• PREPARIAMOCI ALLA FESTA DELL’IMMACOLATA…   
  • CON  LA NOVENA (anche on line…)                                               E  UN “ WEEK-END  MARIANO ” 
  • PROGRAMMA: VENERDI  6 DICEMBRE:  18.30 VESPRI – EUCARISTIA – 19.30 Cena – 20.45 Compieta
  •  SABATO  7 : 8.00: Celebriamo le LODI – 9.00 Meditazione – 11.45 ADORAZIONE  –  12.30 Pranzo 
  •  –h.  16.00 CATECHESI MARIANA H  18.30 VESPRI – EUCARISTIA – 19.30:  Cena SOBRIA E IN …SILENZIO – 20.45 Compieta –  risonanze spirituali sulla giornata…
  • DOMENICA 8 FESTA DELL’IMMACOLATA:    10.30  SANTA MESSA SOLENNE – 12. 30  PRANZO IN FRATERNITA’
  • PAOLO VI:  L’ESEMPIO DI  NAZARETH  IN PRIMO LUOGO ESSA CI INSEGNA IL SILENZIO. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto. 
  • QUI COMPRENDIAMO IL MODO DI VIVERE IN FAMIGLIA. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale.
  • INFINE IMPARIAMO LA LEZIONE DEL LAVORO. OH! DIMORA DI NAZARETH, CASA DEL FIGLIO DEL FALEGNAME! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.  (Paolo VI,  5 gennaio 1964)

  •  TUTTA BELLA SEI, MARIA…e nessuna macchia e’ in te,  tu la gloria di Gerusalemme,  tu letizia d’Israel. Tu l’onore del popolo nostro. Tu avvocata dei peccatori, o Maria,  Vergine prudentissima,  Madre clementissima, prega e intercedi per noi presso il tuo Figlio Gesù.
  • PREPARIAMOCI  GUARDANDO AL CUORE DI  MARIA
  1. CUORE IN ASCOLTO  Lc. 2,49s Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate  che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole.   Spirito santo, guidaci all’ascolto della Parola del Signore!
  2. CUORE DISPONIBILE  Lc. 1,38 Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore,  avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei .       Spirito Santo, donaci la forza di fare la volontà del Signore!
  3.  CUORE CONTEMPLATIVO  Lc. 2.51s Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Parti dunque con loro e torno a Nazareth …E Gesù cresceva  in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini .   Spirito santo, donaci un raggio della tua luce!
  4. CUORE GRATO  Lc. 1,46s  Maria disse: ” L’anima mia magnifica il Signore  e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,  perché ha guardato l’umiltà della sua serva.        Spirito santo, insegnaci a lodare Dio!
  5. CUORE OBBEDIENTE  Lc. 2,22 Quando venne il tempo della purificazione secondo la Legge di Mose, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore     Spirito santo, donaci l’umiltà del cuore!
  6. CUORE SOLLECITO Lc. 1,39  In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussulto nel grembo.       Spirito d’amore, insegnaci ad amare!
  7. CUORE TRAFITTO DAL DOLORE  Lc 2,34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di  contraddizione  perché siano svelati i pensieri di molti cuori. A te una spada trafiggerà l’anima       Spirito santo, donaci fortezza nelle prove!
  8. DON ORIONE LA PREGAVA COSI…Dacci, Maria, un animo grande, un cuore grande e magnanimo, che arrivi a tutti i dolori e a tutte le lagrime. Fa che siamo veramente quali ci vuoi: i padri dei poveri! Che tutta la nostra vita sia sacra a dare Cristo al popolo e il popolo alla Chiesa di Cristo. (In cammino…45)

 

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  •  PRIMA  DOMENICA DI AVVENTO  1 DICEMBRE 2019 Mt 15,29 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: “Sento compassione  di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da  mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo  la strada”. 33 E i discepoli gli dissero: “Dove potremo noi trovare in un  deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?”. 34 Ma Gesù  domandò: “Quanti pani avete?”. Risposero: “Sette, e pochi pesciolini”. 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i  sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i  discepoli li distribuivano alla folla. 37 Tutti mangiarono e furono  saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.
  • Sento compassione di questa folla…buon samaritano
  • da 3 gg mi vengono dietro e non hanno da mangiare
  • Non voglio rimandarli digiuni
  • Dove potremo noi trovare…che posso farci io …non ho voglia
  • Quanti pani avete?”. nostra collaborazione…tirare fuori quello che abbiamo –mediazione anche nella distribuzione Gesù prese, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 4 VERBI:  avranno un grande significato nella istituzione eucarestia …portarono via sette sporte piene: da 7 pani…7 sporte…un investimento!!!!
  • EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO (16-18)                               Gesù è per noi “il” Maestro. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose“ (Mc 6,34.39)
  • Lo sguardo che rivolge loro non è distaccato, ma partecipe, non scorge una folla anonima, ma persone, di cui coglie il bisogno inespresso. Gesù vede in loro un popolo che soffre per la mancanza di una guida autorevole o è disorientato da maestri inaffidabili.
  • La prima azione di Gesù è l’insegnamento«si mise a insegnare loro molte cose». Il dono della parola si completa in quello del pane: «spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero». Gesù è la parola che illumina e il pane che nutre, è l’amore che educa e forma al dono della vita «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37).
  •  MARIA: CUORE SOLLECITO PER LE NECESSITÀ DEI FRATELLI  

2° mistero della gioia: la visita ad Elisabetta  Maria si reca sollecita e premurosa da Elisabetta. E’  la gioia del si al fratelli Lc. 1,39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, saluto Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussulto nel grembo. PORTA AIUTO  e GIOIA. Perché porta…GESÙ!

  • PREGHIAMO per riuscire oggi ad amare concretamente i fratelli portando loro aiuto e un po’ di serenità… PADRE NOSTRO… AVE MARIA… GLORIA
  • DON ORIONE: dava pane e Fede  Sostenuto dalla grazia del Signore, ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, ho cercato dl evangelizzare i poveri, procurando di confortarli con la Fede e con lo spirito di cristiana carità. Confesso che avrei dovuto fare molto e molto di più, e ne chiedo perdono al Signore. Ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, il povero popolo, che, avvelenato da teorie perverse, è strappato a Dio e alla Chiesa.   Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti e abbandonati. Tante volte ho sentito Gesù Cristo vicino a me, tante volte l’ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici.  

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  • 30  NOVEMBRE: FESTA DI S. ANDREA  + Dal Vangelo secondo Matteo 4,18-22 In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti; e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 
  • ECCOMI DEI DISCEPOLI  NEL QUOTIDIANO:  il “luogo” delle chiamate di Dio – Nome cambiato: da Simone a… Pietro – da pescatori di pesci a pescatori di… uomini  : lasciarono tutto – subito – sempre di più: dalle cose al padre… Affetti sublimati e allargati. Alla sua luce:  Andrea  conduce da Gesù: il fratello Pietro (Gv 1,35ss)  e i greci che gli chiedono: “Vogliamo vedere Gesù”(Gv 12) 
  • ECCOMI DI MARIA: PIENA DI GRAZIA: E’ il suo nome nuovo: “Il messaggero saluta Maria come “Piena di grazia”: la chiama così come se fosse questo il suo vero nome; non la chiama col nome che le è proprio all’anagrafe terrena: Myriam(= Maria), ma con questo nome nuovo: “piena di grazia” (Redemptoris mater) – Maria risponde: cercando di capire (Com’è possibile? Non conosco uomo…) Poi si abbandona… Nella penombra della fede: “Maria che per l’eterna volontà dell’Altissimo si è trovata si può dire, al centro stesso di quelle “inaccessibili vie” e di quegli “imperscrutabili giudizi” di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino”…Non senza “una particolare fatica del cuore” “Non è difficile notare in questo inizio una particolare fatica del cuore, unita a una sorte di “notte della fede” (Redemptoris mater)

 

  • ECCOMI DI S. LUIGI ORIONE FIAT! FIAT!  In questi giorni di mortale tristezza, io ve la grido dal fondo dell’anima desolata, m’inabisso in questa parola suprema con tutto ciò che più amo: Fiat! Fiat! Lavorate, lavorate questo fango, o mio Dio, dategli una forma e poi spezzatela ancora: essa è vostra e di chi fa per Voi, e non avrà mai più nulla a ridire. O quanti sforzi, o Signore, per arrivare sino a questo punto! Quanto di umano Si è dovuto abbattere e calpestare! Ora vi ringrazio dal profondo del cuore!  Fiat! Fiat! Sofferente, innalzato, abbassato, utile a qualche cosa od inutile a tutti, io vi adorerò sempre e sarò sempre vostro, o mio Dio! Nessuno mi staccherà da Voi!   Nelle gioie e nei dolori sarò sempre tuo, o dolcissimo mio amore Gesù.   Solitario ed ignorato, come il fiore del deserto, errante come l’uccello senza nido, sempre, sempre, Signore e Amore soavissimo dell’anima mia, uscirà dalle mie labbra la parola sottomessa di quella che mi hai dato per Madre: Fiat ! Fiat !   Sia fatto di me secondo la tua parola! 03pg
  • “Il silenzio fa lavorare in noi il nostro spirito, più  che degli anni  di lettura…il silenzio lavora. Bisogna, Farlo lavorare.                       (S. L. Orione)

INFO E PRENOTAZIONI  333.8890.862  

donalesiani@gmail.com   www.sanbiagiofano.it

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  • FESTA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO…               
  •  Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»
  •   Cerchiamo di essere sinceri fino all’osso. La nostra vita poggia davvero su di lui come una costruzione sulle fondamenta? I nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre parole nascono da ciò che egli ci comanda? Siamo “sudditi” che gli tributano onore con incenso e inchini, ma poi, cerchiamo di fare i furbi, evitando le regole ed evadendo le tasse?  Oppure siamo “suoi sudditi – amici”, perché mettiamo in pratica con convinzione e gioia la sua parola:  “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando”… In questo anno abbiamo fatto con più impegno ciò che egli ci comanda? 
  • Attenzione! Che il suo regno “non è di questo mondo” non significa che esso è confinato tra le nuvole…. Egli vuole che noi portiamo dentro a questo mondo, alle cose di “quaggiù”,  criteri, scelte e comportamenti che lo trasformino e lo spingano verso “lassù” .  La solidarietà, la generosità, la gratuità, la misericordia, la non violenza, la forza contro le difficoltà, la passione per la giustizia e per la pace… son queste le cose che egli comanda. Egli ci comanda di essere dentro questo mondo per esserne luce e lievito. Gesù, dunque tu sei il re? Sei il nostro re?  
  •   CRISTO NON HA MANI … Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani, per fare il suo lavoro oggi. Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini di oggi. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora; siamo l’unico messaggio di Dio, scritto in opere e parole.
  • INVOCAZIONI: Uniti nella preghiera di lode, glorifichiamo e invochiamo il Cristo, re dell’universo: VENGA IL TUO REGNO, SIGNORE. Cristo Gesù, tu che sei il capo e il signore del tuo popolo, – guidaci sulla via che conduce alla salvezza eterna.

PREGHIAMO: 

Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen

  • SIGNORE LIBERAMI…            (Padre Charles de Foucauld)
  •  Signore, liberami dal desiderio di essere stimato, di essere amato,  di essere innalzato,  di essere apprezzato, di essere lodato,
    di essere scelto, di essere consultato, di essere approvato, di essere famoso… 
    Signore, liberami dalla paura di essere disprezzato, di essere condannato, di essere dimenticato,
    di essere giudicato male, di essere deriso, di essere sospettato…
  • L’INVITO ALLA FESTA (Rabindranath Tagore) Ho ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; la mia vita è stata benedetta. I miei occhi hanno veduto, le mie orecchie hanno ascoltato.In questa festa dovevo soltanto suonare il mio strumento: ho fatto come meglio potevo  la parte che mi era stata assegnata. Ora dico: è venuto alfine, il momento di entrare  e guardare il tuo volto e offrirti il mio silenzioso saluto.
  • SANT’AGOSTINO:  «Allora si rallegreranno gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra» (Sal 95). Venne una prima volta, e verrà ancora in futuro.  Non poniamoci contro la prima venuta per non dover poi temere la seconda.
  • Che cosa deve fare dunque il cristiano? Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo. Che significa ciò? Vuol dire avere, ma come se non avesse. Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).  Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore.
  • Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati? Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.
  •  Lo vogliamo o no, egli verrà.  «Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti» (Sal 95, 13).  O forse perché tu sei ingiusto, il giudice non sarà giusto? O forse perché tu sei bugiardo, la verità non dirà ciò che è vero? Ma se vuoi incontrare il giudice misericordioso, sii anche tu misericordioso prima che egli giunga. Perdona se qualcuno ti ha offeso, elargisci il superfluo. E da chi proviene quello che doni, se non da lui? Se tu dessi del tuo sarebbe un’elemosina, ma poiché dai del suo, non è che una restituzione! «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?» (1 Cor 4, 7).
  •   Queste sono le offerte più gradite a Dio: la misericordia, l’umiltà, la confessione, la pace, la carità. Sono queste le cose che dobbiamo portare con noi e allora attenderemo con sicurezza la venuta del giudice il quale «Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti» (Sal 95, 13).
  • DON ORIONE:  IO HO PAURA CHE QUESTE DEVOZIONCELLE… ” Il grande apostolo Paolo diceva: Io sono confitto in croce con Cristo e questi io voglio predicare: Gesù e Gesù Crocifis­so, che è il verace fondamento. Beato chi sa leggere in questo divino libro. Non voglio nascondervi, miei cari, che devo fare uno sforzo nel vedere tante nuove devozioni: perché vedo che le devozioni basilari, fondamentali sono trascurate!  Io ho paura che queste devozioncelle abbiano a spegnere la devozione a Gesù Crocifisso. Ed anche quando si parla della “regalità di Cristo”, molte volte mi fa spavento.  La Liturgia ci dice: Regnavit a ligno Deus.  Gesù regnò dalla Croce. (“Buona notte” del 12.4.1938)
  • CON GLI OCCHI DELLA FEDE…la fede nella vita quotidiana  + CON GLI OCCHI DELLA FEDE

23 comments

  1. ..la stima e la ” sete ” del SILENZIO
    E mi ritrovo davanti a queste parole/verità , prego perché diventino anche le mie… perché diventino sempre più le nostre :
    ” Il silenzio è fede.
    Quando taci perché è Lui che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza,
    quando non cerchi comprensione, perché ti basta essere conosciuto da Lui,
    Il silenzio è adorazione.
    QUANDO abbracci la Croce senza chiedere: ” Perché”
    il SILENZIO è ADORAZIONE ”

    In questi giorni mi sono ritrovata a pensare , a provare ad immaginare.. intravvedere i SILENZI di Maria , la gioia e la PACE del sentirsi amata e parte di un divino Progetto
    In questi giorni , nella sofferenza di una mamma… , mi sono fermata a pregare e a sentire Maria VICINA nella Sua umana impotenza / paura / grida / dolore di MAMMA
    una MAMMA che , anche e nonostante , quella “spada che le ha trafitto l’anima “… ha CAMMINATO CON speranza , fede , amore ….CON coraggio e quel suo Perseverare

  2. UN AMICO FEDELE
    (S. Giovanni Crisostomo)
    Un amico fedele
    è un balsamo nella vita,
    è la più sicura protezione.
    Potrai raccogliere tesori d’ogni genere
    ma nulla vale quanto un amico sincero.
    Al solo vederlo, l’amico suscita nel cuore
    una gioia che si diffonde in tutto l’essere.
    Con lui si vive una unione profonda
    che dona all’animo gioia inesprimibile.
    Il suo ricordo ridesta la nostra mente
    e la libera da molte preoccupazioni.
    Queste parole hanno senso
    solo per chi ha un vero amico;
    per chi, pur incontrandolo tutti i giorni,
    non ne avrebbe mai abbastanza.

  3. S. Ambrogio, vescovo
    LA GRAZIA DELLE TUE PAROLE CONQUISTA IL POPOLO

    HAI RICEVUTO IL SACERDOZIO E, STANDO A POPPA DELLA CHIESA, TU GUIDI LA NAVE SUI FLUTTI. Tieni saldo il timone della fede in modo che le violente tempeste di questo mondo non possano turbare il suo corso. Il mare è davvero grande, sconfinato; ma non aver paura, perché “È lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita” (Sal 23,2).
    PERCIÒ NON SENZA MOTIVO, FRA LE TANTE CORRENTI DEL MONDO, LA CHIESA RESTA IMMOBILE, COSTRUITA SULLA PIETRA APOSTOLICA, E RIMANE SUL SUO FONDAMENTO INCROLLABILE CONTRO L’INFURIARE DEL MARE IN TEMPESTA. È battuta dalle onde ma non è scossa e, sebbene di frequente gli elementi di questo mondo infrangendosi echeggino con grande fragore, ESSA HA TUTTAVIA UN PORTO SICURISSIMO DI SALVEZZA DOVE ACCOGLIERE CHI È AFFATICATO.
    Vi è poi un fiume che si riversa sui suoi santi come un torrente. Chiunque abbia ricevuto dalla pienezza di questo fiume, come l’evangelista Giovanni, come Pietro e Paolo, alza la sua voce; e come gli apostoli hanno diffuso la voce della predicazione evangelica con festoso annunzio fino ai confini della terra, così anche questo fiume incomincia ad annunziare il Signore. Ricevilo dunque da Cristo, perché anche la tua voce si faccia sentire.
    Raccogli l’acqua di Cristo, quell’acqua che loda il Signore. Raccogli da più luoghi l’acqua che lasciano cadere le nubi dei profeti. Chi raccoglie acqua dalle montagne e la convoglia verso di sé, o attinge alle sorgenti, lui pure, come le nubi, la riversa su altri. RIEMPINE DUNQUE IL FONDO DELLA TUA ANIMA, PERCHÉ IL TUO TERRENO SIA INNAFFIATO E IRRIGATO DA PROPRIE SORGENTI. SI RIEMPIE CHI LEGGE MOLTO E PENETRA IL SENSO DI CIÒ CHE LEGGE; E CHI SI È RIEMPITO PUÒ IRRIGARE ALTRI. La Scrittura dice: “Se le nubi sono piene di acqua, la rovesciano sopra la terra” (Qo 11,3).
    I tuoi sermoni siano fluenti, puri, cristallini, sì che il tuo insegnamento morale suoni dolce alle orecchie della gente e la grazia delle tue parole conquisti gli ascoltatori perché ti seguano docilmente dove tu li conduci. IL TUO DIRE SIA PIENO DI SAPIENZA. ANCHE SALOMONE AFFERMA: LE LABBRA DEL SAPIENTE SONO LE ARMI DELLA SAPIENZA, E ALTROVE: LE TUE LABBRA SIANO BEN ADERENTI ALL’IDEA: VALE A DIRE, L’ESPOSIZIONE DEI TUOI DISCORSI SIA LUCIDA, SPLENDA CHIARO IL SENSO SENZA BISOGNO DI SPIEGAZIONI AGGIUNTE; IL TUO DISCORSO SI SAPPIA SOSTENERE E DIFENDERE DA SE STESSO E NON ESCA DA TE PAROLA VANA O PRIVA DI SENSO.

  4. “…Il chiacchiericcio è un atto terroristico,
    perché tu con la chiacchiera butti una bomba,
    distruggi l’altro e te ne vai tranquillo.

    Per favore, niente chiacchiere.
    Quando ti viene la voglia di “chiacchierare” morditi la lingua
    e prega la MADONNA del SILENZIO.

    Niente chiacchiericcio:
    quando esce il chiacchiericcio
    va fuori la Madonna.
    O la Madonna, o il chiacchiericcio,
    dovete scegliere.”
    (PAPA FRANCESCO)

  5. LA FORZA DELL’AMORE VINCA L’ORRORE DELLA MORTE
    S. AGOSTINO

    Prima il Signore domanda, e non una volta, ma due e tre volte, quello che già sapeva, se Pietro lo amava; e per tre volte si sente ripetere da Pietro che lo ama; e per tre volte fa a Pietro la stessa raccomandazione, di pascere le sue pecore.
    Così alla triplice negazione che Pietro pronunziò un tempo, fa riscontro ora la triplice dichiarazione del suo amore, in modo che la lingua non serva all’amore meno di quanto servì alla paura e non sembri avergli fatto dire più parole la temuta morte che la vita presente. Sia dunque impegno dell’amore pascere il gregge del Signore, se il rinnegare il Pastore era stato indizio di paura.
    Coloro che pascono le pecore di Cristo con l’intenzione di condizionarle a se stessi e di non considerarle di Cristo, dimostrano di amare non Cristo, ma se stessi, spinti come sono dalla cupidigia di gloria o di potere o di guadagno, non dall’amore di obbedire, di aiutare, di piacere a Dio. Costoro, cui l’Apostolo rimprovera di cercare il proprio interesse e non quello di Cristo, devono essere messi in guardia dalle parole che Cristo ripete con insistenza: Mi ami? Pasci le mie pecore (cfr. Gv 21, 17), che significano: Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, e pascile come mie, non come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua, il mio dominio, non il tuo, il mio guadagno, non il tuo, se non vuoi essere del numero di coloro che appartengono ai «tempi difficili», di quelli cioè che amano se stessi con tutto quello che deriva da questo amore di sé, sorgente di ogni male.
    Coloro, dunque, che pascono le pecore di Cristo, non amino se stessi, per non pascerle come loro proprie ma come di Cristo. Il male che più di ogni altro devono evitare quelli che pascono le pecore di Cristo è quello di ricercare i propri interessi invece di quelli di Gesù Cristo, asservendo alle loro brame coloro per cui fu versato il sangue di lui. Colui che pasce le pecore di Cristo deve crescere nell’amore di lui al punto che l’ardore dello spirito vinca anche quel timore naturale della morte, per cui non vogliamo morire anche quando vogliamo vivere con Cristo. Ma per quanto grande sia l’orrore della morte lo deve far vincere la forza dell’amore per colui che, essendo la nostra vita, ha voluto per noi sopportare anche la morte.
    Del resto se la morte comportasse poca o nessuna sofferenza, non sarebbe grande com’è la gloria dei martini. Se il buon Pastore che diede la sua vita per le sue pecore suscitò tra esse tanti martiri, quanto più debbono lottare per la verità contro il peccato fino alla morte, fino al sangue, coloro ai quali egli affidò le sue stesse pecore da pascere, cioè da formare e guidare. Davanti all’esempio della passione di Cristo non è chi non veda che i pastori devono stringersi maggiormente vicino al Pastore imitandolo, proprio perché già tante pecore seguirono l’esempio di lui: dietro a lui, unico Pastore, anche i pastori sono pecore in un unico gregge. Tutti ha reso pecore sue egli che per tutti accettò di patire, e, al fine di patire per tutti, si e fatto lui stesso agnello.

  6. SANT’EFREM, DIACONO
    VEGLIATE: EGLI DI NUOVO VERRÀ
    Nessuno conosce quell’ora, neanche gli angeli, neppure il Figlio (Mt 24, 36). Disse questo per impedire che i discepoli lo interrogassero ancora sul tempo della sua venuta. «Non spetta a voi», disse, «conoscere i tempi e i momenti» (At 1, 7). Egli nascose la cosa perché fossimo vigilanti e OGNUNO DI NOI RITENESSE CHE IL FATTO PUÒ ACCADERE AI NOSTRI STESSI GIORNI. Se infatti fosse stato rivelato il tempo della sua venuta, il suo avvento sarebbe rimasto senza mordente, né la sua manifestazione avrebbe costituito oggetto di attesa delle nazioni e dei secoli. Disse perciò semplicemente che sarebbe venuto, ma non determinò il tempo, e COSÌ ECCO CHE IN TUTTE LE GENERAZIONI E NEI SECOLI SI MANTIENE VIVA LA SPERANZA DEL SUO ARRIVO.
    Benché infatti il Signore abbia indicato i segni della sua venuta, tuttavia non si comprende la loro ultima scadenza, poiché attraverso molteplici mutazioni essi vennero, passarono e sono tuttora in atto. La sua ultima venuta infatti è simile alla prima. Come lo attendevano i giusti e i profeti, perché pensavano che si sarebbe rivelato ai loro giorni, così oggi i fedeli desiderano accoglierlo, ognuno nel proprio tempo, appunto perché egli non indicò chiaramente il giorno della sua visita; Disse dunque: «Non lo so», anzitutto per impedire che lo interrogassero ancora, e poi perché risultassero efficaci i segni indicati. Mise in risalto quei segni perché fin dall’inizio tutti i popoli e tutti i tempi avessero motivo di pensare che la sua venuta si sarebbe potuta verificare ai loro giorni.
    Vegliate, perché, quando il corpo s’addormenta, ha in noi il sopravvento la natura, Pertanto la vigilanza di cui parlò il Signore nostro è prescritta per ambedue: per il corpo, perché non si abbandoni a pesante sonno; per l’anima, perché non cada nel torpore della pusillanimità, secondo quel che dice la Scrittura: «Siate vigilanti, o giusti» (cfr. 1 Cor 15, 34), e: Mi sono alzato e sono con te (cfr. Sal 138, 18), e ancora: NON LASCIATEVI STANCARE, E PERCIÒ NON DESISTIAMO NEL MINISTERO CHE CI È STATO AFFIDATO (cfr. 2 Cor 4, 1).

  7. GESÙ, NOSTRO RIPOSO E NOSTRA CONSOLAZIONE
    SAN BERNARDO, ABATE

    CONOSCIAMO UNA TRIPLICE VENUTA DEL SIGNORE. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifeste. NELLA PRIMA IL VERBO FU VISTO SULLA TERRA E SI INTRATTENNE CON GLI UOMINI, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono. Nell’ultima venuta «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (Lc 3, 6) e vedranno colui che trafissero (cfr. Gv 19, 37). Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria.
    Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima: NELLA PRIMA CRISTO FU NOSTRA REDENZIONE, NELL’ULTIMA SI MANIFESTERÀ COME NOSTRA VITA, IN QUESTA È NOSTRO RIPOSO E NOSTRA CONSOLAZIONE.
    Ma perché ad alcuno non sembrino per caso cose inventate quelle che stiamo dicendo di questa venuta intermedia, ASCOLTATE LUI: SE UNO MI AMA, CONSERVERÀ LA MIA PAROLA: E IL PADRE MIO LO AMERÀ E NOI VERREMO A LUI (cfr. Gv 14, 23). Ma che cosa significa: Se uno mi ama, conserverà la mia parola? CONSERVERÀ LA PAROLA DI DIO. DOVE SI DEVE CONSERVARE? SENZA DUBBIO NEL CUORE, COME DICE IL PROFETA: «CONSERVO NEL CUORE LE TUE PAROLE PER NON OFFENDERTI CON IL PECCATO» (SAL 118, 11). Poiché Sono Beati Coloro Che Custodiscono La Parola Di Dio, Tu CUSTODISCILA IN MODO CHE scenda nel profondo della tua anima e si trasfonda nei tuoi affetti e nei tuoi costumi. nutriti di questo bene e ne trarrà delizia e forza la tua anima. non dimenticare di cibarti del tuo pane, perché il tuo cuore non diventi arido e la tua anima sia ben nutrita del cibo sostanzioso. Se conserverai così la parola di Dio, non c’è dubbio che tu pure sarai conservato da essa. QUESTA SUA VENUTA INTERMEDIA FARÀ IN MODO CHE «come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste» (1 COR 15, 49). Come Il Vecchio Adamo si diffuse per tutto l’uomo occupandolo interamente, COSÌ ORA LO OCCUPI INTERAMENTE CRISTO, che tutto l’ha creato, tutto l’ha redento e tutto lo glorificherà.

  8. 3 DICEMBRE 2019 S. FRANCESCO SAVERIO MISSIONARIO NELLE INDIE
    Guai a me se non predicherò il Vangelo!
    Abbiamo percorso i villaggi dei neòfiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient’altro se non che sono cristiani. NON C’È NESSUNO CHE CELEBRI LE SACRE FUNZIONI, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l’Ave e i Comandamenti della legge divina. Da quando arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l’hanno ancora ricevuto. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli. Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l’Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani. Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere LE UNIVERSITÀ D’EUROPA, SPECIALMENTE QUELLA DI PARIGI, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità… Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore e, MESSE DA PARTE LE LORO BRAME E GLI AFFARI UMANI, SI METTEREBBERO TOTALMENTE A DISPOSIZIONE DELLA VOLONTÀ DI DIO. GRIDEREBBERO CERTO DAL PROFONDO DEL LORO CUORE: «SIGNORE, ECCOMI; CHE COSA VUOI CHE IO FACCIA?» (AT 9, 6). MANDAMI DOVE VUOI, MAGARI ANCHE IN INDIA.

  9. LE DUE VENUTE DI CRISTO
    Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme

    Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. LA PRIMA, INFATTI, EBBE IL SIGILLO DELLA SOFFERENZA, L’ALTRA PORTERÀ UNA CORONA DI DIVINA REGALITÀ. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l’altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi. DUE SONO ANCHE LE SUE DISCESE NELLA STORIA. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti. NELLA SUA PRIMA VENUTA fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell’altra sarà pieno di gloria.
    PERCIÒ NON LIMITIAMOCI A MEDITARE SOLO LA PRIMA VENUTA, MA VIVIAMO IN ATTESA DELLA SECONDA.
    Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale.
    ANCHE PAOLO PARLA DI QUESTE DUE VENUTE SCRIVENDO A TITO IN QUESTI TERMINI: «È APPARSA LA GRAZIA DI DIO, APPORTATRICE DI SALVEZZA PER TUTTI GLI UOMINI, CHE CI INSEGNA A RINNEGARE L’EMPIETÀ E I DESIDERI MONDANI E A VIVERE CON SOBRIETÀ, GIUSTIZIA E PIETÀ IN QUESTO MONDO, NELL’ATTESA DELLA BEATA SPERANZA E DELLA MANIFESTAZIONE DELLA GLORIA DEL NOSTRO GRANDE DIO E SALVATORE GESÙ CRISTO» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo.
    QUESTA È DUNQUE LA FEDE CHE NOI PROCLAMIAMO: CREDERE IN CRISTO CHE È SALITO AL CIELO E SIEDE ALLA DESTRA DEL PADRE. EGLI VERRÀ NELLA GLORIA A GIUDICARE I VIVI E I MORTI. E IL SUO REGNO NON AVRÀ FINE. VERRÀ DUNQUE, VERRÀ IL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO DAI CIELI; VERRÀ NELLA GLORIA ALLA FINE DEL MONDO CREATO, NELL’ULTIMO GIORNO. VI SARÀ ALLORA LA FINE DI QUESTO MONDO, E LA NASCITA DI UN MONDO NUOVO.

  10. ABBIAMO TROVATO IL MESSIA…
    E LO CONDUSSE DA GESÙ
    San Giovanni Crisostomo, Vescovo

    ANDREA, DOPO ESSERE RESTATO CON GESÙ E AVER IMPARATO TUTTO CIÒ CHE GESÙ GLI AVEVA INSEGNATO, NON TENNE CHIUSO IN SÉ IL TESORO, MA SI AFFRETTÒ A CORRERE DA SUO FRATELLO PER COMUNICARGLI LA RICCHEZZA CHE AVEVA RICEVUTO. ASCOLTA BENE COSA GLI DISSE: “ABBIAMO TROVATO IL MESSIA (CHE SIGNIFICA IL CRISTO)” (GV 1,41). VEDI IN CHE MANIERA NOTIFICA CIÒ CHE AVEVA APPRESO IN POCO TEMPO? Da una parte mostra quanta forza di persuasione aveva il Maestro sui discepoli, e, dall’altra, rivela il loro interessamento sollecito e diligente circa il suo insegnamento.
    Quella di Andrea è la parola di uno che aspettava con ansia la venuta del Messia, che ne attendeva la discesa dal cielo, CHE TRASALÌ DI GIOIA QUANDO LO VIDE ARRIVARE, E CHE SI AFFRETTÒ A COMUNICARE AGLI ALTRI LA GRANDE NOTIZIA.
    DICENDO SUBITO AL FRATELLO CIÒ CHE AVEVA SAPUTO, MOSTRA QUANTO GLI VOLESSE BENE, COME FOSSE AFFEZIONATO AI SUOI CARI, QUANTO SINCERAMENTE FOSSE PREMUROSO DI PORGERE LORO LA MANO NEL CAMMINO SPIRITUALE.
    Guarda anche l’animo di Pietro, fin dall’inizio docile e pronto alla fede: immediatamente corre senza preoccuparsi di nient’altro. Infatti dice: “LO CONDUSSE DA GESÙ” (Gv 1,42). Nessuno certo condannerà la facile condiscendenza di Pietro nell’accogliere la parola del fratello senza aver prima esaminato a lungo le cose. È probabile infatti CHE IL FRATELLO GLI ABBIA NARRATO I FATTI CON MAGGIOR PRECISIONE E PIÙ A LUNGO, MENTRE GLI EVANGELISTI COMPENDIANO OGNI LORO RACCONTO PREOCCUPANDOSI DELLA BREVITÀ. D’altra parte non è detto nemmeno che abbia creduto senza porre domande, Ma Che AnDREA “LO CONDUSSE DA GESÙ”, AFFIDANDOLO A LUI PERCHÉ IMPARASSE TUTTO DA LUI DIRETTAMENTE. Se Giovanni Battista dicendo: Ecco l’Agnello di Dio, e ancora: ecco colui che battezza nello Spirito (cfr. Gv 1,29,33), LASCIÒ CHE UN PIÙ CHIARO INSEGNAMENTO SU QUESTO VENISSE DA CRISTO STESSO, CERTAMENTE CON MOTIVI ANCOR PIÙ VALIDI SI COMPORTÒ IN QUESTO MODO ANDREA, NON RITENENDOSI TALE DA DARE UNA SPIEGAZIONE COMPLETA ED ESAURIENTE. PER CUI GUIDÒ IL FRATELLO ALLA SORGENTE STESSA DELLA LUCE CON TALE PREMURA E GIOIA DA NON ASPETTARE NEMMENO UN ISTANTE.

  11. CACCIATA LA PAURA DELLA MORTE,
    PENSIAMO ALL’IMMORTALITÀ
    San Cipriano, vescovo e martire

    Non dobbiamo fare la nostra volontà, ma quella di Dio. È una grazia che il Signore ci ha insegnato a chiedere ogni giorno nella preghiera. Ma è una contraddizione pregare che si faccia la volontà di Dio, e poi, QUANDO EGLI CI CHIAMA E CI INVITA AD USCIRE DA QUESTO MONDO, MOSTRARSI RILUTTANTI AD OBBEDIRE AL COMANDO DELLA SUA VOLONTÀ! CI IMPUNTIAMO E CI TIRIAMO INDIETRO COME SERVITORI CAPARBI. SIAMO PRESI DA PAURA E DOLORE AL PENSIERO DI DOVER COMPARIRE DAVANTI AL VOLTO DI DIO. E ALLA FINE USCIAMO DA QUESTA VITA NON DI BUON GRADO, MA PERCHÉ COSTRETTI E PER FORZA. PRETENDIAMO POI ONORI E PREMI DA DIO DOPO CHE LO INCONTRIAMO TANTO DI MALAVOGLIA!
    Ma allora, domando io, perché preghiamo e chiediamo che venga il regno dei cieli, SE CONTINUA A PIACERCI LA PRIGIONIA DELLA TERRA? Perché con frequenti suppliche domandiamo ed imploriamo insistentemente che si affretti a venire il tempo del regno, se poi coviamo nell’animo MAGGIORI DESIDERI E BRAME DI SERVIRE QUAGGIÙ IL DIAVOLO ANZICHÉ DI REGNARE CON CRISTO?
    Dal momento che il mondo odia il cristiano, PERCHÉ AMI CHI TI ODIA E NON SEGUI PIUTTOSTO CRISTO, CHE TI HA REDENTO E TI AMA? GIOVANNI IN UNA SUA LETTERA GRIDA PER ESORTARCI A NON AMARE IL MONDO, ANDANDO DIETRO AI DESIDERI DELLA CARNE. «NON AMATE NÉ IL MONDO», CI DICE, «NÉ LE COSE DEL MONDO! SE UNO AMA IL MONDO, L’AMORE DEL PADRE NON È IN LUI; PERCHÉ TUTTO QUELLO CHE È NEL MONDO, LA CONCUPISCENZA DELLA CARNE, LA CONCUPISCENZA DEGLI OCCHI E LA SUPERBIA DELLA VITA, NON VIENE DAL PADRE, MA DAL MONDO.
    E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!» (1 Gv 2, 15-17). Piuttosto, fratelli carissimi, con mente serena, fede incrollabile e animo grande, siamo pronti a fare la volontà di Dio. CACCIAMO LA PAURA DELLA MORTE, PENSIAMO ALL’IMMORTALITÀ CHE ESSA INAUGURA. MOSTRIAMO CON I FATTI CIÒ CHE CREDIAMO DI ESSERE.
    Dobbiamo considerare e pensare spesso che noi abbiamo rinunziato al mondo e nel frattempo dimoriamo quaggiù solo come ospiti e pellegrini. Accettiamo con gioia il giorno che assegna ciascuno di noi alla nostra vera dimora, il giorno che, dopo averci liberati da questi lacci del secolo, ci restituisce liberi al paradiso e al regno eterno. CHI, TROVANDOSI LONTANO DALLA PATRIA, NON SI AFFRETTEREBBE A RITORNARVI? LA NOSTRA PATRIA NON È CHE IL PARADISO. LÀ CI ATTENDE UN GRAN NUMERO DI NOSTRI CARI, CI DESIDERANO I NOSTRI GENITORI, I FRATELLI, I FIGLI IN FESTOSA E GIOCONDA COMPAGNIA, SICURI ORMAI DELLA PROPRIA FELICITÀ, MA ANCORA TREPIDANTI PER LA NOSTRA SALVEZZA. VEDERLI, ABBRACCIARLI TUTTI: CHE GIOIA COMUNE PER LORO E PER NOI! CHE DELIZIA IN QUEL REGNO CELESTE NON TEMERE MAI PIÙ LA MORTE; E CHE FELICITÀ VIVERE IN ETERNO!
    Ivi è il glorioso coro degli APOSTOLI, la schiera esultante dei PROFETI; ivi l’esercito innumerevole dei MARTIRI, coronati di gloria per avere vinto nelle lotte e resistito nei tormenti; LE VERGINI TRIONFANTI, che vinsero la concupiscenza della carne e del corpo con la virtù della continenza; ivi sono ricompensati i MISERICORDIOSI, che esercitarono la beneficenza, nutrendo e aiutando in varie maniere i poveri, e così osservarono i precetti del Signore e, con le ricchezze terrene, si procurarono i tesori celesti. AFFRETTIAMOCI CON TUTTO L’ENTUSIASMO A RAGGIUNGERE LA COMPAGNIA DI QUESTI BEATI. DIO VEDA QUESTO NOSTRO PENSIERO; QUESTO PROPOSITO DELLA NOSTRA MENTE, DELLA NOSTRA FEDE, LO SCORGA CRISTO, IL QUALE ASSEGNERÀ, NEL SUO AMORE, PREMI MAGGIORI A COLORO CHE AVRANNO AVUTO DI LUI UN DESIDERIO PIÙ ARDENTE.

  12. SE SAREMO AGNELLI VINCEREMO,
    SE LUPI SAREMO VINTI

    FINCHÉ SAREMO AGNELLI, VINCEREMO E, ANCHE SE SAREMO CIRCONDATI DA NUMEROSI LUPI, RIUSCIREMO A SUPERARLI. MA SE DIVENTEREMO LUPI, SAREMO SCONFITTI, PERCHÉ SAREMO PRIVI DELL’AIUTO DEL PASTORE. EGLI NON PASCE LUPI, MA AGNELLI. Non turbatevi per il fatto che, mandandovi tra i lupi, io vi ordino di essere come agnelli e colombe. Avrei potuto dirvi il contrario e risparmiarvi ogni sofferenza. Ma è necessario che avvenga così, poiché questo vi rende più gloriosi e manifesta la mia potenza. LA STESSA COSA DICEVA A PAOLO: «TI BASTA LA MIA GRAZIA, perché la mia potenza si manifesti pienamente nella debolezza» (2 cor 12, SONO IO DUNQUE CHE VI HO VOLUTO COSÌ MITI. E volendo poi che i suoi discepoli agiscano spontaneamente, per non sembrare che tutto derivi dalla grazia e non credere di esser premiati senza alcun motivo, aggiunge: «SIATE DUNQUE PRUDENTI COME SERPENTI E SEMPLICI COME COLOMBE» (MT 10, 16). MA COSA PUÒ FARE LA NOSTRA PRUDENZA IN MEZZO A TANTI PERICOLI? Cosa potrà fare un agnello con la prudenza quando viene circondato da lupi feroci? Per quanto grande sia la semplicità di una colomba, a che le gioverà quando sarà aggredita dagli avvoltoi? A quegli animali non serve, MA A VOI GIOVERÀ MOLTISSIMO. Vediamo che genere di prudenza richieda: quella «del serpente». Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo, e non si oppone pur di risparmiare il capo, COSÌ ANCHE TU, PUR DI SALVARE LA FEDE, ABBANDONA TUTTO, I BENI, IL CORPO E LA STESSA VITA. La fede è come il capo e la radice. Conservando questa, anche se perderai tutto, riconquisterai ogni cosa con maggiore abbondanza. ESIGE LA PRUDENZA DEL SERPENTE, PERCHÉ TU NON RICEVA DELLE FERITE MORTALI, E LA SEMPLICITÀ DELLA COLOMBA, perché non ti vendichi di chi ti ingiuria e non allontani con la vendetta coloro che ti tendono insidie. Nessuno pensi che questi comandamenti non si possano praticare. CRISTO CONOSCE MEGLIO DI OGNI ALTRO LA NATURA DELLE COSE. SA BENE CHE LA VIOLENZA NON SI ARRENDE ALLA VIOLENZA, MA ALLA MANSUETUDINE.

  13. L’ANIMA CHE NON È DIMORA DI CRISTO È I N F E L I C E
    SAN MACARIO, VESCOVO
    UNA CASA, NON PIÙ ABITATA DAL PADRONE, rimane chiusa e oscura, cadendo in abbandono; di conseguenza si riempie di polvere e di sporcizia. Nella stessa condizione è l’anima che rimane priva del Suo Signore. Prima tutta luminosa della sua presenza e del giubilo degli angeli, poi si immerge nelle tenebre del peccato, di sentimenti iniqui e di ogni cattiveria. POVERA QUELLA STRADA che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d’uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. POVERA QUELL’ANIMA IN CUI NON CAMMINA IL SIGNORE, che con la sua voce ne allontani le bestie della malvagità! GUAI ALLA TERRA PRIVA DEL CONTADINO che la lavori! guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai marosi e travolta dalla tempesta, andrà in rovina. GUAI ALL’ANIMA CHE NON HA IN SÉ IL VERO TIMONIERE, CRISTO! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli affetti malsani, sconquassata dagli spiriti maligni come da un uragano invernale, andrà in rovina. GUAI ALL’ANIMA PRIVA DI CRISTO, L’UNICO CHE POSSA COLTIVARLA DILIGENTEMENTE perché produca i buoni frutti dello Spirito! Infatti, una volta abbandonata, sarà tutta invasa da spine e da rovi e, invece di produrre frutti, finirà nel fuoco. GUAI A QUELL’ANIMA CHE NON AVRÀ CRISTO IN SÉ! Lasciata sola, comincerà ad essere terreno fertile di inclinazioni malsane e finirà per diventare una sentina di vizi. Il contadino, quando si accinge a lavorare la terra, sceglie gli strumenti più adatti e veste anche l’abito più acconcio al genere di lavoro. Così Cristo, re dei cieli e vero agricoltore, venendo verso l’umanità, devastata dal peccato, prese un corpo umano, e, PORTANDO LA CROCE come strumento di lavoro, dissodò l’anima arida e incolta, ne strappò via le spine e i rovi degli spiriti malvagi, divelse il loglio del male e gettò al fuoco tutta la paglia dei peccati. La lavorò così col legno della croce e piantò in lei il giardino amenissimo dello spirito. esso produce ogni genere di frutti squisiti per Dio, che ne è il padrone.

  14. VERRAI ALLA SORGENTE, VEDRAI LA STESSA LUCE
    S. AGOSTINO
    A paragone degli infedeli, noi cristiani siamo ormai luce. «se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore (Ef 5,8). Ma poiché, in confronto di quella luce alla quale stiamo per giungere, il giorno in cui ci troviamo è quasi notte, ascoltiamo l’apostolo Pietro. Egli ci dice che a Cristo Signore fu rivolta questa parola: «TU SEI IL MIO FIGLIO PREDILETTO, nel quale mi sono compiaciuto. Questa voce, noi l’abbiamo udita scendere dal cielo, mentre eravamo con lui sul santo monte» (2 Pt 1, 17-18). Noi però non c’eravamo sul monte e non abbiamo udito questa voce scendere dal cielo e perciò lo stesso Pietro soggiunge: Noi abbiamo una conferma migliore nella parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino non si levi nei vostri cuori (2pt1,19). Quando Dunque Verrà Nostro Signore Gesù Cristo e «metterà in luce i segreti delle tenebre, e manifesterà le intenzioni dei cuori: ALLORA CIASCUNO AVRÀ LA SUA LODE DA DIO» (1Cor 4,5). Allora, non saranno più necessarie le lucerne. Non ci verrà più letto il profeta, non andremo più a cercare la testimonianza di Giovanni. Saranno eliminate tutte le Scritture, che nella notte di questo secolo venivano accese per noi come lucerne. Eliminate tutte queste cose, giacché non avremo più bisogno della loro luce, che cosa vedremo? di che cosa si pascerà la nostra mente? Da dove verrà quella gioia, che occhio non vide, né orecchio udì? Vi Scongiuro, amate con me, correte con me saldi nella fede: aneliamo alla patria del cielo…Verrai alla sorgente, da cui ti sono giunte poche stille di rugiada. vedrai quella luce, di cui solo un raggio ha raggiunto il tuo cuore, ancora avvolto dalle tenebre e che ha ancora bisogno di purificazione. «Carissimi, noi Siamo Figli Di Dio…sappiamo che quando egli si sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1gv 3,2). mi accorgo che i vostri affetti si levano con me verso l’alto; ma «un corpo corruttibile appesantisce l’anima e questa abitazione terrena grava la mente dai molti pensieri» (sap 9,15). ecco che io sto per deporre questo libro e voi per tornarvene ciascuno a casa sua. Ci iamo trovati assai bene sotto questa luce comune, ne abbiamo davvero gioito, ma, mentre ci separiamo gli uni dagli altri, BADIAMO BENE A NON ALLONTANARCI DA LUI.

  15. SAN LEONE MAGNO, PAPA

    “CIASCUNO RACCOGLIERÀ QUELLO CHE AVRÀ SEMINATO» (GAL 6, 7)

    IL SIGNORE DICE: «SE LA VOSTRA GIUSTIZIA NON SUPERERÀ QUELLA DEGLI SCRIBI E DEI FARISEI, NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI» (MT 5, 20). MA COME POTRÀ ABBONDARE LA GIUSTIZIA, SE LA MISERICORDIA NON TRIONFA SUL GIUDIZIO? (cfr. Gc 2, 13). È giusto e conveniente che la creatura imiti il suo creatore, la copia il suo modello, ad immagine e somiglianza del quale è stata fatta. Orbene Dio fa consistere la riparazione e la santificazione dei credenti nella remissione dei peccati. RIMESSI I PECCATI, CESSA LA SEVERITÀ DELLA VENDETTA E VIENE SOSPESA OGNI PUNIZIONE, IL COLPEVOLE VIENE RESTITUITO ALL’INNOCENZA E LA FINE DEL PECCATO DIVENTA INIZIO DELLA NUOVA SANTITÀ. L’UOMO DEVE FARE COME DIO.
    LA GIUSTIZIA CRISTIANA PUÒ SUPERARE QUELLA DEGLI SCRIBI E DEI FARISEI, NON SVUOTANDO LA LEGGE, MA RIFIUTANDONE OGNI INTERPRETAZIONE MATERIALE. PERCIÒ IL SIGNORE, PROPONENDO AI DISCEPOLI IL MODO DI DIGIUNARE, DISSE: «QUANDO DIGIUNATE, NON ASSUMETE ARIA MELANCONICA, COME GLI IPOCRITI, CHE SI SFIGURANO LA FACCIA PER FAR VEDERE AGLI UOMINI CHE DIGIUNANO. IN VERITÀ VI DICO: HANNO GIÀ RICEVUTO LA LORO RICOMPENSA» (Mt 6, 16). Quale ricompensa, se non quella della lode degli uomini? Per la bramosia di questa lode, spesso si ostenta una parvenza di giustizia, non ci si preoccupa della coscienza e si va in cerca di una falsa rinomanza. Così l’iniquità, che già si condanna da se stessa nascondendosi, si contenta poi di una stima ipocrita.
    A chi ama Dio è già sufficiente sapere di essere gradito a colui che ama; e non brama ricompensa maggiore dell’amore stesso. L’ANIMA PURA E SANTA È TALMENTE FELICE DI ESSERE RIPIENA DI LUI, CHE NON DESIDERA COMPIACERSI IN NESSUN ALTRO OGGETTO AL DI FUORI DI LUI.
    È quanto mai vero, infatti, ciò che dice il Signore: «LÀ DOV’È IL TUO TESORO, SARÀ ANCHE IL TUO CUORE» (MT 6, 21). MA QUAL È IL TESORO DELL’UOMO SE NON LA MESSE DELLE SUE OPERE E IL RACCOLTO DELLE SUE FATICHE? «INFATTI CIASCUNO RACCOGLIERÀ QUELLO CHE AVRÀ SEMINATO» (GAL 6, 7); E QUAL È LA PRESTAZIONE DI CIASCUNO, TALE SARÀ ANCHE IL COMPENSO CHE RICEVERÀ. INOLTRE DOVE SI RIPONE LA FELICITÀ DEL GODIMENTO, LÌ SI CONCENTRA ANCHE LA PREOCCUPAZIONE DEL CUORE. MA, ESSENDO MOLTEPLICI LE SPECIE DI RICCHEZZE E DIVERSI I MOTIVI E LE FONTI DI PIACERE, PER OGNUNO IL TESORO CONSISTE IN CIÒ CHE FORMA L’OGGETTO DELLE PROPRIE ASPIRAZIONI. PERÒ SE QUESTE TENDONO AI BENI TERRENI, ANCHE SE PIENAMENTE APPAGATE, NON RENDONO FELICI. PORTANO ALLA FELICITÀ, INVECE, QUELLE ORIENTATE ALLE COSE DI LASSÙ.
    COLORO, INFATTI, CHE ASPIRANO ALLE COSE CELESTI E NON A QUELLE DELLA TERRA E NON SI PROTENDONO VERSO I BENI CADUCHI, BENSÌ VERSO I BENI ETERNI, hanno riposto le loro ricchezze incorruttibili in quel bene di cui parla il profeta, dicendo: «È giunto il nostro tesoro e la nostra salvezza, sapienza e scienza e pietà dal Signore: sono questi i tesori della giustizia» (Is 33, 6 volg.). Per mezzo di questi beni, con l’aiuto della grazia di Dio, ANCHE I BENI TERRENI SI TRASFORMANO IN BENI CELESTI. EFFETTIVAMENTE SONO MOLTI QUELLI CHE SI SERVONO DELLE RICCHEZZE, O GIUSTAMENTE EREDITATE O ALTRIMENTI ACQUISITE, COME MEZZI PER ESERCITARE LA MISERICORDIA.
    E QUANDO, PER SOSTENTARE I POVERI, ELARGISCONO IL LORO SUPERFLUO, ACCUMULANO PER SÉ RICCHEZZE CHE NON SI PERDONO, PERCHÉ CIÒ CHE HANNO MESSO DA PARTE PER I POVERI NON VA PIÙ SOGGETTO A PERDITA.
    A RAGIONE COSTORO HANNO IL LORO CUORE DOVE HANNO POSTO IL LORO TESORO, PERCHÉ LA LORO PIÙ GRANDE FELICITÀ SARÀ QUELLA DI GODERSI LE RICCHEZZE CONSEGUITE E DI ACCRESCERLE SEMPRE DI PIÙ SENZA ALCUN TIMORE CHE VADANO PERDUTE.

  16. VENGA IL TUO REGNO
    «La preghiera» di Origène

    Il regno di Dio, secondo la parola del nostro Signore e Salvatore, non viene in modo da attirare l’attenzione …poichè assai vicina è la sua parola sulla nostra bocca e nel nostro cuore (Cfr. Rm 10, 8). Perciò, senza dubbio, colui che prega che venga il regno di Dio, prega in realtà che si sviluppa, produca i suoi frutti e giunga al suo compimento quel regno di Dio che egli ha in sé. DIO REGNA NELL’ANIMA DEI SANTI ed essi obbediscono alle leggi spirituali di Dio che in essi abita. NELL’ANIMA DEI GIUSTI È PRESENTE IL PADRE E CON IL PADRE ANCHE CRISTO, SECONDO QUELL’AFFERMAZIONE: «VERREMO A LUI E PRENDEREMO DIMORA PRESSO DI LUI» (Gv 14, 23).
    Perciò preghiamo senza stancarci. Facciamolo con una disposizione interiore sublimata e come divinizzata dalla presenza del Verbo. Diciamo al nostro Padre che è in cielo: «SIA SANTIFICATO IL TUO NOME; VENGA IL TUO REGNO» (Mt 6, 9-10). Ricordiamo che il regno di Dio non può accordarsi con il regno del peccato Se vogliamo quindi che Dio regni in noi, in nessun modo «regni il peccato nel nostro corpo mortale» (Rm 6, 12). Mortifichiamo le nostre membra che appartengono alla terra (cfr. Col 3, 5). FACCIAMO FRUTTI NELLO SPIRITO, PERCHÈ DIO POSSA DIMORARE IN NOI COME IN UN PARADISO SPIRITUALE. Regni in noi solo Dio Padre col suo Cristo. Tutto ciò può avvenire in ognuno di noi. FIN D’ORA PERCIÒ IL NOSTRO «CORPO CORRUTTIBILE» SI RIVESTA DI SANTITÀ E DI INCORRUTTIBILITÀ; E CIÒ CHE È MORTALE CACCI VIA LA MORTE, SI RICOPRA DELL’IMMORTALITÀ DEL PADRE (CFR. 1 COR 15, 54). COSÌ REGNANDO DIO IN NOI, POSSIAMO GIÀ GODERE DEI BENI DELLA RIGENERAZIONE E DELLA RISURREZIONE.

  17. ERMES RONCHI:
    Sta morendo, posto in alto, nudo nel vento, e lo deridono tutti: guardatelo, il re! I più scandalizzati sono i devoti osservanti: ma quale Dio è il tuo, un Dio sconfitto che ti lascia finire così? Si scandalizzano i soldati, gli uomini forti: se sei il re, usa la forza! E per bocca di uno dei crocifissi, con una prepotenza aggressiva, ritorna anche la sfida del diavolo nel deserto: se tu sei il figlio di Dio… (Lc 4,3). La tentazione che il malfattore introduce è ancora più potente: se sei il Cristo, salva te stesso e noi. È la sfida, alta e definitiva, su quale Messia essere; ancora più insidiosa, ora che si aggiungono sconfitta, vergogna, strazio. Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve (Lc 22,26); se il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza mite e indomita. C’è un secondo crocifisso però, un assassino “misericordioso”, che prova un moto compassione per il compagno di pena, e vorrebbe difenderlo in quella bolgia, pur nella sua impotenza di inchiodato alla morte, e vorrebbe proteggerlo: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Una grande definizione di Dio: Dio è dentro il nostro patire, Dio è crocifisso in tutti gli infiniti crocifissi della storia, Dio che naviga in questo fiume di lacrime. Che entra nella morte perché là entra ogni suo figlio. Che mostra come il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. Lui non ha fatto nulla di male. Che bella definizione di Gesù, nitida semplice perfetta: niente di male, per nessuno, mai, solo bene, esclusivamente bene. E Gesù lo conferma fino alla fine, perdona i crocifissori, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto e che prima si era preoccupato di lui, instaurando tra i patiboli, sull’orlo della morte, un momento sublime di comunione. E il ladro misericordioso capisce e si aggrappa alla misericordia: ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gesù non solo si ricorderà, ma lo porterà via con sé, se lo caricherà sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, perché sia più leggero l’ultimo tratto di strada verso casa. Oggi sarai con me in paradiso: la salvezza è un regalo, non un merito. E se il primo che entra in paradiso è quest’uomo dalla vita sbagliata, che però sa aggrapparsi al crocifisso amore, allora le porte del cielo resteranno spalancate per sempre per tutti quelli che riconoscono Gesù come loro compagno d’amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.

  18. S. TOMMASO D’AQUINO
    MI SAZIERÒ QUANDO APPARIRÀ LA TUA GLORIA

    QUANDO SARANNO COMPIUTI TUTTI I NOSTRI DESIDERI, CIOÈ NELLA VITA ETERNA, LA FEDE CESSERÀ. Non sarà più oggetto di fede tutta quella serie di verità che nel «Credo» si chiude con le parole: «vita eterna. Amen».
    La prima cosa che si compie nella vita eterna è l’unione dell’uomo con Dio.
    Dio stesso, infatti, è il premio ed il fine di tutte le nostre fatiche: «Io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà molto grande» (Gn 15, 1). Questa unione poi consiste nella perfetta visione: «ORA VEDIAMO COME IN UNO SPECCHIO, IN MANIERA CONFUSA, MA ALLORA VEDREMO FACCIA A FACCIA» (1 Cor 13, 12).
    La vita eterna inoltre consiste nella somma lode, come dice il Profeta: «Giubilo e gioia saranno in essa, ringraziamenti e inni di lode» (Is 51, 3). Consiste ancora nella perfetta soddisfazione del desiderio. IVI INFATTI OGNI BEATO AVRÀ PIÙ DI QUANTO HA DESIDERATO E SPERATO. LA RAGIONE È CHE NESSUNO PUÒ IN QUESTA VITA APPAGARE PIENAMENTE I SUOI DESIDERI, NÉ ALCUNA COSA CREATA È IN GRADO DI COLMARE LE ASPIRAZIONI DELL’UOMO. SOLO DIO PUÒ SAZIARLO, ANZI ANDARE MOLTO AL DI LÀ, FINO ALL’INFINITO. PER QUESTO LE BRAME DELL’UOMO SI APPAGANO SOLO IN DIO, SECONDO QUANTO DICE AGOSTINO: «CI HAI FATTI PER TE, O SIGNORE, E IL NOSTRO CUORE È SENZA PACE FINO A QUANDO NON RIPOSA IN TE».
    I santi, nella patria, possederanno perfettamente Dio. Ne segue che giungeranno all’apice di ogni loro desiderio e che la loro gloria sarà superiore a quanto speravano. Per questo dice il Signore: «Prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25, 21); e Agostino aggiunge: «Tutta la gioia non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia. Mi sazierò quando apparirà la tua gloria»; ed anche: «Egli sazia di beni il tuo desiderio». Tutto quello che può procurare felicità, là è presente ed in sommo grado. Se si cercano godimenti, là ci sarà il massimo e più assoluto godimento, perché si tratta del bene supremo, cioè di Dio: «DOLCEZZA SENZA FINE ALLA TUA DESTRA» (SAL 15, 11).
    LA VITA ETERNA INFINE CONSISTE NELLA GIOCONDA FRATERNITÀ DI TUTTI I SANTI. SARÀ UNA COMUNIONE DI SPIRITI ESTREMAMENTE DELIZIOSA, PERCHÉ OGNUNO AVRÀ TUTTI I BENI DI TUTTI GLI ALTRI BEATI. OGNUNO AMERÀ L’ALTRO COME SE STESSO E PERCIÒ GODRÀ DEL BENE ALTRUI COME PROPRIO.
    COSÌ IL GAUDIO DI UNO SOLO SARÀ TANTO MAGGIORE QUANTO PIÙ GRANDE SARÀ LA GIOIA DI TUTTI GLI ALTRI BEATI.

  19. CANTATE A DIO CON ARTE NEL GIUBILO
    Sant’Agostino, vescovo

    «Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo!» (Sal 32, 2. 3). Spogliatevi di ciò che è vecchio ormai; avete conosciuto il nuovo canto. UN UOMO NUOVO, UN TESTAMENTO NUOVO, UN CANTO NUOVO. IL NUOVO CANTO NON SI ADDICE AD UOMINI VECCHI. Non lo imparano se non gli uomini nuovi, uomini rinnovati, per mezzo della grazia, da ciò che era vecchio, uomini appartenenti ormai al nuovo testamento, che è il regno dei cieli. TUTTO IL NOSTRO AMORE AD ESSO SOSPIRA E CANTA UN CANTO NUOVO. ELEVI PERÒ UN CANTO NUOVO NON CON LA LINGUA, MA CON LA VITA.
    Cantate a lui un canto nuovo, cantate a lui con arte (cfr. Sal 32,3). Ciascuno si domanda come cantare a Dio. DEVI CANTARE A LUI, MA NON IN MODO STONATO. NON VUOLE CHE SIANO OFFESE LE SUE ORECCHIE. CANTATE CON ARTE, O FRATELLI. Quando, davanti a un buon intenditore di musica, ti si dice: Canta in modo da piacergli; tu, privo di preparazione nell’arte musicale, vieni preso da trepidazione nel cantare, perché non vorresti dispiacere al musicista; infatti quello che sfugge al profano, viene notato e criticato da un intenditore dell’arte. Orbene, chi oserebbe presentarsi a cantare con arte a Dio, che sa ben giudicare il cantore, che esamina con esattezza ogni cosa e che tutto ascolta così bene? Come potresti mostrare un’abilità così perfetta nel canto, da non offendere in nulla orecchie così perfette?
    Ecco egli ti dà quasi il tono della melodia da cantare: NON ANDARE IN CERCA DELLE PAROLE, COME SE TU POTESSI TRADURRE IN SUONI ARTICOLATI UN CANTO DI CUI DIO SI DILETTI. CANTA NEL GIUBILO. Cantare con arte a Dio consiste proprio in questo: Cantare nel giubilo. Che cosa significa cantare nel giubilo? COMPRENDERE E NON SAPER SPIEGARE A PAROLE CIÒ CHE SI CANTA COL CUORE. COLORO INFATTI CHE CANTANO SIA DURANTE LA MIETITURA, SIA DURANTE LA VENDEMMIA, SIA DURANTE QUALCHE LAVORO INTENSO, PRIMA AVVERTONO IL PIACERE, SUSCITATO DALLE PAROLE DEI CANTI, MA, IN SEGUITO, QUANDO L’EMOZIONE CRESCE, SENTONO CHE NON POSSONO PIÙ ESPRIMERLA IN PAROLE E ALLORA SI SFOGANO IN SOLA MODULAZIONE DI NOTE. QUESTO CANTO LO CHIAMIAMO «GIUBILO».
    Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l’ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E SE NON LO PUOI ESPRIMERE, E D’ALTRA PARTE NON PUOI TACERLO, CHE COSA TI RIMANE SE NON «GIUBILARE»? ALLORA IL CUORE SI APRIRÀ ALLA GIOIA, SENZA SERVIRSI DI PAROLE, E LA GRANDEZZA STRAORDINARIA DELLA GIOIA NON CONOSCERÀ I LIMITI DELLE SILLABE. CANTATE A LUI CON ARTE NEL GIUBILO (cfr. Sal 32, 3).

  20. CRISTO È VERITÀ NELLA MENTE DI MARIA,
    Sant’Agostino, vescovo

    Fate attenzione, vi prego, a quello che disse il Signore Gesù Cristo, stendendo la mano verso i suoi discepoli: « Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre » (Mt 12, 49-50). Forse che non ha fatto la volontà del Padre LA VERGINE MARIA, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede, fu scelta come colei dalla quale doveva nascere la nostra salvezza tra gli uomini, FU CREATA DA CRISTO, PRIMA CHE CRISTO IN LEI FOSSE CREATO? Ha fatto, sì certamente ha fatto la volontà del Padre Maria santissima e perciò CONTA DI PIÙ PER MARIA ESSERE STATA DISCEPOLA DI CRISTO, CHE ESSERE STATA MADRE DI CRISTO. Lo ripetiamo: fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo. Osserva se non è vero ciò che dico. Mentre il Signore passava, una donna esclamò: « Beato il grembo che ti ha portato! » (Lc 11, 27). Felice il grembo che ti ha portato! E perché la felicità non fosse cercata nella carne, che cosa rispose il Signore? « BEATI PIUTTOSTO COLORO CHE ASCOLTANO LA PAROLA DI DIO E LA OSSERVANO » (LC 11, 28). Anche Maria proprio per questo è beata, perché ha ascoltato la parola di dio e l’ha osservata… CRISTO È VERITÀ NELLA MENTE DI MARIA, CRISTO È CARNE NEL GREMBO DI MARIA. Conta di più ciò che è nella mente, di ciò che è portato nel grembo. Santa è Maria, beata è Maria, ma è migliore la Chiesa che la Vergine Maria. Perché? PERCHÉ MARIA È UNA PARTE DELLA CHIESA: Un membro santo, eccellente, che tutti sorpassa in dignità, ma tuttavia è sempre un membro rispetto all’intero corpo. Se è membro di tutto il corpo, allora certo vale più il corpo che un suo membro. IL SIGNORE È CAPO, E IL CRISTO TOTALE È CAPO E CORPO. Che dire? Abbiamo un capo divino, abbiamo per capo Dio. Perciò, o carissimi, badate bene: anche voi siete membra di Cristo, anche voi siete corpo di cristo. Osservate in che modo lo siete, perché egli dice: «ecco mia madre, ed ecco i miei fratelli » (MT 12, 49). COME POTRETE ESSERE MADRE DI CRISTO? CHIUNQUE ASCOLTA E CHIUNQUE FA LA VOLONTÀ DEL PADRE MIO CHE È NEI CIELI, EGLI È PER ME FRATELLO, SORELLA E MADRE ( Mt 12, 50).

  21. Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
    Il cuore del giusto esulterà nel Signore «Il giusto gioirà nel Signore e riporrà in lui la sua speranza, i retti di cuore ne trarranno gloria» (Sal 63, 11). Questo abbiamo cantato non solo con la voce, ma anche col cuore. Queste parole ha rivolto a Dio la coscienza e la lingua cristiana. «Il giusto gioirà», non nel mondo, ma «nel Signore». «Una luce si è levata per il giusto», dice altrove, «gioia per i retti di cuore» (Sal 96, 11). Forse vorrai chiedere donde venga questa gioia. Ascolta: «Si rallegrerà in Dio il giusto» e altrove: «Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 36, 4).
    Che cosa ci viene ordinato e che cosa ci viene dato? Che cosa ci viene comandato e che cosa ci viene donato? DI RALLEGRARCI NEL SIGNORE! MA CHI SI RALLEGRA DI CIÒ CHE NON VEDE? O FORSE NOI VEDIAMO IL SIGNORE? QUESTO È SOLO OGGETTO DI PROMESSA. ORA INVECE «CAMMINIAMO NELLA FEDE, FINCHÉ ABITIAMO NEL CORPO SIAMO IN ESILIO, LONTANO DAL SIGNORE» (2 COR 5, 7. 6). NELLA FEDE E NON NELLA VISIONE. QUANDO NELLA VISIONE? QUANDO SI COMPIRÀ CIÒ CHE DICE LO STESSO GIOVANNI: «CARISSIMI, NOI FIN D’ORA SIAMO FIGLI DI DIO, MA CIÒ CHE SAREMO NON È STATO ANCORA RIVELATO. SAPPIAMO PERÒ CHE QUANDO EGLI SI SARÀ MANIFESTATO, NOI SAREMO SIMILI A LUI, PERCHÉ LO VEDREMO COSÌ COME EGLI È» (1 GV 3, 2).
    ALLORA CONSEGUIREMO GRANDE E PERFETTA LETIZIA, ALLORA VI SARÀ GIOIA PIENA, DOVE NON SARÀ PIÙ LA SPERANZA A SOSTENERCI, MA LA REALTÀ STESSA A SAZIARCI. Tuttavia anche ora, prima che arrivi a noi questa realtà, prima che noi giungiamo alla realtà stessa, rallegriamoci nel Signore. Non reca infatti piccola gioia quella speranza a cui segue la realtà.
    Ora dunque amiamo nella speranza. Ecco perché la Scrittura dice: «Il giusto gioirà nel Signore» e subito dopo, perché questi ancora non vede la realtà, essa aggiunge: «e riporrà in lui la sua speranza».
    Abbiamo tuttavia le primizie dello spirito e forse già qualcosa di più. Infatti già ora siamo vicini a colui che amiamo. Già ora ci viene dato un saggio e una pregustazione di quel cibo e di quella bevanda, di cui un giorno ci sazieremo avidamente.
    MA COME POTREMO GIOIRE NEL SIGNORE, SE EGLI È TANTO LONTANO DA NOI? LONTANO? NO. EGLI NON È LONTANO, A MENO CHE TU STESSO NON LO COSTRINGA AD ALLONTANARSI DA TE. AMA E LO SENTIRAI VICINO. AMA ED EGLI VERRÀ AD ABITARE IN TE.
    «IL SIGNORE È VICINO: NON ANGUSTIATEVI PER NULLA» (FIL 4, 5-6). VUOI VEDERE COME EGLI STA CON TE, SE LO AMERAI? «DIO È AMORE» (1 GV 4, 8).
    MA TU VORRAI CHIEDERMI: CHE COS’È L’AMORE? L’AMORE È LA VIRTÙ PER CUI AMIAMO. CHE COSA AMIAMO? UN BENE INEFFABILE, UN BENE BENEFICO, IL BENE CHE CREA TUTTI I BENI. LUI STESSO SIA LA TUA DELIZIA, POICHÉ DA LUI RICEVI TUTTO CIÒ CHE CAUSA IL TUO DILETTO. NON PARLO CERTO DEL PECCATO. INFATTI SOLO IL PECCATO TU NON RICEVI DA LUI. ECCETTO IL PECCATO, TU HAI DA LUI TUTTE LE ALTRE COSE CHE POSSIEDI.

  22. Credevo che il mio viaggio
    fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze.
    Credevo che la strada davanti a me
    fosse chiusa e le provviste esaurite.
    Credevo che fosse giunto il tempo di trovare riposo
    in una oscurità pregna di silenzio.

    Scopro invece che i Tuoi progetti
    per me non sono finiti
    e quando le parole ormai vecchie muoiono sulle mie labbra
    nuove melodie nascono dal cuore;
    e dove ho perduto le tracce dei vecchi sentieri
    un nuovo paese mi si apre
    con tutte le sue meraviglie. (Tagore)

  23. SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

    Dal punto di vista della liturgia, la festa di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo conclude l’anno liturgico per portarci con l’Avvento verso il nuovo anno. Dal nostro punto di vista, di noi che la festa la celebriamo, di noi che ogni anno liturgico chiama a vivere un percorso sempre più approfondito nella sequela di Gesù, LA FESTA DI CRISTO RE È LA VERIFICA DEL NOSTRO CAMMINO ANNUALE. SENZA VERIFICA, INFATTI, SENZA FERMARSI A VALUTARE COSTI E RICAVI, SUCCESSI E INSUCCESSI, PROGRESSI O RITIRATE, SI RISCHIA DI CAMMINARE A VUOTO, DI RITROVARSI LONTANI DA DOVE CREDEVAMO DI ESSERE, MAGARI FALLITI QUANDO CREDEVAMO DI ESSERCI ARRICCHITI. LASCIAMO DUNQUE DA PARTE LE RIFLESSIONI TEOLOGICHE SUL COME E PERCHÉ GESÙ CRISTO È RE – CHISSÀ QUANTE VOLTE LE ABBIAMO FATTE O SENTITE – PER UNA VERIFICA UMILE E SCHIETTA DEL NOSTRO CAMMINO SPIRITUALE.
    “Dunque tu sei re?”, chiede il procuratore, con un misto di meraviglia e di scherno, a quell’uomo solo e indifeso. Rubiamo la domanda a Pilato per rivolgerla noi davanti a Gesù: “DUNQUE TU SEI RE? SEI DAVVERO IL SOVRANO DELLA NOSTRA VITA, COLUI DAL QUALE TUTTE LE NOSTRE SCELTE SCATURISCONO E SUL QUALE TUTTE LE NOSTRE AZIONI SI FONDANO? SEI DAVVERO IL NOSTRO RE, NON SECONDO LE MODALITÀ DI “QUESTO MONDO”, DI “QUAGGIÙ”, MA ALLA TUA MANIERA, SECONDO LA QUALE I SUDDITI NON SONO SERVI MA “AMICI” (GV 15,15 I PER I QUALI NON HAI ESITATO A DARE LA VITA (GV 15,13)”?
    Cerchiamo di essere sinceri fino all’osso. La nostra vita poggia davvero su di lui come una costruzione sulle fondamenta? I nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre parole nascono da ciò che egli ci comanda? Siamo “sudditi” che gli tributano onore con incenso, salamelecchi e inchini, ma poi, cerchiamo di fare i furbi, evitando le regole ed evadendo le tasse? Oppure SIAMO “SUOI SUDDITI – AMICI”, PERCHÉ METTIAMO IN PRATICA CON CONVINZIONE E GIOIA LA SUA PAROLA: “VOI SIETE MIEI AMICI, SE FATE CIÒ CHE IO VI COMANDO”… IN QUESTO ANNO ABBIAMO FATTO CON PIÙ IMPEGNO CIÒ CHE EGLI CI COMANDA? ATTENZIONE! CHE IL SUO REGNO “NON È DI QUESTO MONDO” NON SIGNIFICA CHE ESSO È CONFINATO TRA LE NUVOLE….
    EGLI VUOLE CHE NOI PORTIAMO DENTRO A QUESTO MONDO, ALLE COSE DI “QUAGGIÙ”, CRITERI, SCELTE E COMPORTAMENTI CHE LO TRASFORMINO E LO SPINGANO VERSO “LASSÙ” . LA SOLIDARIETÀ, LA GENEROSITÀ, LA GRATUITÀ, LA MISERICORDIA, LA NON VIOLENZA, LA FORZA CONTRO LE DIFFICOLTÀ, LA PASSIONE PER LA GIUSTIZIA E PER LA PACE… SON QUESTE LE COSE CHE EGLI COMANDA. EGLI CI COMANDA DI ESSERE DENTRO QUESTO MONDO PER ESSERNE LUCE E LIEVITO. GESÙ, DUNQUE TU SEI IL RE? SEI IL NOSTRO RE?
    L’ANNO LITURGICO È VERO QUANDO NON È UN CIRCUITO DOVE SI GIRA RIMANENDO SEMPRE ALLA STESSA ALTEZZA, MA UNA SPIRALE CHE GIRO DOPO GIRO PORTA SEMPRE PIÙ IN ALTO, VERSO LA REGALITÀ DI GESÙ.

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