• Cari amici, oggi festa della Vergine del  Carmelo, vengo a ricordarvi che fra 10 giorni precisi VENERDÌ 26 LUGLIO  iniziamo le  SERATE BIBLICO-MUSICALI  A VILLA S. BIAGIO.  Vale la pena staccare la spina per goderci 90 minuti di PACE E BELLEZZA… Vi pregherei di invitare caldamente i vostri ragazzi… Con l’aiuto di Papa Francesco parliamo dei loro doni e e dei loro problemi… sarebbe bello ascoltarli e parlarne INSIEME: sono il sole o la…tempesta del mondo (D. Orione)  Vi Aspettiamo… DV

    E – STATE  A  VILLA S. BIAGIO 

    L U G L I O …    A G O S T O  2019                 PER UN RIPOSO INTEGRALE… VILLA S. BIAGIO È L’IDEALE!

    PER LE SUE 4B: BED & BREAKFAST BEACH & BIBLE   E LE SERATE BIBLICOMUSICALI    SUL TEMA:

  • I NOSTRI GIOVANI SOLE O…  TEMPESTA?
    • QUANDO? MARTEDI – VENERDÌ H. 21-22.30  
    • 26. 30 LUGLIO  – 2. 6. 9. 13. 14 AGOSTO
    • PROGRAMMA:
    • CHRISTUS VIVIT”  ESORTAZIONE APOSTOLICA DI PAPA FRANCESCO
    • LETTERE  DI DON ORIONE AI GIOVANI
    • SANTI GIOVANI DELLA … PORTA  ACCANTO
    • UN SALMO: PREGHIERA “GIOVANE” DI …2000 ANNI !
    • MUSICHE ANTICHE E MODERNE CHE …“VOLANO ALTO”
    • SILENZIO MEDITATIVO SOTTO  LE STELLE
    • RISONANZE SPIRITUALI …
    • MOMENTO MARIANO…

     RITIRO SPIRITUALE PER TUTTI:

    IL CANTICO DEI CANTICI 

    Imparare ad AMARE per imparare a… VIVERE!

     Info e Prenotazioni : 0721.823.175  / 333.8890.862

  • donalesiani@gmail.com    www.sanbiagiofano.it

     

     

    Mail priva di virus. www.avast.com


    vengo a ricordarvi  le prossime proposte formative di VILLA S. BIAGIO PER UNA ESTATE VERAMENTE …ALTERNATIVA.

     L U G L I O  –  A G O S T O   2019

    16 -19  AGOSTO:

  • Per un riposo integrale… VILLA S. BIAGIO È L’IDEALE!  
  • PER LE SUE 4 B: BED & BREAKFAST BEACH & BIBLE  
  • E LE SERATE BIBLICOMUSICALI  
  • QUANDO?
  • 26/30  LUGLIO  – 2/6/9/13/14 AGOSTO – H. 21

    PROGRAMMA

  • TEMA GENERALE:  I NOSTRI GIOVANI: SOLE O… TEMPESTA?

    ***

    QUANDO? 

  • 26/30 LUGLIO – 2/6/9/13/14 AGOSTO: H. 21
  • PROGRAMMA DELLE SERATE BIBLICHE E MUSICALI:
    1. LETTURA E COMMENTO   “CHRISTUS  VIVIT”  DI PAPA FRANCESCO 
    2. LETTERE  DI DON ORIONE AI GIOVANI
    3. SANTI GIOVANI DELLA … “PORTA  ACCANTO”
    4. UN SALMO: PREGHIERA “GIOVANE” DI… 2000 ANNI !?
    5. MUSICHE ANTICHE E MODERNE CHE “VOLANO ALTO”…
    6.   SILENZIO MEDITATIVO SOTTO  LE STELLE  
    7. RISONANZE SPIRITUALI
    8. MOMENTO MARIANO.
  • ***
    • 16 -19 AGOSTO:                                        RITIRO PER GIOVANI E FAMIGLIE                   IL CANTICO DEI CANTICI :                   Imparare ad AMARE per imparare a VIVERE!

     Info e Prenotazioni : 0721.823.175  / 333.8890.862 donalesiani@gmail.com    www.sanbiagiofano.it

 

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1 – 6 LUGLIO 2019:   ESERCIZI   SPIRITUALI  PER TUTTI                        

  • VIAGGIO NELLA VITA… ANDATA E RITORNO”  CON IL LIBRO DI TOBIA
  • COME CUSTODIRSI GLI UNI GLI ALTRI…(Papa Francesco)
  • L U G L I O  –  A G O S T O   2019
  • PER UN RIPOSO INTEGRALE… VILLA S. BIAGIO È… L’IDEALE!  PER  LE SUE 4 B: BED & BREAKFAST  BEACH & BIBLE                                                 
  • E LE SERATE BIBLICOMUSICALI
  • QUANDO?  26. 30  LUGLIO – 2.6.9.13.14 AGOSTO – H. 21
  • CHE COSA?  TEMA…  I NOSTRI GIOVANI: SOLE O… TEMPESTA?

ESERCIZI SPIRITUALI  – ORARIO DI MASSIMA 

  • – 08.00: Celebrazione di Lodi – 09.15: Meditazione – Lectio Divina  – 11.45: Adorazione  – ora media – Pranzo – riposo    – 16.00: Meditazione – preghiera personale  – 18.30: Celebrazione di Vespro e Eucaristia   – 19.30: Cena – momento Mariano -Risonanze spirituali
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AFFERRA IL PESCE…   TOBIA C.  6 1 Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro.  Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a  passare la notte sul fiume Tigri.  2 Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi,  quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del  ragazzo, che si mise a gridare.  3 Ma l’angelo gli disse: “Afferra il pesce e non  lasciarlo fuggire”. Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. 4 Gli disse  allora l’angelo: “Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e  getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili  medicamenti”. 5 Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato;  arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo  averla salata.  6 Poi tutti e due insieme ripresero il viaggio, finché non furono vicini  alla Media. 7 Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: “Azaria, fratello,  che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?”. 8 Gli rispose: “Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona,  uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni  vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. 9 Il fiele invece serve per spalmarlo  sugli occhi di uno affetto da albugine; si soffia su quelle macchie e gli occhi  guariscono”. 10 Erano entrati nella Media e gia erano vicini a Ecbàtana, 11 quando Raffaele  disse al ragazzo:  “Fratello Tobia!”. Gli rispose: “Eccomi”.  Riprese: “Questa notte  dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia  chiamata Sara 12 e all’infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente  più stretto, hai diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità  i beni di suo padre.  E` una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è  una brava persona”. 13 E aggiunse: “Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello;  io parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la serbi come tua fidanzata.   Questa sera parleremo della fanciulla  e ne domanderemo la mano.  Al nostro ritorno da Rage la prenderemo e la  condurremo con noi a casa tua”. Allora Tobia rispose a Raffaele: “Fratello  Azaria, ho sentito dire che essa è gia stata data in moglie a sette uomini ed essi  sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho  sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. 15 Per questo ho paura:  il  demonio è geloso di lei,  a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare,  egli lo uccide. Io sono l’unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre  così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l’angoscia della mia perdita.  Non hanno un altro figlio che li possa seppellire”. Ma quello gli disse: “Hai forse  dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie  una donna del tuo casato? Ascoltami, o fratello: non preoccuparti di  questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie.  Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e  mettine un poco sulla brace degli incensi. L’odore si spanderà, il demonio lo dovrà  annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei. Poi, prima di unirti con essa,  alzatevi tutti e due a pregare. Non temere: essa ti è stata destinata fin  dall’eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che  saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero”.  Quando Tobia sentì le  parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia  di suo padre, l’amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei.

AMORIS   LAETITIA
Esortazione di Papa Francesco sull’amore nella famiglia 

  • TUTTO SCUSA … la diffamazione può essere un grande peccato, quando colpisce la buona fama degli altri procurando loro dei danni molto difficili da riparare. Gli sposi che si amano parlano bene l’uno dell’altro. L’altro non è soltanto quello che a me dà fastidio. È molto più di questo. Mi ama come è…con i suoi limiti. L’amore sa stare in silenzio davanti ai limiti della persona amata.
  • TUTTO CREDE… HA FIDUCIA. Non c’è bisogno di controllare l’altro, di seguire minuziosamente i suoi passi, per evitare che sfugga dalle nostre braccia. L’amore ha fiducia,  rinuncia a controllare tutto, a possedere, a dominare.
  • TUTTO SPERA: Indica la speranza che l’altro può

cambiare. Implica accettare che forse Dio scriva diritto sulle righe storte di quella personaQuella persona, con tutte le sue debolezze, è chiamata alla pienezza del Cielo. Là, non esisteranno più le sue fragilità, le sue oscurità né le sue patologie.

TUTTO SOPPORTA: Questo mi ricorda le parole di Luther King: «La persona che ti odia di più, ha qualcosa di buono dentro di sé…. Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte… che è capace di spezzare la catena dell’odio ».

  • AMORE MALGRADO TUTTO. Nella vita familiare c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore. L’amore non si lascia dominare dal rancore, dal desiderio di ferire o di far pagare qualcosa.    L’ideale cristiano, è amore malgrado tutto. A volte ammiro l’atteggiamento di persone che hanno dovuto separarsi dal coniuge per proteggersi dalla violenza fisica, e tuttavia, sono stati capaci di agire per il suo bene, benché attraverso altri, in momenti di malattia o di difficoltà. Anche questo è amore malgrado tutto. 
  • PER SEMPRE O … FINCHÉ DURA?  Promettere un amore che  sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti…Perché tale amore possa mantenersi fedele si richiede il dono della grazia che lo fortifichi e lo elevi.
  • MA SI PUÒ CHIEDERE QUESTO A DUE POVERI SPOSI?

Gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una missione; rendere visibile, l’amore con cui Cristo ama la Chiesa».

  • genitori si amino, ma anche che rimangano sempre uniti. L’unione matrimoniale, Si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14s) PARLIAMONE TRA NOI:
    1. Quali sono le difficoltà che temiamo di più? (fisiche – discordie spirituali?) Come le viviamo? E le ricicliamo?    fonte di Ringraziamento –umiltà –prudenza -sapienza nel consigliare?
    2. E` una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona. quali di queste doti apprezzi e ricerchi di più? In te e nell’altro/a? ­­­­­             

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22 comments

  1. S. AMBROGIO
    MIGLIORE E’ IL CORPO DEL CREATORE DELLA MANNA DEL CIELO.

    COSÌ LAVATA E RICCA DI TALE ABBIGLIAMENTO, LA SCHIERA DEI NEOFITI AVANZA VERSO GLI ALTARI DI CRISTO DICENDO: «VERRÒ ALL’ALTARE DI DIO, AL DIO DELLA MIA GIOIA, DEL MIO GIUBILO» (Sal 42, 4). Infatti, deposte le spoglie dell’antico errore, e rinnovata nella giovinezza dell’aquila (cfr. Sal 102, 5), s’affretta ad accorrere a quel banchetto celeste. Viene dunque, e vedendo il sacro altare tutto adorno, esclama: «Davanti a me tu prepari una mensa» (Sal 22, 5). Davide così fa parlare ciascuna delle nuove reclute: «IL SIGNORE È IL MIO PASTORE: NON MANCO DI NULLA; SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARE, AD ACQUE TRANQUILLE MI CONDUCE». E PIÙ AVANTI: «SE DOVESSI CAMMINARE IN UNA VALLE OSCURA, NON TEMEREI ALCUN MALE, PERCHÉ TU SEI CON ME. IL TUO BASTONE E IL TUO VINCASTRO MI DANNO SICUREZZA. DAVANTI A ME TU PREPARI UNA MENSA SOTTO GLI OCCHI DEI MIEI NEMICI; COSPARGI DI OLIO IL MIO CAPO. IL MIO CALICE TRABOCCA» (SAL 22, 1-5).
    È mirabile che Dio abbia fatto piovere la manna per i padri e che si nutrissero con un alimento quotidiano disceso dal cielo. Per cui fu detto: «L’uomo mangiò il pane degli angeli» (Sal 77, 25). Ma quelli che mangiarono quel pane «morirono tutti» nel deserto; INVECE QUESTO ALIMENTO CHE TU RICEVI, QUESTO «PANE VIVO DISCESO DAL CIELO» (GV 6, 51) SOMMINISTRA IL SOSTENTAMENTO DELLA VITA ETERNA, E CHIUNQUE NE AVRÀ MANGIATO «NON MORIRÀ IN ETERNO» (GV 11, 26) PERCHÉ È IL CORPO DI CRISTO.
    ORA FA’ ATTENZIONE SE SIA PIÙ ECCELLENTE IL PANE DEGLI ANGELI MANGIATO DAGLI EBREI NEL DESERTO O LA CARNE DI CRISTO LA QUALE È INDUBBIAMENTE UN CORPO CHE DÀ LA VITA. QUELLA MANNA VENIVA DAL CIELO, QUESTO CORPO È AL DI SOPRA DEL CIELO. QUELLA ERA DEL CIELO, QUESTO DEL SIGNORE DEI CIELI. QUELLA, SE SI CONSERVAVA PER IL GIORNO SEGUENTE, SI GUASTAVA. QUESTO È ALIENO DA OGNI CORRUZIONE. CHIUNQUE LO GUSTA CON SACRA RIVERENZA NON POTRÀ SOGGIACERE ALLA CORRUZIONE. PER GLI EBREI SCATURÌ ACQUA DALLA RUPE, PER TE SANGUE DAL CRISTO. L’ACQUA DISSETÒ LORO PER UN MOMENTO, TE, INVECE, IL SANGUE LAVA PER SEMPRE. IL GIUDEO BEVE E HA SETE, TU QUANDO AVRAI BEVUTO NON POTRAI AVER MAI PIÙ SETE. QUELL’EVENTO ERA FIGURA, QUESTO È VERITÀ.
    SE QUELLO CHE TU AMMIRI È OMBRA, QUANTO GRANDE È LA REALTÀ PRESENTE DI CUI TU AMMIRI L’OMBRA! SENTI COME È OMBRA QUELLO CHE SI VERIFICÒ PRESSO I PADRI: «BEVEVANO», DICE, «DA UNA ROCCIA CHE LI ACCOMPAGNAVA, E QUELLA ROCCIA ERA IL CRISTO. MA DELLA MAGGIOR PARTE DI LORO DIO NON SI COMPIACQUE E PERCIÒ FURONO ABBATTUTI NEL DESERTO. ORA CIÒ AVVENNE COME ESEMPIO, PER NOI» (1 COR 10, 4-6). HAI CONOSCIUTO CIÒ CHE VALE DI PIÙ: È MIGLIORE LA LUCE DELL’OMBRA, MIGLIORE LA VERITÀ DELLA FIGURA, MIGLIORE IL CORPO DEL CREATORE DELLA MANNA DEL CIELO.

  2. sant’Ambrogio, vescovo
    Catechesi Battesimale

    USCITO DAL FONTE BATTESIMALE TU SEI SALITO DAL SACERDOTE. Pensa a ciò che è avvenuto dopo. Non forse ciò che dice Davide: «È come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne»? (Sal 132, 2). In seguito HAI RICEVUTO LE VESTI BIANCHE COME SEGNO CHE TI SEI SPOGLIATO DELL’INVOLUCRO DEI PECCATI E TI SEI RIVESTITO DELLE CASTE VESTI DELL’INNOCENZA DELLE QUALI IL PROFETA DICE: «PURIFICAMI CON ISSÒPO E SARÒ MONDO; LÀVAMI E SARÒ PIÙ BIANCO DELLA NEVE» (Sal 50, 9). La Chiesa, con queste vesti che ha indossato «mediante un lavacro di rigenerazione» (Tt 3, 5) dice con le parole del Cantico: NERA SONO, MA BELLA, O FIGLIE DI GERUSALEMME (cfr. Ct 1, 5). NERA A CAGIONE DELLA FRAGILITÀ DELL’UMANA CONDIZIONE, BELLA PER LA GRAZIA. NERA PERCHÉ FORMATA DA PECCATORI, BELLA PER IL SACRAMENTO DELLA FEDE. SCORGENDO QUESTE VESTI, LE FIGLIE DI GERUSALEMME ESCLAMERANNO STUPEFATTE: CHI È COSTEI CHE SALE TUTTA VESTITA DI BIANCO? ERA NERA, COME MAI D’UN TRATTO È DIVENUTA BIANCA?
    Cristo, vedendo in vesti candide la sua Chiesa – per la quale egli, come leggi nel libro del profeta Zaccaria, aveva indossato le sue vesti immonde (cfr. Zc 3, 3) -, OSSIA VEDENDO L’ANIMA MONDA E LAVATA NEL LAVACRO DELLA RIGENERAZIONE, DICE: «COME SEI BELLA, AMICA MIA, COME SEI BELLA! GLI OCCHI TUOI SONO COLOMBE» (CT 4, 1). E NELLA FIGURA DELLA COLOMBA LO SPIRITO SANTO È DISCESO DAL CIELO.
    RICORDATI COSÌ CHE HAI RICEVUTO IL SIGILLO SPIRITUALE «SPIRITO DI SAPIENZA E DI INTELLIGENZA, SPIRITO DI CONSIGLIO E DI FORTEZZA, SPIRITO DI CONOSCENZA E DI PIETÀ, SPIRITO DI TIMORE DEL SIGNORE» (IS 11, 2), E CONSERVA QUELLO CHE HAI RICEVUTO. DIO PADRE TI HA MARCATO DI UN SEGNO, CRISTO SIGNORE TI HA CONFERMATO E, COME HAI APPRESO DALLA LETTURA DELL’APOSTOLO, HA IMPRESSO NEL TUO CUORE, COME SIGILLO, LO SPIRITO (CFR. 2 COR 1, 22).

  3. ….S. Bonaventura nella Seconda Lettura Dell’Ufficio ci fa una grande esortazione, dalla quale nessuno dovrebbe esimersi. Il cuore umano per trovare il giusto equilibrio, continua la sua lotta nella ricerca,immergendo la mente in tante possibili , ma vane e lusinghiere attività. Queste non sono affatto sufficienti a placare la sete di DIO.
    E’ qui che interviene S Bonaventura sollecitando il cuore assetato di Amore Puro, Vero, Indistruttibile. Egli dice: Per possedere tale Amore…. .” E’ NECESSARIO CHE SOSPESA L’ATTIVITA’ INTELLETTUALE, OGNI AFFETTO DEL CUORE SIA INTEGRALMENTE TRASFORMATO E TRASFERITO IN DIO….” In che modo può avvenire tutto questo nel nostro cuore impastato di umano, di tanto orgoglio, di tanta fragilità ? Ricorrere continuamente e con grande sforzo alla GRAZIA , allo SPIRITO e alla INCESSANTE PREGHIERA. La PREGHIERA ! Quanta forza e quanta pace ti regala la Preghiera!. Il Buon Ladrone ha guadagnato il Paradiso con la …PREGHIERA. SOLO LA PREGHIERA SALVA IL MONDO.

  4. … ho riflettuto molto sul verbo chiave della parabola di oggi: “GLI SI FECE VICINO” (Lc 10,34) chi? non è stato capace nè quel “sacerdote”, nè il “levita” che scendevano “per quella medesima strada”; decidono di proseguire con indifferenza il loro cammino, sapendo che la legge mosaica andava intesa in modo da non sentirsi responsabili della vita dell’altro. La domanda del Maestro contiene una scintilla di perenne rivelazione. ” Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?” Per il signore non è sufficiente un semplice atto di amore per l’altro, desidera un passo in più. Dio desidera che diventiamo capaci di avvicinarci così tanto all’altro da riconoscerci la sua immagine. Come sarebbe bello imparare, ansi desiderare, ad essere capaci di farsi prossimo l’uno dell’altro, solo così possiamo imparare nel viaggio della nostra vita un vero e proprio sacramento di compassione, a tal punto di trasformare i nostri giorni in una condivisione di salvezza, lasciandoci toccare e sensibilizzare da ogni ferita e da ogni dolore, come se fossero nostri. consapevoli che tutti siamo un solo ” corpo” amato e redento da Cristo Gesù.

  5. san Bonaventura, vescovo
    MA LA ROCCIA DEL MIO CUORE È DIO, È DIO LA MIA SORTE PER SEMPRE»

    CRISTO È LA VIA E LA PORTA. CRISTO È LA SCALA E IL VEICOLO. È IL PROPIZIATORIO COLLOCATO SOPRA L’ARCA DI DIO (cfr. Es 26, 34). È «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3, ). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l’ammirazione, l’esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall’Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l’amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23, 43).
    MA PERCHÉ QUESTO PASSAGGIO SIA PERFETTO, È NECESSARIO CHE, SOSPESA L’ATTIVITÀ INTELLETTUALE, OGNI AFFETTO DEL CUORE SIA INTEGRALMENTE TRASFORMATO E TRASFERITO IN DIO.
    È QUESTO UN FATTO MISTICO E STRAORDINARIO CHE NESSUNO CONOSCE SE NON CHI LO RICEVE. LO RICEVE SOLO CHI LO DESIDERA, NON LO DESIDERA SE NON COLUI CHE VIENE INFIAMMATO DAL FUOCO DELLO SPIRITO SANTO, CHE CRISTO HA PORTATO IN TERRA. ECCO PERCHÉ L’APOSTOLO AFFERMA CHE QUESTA MISTICA SAPIENZA È RIVELATA DALLO SPIRITO SANTO.
    SE POI VUOI SAPERE COME AVVENGA TUTTO CIÒ, INTERROGA LA GRAZIA, NON LA SCIENZA, IL DESIDERIO NON L’INTELLETTO, IL SOSPIRO DELLA PREGHIERA NON LA BRAMA DEL LEGGERE, LO SPOSO NON IL MAESTRO, DIO NON L’UOMO, LA CALIGINE NON LA CHIAREZZA, NON LA LUCE MA IL FUOCO CHE INFIAMMA TUTTO L’ESSERE E LO INABISSA IN DIO CON LA SUA SOAVISSIMA UNZIONE E CON GLI AFFETTI PIÙ ARDENTI.
    ORA QUESTO FUOCO È DIO E QUESTA FORNACE SI TROVA NELLA SANTA GERUSALEMME; ED È CRISTO CHE LI ACCENDE COL CALORE DELLA SUA ARDENTISSIMA PASSIONE. LO PUÒ PERCEPIRE SOLO COLUI CHE DICE: L’ANIMA MIA HA PREFERITO ESSERE SOSPESA IN CROCE E LE MIE OSSA HANNO PRESCELTO LA MORTE! (CFR. GB 7, 15).
    Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33, 20). MORIAMO DUNQUE ED ENTRIAMO IN QUESTA CALIGINE; FACCIAMO TACERE LE SOLLECITUDINI, LE CONCUPISCENZE E LE FANTASIE. PASSIAMO CON CRISTO CROCIFISSO, «DA QUESTO MONDO AL PADRE», PERCHÉ, DOPO AVERLO VISTO, POSSIAMO DIRE CON FILIPPO: «QUESTO CI BASTA» (GV 14, 8); ASCOLTIAMO CON PAOLO: «TI BASTA LA MIA GRAZIA» (2 COR 12, 9); RALLEGRIAMOCI CON DAVIDE, DICENDO: «VENGONO MENO LA MIA CARNE E IL MIO CUORE; MA LA ROCCIA DEL MIO CUORE È DIO, È DIO LA MIA SORTE PER SEMPRE» (SAL 72, 26). «BENEDETTO IL SIGNORE, DIO D’ISRAELE, DA SEMPRE, PER SEMPRE. TUTTO IL POPOLO DICA: AMEN» (SAL 105, 48).

  6. sant’Ambrogio, vescovo
    Catechesi

    Ogni giorno abbiamo tenuto un discorso su temi morali mentre si leggevano o le gesta dei patriarchi o gli insegnamenti dei Proverbi, perché, modellati e ammaestrati da essi, vi abituaste a entrare nelle vie degli antichi, a percorrere la loro strada e a obbedire agli oracoli divini, cosicché rinnovati dal battesimo teneste quella condotta che si addice ai battezzati.
    Ora è venuto il tempo di parlare dei misteri e di spiegare la natura dei sacramenti. Se lo avessi fatto prima del battesimo ai non iniziati, avrei piuttosto tradito che spiegato questa dottrina. C’è anche da aggiungere che la luce dei misteri riesce più penetrante se colpisce di sorpresa anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche sommaria trattazione previa.
    Aprite dunque gli orecchi e gustate le armonie della vita eterna infuse in voi dal dono dei sacramenti. Ve lo abbiamo significato, quando celebrando il mistero dell’apertura degli orecchi vi dicevamo: «Effatà, cioè: Apriti!» (Mc 7, 34), perché ciascuno di voi, che stava per accostarsi alla grazia, capisse su che cosa sarebbe stato interrogato e si ricordasse che cosa dovesse rispondere. Cristo, nel vangelo, come leggiamo, ha celebrato questo mistero quando ha curato il sordomuto.
    Successivamente ti è stato spalancato il Santo dei Santi, sei entrato nel sacrario della rigenerazione. Ricorda ciò che ti è stato domandato, rifletti su ciò che hai risposto. Hai rinunziato al diavolo e alle sue opere, al mondo, alla sua dissolutezza e ai suoi piaceri. La tua parola è custodita non in una tomba di morti, bensì nel libro dei viventi. Presso il fonte tu hai visto il levita, hai visto il sacerdote, hai visto il sommo sacerdote. Non badare all’esterno della persona, ma al carisma del ministero sacro. È alla presenza di angeli che tu hai parlato, com’è scritto: Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è l’angelo del Signore degli eserciti (cfr. Ml 2, 7). Non si può sbagliare, non si può negare. È un angelo colui che annunzia il regno di Cristo, colui che annunzia la vita eterna. Devi giudicarlo non dall’apparenza, ma dalla funzione. Rifletti a ciò che ti ha dato, pondera l’importanza del suo compito, riconosci che cosa egli fa.
    Entrato dunque per vedere il tuo avversario, al quale si suppone che tu abbia rinunziato con la bocca, ti volgi verso l’oriente: perché chi rinunzia al diavolo si rivolge verso Cristo, lo guarda diritto in faccia.

  7. san Clemente I, papa
    BEATI NOI SE PRATICHEREMO I COMANDAMENTI
    DEL SIGNORE NELLA CONCORDIA DELLA CARITÀ

    VEDETE, O CARISSIMI, QUANTO È GRANDE E MERAVIGLIOSA LA CARITÀ, E COME NON SI POSSA ESPRIMERE ADEGUATAMENTE LA SUA PERFEZIONE. CHI È MERITEVOLE DI TROVARSI IN ESSA, SE NON COLORO CHE DIO HA VOLUTO RENDERE DEGNI? PREGHIAMO DUNQUE E CHIEDIAMO ALLA SUA MISERICORDIA DI ESSERE TROVATI NELLA CARITÀ, LIBERI DA OGNI SPIRITO DI PARTE, IRREPRENSIBILI.
    Tutte le generazioni da Adamo fino al presente sono passate; coloro invece che per grazia di Dio sono trovati perfetti nella carità, restano, ottengono la dimora riservata ai buoni e saranno manifestati al sopraggiungere del regno di Cristo. Sta scritto infatti: ENTRATE NELLE VOSTRE STANZE; PER UN MOMENTO ANCHE BREVISSIMO FINO A CHE NON SIA PASSATA LA MIA IRA E IL MIO FURORE. ALLORA MI RICORDERÒ DEL GIORNO FAVOREVOLE E VI FARÒ SORGERE DAI VOSTRI SEPOLCRI (CFR. IS 26, 20; EZ 37, 12).
    BEATI NOI, O CARISSIMI, SE PRATICHEREMO I COMANDAMENTI DEL SIGNORE NELLA CONCORDIA DELLA CARITÀ, PERCHÉ PER MEZZO DELLA CARITÀ CI SIANO RIMESSI I NOSTRI PECCATI. È SCRITTO INFATTI: BEATI COLORO AI QUALI SONO STATE RIMESSE LE COLPE E PERDONATA OGNI INIQUITÀ. BEATO L’UOMO A CUI DIO NON IMPUTA ALCUN MALE E SULLA CUI BOCCA NON C’È INGANNO (CFR. SAL 31, 1).
    Questa proclamazione di beatitudine riguarda coloro che Dio ha eletto per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
    Imploriamo il perdono di tutto ciò che abbiamo commesso di male a causa dell’insidia del nemico. COLORO CHE FURONO ISTIGATORI DI SOLLEVAZIONE E DI DISSENSO, DEVONO CONSIDERARE BENE QUELLO CHE CI ACCOMUNA NELLA SPERANZA. COLORO INFATTI CHE TRASCORRONO LA LORO VITA NEL TIMORE E NELLA CARITÀ PREFERISCONO INCORRERE ESSI STESSI NEI TORMENTI, PIUTTOSTO CHE VEDERVI CADERE IL LORO PROSSIMO. DESIDERANO ASSAI PIÙ SUBIRE LORO STESSI IL BIASIMO, CHE COMPROMETTERE QUELLA CONCORDIA COSÌ BELLA E SANTA PROPRIA DELLA NOSTRA TRADIZIONE. È MEGLIO PER L’UOMO CONFESSARE I SUOI PECCATI, CHE INDURIRE IL SUO CUORE. CHI DUNQUE TRA VOI È NOBILE DI CUORE, MISERICORDIOSO, PIENO DI CARITÀ? DICA ALLORA: SE PER CAUSA MIA SONO SORTE ANIMOSITÀ, RIBELLIONI, DISCORDIE E DIVISIONI, PARTO, ME NE VADO DOVUNQUE VORRETE E FARÒ QUELLO CHE LA COMUNITÀ MI INGIUNGERÀ, PURCHÉ IL GREGGE DI CRISTO VIVA IN PACE CON I PRESBITERI LEGITTIMAMENTE STABILITI.
    Chi farà questo si guadagnerà grande gloria in Cristo e ogni uomo lo accoglierà. «Del Signore infatti è la terra e quanto essa contiene» (Sal 24, 1). QUESTO FANNO E FARANNO QUELLI CHE CONDUCONO UNA VITA DIVINA, DI CUI MAI AVRANNO A PENTIRSI.

  8. FORZA DEI DEBOLI
    (AELREDO DI RIEVAULX)
    SIGNORE GESÙ, IO SONO POVERO E ANCHE TU LO SEI;
    SONO DEBOLE E ANCHE TU LO SEI;
    SONO UOMO E ANCHE TU LO SEI.
    OGNI MIA GRANDEZZA
    VIENE DALLA TUA PICCOLEZZA;
    OGNI MIA FORZA VIENE DALLA TUA DEBOLEZZA;
    OGNI MIA SAPIENZA VIENE DALLA TUA FOLLIA!
    CORRERÒ VERSO DI TE SIGNORE,
    CHE GUARISCI GLI INFERMI,
    FORTIFICHI I DEBOLI,
    E RIDONI GIOIA AI CUORI IMMERSI NELLA TRISTEZZA.
    IO TI SEGUIRÒ, SIGNORE GESÙ.

  9. S. BENEDETTO E S. SCOLASTICA

    LA SUA SORELLA DI NOME SCOLASTICA, CONSACRATA AL SIGNORE ONNIPOTENTE FIN DALLA PIÙ TENERA ETÀ, SOLEVA FARGLI VISITA UNA VOLTA ALL’ANNO. L’uomo di Dio scendeva ad incontrarla in una dipendenza del monastero. Un giorno, come di consueto ella venne, e il suo venerabile fratello, accompagnato da alcuni discepoli, scese da lei. Trascorsero l’intera giornata nella lode divina e in colloqui spirituali, e quando ormai stava per calare la notte, presero cibo insieme. Sedevano ancora a mensa conversando di cose sante, e ormai s’era fatto tardi, quando la monaca sua sorella lo supplicò dicendo: «TI PREGO, NON LASCIARMI QUESTA NOTTE; RIMANIAMO FINO AL MATTINO A PARLARE DELLE GIOIE DELLA VITA CELESTE». Ma egli le rispose: «Che dici mai, sorella? Non posso assolutamente trattenermi fuori dal monastero». Il cielo era di uno splendido sereno: non vi si scorgeva neppure una nuvola. Udito il rifiuto del fratello, la monaca pose sulla mensa le mani e reclinò il capo su di esse per invocare il Signore onnipotente. Quando rialzò la testa, si scatenarono tuoni e lampi cosi violenti che né il venerabile Benedetto, né i fratelli che erano con lui poterono metter piede fuori della casa in cui si trovavano. E la pioggia torrenziale non seguì di qualche tempo la sua preghiera, ma fu ad essa simultanea; tutto avvenne nel medesimo istante; col sollevare del capo la pioggia incominciò a scrosciare. L’UOMO DI DIO, VEDENDO CHE IN MEZZO A TALI LAMPI, TUONI E TANTA INONDAZIONE D’ACQUA NON POTEVA AFFATTO RITORNARE AL MONASTERO, COMINCIÒ A RAMMARICARSENE E, RATTRISTATO, LE DISSE: «DIO ONNIPOTENTE TI PERDONI, SORELLA. CHE HAI FATTO?». MA ELLA RISPOSE: «VEDI, IO TI HO PREGATO, E TU NON HAI VOLUTO ASCOLTARMI. HO PREGATO IL MIO SIGNORE, ED EGLI MI HA ESAUDITA. ORA ESCI, SE PUOI; LASCIAMI PURE E TORNA AL MONASTERO». Ma egli, non potendo uscire dal coperto, fu costretto a rimanere suo malgrado là dove non aveva voluto fermarsi di sua spontanea volontà. E non c’è da meravigliarsi se in quell’occasione poté di più la sorella, che desiderava trattenersi più a lungo con lui. Secondo la parola di Giovanni, infatti, DIO È AMORE; PER GIUSTISSIMO GIUDIZIO, DUNQUE, POTÉ DI PIÙ COLEI CHE AMÒ DI PIÙ (San Gregorio Magno).

  10. ” ESSERE DONO”
    Insegnaci SIGNORE, a credere nel poco,
    ed accettare la sfida della debolezza,
    a puntare non sull’efficienza,
    ma sulla comunione,
    non sulla forza, ma sulla fragilità.
    TU PANE SPEZZATO PER LA NOSTRA VITA,
    insegnaci a divenire, in TE,
    PANE SPEZZATO PER LA VITA DEL MONDO
    AMEN.
    V. V. P. P.

  11. «Dottrina dei Dodici Apostoli»
    L’EUCARISTIA

    COSÌ RENDETE GRAZIE: DAPPRIMA RIGUARDO AL CALICE: Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la santa vite di Davide, tuo servo, che ci hai fatto conoscere per mezzo di Gesù, tuo Servo; gloria a te nei secoli.
    POI RIGUARDO AL PANE SPEZZATO: TI RINGRAZIAMO, O PADRE NOSTRO, PER LA VITA E LA CONOSCENZA CHE CI HAI RIVELATO PER MEZZO DI GESÙ, TUO SERVO; GLORIA A TE NEI SECOLI. COME QUESTO PANE SPEZZATO ERA DISPERSO SOPRA I MONTI E, RACCOLTO, È DIVENTATO UNA COSA SOLA, COSÌ SIA RADUNATA LA TUA CHIESA DAI CONFINI DELLA TERRA NEL TUO REGNO; PERCHÉ TUA È LA GLORIA E LA POTENZA PER GESÙ CRISTO NEI SECOLI.
    Nessuno mangi e beva della vostra Eucaristia, se non coloro che sono stati battezzati nel nome del Signore. A questo proposito il Signore ha detto: «Non date le cose sante ai cani» (Mt 7, 6).
    UNA VOLTA SAZIATI POI, COSÌ RINGRAZIATE: TI RENDIAMO GRAZIE, O PADRE SANTO, PER IL TUO SANTO NOME, CHE HAI FATTO ABITARE NEI NOSTRI CUORI, E PER LA CONOSCENZA, LA FEDE E L’IMMORTALITÀ CHE CI HAI MANIFESTATO PER MEZZO DI GESÙ TUO SERVO. GLORIA A TE NEI SECOLI.
    Tu, Signore onnipotente, hai creato tutto a gloria del tuo nome; hai dato a gustare agli uomini cibo e bevanda perché ti ringraziassero, mentre a noi hai donato un cibo e una bevanda spirituale e la vita eterna per mezzo del tuo Servo. Soprattutto noi ti ringraziamo perché sei potente. Gloria a te nei secoli.
    RICORDATI, O SIGNORE, DELLA TUA CHIESA, PRESERVALA DA OGNI MALE E RENDILA PERFETTA NELLA TUA CARITÀ. RADUNALA DAI QUATTRO VENTI, SANTIFICALA NEL TUO REGNO, CHE PER LEI HAI PREPARATO. PERCHÉ TUA È LA POTENZA E LA GLORIA NEI SECOLI.
    VENGA LA TUA GRAZIA E PASSI QUESTO MONDO. OSANNA AL DIO DI DAVIDE! SE QUALCUNO È SANTO, SI ACCOSTI; SE NO FACCIA PENITENZA. MARANATHA: VIENI SIGNORE GESÙ! AMEN.
    NEL GIORNO DEL SIGNORE, RIUNITEVI, SPEZZATE IL PANE E RENDETE GRAZIE, DOPO AVER CONFESSATO I VOSTRI PECCATI, PERCHÉ IL VOSTRO SACRIFICIO SIA PURO.
    CHIUNQUE INVECE HA QUALCHE DISCORDIA CON IL SUO COMPAGNO, NON SI RADUNI CON VOI PRIMA CHE SI SIANO RICONCILIATI, PERCHÉ NON SIA PROFANATO IL VOSTRO SACRIFICIO. IL SIGNORE INFATTI HA DETTO: IN OGNI LUOGO E IN OGNI TEMPO MI SI OFFRA UN SACRIFICIO PERFETTO, PERCHÉ UN GRANDE RE SONO IO, DICE IL SIGNORE, E MIRABILE È IL MIO NOME FRA LE GENTI (cfr. Ml 1, 11. 14).

  12. SANT’AGOSTINO, VESCOVO
    COLORO CHE SI TROVANO AL DI FUORI, LO VOGLIANO O NO, SONO NOSTRI FRATELLI

    Fratelli, vi esortiamo ardentemente a questa carità, non soltanto verso i vostri compagni di fede, ma anche verso quelli che si trovano al di fuori, siano essi pagani che ancora non credono in Cristo, oppure siano divisi da noi, perché, mentre riconoscono con noi lo stesso capo, sono però separati dal corpo. FRATELLI, PROVIAMO DOLORE PER ESSI, COME PER NOSTRI FRATELLI. CESSERANNO DI ESSERE NOSTRI FRATELLI, QUANDO NON DIRANNO PIÙ «PADRE NOSTRO» (MT 6, 9).
    Il Profeta ha detto ad alcuni: «A coloro che vi dicono: NON SIETE NOSTRI FRATELLI, RISPONDETE: SIETE NOSTRI FRATELLI» (Is 66, 5 secondo i LXX). Riflettete di chi abbia potuto usare questa espressione: forse dei pagani? No, perché secondo il linguaggio scritturistico ed ecclesiastico non li chiamiamo fratelli. Forse dei giudei che non hanno creduto in Cristo?
    Leggete l’Apostolo e noterete che quando egli dice «fratelli» senza alcuna aggiunta, vuoi intendere i cristiani: «Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello?» (Rm 14, 10). E in un altro passo scrive: «Siete voi che commettete ingiustizia e rubate, e questo ai fratelli!» (1 Cor 6, 8).
    Perciò costoro, che dicono: «NON SIETE NOSTRI FRATELLI», ci chiamano pagani. Ecco perché ci vogliono ribattezzare, affermando che noi non possediamo ciò che essi danno. Ne viene di conseguenza il loro errore, di negare cioè che noi siamo loro fratelli. Ma per qual motivo il profeta ci ha detto: «VOI DITE LORO: SIETE NOSTRI FRATELLI», se non perché riconosciamo in essi ciò che da loro non viene riconosciuto in noi? Essi quindi, non riconoscendo il nostro battesimo, dicono che noi non siamo loro fratelli; noi invece, non esigendo di nuovo in loro il battesimo, ma riconoscendolo nostro, diciamo loro: «Siete nostri fratelli».
    DICANO PURE ESSI: «PERCHÉ CI CERCATE, PERCHÉ CI VOLETE?». NOI RISPONDEREMO: «SIETE NOSTRI FRATELLI». CI DICANO: «ANDATEVENE DA NOI, NON ABBIAMO NIENTE A CHE FARE CON VOI». EBBENE, NOI INVECE ABBIAMO ASSOLUTAMENTE PARTE CON VOI: CONFESSIAMO L’UNICO CRISTO, DOBBIAMO ESSERE IN UN SOLO CORPO, SOTTO UN UNICO CAPO.
    Perciò vi scongiuriamo, fratelli, per le stesse viscere della carità, dal cui latte siamo nutriti, dal cui pane ci fortifichiamo, per Cristo nostro Signore, per la sua mansuetudine vi scongiuriamo. È TEMPO CHE USIAMO UNA GRANDE CARITÀ VERSO DI LORO, UNA INFINITA MISERICORDIA nel supplicare Dio per loro perché conceda finalmente ad essi idee e sentimenti di saggezza per ravvedersi e capire che non hanno assolutamente nessun argomento da opporre alla verità. AD ESSI È RIMASTA SOLO LA DEBOLEZZA DELL’ANIMOSITÀ, LA QUALE TANTO PIÙ È INFERMA QUANTO PIÙ CREDE DI ABBONDARE IN FORZE. VI SCONGIURIAMO, DICEVO, PER I DEBOLI, PER I SAPIENTI SECONDO LA CARNE, PER GLI UOMINI ROZZI E MATERIALI, PER I NOSTRI FRATELLI CHE CELEBRANO GLI STESSI SACRAMENTI ANCHE SE NON CON NOI, MA TUTTAVIA GLI STESSI; PER I NOSTRI FRATELLI CHE RISPONDONO UN UNICO AMEN COME NOI, ANCHE SE NON CON NOI. ESPRIMETE A DIO LA VOSTRA PROFONDA CARITÀ PER LORO.

  13. San Clemente I, papa
    CIASCUNO RICERCHI CIÒ CHE È UTILE A TUTTI E NON IL PROPRIO TORNACONTO

    STA SCRITTO: UNITEVI AI SANTI, PERCHÉ QUELLI CHE LI SEGUONO SARANNO SANTIFICATI. PERCHÉ LITI, COLLERE, DISCORDIE, SCISMI E GUERRE TRA VOI? NON ABBIAMO FORSE UN UNICO DIO, UN UNICO CRISTO, UN UNICO SPIRITO DI GRAZIA DIFFUSO SU DI NOI, UN’UNICA VOCAZIONE IN CRISTO? PERCHÉ STRAZIARE E LACERARE LE MEMBRA DI CRISTO, PERCHÉ RIBELLARSI CONTRO IL PROPRIO CORPO E ARRIVARE A TAL PUNTO DI DELIRIO DA DIMENTICARE DI ESSERE GLI UNI MEMBRA DEGLI ALTRI?
    Ricordate le parole di Gesù nostro Signore. Egli ha detto: GUAI A QUELL’UOMO! SAREBBE STATO MEGLIO SE NON FOSSE MAI NATO, PIUTTOSTO CHE RECARE SCANDALO A UNO DEI MIEI ELETTI; SAREBBE MEGLIO CHE GLI FOSSE MESSA AL COLLO UNA PIETRA DA MULINO E FOSSE SOMMERSO NEL MARE, PIUTTOSTO CHE TRARRE AL MALE UNO DEI MIEI ELETTI (cfr. Lc 17, 1-2). LA VOSTRA SCISSIONE HA SVIATO MOLTI, HA GETTATO MOLTI NELLO SCORAGGIAMENTO, MOLTI NEL DUBBIO, TUTTI NOI NEL DOLORE; E IL VOSTRO DISSIDIO PERDURA TUTTORA.
    PRENDETE IN MANO LA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO. QUAL È LA COSA CHE VI HA SCRITTO PER PRIMA ALL’INIZIO DEL SUO MESSAGGIO? CERTO È SOTTO UN’ISPIRAZIONE DIVINA CHE EGLI VI HA SCRITTO UNA LETTERA SU SE STESSO, SU CEFA, SU APOLLO, PERCHÉ FIN DA ALLORA VI ERA TRA VOI LA TENDENZA ALLE FAZIONI. MA QUEL PARTEGGIARE VI HA CAUSATO ALLORA UN PECCATO MINORE, PERCHÉ LE VOSTRE PREFERENZE ANDAVANO VERSO APOSTOLI FAMOSI PER CHIARA REPUTAZIONE E VERSO UN UOMO APPROVATO DA LORO. ORA INVECE DATE ASCOLTO A GENTE DA NULLA, A PERSONE CHE VI PERVERTONO E GETTANO IL DISCREDITO SU QUELLA VOSTRA COESIONE FRATERNA, CHE VI HA RESI MERITATAMENTE CELEBRI. È un disonore che dobbiamo eliminare al più presto. BUTTIAMOCI AI PIEDI DEL SIGNORE E SUPPLICHIAMOLO CON LACRIME PERCHÉ, FATTOSI PROPIZIO, CI RESTITUISCA LA SUA AMICIZIA E CI RISTABILISCA IN UNA MAGNIFICA E CASTA FRATERNITÀ D’AMORE.
    Questa infatti è la porta della giustizia aperta alla vita, come sta scritto: «Apritemi le porte della giustizia: entrerò a rendere grazie al Signore. È questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti» (Sal 117, 19). Sono molte, è vero, le porte aperte, ma la porta della giustizia è precisamente quella di Cristo: BEATI TUTTI QUELLI CHE SONO ENTRATI PER ESSA E HANNO DIRETTO I LORO PASSI NELLA SANTITÀ E NELLA GIUSTIZIA, COMPIENDO TUTTO NELLA CARITÀ E NELLA PACE.
    VI È QUALCUNO FEDELE, CAPACE NELL’ESPORRE LA DOTTRINA, SAPIENTE NEL DISCERNIMENTO DEI DISCORSI, CASTO NELL’AGIRE? EGLI DEVE ESSERE TANTO PIÙ UMILE QUANTO PIÙ È RITENUTO GRANDE, E DEVE CERCARE CIÒ CHE È UTILE A TUTTI, NON IL PROPRIO TORNACONTO.

  14. Sant’Agostino
    UNO SPIRITO CONTRITO È SACRIFICIO A DIO

    Davide ha confessato: «RICONOSCO LA MIA COLPA» (SAL 50, 5). SE IO RICONOSCO, TU DUNQUE PERDONA. NON PRESUMIAMO AFFATTO DI ESSERE PERFETTI E CHE LA NOSTRA VITA SIA SENZA PECCATO. SIA DATA ALLA CONDOTTA QUELLA LODE CHE NON DIMENTICHI LA NECESSITÀ DEL PERDONO. GLI UOMINI PRIVI DI SPERANZA, QUANTO MENO BADANO AI PROPRI PECCATI, TANTO PIÙ SI OCCUPANO DI QUELLI ALTRUI. Infatti cercano non che cosa correggere, ma che cosa biasimare. E siccome non possono scusare se stessi, sono pronti ad accusare gli altri. Non è questa la maniera di pregare e di implorare perdono da Dio, insegnataci dal salmista, quando ha esclamato: «RICONOSCO LA MIA COLPA, IL MIO PECCATO MI STA SEMPRE DINANZI» (Sal 50, 5). Egli non stava a badare ai peccati altrui. Citava se stesso, non dimostrava tenerezza con se stesso, ma scavava e penetrava sempre più profondamente in se stesso. Non indulgeva verso se stesso, e quindi pregava sì che gli si perdonasse, ma senza presunzione.
    Vuoi riconciliarti con Dio? Comprendi ciò che fai con te stesso, perché Dio si riconcili con te. Poni attenzione a quello che si legge nello stesso salmo: «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti» (Sal 50, 18). Dunque resterai senza sacrificio? Non avrai nulla da offrire? Con nessuna offerta potrai placare Dio? Che cosa hai detto? «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti» (Sal 50, 18). Prosegui, ascolta e prega: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi» (Sal 50, 19). Dopo aver rigettato ciò che offrivi, hai trovato che cosa offrire. Infatti presso gli antichi offrivi vittime del gregge e venivano denominate sacrifici. «Non gradisci il sacrificio»: non accetti più quei sacrifici passati, però cerchi un sacrificio.
    Dice il salmista: «SE OFFRO OLOCAUSTI, NON LI ACCETTI». PERCIÒ DAL MOMENTO CHE NON GRADISCI GLI OLOCAUSTI, RIMARRAI SENZA SACRIFICIO? NON SIA MAI. «UNO SPIRITO CONTRITO È SACRIFICIO A DIO, UN CUORE AFFRANTO E UMILIATO, DIO, TU NON DISPREZZI» (SAL 50, 19). HAI LA MATERIA PER SACRIFICARE. NON ANDARE IN CERCA DEL GREGGE, NON PREPARARE IMBARCAZIONI PER RECARTI NELLE PIÙ LONTANE REGIONI DA DOVE PORTARE PROFUMI. CERCA NEL TUO CUORE CIÒ CHE È GRADITO A DIO. BISOGNA SPEZZARE MINUTAMENTE IL CUORE. TEMI CHE PERISCA PERCHÉ FRANTUMATO? SULLA BOCCA DEL SALMISTA TU TROVI QUESTA ESPRESSIONE: «CREA IN ME, O DIO, UN CUORE PURO» (SAL 50, 12). QUINDI DEVE ESSERE DISTRUTTO IL CUORE IMPURO, PERCHÉ SIA CREATO QUELLO PURO.
    QUANDO PECCHIAMO DOBBIAMO PROVARE DISPIACERE DI NOI STESSI, PERCHÉ I PECCATI DISPIACCIONO A DIO. E POICHÉ CONSTATIAMO CHE NON SIAMO SENZA PECCATO, ALMENO IN QUESTO CERCHIAMO DI ESSERE SIMILI A DIO: NEL DISPIACERCI DI CIÒ CHE DISPIACE A DIO. IN CERTO QUAL MODO SEI UNITO ALLA VOLONTÀ DI DIO, POICHÉ DISPIACE A TE CIÒ CHE IL TUO CREATORE ODIA.

  15. PRENDI IL LARGO (DOM HELDER CAMARA)
    QUANDO IL TUO BATTELLO
    ANCORATO DA TEMPO NEL PORTO TI LASCERÀ L’IMPRESSIONE INGANNATRICE DI ESSERE UNA CASA,
    QUANDO IL TUO BATTELLO
    COMINCERÀ A METTERE RADICI
    NELL’IMMOBILITÀ DEL MOLO,
    PRENDI IL LARGO.
    E’ NECESSARIO SALVARE A QUALUNQUE PREZZO L’ANIMA VIAGGIATRICE DEL TUO BATTELLO E LA TUA ANIMA DI PELLEGRINO.

  16. san Gregorio Magno, papa
    Signore mio e Dio mio

    «Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù» (Gv 20, 24). Questo solo discepolo era assente. Quando ritornò udì il racconto dei fatti accaduti, ma rifiutò di credere a quello che aveva sentito. Venne ancora il Signore e al discepolo incredulo offrì il costato da toccare, mostrò le mani e, indicando la cicatrice delle sue ferite, guarì quella della sua incredulità.
    Che cosa, fratelli, intravvedete in tutto questo? Attribuite forse a un puro caso che quel discepolo scelto dal Signore sia stato assente, e venendo poi abbia udito il fatto, e udendo abbia dubitato, e dubitando abbia toccato, e toccando abbia creduto?
    No, questo non avvenne a caso, ma per divina disposizione. La clemenza del Signore ha agito in modo meraviglioso, poiché quel discepolo, con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell’incredulità. L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il superamento di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione.
    Toccò ed esclamò: «Mio Signore e mio Dio!».
    Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto» (Gv 20, 28-29). Siccome l’apostolo Paolo dice: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono», è chiaro che la fede è prova di quelle cose che non si possono vedere. Le cose che si vedono non richiedono più la fede, ma sono oggetto di conoscenza. Ma se Tommaso vide e toccò, come mai gli vien detto: «Perché mi hai veduto, hai creduto»? Altro però fu ciò che vide e altro ciò in cui credette. La divinità infatti non può essere vista da uomo mortale. Vide dunque un uomo e riconobbe Dio, dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». Credette pertanto vedendo. Vide un vero uomo e disse che era quel Dio che non poteva vedere.
    Ci reca grande gioia quello che segue: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» (Gv 20, 28). Con queste parole senza dubbio veniamo indicati specialmente noi, che crediamo in colui che non abbiamo veduto con i nostri sensi. Siamo stati designati noi, se però alla nostra fede facciamo seguire le opere. Crede infatti davvero colui che mette in pratica con la vita la verità in cui crede. Dice invece san Paolo di coloro che hanno la fede soltanto a parole: «Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti» (Tt 1, 16). E Giacomo scrive: «La fede senza le opere è morta» (Gc 2, 26).

  17. Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
    SE IO PIACESSI AGLI UOMINI, NON SAREI PIÙ SERVITORE DI CRISTO

    Questo è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza (cfr. 2 Cor 1, 12). Vi sono uomini avventati, detrattori, delatori, mormoratori, che cercano di congetturare quello che non vedono e si adoperano perfino a diffondere quello che neppure sono in grado di sospettare. CONTRO COSTORO CHE COSA RESTA, SE NON LA TESTIMONIANZA DELLA NOSTRA COSCIENZA? INFATTI, FRATELLI, NEPPURE IN QUELLI AI QUALI VOGLIAMO PIACERE, NOI PASTORI DI ANIME, CERCHIAMO O DOBBIAMO CERCARE LA NOSTRA GLORIA, BENSÌ MIRARE ALLA LORO SALVEZZA, IN MODO CHE, SE CI COMPORTIAMO RETTAMENTE, ESSI NON ABBIANO AD ANDARE FUORI STRADA NEL TENTATIVO DI SEGUIRCI. SIANO NOSTRI IMITATORI, SOLO SE ALMENO NOI SIAMO IMITATORI DI CRISTO. SE INVECE NON SIAMO IMITATORI DI CRISTO, LO SIANO ALMENO ESSI. EGLI INFATTI PASCE IL SUO GREGGE E, CON TUTTI QUELLI CHE PASCOLANO COME SI DEVE IL LORO GREGGE, VI È EGLI SOLO, PERCHÉ TUTTI SONO IN LUI.
    NON CERCHIAMO DUNQUE IL NOSTRO INTERESSE QUANDO VOGLIAMO PIACERE AGLI UOMINI, MA VOGLIAMO RALLEGRARCI CON GLI UOMINI, E SIAMO LIETI CHE A LORO PIACCIA IL BENE, PER LA LORO UTILITÀ NON PER LA NOSTRA GLORIA. Contro chi l’Apostolo abbia detto: SE ANCORA IO PIACESSI AGLI UOMINI, NON SAREI PIÙ SERVITORE DI CRISTO! (CFR. GAL 1, 10), È EVIDENTE. E PER CHI ABBIA DETTO: CERCATE DI PIACERE A TUTTI IN TUTTO, COME ANCH’IO CERCO DI PIACERE A TUTTI ATTRAVERSO TUTTE LE COSE (CFR. 1 COR 10, 33), È ALTRETTANTO EVIDENTE. TUTTE E DUE LE COSE SONO LAMPANTI, TUTTE E DUE PACIFICHE, TUTTE E DUE SEMPLICI, TUTTE E DUE CHIARE. TU PERÒ MANGIA E BEVI SOLAMENTE, NON CALPESTARE E NON INTORBIDARE QUELLO CHE MANGI E QUELLO CHE BEVI.
    Certamente hai ascoltato anche il Signore stesso Gesù Cristo, maestro degli apostoli: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5, 16), cioè colui che vi ha resi tali. Noi siamo infatti il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce (cfr. Sal 94, 7). Sia lodato perciò chi ti ha reso buono se sei buono. Non sei tu, perché, per te stesso, non avresti potuto essere se non cattivo. Perché poi vorresti stravolgere la verità pretendendo lodi quando fai bene, e rigettando sul Signore la vergogna quando operi male?
    Certamente chi disse: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Mt 5, 16), ha ugualmente affermato nello stesso discorso: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini» (Mt 6, 1). Ma come questi insegnamenti ti sembravano contraddittori nell’Apostolo, così avviene nel vangelo. Se però non intorbidisci l’acqua del tuo cuore, anche qui riconoscerai l’armonia delle Scritture e anche tu sarai in piena armonia con loro.
    CERCHIAMO DUNQUE, FRATELLI, NON SOLTANTO DI VIVERE BENE, MA ANCHE DI COMPORTARCI BENE DAVANTI AGLI UOMINI. NON TENDIAMO SOLO AD AVERE UNA RETTA COSCIENZA, MA PER QUANTO LO COMPORTA LA NOSTRA DEBOLEZZA E LO CONSENTE LA FRAGILITÀ UMANA, SIA ANCHE NOSTRO FERMO IMPEGNO A NON COMPIERE NULLA CHE POSSA DESTARE UN CATTIVO SOSPETTO NEL FRATELLO DEBOLE. MENTRE MANGIAMO BUONE ERBE E BEVIAMO ACQUE LIMPIDE, NON CALPESTIAMO I PASCOLI DI DIO, PERCHÉ LE PECORE INFERME NON ABBIANO A MANGIARE CIÒ CHE È CALPESTATO, E BERE CIÒ CHE È STATO INTORBIDATO.

  18. Paolo VI, papa (Manila, 29 novembre 1970)
    Noi predichiamo Cristo a tutta la terra

    «GUAI A ME SE NON PREDICASSI IL VANGELO!» (1 Cor 9, 16). Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). È il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. È colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. IO NON FINIREI PIÙ DI PARLARE DI LUI. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. COME NOI, E PIÙ DI NOI, EGLI È STATO PICCOLO, POVERO, UMILIATO, LAVORATORE E PAZIENTE NELLA SOFFERENZA. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli. Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
    GESÙ CRISTO! RICORDATE: QUESTO È IL NOSTRO PERENNE ANNUNZIO, È LA VOCE CHE NOI FACCIAMO RISUONARE PER TUTTA LA TERRA, E PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI.

  19. PRESSO DI TE È LA SORGENTE DELLA VITA
    san Bonaventura, vescovo

    CONSIDERA ANCHE TU, O UOMO REDENTO, CHI, QUANTO GRANDE E DI QUAL NATURA SIA COLUI CHE PENDE PER TE DALLA CROCE. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.
    Inoltre, perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si adempisse la Scrittura che dice: «VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO» (Gv 19, 37), per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la vita eterna ed è, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).
    SORGI, DUNQUE, O ANIMA AMICA DI CRISTO. SII COME COLOMBA «CHE PONE IL SUO NIDO NELLE PARETI DI UNA GOLA PROFONDA» (GER 48, 28). COME «IL PASSERO CHE HA TROVATO LA SUA DIMORA» (SAL 83, 4), NON CESSARE DI VEGLIARE IN QUESTO SANTUARIO. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). Da qui infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale, divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2, 10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono di amore, feconda ed irriga tutta la terra. CORRI A QUESTA FONTE DI VITA E DI LUCE CON VIVO DESIDERIO, CHIUNQUE TU SIA, O ANIMA CONSACRATA A DIO, e con l’intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell’eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora. O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile! Da te scaturisce il fiume “che rallegra la città di Dio” (Sal 45, 5), perché “in mezzo ai canti di una moltitudine in festa” (Sal 41, 5) possiamo cantare cantici di lode, dimostrando, con la testimonianza dell’esperienza, che “IN TE È LA SORGENTE DELLA VITA E ALLA TUA LUCE VEDIAMO LA LUCE” (Sal 35, 10)».

  20. …” TU SARAI RE ED IO SARO’ SECONDO DOPO DI TE….” Che meraviglia! Chi può intuire l’immensa gioia di cuore provata da questo GIOVANE così deciso, noncurante delle beffe, degli insulti? Per lui esiste solo la ” GRANDE AMICIZIA” essa non si ferma all’apparenza umana, è appoggiata su basi di grande stima e umiltà, corroborate da una SPIRITUALITA’ MOLTO FORTE quindi indistruttibili.
    SOLO IN QUESTO MODO LA VERA AMICIZIA AVRA’ IL SUO FUTURO CHE PER L’UOMO SARA’UN VERO TESORO.

  21. LA VERA, PERFETTA ED ETERNA AMICIZIA
    «L’amicizia spirituale» del beato Aelredo
    Quel nobilissimo fra i giovani, Giònata, non badando al blasone regale, né alla successione del regno, strinse amicizia con Davide e, mettendo sullo stesso piano dell’amore il servo e il suo sovrano, preferì a se stesso lui, scacciato dal padre, latitante nel deserto, condannato a morte, destinato ad essere trucidato, a tal punto che, umiliando se stesso ed esaltando l’altro, gli disse: Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te (cfr. 1 Sam 23, 17).
    O SPECCHIO GRANDE E SUBLIME DI VERA AMICIZIA! MIRABILE COSA! IL RE ERA FURIBONDO CONTRO IL SERVO E GLI ECCITAVA CONTRO, COME AD UN EMULO DEL REGNO, TUTTA LA NAZIONE. Accusando i sacerdoti di tradimento, li fa ammazzare per un solo sospetto. S’aggira per boschi, si inoltra in vallate, attraversa montagne e dirupi con bande armate. Tutti promettono di farsi vendicatori dell’indignazione del re. Solo Giònata, che unico avrebbe potuto, a maggior diritto, portargli invidia, ritenne di doversi opporre al re, di favorire l’amico, di dargli consiglio tra tante avversità e, preferendo l’amicizia al regno, dice: TU SARAI RE ED IO SARÒ SECONDO DOPO DI TE.
    E osserva come il padre del giovanetto ne eccitasse la gelosia contro l’amico, insistendo con invettive, spaventandolo con le minacce di spogliarlo del regno, ricordandogli che sarebbe stato privato dell’onore.
    Avendo infatti quegli pronunziato la sentenza di morte contro Davide, Giònata non abbandonò l’amico. Perché dovrà morire Davide? Cos’ha commesso, cos’ha fatto? Egli mise a repentaglio la sua vita ed abbatté il Filisteo e tu ne fosti felice. Perché dunque dovrebbe morire? (cfr. 1 Sam 20, 32; 19, 3). A queste parole il re, montato in furia, cercò di trafiggere Giònata alla parete con la lancia e, aggiungendo invettive e minacce, gli fece questo oltraggio: Figlio di una donna di malaffare. Io so che tu lo ami per disonore tuo e vergogna della tua madre svergognata (cfr. 1 Sam 20, 30). Poi vomitò tutto il suo veleno sul volto del giovane, ma non trascurò le parole d’incitamento alla sua ambizione, per fomentarne l’invidia e per suscitarne la gelosia e l’amarezza. Fino a quando vivrà il figlio di Iesse, disse, il tuo regno non avrà sicurezza (cfr. 1 Sam 20, 31). Chi non sarebbe rimasto scosso a queste parole, chi non si sarebbe acceso di odio? Non avrebbe forse ciò corroso, sminuito e cancellato qualsiasi amore, qualsiasi stima e amicizia?
    INVECE QUEL GIOVANE AFFEZIONATISSIMO, MANTENENDO I PATTI DELL’AMICIZIA, FORTE DAVANTI ALLE MINACCE, PAZIENTE DI FRONTE ALLE INVETTIVE, SPREGIANDO IL REGNO PER LA FEDELTÀ ALL’AMICO, DIMENTICO DELLA GLORIA, MA MEMORE DELLA STIMA, DISSE: TU SARAI RE ED IO SARÒ SECONDO DOPO DI TE. QUESTA È LA VERA, PERFETTA, SALDA ED ETERNA AMICIZIA, CHE L’INVIDIA NON INTACCA, IL SOSPETTO NON SMINUISCE, L’AMBIZIONE NON RIESCE A ROMPERE. MESSA ALLA PROVA NON VACILLÒ, BERSAGLIATA NON CADDE, BATTUTA IN BRECCIA DA TANTI INSULTI RIMASE INFLESSIBILE, PROVOCATA DA TANTE INGIURIE RESTÒ INCROLLABILE. «VA’, DUNQUE, E FA’ ANCHE TU LO STESSO» (LC 10, 37).

    R. Un amico fedele è una protezione potente.
    * Chi lo trova, trova un tesoro.
    V. Chi teme il Signore, avrà buone amicizie;
    come uno è, così sarà il suo amico.
    R. Chi lo trova, trova un tesoro.

  22. Una buona medicina (Aelredo di Rievaulx)
    Non c’è medicina più forte o più efficace per le nostre ferite in tutte le cose terrene che avere chi soffra con noi in ogni sventura e goda nei successi. L’amicizia rende dunque la prosperità più splendida e l’avversità più leggera dividendola un po’ ciascuno. In ogni azione, in ogni ricerca nella certezza, nel dubbio, in ogni evenienza, in ogni disavventura, in segreto e in pubblico, in ogni decisione, in casa e fuori, dovunque l’amicizia è gradita, l’amico è necessario e il suo favore utile.

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