VENERDI  29 MARZO 2019           

   VILLA S. BIAGIO ORE 19 – 21 

ESPERIENZA   QUARESIMALE:  CENA  DI  POVERI  con pane, acqua e … SALMI SAPIENZIALI

 IN SILENZIO  e…  A  LUME  DI  CANDELA

  • A P E R I C E N AAscolto canti gregoriani (Solesmes
  • M E N Ùsalutare per l’anima e… il corpo!  
  • PANE  E  ACQUA – RISO IN BIANCO  – UN FRUTTO…
  • Presi con GRATITUDINE – 
  • In meditativo SILENZIO    
  • CON SALMI  E  CANTICI  SPIRITUALI  
  • P E R   C O N C L U D E R E   I N…  BELLEZZA:
  • BREVE  ADORAZIONE In Cappella – CONDIVISIONE FRATERNA  di risonanze spirituali  – MOMENTO MARIANO – SALVE REGINA … e le campane dell’AVE MARIA

Cari amici, 

 Ecco un pò di materiale per laCENA ALTERNATIVA” a  S. BIAGIO: VENERDI’ 29 MARZO 2019

IL TEMA: “La santità della… porta accanto” secondo Papa Francesco e D. Orione  “GAUDETE ET EXSULTATEˮ  “LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ, OGGI”                            

  • PREGHIERA E SERVIZIO:    Come conciliare l’intimità con Dio con gli impegni della vita?   PAPA FRANCESCO –  Il mio umile obiettivo è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. Perché il Signore ha scelto ciascuno di noi «per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità» (Ef 1,4).    «Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro… ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio… Questo però non implica disprezzare i momenti di quiete, solitudine e silenzio davanti a Dio.  Come non riconoscere che abbiamo bisogno di fermare questa corsa febbrile per recuperare uno spazio personale Ci occorre uno spirito di santità che impregni tanto la solitudine quanto il servizio, tanto l’intimità quanto l’impegno evangelizzatore. 
  • S. LUIGI ORIONE  
  • Bisogno di santi: Roma, 3 marzo 1914     “I nostri primi Missionari scrivono che essi sono pochi, che non bastano, e di mandarne altri. Dondero  è solo …Mi scrive che accetterebbe volentieri anche qualche Chierichetto; basta avere un po’ di aiuto.  La missione promette, assai bene; ma ho bisogno di santi! Quante volte, nei passati giorni, io ho pensato a voi, o cari i miei figli! E vi ho fatti passare uno ad uno, per vedere chi poter mandare! ma ho bisogno di santi!  Poco mi importerebbe che siate piccoli:anzi, così imparereste subito la lingua … ma ho bisogno che, chi va, porti là la santità. Chi si sente di voi? Cari miei piccoli fratelli, cerchiamo la santità, ma subito: non aspettiamo più: non tardiamo! La santità! Il desiderio della santità! Tutto verrà dietro a questo
  • -La congregazione ha un forte spirito di iniziativa e di attività,  Tuttavia, parlandovi con cuore alla mano, vi confesso che non posso difendermi dal doloroso pensiero e dal timore che questa vantata attività dei figli della divina Provvidenza, abbia a venir meno ove non siano fecondati e santificati da una vera e soda pietà. Non diamoci pace finché non avremo ottenuto da Dio la grazia di pregare e di pregare bene. Far pregare e pregare bene. Ogni casa sia “Domus orationis” (casa di preghiera)  (Da discorso  del 22.07.1924)

        VERA  E  FALSA  RELIGIOSITÀ

  • PAPA FRANCESCO Quali sono atteggiamenti di falsa religiosità? «l’ossessione per la legge,     l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa.  Molte volte, «contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi.  Questo accade quando alcuni gruppi cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie»  (57-58).   

  • COSA PASSA E COSA RESTA  Gesù non ci consegna due formule. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Con gli scarti di questa umanità vulnerabile il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte. Poiché «che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Queste due ricchezze non svaniscono!» (65) 

  • SPIRITO DI POVERTÀ E  SOBRIETÀ DI VITA

  • PAPA FRANCESCO  «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»  «Le ricchezze non ti assicurano nulla…  Anzi, quando il cuore si sente ricco,  è talmente soddisfatto di sé stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli» (68).  

  • Cosa ci chiederà il Signore? «Quando incontro una persona che dorme alle intemperie, in una notte fredda, posso sentire che questo fagotto è un imprevisto che mi intralcia, un delinquente ozioso…  un problema che devono risolvere i politici… Oppure posso reagire a partire dalla fede e dalla carità e riconoscere in lui un essere umano con la mia stessa dignità. Un fratello redento da Cristo. Questo è essere cristiani!»  (98). 

  • S. LUIGI ORIONE  -La Grazia d’esser nato povero Fra le grazie che il Signor mi ha fatto, ho avuto quella di essere nato povero. I miei hanno sempre lavorato per poter mangiare. Non ci mancò mai il pane: ma si faceva, una volta al giorno, la polenta; e, nelle invernate, c’era la polenta nel latte.( discorso del 21-I  1938) 
  • – Tempi eroici   Quei tempi erano  veramente eroici, tempi di fame e di estrema miseria; tanto che i ragazzi dell’Oratorio portavano qualche tozzo di pane per sfamare quel povero chierico. Allora era fiamma la vita del cuore, ed erano giorni grandi, giorni di fame, giorni di fede, e la fede era fiamma di carità e di amore a Dio. (discorso  14 – X – 1939).
  • – Quella povera vecchia contadina di mia madre si alzava alle tre di notte e via a lavorare, e pareva sempre un fuso che andasse, e sempre faceva e s’industriava: faceva da donna e, con i suoi figli, sapeva fare anche da uomo, perché nostro padre era lontano, a lavorare sul Monferrato:  batteva il falcetto per fare l’erba, e lo affilava essa, senza portarlo all’arrotino;   faceva la tela con canapa filata da essa; e i miei fratelli si divisero tante lenzuola, tanta bella biancheria, povera mia madre!  Teneva da conto fin i coltelli rotti….  Non correva a comperare, se proprio non poteva farne a meno; e, quando è morta, le abbiamo ancora messo il suo vestito da sposa, dopo cinquantun anni che si era sposata: se l’era fatto tingere in nero, e faceva ancora la sua bella figura, ed era ancora il suo vestito più bello! 
  • DISCERNIMENTO DAVANTI AL TABERNACOLO
  • PAPA FRANCESCO  Qual è l’ambiente ideale per il discernimento?171.      Anche se il Signore ci parla in modi assai diversi durante il nostro lavoro, attraverso gli altri e in ogni momento, non è possibile prescindere dal silenzio della preghiera prolungata per percepire meglio quel linguaggio, per interpretare il significato reale delle ispirazioni che pensiamo di aver ricevuto. Perché è importante il silenzio?   Per ogni discepolo è indispensabile stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. Se non ascoltiamo, tutte le nostre parole saranno unicamente rumori che non servono a niente. Dunque mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Lui senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina

 

  • S. LUIGI ORIONE Ti amo, Gesù, ti amo e ti amo!  Apro un libro di pensieri serafici ma il libro mi si chiude tra le mani, né so più leggere fino a che non abbia gettato tutto il mio povero cuore nel Tuo: Signore Gesù, Ti amo, Ti amo e Ti amo! penso a Te, che mi sei così vicino: al Tuo cuore che non mi sarà mai straniero né freddo: al Tuo amore, che è sempre uguale a se stesso! Oggi ero molto afflitto, o mio Dio, e mi pareva proprio di non potere più tirare avanti, – adesso invece i dolori non mi turbano più, e sono contento di patire. O Signore, amore soavissimo e vita mia, fa che da ogni ferita di spina, che mi trafigge l’anima, esca la gran voce del mio amore:  Ti amo, o Gesù mio, Ti amo e Ti amo !   A Te, che vegli, apro il mio cuore: a Te espongo pensieri ed affetti; ascolto la voce Tua, studio il Tuo volere, mentre Ti guardo e Ti amo, Ti amo e Ti amo ! E anche Tu mi ami; oh se mi ami ! Dimmi una parola, o Signore, che mi additi il sentiero nel quale Tu vuoi che io cammini; illuminami, o Signore, con un raggio di Tua luce divina, che le tenebre si addensano intorno a me: ed io Ti risponderò che Ti amo, Ti amo e Ti amo !
  • S. AGOSTINO:  ATTENDI  UN  POCHINO”. Dalle Confessioni,12   Così io ero sì persuaso della convenienza di concedermi al tuo amore, anziché cedere alla mia passione: ma se l’uno mi piaceva e vinceva, l’altro mi attraeva e avvinceva. Non sapevo cosa rispondere a queste tue parole:  “Levati, tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà”;  non sapevo affatto cosa rispondere, se non, al più, qualche frase lenta e sonnolenta: “Fra breve”, “Ecco, fra breve”, “Attendi un pochino”.   Però quei “breve” E uel “attendi un pochino” andava per le lunghe. Chi avrebbe potuto liberarmi, nella mia condizione miserevole, da questo corpo mortale, se non la tua grazia per mezzo di Gesù Cristo Signore Nostro?
  • NON TI NASCONDO LE MIE FERITE Quando mi sarò unito a Te con tutto il mio essere, non sentirò più dolore o pena;  la mia sarà vera vita, tutta piena di Te. Tu sollevi in alto colui che riempi di Te. Io, invece, non sono ancora pieno di Te, sono di peso a me stesso. Gioie di cui dovrei piangere contrastano in me con pene di cui dovrei gioire; non so da che parte stia la vittoria; Abbi pietà di me, Signore!  NON TI NASCONDO LE MIE FERITE. TU SEI IL MEDICO, IO SONO IL MALATO;  TU SEI IL SIGNORE, IO IL POVERO. 
  • ACCOGLI TUO FIGLIO  ( I Soliloqui I, 5) ORA SEI TU SOLO CHE IO AMO, te solo che seguo, te solo che cercoTi prego, ordina tutto ciò che vuoi, ma guarisci e apri le mie orecchie  perché io possa udire la tua voce.  Ti prego, accogli il figlio tuo che è fuggito,  o Dio amorevole più di ogni padre. SENTO CHE SOLO DA TE IO DEVO RITORNARE.
  • TARDI TI HO AMATO, O BELLEZZA COSÌ ANTICA E COSÌ NUOVA,     TARDI TI HO AMATO… Ecco che tu eri dentro e io fuori, e lì ti cercavo.   Deforme come ero, mi gettavo su queste cose belle che hai creato. TU ERI CON ME, MA IO NON ERO CON TE.  MI HAI CHIAMATO, HAI GRIDATO, E HAI VINTO LA MIA SORDITÀ. E ORA ANELO A TE. TI HO ASSAPORATO,   E HO FAME E SETE. MI HAI TOCCATO,    E ASPIRO ARDENTEMENTE ALLA TUA PACE.

“ È  VERAMENTE  RISORTO ”

A L L E L U J A !

 

PRIMAVERA  DELLO  SPIRITO  A  S.  BIAGIO

PROPOSTE  DI  FORMAZIONE – APRILE 2019

  •  14  APRILE : DOMENICA DELLE PALME  – H. 10.30

PROCESSIONE  DELLE PALME – S. MESSA

  • LUNEDI – MARTEDI – MERCOLEDÌ  SANTO: 10-12; 16 -18: TEMPO  PER  LE  CONFESSIONI …

GIOVEDI – VENERDI – SABATO SANTO

M A T T I N O:  H. 9: LODI  E  MEDITAZIONE       

  •  “HA AMATO FINO ALLA FINE” (GV.13)
  • “HA PORTATO I NOSTRI PECCATI”                            
  • “LA VERGINE DEL SILENZIO…”

S E R A Partecipiamo alle celebrazioni nella  Parrocchia del Carmine

 DOMENICA  21:   

 PASQUA   DI   RESURREZIONE

MESSA SOLENNE   ORE 10.30

 

 22 – 25 APRILE  2019: 

RITIRO      DIPRIMAVERA

 DONNA, PERCHÉ PIANGI? CHI CERCHI?”  Rispondono:

  • RUT, la spigolatrice straniera…
  • LA SPOSA del Cantico dei Cantici…
  • MARIA DI MAGDALA: “Ho visto il Signore”

ORARIO DI MASSIMA

  • 08.00: Celebrazione di Lodi – 09.00: Meditazione – Lectio 
  • 11.45: Adorazione  – ora media – Pranzo – riposo
  • 16.00: Meditazione – preghiera personale
  • 18.30: Celebrazione di Vespro e Eucaristia
  • 19.30: Cena – momento Mariano  nel parco -Risonanze 

Info – Prenotazioni: 333.8890.862 donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

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  • “AMÒ SINO ALLA FINE”Il Servo del Signore in linea… (Isaia 40 – 53)

    PER SEMPRE O… FINCHÉ DURA?                          I Love You Forever: è una simpatica frase che i giovani innamorati scrivono sui muri. Nella realtà il  “per sempre” fa paura. L’impegno totale e definitivo, ci sembra un carcere. Ci stanchiamo di tutto e di tutti. Preferiamo vivere all’insegna del…”Proviamo”!  Lasciandoci sempre un’ uscita di sicurezza.  Chiediamoci: si può continuare a fare ”prove” per tutta la vita? Vivere “alla giornata”, aiuta a maturare come persone? O ci lascia tutti, giovani e adulti, in balia della nostra instabilità emotiva?  Ci può illuminare la figura del “Servo del Signore” di cui ci parla Isaia. In mezzo a mille difficoltà, Egli ha perseverato fino alla fine nella sua missione… Come Gesù che  “AVENDO AMATO I SUOI LI AMÒ SINO ALLA FINE” (Gv. 13,1ss)  Un esempio per noi. E un augurio perché la Pasqua che celebreremo nei riti diventi IMPEGNO E NOVITÀ DI VITA.

     

    • Sei vissuto in esilio tra gente disperata. che potevi fare?

    «Confortate, confortate il mio popolo! Fate coraggio agli abitanti di Gerusalemme, e annunziate loro: La vostra schiavitù è finita, la vostra colpa perdonata (40,1)

    • Se soffriamo significa che Dio ci ha abbandonati?

    Come un pastore conduce il suo gregge: prende in braccio gli agnellini, li porta sul petto e ha cura delle pecore che partoriscono, così Dio provvede per il suo popolo». (40,9ss)

    • Siamo vermiciattoli ma… amati da Lui!

    « Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Non temere, sono qui ad aiutarti. Sei piccolo e debole come un verme, ma non temere: io ti aiuterò. Io, il Santo d’Israele, sono colui che ti salva. (41,10ss)

    • Con Lui vicino, il deserto si cambia in sorgente d’acqua?

    «Il mio popolo è come povera gente assetata, dalla gola riarsa: cerca acqua ma non ne trova. Io, il Signore, esaudirò la loro preghiera. Non li abbandonerò mai. Trasformerò il deserto in un lago e la terra arida in sorgenti d’acqua. (41,17s)

    • All’inizio di tutto c’è stata una particolare chiamata di Dio?

    Ecco il mio servo che io sostengo,  il mio eletto di cui mi compiaccio.             Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. (42,1)

    • Che metodo usavi per farti ascoltare? Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. (42,2)
    • Ma sapevi essere anche forte e perseverante?

    Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole. (42,4ss)

    • Quale missione speciale ti ha affidato il Signore?

    Io, il Signore, ti ho chiamato e ti ho preso per mano; ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni,  perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. (42,6ss)

    • Quale certezza di fondo ti sosteneva?

    «Non temere! Se tu attraverserai fiumi profondi, io sarò con te: le acque non ti sommergeranno. Se passerai attraverso il fuoco,            tu non brucerai. Io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele che ti salva. Per me sei molto prezioso, io ti stimo e ti amoNon temere, io sono con te! (43,1ss)

    • E Nei momenti di scoraggiamento, dove trovavi la forza?

    Io ho pensato: inutilmente mi sono affaticato, ho consumato tutte le mie forze, senza risultato. Ma il Signore garantisce il mio diritto, Dio ricompensa il mio sforzo. Egli mi ha chiamato fin dalla nascita, per essere il suo servo, per ricondurre a lui il popolo d’Israele. (49,4ss)

    • A un certo punto la tua missione si è ampliata?

    Mi ha detto: «Tu sei mio servo, non solo per radunare le tribù di Giacobbe, e ricondurre a me i superstiti d’Israele. Faccio di te la luce delle nazioni, per portare la mia salvezza in tutto il mondo». (49,6)

    • Ti rendevi conto che questo comportava maggior sofferenza?

    Dio, ogni mattina mi insegna ad ascoltarlo e io non mi tiro indietro. Ho offerto la schiena a chi mi batteva, la faccia a chi mi strappava la barba. Non ho sottratto il mio volto agli sputi e agli insulti. (50,4s)

    • Dove trovavi la forza per non abbatterti? Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso. Il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole? (50,7s)
    • Quale era la segreta speranza che ti sorreggeva?

    Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. I  re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. (52,13s)

    • Bellezza e successo sono importanti: tu potevi contarci?

    Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. (53,2s)

    • Ognuno tende a dare la colpa agli altri. Tu cosa hai fatto?

     Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori.  Noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. (53,4s)

    • Guariti per… le tue piaghe: che senso ha?

    Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.  Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. (53,5s)

    • Oggi ha ragione chi grida più forte. E TU hai scelto di tacere?

    Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello,  come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo. (53,7s)

    • Avresti potuto salvarti. Perché ti sei offerto spontaneamente?

    Quando offrirà se stesso in espiazione,  vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. (53,10s)

    • Dunque la sofferenza innocente, che tanto ci scandalizza, sarebbe  salvezza per il  mondo?

    Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. (53,11)

    • Per essere efficaci bastano le parole, o occorre ben altro…?

    Perciò io gli darò in premio le moltitudini,  perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori. (53,12)

     

  • 12 MARZO  S.  LUIGI ORIONE                                Pensieri dalla sua ultima “Buona Notte
    1. CONSAPEVOLEZZA...« Sono venuto a darvi la buona notte… Sono venuto anche a salutarvi, perché piacendo a Dio domani mi assenterò per qualche tempo, per poco o per molto, o anche per sempre, come piacerà al Signore. Nessuno più di me sa e sente che la mia vita,  è attaccata ad un filo e che tutti i momenti possono essere gli ultimi.
    2.  POVERTÀ:  uno stile per vivere e morire..Desiderano che vada a San Remo, mi vogliono mandare a S. Remo, perchè pensano quel clima, quel sole, possono portare qualche giovamento a quel poco di vita che può essere in me. Però non è tra le palme che io voglio vivere e morire. Se potessi esprimere un desiderio:  non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo.     
    3.  SENSIBILITÀ  E DELICATEZZA DI PADRE... Dunque partire di qui senza dirvi nulla sarebbe stata cosa che ripugna al mio cuore, e forse avrebbe fatto male anche a voi. …
    4. PIANGERE  CON CHI PIANGE...Vogliate bene a quelli che piangono, che soffrono. Dice la Scrittura: “Andrai più volentieri nella casa del dolore e del pianto che a quella del tripudio “.       5. VIVIAMO UMILI E PICCOLI AI PIEDI DELLA CHIESA  Anche voi vogliate vivere sempre alla presenza del Signore. Cari figliuoli, Viviamo umili e piccoli ai piedi della Chiesa, come bambini,  con pieno abbandono ai piedi dei Vescovi, del Papa che è il Vescovo dei Vescovi, il  dolce Cristo in terra.                                                                                                                            6. LE TRE GRANDI MADRI… La prima grande Madre è Maria SS.ma, la seconda madre è la santa Chiesa, la terza, piccola ma pur grande, madre è la nostra Congregazione                7.EVITARE IL PECCATO…CONFESSIAMOCI BENE… evitate ad ogni costo, a costo di qualunque sacrificio il peccato, tutti i peccati. La morte, ma non peccati, diceva Savio Domenico. Se qualche volta ci sentiamo deboli raccomandiamoci al Signore e a Maria SS.ma, confessiamoci bene, non per abitudine.                                                                                             8 . UMANITÀ …Dunque addio, o cari figliuoli (si ferma un istante, china il capo appoggiandosi alla balaustra, commosso piange). Pregherete per me e io vi porterò tutti i giorni sull’altare e pregherò per voi. Buona notte ».

      Io non sento

    che una infinita,

    divina   sinfonia

    di spiriti, palpitanti

    attorno   alla  Croce,

    e  la Croce stilla per noi goccia  a goccia,

    attraverso i secoli, il sangue divino sparso

     per  ciascuna anima  umana. Dalla  Croce

    Cristo grida “Sitio”. Terribile grido di arsura,

    che non è della carne, ma è grido di sete di anime.

    Scriverò la mia vita con le lacrime e col sangue.

    Lume e pace di cuore.

    Salirò  il mio Calvario

    come agnello mansueto.

    Apostolato e martirio

    Martirio  e  apostolato.

                                             Soffrire,  tacere, pregare                                    

  •  amare, crocifiggersi

     adorare.  Lume e

    pace di cuore. 

    (S. L. Orione)

     

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  • 19 MARZO 2019 FESTA DI S. GIUSEPPECari Amici, il clima quaresimale oggi viene piacevolmente interrotto dalla festa di S. GIUSEPPE e dal ricordo dei NOSTRI PAPA’ vivi o defunti… Mentre contempliamo questa bella icona della santa famiglia,  preghiamo così:   Santa e dolce dimora, dove Gesù fanciullo nasconde la sua gloria!  Giuseppe addestra all’umile arte del falegname il Figlio dell’Altissimo.  Accanto a lui Maria fa lieta la sua casa di una limpida gioia. La mano del Signore li guida e li protegge nei giorni della prova. O famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, dona al mondo la pace.

    PAPA FRANCESCO: LA VOCAZIONE DEL CUSTODIRE:  

    Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «GIUSEPPE FECE COME GLI AVEVA ORDINATO L’ANGELO DEL SIGNORE E PRESE CON SÉ LA SUA SPOSA» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa… COME ESERCITA GIUSEPPE QUESTA CUSTODIA?  Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l’amore ogni momento. E’ ACCANTO A MARIA SUA SPOSA NEI MOMENTI SERENI E IN QUELLI DIFFICILI DELLA VITA, NEL VIAGGIO A BETLEMME PER IL CENSIMENTO E NELLE ORE TREPIDANTI E GIOIOSE DEL PARTO; NEL MOMENTO DRAMMATICO DELLA FUGA IN EGITTO E NELLA RICERCA AFFANNOSA DEL FIGLIO AL TEMPIO; E POI NELLA QUOTIDIANITÀ DELLA CASA DI NAZARET, NEL LABORATORIO DOVE HA INSEGNATO IL MESTIERE A GESÙ.

     COME VIVE GIUSEPPE LA SUA VOCAZIONE DI CUSTODE DI MARIA, DI GESÙ, DELLA CHIESA? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: CRISTO! CUSTODIAMO CRISTO NELLA NOSTRA VITA, PER CUSTODIRE GLI ALTRI, PER CUSTODIRE IL CREATO!   

         LA VOCAZIONE DEL CUSTODIRE, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ IL CUSTODIRE L’INTERO CREATO, LA BELLEZZA DEL CREATO, COME CI VIENE DETTO NEL LIBRO DELLA GENESI E COME CI HA MOSTRATO SAN FRANCESCO D’ASSISI: È L’AVERE RISPETTO PER OGNI CREATURA DI DIO E PER L’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO. E’ IL CUSTODIRE LA GENTE, L’AVER CURA DI TUTTI, DI OGNI PERSONA, CON AMORE, SPECIALMENTE DEI BAMBINI, DEI VECCHI, DI COLORO CHE SONO PIÙ FRAGILI E CHE SPESSO SONO NELLA PERIFERIA DEL NOSTRO CUORE.  E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori.  E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio! E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: SIAMO “CUSTODI” DELLA CREAZIONE, DEL DISEGNO DI DIO ISCRITTO NELLA NATURA, CUSTODI DELL’ALTRO, DELL’AMBIENTE; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!  Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! NON DOBBIAMO AVERE PAURA DELLA BONTÀ, ANZI NEANCHE DELLA TENEREZZA! il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. NON DOBBIAMO AVERE TIMORE DELLA BONTÀ, DELLA TENEREZZA!                                    Piazza San Pietro, Martedì, 19 marzo 2013, Solennità di San Giuseppe

    S. PAOLO VI A NAZARET

    La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo.  Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazareth! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.

    Beato il papà 

    Beato il papà che chiama alla vita e sa donare la vita per i figli.
    Beato il papà che non teme di essere tenero e affettuoso.
    Beato il papà che sa giocare con i figli e perdere tempo con loro.
    Beato il papà per il quale i figli contano più degli hobby
    Beato il papà che sa ascoltare e dialogare anche quando è stanco
    Beato il papà che dà sicurezza con la sua presenza e il suo amore.
    Beato il papà che sa pregare con i figli
    Beato il papà convinto che un sorriso vale più di un rimprovero, uno scherzo più di una critica, un abbraccio più di una predica.
    Beato il papà che cresce con i figli e li aiuta a essere se stessi
    Beato il papà che sa capire e perdonare gli sbagli dei figli .
    Beato il papà che non sommerge i figli di cose, ma li educa alla sobrietà e alla condivisione.
    Beato il papà che non si ritiene perfetto e sa ironizzare sui suoi limiti
    Beato il papà che cammina con i figli verso orizzonti sconfinati aperti all’uomo, al mondo, all’eternità

     

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VENERDI  8 MARZO 2019

 

 

 

 FESTA DELLA DONNA… 

DONNE COSÌ… Donne vere. Fatte di grazia e di fragilità. Storie di umiliazione e riscatto. Tanto diverse ma tutte segnate da un Evento che ha cambiato la loro vita. Incontrata la Luce, l’hanno accolta con gioia. E si sono messe al servizio di Gesù e del Vangelo. Ieri come oggi. DONNE MADRI. DONNE SORELLE. DONNE CAPACI DI AMARE… SI, PENSO A MIA MADRE. Ma anche a tutte quelle donne che sanno amare sul serio. Fino al sacrificio totale di sé. Con un’ abnegazione e fedeltà a tutta prova. Per questo sono perennemente attuali. NE ABBIAMO BISOGNO COME DEL PANE. Ne ha bisogno il mondo. A volte ci afferra come un intimo  timore di rimanere senza  donne così. Perché,  con l’aria che tira, potrebbero correre il rischio di…estinzione. Dio non voglia!

  •  Oltre ai Dodici, Gesù aveva scelto anche voi. A quel tempo?C’erano con lui  i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi  e da infermità: Maria di Màgdala, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode,  Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni. (cfr Lc 8,2-3).
  • Gli Evangelisti vi dedicano pagine sublimi.  «In verità vi dico, dovunque sarà predicato questo vangelo sarà detto anche ciò che costei ha fatto, » (Mt 26,13   La Samaritana Gv 4,1; la donna siro-fenicia Mc 7,24ss;  la peccatrice perdonata Lc 7,36.Marta e Maria Gv 11) 
  • Commuove il candore della donna, tremante, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. (Mc 5,21ss)
  • Sorprende la fede semplice e audace della donna Cananea  Signore, anche i cagnolini si cibano delle  briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni…“Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come  desideri”. ( Mt15,25)  
  • E la “dichiarazione d’amore” di Gesù per Marta e Maria?  All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la  morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga  glorificato”.  Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a  Lazzaro. Gv 11,4s
  • I Dodici fuggirono, voi donne siete rimaste fedeli fino alla croce C’erano anche là molte donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e  la madre dei figli di Zebedèo. 
  • Che santa invidia per la Maddalena chiamata per nome da LUI? Gesù le disse: “Maria!”.  Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gv 20,18ss 
  • E a lei affidò la missione di andare dagli Apostoli Gesù le disse: “Non mi  trattenere, ma và dai miei  fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio  vostro”. Maria di Màgdala andò ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.Gv 20,11-18).

S. PAOLO E LE DONNE: INSIEME  A SERVIZIO DEL VANGELO

  • Lidia: una donna-manager, ospita Paolo e compagni  Restammo a Filippi alcuni  giorni; il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove  ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la  parola alle donne colà riunite. C’era ad ascoltare anche una donna  di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una  credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di  Paolo. Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci  invitò: “Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, venite ad  abitare nella mia casa”. E ci costrinse ad accettare. (At. 16,14ss)
  • Dietro un buon ragazzo, c’è una madre e una  nonna di fede   Ringrazio Dio;  mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di  rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua fede  schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre  Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te. (2Tm 1)
  • Sei stato tanto tempo in casa di due sposi, Priscilla e Aquila.  Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo  mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la  parola di Dio. Paolo s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila.  (Atti 18,1ss)
  • Sei rimasto grato a loro per tutta la vita. Se lo meritavano?  Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, ad essi non io  soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili (RM 16,  3)
  • Avevi un’ “agenda” piena di nomi di donne… Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre: ricevetela nel Signore. Salutate Maria, che ha faticato molto per voi.  Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno lavorato per il Signore. Salutate  Rufo  e la madre sua che è anche mia. Salutatevi gli uni gli  altri con il bacio santo. Vi salutano tutte le chiese di Cristo. (Rm 16,6.12a.12b.15)
  •    GRAZIE A TE, DONNA: IL GRAZIE DELLA CHIESA  “Grazie a te, donna-madre che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica.     Grazie a te, donna-sposa che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità
  • GRAZIE A TE DONNA-LAVORATRICE, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.
  • Grazie a te, donna-consacrata che sull’esempio della più grande delle donne, la madre di Cristo, ti apri all’amore di Dio…
  • Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!  (Giovanni Paolo II, lettera alle donne)

 IL GRAZIE DI DON ORIONE  

Mia madre “Quella povera vecchia contadina di mia madre si alzava alle 3 di notte e via a lavorare,  e faceva da donna e, con i suoi figli, sapeva fare anche da uomo, perché nostro padre era lontano, a lavorare sul Monferrato: batteva il falcetto per fare l’erba, e lo affilava essa, senza portarlo all’arrotino; faceva la tela con canapa filata da essa; e i miei fratelli si divisero tante lenzuola, tanta bella biancheria, povera mia madre! Teneva da conto fin i coltelli rotti… Non correva a comperare, se proprio non poteva farne a meno; e, quando è morta, le abbiamo  messo il suo vestito da sposa, dopo 51 anni che si era sposata: se l’era fatto tingere in nero e faceva ancora la sua più bella figura ed era il suo vestito più bello! “ (Let. 36) 

N’AVE MARIA 

Quann’ero ragazzino, mamma mia, me diceva: ricordate fijolo, quanno te senti veramente solo tu prova a recità n’ave Maria. L’anima tua da sola spicca er volo E se solleva, come pe’ maggìa. Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato. Da un pezzo s’è addormita la vecchietta Ma quer consijo non l’ho mai scordato. Come me sento veramente solo Io prego la Madonna benedetta E l’anima da sola pija er volo!  (Trilussa)

Bocelli: la voce del silenzio 

Volevo stare un pò da solo per pensare e tu lo sai ed ho sentito nel silenzio  una voce dentro me tornan vive troppe cose  che credevo morte ormai  e chi ho tanto amato dal mare del silenzio ritorna come un’onda nei miei occhi  e quello che mi manca nel mare del silenzio  mi manca sai, molto di più. Ci sono cose in un silenzio  che non m’aspettavo mai, vorrei una voce  ed improvvisamente  ti accorgi che il silenzioha il volto delle cose che hai perduto  ed io ti sento amore,ti sento nel mio cuore  stai riprendendo il posto  che  tu non avevi perso mai,  che non avevi perso mai,che non avevi perso mai.  E quello che mi manca nel mare del silenzio  mi manca sai, molto di più, ci sono cose in un silenzio che non m’aspettavo mai, vorrei una voce  e improvvisamente  ti accorgi che il silenzio ha il volto delle cose che hai perdutoed io ti sento amore, ti sento nel mio cuore stai riprendendo     il posto che tu non avevi perso mai  non avevi perso mai

  •  Info e prenotazioni: Entro le ore 20 del Giovedì precedente
  • – E’ gradita una piccola offerta spontanea per i poveri   
  •  Tel. 0721.823175 – 333.88.90.862  
  • donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

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IL PADRE GLI   CORSE INCONTRO… LO ABBRACCIÒ E  LO BACIÒ   (Lc. 15)

   PULIZIE DI PASQUA  Passato l’inverno, si spalancano le finestre. Le nostre case hanno bisogno di aria nuova. Ma basterà una pulizia radicale di stanze e suppellettili? Non bisognerà pensare anche alle persone che vi abitano? Dove si annida lo “sporco” più resistente? Negli angoli delle stanze o nei nostri cuori? Cominciando le  pulizie di Pasqua, forse ci esce spontaneo:  “Qui c’è da mettersi le mani nei capelli”… E allora come possiamo affermare con serafica innocenza:  ma io che peccati  ho? Basterebbe  aprire le finestre dell’anima al sole della Parola:  Se diciamo: «Non abbiamo mai commesso peccato»,  facciamo di Dio un bugiardo, e la sua parola non è in noi.(1Gv 1,8) Se invece fosse il timore del giudizio di Dio a tarparci le ali,  possiamo contare su un avvocato difensore.   Se uno cade in peccato, possiamo contare su Gesù Cristo, il Giusto. Egli è il nostro difensore accanto al Padre. Sarà bene per Pasqua, fare un pò di pulizie…Delle stanze e…del cuore. Da dove cominciare?

  • DALLA NOSTRA CAMERA, ovviamente  Luogo di intimità e riposo. Ci verrà spontaneo pensare alla nostra interiorità da proteggere. Al nostro cuore da tenere pulito. Perché possa essere degna abitazione di Dio. E luogo privilegiato dell’incontro con Lui nella preghiera: «Quando vuoi pregare, entra in camera tua e chiudi la porta. Poi, prega Dio, presente anche in quel luogo nascosto.  E Dio tuo Padre, che vede anche ciò che è nascosto, ti darà la ricompensa.” (Mt 6, 6)
  • E POI PASSIAMO AL SALOTTOAbbiamo fatto tanti sacrifici per arredarlo con gusto. Non succeda che, mentre vi riceviamo amici e parenti, lo “sporchiamo” con parole e giudizi taglienti.  S. Paolo ci  previene: Nessuna parola cattiva deve mai uscire dalla vostra bocca; Fate sparire dalla vostra vita l’amarezza, lo sdegno, la collera. Evitate le urla, la maldicenza e le cattiverie di ogni genere. (Ef. 4-5) Si direbbe che conosca bene  certe nostre abitudini… Sarà necessario il perdono reciproco:  Perdonatevi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi, per mezzo di Cristo. Senza rimandare troppo. Meglio sarebbe farlo, ogni giorno. E  prima di sera. Altrimenti… La vostra ira sia spenta prima del tramonto del sole, altrimenti darete occasione al diavolo. (Ef. 4,26) La carità è virtù esigente. Che richiede di condividere gioie e dolori: Siate felici con chi è nella gioia. Piangete con chi piange. Non rendete a nessuno male per male.(Rm 12)
  •  ENTRIAMO ORA NELLA CAMERA DEI RAGAZZI. Abbiamo così l’opportunità di soffermarci sul rapporto genitori-figli. Coi tempi che corrono, non fa male sentirci ricordare che i genitori sono sempre genitori. Vanno amati e rispettati. Anche quando cominciassero a perdere qualche colpo: Figli, davanti al Signore avete il dovere di ubbidire ai vostri genitori.  Onora il padre e la madre perché tu sia felice e possa godere lunga vita sulla terra. (Ef 6,1ss)  Se poi siamo genitori a nostra volta, chiediamoci come stiamo educando i nostri figli. Troppo indulgenti? O, all’opposto,  li stiamo esasperando?  E voi, genitori, non esasperate i vostri figli, ma date loro un’educazione e una disciplina degna del Signore.
  • PASSANDO  DAVANTI  ALLO  SPECCHIO,   una pulita più accurata del solito, non guasta. Perché specchiandoci, riusciamo a vedere  non solo le rughe del viso e le impurità della pelle (che tanto ci preoccupano…), ma ben  più profonde impurità del cuore. “fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie,  invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc 7,21)
  • E UN PÒ D’ORDINE NEGLI ARMADI E NEI CASSETTI? Quanta roba! Forse troppa. Ci può fare bene, riascoltare, come in sottofondo, la voce severa di S. Basilio:  E’ dell’affamato, il pane che possiedi in avanzo.  E’ del nudo, il panno che hai negli armadi. Sono dello scalzo, le scarpe che ammuffiscono in casa tua. Parole forti. Che ci dovrebbero far riflettere prima di andare a comperare… altri vestiti.
  • DETERSIVO PER IL CUORE E così, insieme alle pulizie pasquali, quasi senza accorgercene, stiamo dando una buona “ripassata” alla nostra vita spirituale: la preghiera, il comportamento in famiglia e sul lavoro, la purezza di pensieri e azioni. E  l’uso dei beni, senza cedere al consumismo.  E adesso? Dove trovare un “detersivo” efficace per le macchie del cuore?  Nel sangue di Cristo. “Questo è il calice del mio sangue versato per voi e per tutti in remissione dei peccati”  I santi vi hanno fatto frequente ricorso. E le loro vesti risplendono di celestiale candore: Essi sono coloro che hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. (Ap. 7)
  • IO MI CONFESSO CON DIO…!? Certamente, solo Lui può rimettere i peccati. Tenersi il peccato dentro, fa male. Anche alla salute. Confessarlo è  una liberazione. E si sta meglio. Parola del salmista. Tacevo e si logoravano le mie ossa, mentre gemevo tutto il giorno.  Ti ho manifestato il mio peccato, non ho tenuto nascosto il mio errore. Ho detto: “Confesserò al Signore le mie colpe” e tu hai rimesso la malizia del mio peccato. (Sl  32) Facciamo bene allora a supplicarlo: Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia, nel tuo grande amore cancella il mio peccato” (Sl 51,1)
  • MA SE SIAMO CRISTIANI… non dimentichiamo che, nella pienezza dei tempi, Dio Padre ci  ha inviato Gesù. A condividere la nostra condizione umana. E a perdonarci. Quando incontrava un peccatore era solito rassicurarlo così: «Ti sono rimessi i tuoi peccati!» (Mc 2,5) E dopo la sua risurrezione, ha affidato alla Chiesa il compito di perdonare  in suo nome: “ A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (Gv 20,21) E allora, avvicinandosi la Pasqua, cominciamo a pensare a una buona confessione. Con un fratello sacerdote Che sappia comprendere l’umana debolezza. E non ci condanni. Ma che abbia anche la forza di dirci la verità. Per il nostro bene. Come fece Gesù con l’adultera: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” “Nessuno, Signore!” Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più.” (Gv 8,1)
  • Il nostro cuore continua a rimproverarci? Non ascoltiamolo. Fidiamoci piuttosto di S. Giovanni che ci assicura:  SE IL TUO CUORE TI RIMPROVERA …  DIO È PIÙ GRANDE DEL NOSTRO CUORE   E CONOSCE OGNI COSA. (1GV 3,20)

 Buon cammino quaresimale… verso la Pasqua di Resurrezione…

Fraternamente Dv

 333.8890.862 – donalesiani@gmail.comwww.sanbiagiofano.it

58 comments

  1. LA PREGHIERA BUSSA, IL DIGIUNO OTTIENE, LA MISERICORDIA RICEVE
    Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo

    Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: LA PREGHIERA, IL DIGIUNO, LA MISERICORDIA. CIÒ PER CUI LA PREGHIERA BUSSA, LO OTTIENE IL DIGIUNO, LO RICEVE LA MISERICORDIA. QUESTE TRE COSE, PREGHIERA, DIGIUNO, MISERICORDIA, SONO UNA COSA SOLA E RICEVONO VITA L’UNA DALL’ALTRA. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. PERCIÒ CHI PREGA, DIGIUNI. CHI DIGIUNA ABBIA MISERICORDIA. CHI NEL DOMANDARE DESIDERA DI ESSERE ESAUDITO, ESAUDISCA CHI GLI RIVOLGE DOMANDA. CHI VUOL TROVARE APERTO VERSO DI SÉ IL CUORE DI DIO NON CHIUDA IL SUO A CHI LO SUPPLICA.
    Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. CHI DOMANDA PIETÀ, LA ESERCITI. CHI VUOLE CHE GLI SIA CONCESSO UN DONO, APRA LA SUA MANO AGLI ALTRI. È UN CATTIVO RICHIEDENTE COLUI CHE NEGA AGLI ALTRI QUELLO CHE DOMANDA PER SÉ.
    O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. OFFRI AGLI ALTRI QUELLA STESSA PRONTA MISERICORDIA, CHE DESIDERI PER TE.
    PERCIÒ PREGHIERA, DIGIUNO, MISERICORDIA SIANO PER NOI UN’UNICA FORZA MEDIATRICE PRESSO DIO, SIANO PER NOI UN’UNICA DIFESA, UN’UNICA PREGHIERA SOTTO TRE ASPETTI.
    Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «UNO SPIRITO CONTRITO È SACRIFICIO A DIO, UN CUORE AFFRANTO E UMILIATO, TU, O DIO, NON DISPREZZI» (Sal 50, 19).
    O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. CHI NON DÀ QUESTO A DIO NON SARÀ SCUSATO, PERCHÉ NON PUÒ NON AVERE SE STESSO DA OFFRIRE. MA PERCHÉ TUTTO CIÒ SIA ACCETTO, SIA ACCOMPAGNATO DALLA MISERICORDIA. IL DIGIUNO NON GERMOGLIA SE NON È INNAFFIATO DALLA MISERICORDIA. IL DIGIUNO INARIDISCE, SE INARIDISCE LA MISERICORDIA. CIÒ CHE È LA PIOGGIA PER LA TERRA, È LA MISERICORDIA PER IL DIGIUNO. QUANTUNQUE INGENTILISCA IL CUORE, PURIFICHI LA CARNE, SRÀDICHI I VIZI, SEMINI LE VIRTÙ, IL DIGIUNATORE NON COGLIE FRUTTI SE NON FARÀ SCORRERE FIUMI DI MISERICORDIA.
    O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. PERTANTO, O UOMO, PERCHÉ TU NON ABBIA A PERDERE COL VOLER TENERE PER TE, ELARGISCI AGLI ALTRI E ALLORA RACCOGLIERAI. DA’ A TE STESSO, DANDO AL POVERO, PERCHÉ CIÒ CHE AVRAI LASCIATO IN EREDITÀ AD UN ALTRO, TU NON LO AVRAI.

  2. 25 marzo, 2019 ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE,
    RIFLETTIAMO SU QUESTA DIFFICILE MA MIRABILE PAGINA
    DI SAN LEONE MAGNO, E RIPETIAMO ANCHE NOI
    NELLA NOSTRA VITA: ECCOMI. COME HA DETTO MARIA
    E IL VERBO FATTO CARNE NEL SUO GREMBO

    …. IL FIGLIO DI DIO FA DUNQUE IL SUO INGRESSO IN MEZZO ALLE MISERIE DI QUESTO MONDO, scendendo dal suo trono celeste, senza lasciare la gloria del Padre. Entra in una condizione nuova, nasce in un modo nuovo. Entra in una condizione nuova: infatti invisibile in se stesso si rende visibile nella nostra natura; INFINITO, SI LASCIA CIRCOSCRIVERE; ESISTENTE PRIMA DI TUTTI I TEMPI, COMINCIA A VIVERE NEL TEMPO; PADRONE E SIGNORE DELL’UNIVERSO, NASCONDE LA SUA INFINITA MAESTÀ, PRENDE LA FORMA DI SERVO; IMPASSIBILE E IMMORTALE, IN QUANTO DIO, NON SDEGNA DI FARSI UOMO PASSIBILE E SOGGETTO ALLE LEGGI DELLA MORTE. COLUI INFATTI CHE È VERO DIO, È ANCHE VERO UOMO. Non vi è nulla di fittizio in questa unità, perché sussistono e l’umiltà della natura umana, e la sublimità della natura divina. Dio non subisce mutazione per la sua misericordia, così l’uomo non viene alterato per la dignità ricevuta. Ognuna delle nature opera in comunione con l’altra tutto ciò che le è proprio. Il Verbo opera ciò che spetta al Verbo, e l’umanità esegue ciò che è proprio dell’umanità. La prima di queste nature risplende per i miracoli che compie, l’altra soggiace agli oltraggi che subisce. E come il Verbo non rinunzia a quella gloria che possiede in tutto uguale al Padre, così l’umanità non abbandona la natura propria della specie. NON CI STANCHEREMO DI RIPETERLO: L’UNICO E IL MEDESIMO È VERAMENTE FIGLIO DI DIO E VERAMENTE FIGLIO DELL’UOMO. È DIO, PERCHÉ «IN PRINCIPIO ERA IL VERBO E IL VERBO ERA PRESSO DIO E IL VERBO ERA DIO» (GV 1, 1). È UOMO, PERCHÉ «IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI» (GV 1, 14).

  3. S. AGOSTINO – COMMENTANDO IL VANGELO DI GIOVANNI…
    «E ARRIVÒ UNA DONNA» (Gv 4, 7): LA SAMARITANA
    «E arrivò una donna» …figura della Chiesa, non ancora giustificata, ma ormai sul punto di esserlo. Viene senza sapere, trova Gesù che inizia il discorso con lei. Vediamo su che cosa, vediamo perché «VENNE UNA DONNA DI SAMARIA AD ATTINGERE ACQUA». I samaritani non appartenevano al popolo giudeo: erano infatti degli stranieri. E’ significativo il fatto che questa donna, la quale era figura della Chiesa, PROVENISSE DA UN POPOLO STRANIERO. LA CHIESA INFATTI SAREBBE VENUTA DAI PAGANI, CHE, PER I GIUDEI ERANO STRANIERI. Riconosciamoci in lei, e in lei ringraziamo Dio per noi. «Venne, dunque, ad attingere acqua». Era semplicemente venuta ad attingere acqua, come sogliono fare uomini e donne. «GESÙ LE DISSE: DAMMI DA BERE. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: COME MAI TU, CHE SEI GIUDEO, CHIEDI DA BERE A ME, CHE SONO UNA DONNA SAMARITANA? I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani» (Gv 4, 7-9). Vedete come erano stranieri tra di loro: i giudei non usavano neppure i recipienti dei samaritani. E siccome la donna portava con sé la brocca con cui attingere l’acqua, si meravigliò che un giudeo le domandasse da bere, cosa che i giudei non solevano mai fare. COLUI PERÒ CHE DOMANDAVA DA BERE, AVEVA SETE DELLA FEDE DELLA SAMARITANA. Ascolta ora appunto chi è colui che domanda da bere. «Gesù le rispose: SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO E CHI È COLUI CHE TI DICE: DAMMI DA BERE, TU STESSA GLIENE AVRESTI CHIESTO ED EGLI TI AVREBBE DATO ACQUA VIVA» (Gv 4, 10).DOMANDA DA BERE E PROMETTE DI DISSETARE. E’ bisognoso come uno che aspetta di ricevere, e abbonda come chi è in grado di saziare. «… Forse già la istruisce. Che c’è infatti di più dolce e di più affettuoso di questa esortazione: «SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO E CHI È COLUI CHE TI DICE: DAMMI DA BERE, FORSE TU STESSA GLIENE AVRESTI CHIESTO ED EGLI TI AVREBBE DATO ACQUA VIVA»?
    Quale acqua, dunque, sta per darle, se non quella di cui è scritto: «E’ IN TE SORGENTE DELLA VITA»? (Sal 35, 10).Infatti come potranno aver sete coloro che «Si saziano dell’abbondanza della tua casa» ? (Sal 35, 9).
    Prometteva una certa abbondanza e sazietà di Spirito Santo, ma quella non comprendeva ancora, e, non comprendendo, che cosa rispondeva? La donna gli dice: «SIGNORE DAMMI DI QUEST’ACQUA, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Gv 4, 15). Il bisogno la costringeva alla fatica, ma la sua debolezza non vi si adattava volentieri. Oh! se avesse sentito: «VENITE A ME, VOI TUTTI, CHE SIETE AFFATICATI E OPPRESSI, E IO VI RISTORERÒ»! (Mt 11, 28

  4. S. TERESA DI LISIEUX

    “La strada che percorriamo è molto diversa, ma la meta è la stessa. Non dobbiamo avere che un solo obiettivo: farci santi nella via che il buon Dio ci ha tracciata.
    ———————————————————————————————–
    La vita passa, l’eternità avanza a grandi passi. Presto vivremo della vita stessa di Gesù.
    La vita non è che un sogno: presto ci sveglieremo con un grido di gioia!
    Più grandi sono le nostre sofferenze, più sconfinata sarà la nostra gloria.”

  5. IO DESIDERO TE, SOLTANTO TE.
    (Rabindranath Tagore)
    IO DESIDERO TE, SOLTANTO TE.
    il mio cuore lo ripete senza fine.
    Sono falsi e vuoti i desideri
    che continuamente mi distolgono da te.
    Come la notte nell’oscurità
    cela il desiderio della luce,
    così nella profondità della mia incoscienza
    risuona questo grido:
    IO DESIDERO TE, SOLTANTO TE.
    Come la tempesta cerca fine nella pace,
    anche se lotta contro la pace con tutta la sua furia,
    così la mia ribellione lotta contro il tuo amore,
    eppure grida:
    IO DESIDERO TE, SOLTANTO TE.

  6. SANT’ILARIO VESCOVO . IL VERO TIMORE DEL SIGNORE
    Vediamo da ciò per quanti gradi si arriva al timore di Dio.
    Anzitutto, chiesto il dono della sapienza si deve affidare tutto il compito dell’approfondimento al dono dell’intelletto, con il quale ricercare e investigare la sapienza. Solo allora si potrà comprendere il timore del Signore. CERTAMENTE IL MODO COMUNE DI RAGIONARE DEGLI UOMINI NON PROCEDE COSÌ CIRCA IL TIMORE. INFATTI IL TIMORE È CONSIDERATO COME LA PAURA CHE HA L’UMANA DEBOLEZZA QUANDO TEME DI SOFFRIRE CIÒ CHE NON VORREBBE GLI ACCADESSE. TALE GENERE DI TIMORE SI DESTA IN NOI CON IL RIMORSO DELLA COLPA, DI FRONTE AL DIRITTO DEL PIÙ POTENTE, O ALL’ATTACCO DEL PIÙ FORTE, A CAUSA DI UNA MALATTIA, PER L’INCONTRO CON UNA BESTIA FEROCE O, INFINE, PER LA SOFFERENZA DI QUALSIASI MALE. NON È QUESTO IL TIMORE CHE QUI SI INSEGNA, PERCHÉ ESSO DERIVA DALLA DEBOLEZZA NATURALE.

    Del timore del Signore invece così sta scritto: «VENITE, FIGLI, ASCOLTATEMI; V’INSEGNERÒ IL TIMORE DEL SIGNORE» (Sal 33, 12). Dunque si impara il timore del Signore, perché viene insegnato. QUESTO GENERE DI TIMORE NON STA NELLO SPAVENTO NATURALE E SPONTANEO, MA IN UNA REALTÀ CHE VIENE COMUNICATA COME UNA DOTTRINA. NON PROMANA DALLA TREPIDAZIONE DELLA NATURA, MA LO SI COMINCIA AD APPRENDERE CON L’OSSERVANZA DEI COMANDAMENTI, CON LE OPERE DI UNA VITA INNOCENTE, E CON LA CONOSCENZA DELLA VERITÀ.
    PER CONTO NOSTRO IL TIMORE DI DIO È TUTTO NELL’AMORE, E L’AMORE PERFETTO PERFEZIONA QUESTO TIMORE.
    Il compito proprio del nostro amore verso Dio è di ascoltarne gli ammonimenti, obbedire ai suoi comandamenti, fidarsi delle sue promesse.
    Ascoltiamo dunque la Scrittura che dice: «ORA, ISRAELE, CHE COSA TI CHIEDE IL SIGNORE TUO DIO, SE NON CHE TU TEMA IL SIGNORE TUO DIO, CHE TU CAMMINI PER TUTTE LE SUE VIE, CHE TU L’AMI E SERVA IL SIGNORE TUO DIO CON TUTTO IL CUORE E CON TUTTA L’ANIMA, CHE TU OSSERVI I COMANDI DEL SIGNORE E LE SUE LEGGI, CHE OGGI TI DO PER IL TUO BENE?» (DT 10, 12).

  7. ….” Non rinunciare, ma moltiplica! La Quaresima è il
    tempo per rendere bella la vita. Cenere e acqua
    sono gli ingredienti primitivi del bucato di un
    tempo. E allora si parte da qui: dal desiderio
    di rendere bella la tua vita. Si, proprio la tua! Il
    primo impegno è proprio questo: accorgerti delle
    bellezze che ti porti dentro e che per qualche
    motivo hai lasciato da parte. La Quaresima, poi, è
    il tempo della moltiplicazione. In questo periodo
    moltiplica invece di rinunciare; moltiplica il tuo
    tempo per le persone, per gli amici; moltiplica
    i gesti di amore; moltiplica le parole buone che
    fanno bene al cuore. Moltiplica il tempo del
    silenzio e della meditazione. Prega, leggi, rileggi
    la tua vita. Ama i passi che hai fatto fino ad oggi.
    Questo è il tempo per rendere bella la vita. Non
    rinunciare solo alle cose materiali e non essere
    solo contento di non mangiare dolci, di non
    fumare, di non scrivere sui social; in questo tempo
    dovrai coinvolgere il cuore e capire come ami le
    persone. E’ il cuore che conta. BUON CAMMINO!

    ( DON TONINO BELLO )

  8. LETTERA DI UN PADRE (anziano)
    Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.
    Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.
    Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.
    Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, perché ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc;
    quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti.
    Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.
    Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo.
    Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada.
    Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.
    Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.
    Ti amo figlio mio.

  9. POESIA PER MIO PAPA’
    Mi piace aspettarlo …al tramonto
    quando torna a casa dal lavoro
    È stanco, si vede …dal volto,
    mi stringe e mi dice: “Tesoro!”.

    Poi gioca con me sul tappeto,
    mi bacia e sorride radioso
    è questo il momento più lieto
    in cui io lo abbraccio affettuoso.

    Si merita tutto il mio amore
    il babbo che tanto mi ama
    ed io ce l’ho sempre nel cuore
    son pronto …ogni volta che chiama.”

  10. Doret’s Law Nolte

    “Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
    Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.
    Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.
    Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
    Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
    Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.
    Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
    Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
    Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.
    Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo l’amore”

  11. NELLA FESTA DI S. GIUSEPPE… CON GLI AUGURI A TUTTI I PAPA’… ASCOLTIAMO SAN BERNARDINO DA SIENA, SACERDOTE
    Ecco quanto si è avverato soprattutto nel grande san Giuseppe, padre putativo del Signore Gesù Cristo e vero sposo della regina del mondo e signora degli angeli. EGLI FU SCELTO DALL’ETERNO PADRE COME FEDELE CUSTODE DEI SUOI PRINCIPALI TESORI, IL FIGLIO SUO E LA SUA SPOSA, E ASSOLSE QUESTO INCARICO CON LA PIÙ GRANDE ASSIDUITÀ. PERCIÒ IL SIGNORE GLI DICE: SERVO BUONO E FEDELE, ENTRA NELLA GIOIA DEL TUO SIGNORE (cfr. Mt 25, 21). Certamente Cristo non gli ha negato in cielo quella familiarità, quella riverenza e quell’altissima dignità che gli ha mostrato mentre viveva fra gli uomini, come figlio a suo padre, ma anzi l’ha portata al massimo della perfezione. Perciò non senza motivo il Signore soggiunge: «ENTRA NELLA GIOIA DEL TUO SIGNORE». Sebbene sia la gioia della beatitudine eterna che entra nel cuore dell’uomo, il Signore ha preferito dire: «ENTRA NELLA GIOIA», per insinuare misticamente che quella gioia non solo è dentro di lui, ma lo circonda ed assorbe da ogni parte e lo sommerge come un abisso infinito. RICÒRDATI DUNQUE DI NOI, O BEATO GIUSEPPE, ED INTERCEDI PRESSO IL TUO FIGLIO PUTATIVO CON LA TUA POTENTE PREGHIERA; MA RENDICI ANCHE PROPIZIA LA BEATISSIMA VERGINE TUA SPOSA, CHE È MADRE DI COLUI CHE CON IL PADRE E LO SPIRITO SANTO VIVE E REGNA NEI SECOLI INFINITI. AMEN.

  12. San Giovanni Crisostomo, vescovo
    MOSÈ E CRISTO I GIUDEI VIDERO DEI MIRACOLI. ANCHE TU NE VEDRAI DI MAGGIORI
    …e di più famosi di quelli che essi videro all’uscita dall’Egitto. I GIUDEI ATTRAVERSARONO IL MARE, TU HAI SORPASSATO LA MORTE. Essi furono liberati dagli Egiziani, tu dai demoni. Essi lasciarono una schiavitù barbara, TU LA SCHIAVITÙ MOLTO PIÙ TRISTE DEL PECCATO.
    Osserva come tu sei stato favorito con doni più grandi. I Giudei non poterono allora contemplare il volto splendente di Mosè, benché fosse ebreo e schiavo come loro. TU INVECE HAI VISTO IL VOLTO DI CRISTO NELLA SUA GLORIA. ANCHE PAOLO ESCLAMA: NOI A VISO APERTO CONTEMPLIAMO LA GLORIA DEL SIGNORE (CFR. 2 COR 3, 18). Essi dopo l’Egitto trovarono il deserto, MENTRE TU DOPO LA MORTE TROVERAI IL CIELO. Essi avevano come guida e capo Mosè, NOI INVECE UN ALTRO MOSÈ, LO STESSO DIO CHE CI GUIDA E COMANDA.
    Quale fu la caratteristica del primo Mosè? Mosè, dice la Scrittura, era l’uomo più mite della terra (cfr. Nm 12, 3). QUESTA CARATTERISTICA POSSIAMO SENZ’ALTRO ATTRIBUIRLA AL NOSTRO MOSÈ, CHE ERA ASSISTITO DAL DOLCISSIMO E A LUI CONSUSTANZIALE SPIRITO. Mosè levava le mani al cielo facendone scendere la manna, pane degli angeli. IL NOSTRO MOSÈ LEVA LE MANI AL CIELO E CI PROCURA UN CIBO ETERNO. IL PRIMO PERCOSSE LA PIETRA, FACENDONE SCATURIRE TORRENTI D’ACQUA. QUESTI TOCCA LA MENSA, PERCUOTE LA MISTICA TAVOLA E FA SGORGARE LE FONTI DELLO SPIRITO. Possedendo pertanto una simile sorgente, una tale fontana di vita, una mensa così carica di beni e così ridondante di favori spirituali, ACCOSTIAMOCI CON CUORE SINCERO E COSCIENZA PURA PER OTTENERE GRAZIA E PERDONO NEL TEMPO OPPORTUNO.

  13. ” CON TE SUL TABOR… ”
    Portaci con te,
    SIGNORE GESU’, sul TABOR,
    per incontrare il PADRE;
    Per entrare in relazione con LUI;
    per nutrirci della SUA presenza.

    Portaci con TE per gustare LUI e ,
    forti della SUA presenza,
    scendere a valle e amare,
    come TE, con verità e passione,
    diventando, anche noi, per tutti,
    volto della SUA MISERICORDIA.
    ( AMEN)

  14. «QUESTI È IL FIGLIO MIO PREDILETTO, ASCOLTATELO» Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa

    IL SIGNORE MANIFESTA LA SUA GLORIA ALLA PRESENZA DI MOLTI TESTIMONI E FA RISPLENDERE QUEL CORPO, CHE GLI È COMUNE CON TUTTI GLI UOMINI, DI TANTO SPLENDORE, CHE LA SUA FACCIA DIVENTA SIMILE AL FULGORE DEL SOLE E LE SUE VESTI UGUAGLIANO IL CANDORE DELLA NEVE.
    Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto A RIMUOVERE DALL’ANIMO DEI DISCEPOLI LO SCANDALO DELLA CROCE, perché l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo.
    Ma, secondo un disegno non meno previdente, egli dava UN FONDAMENTO SOLIDO ALLA SPERANZA DELLA SANTA CHIESA, perché tutto il Corpo di Cristo prendesse coscienza di quale trasformazione sarebbe stato oggetto, e perché ANCHE LE MEMBRA SI RIPROMETTESSERO LA PARTECIPAZIONE A QUELLA GLORIA, CHE ERA BRILLATA NEL CAPO.
    Di questa gloria lo stesso Signore, parlando della maestà della sua seconda venuta, aveva detto: «ALLORA I GIUSTI SPLENDERANNO COME IL SOLE NEL REGNO DEL PADRE LORO» (Mt 13, 43). La stessa cosa affermava anche l’apostolo Paolo dicendo: «IO RITENGO CHE LE SOFFERENZE DEL MOMENTO PRESENTE NON SONO PARAGONABILI ALLA GLORIA FUTURA CHE DOVRÀ ESSERE RIVELATA IN NOI» (Rm 8, 18). In un altro passo dice ancora: « QUANDO SI MANIFESTERÀ CRISTO, LA VOSTRA VITA, ALLORA ANCHE VOI SARETE MANIFESTATI CON LUI NELLA GLORIA» (Col 3, 3. 4).

    All’annunzio del vangelo si rinvigorisca dunque la fede di voi tutti, E NESSUNO SI VERGOGNI DELLA CROCE DI CRISTO, PER MEZZO DELLA QUALE È STATO REDENTO IL MONDO. Nessuno esiti a soffrire per la giustizia, NESSUNO DUBITI DI RICEVERE LA RICOMPENSA PROMESSA, PERCHÉ ATTRAVERSO LA FATICA SI PASSA AL RIPOSO E ATTRAVERSO LA MORTE SI GIUNGE ALLA VITA. AVENDO EGLI ASSUNTO LE DEBOLEZZE DELLA NOSTRA CONDIZIONE, ANCHE NOI, SE PERSEVEREREMO NELLA CONFESSIONE E NELL’AMORE DI LUI, RIPORTEREMO LA SUA STESSA VITTORIA E CONSEGUIREMO IL PREMIO PROMESSO.
    Quindi, sia per osservare i comandamenti, sia per sopportare le contrarietà, risuoni sempre alle nostre orecchie la voce del Padre, che dice: «QUESTI È IL FIGLIO MIO PREDILETTO, NEL QUALE MI SONO COMPIACIUTO. ASCOLTATELO» (Mt 17, 5).

  15. Da RIVISTA MISSIONARIA:

    “Noi, popoli supernutriti, abbiamo inventato:
    Il pane insipido e il pane salato.
    Il pane croccante e quello floscio.
    Il pane a rosetta e quello a filone.
    Il pane all’olio e quello col riso.
    Il pane bianco e quello integrale.
    Il pane magro e quello vitaminizzato.
    Il pane a fuoco e quello a vapore.
    Il pane diabetico e quello con patate.
    Le fette rotonde e quelle quadrate.

    I POVERI cercano semplicemente il PANE”

  16. GLI INTERROGATIVI PIÙ PROFONDI DELL’UOMO «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II
    Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre GLI SI APRE DINANZI LA STRADA DELLA LIBERTÀ O DELLA SCHIAVITÙ, DEL PROGRESSO O DEL REGRESSO, DELLA FRATERNITÀ O DELL’ODIO. Inoltre l’uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono SCHIACCIARLO O SERVIRGLI. PER QUESTO SI PONE DEGLI INTERROGATIVI. In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, COME CREATURA, ESPERIMENTA IN MILLE MODI I SUOI LIMITI; DALL’ALTRA PARTE SI ACCORGE DI ESSERE SENZA CONFINI NELLE SUE ASPIRAZIONI E CHIAMATO A UNA VITA SUPERIORE. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, DEBOLE E PECCATORE, NON DI RADO FA QUELLO CHE NON VORREBBE E NON FA QUELLO CHE VORREBBE (cfr. Rm 7, 14 segg.). PER CUI SOFFRE IN SE STESSO UNA DIVISIONE, DALLA QUALE PROVENGONO ANCHE TANTE E COSÌ GRAVI DISCORDIE NELLA SOCIETÀ. Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza GLI INTERROGATIVI CAPITALI: COS’È L’UOMO? QUAL È IL SIGNIFICATO DEL DOLORE, DEL MALE, DELLA MORTE CHE MALGRADO OGNI PROGRESSO CONTINUANO A SUSSISTERE? COSA VALGONO QUESTE CONQUISTE A COSÌ CARO PREZZO RAGGIUNTE? CHE RECA L’UOMO ALLA SOCIETÀ, E COSA PUÒ ATTENDERSI DA ESSA? COSA CI SARÀ DOPO QUESTA VITA?
    Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cfr. At 4, 12). CREDE UGUALMENTE DI TROVARE NEL SUO SIGNORE E MAESTRO LA CHIAVE, IL CENTRO E IL FINE DI TUTTA LA STORIA UMANA. INOLTRE LA CHIESA AFFERMA CHE AL DI SOPRA DI TUTTI I MUTAMENTI CI SONO MOLTE COSE CHE NON CAMBIANO; ESSE TROVANO IL LORO ULTIMO FONDAMENTO IN CRISTO, CHE È SEMPRE LO STESSO: IERI, OGGI E NEI SECOLI (CFR. EB 13, 8).

  17. SERENITÀ INTERIORE San Serafino di Sarov
    ACQUISTA E CONSERVA LA PACE INTERIORE E MIGLIAIA INTORNO A TE TROVERANNO LA SALVEZZA.
    NULLA AIUTA DI PIÙ LA PACE INTERIORE CHE IL SILENZIO: IL DIALOGO INCESSANTE CON SE STESSI E IL SILENZIO CON GLI ALTRI.
    NON BISOGNA MAI ESAGERARE IN NULLA, MA FARE IN MODO CHE IL NOSTRO AMICO, IL CORPO, RIMANGA FEDELE E PARTECIPI ALLA NOSTRA VITA INTERIORE.
    BISOGNA ESSERE PAZIENTI VERSO SE STESSI E SOPPORTARE LE PROPRIE MANCANZE COME SI SOPPORTANO QUELLE DEGLI ALTRI, MA BISOGNA ANCHE NON LASCIARSI PRENDERE DALLA PIGRIZIA E SFORZARSI DI SEMPRE MIGLIORARE.
    DAVANTI ALLE NOSTRE MANCANZE NON ARRABBIAMOCI, NON AGGIUNGIAMO UN MALE AD UN ALTRO MALE, MA CONSERVIAMO LA PACE INTERIORE, E DEDICHIAMOCI CON CORAGGIO A CONVERTIRCI. LA VIRTÙ NON È UNA PERA CHE SI MANGIA IN UN SOLO BOCCONE.
    DOBBIAMO ATTENDERCI GLI ATTACCHI DEL DEMONI O. COME POSSIAMO SPERARE CHE CI LASCERÀ TRANQUILLI SE HA TENTATO ANCHE NOSTRO SIGNORE GESÙ?
    SE DIO ABBANDONASSE L’UOMO A SE STESSO, IL DIAVOLO SAREBBE PRONTO A RIDURLO IN POLVERE COME UN CHICCO DI GRANO SOTTO LA MACINA.
    GUÀRDATI DALLO SPIRITO DI SCORAGGIAMENTO, PERCHÉ DI QUI NASCE OGNI MALE.
    GIUDICA TE STESSO, ALLORA CESSERAI DI GIUDICARE GLI ALTRI.

  18. LA CARITÀ FRATERNA GUARDANDO AL CROCIFISSO
    «Specchio della carità» di sant’Aelredo
    Non c’è niente che ci spinga ad amare i nemici, cosa in cui consiste la perfezione dell’amore fraterno, quanto la dolce considerazione di quella ammirabile pazienza per cui egli, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 44, 3), offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi. Lasciò velare dai malfattori quegli occhi, al cui cenno ogni cosa ubbidisce. Espose i suoi fianchi ai flagelli. Sottopose il capo alle punte acuminate delle spine. Infine sopportò pazientemente la croce, i chiodi, la lancia, il fiele e l’aceto, LUI IN TUTTO DOLCE, MITE E CLEMENTE. ALLA FINE FU CONDOTTO VIA COME UNA PECORA AL MACELLO, E COME UN AGNELLO SE NE STETTE SILENZIOSO DAVANTI AL TOSATORE E NON APRÌ BOCCA (cfr. Is 53, 7). CHI, AL SENTIRE QUELLA VOCE MERAVIGLIOSA PIENA DI DOLCEZZA, PIENA DI CARITÀ, PIENA DI INALTERABILE PACATEZZA: «PADRE, PERDONALI», NON ABBRACCEREBBE SUBITO I SUOI NEMICI CON TUTTO L’AFFETTO? «PADRE», DICE, «PERDONALI» (Lc 23, 34). Che cosa si poteva aggiungere di dolcezza, di carità ad una siffatta preghiera? Tuttavia egli aggiunse qualcosa. GLI SEMBRÒ POCO PREGARE, VOLLE ANCHE SCUSARE. «PADRE, DISSE, PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO». E invero sono grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Perciò: «Padre, perdonali». LO CROCIFIGGONO, MA NON SANNO CHI CROCIFIGGONO, PERCHÉ SE L’AVESSERO CONOSCIUTO, NON AVREBBERO CROCIFISSO IL SIGNORE DELLA GLORIA (cfr. 1 Cor 2, 8); perciò: «Padre, perdonali». Lo ritengono un trasgressore della legge, lo stimano un seduttore del popolo. «Ma io ho nascosto da loro il mio volto, non riconobbero la mia maestà». Perciò: «PADRE, PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO» (Lc 23, 34). Se l’uomo vuole amare se stesso di amore autentico, non si lasci corrompere da nessun piacere della carne. Per non soccombere alla concupiscenza della carne, rivolga ogni suo affetto alla dolcezza del PANE EUCARISTICO. Inoltre per riposare più perfettamente e soavemente nella gioia della carità fraterna, ABBRACCI DI VERO AMORE ANCHE I NEMICI. PERCHÉ QUESTO FUOCO DIVINO NON INTIEPIDISCA DI FRONTE ALLE INGIUSTIZIE, GUARDI SEMPRE CON GLI OCCHI DELLA MENTE LA PAZIENZA E LA PACATEZZA DEL SUO AMATO SIGNORE E SALVATORE.

  19. Sulla “povertà nel mondo” – Pasquale Zolla

    “Come sarebbe bello
    Se nel buio della notte potessi uscire
    e il silenzio delle stelle sentire.
    Dopo le parole dette a casaccio,
    ho proprio bisogno
    che qualcuno nel silenzio sotto le stelle
    mi parli d’amore, di pace, di pazienza,
    di buona volontà, di mitezza,
    di dominio di sé.
    E non di voci come pietre, senza sussulti. Giudizi come clave,
    senza remissione,
    che i volti della gente mascherano
    quando la luce all’improvviso manca.
    Di sentirmi e di vedermi
    come mi sente e mi vede Iddio.
    Un Dio che scruta
    nel mio cuore e la libertà d’essere me stesso mi desse!
    Che bello sarebbe!
    Ma…
    è solo un desiderio di
    un vecchio …rincitrullito!”

  20. DINANZI ALLA COLPA…
    (Lucien Jerphagnon)
    MIO DIO, COME E’ DURO AVER TORTO!
    E accettarlo così; senza cercare scuse, senza cercare di fuggire
    questo peso dell’atto compiuto, senza cercare di addossarlo ad altri,
    o alla società, o al caso, o alla cattiva sorte.
    Senza cercare dieci ragioni valide, dieci spiegazioni prolisse
    per provare agli altri, e soprattutto a se stessi,
    che sono le cose che hanno torto, e che il mondo è fatto male.
    Com’è duro accettare di aver torto!
    Senza adirarmi perché nella mia autodifesa m’intrappolo sempre più,
    portando argomenti che non reggono. Senza voler ad ogni costo
    essere infallibile, impeccabile; e che ancora?
    Signore, liberami dalla paura dinanzi alla colpa
    di cui debbo portare le conseguenze.

  21. IMITIAMO L’ESEMPIO DEL BUON PASTORE Sant’Astèrio di Amasea

    …Poiché il modello, ad immagine del quale siete stati fatti, è Dio, procurate di imitare il suo esempio. Siete Cristiani, e col vostro stesso nome dichiarate la vostra dignità umana, perciò siate imitatori dell’amore di CRISTO CHE SI FECE UOMO.
    Considerate le ricchezze della sua bontà. Quando venne egli stesso, proclamò di persona e con la propria bocca: «VENITE A ME, VOI TUTTI, CHE SIETE AFFATICATI E OPPRESSI E IO VI RISTORERÒ» (Mt 11, 28). Perciò, a coloro che ascoltarono la sua parola, concesse un pronto perdono dei peccati e li liberò da quanto li angustiava. Lo Spirito li rese saldi, l’uomo vecchio venne sepolto nell’acqua, e fu generato l’uomo nuovo, che fiorì nella grazia. Dopo che cosa seguì? Colui che era stato nemico diventò amico, l’estraneo diventò figlio, l’empio diventò santo e pio. Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene. NELLE PARABOLE E NELLE SIMILITUDINI VEDO UN PASTORE CHE HA CENTO PECORE. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, SUPERA VALLI E FORESTE, SCALA MONTI GRANDI E SCOSCESI, E, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita. DOPO AVERLA TROVATA, NON LA BASTONA, MA, PRESALA SULLE SPALLE, E TRATTATALA CON DOLCEZZA, LA RIPORTA AL GREGGE, provando una gioia maggiore per quella sola ritrovata, che per la moltitudine delle altre. …Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, ma che è nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che si sono allontanati e si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli a quanti vivono bene e nella pietà.

  22. Riscopriamo il senso della gratitudine…..ripeto il SENSO DELLA GRATITUDINE che non si limita solo a dire grazie ,ma ad avere un atteggiamento interiore di continua gratitudine e gratuità…..Non lasciamo passare giorno senza dire almeno un grazie a Dio…..Ecco questo sarebbe un buon esercizio quaresimale. Trova il tempo per dire grazie di ciò che oggi hai ricevuto. E se ti sembra di non aver ricevuto nulla, allora ringrazia per esserti ricordato di ringraziare. ed essere grato.
    GRATITUDINE E GRATUITà…..

  23. S. CIPRIANO
    COLUI CHE HA DATO LA VITA, HA INSEGNATO ANCHE A PREGARE, con la stessa benevolenza con la quale s’è degnato di dare e fornire tutto il resto; e ciò perché parlando noi al Padre con la supplica e l’orazione che il Figlio insegnò, fossimo più facilmente ascoltati.
    Aveva già predetto che sarebbe venuta l’ora in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in spirito e verità, ed egli adempì la promessa perché noi, ricevendo dalla sua santificazione lo spirito e la verità, adorassimo veramente e spiritualmente in grazia del suo dono.
    QUALE ORAZIONE INFATTI PUÒ ESSERE PIÙ SPIRITUALE DI QUELLA CHE CI È STATA DATA DA CRISTO, DAL QUALE CI È STATO MANDATO ANCHE LO SPIRITO SANTO? QUALE PREGHIERA AL PADRE PUÒ ESSERE PIÙ VERA DI QUELLA CHE È STATA PROFERITA DALLA BOCCA DEL FIGLIO, CHE È VERITÀ? PREGHIAMO, DUNQUE, FRATELLI, COME DIO, NOSTRO MAESTRO, CI HA INSEGNATO. È PREGHIERA AMICA E FAMILIARE PREGARE DIO CON LE SUE PAROLE, FAR SALIRE AI SUOI ORECCHI LA PREGHIERA DI CRISTO.
    RICONOSCA IL PADRE LE PAROLE DEL FIGLIO SUO QUANDO PREGHIAMO; EGLI CHE ABITA DENTRO IL NOSTRO CUORE, SIA ANCHE NELLA NOSTRA VOCE. E POICHÉ È NOSTRO AVVOCATO PRESSO IL PADRE, USIAMO LE PAROLE DEL NOSTRO AVVOCATO, QUANDO, COME PECCATORI, SUPPLICHIAMO PER I NOSTRI PECCATI. SE EGLI HA DETTO CHE QUALUNQUE COSA CHIEDEREMO AL PADRE NEL SUO NOME CI SARÀ DATA, IMPETREREMO PIÙ EFFICACEMENTE QUEL CHE DOMANDIAMO IN NOME DI CRISTO, SE LO DOMANDEREMO CON LA SUA PREGHIERA.

  24. S. Gregorio Nazianzeno
    DIMOSTRIAMOCI VICENDEVOLMENTE L’AMORE DI DIO

    RICONOSCI L’ORIGINE DELLA TUA ESISTENZA, DEL RESPIRO, DELL’INTELLIGENZA, DELLA SAPIENZA E, CIÒ CHE PIÙ CONTA, DELLA CONOSCENZA DI DIO, DELLA SPERANZA DEL REGNO DEI CIELI, … Donde e da chi vengono a te tante e tali prerogative? Se poi vogliamo parlare di doni più umili e comuni, CHI TI PERMETTE DI VEDERE LA BELLEZZA DEL CIELO, IL CORSO DEL SOLE, I CICLI DELLA LUCE, LE MIRIADI DI STELLE E QUELL’ARMONIA ED ORDINE CHE SEMPRE SI RINNOVANO MERAVIGLIOSAMENTE NEL COSMO, RENDENDO FESTOSO IL CREATO COME IL SUONO DI UNA CETRA? CHI TI CONCEDE LA PIOGGIA, LA FERTILITÀ DEI CAMPI, IL CIBO, LA GIOIA DELL’ARTE, IL LUOGO DELLA TUA DIMORA, LE LEGGI, LO STATO E, AGGIUNGIAMO, LA VITA DI OGNI GIORNO, L’AMICIZIA E IL PIACERE DELLA TUA PARENTELA? Chi ti ha posto signore e re di tutto ciò che è sulla terra? E, per soffermarci solo sulle cose più importanti, chiedo ancora: CHI TI FECE DONO DI QUELLE CARATTERISTICHE TUTTE TUE CHE TI ASSICURANO LA PIENA SOVRANITÀ SU QUALSIASI ESSERE VIVENTE? FU DIO. EBBENE, EGLI IN CAMBIO DI TUTTO CIÒ CHE COSA TI CHIEDE? L’AMORE. RICHIEDE DA TE CONTINUAMENTE INNANZITUTTO E SOPRATTUTTO L’AMORE A LUI E AL PROSSIMO. L’amore verso gli altri egli lo esige al pari del primo. Saremo restii a offrire a Dio questo dono dopo i numerosi benefici da lui elargiti e quelli da lui promessi? Oseremo essere così impudenti? EGLI, CHE È DIO E SIGNORE, SI FA CHIAMARE NOSTRO PADRE, E NOI VORREMMO RINNEGARE I NOSTRI FRATELLI?
    GUARDIAMOCI, CARI AMICI, DAL DIVENTARE CATTIVI AMMINISTRATORI DI QUANTO CI È STATO DATO IN DONO. NON AFFATICHIAMOCI AD ACCUMULARE E A CONSERVARE RICCHEZZE, MENTRE ALTRI SOFFRONO LA FAME, Operiamo secondo quella suprema e prima legge di DIO CHE FA SCENDERE LA PIOGGIA TANTO SUI GIUSTI CHE SUI PECCATORI, FA SORGERE IL SOLE UGUALMENTE PER TUTTI, OFFRE A TUTTI GLI ANIMALI DELLA TERRA L’APERTA CAMPAGNA, LE FONTANE, I FIUMI, LE FORESTE; DONA ARIA AGLI UCCELLI E ACQUA AGLI ANIMALI ACQUATICI; Egli non fece discriminazioni, non si mostrò avaro con nessuno. PROPORZIONÒ SAPIENTEMENTE IL SUO DONO AL FABBISOGNO DI CIASCUN ESSERE E MANIFESTÒ A TUTTI IL SUO AMORE.

  25. S. AGOSTINO: TENTATO IN LUI, IN LUI TU SEI VINCITORE.
    Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, MA IN CRISTO ERI TENTATO ANCHE TU. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l’umiliazione, da sé la tua gloria, DUNQUE PRESE DA TE LA SUA TENTAZIONE, DA SÉ LA TUA VITTORIA. SE SIAMO STATI TENTATI IN LUI, SARÀ PROPRIO IN LUI CHE VINCEREMO IL DIAVOLO. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; PERCHÉ NON CONSIDERI CHE EGLI HA ANCHE VINTO? FOSTI TU AD ESSERE TENTATO IN LUI, MA RICONOSCI ANCHE CHE IN LUI TU SEI VINCITORE. EGLI AVREBBE POTUTO TENER LONTANO DA SÉ IL DIAVOLO; MA, SE NON SI FOSSE LASCIATO TENTARE, NON TI AVREBBE INSEGNATO A VINCERE, QUANDO SEI TENTATO.

  26. S. IRENEO
    L’AMICIZIA DI DIO
    Nostro Signore, Verbo di Dio, prima condusse gli uomini a servire Dio, POI DA SERVI LI RESE SUOI AMICI, COME DISSE EGLI STESSO AI DISCEPOLI: «NON VI CHIAMO PIÙ SERVI, PERCHÉ IL SERVO NON SA QUELLO CHE FA IL SUO PADRONE; MA IO VI HO CHIAMATI AMICI, PERCHÉ TUTTO CIÒ CHE HO UDITO DAL PADRE L’HO FATTO CONOSCERE A VOI» (Gv 15, 15). L’AMICIZIA DI DIO CONCEDE L’IMMORTALITÀ A QUANTI VI SI DISPONGONO DEBITAMENTE.
    In principio Dio plasmò Adamo non perché avesse bisogno dell’uomo, ma per avere qualcuno su cui effondere i suoi benefici. In effetti il Verbo glorificava il Padre, sempre rimanendo in lui, non solamente prima di Adamo, ma anche prima di ogni creazione. Lo ha dichiarato lui medesimo: «Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria, che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5).
    Egli ci comandò di seguirlo non perché avesse bisogno del nostro servizio, ma per dare a noi stessi la salvezza. Seguire il Salvatore, infatti, è partecipare della salvezza, come seguire la luce significa essere circonfusi di chiarore.
    CHI È NELLA LUCE NON È CERTO LUI AD ILLUMINARE LA LUCE E A FARLA RISPLENDERE, MA È LA LUCE CHE RISCHIARA LUI E LO RENDE LUMINOSO. Egli non dà nulla alla luce, ma è da essa che riceve il beneficio dello splendore e tutti gli altri vantaggi.
    Così è anche del servizio verso Dio: non apporta nulla a Dio, e d’altra parte Dio non ha bisogno del servizio degli uomini; ma a quelli che lo servono e lo seguono egli dà la vita, l’incorruttibilità e la gloria eterna. Accorda i suoi benefici a coloro che lo servono per il fatto che lo servono, e a coloro che lo seguono per il fatto che lo seguono, ma non ne trae alcuna utilità. DIO RICERCA IL SERVIZIO DEGLI UOMINI PER AVERE LA POSSIBILITÀ, LUI CHE È BUONO E MISERICORDIOSO, DI RIVERSARE I SUOI BENEFICI SU QUELLI CHE PERSEVERANO NEL SUO SERVIZIO. MENTRE DIO NON HA BISOGNO DI NULLA, L’UOMO HA BISOGNO DELLA COMUNIONE CON DIO.
    La gloria dell’uomo consiste nel perseverare al servizio di Dio. E per questo il Signore diceva ai suoi discepoli: «NON VOI AVETE SCELTO ME, MA IO HO SCELTO VOI» (GV 15, 16), MOSTRANDO COSÌ CHE NON ERANO LORO A GLORIFICARLO, SEGUENDOLO, MA CHE, PER IL FATTO CHE SEGUIVANO IL FIGLIO DI DIO, ERANO GLORIFICATI DA LUI. E ANCORA: «VOGLIO CHE ANCHE QUELLI CHE MI HAI DATO SIANO CON ME DOVE SONO IO, PERCHÉ CONTEMPLINO LA MIA GLORIA» (Gv 17, 24).

  27. Mio Dio, prendimi per mano,
    ti seguirò,
    non farò troppa resistenza.
    Non mi sottrarrò a nessuna delle cose
    che mi verranno addosso in questa vita,
    cercherò di accettare tutto
    e nel modo migliore.
    Ma concedimi di tanto in tanto
    un breve momento di pace.
    Non penserò più nella mia ingenuità,
    che un simile momento
    debba durare in eterno,
    saprò anche accettare
    l’irrequietezza e la lotta.
    Il calore e la sicurezza mi piacciono,
    ma non mi ribellerò se mi toccherà
    stare al freddo purché
    tu mi tenga per mano.
    Andrò dappertutto allora,
    e cercherò di non aver paura.
    E dovunque mi troverò,
    io cercherò
    d’irraggiare un po’ di quell’amore,
    di quel vero amore per gli uomini
    che mi porto dentro.

  28. S. GIOVANNI CRISOSTOMO
    LA PREGHIERA È LUCE PER L’ANIMA
    La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. E’, infatti, una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio VIENE ILLUMINATA DALLA LUCE INEFFABILE DELLA PREGHIERA. DEVE ESSERE, PERÒ, UNA PREGHIERA NON FATTA PER ABITUDINE, MA CHE PROCEDA DAL CUORE. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno. Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, ABBIAMO IL DESIDERIO E IL RICORDO DI DIO, PERCHÉ, INSAPORITO DALL’AMORE DIVINO, COME DA SALE, TUTTO DIVENTI CIBO GUSTOSISSIMO AL SIGNORE DELL’UNIVERSO. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo.
    LA PREGHIERA È LUCE DELL’ANIMA, VERA CONOSCENZA DI DIO, MEDIATRICE TRA DIO E L’UOMO. L’ANIMA, ELEVATA PER MEZZO SUO IN ALTO FINO AL CIELO, ABBRACCIA IL SIGNORE CON AMPLESSI INEFFABILI. COME IL BAMBINO, CHE PIANGENDO GRIDA ALLA MADRE, L’ANIMA CERCA ARDENTEMENTE IL LATTE DIVINO, brama che i propri desideri vengano esauditi e riceve doni superiori ad ogni essere visibile. La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l’anima perché appaga le sue aspirazioni. PARLO, PERÒ, DELLA PREGHIERA AUTENTICA E NON DELLE SOLE PAROLE. Essa è un desiderare Dio, un amore ineffabile che non proviene dagli uomini, ma è prodotto dalla grazia divina. Di essa l’Apostolo dice: Non sappiamo pregare come si conviene, MA LO SPIRITO STESSO INTERCEDE PER NOI CON GEMITI INESPRIMIBILI (cfr. Rm 8, 26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l’anima; chi l’ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima. Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. RENDI SPLENDIDA LA TUA ABITAZIONE CON LA LUCE DELLA GIUSTIZIA; ORNA LE SUE PARETI CON LE OPERE BUONE COME DI UNA PATINA DI ORO PURO E AL POSTO DEI MURI E DELLE PIETRE PREZIOSE COLLOCA LA FEDE E LA SOPRANNATURALE MAGNANIMITÀ, PONENDO SOPRA OGNI COSA, IN ALTO SUL FASTIGIO, LA PREGHIERA A DECORO DI TUTTO IL COMPLESSO. COSÌ PREPARI PER IL SIGNORE UNA DEGNA DIMORA, COSÌ LO ACCOGLI IN SPLENDIDA REGGIA. EGLI TI CONCEDERÀ DI TRASFORMARE LA TUA ANIMA IN TEMPIO DELLA SUA

  29. PURIFICHIAMOCI PER MEZZO DEL DIGIUNO E DELLA MISERICORDIA
    san Leone Magno, papa

    Sempre, fratelli carissimi, della grazia del Signore è piena la terra (Sal 33, 5) e la stessa natura, che ci circonda, insegna a ciascun fedele a onorare Dio. Infatti il cielo e la terra, il mare e quanto si trova in essi proclamano la bontà e l’onnipotenza del loro Creatore. E la meravigliosa bellezza degli elementi, messi a nostro servizio, non esige forse da noi, creature intelligenti, un doveroso ringraziamento?
    MA ORA CI VIENE CHIESTO UN COMPLETO RINNOVAMENTO DELLO SPIRITO: SONO I GIORNI DEI MISTERI DELLA REDENZIONE UMANA E CHE PRECEDONO PIÙ DA VICINO LE FESTE PASQUALI.
    È caratteristica infatti della festa di Pasqua, che la Chiesa tutta goda e si rallegri per il perdono dei peccati: perdono che non si concede solo ai neofiti, ma anche a coloro che già da lungo tempo sono annoverati tra i figli adottivi.
    CERTO È NEL LAVACRO DI RIGENERAZIONE CHE NASCONO GLI UOMINI NUOVI, MA TUTTI HANNO IL DOVERE DEL RINNOVAMENTO QUOTIDIANO: OCCORRE LIBERARSI DALLE INCROSTAZIONI PROPRIE ALLA NOSTRA CONDIZIONE MORTALE. E poiché nel cammino della perfezione non c’è nessuno che non debba migliorare, dobbiamo tutti, senza eccezione, sforzarci perché nessuno nel giorno della redenzione si trovi ancora invischiato nei vizi dell’uomo vecchio.
    QUANTO CIASCUN CRISTIANO È TENUTO A FARE IN OGNI TEMPO, DEVE ORA PRATICARLO CON MAGGIOR SOLLECITUDINE E DEVOZIONE, PERCHÉ SI ADEMPIA LA NORMA APOSTOLICA DEL DIGIUNO QUARESIMALE CONSISTENTE NELL’ASTINENZA NON SOLO DAI CIBI, MA ANCHE E SOPRATTUTTO DAI PECCATI.
    A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare PIÙ UTILMENTE DELL’ELEMOSINA, LA QUALE SOTTO IL NOME UNICO DI «MISERICORDIA» ABBRACCIA MOLTE OPERE BUONE. IN CIÒ I FEDELI POSSONO TROVARSI UGUALI, NONOSTANTE LE DISUGUAGLIANZE DEI BENI.
    L’amore che dobbiamo ugualmente a Dio e all’uomo non è mai impedito al punto da toglierci la possibilità del bene.
    Gli angeli hanno cantato: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Ne segue che diventa felice e nella benevolenza e nella pace, chiunque PARTECIPA ALLE SOFFERENZE DEGLI ALTRI, DI QUALSIASI GENERE ESSE SIANO.
    IMMENSO È IL CAMPO DELLE OPERE DI MISERICORDIA. NON SOLO I RICCHI E I FACOLTOSI POSSONO BENEFICARE GLI ALTRI CON L’ELEMOSINA, MA ANCHE QUELLI DI CONDIZIONE MODESTA O POVERA. COSÌ DISUGUALI NEI BENI DI FORTUNA, TUTTI POSSONO ESSERE PARI NEI SENTIMENTI DI PIETÀ DELL’ANIMA.

  30. FRATELLI MIEI, COMINCIAMO OGGI IL GRANDE VIAGGIO DELLA QUARESIMA. Portiamo dunque sulla nostra nave ogni provvigione di cibo e bevande, e soprattutto un’abbondante misericordia di cui avremo bisogno. Poiché il digiuno ha fame, il digiuno ha sete, se non si nutre di bontà, se non si disseta di misericordia. Il nostro digiuno ha freddo, non resiste se non lo copre il vello dell’elemosina, se non lo avvolge il vestito della compassione.
    FRATELLI, CIÒ CHE LA PRIMAVERA È PER LA TERRA, LA MISERICORDIA È PER IL DIGIUNO: il dolce vento primaverile fa fiorire tutte le gemme delle piante; la misericordia del digiuno fa spuntare tutti i nostri semi fino alla fioritura, fa loro portar frutto fino alla raccolta celeste. CIÒ CHE È L’OLIO PER LA LAMPADA, LO È LA BONTÀ PER IL DIGIUNO. Come la materia grassa dell’olio accende la luce della lampada e, con così poco cibo, la fa brillare per confortare l’intera notte, così la bontà fa risplendere il digiuno: esso getta raggi fino a raggiungere la pienezza della continenza. CIÒ CHE IL SOLE È PER IL GIORNO, L’ELEMOSINA LO È PER IL DIGIUNO: LO SPLENDORE DEL SOLE ACCRESCE LA LUMINOSITÀ DEL GIORNO, DISSIPA L’OSCURITÀ DELLE NUBI; L’ELEMOSINA COL DIGIUNO NE SANTIFICA LA SANTITÀ E, GRAZIE ALLA LUCE DELLA BONTÀ, SCACCIA DAI NOSTRI DESIDERI TUTTO CIÒ CHE POTREBBE PORTARE MORTE. INSOMMA, CIÒ CHE IL CORPO È PER L’ANIMA, LA GENEROSITÀ, PER COSÌ DIRE, NE OCCUPA IL POSTO PER IL DIGIUNO: QUANDO L’ANIMA SI RITIRA DAL CORPO, GLI PORTA LA MORTE; SE LA GENEROSITÀ SI ALLONTANA DAL DIGIUNO, È LA SUA MORTE.

  31. INIZIAMO IL CAMMINO QUARESIMALE CON QUESTE PREZIOSE “INDICAZIONI STRADALI”

    TENIAMO FISSI GLI OCCHI SUL SANGUE DI CRISTO, PER COMPRENDERE QUANTO SIA PREZIOSO DAVANTI A DIO SUO PADRE: FU VERSATO PER LA NOSTRA SALVEZZA E PORTÒ AL MONDO INTERO LA GRAZIA DELLA PENITENZA.
    PROSTRIAMOCI DAVANTI AL SIGNORE SUPPLICANDO DI ESSERE MISERICORDIOSO E BENIGNO. CONVERTIAMOCI SINCERAMENTE AL SUO AMORE.
    RIPUDIAMO OGNI OPERA DI MALE, OGNI SPECIE DI DISCORDIA E GELOSIA, CAUSA DI MORTE. SIAMO DUNQUE UMILI DI SPIRITO, O FRATELLI.
    RIGETTIAMO OGNI SCIOCCA VANTERIA, LA SUPERBIA, IL FOLLE ORGOGLIO E LA COLLERA.
    RICORDIAMO SOPRATTUTTO LE PAROLE DEL SIGNORE GESÙ QUANDO ESORTAVA ALLA MITEZZA E ALLA PAZIENZA: SIATE MISERICORDIOSI PER OTTENERE MISERICORDIA; PERDONATE, PERCHÉ ANCHE A VOI SIA PERDONATO; COME TRATTATE GLI ALTRI, COSÌ SARETE TRATTATI ANCHE VOI; DONATE E SARETE RICAMBIATI; NON GIUDICATE, E NON SARETE GIUDICATI; SIATE BENEVOLI, E SPERIMENTERETE LA BENEVOLENZA; CON LA MEDESIMA MISURA CON CUI AVRETE MISURATO GLI ALTRI, SARETE MISURATI ANCHE VOI (CFR. MT 5, 7; ).(S. CLEMENTE, PAPA)

  32. RACCONTO INDIANO
    “Una sera un uomo anziano confidò al suo giovane nipote la storia di una battaglia che si combatteva all’interno del suo cuore: «Figlio mio, ciò che si combatte dentro di me è una battaglia fra due lupi.
    Il primo malvagio è pieno di invidia, collera, angoscia, rimorsi, avidità, arroganza, sensi di colpa, orgoglio, sentimenti d’inferiorità, menzogna, superiorità e egocentrismo.
    Il secondo buono è pieno di pace, amore, disponibilità, serenità bontà gentilezza benevolenza, simpatia generosità compassione verità e fede».
    Il bambino un po’ disorientato pensò per un minuto e chiese: «CHI E’ COLUI CHE VINCE?».
    Il vecchio rispose semplicemente: «E’ COLUI CHE NUTRO».”

  33. Lo trovo molto interessante riproporre l’importanza del segno della CROCE. Potrebbe capitare di farlo per abitudine, e non dare tutta l’importanza che deve avere! La CROCE per noi cristiani è VITA , è SALVEZZA, senza la CROCE non ci sarebbe neanche il futuro per noi. La CROCE ci ha redenti, la CROCE ci consolida nella certezza di una eternità senza confini. Quindi proponiamoci di fare il segno della CROCE con fede sempre rinnovata: con la persuasione che è CRISTO stesso che ce lo ricorda. Chiediamo al protagonista della CROCE di ricoprirci con MANTELLO del supplizio: ” la CROCE” Dono di DIO PADRE all’umanità tutta ,salvata dal peccato.

  34. IL SEGNO… DELLA CROCE
    • E’ un segno da riscoprire. E’ un segno che a tanta gente non parla più, Per tanti è solo uno sgorbio, non è un segno.
    • E’ il primo simbolo cristiano tracciato su di noi nel Battesimo Siamo nati in questo segno e moriremo in questo segno.
    • I doni grandi sono accompagnati da questo segno: il Battesimo, la Cresima, il Perdono dei peccati, l’Eucarestia, il Matrimonio
    • Il Cristiano usa questo segno prima della preghiera, ma dovrebbe usarlo prima del lavoro, prima del cibo, prima del riposo e al primo risveglio del mattino.
    • E’ un gesto di grande importanza. Perché è il ricordo del più grande atto di amore di Dio per l’uomo: l’amore del Padre, la morte di Cristo, la causa dell’effusione dello Spirito sul mondo.
    • E’ diventato il simbolo del Cristiano. E’ un atto di fede e’ un impegno a camminare sulla via di Cristo.
    • E’ importante il gesto e sono importanti le parole …Quando tocchi la fronte offri la mente a Cristo quando tocchi il petto offrigli il cuore quando tocchi le spalle offrigli la vita.
    • E’ come avvolgere con la croce di Cristo tutta la tua debolezza, tutta la tua superficialità abbandonandoti al suo amore.
    – Segnandoti prima della preghiera
    nel nome del Padre: impegnati ad abbandonarti in Lui
    nel nome del Figlio: impegnati ad unirti profondamente in Lui
    nel nome dello Spirito: impegnati a lasciarti guidare da lui –
    – Segnandoti prima di un’azione
    nel nome del Padre implora la fedeltà al suo volere
    nel nome del Figlio implora la fedeltà ai suoi esempi
    nel nome dello Spirito implora la fedeltà alle sue ispirazioni.

    E lotta ogni giorno perché questo segno
    non sia più uno sgorbio ma un atto di fede
    e tu non sia più un superficiale ma un credente
    e viva con coerenza il tuo Battesimo

  35. Smettiamola di vedere Dio come una figura giudicante …Egli ci cerca proprio per le nostre fragilità,povertà,dubbi….Ci ama talmente tanto da trasformare le nostre debolezze in doni. Ma ci chiede una cosa ,una cosa sola AFFIDARCI A LUI .
    Quanto siamo davvero capaci di portare a DIO il nostro bagaglio di errori ,insicurezze,e lasciarlo li davanti a LUI ,CONSEGNANDOGLIELO E DICENDOGLI: “Ecco Padre questo è ciò che ho…lo dono a te …mi fido di te …..” sapendo che lo trasformerà…….”?

  36. NON CAMBIARE…
    Anthony de Mello
    ***
    Per anni sono stato un nevrotico. Ero ansioso, depresso ed egoista.
    E tutti continuavano a dirmi di cambiare.
    E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.
    Io mi risentivo con loro, ed ero d’accordo con loro, e volevo cambiare, ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi. Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
    Anche lui continuava a insistere che cambiassi.
    E io ero d’accordo con lui, e non riuscivo ad avercela con lui.
    E mi sentivo cosi impotente e intrappolato.
    Poi, un giorno, mi disse: «Non cambiare. Rimani come sei. Non importa se cambi o no. Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti».
    Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie: «Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare…Ti amo».
    E mi rilassai. E mi sentii vivo.
    E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!
    Ora so che non potevo cambiare davvero finché non avessi trovato qualcuno che mi avrebbe amato,
    che fossi cambiato o meno.
    È COSÌ CHE MI AMI, DIO?

  37. NON CAMBIARE…
    Anthony de Mello
    ***
    Per anni sono stato un nevrotico. Ero ansioso, depresso ed egoista.
    E tutti continuavano a dirmi di cambiare.
    E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.
    Io mi risentivo con loro, ed ero d’accordo con loro, e volevo cambiare, ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi. Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
    Anche lui continuava a insistere che cambiassi.
    E io ero d’accordo con lui, e non riuscivo ad avercela con lui.
    E mi sentivo cosi impotente e intrappolato.
    Poi, un giorno, mi disse: «Non cambiare. Rimani come sei. Non importa se cambi o no. Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti».
    Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie: «Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare…Ti amo».
    E mi rilassai. E mi sentii vivo.
    E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!
    Ora so che non potevo cambiare davvero finché non avessi trovato qualcuno che mi avrebbe amato,
    che fossi cambiato o meno.
    È COSÌ CHE MI AMI, DIO?

  38. san Gregorio Magno, papa
    L’UOMO SEMPLICE E RETTO, TIMORATO DI DIO

    … LO SPIRITO SANTO HA MANIFESTATO LA SUA PRESENZA AGLI UOMINI SOTTO FORMA NON SOLTANTO DI COLOMBA, MA ANCHE DI FUOCO. NELLA COLOMBA VIENE INDICATA LA SEMPLICITÀ, NEL FUOCO L’ENTUSIASMO PER IL BENE. SI MOSTRA NELLA FORMA DI COLOMBA E NEL FUOCO PERCHÉ QUANTI SONO RICOLMI DI LUI, PRATICANO UNA FORMA TALE DI MITEZZA E DI SEMPLICITÀ DA INFIAMMARSI D’ENTUSIASMO PER LE COSE SANTE E BELLE E DI ODIO PER IL MALE.
    «UOMO INTEGRO e retto, temeva Dio ed era alieno dal male» (Gb 1, 1). Chiunque tende alla patria eterna vive indubbiamente con semplicità e rettitudine: È SEMPLICE CIOÈ NELL’OPERARE, RETTO NELLA FEDE; SEMPLICE NEL BENE MATERIALE CHE COMPIE, RETTO NEI BENI SPIRITUALI CHE PERCEPISCE NEL SUO INTIMO. VI SONO INFATTI CERTUNI CHE NON SONO SEMPLICI NEL BENE CHE FANNO, POICHÉ RICERCANO IN ESSO NON LA RICOMPENSA ALL’INTERNO, MA IL PLAUSO ALL’ESTERNO. PERCIÒ HA DETTO BENE UN SAPIENTE: «GUAI AL PECCATORE CHE CAMMINA SU DUE STRADE!» (SIR 2, 12). ORA IL PECCATORE CAMMINA SU DUE STRADE, QUANDO COMPIE QUELLO CHE È DI DIO, MA DESIDERA E CERCA QUELLO CHE È DEL MONDO.

  39. san Gregorio di Agrigento, vescovo
    AVVICINATEVI AL SIGNORE E SARETE ILLUMINATI
    È dolce, dice l’Ecclesiaste, questa luce (cfr. Qo 11, 7) ED È COSA ASSAI BUONA PER LA VISTA DEI NOSTRI OCCHI CONTEMPLARE QUESTO SOLE VISIBILE. TOLTA INFATTI LA LUCE, IL MONDO SAREBBE SENZA BELLEZZA E LA VITA SENZA ANIMA. PERCIÒ QUEL PRIMO CONTEMPLATIVO DI DIO CHE FU MOSÈ DISSE: E DIO VIDE LA LUCE E DISSE CHE ERA UNA COSA BUONA (CFR. GN 1, 3).
    MA A NOI CONVIENE CONSIDERARE LA GRANDE, VERA ED ETERNA LUCE CHE «ILLUMINA OGNI UOMO CHE VIENE IN QUESTO MONDO» (GV 1, 9) CIOÈ CRISTO SALVATORE E REDENTORE DEL MONDO, IL QUALE, FATTOSI UOMO, SCESE FINO ALL’INFIMO GRADO DELLA CONDIZIONE UMANA. Di lui dice il profeta Davide: Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, fate strada a colui che ascende ad occidente, a colui che si chiama Signore; ed esultate al suo cospetto (cfr. Sal 67, 5). HA CHIAMATO DOLCE LA LUCE ED HA PREANNUNZIATO COME COSA BUONA IL VEDERE COI PROPRI OCCHI IL SOLE DELLA GLORIA, VALE A DIRE COLUI CHE AL TEMPO DELLA DIVINA INCARNAZIONE DISSE: «IO SONO LA LUCE DEL MONDO; CHI SEGUE ME NON CAMMINERÀ NELLE TENEBRE, MA AVRÀ LA LUCE DELLA VITA» (GV 8, 12). E DI NUOVO: «E IL GIUDIZIO È QUESTO: LA LUCE È VENUTA NEL MONDO» (GV 3, 19). IL SIGNORE PROMISE DI SOSTITUIRE LA LUCE CHE VEDIAMO COGLI OCCHI CORPOREI CON QUEL SOLE SPIRITUALE DI GIUSTIZIA CHE È VERAMENTE DOLCISSIMO PER COLORO CHE SONO STATI RITENUTI DEGNI DI ESSERE AMMAESTRATI DA LUI. Essi hanno potuto vederlo con i loro occhi quando viveva e s’intratteneva in mezzo agli uomini come un uomo qualunque, mentre invece non era uno qualunque degli uomini. ERA INFATTI ANCHE VERO DIO, E PER QUESTO HA FATTO SÌ CHE I CIECHI VEDESSERO, GLI ZOPPI CAMMINASSERO E I SORDI UDISSERO; HA MONDATO I MALATI DI LEBBRA E CON UN SEMPLICE COMANDO HA RICHIAMATO I MORTI ALLA VITA.

  40. DIO SOLO PUO’ DARE LA FEDE,
    tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
    DIO SOLO PUO’ DARE LA SPERANZA,
    tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
    DIO SOLO PUO’ DARE L’AMORE,
    tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
    DIO SOLO PUO’ DARE LA PACE,
    tu, però, puoi seminare l’unione.
    DIO SOLO PUO’ DARE LA FORZA,
    tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
    DIO SOLO E’ LA VIA,
    tu, però, puoi indicarla agli altri.
    DIO SOLO E’ LA LUCE,
    tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
    DIO SOLO E’ LA VITA,
    tu, però, puoi puoi far rinascere negli altri
    il desiderio di vivere.
    DIO SOLO PUO’ FARE CIO’ CHE APPARE IMPOSSIBILE,
    tu, però, potrai fare il possibile.
    DIO SOLO BASTA A SE STESSO,
    Egli, però, preferisce contare su di te.

    ( Canto Brasiliano )

  41. san Gregorio di Agrigento, vescovo
    L’ANIMA MIA ESULTI NEL SIGNORE

    Va’, mangia con gioia il tuo pane, bevi con cuore lieto il tuo vino perché Dio ha già gradito le opere tue (Qo 9, 7).
    Potremmo prendere queste parole come una sicura e sana norma di saggezza umana per la vita di tutti i giorni. Tuttavia la spiegazione anagogica ci porta ad una considerazione più alta, E CI INSEGNA A CONSIDERARE IL PANE CELESTE E MISTICO CHE È DISCESO DAL CIELO E HA PORTATO LA VITA NEL MONDO. COSÌ PURE BERE IL VINO SPIRITUALE CON CUORE SERENO SIGNIFICA DISSETARSI DI QUEL VINO CHE USCÌ DAL COSTATO DELLA VERA VITE, AL MOMENTO DELLA SUA PASSIONE SALVIFICA. DI ESSI COSÌ PARLA IL VANGELO DELLA NOSTRA SALVEZZA: AVENDO PRESO DEL PANE, DOPO AVERLO BENEDETTO, GESÙ DISSE AI SUOI DISCEPOLI: PRENDETE E MANGIATE: QUESTO È IL MIO CORPO, OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI IN REMISSIONE DEI PECCATI. SIMILMENTE PRESE ANCHE IL CALICE E DISSE: BEVETENE TUTTI: QUESTO È IL MIO SANGUE DELLA NUOVA ALLEANZA, SPARSO PER VOI E PER MOLTI IN REMISSIONE DEI PECCATI (CFR. MT 26, 26-28). Coloro dunque che mangiano questo pane e bevono questo mistico vino gioiscono ed esultano e possono esclamare a gran voce: HAI PORTATO LA GIOIA NEL NOSTRO CUORE (cfr. Sal 4, 7).
    Coloro ai quali viene rivolto questo invito, devono compiere opere di luce, in modo da avere le loro anime splendenti non meno della luce stessa, come dice il Signore nel vangelo: «COSÌ RISPLENDA LA VOSTRA LUCE DAVANTI AGLI UOMINI, PERCHÉ VEDANO LE VOSTRE OPERE BUONE E RENDANO GLORIA AL VOSTRO PADRE CHE È NEI CIELI» (Mt 5, 16).

  42. LA MIA LUCERNA SI MANTENGA SEMPRE ACCESA, ARDA PER ME, BRILLI PER GLI ALTRI.
    DALLE «ISTRUZIONI» DI SAN COLOMBANO, ABATE

    Quanto sono beati, quanto sono felici «quei servi che il Signore, al suo ritorno, troverà ancora svegli»! (Lc 12, 37). Veglia veramente beata quella in cui si è in attesa di Dio, creatore dell’universo, che tutto riempie e tutto trascende! VOLESSE IL CIELO CHE IL SIGNORE SI DEGNASSE DI SCUOTERE ANCHE ME, MESCHINO SUO SERVO, DAL SONNO DELLA MIA MEDIOCRITÀ E ACCENDERMI TALMENTE DELLA SUA DIVINA CARITÀ DA FARMI DIVAMPARE DEL SUO AMORE SIN SOPRA LE STELLE, SICCHÈ ARDESSI DAL DESIDERIO DI AMARLO SEMPRE PIÙ, NÉ MAI PIÙ IN ME QUESTO FUOCO SI ESTINGUESSE! Volesse il cielo che i miei meriti fossero così grandi che la mia lucerna risplendesse continuamente di notte nel tempio del mio Dio, sì da poter illuminare tutti quelli che entrano nella casa del mio Signore! O DIO PADRE TI PREGO NEL NOME DEL TUO FIGLIO GESÙ CRISTO, DONAMI QUELLA CARITÀ CHE NON VIENE MAI MENO, PERCHÈ LA MIA LUCERNA SI MANTENGA SEMPRE ACCESA, NÉ MAI SI ESTINGUA; ARDA PER ME, BRILLI PER GLI ALTRI.
    Dégnati, o Cristo, dolcissimo nostro Salvatore, di accendere le nostre lucerne: brillino continuamente nel tuo tempio e siano alimentate per sempre da te che sei la luce eterna; siano rischiarati gli angoli oscuri del nostro spirito e fuggano da noi le tenebre del mondo.
    Dona, dunque, o Gesù mio, la tua luce alla mia lucerna, perchè al suo splendore mi si apra il santuario celeste, il santo dei santi, che sotto le sue volte maestose accoglie te sacerdote eterno del sacrificio perenne.
    FA’ CHE IO GUARDI, CONTEMPLI E DESIDERI SOLO TE; SOLO TE AMI E SOLO TE ATTENDA NEL PIÙ ARDENTE DESIDERIO.
    Dégnati, amato nostro Salvatore, di mostrarti a noi che bussiamo, perchè, conoscendoti, amiamo solo te, te solo desideriamo, a te solo pensiamo continuamente, e meditiamo giorno e notte le tue parole. Dégnati di infonderci un amore così grande, quale si conviene a te che sei Dio e quale meriti che ti sia reso, perchè il tuo amore pervada tutto il nostro essere interiore E CI FACCIA COMPLETAMENTE TUOI. IN QUESTO MODO NON SAREMO CAPACI DI AMARE ALTRA COSA ALL’INFUORI DI TE, che sei eterno, e la nostra carità non potrà essere estinta dalle acque di questo cielo, di questa terra e di questo mare, come sta scritto: «LE GRANDI ACQUE NON POSSONO SPEGNERE L’AMORE» (Ct 8, 7).

  43. SE SAPESSI CHE E’ L’ULTIMA VOLTA
    (Vittorio Peri)

    “Se sapessi che è l’ultima volta
    ti guarderei mentre ti addormenti,
    ti rimboccherei le coperte più strettamente,
    e ringrazierei il Signore per la tua vita preziosa.

    Se sapessi che è l’ultima volta
    ti accompagnerei fino alla porta quando esci;
    ti darei un bacio e un abbraccio,
    e ti chiamerei indietro per un altro ancora.

    Se sapessi che è l’ultima volta
    spegnerei il televisore per udire la tua voce,
    per ricordarne il tono e l’accento.

    Se sapessi che è l’ultima volta
    che stiamo insieme, vorrei regalarti
    ogni istante per renderti felice.

    Se sapessi, o Signore,
    che questo è l’ultimo mio giorno
    distribuirei ogni mio avere
    per presentarmi a te
    ricco soltanto di amore”.

  44. TEMPO DI NASCERE E TEMPO DI MORIRE
    san Gregorio di Nissa, vescovo

    «C’è un tempo per nascere», dice, «e un tempo per morire» (Qo 3, 2). VOGLIA IL CIELO CHE SIA CONCESSO ANCHE A ME DI NASCERE AL TEMPO GIUSTO E DI MORIRE AL MOMENTO PIÙ OPPORTUNO.
    NOI INFATTI SIAMO IN CERTO MODO PADRI DI NOI STESSI, QUANDO PER MEZZO DELLE BUONE DISPOSIZIONI DI ANIMO E DEL LIBERO ARBITRIO, FORMIAMO, GENERIAMO, DIAMO ALLA LUCE NOI STESSI.
    QUESTO POI LO REALIZZIAMO QUANDO ACCOGLIAMO DIO IN NOI STESSI E DIVENIAMO FIGLI SUOI, FIGLI DELLA VIRTÙ E FIGLI DELL’ALTISSIMO. MENTRE INVECE RIMANIAMO IMPERFETTI E IMMATURI, FINCHÉ NON SI È FORMATA IN NOI, COME DICE L’APOSTOLO, «L’IMMAGINE DI CRISTO». È NECESSARIO PERÒ CHE L’UOMO DI DIO SIA INTEGRO E PERFETTO. ECCO LA VERA NASCITA NOSTRA.

    «C’È UN TEMPO PER MORIRE». PER SAN PAOLO OGNI TEMPO ERA ADATTO PER UNA BUONA MORTE. GRIDA INFATTI NEI SUOI SCRITTI: «OGNI GIORNO IO AFFRONTO LA MORTE» (1 COR 15, 31) E ANCORA: «PER CAUSA TUA SIAMO MESSI A MORTE TUTTO IL GIORNO» (RM 8, 36). E PROPRIO IN NOI STESSI PORTIAMO LA SENTENZA DI MORTE. È CHIARO POI IN CHE MODO PAOLO MUOIA OGNI GIORNO, EGLI CHE NON VIVE PER IL PECCATO, MA MORTIFICA IL SUO CORPO E PORTA SEMPRE IN SE STESSO LA MORTIFICAZIONE DEL CORPO DI CRISTO, ED È SEMPRE CROCIFISSO CON CRISTO, LUI CHE NON VIVE MAI PER SE STESSO, MA PORTA IN SÉ IL CRISTO VIVENTE. QUESTA, SECONDO ME, È STATA LA MORTE OPPORTUNA CHE HA DATO LA VERA VITA. INFATTI DICE: IO FARÒ MORIRE E DARÒ LA VITA (CFR. DT 32, 39) PERCHÉ CI SI PERSUADA VERAMENTE CHE È UN DONO DI DIO ESSER MORTI AL PECCATO E VIVIFICATI NELLO SPIRITO. LA PAROLA DI DIO, INFATTI, PROMETTE LA VITA PROPRIO COME EFFETTO DELLA MORTE.

  45. Il mistero dell’incarnazione
    (Edith Stein)
    Ho sempre pensato – e forse è un azzardo – che il mistero dell’Incarnazione sia più grande di quello della Resurrezione.
    Perché un Dio che si fa bambino,… e poi ragazzo,… e poi uomo, quando muore non può che risorgere.

  46. S. Gregorio di Nissa, vescovo
    IL SAGGIO HA GLI OCCHI IN FRONTE
    SE L’ANIMA SOLLEVERÀ GLI OCCHI VERSO IL SUO CAPO, CHE È CRISTO, COME DICHIARA PAOLO, DOVRÀ RITENERSI FELICE PER LA POTENZIATA ACUTEZZA DELLA SUA VISTA, PERCHÉ TERRÀ FISSI GLI OCCHI LÀ DOVE NON VI È L’OSCURITÀ DEL MALE. Il grande apostolo Paolo, e altri grandi come lui, avevano «gli occhi in fronte» e così pure tutti coloro che vivono, che si muovono e sono in Cristo.
    COLUI CHE SI TROVA NELLA LUCE NON VEDE TENEBRE, COSÌ COLUI CHE HA IL SUO OCCHIO FISSO IN CRISTO, NON PUÒ CONTEMPLARE CHE SPLENDORE. Con l’espressione «occhi in fronte», dunque, intendiamo la mira puntata sul principio di tutto, su Cristo, virtù assoluta e perfetta in ogni sua parte, e quindi sulla verità, sulla giustizia, sull’integrità; su ogni forma di bene. Chi non pone la lucerna sul candelabro, ma sotto il letto, fa sì che per lui la luce divenga tenebra. QUANTI SI DILETTANO DI REALTÀ PERENNI E DI VALORI AUTENTICI SONO RITENUTI SCIOCCHI DA CHI NON HA LA VERA SAPIENZA. È IN QUESTO SENSO CHE PAOLO SI DICEVA STOLTO PER CRISTO. EGLI NELLA SUA SANTITÀ E SAPIENZA NON SI OCCUPAVA DI NESSUNA DI QUELLE VANITÀ, DA CUI NOI SPESSO SIAMO POSSEDUTI INTERAMENTE. DICE INFATTI: NOI STOLTI A CAUSA DI CRISTO (1 Cor 4, 10) come per dire: Noi siamo ciechi di fronte a tutte quelle cose che riguardano la caducità della vita, PERCHÉ FISSIAMO L’OCCHIO VERSO LE COSE DI LASSÙ. PER QUESTO EGLI ERA UN SENZA TETTO, NON AVEVA UNA SUA MENSA, ERA POVERO, ERRABONDO, NUDO, PROVATO DALLA FAME E DALLA SETE.
    CHI NON LO AVREBBE RITENUTO UN MISERABILE, VEDENDOLO IN CATENE, PERCOSSO E OLTRAGGIATO? EGLI ERA UN NAUFRAGO TRASCINATO DAI FLUTTI IN ALTO MARE E PORTATO DA UN LUOGO ALL’ALTRO, INCATENATO. PERÒ, BENCHÉ APPARISSE TALE AGLI UOMINI, NON DISTOLSE MAI I SUOI OCCHI DA CRISTO, MA LI TENNE SEMPRE RIVOLTI AL CAPO DICENDO: CHI CI SEPARERÀ DALLA CARITÀ CHE È IN CRISTO GESÙ? FORSE LA TRIBOLAZIONE, L’ANGOSCIA, LA PERSECUZIONE, LA FAME, LA NUDITÀ, IL PERICOLO, LA SPADA? (CFR. RM 8, 35). VALE A DIRE: CHI MI STRAPPERÀ GLI OCCHI DALLA TESTA? CHI MI COSTRINGERÀ A GUARDARE CIÒ CHE È VILE E SPREGEVOLE? ANCHE A NOI COMANDA DI FARE ALTRETTANTO QUANDO PRESCRIVE DI GUSTARE LE COSE DI LASSÙ (CFR. COL 3, 1-2) CIOÈ DI TENERE GLI OCCHI SUL CAPO, VALE A DIRE SU CRISTO.

  47. san Massimo Confessore, abate
    SENZA CARITÀ TUTTO È VANITÀ DELLE VANITÀ

    La carità è la migliore disposizione dell’animo, che nulla preferisce alla conoscenza di Dio. CHI AMA DIO, ANTEPONE LA CONOSCENZA E LA SCIENZA DI LUI A TUTTE LE COSE CREATE, E RICORRE CONTINUAMENTE A LUI CON IL DESIDERIO E CON L’AMORE DELL’ANIMO.
    Tutte le cose che esistono hanno Dio per autore e fine ultimo. Dio è di gran lunga più nobile di quelle cose che egli stesso ha fatto come creatore. Perciò colui che abbandona Dio, l’Altissimo, e si lascia attirare dalle realtà create dimostra di stimare l’artefice di tutto molto meno delle cose stesse, che da lui sono fatte.
    Chi mi ama, dice il Signore, osserverà i miei comandamenti (cfr. Gv 14, 15). E aggiunge «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 17). Perciò chi non ama il prossimo, non osserva i comandamenti di Dio, e chi non osserva i comandamenti non può neppure dire di amare il Signore.
    BEATO L’UOMO CHE È CAPACE DI AMARE UGUALMENTE OGNI UOMO. CHI AMA DIO, AMA TOTALMENTE ANCHE IL PROSSIMO, E CHI HA UNA TALE DISPOSIZIONE NON SI AFFANNA AD ACCUMULARE DENARO, TUTTO PER SÉ, MA PENSA ANCHE A COLORO CHE NE HANNO BISOGNO.
    AD IMITAZIONE DI DIO FA ELEMOSINE AL BUONO E AL CATTIVO, AL GIUSTO E ALL’INGIUSTO. DAVANTI ALLE NECESSITÀ DEGLI ALTRI NON CONOSCE DISCRIMINAZIONE, MA DISTRIBUISCE UGUALMENTE A TUTTI SECONDO IL BISOGNO. NÉ TUTTAVIA SI PUÒ DIRE CHE COMPIE INGIUSTIZIA SE A PREMIO DEL BENE ANTEPONE AL MALVAGIO COLUI CHE SI DISTINGUE PER VIRTÙ E OPEROSITÀ.
    L’AMORE CARITATEVOLE NON SI MANIFESTA SOLO NELL’ELARGIZIONE DI DENARO, MA ANCHE, E MOLTO DI PIÙ, NELL’INSEGNAMENTO DELLA DIVINA DOTTRINA E NEL COMPIMENTO DELLE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE.
    COLUI CHE, SORDO AI RICHIAMI DELLA VANITÀ, SI DEDICA CON PUREZZA DI INTENZIONE AL SERVIZIO DEL PROSSIMO, SI LIBERA DA OGNI PASSIONE E DA OGNI VIZIO E DIVENTA PARTECIPE DELL’AMORE E DELLA SCIENZA DIVINA.
    CHI POSSIEDE DENTRO DI SÉ L’AMORE DIVINO, NON SI STANCA E NON VIENE MAI MENO NEL SEGUIRE IL SIGNORE DIO SUO, MA SOPPORTA CON ANIMO FORTE OGNI SACRIFICIO E INGIURIA E OFFESA, NON AUGURANDO affatto il male a nessuno. NON DITE, ESCLAMA IL PROFETA GEREMIA, SIAMO TEMPIO DI DIO (CFR. GER 7, 4). E NEPPURE DIRETE: LA SEMPLICE E SOLA FEDE NEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO MI PUÒ PROCURARE LA SALVEZZA. QUESTO INFATTI NON PUÒ AVVENIRE SE NON TI SARAI PROCURATO ANCHE L’AMORE VERSO DI LUI PER MEZZO DELLE OPERE. PER QUANTO CONCERNE INFATTI LA SOLA FEDE: «ANCHE I DEMONI CREDONO E TREMANO!» (GC 2, 19).
    OPERA DI CARITÀ È IL FARE CORDIALMENTE UN FAVORE, L’ESSERE LONGANIME E PAZIENTE VERSO IL PROSSIMO; E COSÌ PURE USARE RETTAMENTE E ORDINATAMENTE LE COSE CREATE.

  48. COME SACRIFICIO GRADEVOLE E ACCETTO
    DALLA «LETTERA DELLA CHIESA DI SMIRNE
    SUL MARTIRIO DI SAN POLICARPO»

    Quando il rogo fu pronto, Policarpo si spogliò di tutte le vesti… Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse: «Lasciatemi così: PERCHÉ COLUI CHE MI DÀ LA GRAZIA DI SOPPORTARE IL FUOCO MI CONCEDERÀ ANCHE DI RIMANERE IMMOBILE SUL ROGO SENZA LA VOSTRA PRECAUZIONE DEI CHIODI». Quelli allora non lo confissero con i chiodi, ma lo legarono.
    Egli dunque, con le mani dietro la schiena e legato, come un bell’ariete scelto da un gregge numeroso, quale vittima accetta a Dio preparata per il sacrificio, levando gli occhi al cielo disse: «SIGNORE, DIO ONNIPOTENTE, PADRE DEL TUO DILETTO E BENEDETTO FIGLIO GESÙ CRISTO, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto; IO TI BENEDICO PERCHÉ MI HAI STIMATO DEGNO IN QUESTO GIORNO E IN QUEST’ORA DI PARTECIPARE, CON TUTTI I MARTIRI, AL CALICE DEL TUO CRISTO, PER LA RISURREZIONE DELL’ANIMA E DEL CORPO NELLA VITA ETERNA…POSSA IO OGGI ESSERE ACCOLTO CON ESSI AL TUO COSPETTO QUALE SACRIFICIO RICCO E GRADITO, COSÌ COME TU, DIO SENZA INGANNO E VERACE, LO HAI PREPARATO E ME L’HAI FATTO VEDERE IN ANTICIPO E ORA L’HAI ADEMPIUTO. Per questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti glorifico insieme con l’eterno e celeste sacerdote Gesù Cristo, tuo diletto Figlio, per mezzo del quale a te e allo Spirito Santo sia gloria ora e nei secoli futuri. Amen». Dopo che ebbe pronunciato l’Amen e finito di pregare, gli addetti al rogo accesero il fuoco. LEVATASI UNA GRANDE FIAMMATA, NOI, A CUI FU DATO DI SCORGERLO PERFETTAMENTE, VEDEMMO ALLORA UN MIRACOLO E SIAMO STATI CONSERVATI IN VITA PER ANNUNZIARE AGLI ALTRI LE COSE CHE ACCADDERO. Il fuoco si dispose a forma di arco a volta come la vela di una nave gonfiata dal vento e avvolse il corpo del martire come una parete… Il corpo stava al centro di essa, ma non sembrava carne che bruciasse, bensì pane cotto oppure oro e argento reso incandescente. E NOI SENTIMMO TANTA SOAVITÀ DI PROFUMO, COME DI INCENSO O DI QUALCHE ALTRO AROMA PREZIOSO.

  49. S. VINCENZO DE PAOLI

    “Sorridi quando porti da mangiare al povero,
    perché egli ti perdoni IL PRIVILEGIO che hai di aiutarlo”.

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