COSTRUIAMO MURI O…PONTI?

Cari amici, è diventato un proverbio: con l’Epifania finiscono tutte le feste… Si torna alla normalità. Ci aspetta la vita quotidiana con le sue gioie e le sue fatiche… date soprattutto dai rapporti fra di noi, in famiglia,  nel lavoro,  nelle comunità ecclesiali e nelle relazioni internazionali…  Subito ci troviamo davanti a  una scelta tremenda:  COSTRUIAMO MURI O…  PONTI?  

PROPOSTE  DI  VILLA  S. BIAGIO  GENNAIO 2020

  • GIOVEDÌ 16giornata dialogo ebraico-cristiano (on line)
  • VENERDI 17–25settimana preghiera unità dei cristiani
  • SABATO 18 –DOM.19: WEEK–END DELLO SPIRITO
  • PROGRAMMA:  SABATO:   h.16 : SCUOLA DI PREGHIERA  h. 18.30 S.MESSA                  DOMENICA: H. 9: LODI – Lectio Divina  –10.30  S.MESSA – Verifica e Risonanze
  •  EGLI E’ LA NOSTRA PACE: Lettera agli Efesini  (S. Paolo)   
  • – LA FORZA DEL DIALOGO  (Papa Francesco) 
  • – ECUMENISMO DELLA CARITÀ    (D. Orione)
  • DOMENICA 26  Gennaio: LA DOMENICA DELLA PAROLA
  • UN NUOVO DOCUMENTO: PERCHÉ? «Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45). È uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. Appare ai discepoli mentre sono radunati insieme, spezza con loro il pane e apre le loro menti all’intelligenza delle Sacre Scritture. A quegli uomini impauriti e delusi rivela il senso del mistero pasquale: che cioè, secondo il progetto eterno del Padre, Gesù doveva patire e risuscitare dai morti per offrire la conversione e il perdono dei peccati  e promette lo Spirito Santo che darà loro la forza di essere testimoni di questo Mistero di salvezza (Lc 24,49). La relazione tra il Risorto, la comunità dei credenti e la Sacra Scrittura è vitale per la nostra identità. Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è anche vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo. Giustamente San Girolamo scriveva: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo»                    
  • QUANDO?  Stabilisco, pertanto, che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani. celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino per giungere a un’unità autentica e solida.                              

  • PAROLE PER LA PACE IN FAMIGLIA (Papa Francesco)
  • Guardiamo Maria: dopo l’Annunciazione, il primo gesto che compie è di carità verso l’anziana parente Elisabetta; e le prime parole che pronuncia sono: “L’anima mia magnifica il Signore”, cioè un canto di lode e di ringraziamento a Dio non solo per quello che ha operato in lei, ma per la sua azione in tutta la storia della salvezza. Tutto è suo dono. Se noi possiamo capire che tutto è dono di Dio, quanta felicità nel nostro cuore! Tutto è suo dono. Lui è la nostra forza! Dire grazie è così facile, eppure così difficile! Quante volte ci diciamo grazie in famiglia? E’ una delle parole chiave della convivenza. “Permesso”, “scusa”, “grazie”: se in una famiglia si dicono queste tre parole, la famiglia va avanti. “Permesso”, “scusami”, “grazie”. Quante volte diciamo “grazie” in famiglia? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, ci è vicino, ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. E’ facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma andare a ringraziarlo: “Mah, non mi viene”.
  • “LA PACE VALE PIÙ DI TUTTO” (D. Orione)  In una famiglia di benefattori erano sorti seri problemi di intesa. Don Orione, malato e sofferente ( gli restano pochi giorni di vita…), dimentica i suoi guai e si fa mediatore di pace. Con grande delicatezza e forza.  Nella sua vita,  di opere di carità ne ha fatte tante. Ma quella di aiutare la gente a rifare pace, non è tra le più piccole.  Certo una delle più difficili. Perché,  “la pace vale più di tutto
  • Tortona, 16 Gennaio 1940  Pace! Pace! Pace!    Distintissimi Signori G. e A. miei insigni Benefattori, In questi giorni sto, in modo particolare, pregando perché la pace, che è il dono di Cristo, sia fonte di bene per voi  e per le distinte Vostre Famiglie. A tale scopo, ma senza che si sappia, per domani, mercoledì ho ordinato una giornata di preghiere davanti a Gesù Sacramentato esposto. E oggi mi fo ardito di scrivere la presente perché, vorrei, col divino aiuto, impedire lo scandalo che sta per succedere…     Le Signorie Vostre facciano da parte ogni sacrificio con la più grande e buona volontà nel sacro ricordo di Vostra Madre, di Vostro Padre, e tutto riuscirà. Sarà un buon esempio che lascerete ai vostri Figli! Capisco che, per addivenire alla sospirata pace, si dovrà vincere un bel po’ di amor proprio: bisognerà superare difficoltà non poche né piccole, ma a tutto si riesce, quando c’è la buona volontà. Per la pace, per la concordia, si passi sopra ad ogni interesse: ogni sacrificio è poco per la pace; con la buona volontà si fa tutto: la pace vale più di tutto!  Vi dico nel nome del Signore che, fatta la riconciliazione nelle Vostre anime e sulle Vostre Case si spanderà una luce grande di grazia nella pace dello Spirito Santo.  La Vostra salute e quella dei Vostri Cari andrà meglio, la Vostra vita stessa sarà più serena e prolungata. Vi chiedo scusa se mai mi fosse sfuggita qualche parola che potesse farVi dispiacere, non era certo nella mia intenzione. Da anni Voi conoscete Don Orione, sapete la stima, l’affetto mio per Voi: guardate al fine per cui ho scritto, guardate allo spirito e non alla parola. Vogliate avermi sempre per il Vostro umile Servitore in Gesù Cristo Don L. Orione  Scr. 41, 107  
  • Don Tonino Bello ci dice come fare in concreto: Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltantopossono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato un’ala sola, perché io fossi tuo compagno di volo.”

                      INFO E PRENOTAZIONI: – 333.8890.862 –                                                                                        donalesiani@gmaill.com – www.sanbiagiofano.it

    *********************************************************

Mohamed  domanda:  Caro Don Orione                         Forse non dovrei rivolgermi  a Lei così confidenzialmente. Primo perché non sono italiano e faccio fatica ad esprimermi nella vostra lingua. E poi perché non sono cristiano ma musulmano.  Sono in Italia da diversi anni. Ho trovato un lavoro e, a dire il vero, il  padrone mi vuole anche bene, a suo modo. Ma in questi ultimi anni, a causa dei vari attentati terroristici, tutto è diventato più difficile per noi immigrati. Ci sentiamo guardati male. In treno nessuno si siede volentieri accanto a noi. Per strada, la gente, se può ci evita, facendo  finta di non vederci. Perché? Non siamo tutti terroristi. Personalmente non sono venuto in Italia per fare guerre di religione, ma per guadagnare da vivere per me e la mia famiglia alla quale mensilmente mando qualcosa… Ho saputo che nel secolo scorso,  anche gli italiani sono emigrati in massa verso luoghi dove era più facile guadagnarsi un pezzo di pane. E si sono fatti onore. Ho sentito dire che anche Lei ha fatto di tutto per gli Italiani emigrati in America latina. Don Orione, c’è ancora  posto  per noi immigrati nel suo cuore? E in quello dei suoi religiosi? E nel cuore di Dio? Arriverà mai il giorno in cui non avremo più paura gli uni degli altri? E ci guarderemo tutti come fratelli? (Mohamed –  Marocco)

 DON ORIONE RISPONDE:  Caro fratello musulmano Ti sono grato perché non hai avuto paura di rivolgerti a me,  per confidarmi la pena e il disagio che provi nel trovarti in un paese straniero. Una sensazione che ho provato anch’io: posso capire. C’è il disagio di non sapersi esprimere bene in una lingua straniera. Ma soprattutto  la tristezza di sentirti guardato con diffidenza e, a volte, con disprezzo. Ti racconterò qualcosa di quel pochino che ho fatto per alleviare le sofferenze degli Italiani emigrati in America latina…Prima però voglio dirti  che mi è sempre piaciuta nella fede cristiana questa  apertura universale a tutti i popoli e a tutte le razze. Ho sentito che rispondeva alle esigenze più profonde del mio cuore di uomo, di cristiano e di sacerdote.  Mi veniva spontaneo ripetere spesso  a me e alla gente: fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno”…Del resto, già  nei profeti della Bibbia,  a cui le nostre religioni si rifanno entrambe,  ci sono sprazzi intensi di luce universalistica. La benedizione del Signore, per esempio,  è promessa a  tutti:   Li  benedirà il Signore degli eserciti: “Benedetto sia l’Egiziano mio  popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità”. Is. 20,23)  Gli fa eco il salmista che vede tutti i popoli coinvolti in un unico progetto di salvezza e iscritti all’anagrafe della città di Dio.   “Di te si dicono cose stupende, città di Dio.  Ricorderò Raab e Babilonia  fra quelli che mi conoscono;  ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:  tutti là sono nati” (Sl. 87)   Oggi, gli uomini di buona volontà sono sempre più convinti che bisogna sottolineare gli elementi che ci uniscono e non ciò che ci divide. Conoscere reciprocamente i tesori delle nostre diverse culture. E comunicarcele con delicatezza e rispetto. Ne va del futuro dell’umanità. In questi giorni mi sono riletto la lettera agli Efesini che intende la Chiesa come costruttrice di ponti fra gli uomini.  E allora, caro Mohamed, pur con grande rispetto, vorrei  invitare anche te ( posso?…)  ad ascoltare qualche pensiero di questa lettera che ci aiuta ad affrontare il dilemma dell’umanità oggi: costruire muri o ponti? 

 ATTINGENDO ALLA SORGENTE: S. PAOLO LETTERA AGLI EFESINI 

  1. Un unico progetto di salvezza  per tutti gli uomini: Nel suo amore  Dio ci ha fatto conoscere  il segreto progetto della sua volontà: quello che fin da principio generosamente aveva deciso di realizzare per mezzo di Cristo.  Così Dio conduce la storia  al suo compimento:  riunisce tutte le cose, sotto un unico capo, Cristo. (1,10s)
  2. DIO NON AMA I MURI: LI HA ABBATTUTI IN GESÙ,  NOSTRA    PACE. Voi eravate lontani dal Cristo; eravate stranieri, non appartenevate al popolo di Dio; eravate esclusi dalle sue promesse e dalla sua alleanza; eravate nel mondo persone senza speranza e senza Dio. Ora invece, uniti a Cristo Gesù per mezzo della sua morte, voi, che eravate lontani, siete diventati vicini.
  3. INFATTI CRISTO È LA NOSTRA PACE: egli ha fatto diventare un unico popolo i pagani e gli Ebrei; egli ha demolito quel muro che li separava e li rendeva nemici. (2,11ss)    
  4. CON LA SUA CROCE,  GESÙ HA COSTRUITO UN PONTE DI COMUNIONE fra tutti i popoli: Infatti, sacrificando se stesso,  ha abolito la legge giudaica con tutti i regolamenti e le proibizioni.  Così, ha creato un popolo nuovo, e ha portato la pace fra loro;  per mezzo della sua morte in croce li ha uniti in un solo corpo, e li ha messi in pace con Dio. Sulla croce, sacrificando se stesso, egli ha distrutto ciò che li separava. (2,15s)
  5. PER GESÙ NON CI SONO PIÙ STRANIERI…ma un’unica famiglia Come dice la Bibbia: Egli è venuto ad annunziare il messaggio di pace: pace a voi che eravate lontani e pace a quelli che erano vicini.Per mezzo di Gesù Cristo ora voi non siete più stranieri, né ospiti. Anche voi, insieme con gli altri, appartenete al popolo e alla famiglia di Dio.  (2,19s)                                                                                             LA MIA ESPERIENZA    Meno parole e più opere di bene: I discorsi sono ormai inutili. Cercare e medicare le piaghe del popolo. In questo modo la nostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana. Cristo andò al popolo. Sollevare il popolo, risanarlo. Deve starci a cuore il popolo. Evitate le parole: di parolai ne abbiamo piene le tasche” (Scritti  61, 114.)

+ MA UNA CARITÀ DAGLI ORIZZONTI AMPI. Un giorno, feci sospendere la lettura della vita del Cottolengo e commentai:… il Cottolengo, accettava i ricoverati di qualsiasi religione o anche di nessuna religione.  Certo, quando i malati si presentano alla porta del Piccolo Cottolengo, non si può  loro chiedere di che religione o nazione siano, ma se hanno un dolore da lenire. Vedete come i Santi avevano il cuore largo! Così  dovremo fare noi, sempre! E’ venuto da me un signore,    il quale mi ha detto: – Voglio fondare un Ospizio Cattolico, e lei si sente di mandarmi i suoi preti? – Ed io: – Se per cattolico intende universale, cioe’  dove si possono accettare tutti, si’ che accetto di mandare il personale;      ma se vuole fondare un Ospedale solo per i cattolici, no che non accetto – perché quando si presenta uno che ha un dolore, non si sta’ lì  a domandare se ha il battesimo ma se ha un dolore.  (Parola VIII, 195-196)     

 -DIC. 1921: MI TROVAVO IN BRASILE. Ero sconvolto nel vedere tanti emigrati italiani bisognosi di tutto. Scrissi al mio vescovo.  Mg.r Arcivescovo mi ha dato una parrocchia al Braz che è il quartiere più popolato dai nostri emigrati: apriremo scuole: apriremo, con l’aiuto di Dio  e di anime generose, un vero segretariato e ufficio di lavoro, e una Casa operaia italiana, vi sarà attigua e annessa una chiesa, ma una bella chiesa, di stile italiano, e andranno uniti: Dio e popolo. Poveri emigrati! poveri nostri fratelli italiani! Che sono a S. Paolo, tra padri e figli, sono più di 300.000, mila. Tutto sangue italiano! Quante lagrime si asciugheranno! quante miserie morali, quanti dolori si leniranno! Ora vostra Eccellenza rev.ma mi lasci qui, voglia lasciarmi ancora un poco qui a fare il missionario tra i nostri. …Sono passi che i miei in Italia non li capiscono io pure non capisco che poco  di ciò che sto facendo, e che mi va succedendo qui. Cerco di pregare. E allora ho una grande pace in me che mi conforta. Scr. 45,176ss

 Cittadini del mondo… Il tuo Cristo è EBREO,  la tua democrazia è GRECA, la tua scrittura è LATINA,  i tuoi numeri sono ARABI,   la tua auto è GIAPPONESE, il tuo caffè BRASILIANO, il tuo orologio è SVIZZERO, la tua pizza è ITALIANA,  la tua camicia è HAWAIANA,    le tue vacanze sono turche, TUNISINE O  MAROCCHINE.  Cittadino  del  mondo  non  rimproverare    il  tuo  vicino  di  essere  straniero… (graffito su un muro  di Berlino)

PARLIAMONE TRA NOI: 

  1. Come guardi e accogli i fratelli provenienti  da altri paesi?
  2.  Cosa pensi del  dialogo tra le varie religioni?    impossibile, pericoloso,  utile, necessario?…
  3. Nel nostro piccolo, cosa possiamo fare per costruire “ponti” con i “lontani” che ci stanno… vicini?   

donalesiani@gmail.com – www.sanbiagiofano.it – 3338890862

2 comments

  1. LA VOCAZIONE DI S.ANTONIO

    «Vita di S. Antonio» scritta da S.Atanasio
    Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all’età di diciotto o vent’anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com’era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
    MEDITANDO SU QUESTE COSE ENTRÒ IN CHIESA, PROPRIO MENTRE SI LEGGEVA IL VANGELO E SENTÌ CHE IL SIGNORE AVEVA DETTO A QUEL RICCO: «SE VUOI ESSERE PERFETTO, VA’, VENDI QUELLO CHE POSSIEDI, DALLO AI POVERI, POI VIENI E SEGUIMI E AVRAI UN TESORO NEI CIELI» (MT 19, 21).
    Allora Antonio, come se quelle parole fossero state lette proprio per lui, USCÌ SUBITO DALLA CHIESA, DIEDE IN DONO AGLI ABITANTI DEL PAESE LE PROPRIETÀ CHE AVEVA EREDITATO DALLA SUA FAMIGLIA — possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni — perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella. Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo:
    «NON VI ANGUSTIATE PER IL DOMANI» (MT 6, 34).
    Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. AFFIDÒ LA SORELLA ALLE VERGINI CONSACRATE A DIO E POI EGLI STESSO SI DEDICÒ NEI PRESSI DELLA SUA CASA ALLA VITA ASCETICA, E COMINCIÒ A CONDURRE CON FORTEZZA UNA VITA ASPRA, SENZA NULLA CONCEDERE A SE STESSO. EGLI LAVORAVA CON LE PROPRIE MANI: INFATTI AVEVA SENTITO PROCLAMARE: «CHI NON VUOL LAVORARE, NEPPURE MANGI» (2 TS 3, 10).
    Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente ( 1 Ts 5, 17).
    ERA COSÌ ATTENTO ALLA LETTURA, CHE NON GLI SFUGGIVA NULLA DI QUANTO ERA SCRITTO, MA CONSERVAVA NELL’ANIMO OGNI COSA AL PUNTO CHE LA MEMORIA FINÌ PER SOSTITUIRE I LIBRI.
    TUTTI GLI ABITANTI DEL PAESE E GLI UOMINI GIUSTI, DELLA CUI BONTÀ SI VALEVA, SCORGENDO UN TALE UOMO LO CHIAMAVANO AMICO DI DIO E ALCUNI LO AMAVANO COME UN FIGLIO, ALTRI COME UN FRATELLO.

  2. Sant’Atanasio, vescovo
    IL VERBO DEL PADRE TUTTO ABBELLISCE, DISPONE E CONTIENE
    Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nella sua bontà infinita, è di gran lunga superiore a tutte le cose create. OTTIMO SOVRANO QUAL È, CON LA SUA SAPIENZA E CON IL SUO VERBO, CIOÈ CON IL SIGNORE NOSTRO E SALVATORE GESÙ CRISTO, GOVERNA, ORDINA E CREA IN OGNI LUOGO TUTTE LE COSE, SECONDO CHE SI ADDICE ALLA SUA GIUSTIZIA. INFATTI È GIUSTO CHE LE COSE SIANO FATTE COSÌ COME LO SONO, E CHE SI COMPIANO COME NOI LE VEDIAMO COMPIUTE. Poiché è lui che ha voluto che tutto accada in questo modo e nessuno può avere un motivo ragionevole per negarlo. Infatti se il movimento delle cose create avvenisse senza ragione e il mondo girasse alla cieca, non si dovrebbe più credere nulla di quanto è stato detto. Ma se il mondo è stato organizzato con sapienza e conoscenza ed è stato riempito di ogni bellezza, ALLORA SI DEVE DIRE CHE IL CREATORE E L’ARTISTA È IL VERBO DI DIO.
    Io penso al Dio vivente e operante, al Verbo del Dio buono, del Dio dell’universo, al Dio che è distinto e differente da tutte le cose create e da tutta la creazione.
    È lui il solo e proprio Verbo del Padre, lui che ha ordinato l’universo e lo ha illuminato con la sua provvidenza. È LUI IL VERBO BUONO DEL PADRE BUONO. È LUI CHE HA DATO ORDINE A TUTTO IL CREATO, CONCILIANDO FRA LORO GLI OPPOSTI ELEMENTI E COMPONENDO OGNI COSA ARMONICAMENTE. EGLI È L’UNICO, L’UNIGENITO, IL DIO BUONO, CHE PROCEDE DAL PADRE COME DA FONTE DI BONTÀ E ORDINA E CONTIENE L’UNIVERSO.
    DOPO AVER FATTO TUTTE LE COSE PER MEZZO DEL VERBO ETERNO E AVER DATO ESISTENZA ALLA CREAZIONE, DIO PADRE NON LASCIA ANDARE CIÒ CHE HA FATTO ALLA DERIVA, NÉ LO ABBANDONA A UN CIECO IMPULSO NATURALE CHE LO FACCIA RICADERE NEL NULLA. Ma, buono com’è, con il suo Verbo, che è anche Dio, guida e sostenta il mondo intero, perché la creazione, illuminata dalla sua guida, dalla sua provvidenza e dal suo ordine, possa persistere nell’essere. Anzi il mondo diviene partecipe del Verbo del Padre, per essere da questi sostenuto e non cessare di esistere. CIÒ CERTAMENTE ACCADREBBE SE NON FOSSE CONSERVATO DAL VERBO, PERCHÉ EGLI È «IMMAGINE DEL DIO INVISIBILE, GENERATO PRIMA DI OGNI CREATURA» (COL 1, 15); POICHÉ PER MEZZO DI LUI E IN LUI HANNO CONSISTENZA TUTTE LE COSE SIA QUELLE VISIBILI CHE QUELLE INVISIBILI, POICHÉ EGLI È IL CAPO DELLA CHIESA, COME NELLE SACRE SCRITTURE INSEGNANO I MINISTRI DELLA VERITÀ (cfr. Col 1, 16-18).
    L’onnipotente e santissimo Verbo del Padre, penetrando tutte le cose, e arrivando ovunque con la sua forza, dà luce ad ogni realtà e tutto contiene e abbraccia in se stesso. Non c’è essere alcuno che si sottragga al suo dominio. TUTTE LE COSE DA LUI RICEVONO INTERAMENTE LA VITA E DA LUI IN ESSA VENGONO MANTENUTE: LE CREATURE SINGOLE NELLA LORO INDIVIDUALITÀ E L’UNIVERSO CREATO NELLA SUA GLOBALITÀ.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *