO, MA «IL VERBO SI È FATTO CARNE» (GV 1, 14). CRISTO DUNQUE PATISCE, MA NELLA CARNE; E INCONTRA LA MORTE, MA NELLA CARNE, DELLA QUALE L’ARIETE ERA UNA FIGURA, COME ANCHE GIOVANNI DICEVA: «ECCO L’AGNELLO DI DIO, ECCO COLUI CHE TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO!» (GV 1, 29). MA IL VERBO CONSERVÒ LA SUA IMPASSIBILITÀ CHE È PROPRIA DELLO SPIRITO DI CRISTO, DI CUI ISACCO È LA FIGURA. PERCIÒ EGLI È VITTIMA E PONTEFICE SECONDO LO SPIRITO POICHÉ COLUI CHE OFFRE LA VITTIMA AL PADRE SECONDO LA CARNE, È LUI STESSO OFFERTO SULL’ALTARE DELLA CROCE.

  15. TRA MARTA E MARIA
    (Vita di Antonio, S. Atanasio)
    Un giorno il santo padre Antonio, mentre sedeva nel deserto, fu preso da sconforto e da fitta tenebra di pensieri e diceva a Dio: “O Signore, io voglio salvarmi, ma i pensieri me lo impediscono. Che posso fare nella mia afflizione?”.
    Ora, sporgendosi un po’, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi interrompe il lavoro, si alza in piedi e prega, poi di nuovo si mette seduto ad intrecciare corde, e poi ancora si alza e prega. Era un angelo del Signore, mandato per correggere Antonio e dargli forza. E udì l’angelo che diceva: “Fa’ così e sarai salvo”. All’udire queste parole, fu preso da grande gioia e coraggio: così fece e si salvò.

  16. “Non permettere alle ferite
    di trasformarti in quello che non sei”.
    (Paulo Coelho)

    “La vita non è aspettare che passi la tempesta,
    ma imparare a “ballare” sotto la pioggia.”
    (Mahatma Gandhi)

  17. 11 FEBBRAIO : MADONNA DI LOURDES
    Cari Amici, ho avuto la grazia di andare diverse volte a Lourdes, in treno. Accompagnando gli ammalati… …E allora ogni 11 Febbraio viene spontaneo ringraziare e condividere. Sì, vorrei condividere con voi qualcosa di bello.
    1°- RILEGGIAMO LA LETTERA DI BERNADETTE IN CUI RACCONTA CIÒ CHE È SUCCESSO QUEL GIORNO… DALLA «LETTERA» DI SANTA MARIA BERNARDETTA SOUBIROUS
    (Lettera a P. Gondrand, a. 1861)
    • UNA SIGNORA MI HA PARLATO …UN GIORNO, RECATAMI SULLA RIVA DEL FIUME GAVE PER RACCOGLIERE LEGNA INSIEME CON DUE FANCIULLE, SENTII UN RUMORE. MI VOLSI VERSO IL PRATO MA VIDI CHE GLI ALBERI NON SI MUOVEVANO AFFATTO, PER CUI LEVAI LA TESTA E GUARDAI LA GROTTA. VIDI UNA SIGNORA RIVESTITA DI VESTI CANDIDE. INDOSSAVA UN ABITO BIANCO ED ERA CINTA DA UNA FASCIA AZZURRA. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio.
    • MISI LE MANI IN GREMBO, DOVE TROVAI LA MIA CORONA DEL ROSARIO. VOLLI ANCHE FARMI IL SEGNO DELLA CROCE SULLA FRONTE, MA NON RIUSCII AD ALZARE LA MANO, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii.
    • COMINCIAI AL TEMPO STESSO A RECITARE IL ROSARIO, MENTRE ANCHE LA STESSA SIGNORA FACEVA SCORRERE I GRANI DEL SUO ROSARIO, SENZA TUTTAVIA MUOVERE LE LABBRA. TERMINATO IL ROSARIO, LA VISIONE SUBITO SCOMPARVE. DOMANDAI ALLE DUE FANCIULLE SE AVESSERO VISTO QUALCOSA, MA QUELLE DISSERO DI NO; ANZI MI INTERROGARONO COSA AVESSI DA RIVELARE LORO. ALLORA RISPOSI DI AVER VISTO UNA SIGNORA IN BIANCHE VESTI, MA NON SAPEVO CHI FOSSE. LE AVVERTII PERÒ DI NON FARNE PAROLA. ALLORA ANCH’ESSE MI ESORTARONO A NON TORNARE PIÙ IN QUEL LUOGO, MA IO MI RIFIUTAI.
    • Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata. QUELLA SIGNORA MI PARLÒ SOLTANTO LA TERZA VOLTA E MI CHIESE SE VOLESSI RECARMI DA LEI PER QUINDICI GIORNI. IO LE RISPOSI DI SÌ. ELLA AGGIUNSE CHE DOVEVO ESORTARE I SACERDOTI PERCHÉ FACESSERO COSTRUIRE LÀ UNA CAPPELLA; POI MI COMANDÒ DI BERE ALLA FONTANA. SICCOME NON NE VEDEVO ALCUNA, ANDAVO VERSO IL FIUME GAVE, MA ELLA MI FECE CENNO CHE NON PARLAVA DEL FIUME E MI MOSTRÒ COL DITO UNA FONTANA. RECATAMI LÀ, NON TROVAI SE NON POCA ACQUA FANGOSA. ACCOSTAI LA MANO, MA NON POTEI PRENDER NIENTE; PERCIÒ COMINCIAI A SCAVARE E FINALMENTE POTEI ATTINGERE UN PO’ D’ACQUA; LA BUTTAI VIA PER TRE VOLTE, ALLA QUARTA INVECE POTEI BERLA. LA VISIONE ALLORA SCOMPARVE ED IO ME NE TORNAI VERSO CASA.
    • PER QUINDICI GIORNI PERÒ RITORNAI COLÀ E LA SIGNORA MI APPARVE TUTTI I GIORNI TRANNE UN LUNEDÌ E UN VENERDÌ, DICENDOMI DI NUOVO DI AVVERTIRE I SACERDOTI CHE FACESSERO COSTRUIRE LÀ UNA CAPPELLA, DI ANDARE A LAVARMI ALLA FONTANA E DI PREGARE PER LA CONVERSIONE DEI PECCATORI. LE DOMANDAI PIÙ VOLTE CHI FOSSE, MA SORRIDEVA DOLCEMENTE. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo, MI DISSE DI ESSERE L’IMMACOLATA CONCEZIONE. NELLO SPAZIO DI QUEI QUINDICI GIORNI MI SVELÒ ANCHE TRE SEGRETI, CHE MI PROIBÌ ASSOLUTAMENTE DI RIVELARE AD ALCUNO; COSA CHE IO HO FEDELMENTE OSSERVATO FINO AD OGGI.
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  18. Dal «Commento alla Lettera ai Galati» di sant’Agostino, vescovo

    COMPRENDERE LA GRAZIA DI DIO
    L’Apostolo scrive ai Galati perché capiscano che la grazia li ha sottratti dal dominio della Legge. QUANDO FU PREDICATO LORO IL VANGELO, NON MANCARONO ALCUNI VENUTI DALLA CIRCONCISIONE I QUALI, BENCHÉ CRISTIANI, NON CAPIVANO ANCORA IL DONO DEL VANGELO, E QUINDI VOLEVANO ATTENERSI ALLE PRESCRIZIONI DELLA LEGGE CHE IL SIGNORE AVEVA IMPOSTO A CHI NON SERVIVA ALLA GIUSTIZIA, MA AL PECCATO. IN ALTRE PAROLE, DIO AVEVA DATO UNA LEGGE GIUSTA A UOMINI INGIUSTI. Essa metteva in evidenza i loro peccati, ma non li cancellava. Noi sappiamo infatti che solo la grazia della fede, operando attraverso la carità, toglie i peccati. Invece i convertiti dal giudaismo pretendevano di porre sotto il peso della Legge i Galati, che si trovavano già nel regime della grazia, e affermavano che ai Galati il Vangelo non sarebbe valso a nulla se non si facevano circoncidere e non si sottoponevano a tutte le prescrizioni formalistiche del rito giudaico.
    PER QUESTA CONVINZIONE AVEVANO INCOMINCIATO A NUTRIRE DEI SOSPETTI NEI CONFRONTI DELL’APOSTOLO PAOLO, CHE AVEVA PREDICATO IL VANGELO AI GALATI E LO INCOLPAVANO DI NON ATTENERSI ALLA LINEA DI CONDOTTA DEGLI ALTRI APOSTOLI CHE, SECONDO LORO, INDUCEVANO I PAGANI A VIVERE DA GIUDEI. ANCHE L’APOSTOLO PIETRO AVEVA CEDUTO ALLE PRESSIONI DI TALI PERSONE ED ERA STATO INDOTTO A COMPORTARSI IN MANIERA DA FAR CREDERE CHE IL VANGELO NON AVREBBE GIOVATO NULLA AI PAGANI SE NON SI FOSSERO SOTTOMESSI ALLE IMPOSIZIONI DELLA LEGGE. MA DA QUESTA DOPPIA LINEA DI CONDOTTA LO DISTOLSE LO STESSO APOSTOLO PAOLO, COME NARRA IN QUESTA LETTERA. Dello stesso problema si tratta anche nella lettera ai Romani. Tuttavia sembra che ci sia qualche differenza, per il fatto che in questa san Paolo dirime la contesa e compone la lite che era scoppiata tra coloro che provenivano dai Giudei e quelli che provenivano dal paganesimo. Nella lettera ai Galati, invece, si rivolge a coloro che erano già stati turbati dal prestigio dei giudaizzanti che li costringevano all’osservanza della Legge. Essi avevano incominciato a credere a costoro, come se l’apostolo Paolo avesse predicato menzogne, invitandoli a non circoncidersi. Perciò così incomincia: «MI MERAVIGLIO CHE COSÌ IN FRETTA DA COLUI CHE VI HA CHIAMATI CON LA GRAZIA DI CRISTO PASSIATE AD UN ALTRO VANGELO» (GAL 1, 6).
    CON QUESTO ESORDIO HA VOLUTO FARE UN RIFERIMENTO DISCRETO ALLA CONTROVERSIA. COSÌ NELLO STESSO SALUTO, PROCLAMANDOSI APOSTOLO, «NON DA PARTE DI UOMINI, NÉ PER MEZZO DI UOMO» (GAL 1, 1), – NOTARE CHE UNA TALE DICHIARAZIONE NON SI TROVA IN NESSUN’ALTRA LETTERA – MOSTRA ABBASTANZA CHIARAMENTE CHE QUEI BANDITORI DI IDEE FALSE NON VENIVANO DA DIO MA DAGLI UOMINI. NON BISOGNAVA TRATTARE LUI COME INFERIORE AGLI ALTRI APOSTOLI PER QUANTO RIGUARDAVA LA TESTIMONIANZA EVANGELICA. EGLI SAPEVA DI ESSERE APOSTOLO NON DA PARTE DI UOMINI, NÉ PER MEZZO DI UOMO, MA PER MEZZO DI GESÙ CRISTO E DI DIO PADRE (CFR. GAL 1, 1).

  19. LA CROCE SIA LA TUA GIOIA
    ANCHE IN TEMPO DI PERSECUZIONE
    san Cirillo di Gerusalemme, vescovo

    Senza dubbio ogni azione di Cristo è fonte di gloria per la Chiesa cattolica; ma la croce è la gloria delle glorie. È proprio questo che diceva Paolo: LUNGI DA ME IL GLORIARMI SE NON NELLA CROCE DI CRISTO (cfr. Gal 6, 14).
    Fu certo una cosa straordinaria che QUEL POVERO CIECO NATO riacquistasse la vista presso la piscina di Sìloe: ma cos’è questo in paragone dei CIECHI DI TUTTO IL MONDO? Cosa eccezionale e fuori dell’ordine naturale che LAZZARO, morto da ben quattro giorni, ritornasse in vita. Ma questa fortuna toccò a lui e a lui soltanto. Che cosa è mai se pensiamo a tutti quelli che, sparsi nel mondo intero, erano morti per i peccati?
    Stupendo fu il prodigio che moltiplicò I CINQUE PANI FORNENDO IL CIBO A CINQUEMILA UOMINI con l’abbondanza di una sorgente. Ma che cosa è questo miracolo quando pensiamo a TUTTI COLORO CHE SULLA FACCIA DELLA TERRA ERANO TORMENTATI DALLA FAME DELL’IGNORANZA? Così pure fu degno di ammirazione il miracolo che in un attimo liberò dalla sua infermità quella donna che Satana aveva tenuta legata da ben diciotto anni. Ma anche questo che cos’è mai in confronto della liberazione di tutti noi, carichi di tante catene di peccati?
    La gloria della croce ha illuminato tutti coloro che erano ciechi per la loro ignoranza, ha sciolto tutti coloro che erano legati sotto la tirannide del peccato e ha redento il mondo intero.
    NON DOBBIAMO VERGOGNARCI DUNQUE DELLA CROCE DEL SALVATORE, ANZI GLORIÀMOCENE. PERCHÉ SE È VERO CHE LA PAROLA «CROCE» È SCANDALO PER I GIUDEI E STOLTEZZA PER I PAGANI, PER NOI È FONTE DI SALVEZZA.
    Se per quelli che vanno in perdizione è stoltezza, per noi che siamo stati salvati, è fortezza di Dio. Infatti non era un semplice uomo colui che diede la vita per noi, BENSÌ IL FIGLIO DI DIO, DIO STESSO, FATTOSI UOMO. Egli non morì contro la sua volontà, né fu la violenza a sacrificarlo, ma si offrì di propria volontà. Ascolta quello che dice: Io ho il potere di dare la mia vita e il potere di riprenderla (cfr. Gv 10, 18). Egli dunque andò incontro alla sua passione di propria volontà, LIETO DI UN’OPERA COSÌ SUBLIME, PIENO DI GIOIA DENTRO DI SÉ PER IL FRUTTO CHE AVREBBE DATO CIOÈ LA SALVEZZA DEGLI UOMINI. NON ARROSSIVA DELLA CROCE, PERCHÉ PROCURAVA LA REDENZIONE AL MONDO. NÉ ERA UN UOMO DA NULLA COLUI CHE SOFFRIVA, BENSÌ DIO FATTO UOMO, E COME UOMO TUTTO PROTESO A CONSEGUIRE LA VITTORIA NELL’OBBEDIENZA.
    Perciò la croce non sia per te fonte di gaudio soltanto in tempo di tranquillità, ma confida che lo sarà parimenti nel tempo della persecuzione. NON TI AVVENGA DI ESSERE AMICO DI GESÙ SOLO IN TEMPO DI PACE E POI NEMICO IN TEMPO DI GUERRA.
    È STATO CROCIFISSO PER TE GESÙ, CHE NULLA AVEVA FATTO DI MALE: E TU NON TI LASCERESTI CROCIFIGGERE PER LUI CHE FU INCHIODATO SULLA CROCE PER TE? NON SEI TU A FARE UN DONO, MA A RICEVERLO PRIMA ANCORA DI ESSERE IN GRADO DI FARLO, E IN SEGUITO, QUANDO VIENI A CIÒ ABILITATO, TU RENDI SEMPLICEMENTE IL CONTRACCAMBIO DELLA GRATITUDINE, SCIOGLIENDO IL TUO DEBITO A COLUI CHE PER TUO AMORE FU CROCIFISSO SUL GOLGOTA.

  20. «STORIA DEL MARTIRIO DEI SANTI PAOLO MIKI E COMPAGNI»
    SCRITTA DA UN AUTORE CONTEMPORANEO
    SARETE MIEI TESTIMONI

    Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, QUASI SENZA MUOVERSI, CON GLI OCCHI RIVOLTI AL CIELO. Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «MI AFFIDO ALLE TUE MANI» (Sal 30, 6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce. FRATEL GONSALVO A VOCE ALTISSIMA RECITAVA IL PADRE NOSTRO E L’AVE MARIA.
    Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di ESSERE GIAPPONESE E DI APPARTENERE ALLA COMPAGNIA DI GESÙ, DI MORIRE PER AVER ANNUNZIATO IL VANGELO E DI RINGRAZIARE DIO PER UN BENEFICIO COSÌ PREZIOSO. Quindi soggiunse: «GIUNTO A QUESTO ISTANTE, PENSO CHE NESSUNO TRA VOI CREDA CHE VOGLIA TACERE LA VERITÀ. DICHIARO PERTANTO A VOI CHE NON C’È ALTRA VIA DI SALVEZZA, SE NON QUELLA SEGUITA DAI CRISTIANI. POICHÉ QUESTA MI INSEGNA A PERDONARE AI NEMICI E A TUTTI QUELLI CHE MI HANNO OFFESO, IO VOLENTIERI PERDONO ALL’IMPERATORE E A TUTTI I RESPONSABILI DELLA MIA MORTE, E LI PREGO DI VOLERSI ISTRUIRE INTORNO AL BATTESIMO CRISTIANO».
    Si rivolse quindi ai compagni, giunti ormai all’estrema battaglia, e cominciò a dir loro parole di incoraggiamento. SUI VOLTI DI TUTTI APPARIVA UNA CERTA LETIZIA, MA IN LUDOVICO ERA PARTICOLARE. A LUI GRIDAVA UN ALTRO CRISTIANO CHE PRESTO SAREBBE STATO IN PARADISO, ED EGLI, CON GESTI PIENI DI GIOIA, DELLE DITA E DI TUTTO IL CORPO, ATTIRÒ SU DI SÉ GLI SGUARDI DI TUTTI GLI SPETTATORI.
    Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, INTONÒ IL SALMO LAUDATE, PUERI, DOMINUM, CHE AVEVA IMPARATO A NAGASAKI DURANTE L’ISTRUZIONE CATECHISTICA; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo.
    Altri infine ripetevano: «GESÙ! MARIA!», con volto sereno. Alcuni esortavano anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte.
    Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: «GESÙ! MARIA!» E, QUEL CHE È PIÙ, SEGUÌ UN COMPASSIONEVOLE LAMENTO DI PIÙ PERSONE, CHE SALÌ FINO AL CIELO. I LORO CARNEFICI CON UN PRIMO E UN SECONDO COLPO, IN BREVISSIMO TEMPO, LI UCCISERO.

  21. Dal «DISCORSO SU SANT’AGATA»
    di san Metodio Siculo, vescovo
    Donata a noi da Dio, sorgente stessa della bontà
    La commemorazione annuale di SANT’AGATA ci ha qui radunati perché rendessimo onore a una martire, che è sì antica, ma anche di oggi. Sembra infatti che anche oggi vinca il suo combattimento perché tutti i giorni viene come coronata e decorata di manifestazioni della grazia divina.
    SANT’AGATA è nata dal Verbo del Dio immortale e dall’unico suo Figlio, morto come uomo per noi. Dice infatti san Giovanni: «A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12).
    SANT’AGATA, la nostra santa, che ci ha invitati al religioso banchetto, è la sposa di Cristo. È la vergine che ha imporporato le sue labbra del sangue dell’Agnello e ha nutrito il suo spirito con la meditazione sulla morte del suo amante divino.
    La stola della santa porta i colori del sangue di Cristo, ma anche quelli della verginità. Quella di SANT’AGATA, così, diviene una testimonianza di una eloquenza inesauribile per tutte le generazioni seguenti.
    SANT’AGATA è veramente buona, perché essendo di Dio, si trova dalla parte del suo Sposo per renderci partecipi di quel bene, di cui il suo nome porta il valore e il significato: AGATA (CIOÈ BUONA) A NOI DATA IN DONO DALLA STESSA SORGENTE DELLA BONTÀ, DIO.
    Infatti cos’è più benefico del sommo bene? E chi potrebbe trovare qualcosa degno di esser maggiormente celebrato con lodi del bene? ORA AGATA SIGNIFICA «BUONA». La sua bontà corrisponde così bene al nome e alla realtà. Agata, che per le sue magnifiche gesta porta un glorioso nome e nello stesso nome ci fa vedere le gloriose gesta da lei compiute.
    AGATA, CI ATTRAE PERSINO CON IL PROPRIO NOME, perché tutti volentieri le vadano incontro ed è di insegnamento con il suo esempio, perché tutti, senza sosta, gareggino fra di loro per conseguire il vero bene, che è Dio solo.

  22. SANT’ILARIO DI POITIERS
    TUTTI I CREDENTI AVEVANO UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA
    «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132, 1), perché quando vivono insieme, fraternamente, si riuniscono nell’assemblea della Chiesa, si sentono concordi nella carità e in un solo volere.
    LEGGIAMO CHE AGLI ALBORI DELLA PREDICAZIONE APOSTOLICA QUESTO GRANDE PRECETTO ERA MOLTO SENTITO E PRATICATO. SI DICE INFATTI: «LA MOLTITUDINE DI COLORO CHE ERANO VENUTI ALLA FEDE AVEVA UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA» (At 4, 32). IN REALTÀ BEN SI CONVIENE AL POPOLO DI DIO SENTIRSI FRATELLI SOTTO UN UNICO PADRE, SENTIRSI UNA COSA SOLA IN UN MEDESIMO SPIRITO, VIVERE CONCORDI NELLA STESSA CASA ED ESSERE MEMBRA VIVE DI UNO STESSO CORPO.
    È DAVVERO BELLO E SOAVE ABITARE INSIEME COME FRATELLI. Il profeta presenta il paragone di questa serena giocondità dicendo: «Come olio profumato sul capo, che scende sulla barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste» (Sal 132, 2). Orbene, come questo unguento, su chiunque venga infuso, scaccia dai cuori gli spiriti immondi, COSÌ MEDIANTE L’UNZIONE DELLA CARITÀ, NOI EMANIAMO LA CONCORDIA, COSA VERAMENTE SOAVE A DIO, COME AFFERMA L’APOSTOLO: «NOI SIAMO IL PROFUMO DI CRISTO» (2 COR 2, 15). COME DUNQUE QUESTO UNGUENTO FU GRADITO A DIO NEL PRIMO SACERDOTE ARONNE, COSÌ È BELLO E GIOCONDO CHE I FRATELLI VIVANO INSIEME.
    Ma l’unguento discende dal capo sulla barba e la barba è il decoro dell’età virile. È necessario perciò che noi siamo dei bambini in Cristo unicamente per quel tanto che fu detto, che siamo bambini cioè solo in quanto privi di malizia, ma adulti nell’intelligenza e nella sapienza. L’Apostolo chiama bambini tutti gli infedeli, perché, non essendo capaci di cibo solido, hanno ancora bisogno di latte, proprio come dice lo stesso Apostolo: «VI HO DATO DA BERE LATTE, NON UN NUTRIMENTO SOLIDO, PERCHÉ NON NE ERAVATE CAPACI E NEANCHE ORA LO SIETE» (1 COR 3, 2). NOI INVECE DOBBIAMO ESSERE ADULTI.

  23. GESU’…(don Primo Mazzolari, Il compagno Cristo)
    Gesù è l’unico personaggio della storia che si vorrebbe non fosse esistito… Gli altri uomini, grandi o infami, sono memoria e polvere: Cristo, no, è presenza. Comincia a diventare interessante uno che gli uomini non vorrebbero che fosse! Non può essere uno qualunque, se lui o qualcosa di lui è così vivo e inquietante da desiderare che non fosse…

  24. DOVE HA ABBONDATO IL DELITTO, HA ABBONDATO ANCOR PIÙ LA GRAZIA
    Dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici« di san Bernardo, abate

    DOVE TROVANO SICUREZZA E RIPOSO I DEBOLI SE NON NELLE FERITE DEL SALVATORE? IO VI ABITO TANTO PIÙ SICURO, QUANTO PIÙ EGLI È POTENTE NEL SALVARMI. IL MONDO FREME, IL CORPO PREME, IL DIAVOLO MI TENDE INSIDIE, MA IO NON CADO PERCHÉ SONO FONDATO SU SALDA ROCCIA. HO COMMESSO UN GRAVE PECCATO; LA COSCIENZA SI TURBERÀ, MA NON NE SARÀ SCOSSA PERCHÉ MI RICORDERÒ DELLE FERITE DEL SIGNORE. INFATTI «È STATO TRAFITTO PER I NOSTRI DELITTI» (IS 53, 5). CHE COSA VI È DI TANTO MORTALE CHE NON POSSA ESSERE DISCIOLTO DALLA MORTE DI CRISTO? SE ADUNQUE MI VERRÀ ALLA MEMORIA UN RIMEDIO TANTO POTENTE ED EFFICACE, NON POSSO PIÙ ESSERE TURBATO DA NESSUNA MALATTIA PER QUANTO MALIGNA.
    E perciò è evidente che ha sbagliato colui che disse: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono» (Gn 4, 13). Il fatto è che non era membro di Cristo, né gli importava nulla dei meriti di Cristo. Così non se li attribuiva come propri e non diceva suo quello che era realmente suo come doveva fare, essendo il membro tutta cosa del capo.
    IO INVECE, QUANTO MI MANCA, ME LO APPROPRIO CON FIDUCIA DAL CUORE DEL SIGNORE, PERCHÉ È PIENO DI MISERICORDIA, NÉ MANCANO LE VIE ATTRAVERSO LE QUALI EMANA LE GRAZIE.
    HANNO TRAPASSATO LE SUE MANI E I SUOI PIEDI, E SQUARCIATO IL PETTO CON LA LANCIA; E ATTRAVERSO QUESTE FERITE IO POSSO «SUCCHIARE MIELE DALLA RUPE E OLIO DAI CIOTTOLI DELLA ROCCIA» (DT 32, 13), CIOÈ GUSTARE E SPERIMENTARE QUANTO È BUONO IL SIGNORE (CFR. SAL 33, 9).
    Egli nutriva pensieri di pace ed io non lo sapevo. «Infatti chi conobbe il pensiero del Signore? O chi fu il suo consigliere?» (cfr. Rm 11, 34). Ora il chiodo che è penetrato, è diventato per me una chiave che apre, onde io possa gustare la dolcezza del Signore. Cosa vedo attraverso la ferita? il chiodo ha una sua voce, la ferita grida che Dio è davvero presente in Cristo e riconcilia a sé il mondo. La spada ha trapassato la sua anima e il suo cuore si è fatto vicino (cfr. Sal 114, 18; 54, 22), per cui sa ormai essere compassionevole di fronte alle mie debolezze.
    Attraverso le ferite del corpo si manifesta l’arcana carità del suo cuore, si fa palese il grande mistero dell’amore, si mostrano le viscere di misericordia del nostro Dio, per cui ci visiterà un sole che sorge dall’alto (cfr.Lc 1, 78).
    E perché le viscere non dovrebbero rivelarsi attraverso le ferite? Infatti in qual altro modo se non attraverso le tue ferite sarebbe brillato più chiaramente che tu, o Signore, sei soave e mite e di infinita misericordia? NESSUNO INFATTI DIMOSTRA MAGGIOR AMORE CHE QUANDO DÀ LA SUA VITA PER CHI È CONDANNATO A MORTE.MIO MERITO PERCIÒ È LA MISERICORDIA DI DIO. NON SONO CERTAMENTE POVERO DI MERITI FINCHÉ LUI SARÀ RICCO DI

  25. …LA RICCHEZZA CHE CI VIENE DONATA DA DIO, NON SI PUO’ PARAGONARE A NIENTE!!! ANCHE SE LE TRIBOLAZIONI SOVRASTANO LA NOSTRA ESISTENZA, NON DEVE VENIRE MAI MENO LA SPERANZA IN LUI.
    NELLA VITA DI SAN TOMMASO D’AQUINO LEGGIAMO QUESTO EPISODIO. EBBE UNA VISIONE DURANTE LA CELEBRAZIONE DELLA S MESSA, AL TERMINE DISSE AL SUO CONFIDENTE: HO VISTO COSE GRANDIOSE, TUTTO CIO’ CHE HO SCRITTO E’ ” PAGLIA” ” DA QUESTO MOMENTO NON SCRIVERO’ PIU’ “.
    SIGNORE, ABBIAMO BISOGNO DI UMILTA’ !

  26. Fare memoria è importante, è un verbo che ricorre nella Sacra Bibbia. Non dimenticare per essere migliori, non dimenticare non per rimarcare sempre gli errori dell’altro, ma per non permettere all’errore dell’altro di indurirci, di farci sordi al dolore e ai problemi dell’altro. questi ultimi giorni di gennaio sono sempre come una ferita che risanguina. Mi interrogo sull’uomo e sulle sue scelte, l’abisso che può spalancarsi in noi, in ognuno di noi è sempre dietro l’angolo del cuore. Fare memoria è urgente, non dimenticare per non scoperchiare l’abisso è fondamentale. Meno uomini di noi questi assassini, questi aguzzini? Non credo, credo che abbiano lasciato che fosse l’odio a guidare ogni cosa, il disprezzo dell’uomo per un altro uomo non è finito in quei campi, lo sappiamo bene, per questo bisogna ricordare, riportarlo alla mente e soprattutto al cuore. Solo se alleniamo il cuore all’amore non si può concepire l’odio. Dio assente in quei campi, in quelle povere esistenze? No, non lo penserò mai, ma di ogni corpo Cristo si è fatto corpo e ne ha preso ogni strazio. Nel Getsemani Gesù ha visto ogni abominio e ogni abisso e se lo è lasciato porre sulle spalle come un re si lascia porre sulle spalle il mantello regale. Noi non dobbiamo mai pensare questi luoghi come se Dio non vi fosse, lo dimostrano le pagine di coloro che sono andati oltre, in Dio e Dio era con loro. Bisogna pregare, bisogna fare memoria, bisogna educare il cuore, bisogna cercare Dio oltre il confine del nostro povero cuore di uomini e lasciare che Egli vi infonda l’Amore, quello che Cristo ci ha donato nello Spirito Santo.

  27. SHOAH M. Cabano

    “C’è una data, a fine gennaio,
    appuntata con penna e calamaio,
    che invita a NON DIMENTICARE
    l’odio che l’uomo ha saputo mostrare
    nei confronti di tante altre persone,
    giovani uomini, figli, madri buone.

    Non si tratta solo di una brutta storia,
    il “Giorno della Memoria”
    deve restare scolpito nel tempo
    dopo che anche l’ultimo testimone
    con gli altri sarà volato nel vento.

    Resisterà quel documento, scolpito rimarrà nei cuori,
    non sarà mai permesso l’oblio di quegli orrori!”

  28. PAPA FRANCESCO AI GIOVANI
    C’È QUALCUNO CHE CI FA FRATELLI
    “Veniamo da culture e popoli diversi, parliamo lingue diverse, usiamo vestiti diversi. Ognuno dei nostri popoli ha vissuto storie diverse. Quante cose ci possono differenziare. Ma nulla di tutto ciò ha impedito che potessimo incontraci ed essere felici di stare insieme. Questo è possibile perché sappiamo che c’è qualcosa che ci unisce, C’È QUALCUNO CHE CI FA FRATELLI”. Il Pontefice ricorda però che unità è il contrario di divisione, ma non significa uniformità. “Il vero amore non annulla legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità”. “Con i vostri gesti voi smentite e screditate tutti quei discorsi che si concentrano e si impegnano nel creare divisione”, in un certo senso obbedendo al “padre della menzogna che preferisce un popolo diviso e litigioso” .«INCONTRARSI NON SIGNIFICA MIMETIZZARSI, Né pensare tutti la stessa cosa o vivere tutti uguali facendo e ripetendo le stesse cose, ascoltando la stessa musica o portando la maglia della stessa squadra di calcio”. La cultura dell’incontro, “è un appello e un invito ad avere il coraggio di mantenere vivo un sogno comune capace di coinvolgere tutti”. Il sogno per il quale Gesù ha dato la vita. E’ l’amore di Cristo a tenere uniti i giovani. “Un amore che non si impone e non schiaccia, un amore che non emargina e non mette a tacere, un amore che non umilia e non soggioga. E’ l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e rispettoso, amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed eleva. Un amore che sa più di riconciliazione che di proibizione, più di dare nuova opportunità, che di condannare”. Francesco indica la Madonna, e sottolinea: “Vuoi che questo sogno abbia vita? Vuoi dargli carne con le tue mani, i tuoi piedi, il tuo sguardo, il tuo cuore? VUOI CHE SIA L’AMORE DEL PADRE AD APRIRTI NUOVI ORIZZONTI E A PORTARTI PER SENTIERI MAI IMMAGINATI E PENSATI, SOGNATI O ATTESI, CHE RALLEGRINO E FACCIANO CANTARE E DANZARE IL CUORE?”. E infatti il Papa conclude: “Questa Gmg non sarà fonte di speranza per un documento finale. Questo incontro trasmette speranza grazie ai vostri volti e alla preghiera. Ognuno tornerà a casa con la nuova forza che si genera ogni volta che ci incontriamo con gli altri e con il Signore”. Dunque che “panama non sia solo un canale che unisce solo due mari, ma anche la via attraverso cui il sogno di dio trovi altri piccoli canali per irradiarsi in tutto il mondo”.

  29. ” SAULO SAULO, PERCHE’ MI PERSEGUITI? IO SONO GESU’ , CHE TU PERSEGUITI” (At. 9,4-5; ) Colui che si rivela a PAOLO, nascosto in una luce insostenibile allo sguardo ( tanto che PAOLO rimane accecato ), è GESU’, quel volto di DIO che PAOLO non conosceva. E nelle mani di GESU’ è custodito tutto il cammino che PAOLO dovrà fare.
    PAOLO è definito l’uomo tutto d’un pezzo, fedelissimo nella fede GIUDAICA, quindi persecutore dei CRISTIANI a GRANDE APOSTOLO di CRISTO. Quando riuscì ad innamorarsi di Cristo, per lui non esisteva più nulla al disopra di questo AMORE. SIGNORE GESU’ PERMETTICI DI ESSERE AFFASCINATI DA TE, PERCHE’ COME PAOLO , DESIDERIAMO E VOGLIAMO CONSEGNARTI LA NOSTRA VITA.

  30. SAN CIRILLO DI GERUSALEMME (313-350)
    vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa

    “COSTUI NON È QUEL TALE CHE CI PERSEGUITAVA?” (At 9,21)
    “NOI NON PREDICHIAMO NOI STESSI; MA CRISTO GESÙ SIGNORE; QUANTO A NOI, SIAMO I VOSTRI SERVITORI PER AMORE DI GESÙ” (2 Cor 4,5). Chi è dunque questo testimone che annunzia Cristo? Proprio colui che prima lo perseguitava. Grande meraviglia! Il persecutore di prima, eccolo che annunzia Cristo. Perché? Sarà forse stato comprato? Ma nessuno avrebbe potuto convincerlo in tal modo. FORSE L’HA ACCECATO LA VISTA DI CRISTO SU QUESTA TERRA? GESÙ ERA GIÀ SALITO IN CIELO. SAUL ERA USCITO DA GERUSALEMME PER PERSEGUITARE LA CHIESA DI CRISTO E, TRE GIORNI DOPO, A DAMASCO, IL PERSECUTORE È DIVENUTO PREDICATORE. PER QUALE INFLUENZA? Altri citano come testimoni in favore dei loro amici gente della loro parte. Io, invece, ti ho dato come testimone uno che prima era nemico.
    DUBITI ANCORA? GRANDE È LA TESTIMONIANZA DI PIETRO E GIOVANNI MA… ERANO PROPRIO DELLA CASA. QUANDO IL TESTIMONE, UN UOMO CHE DOPO MORRÀ PER CAUSA DI CRISTO, È COLUI CHE PRIMA ERA NEMICO, CHI POTREBBE ANCORA DUBITARE DEL VALORE DELLA SUA TESTIMONIANZA? IO SONO PROPRIO IN AMMIRAZIONE DAVANTI AL PIANO DELLO SPIRITO…: Concede a Paolo che era persecutore, di scrivere le sue quattordici lettere… Siccome non si può contestare il suo insegnamento, ha concesso a colui che era prima il nemico e il persecutore di scrivere più di Pietro e Giovanni. In questo modo, LA FEDE DI NOI TUTTI PUÒ ESSERE CONSOLIDATA. RIGUARDO A PAOLO INFATTI, TUTTI SI MERAVIGLIAVANO E DICEVANO: “MA COSTUI NON È QUEL TALE CHE A GERUSALEMME INFIERIVA CONTRO DI NOI, ED ERA VENUTO QUA PRECISAMENTE PER CONDURCI IN CATENE?” (At 9,21) Non meravigliatevi, dice Paolo. LO SO BENE, “DURO È PER ME RICALCITRARE CONTRO IL PUNGOLO” (AT 26,14). “NON SONO DEGNO NEPPURE DI ESSERE CHIAMATO APOSTOLO” (1 COR 15,9); “MI È STATA USATA MISERICORDIA PERCHÉ AGIVO SENZA SAPERLO” … “LA GRAZIA DEL SIGNORE NOSTRO HA SOVRABBONDATO” (1 TM 1,13-14).

  31. Cari amici, godiamoci oggi FESTA DELLA CONVERSIONE DI S. PAOLO
    queste pagine IMMORTALI che ci aiutano a capire e amare questo GRANDE APOSTOLO DEFINITO …IL PRIMO DOPO …L’UNICO

    DALLA LETTERA AI GALATI DI SAN PAOLO, APOSTOLO 1,11-24
    RIVELÒ A ME IL SUO FIGLIO PERCHÉ LO ANNUNZIASSI

    VI DICHIARO DUNQUE, FRATELLI, CHE IL VANGELO DA ME ANNUNZIATO NON È MODELLATO SULL’UOMO; INFATTI IO NON L’HO RICEVUTO NÉ L’HO IMPARATO DA UOMINI, MA PER RIVELAZIONE DI GESÙ CRISTO. Voi Avete Certamente Sentito Parlare Della Mia Condotta Di Un Tempo Nel Giudaismo, Come Io Perseguitassi Fieramente La Chiesa Di Dio E La Devastassi, Superando Nel Giudaismo La Maggior Parte Dei Miei Coetanei E Connazionali, Accanito Com’ero Nel Sostenere Le Tradizioni Dei Padri. MA QUANDO COLUI CHE MI SCELSE FIN DAL SENO DI MIA MADRE E MI CHIAMÒ CON LA SUA GRAZIA SI COMPIACQUE DI RIVELARE A ME SUO FIGLIO PERCHÉ LO ANNUNZIASSI IN MEZZO AI PAGANI, SUBITO, SENZA CONSULTARE NESSUN UOMO, SENZA ANDARE A GERUSALEMME DA COLORO CHE ERANO APOSTOLI PRIMA DI ME, MI RECAI IN ARABIA E POI RITORNAI A DAMASCO.
    IN SEGUITO, DOPO TRE ANNI ANDAI A GERUSALEMME PER CONSULTARE CEFA, E RIMASI PRESSO DI LUI QUINDICI GIORNI; DEGLI APOSTOLI NON VIDI NESSUN ALTRO, SE NON GIACOMO IL FRATELLO DEL SIGNORE. IN CIÒ CHE VI SCRIVO IO ATTESTO DAVANTI A DIO CHE NON MENTISCO. QUINDI ANDAI NELLE REGIONI DELLA SIRIA E DELLA CILICIA- MA ERO SCONOSCIUTO PERSONALMENTE ALLE CHIESE DELLA GIUDEA CHE SONO IN CRISTO; SOLTANTO AVEVANO SENTITO DIRE: «COLUI CHE UNA VOLTA CI PERSEGUITAVA, VA ORA ANNUNZIANDO LA FEDE CHE UN TEMPO VOLEVA DISTRUGGERE». E GLORIFICAVANO DIO A CAUSA MIA.

    PAOLO SOPPORTÒ OGNI COSA PER AMORE DI CRISTO
    San Giovanni Crisostomo – Panegirico di san Paolo

    CHE COSA SIA L’UOMO E QUANTA LA NOBILTÀ DELLA NOSTRA NATURA, DI QUANTA FORZA SIA CAPACE QUESTO ESSERE PENSANTE, LO MOSTRA IN UN MODO DEL TUTTO PARTICOLARE PAOLO. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: DIMENTICO IL PASSATO E SONO PROTESO VERSO IL FUTURO (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «GIOITE E RALLEGRATEVI CON ME» (Fil 2, 18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: SONO CONTENTO DELLE MIE INFERMITÀ, DEGLI AFFRONTI E DELLE PERSECUZIONi (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. PREFERIVA LA MORTE ALLA VITA, LA POVERTÀ ALLA RICCHEZZA E DESIDERAVA ASSAI DI PIÙ LA FATICA CHE NON IL RIPOSO. UNA COSA DETESTAVA E RIGETTAVA: L’OFFESA A DIO, AL QUALE PER PARTE SUA VOLEVA PIACERE IN OGNI COSA. GODERE DELL’AMORE DI CRISTO ERA IL CULMINE DELLE SUE ASPIRAZIONI E, GODENDO DI QUESTO SUO TESORO, SI SENTIVA PIÙ FELICE DI TUTTI. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l’unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi. Il godere dell’amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All’infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. PENSAVA INFINE CHE LA MORTE, LA SOFFERENZA E MILLE SUPPLIZI DIVENTASSERO COME GIOCHI DA BAMBINI QUANDO SI TRATTAVA DI SOPPORTARLI PER CRISTO.
    san Giovanni Crisostomo, vescovo
    HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA

    Paolo se ne stava nel carcere come se stesse in cielo e riceveva percosse e ferite più volentieri di coloro che ricevono il palio nelle gare: amava i dolori non meno dei premi, perché stimava gli stessi dolori come fossero ricompense; perciò li chiamava anche una grazia divina. Ma sta’ bene attento in qual senso lo diceva. Certo era un premio essere sciolto dal corpo ed essere con Cristo (cfr. Fil 1,23), mentre restare nel corpo era una lotta continua; tuttavia per amore di Cristo rimandava il premio per poter combattere: cosa che giudicava ancora più necessaria.
    L’ESSERE SEPARATO DA CRISTO COSTITUIVA PER LUI LOTTA E DOLORE, ANZI ASSAI PIÙ CHE LOTTA E DOLORE. ESSERE CON CRISTO ERA L’UNICO PREMIO AL DI SOPRA DI OGNI COSA. PAOLO PER AMORE DI CRISTO PREFERÌ LA PRIMA COSA ALLA SECONDA.
    Certamente qui qualcuno potrebbe obiettare che Paolo riteneva tutte queste realtà soavi per amore di Cristo. Certo, anch’io ammetto questo, perché quelle cose che per noi sono fonti di tristezza, per lui erano invece fonte di grandissimo piacere. MA PERCHÉ IO RICORDO I PERICOLI ED I TRAVAGLI? POICHÉ EGLI SI TROVAVA IN GRANDISSIMA AFFLIZIONE E PER QUESTO DICEVA: «CHI È DEBOLE, CHE ANCH’IO NON LO SIA? CHI RICEVE SCANDALO CHE IO NON NE FREMA?» (2 Cor 11,29).
    Ora, vi prego, non ammiriamo soltanto, ma anche imitiamo questo esempio così magnifico di virtù. Solo così infatti potremo essere partecipi dei suoi trionfi.
    Se qualcuno si meraviglia perché abbiamo parlato così, cioè che chiunque avrà i meriti di Paolo avrà anche i medesimi premi, può ascoltare lo stesso
    Apostolo che dice: «HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA, HO TERMINATO LA MIA CORSA, HO CONSERVATO LA FEDE. ORA MI RESTA SOLO LA CORONA DI GIUSTIZIA CHE IL SIGNORE, GIUSTO GIUDICE, MI CONSEGNERÀ IN QUEL GIORNO, E NON SOLO A ME, MA ANCHE A TUTTI COLORO CHE ATTENDONO CON AMORE LA SUA MANIFESTAZIONE» (2 TM 4,7-8). PUOI VEDERE CHIARAMENTE COME CHIAMA TUTTI ALLA PARTECIPAZIONE DELLA MEDESIMA GLORIA.
    Ora, poiché viene presentata a tutti la medesima corona di gloria, cerchiamo tutti di diventare degni di quei beni che sono stati promessi.
    Non dobbiamo inoltre considerare in lui solamente la grandezza e la sublimità delle virtù e la tempra forte e decisa del suo animo, per la quale ha meritato di arrivare ad una gloria così grande, ma anche la comunanza di natura, PER CUI EGLI È COME NOI IN TUTTO. COSÌ ANCHE LE COSE ASSAI DIFFICILI CI SEMBRERANNO FACILI E LEGGERE E, AFFATICANDOCI IN QUESTO TEMPO COSÌ BREVE, PORTEREMO QUELLA CORONA INCORRUTTIBILE ED IMMORTALE, PER GRAZIA E MISERICORDIA DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO, A CUI APPARTIENE LA GLORIA E LA POTENZA ORA E SEMPRE, NEI SECOLI DEI SECOLI. AMEN.

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