Cari amici,

MENTRE RICORDO APPUNTAMENTO  CON LA “VERGINE DEL SILENZIO”  DI SABATO 18  H. 19.30              SUL TEMA “Quali sono le più belle preghiere a Maria?”…     

OGGI 16 MAGGIO  giorno della festa di S. Luigi Orione mi è caro condividere con voi alcuni pensieri ed esperienze di vita che mi hanno aiutato nella vita a conoscere e amare D. Orione… 

“Ho incontrato Don Orione…”   Una esperienza sofferta… alla ricerca  del VOLTO DI DON ORIONE

  • Un profondo disagio interiore… risolto inginocchiandomi davanti alla sua tomba di fronte a quella scritta sullo stemma della congregazione “INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO”
  • 26 Ottobre 1980: Giovanni Paolo II omelia della Beatificazione Ebbe la tempra e il cuore dell’Apostolo Paolo”
  • ALLA RICERCA DI CONSONANZE PROFONDE
  1. Umili origini contadine…quel suo spigolare, la povertà dignitosa e l’educazione della mamma “  Mia madre mise a me, che ero il quarto figlio, i vestiti del mio primo fratello, che ha tredici anni di più, e la povera donna, quei vestiti, li aveva fatti passare a tre altri, prima di me; ma ci ha lasciato un po’ di denaro, che, in parte, andò per i primi orfanelli della Divina Provvidenza, e ci ha cresciuti bene, all’onore del mondo, come si dice: tutti gli stracci li sapeva combinare e ci cavava dei vestitini, e la famiglia trionfava nella povertà onesta e discreta.     (…)Quella povera vecchia contadina di mia madre si alzava alle tre di notte e via a lavorare, e pareva sempre un fuso che andasse, e sempre faceva e s’industriava: faceva da donna e, con i suoi figli, sapeva fare anche da uomo, perché nostro padre era lontano, a lavorare sul Monferrato: batteva il falcetto per fare l’erba, e lo affilava essa, senza portarlo all’arrotino; faceva la tela con canapa filata da essa; e i miei fratelli si divisero tante lenzuola, tanta bella biancheria, povera mia madre! Teneva da conto fin i coltelli rotti…. Non correva a comperare, se proprio non poteva farne a meno; e, quando è morta, le abbiamo ancora messo il suo vestito da sposa, dopo cinquantun anni che si era sposata: se l’era fatto tingere in nero, e faceva ancora la sua bella figura, ed era ancora il suo vestito più bello!
  2.  QUESTO  AMORE ALL’ESSENZIALITÀ E NIENTE FRONZOLI ... CARO D. CREMASCHI…Hai ragione di richiedere tre aule, perché sono tre classi distinte; ma le tre aule già la Divina Provvidenza ve le ha date, cari miei figli.     Solo succede che i vostri occhi sono velati dal velo onde è un po’ velato lo spirito che anticipatamente risplendeva in noi: avete le aule e non le vedete e non le trovate.  Ma sai, mio carissimo don Cremaschi, che è questa una grande pena per don Orione?     Dietro la cappella, quante aule ci sono? Tre! Ecco le tre aule. Mi dirai: “Ma è la sacrestia”!. Rispondo: almeno fino a che non farete le aule, se ne faccia a meno della sacrestia, e i sacerdoti si vestano in presbiterio. E forse supremamente necessaria la sacrestia? Ah! come si vede che non siete stati in paesi di missione! E il cenacolo, aveva la sacrestia? Se era come è attualmente, no! Del resto, e perché la mattina il sacerdote non potrà vestirsi anche in un’aula scolastica? Ah Cremaschi, Cremaschi!, caro mio buon don Cremaschi, torniamo poveri, torniamo ai primi tempi! Formiamo i novizi che vivano di buono spirito, di povertà, di sacrificio.     Che m’importano le sacrestie e le cerimonie, quando mancasse lo spirito, che deve essere proprio dei Figli della Divina Provvidenza? Non sempre si può avere tutto: sappiamo un po’ comprendere i tempi e i momenti della Congregazione     Avessimo tanto posto in paradiso, caro don Cremaschi! Io, caro don Cremaschi, trovo da far scuola da per tutto – è una grazia di Dio – e voi non ne trovate! E che male c’è, dato il nostro bisogno e i momenti che attraversiamo, che male c’è a far scuola in una cappella?  (lettera del 5 – X – 1939) 
  3. CENTRALITÀ DI CRISTO NELLA STORIA DELLA SALVEZZA  L’opera della Divina Provvidenza, nei secoli avanti la nascita di Nostro Signor Gesù Cristo, era coordinata a disporre l’umanità a ricevere Gesù Cristo Redentore; e, dopo la venuta di Nostro Signore nel corso dei secoli nei quali la Santa Chiesa milita sulla terra, l’opera della Divina Provvidenza consiste nell’instaurare omnia in Christo: illuminare cioè e santificare le anime nella conoscenza e nella carità di Dio, e instaurare successivamente tutte le istituzioni e tutte le cose, anche appartenenti alla società esterna degli uomini, in Nostro Signore Gesù Cristo Crocifisso, facendole entrare nello spirito e nella vita del Cattolicesimo, , perché appunto di tutte le umane creature e le umane istituzioni si faccia un solo ovile, sotto la guida di un solo Pastore: « ut fiat unum ovile et unus Pastore ».
  4. ASCOLTATO NELLA PAROLA DI DIO E di che cosa vi scriverò oggi? Sentite: oggi ho riletta la lettera dell’Apostolo San Paolo agli Ebrei, lettera che ben può chiamarsi la lettera della Fede, poiché l’Apostolo vi fa un mirabile elogio della Fede. E perché, oggi, ho voluto rileggere la lettera di San Paolo che tratta della Fede? Perché, se ieri era l’anniversario della mia nascita, oggi, festa di S. Giovanni Battista, è il giorno benedetto del mio battesimo, onde mi fu dato il nome di Giovanni. Col santo battesimo ebbi la vera rigenerazione, operatasi in me da Cristo, per divina misericordia, ed ho ricevuto il dono inestimabile della Fede. 
  5. ADORATO NEL SILENZIO DELL’EUCARESTIA – Apro un libro di pensieri serafici, ammassati dai Santi nei loro intimi colloqui con Dio; pagine preziose, dalle quali già trassi lumi e grazie in copia; ma il libro mi si chiude tra le mani, né so più leggere fino a che non abbia gettato tutto il mio povero cuore nel Tuo: Signore Gesù, Ti amo, Ti amo e Ti amo ! Non sciolgo inni di lode, né prego quasi, penso; penso a Te, che mi sei così vicino: al Tuo cuore che non mi sarà mai straniero né freddo: al Tuo amore, che è sempre uguale a se stesso ! Oggi ero molto afflitto, o mio Dio, e mi pareva proprio di non potere più tirare avanti, – adesso invece i dolori non mi turbano più, e sono contento di patire. O Signore, amore soavissimo e vita mia, fa che da ogni ferita di spina, che mi trafigge l’anima, esca la gran voce del mio amore: Ti amo, o Gesù mio, Ti amo e Ti amo !… A Te, che vegli, apro il mio cuore, con Te esamino le occupazioni della giornata: a Te espongo pensieri ed affetti; ascolto la voce Tua, studio il Tuo volere, mentre Ti guardo e Ti amo, Ti amo e Ti amo ! E anche Tu mi ami; oh se mi ami ! Dimmi una parola, o Signore, che mi additi il sentiero nel quale Tu vuoi che io cammini; illuminami, o Signore, con un raggio di Tua luce divina, che le tenebre si addensano  intorno a me: ed io Ti risponderò che Ti amo, Ti amo e Ti amo ! 
  6.  SERVITO NEI POVERI.   Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti e abbandonati. Tante volte ho sentito Gesù Cristo vicino a me, tante volte l’ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici.  
  7. B) “TOGLIERE L’ABISSO…” AMORE ALLA CHIESA E AL PAPA stile di vita come linguaggio, iniziative popolari, pellegrinaggi, ortodossia e attenzione alle persone in difficoltà, Ma, a meglio riuscire a salvare anime, bisogna pur saper adottare certi metodi, e non fossilizzarci nelle forme, se le forme non piacciono più, se diventano, o sono diventate, antiquate e fuori uso…Anche quelle forme, quelle usanze, che a noi possano sembrare un po’ laiche, rispettiamole, e adottiamole, occorrendo, senza scrupoli, senza piccolezze di testa; salvare la sostanza bisogna! Questo è il tutto. I tempi corrono velocemente e sono alquanto cambiati, e noi, in tutto che non tocca la dottrina, la vita cristiana e della Chiesa, dobbiamo andare e camminare alla testa dei tempi e dei popoli, e non alla coda, e non farci trascinare . Per poter tirare e portare i popoli e la gioventù alla Chiesa e a Cristo bisogna camminare alla testa. Allora toglieremo l’abisso che si va facendo tra il popolo e Dio, tra il popolo e la Chiesa.
  8.  C) PADRE E MADRE DEI POVERI – A COMINCIARE DA QUELLI DI CASA : 25.MO DI SACERDOZIO… E allora il chierico Don Camillo Secco ora è suddiacono -che fa da infermiere, e che è forte assai, alzò il caro malato diritto sul letto, e abbiamo cambiato tutto, e il letto e il malato, e così mentre gli altri pranzavano, con dell’acqua tiepida io lo lavavo e pulivo, facendo, col nostro caro Viano, quegli uffici umili sì, ma santi, che una madre fa con i suoi bambini.  Ho guardato in quel momento il chierico Camillo, ed ho visto che piangeva. Ci eravamo chiusi in infermeria, perchè nessuno entrasse, e fuori picchiavano con insistenza che andassi giù a pranzo; ma io pensavo che meglio assai era compiere, con amore di Dio e umiltà, quell’opera santa, e veramente di Dio; e dicevo tra me: -Oh molto meglio questo che tutte le prediche che ho fatto! Ora vedo che veramente Gesù mi ama, se mi dà modo di purificare la mia vita e di santificare cosi questo XXV anniversario di mio Sacerdozio. E sentivo che mai avevo più sublimemente né più santamente servito a Dio nel mio prossimo, come in quel momento, ben più grande che tutte le opere fatte nei 25 anni di ministero sacerdotale. E Deo gratias! E Deo gratias!   Vedi? Così noi ci amiamo! 
  9. REGALUCCI DALL’AMERICA PER I POVERELLI Se piacerà a Dio, spero di rivedervi presto: la mia prima visita sarà per voi, e vi racconterò tante cose belle; sarò tutto per voi, cari i miei poveri, buone vecchierelle, cari malati, cari i miei vecchi, cari miei orfanelli! – Verrò e vi porterò i regalucci dell’America; parte ve li mandano i poveri di qui, i nostro fratelli di qui.
·      IN ASCOLTO DI UN GIOVANE INQUIETO 

E’ noto l’incontro del giovane Ignazio Silone con Don Orione narrato dallo stesso protagonista. (cfr.Incontro con uno strano prete in “Uscita di sicurezza”, Vallecchi, Firenze,p. 25-42)

” Benché Don Orione fosse allora già inoltrato nella quarantina ed io un ragazzo di sedici anni, a un certo momento mi avvidi di un fatto straordinario: era scomparsa fra noi ogni differenza di età Sentivo un piacere infinito a udirlo parlare; provavo una pace e una serenità nuove” Don Orione lo invita a riposare: “Non sei stanco? Non vuoi cercare di dormire? “Vorrei che questo viaggio non finisse mai”, risponde il giovane conquistato ormai dalla sua “pacata tenerezza dello sguardo” “Ricordati di questo” mi disse a un certo momento, “Dio non è solo in chiesa. Nell’avvenire non ti mancheranno momenti di disperazione. Anche se ti crederai solo e abbandonato, non lo sarai. Non dimenticarlo”

·      UNA LETTERA DI 12 PAGINE  Arrivati  a Genova Don Orione chiede al giovane di aiutarlo a imbucare ben trecento cartoline di auguri natalizi per i suoi ex-alunni:”Sono tutti figli di operai e per alcuni di essi sarà  forse l’unica cartolina di Natale” Il ragazzo corre a imbucare le cartoline ma …ne conserva una per sé “In questo modo”, mi scusai, “anch’io avrò i suoi auguri di Natale” Giungono finalmente a  S. Remo. Quando  Don Orione sta per ripartire, manda a cercare il giovane per salutarlo “Ma io mi nascosi. Non volli ch’egli  mi vedesse piangere..“Pochi giorni dopo, la mattina di Natale, ricevetti la prima  lettera di Don Orione, una lunga, affettuosa , straordinaria lettera di dodici pagine”

  • CUORE SENZA CONFINI SOSTENUTO DALL’AMORE DI CRISTO  Le mie regole voi non le conoscete, ma voi conoscete la mia vita e il fine per cui lavoro: niente per me, tutto per Dio e per la santa Chiesa romana, e qualunque sacrificio per farmi santo e salvare e consolare le anime dei miei fratelli.  Un cuore senza confini perché dilatato dalla carità del mio Dio Gesù crocifisso: Io sono niente: tutto è Gesù e la volontà dei superiori.  Se vi sentite di seguire Gesù e di farvi santo, abbracciate la vostra madre, ditele che vi benedica, andate a (vedere) pregare sulla tomba di vostro padre, e partite. Gesù sarà con voi…           Scr. 102,32

 L’INNO DELLA CARITA’IL PIU’ BELL’INNO CHE SI POSSA CANTARE SULLA TERRA                                    Buenos Aires, marzo 1936. Don Orione ai suoi Benefattori e Amici d’Italia. Sostenuto dall’aiuto di Dio, dalla benedizione del Papa e dei Vescovi e dal vostro valido appoggio, io lavoro in umiltà ai piedi della Santa Chiesa a dilatare le tende della carità di Cristo, a salvezza dei figli del popolo e di emigrati italiani, ed a conforto degli infelici più abbandonati.   A Rosario di Santa Fè ho aperto ora scuole gratuite per più di cinquecento poveri fanciulli, la più parte figli di italiani. Ultimamente poi sono andato al Cile, a volo di più di cinquemila metri sulle Ande, ed anche Santiago del Cile avrà domani il suo Cottolengo.               « Charitas Christi urget nos ». Noi siamo dei servi inutili; ma è la carità, è l’amore di Cristo e dei fratelli che ci anima, che ci spinge e ci incalza.

  • AMICO DELLE FAMIGLIE E…SACERDOTE SEMPRE: Si intromette delicatamente nelle famiglie per portare la pace perché…“La pace vale più di tutto!” In una famiglia di benefattori erano sorti dei problemi. Don Orione, malato e sofferente (come si può vedere dalla data della lettera gli restano pochi giorni di vita…), dimentica i suoi guai e si fa mediatore di pace. Con grande delicatezza e forza.  PERCHÉ LA PACE VALE PIÙ DI TUTTO… TORTONA, 16 GENNAIO 1940
  • Per poter aiutare a ristabilire la pace , prega e fa pregare

In questi giorni sto pregando perché la pace, che è il dono di Cristo, sia fonte di bene per le Signorie Vostre e per le distinte Vostre Famiglie. A tale scopo,  mercoledì ho ordinato ai miei ricoverati una giornata di preghiere davanti a Gesù Sacramentato esposto.

Ma poi prende il coraggio a due mani e scrive

E oggi mi fo ardito di scrivere la presente perché, vorrei, col divino aiuto, impedire lo scandalo che sta per succedere…            E voglio scrivere con santa libertà di Sacerdote e, se lo permettete, da amico…e quale amico sincero, Vi prego e scongiuro, nel nome santo di Dio, di voler fare tra Voi la pace Aspettare che venga la morte? Non è proprio il caso…

Più in là essa diventerà sempre più impossibile! Voi sapete che le vertenze tra parenti più invecchiano, più indurano i cuori.      Aspettare che venga la morte? – Ma la morte sarebbe il momento più terribile, senza la pace! Bisogna  farla e subito, – se no, non ci sarà più tempo!

  • Come avere la forza? Pensando ai genitori defunti e ai figli…

Le Signorie Vostre facciano da parte Loro ogni sacrificio nel sacro ricordo di Vostra Madre, di Vostro Padre, e tutto riuscirà. Sarà un buon esempio che lascerete ai vostri Figli! Capisco che, per addivenire alla sospirata pace, si dovrà vincere un bel po’ di amor proprio: Per la pace, per la concordia, si passi sopra ad ogni interesse: ogni sacrificio è poco per la pace; con la buona volontà si fa tutto: la pace vale più di tutto!  Con finissima delicatezza chiede scusa se…  Vi chiedo scusa se mai mi fosse sfuggita qualche parola che potesse farVi dispiacere, non era certo nella mia intenzione. Da anni Voi conoscete Don Orione, sapete la stima, l’affetto mio per Voi: guardate al fine per cui ho scritto, guardate allo spirito e non alla parola. Don L. Orione

LA PRESENZA MATERNA DI MARIA  … SINTESI DI UNA VITA 

Or dunque, discendi e vieni a noi: corri, o Madre,  perché il tempo è breve. Vieni, e infondici una profonda vena di vita interiore e di spiritualità. Fa che arda il nostro cuore dell’amore di Cristo e di Te:. Vivere, palpitare morire ai piedi della Croce o in Croce con Cristo! Ai tuoi piccoli figli, ai Figli della Divina Provvidenza, dona, Beatissima Madre, amore amore; quell’amore che non è terra, che è fuoco di carità e follia della Croce.    Amore e venerazione al    « dolce Cristo in terra »,  amore e divozione ai Vescovi  e alla S. Chiesa; amore alla Patria, sì come Dio lo vuole; amore purissimo  ai fanciulli, orfani e derelitti; amore al prossimo, particolarmente ai fratelli più poveri e doloranti; amore ai reietti a quelli che sono ritenuti quali rottami, rifiuti della società; amore ai lavoratori più umili, agli infermi, agli inabili, agli abbandonati, ai più infelici, ai dimenticati; amore e compatimento per tutti: ai più lontani, ai più colpevoli,  ai più avversi, a tutti; e amore infinito a Cristo.    Dacci, Maria, un animo grande, un cuore grande e magnanimo, che arrivi a tutti i dolori e a tutte le lagrime. Fa che siamo veramente quali ci vuoi: i padri dei poveri! Che tutta la nostra vita sia sacra a dare Cristo al popolo e il popolo alla Chiesa di Cristo; arda essa e splenda di Cristo; e in Cristo si consumi, in una luminosa evangelizzazione dei  poveri; la nostra vita e la nostra morte siano un cantico dolcissimo di carità, e un olocausto al Signore.  E POI… E POI IL SANTO PARADISO! – VICINI A TE, MARIA: SEMPRE CON GESÙ, SEMPRE CON TE, SEDUTI AI TUOI PIEDI, O MADRE NOSTRA. IN PARADISO, IN PARADISO!

 CHE NE PENSI?  PARLIAMONE TRA NOI…

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Info e prenotazioni

donalesiani@gmail.com  www.sanbiagiofano.it

 

7 comments

  1. SAN MASSIMO DI TORINO, VESCOVO
    CRISTO È LUCE

    La risurrezione di Cristo apre l’inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L’inferno, ormai spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.
    ANCHE IL LADRONE ENTRA IN PARADISO, MENTRE I CORPI DEI SANTI FANNO IL LORO INGRESSO NELLA SANTA CITTÀ. I MORTI RITORNANO TRA I VIVI; TUTTI GLI ELEMENTI, IN VIRTÙ DELLA RISURREZIONE DI CRISTO, SI ELEVANO A MAGGIORE DIGNITÀ.
    L’inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. IL CIELO PRESENTA AL SIGNORE TUTTI QUELLI CHE OSPITA. IN VIRTÙ DELL’UNICA ED IDENTICA PASSIONE DEL SIGNORE L’ANIMA RISALE DAGLI ABISSI, VIENE LIBERATA DALLA TERRA E COLLOCATA NEI CIELI.
    LA RISURREZIONE DI CRISTO INFATTI È VITA PER I DEFUNTI, PERDONO PER I PECCATORI, GLORIA PER I SANTI. Davide invita, perciò, ogni creatura a rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore.
    LA LUCE DI CRISTO È GIORNO SENZA NOTTE, GIORNO CHE NON CONOSCE TRAMONTO. CHE POI QUESTO GIORNO SIA CRISTO, LO DICE L’APOSTOLO: «LA NOTTE È AVANZATA, IL GIORNO È VICINO» (RM 13, 12). DICE: «AVANZATA»; NON DICE CHE DEBBA ANCORA VENIRE, PER FARTI COMPRENDERE CHE QUANDO CRISTO TI ILLUMINA CON LA SUA LUCE, DEVI ALLONTANARE DA TE LE TENEBRE DEL DIAVOLO, TRONCARE L’OSCURA CATENA DEL PECCATO, DISSIPARE CON QUESTA LUCE LE CALIGINI DI UN TEMPO E SOFFOCARE IN TE GLI STIMOLI DELITTUOSI.
    Questo giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza principio, fa splendere il sole della sua divinità.
    Dirò anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non viene meno» (Sir 24, 6 volg.). Come dunque al giorno del cielo non segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da caligine alcuna. Ben a ragione l’evangelista Giovanni dice: La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno sopraffatta (cfr. Gv 1, 5).
    PERTANTO, FRATELLI, TUTTI DOBBIAMO RALLEGRARCI IN QUESTO SANTO GIORNO. NESSUNO DEVE SOTTRARSI ALLA LETIZIA COMUNE A MOTIVO DEI PECCATI CHE ANCORA GRAVANO SULLA SUA COSCIENZA. NESSUNO SIA TRATTENUTO DAL PARTECIPARE ALLE PREGHIERE COMUNI A CAUSA DEI GRAVI PECCATI CHE ANCORA LO OPPRIMONO. SEBBENE PECCATORE, IN QUESTO GIORNO NESSUNO DEVE DISPERARE DEL PERDONO. ABBIAMO INFATTI UNA PROVA NON PICCOLA: SE IL LADRO HA OTTENUTO IL PARADISO, PERCHÉ NON DOVREBBE OTTENERE PERDONO IL CRISTIANO?

  2. I santi sanno parlare di Dio perché lo vivono. San Luigi Orione ha vissuto Dio, ha visto il Suo Volto nel bisogno dell’altro indipendentemente da chi fosse. Questa è la Carithas cioè Dio e ne puoi parlare così come lui faceva proprio perché la possedeva o per meglio dire la Carithas possedeva lui, abitava il suo cuore. Solo se lo conosci lo puoi riconoscere e non si tratta di conoscenza intellettuale ma intima, per questo don Orione lo sapeva riconoscere, aveva un rapporto intimo con Dio. Non sono una fanatica di san Luigi, sono affascinata dal suo carisma. Per tanti anni l’ho intravisto nei suoi figli, per tanti anni ho desiderato avere almeno una scintilla del suo fuoco per amare Dio e i fratelli come lui ha fatto. Oggi più che mai è urgente innamorarsi di Gesù e di Maria per non arrenderci all’appiattimento spirituale che stiamo vivendo. Ave Maria e avanti! Sempre!

  3. SAN CIRILLO D’ALESSANDRIA

    IL MONDO INTERO È STATO SALVATO PER LA CLEMENZA SUPERNA ESTESA A TUTTI

    IN MOLTI FORMIAMO UN SOLO CORPO E SIAMO MEMBRA GLI UNI DEGLI ALTRI, STRINGENDOCI CRISTO NELL’UNITÀ CON IL LEGAME DELLA CARITÀ, COME STA SCRITTO: «EGLI È COLUI CHE HA FATTO DI DUE UN POPOLO SOLO, ABBATTENDO IL MURO DI SEPARAZIONE CHE ERA FRAMMEZZO, ANNULLANDO LA LEGGE FATTA DI PRESCRIZIONI E DI DECRETI» (EF 2, 14). BISOGNA DUNQUE CHE TUTTI ABBIAMO GLI STESSI SENTIMENTI. SE un membro soffre, tutte le membra ne soffrano e se un membro viene onorato, tutte le membra gioiscano.
    «PERCIÒ ACCOGLIETEVI», DICE, «GLI UNI GLI ALTRI, COME CRISTO ACCOLSE VOI PER LA GLORIA DI DIO» (RM 15, 7). Ci Accoglieremo Vicendevolmente Se Cercheremo Di Aver Gli Stessi Sentimenti, Sopportando L’uno Il Peso Dell’altro E Conservando «L’UNITÀ DELLO SPIRITO NEL VINCOLO DELLA PACE» (EF 4, 3). ALLO STESSO MODO DIO HA ACCOLTO ANCHE NOI IN CRISTO. INFATTI È VERITIERO COLUI CHE DISSE: DIO HA TANTO AMATO IL MONDO DA DARE PER NOI IL FIGLIO SUO (CFR. GV 3, 16).
    CRISTO FU SACRIFICATO PER LA VITA DI TUTTI E TUTTI SIAMO STATI TRASFERITI DALLA MORTE ALLA VITA E REDENTI DALLA MORTE E DAL PECCATO.
    CRISTO SI È FATTO MINISTRO DEI CIRCONCISI PER DIMOSTRARE LA FEDELTÀ DI DIO. INFATTI DIO AVEVA PROMESSO AI PROGENITORI DEGLI EBREI CHE AVREBBE BENEDETTO LA LORO DISCENDENZA E L’AVREBBE MOLTIPLICATA COME LE STELLE DEL CIELO. PER QUESTO DIO, IL VERBO CHE CREA E CONSERVA OGNI COSA CREATA E DÀ A TUTTI LA SUA SALVEZZA DIVINA, SI FECE UOMO E APPARVE VISIBILMENTE COME TALE. VENNE IN QUESTO MONDO NELLA CARNE NON PER FARSI SERVIRE, MA PIUTTOSTO, COME DICE EGLI STESSO, PER SERVIRE E DARE LA SUA VITA A REDENZIONE DI TUTTI.
    ASSERÌ CON FORZA DI ESSERE VENUTO APPOSITAMENTE PER ADEMPIRE LE PROMESSE FATTE A ISRAELE. DISSE INFATTI: «NON SONO STATO INVIATO CHE ALLE PECORE PERDUTE DELLA CASA DI ISRAELE» (MT 15, 24). CON TUTTA VERITÀ PAOLO DICE CHE CRISTO FU MINISTRO DEI CIRCONCISI PER RATIFICARE LE PROMESSE FATTE AI PADRI. L’UNIGENITO FU SACRIFICATO DA DIO PADRE PERCHÉ I PAGANI OTTENESSERO MISERICORDIA E LO GLORIFICASSERO COME CREATORE E PASTORE DI TUTTI, SALVATORE E REDENTORE. LA CLEMENZA SUPERNA FU DUNQUE ESTESA A TUTTI ANCHE AI PAGANI E COSÌ IL MISTERO DELLA SAPIENZA IN CRISTO NON FALLÌ IL SUO SCOPO DI BONTÀ. AL POSTO DI COLORO CHE ERANO DECADUTI, FU SALVATO, PER LA MISERICORDIA DI DIO, IL MONDO INTERO!

  4. IL DESERTO – A. de Saint-Exupéry

    Mi è sempre piaciuto il deserto.
    Ci si siede su una duna di sabbia.
    Non si VEDE NULLA.
    Non si SENTE NULLA.
    E tuttavia…
    qualche cosa risplende
    …NEL SILENZIO.

  5. “CARO DON LUIGI ORIONE”,
    TI CONOSCEVO COME UN SANTO QUALSIASI.
    NEL MOMENTO IN CUI HO SCOPERTO LA TUA SPIRITULITA’,
    ME NE SONO INNAMORATA. LA POVERTA’ , PREROGATIVA
    DEL TUO TENORE DI VITA , MI HA FORTEMENTE AFFASCINATO PERCHE’
    ANCH’IO NATA IN UNA FAMIGLIA POVERA MI SENTIVO RICCA E
    FELICE DI POTERTI ASSOMIGLIARE.
    GRAZIE PER IL DONO GRANDE FATTO ALLA CHIESA E ALLA GONGREGAZIONE.
    BENEDICI I TUOI FIGLI, INTERCEDI PER COLORO CHE SEGUONO IL TUO GRANDE STILE DI VITA
    E NE IMITANO LE VIRTU’. BENEDICI DI CUORE ANCHE ME. AUGURI CARO DON ORIONE e a tutta la tua famiglia.

  6. SANT’ AGOSTINO…. IL COMANDAMENTO NUOVO
    Il Signore Gesù afferma che dà un nuovo comandamento ai suoi discepoli, cioè che si amino reciprocamente: «VI DO UN COMANDAMENTO NUOVO: CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI» (Gv 13, 34).
    Ma questo comandamento non esisteva già nell’antica legge del Signore, che prescrive: «Amerai il tuo prossimo come te stesso»? (Lv 19, 18). Perché allora il Signore dice nuovo un comandamento che sembra essere tanto antico? È forse un comandamento nuovo perché ci spoglia dell’uomo vecchio per rivestirci del nuovo? Certo. Rende nuovo chi gli dà ascolto o meglio chi gli si mostra obbediente. MA L’AMORE CHE RIGENERA NON È QUELLO PURAMENTE UMANO. È QUELLO CHE IL SIGNORE CONTRADDISTINGUE E QUALIFICA CON LE PAROLE: «COME IO VI HO AMATI» (Gv 13, 34).
    Questo è l’amore che ci rinnova, perché diventiamo uomini nuovi, eredi della nuova alleanza, cantori di un nuovo cantico. Quest’amore, fratelli carissimi, ha rinnovato gli antichi giusti, i patriarchi e i profeti, come in seguito ha rinnovato gli apostoli. Quest’amore ora rinnova anche tutti i popoli, e di tutto il genere umano, sparso sulla terra, forma un popolo nuovo, corpo della nuova Sposa dell’unigenito Figlio di Dio, della quale si parla nel Cantico dei cantici: Chi è colei che si alza splendente di candore? (cfr. Ct 8, 5). Certo splendente di candore perché è rinnovata. Da chi se non dal nuovo comandamento?
    PER QUESTO I MEMBRI SONO SOLLECITI A VICENDA; E SE UN MEMBRO SOFFRE, CON LUI TUTTI SOFFRONO, E SE UNO È ONORATO, TUTTI GIOISCONO CON LUI (cfr. 1 Cor 12, 25-26). Ascoltano e mettono in pratica quanto insegna il Signore: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13, 34), MA NON COME SI AMANO COLORO CHE SEDUCONO, NÉ COME SI AMANO GLI UOMINI PER IL SOLO FATTO CHE SONO UOMINI. MA COME SI AMANO COLORO CHE SONO DÈI E FIGLI DELL’ALTISSIMO, PER ESSERE FRATELLI DELL’UNICO FIGLIO SUO. AMANDOSI A VICENDA DI QUELL’AMORE CON IL QUALE EGLI STESSO HA AMATO GLI UOMINI, SUOI FRATELLI, PER POTERLI GUIDARE LÀ DOVE IL DESIDERIO SARÀ SAZIATO DI BENI (CFR. SAL 102, 5).
    IL DESIDERIO SARÀ PIENAMENTE APPAGATO, QUANDO DIO SARÀ TUTTO IN TUTTI (cfr. 1 Cor 15, 28).
    Questo è l’amore che ci dona colui che ha raccomandato: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34). A questo fine quindi ci ha amati, perché anche noi ci amiamo a vicenda. CI AMAVA E PERCIÒ HA VOLUTO CI TROVASSIMO LEGATI DI RECIPROCO AMORE, PERCHÉ FOSSIMO IL CORPO DEL SUPREMO CAPO E MEMBRA STRETTE DA UN COSÌ DOLCE VINCOLO.

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