25 GENNAIO  2020: CONVERSIONE DI S. PAOLO

L’AMORE DI CRISTO CI SPINGE (2COR 5,14)

  • 1° – L’UOMO     Per cominciare la nostra conversazione: dove sei nato? “Io  sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo  senza importanza.( Atti c. 21,39)
  • I tuoi hanno potuto mandarti a perfezionare gli studi: dove? Io sono  un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città,  formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge  paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. ( Atti c. 22,3)
  • Una cosa ci incuriosisce: è vero che parlavi diverse lingueSul punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: “Posso dirti una parola?”. “Conosci il greco?, disse quello, Allora  non sei quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato i quattromila ribelli?”. Paolo, stando in piedi sui gradini,  fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse  loro la parola in ebraico (Atti c. 21,37)
  • Davvero  avevi la cittadinanza romana? Quanto avevi pagato per ottenerla? Il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza,  prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello. Ma quando l’ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al  centurione: “Potete voi flagellare un cittadino  romano, non ancora giudicato?”. Udito ciò, il centurione corse a  riferire al tribuno: “Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un  romano!”.  Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò:  “Dimmi, tu sei cittadino romano?”. Rispose: “Sì”. Replicò il  tribuno: “Io questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo”. Paolo  disse: “Io, invece, lo sono di nascita!”.  (Atti c. 22,20ss) 
  • Ma avevi imparato anche un mestiere manuale?  Paolo si recò da loro (Aquila e Priscilla) e poiché erano del medesimo  mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di  mestiere fabbricatori di tende. (Atti c.18,1ss) 
  • E la tua costituzione fisica?  Eri anche un bravo nuotatore?  Tre  volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre  volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle  onde.  Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli;   fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni,  freddo e nudità( 2Cor.11,25)
  1. IL PERSECUTORE ATTERRATO… 
  • Ci risulta che  infuriavi contro la Chiesa. Perché? Saulo era fra coloro che approvarono l’uccisione di Stefano. Persone pie  seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto  infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e  donne e li faceva mettere in prigione.Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e  diffondevano la parola di Dio. ( At. 8,1s) 
  • Raccontaci di quel viaggio che ti ha cambiato la vita… Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i  discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli  chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne,  seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che,  mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli  diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.  (Atti c.  9,1ss)
  • Chi ti buttò a terra, cosa ti disse? “Io sono Gesù, che tu perseguiti!  Orsù, alzati  ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli  occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a  Damasco,  dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né  cibo né bevanda.
  • Saulo, fratello mio…Uno che tu volevi far fuori, ti chiamò così?  Ora c’era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in  una visione gli disse: “Anania!”. Rispose: “Eccomi, Signore!”. “Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa  di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando. Anania andò, entrò  nella casa, gli impose le mani e disse: Saulo, fratello mio, mi ha  mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale  venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”. E  improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e  ricuperò la vista; fu battezzato,  poi prese cibo e le forze gli  ritornarono.

« IO, CHE PER L’INNANZI ERO STATO   UN BESTEMMIATORE, UN PERSECUTORE… MI È STATA USATA MISERICORDIA »  (1Tm 1,13)

  • LA CONVERSIONE DI SAN PAOLO  – GIOVANNI CRISOSTOMO Dobbiamo sempre tenere a mente quanto tutti gli uomini siano circondati da tante testimonianze del medesimo amore di Dio. Se la giustizia avesse preceduto la penitenza, l’universo sarebbe stato annientato. Se Dio fosse stato pronto al castigo, la Chiesa non avrebbe conosciuto l’apostolo Paolo; non avrebbe ricevuto un tale uomo nel suo seno.
  • LA MISERICORDIA DI DIO HA TRASFORMATO IL PERSECUTORE IN APOSTOLO; HA CAMBIATO IL LUPO IN PASTORE E HA FATTO DI UN PUBBLICANO UN EVANGELISTA (MT 9,9). È LA MISERICORDIA DI DIO, COMMOSSA DAL NOSTRO DESTINO, CHE CI HA TRASFORMATI TUTTI; E CI CONVERTE .  Vedendo l’ingordo di ieri mettersi oggi a digiunare, il bestemmiatore di un tempo parlare di Dio con rispetto, l’ignobile di una volta non aprire più la bocca se non per lodare Dio, possiamo ammirare la misericordia del Signore. Sì, fratelli, se Dio è buono con tutti, lo è particolarmente nei riguardi dei peccatori. … E QUESTO NE È IL MOTIVO: SPAVENTARE IL PECCATORE, SOPRATTUTTO IL PECCATORE INCALLITO, SAREBBE PRIVARLO DI OGNI FIDUCIA, FARLO AFFONDARE NELLA DISPERAZIONE; ADULARE IL GIUSTO, SAREBBE DIMINUIRE IL VIGORE DELLA SUA VIRTÙ, SPINGERLO AD ALLENTARE IL SUO ZELO. DIO È INFINITAMENTE BUONO! IL SUO TIMORE È LA SALVAGUARDIA DEL GIUSTO, E LA SUA CLEMENZA CONVERTE IL PECCATORE.
  • – TEMPRA E CUORE   DELL’APOSTOLO PAOLO  “Don Orione ebbe la tempra e il cuore dell’Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all’ardimento, tenace e dinamico fino all’eroismo. Mirabile è Dio nei suoi santi” (Giovanni Paolo II)
  •  IL GRANDE SEGRETO:  Rapporto vitale con Cristo
  1. PAOLO: “Sono stato crocifisso con  Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita  nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me(Gal 2,20)
  2. DON ORIONE :  “Le mie regole voi non le conoscete, ma voi conoscete la mia vita …Un cuore senza confini perché dilatato dalla carità del mio Dio Gesù crocifisso.” (Scr.102,32)
  • ESPERIENZA D’AMORE 
  • PAOLO: “Una notte in visione il Signore disse a Paolo: “Non aver paura,  ma continua a parlare e non tacere,  perché io sono con te, nessuno  cercherà di farti del male”(At 18,9s).

DON ORIONE: Era una sera, quando sono entrato nella chiesuola del mio paese e posi la testa ai piedi di quel vecchio Crocifisso, che è là, entrando, quando: Gesù è con te!  mormorò vicino al mio cuore il Signore: sono qui ad amarti per tutti.!  (Scr.69,211)

UN PROGRAMMA DI VITA:     Vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli… che hanno fame e sete di verità e di Dio; vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi, aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti; vorrei diventare lo stolto di Cristo e vivere e morire della stoltezza della carità per i miei fratelli!   Amare sempre e dare la vita cantando l’Amore! Spogliarmi di tutto! Seminare la carità lungo ogni sentiero; seminare Dio in tutti i modi, in tutti i solchi; inabissarmi sempre infinitamente e volare sempre più alto infinitamente, cantando Gesù e la Santa Madonna e non fermarmi mai.   Fare che i solchi diventino luminosi di Dio; diventare un uomo buono tra i miei fratelli; abbassare, stendere sempre le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull’altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio.  Gesù è morto con le braccia aperte. È Dio che si è abbassato e immolato con le braccia aperte. Carità! Voglio cantare la carità! Avere una gran pietà per tutti! 036PG

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PROPOSTE  DI  VILLA  S. BIAGIO  GENNAIO 2020

  • VENERDI 17–25settimana di  preghiera per l’unità dei cristiani

LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE 

  • QUINTO GIORNO Forza: spezzare il pane per il viaggio Atti 27, 33-36  Nell’attesa che spuntasse il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo. Diceva: ‘Da due settimane vivete sotto questo incubo senza mangiare. Per questo vi prego di mangiare: dovete farlo, se volete mettervi in salvo. Nessuno di voi perderà neppure un capello’. Dopo queste parole Paolo prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e incominciò a mangiare. Tutti si sentirono incoraggiati e si misero a mangiare anche loro.
  • Commento L’invito di Paolo a mangiare è un’esortazione, volta ai compagni sulla barca, a riprendere le forze per affrontare quanto li attende. L’atto di prendere il pane segna un cambio di atteggiamento, poiché i naufraghi passano dalla disperazione al coraggio. In modo simile, l’Eucaristia o la Cena del Signore ci provvedono del cibo per affrontare il viaggio e ci orientano nuovamente alla vita in Dio, ci fortificano. Spezzare il Pane – che è il fulcro della vita e del culto della comunità cristiana – ci edifica nel nostro impegno alla diaconia cristiana. Attendiamo il giorno in cui tutti i cristiani potranno condividere la stessa Mensa della Cena del Signore e ricevere forza dall’unico Pane e dall’unico Calice.
  • Preghiera O Dio amorevole, il tuo Figlio Gesù Cristo ha spezzato il Pane e condiviso il Calice con i suoi amici la vigilia della sua Passione. Fa’ che possiamo crescere insieme nella comunione seguendo l’esempio dell’apostolo Paolo e dei primi cristiani. Donaci la forza di istaurare relazioni di compassione, solidarietà e armonia. Te lo chiediamo, per la potenza dello Spirito Santo, nel nome del tuo Figlio, che ha dato la sua vita perché noi potessimo vivere. Amen.
  • QUARTO GIORNO: Fiducia: non aver paura, credere Atti 27, 23-26  Questa notte, infatti, mi è apparso un angelo di quel Dio che io servo e al quale io appartengo. Egli mi ha detto: ‘Non temere, Paolo! Tu dovrai comparire davanti all’imperatore e Dio, nella sua bontà, ti dona anche la vita dei tuoi compagni di viaggio’. Perciò fatevi coraggio, amici! Ho fiducia in Dio: sono sicuro che accadrà come mi è stato detto. Andremo a finire su qualche isola.
  • Commento  Nell’imperversare della tempesta l’incoraggiamento e la speranza di Paolo si oppongono alla paura e alla disperazione dei suoi compagni. La nostra comune chiamata ad essere discepoli di Gesù Cristo implica essere segno di contraddizione. In un mondo lacerato dall’angoscia, siamo chiamati ad essere testimoni di speranza, e a riporre la nostra fiducia nell’amorevole provvidenza di Dio. L’esperienza cristiana ci mostra che Dio scrive dritto sulle righe storte, e noi sappiamo che, oltre ogni previsione, non annegheremo né saremo perduti, giacché l’amore instancabile di Dio dura per sempre.
  • Preghiera O Dio onnipotente, la nostra sofferenza personale ci conduce a versare lacrime di dolore e siamo paralizzati dalla paura quando sperimentiamo la malattia, l’angoscia, o la morte dei nostri cari. Insegnaci a fidarci di te. Fa’ che le chiese cui apparteniamo siano segno della tua cura provvidente. Rendici autentici discepoli del tuo Figlio, Che ci ha insegnato ad ascoltare la tua parola e a servirci vicendevolmente. Te lo chiediamo, fiduciosi, nel nome di Gesù Cristo, tuo Figlio, per la potenza dello Spirito Santo. Amen.
  • PRIMO GIORNO  Riconciliazione: gettare il carico in mare
  • Atti 27, 18-19.21   La tempesta continuava a sbatterci qua e là con violenza: perciò, il giorno dopo, si cominciò a gettare in mare il carico. Il terzo giorno, i marinai stessi scaricarono con le loro mani anche gli attrezzi della nave. […] Da molto tempo nessuno più mangiava. Allora Paolo si alzò in mezzo ai passeggeri e disse: ‘Amici, se mi davate ascolto e non partivamo da Creta, avremmo evitato questo pericolo e questo danno’.
  • Commento Noi cristiani di differenti chiese e tradizioni, abbiamo, purtroppo, accumulato lungo i secoli un pesante fardello di reciproca sfiducia, amarezza, sospetto, ma rendiamo grazie a Dio per la nascita e la crescita del Movimento ecumenico nel secolo scorso. Il nostro incontro con cristiani di altre tradizioni e la nostra comune preghiera per l’unità ci incoraggiano a cercare perdono, riconciliazione e accoglienza reciproci. Non dobbiamo permettere ai fardelli del passato di ostacolare il nostro percorso verso l’unità, è anzi volontà del Signore che noi li lasciamo andare per lasciare spazio a Lui.
  • Preghiera O Dio del perdono, liberaci dalle dolorose memorie del passato, che feriscono la nostra comune identità cristiana. Guidaci verso la riconciliazione cosicché, per la potenza dello Spirito Santo, possiamo vincere l’odio con l’amore, la rabbia con la gentilezza, e il sospetto con la fiducia. Te lo chiediamo nel nome del tuo amato Figlio, nostro Fratello, Gesù. Amen.
  • SECONDO GIORNO Luce: cercare e rendere manifesta la luce di Cristo Atti 27, 20 Per parecchi giorni non si riuscì a vedere né il sole né le stelle, e la tempesta continuava sempre più forte. Ogni speranza di salvarci era ormai perduta per noi.
  • Commento Cristo è la nostra luce e la nostra guida, senza le quali restiamo disorientati. Quando i cristiani perdono di vista Cristo, crescono pieni di paura e divisi gli uni dagli altri. E molte persone di buona volontà, lontane dalla Chiesa, non possono vedere la luce di Cristo, perché, con le nostre divisioni, noi la riflettiamo meno chiaramente, o a volte la oscuriamo completamente. Nel cercare la luce di Cristo, ci avviciniamo gli uni agli altri, e la manifestiamo meglio, divenendo realmente segno di Cristo, Luce del mondo.

Preghiera O Dio, la tua parola è luce ai nostri passi, e senza di te noi siamo perduti e disorientati. Fa’ che, illuminati dalla tua parola, possiamo camminare sul tuo sentiero. Fa’ che le nostre chiese attendano la tua presenza che guida, consola e trasforma. Donaci onestà sufficiente per riconoscere quando oscuriamo agli altri la tua luce e la grazia necessaria per condividerla con gli altri. Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio, che chiama noi, suoi discepoli, ad essere luce nel mondo. Amen.

  • TERZO GIORNO Speranza: il discorso di Paolo Atti 27, 22.34
  • Ora però vi raccomando di avere coraggio. Soltanto la nave andrà perduta: ma nessuno di noi morirà. […] Per questo vi prego di mangiare: dovete farlo, se volete mettervi in salvo. Nessuno di voi perderà neppure un capello.
  • Commento Come cristiani appartenenti a chiese e tradizioni non pienamente riconciliate tra loro, siamo spesso scoraggiati dalla lentezza nel progredire verso l’unità visibile. A dire il vero, alcuni hanno persino abbandonato ogni speranza e vedono questa unità come un ideale irraggiungibile; altri non vedono l’unità come necessaria alla loro fede cristiana. Preghiamo per il dono dell’unità visibile tra i cristiani con fede costante, pazienza instancabile e speranza vigile, confidando nella provvidenza amorevole di Dio. L’unità è la preghiera di Dio per la Chiesa ed Egli ci accompagna in questo viaggio: non saremo perduti.
  • Preghiera O Dio di misericordia, ci rivolgiamo a te, perduti e sconfortati, istilla in noi il dono della speranza. Fa’ che le nostre chiese possano sperare e desiderare l’unità per cui il tuo Figlio ha pregato alla vigilia della sua Passione. Te lo chiediamo per lui che vive e regna con te e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

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  • DOMENICA 26  Gennaio: LA DOMENICA DELLA PAROLA
  • UN NUOVO DOCUMENTO: PERCHÉ? «Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45). È uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. Appare ai discepoli mentre sono radunati insieme, spezza con loro il pane e apre le loro menti all’intelligenza delle Sacre Scritture. A quegli uomini impauriti e delusi rivela il senso del mistero pasquale: che cioè, secondo il progetto eterno del Padre, Gesù doveva patire e risuscitare dai morti per offrire la conversione e il perdono dei peccati  e promette lo Spirito Santo che darà loro la forza di essere testimoni di questo Mistero di salvezza (Lc 24,49). La relazione tra il Risorto, la comunità dei credenti e la Sacra Scrittura è vitale per la nostra identità. Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è anche vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo. Giustamente San Girolamo scriveva: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo»                    
  • QUANDO?  Stabilisco, pertanto, che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani. celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino per giungere a un’unità autentica e solida.                              

  • PAROLE PER LA PACE IN FAMIGLIA (Papa Francesco)
  • Guardiamo Maria: dopo l’Annunciazione, il primo gesto che compie è di carità verso l’anziana parente Elisabetta; e le prime parole che pronuncia sono: “L’anima mia magnifica il Signore”, cioè un canto di lode e di ringraziamento a Dio non solo per quello che ha operato in lei, ma per la sua azione in tutta la storia della salvezza. Tutto è suo dono. Se noi possiamo capire che tutto è dono di Dio, quanta felicità nel nostro cuore! Tutto è suo dono. Lui è la nostra forza! Dire grazie è così facile, eppure così difficile! Quante volte ci diciamo grazie in famiglia? E’ una delle parole chiave della convivenza. “Permesso”, “scusa”, “grazie”: se in una famiglia si dicono queste tre parole, la famiglia va avanti. “Permesso”, “scusami”, “grazie”. Quante volte diciamo “grazie” in famiglia? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, ci è vicino, ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. E’ facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma andare a ringraziarlo: “Mah, non mi viene”.
  • “LA PACE VALE PIÙ DI TUTTO” (D. Orione)  In una famiglia di benefattori erano sorti seri problemi di intesa. Don Orione, malato e sofferente ( gli restano pochi giorni di vita…), dimentica i suoi guai e si fa mediatore di pace. Con grande delicatezza e forza.  Nella sua vita,  di opere di carità ne ha fatte tante. Ma quella di aiutare la gente a rifare pace, non è tra le più piccole.  Certo una delle più difficili. Perché,  “la pace vale più di tutto
  • Tortona, 16 Gennaio 1940  Pace! Pace! Pace!    Distintissimi Signori G. e A. miei insigni Benefattori, In questi giorni sto, in modo particolare, pregando perché la pace, che è il dono di Cristo, sia fonte di bene per voi  e per le distinte Vostre Famiglie. A tale scopo, ma senza che si sappia, per domani, mercoledì ho ordinato una giornata di preghiere davanti a Gesù Sacramentato esposto. E oggi mi fo ardito di scrivere la presente perché, vorrei, col divino aiuto, impedire lo scandalo che sta per succedere…     Le Signorie Vostre facciano da parte ogni sacrificio con la più grande e buona volontà nel sacro ricordo di Vostra Madre, di Vostro Padre, e tutto riuscirà. Sarà un buon esempio che lascerete ai vostri Figli! Capisco che, per addivenire alla sospirata pace, si dovrà vincere un bel po’ di amor proprio: bisognerà superare difficoltà non poche né piccole, ma a tutto si riesce, quando c’è la buona volontà. Per la pace, per la concordia, si passi sopra ad ogni interesse: ogni sacrificio è poco per la pace; con la buona volontà si fa tutto: la pace vale più di tutto!  Vi dico nel nome del Signore che, fatta la riconciliazione nelle Vostre anime e sulle Vostre Case si spanderà una luce grande di grazia nella pace dello Spirito Santo.  La Vostra salute e quella dei Vostri Cari andrà meglio, la Vostra vita stessa sarà più serena e prolungata. Vi chiedo scusa se mai mi fosse sfuggita qualche parola che potesse farVi dispiacere, non era certo nella mia intenzione. Da anni Voi conoscete Don Orione, sapete la stima, l’affetto mio per Voi: guardate al fine per cui ho scritto, guardate allo spirito e non alla parola. Vogliate avermi sempre per il Vostro umile Servitore in Gesù Cristo Don L. Orione  Scr. 41, 107  
  • Don Tonino Bello ci dice come fare in concreto: Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltantopossono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato un’ala sola, perché io fossi tuo compagno di volo.”

                      INFO E PRENOTAZIONI: – 333.8890.862 –                                                                                        donalesiani@gmaill.com – www.sanbiagiofano.it

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Mohamed  domanda:  Caro Don Orione                         Forse non dovrei rivolgermi  a Lei così confidenzialmente. Primo perché non sono italiano e faccio fatica ad esprimermi nella vostra lingua. E poi perché non sono cristiano ma musulmano.  Sono in Italia da diversi anni. Ho trovato un lavoro e, a dire il vero, il  padrone mi vuole anche bene, a suo modo. Ma in questi ultimi anni, a causa dei vari attentati terroristici, tutto è diventato più difficile per noi immigrati. Ci sentiamo guardati male. In treno nessuno si siede volentieri accanto a noi. Per strada, la gente, se può ci evita, facendo  finta di non vederci. Perché? Non siamo tutti terroristi. Personalmente non sono venuto in Italia per fare guerre di religione, ma per guadagnare da vivere per me e la mia famiglia alla quale mensilmente mando qualcosa… Ho saputo che nel secolo scorso,  anche gli italiani sono emigrati in massa verso luoghi dove era più facile guadagnarsi un pezzo di pane. E si sono fatti onore. Ho sentito dire che anche Lei ha fatto di tutto per gli Italiani emigrati in America latina. Don Orione, c’è ancora  posto  per noi immigrati nel suo cuore? E in quello dei suoi religiosi? E nel cuore di Dio? Arriverà mai il giorno in cui non avremo più paura gli uni degli altri? E ci guarderemo tutti come fratelli? (Mohamed –  Marocco)

 DON ORIONE RISPONDE:  Caro fratello musulmano Ti sono grato perché non hai avuto paura di rivolgerti a me,  per confidarmi la pena e il disagio che provi nel trovarti in un paese straniero. Una sensazione che ho provato anch’io: posso capire. C’è il disagio di non sapersi esprimere bene in una lingua straniera. Ma soprattutto  la tristezza di sentirti guardato con diffidenza e, a volte, con disprezzo. Ti racconterò qualcosa di quel pochino che ho fatto per alleviare le sofferenze degli Italiani emigrati in America latina…Prima però voglio dirti  che mi è sempre piaciuta nella fede cristiana questa  apertura universale a tutti i popoli e a tutte le razze. Ho sentito che rispondeva alle esigenze più profonde del mio cuore di uomo, di cristiano e di sacerdote.  Mi veniva spontaneo ripetere spesso  a me e alla gente: fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno”…Del resto, già  nei profeti della Bibbia,  a cui le nostre religioni si rifanno entrambe,  ci sono sprazzi intensi di luce universalistica. La benedizione del Signore, per esempio,  è promessa a  tutti:   Li  benedirà il Signore degli eserciti: “Benedetto sia l’Egiziano mio  popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità”. Is. 20,23)  Gli fa eco il salmista che vede tutti i popoli coinvolti in un unico progetto di salvezza e iscritti all’anagrafe della città di Dio.   “Di te si dicono cose stupende, città di Dio.  Ricorderò Raab e Babilonia  fra quelli che mi conoscono;  ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:  tutti là sono nati” (Sl. 87)   Oggi, gli uomini di buona volontà sono sempre più convinti che bisogna sottolineare gli elementi che ci uniscono e non ciò che ci divide. Conoscere reciprocamente i tesori delle nostre diverse culture. E comunicarcele con delicatezza e rispetto. Ne va del futuro dell’umanità. In questi giorni mi sono riletto la lettera agli Efesini che intende la Chiesa come costruttrice di ponti fra gli uomini.  E allora, caro Mohamed, pur con grande rispetto, vorrei  invitare anche te ( posso?…)  ad ascoltare qualche pensiero di questa lettera che ci aiuta ad affrontare il dilemma dell’umanità oggi: costruire muri o ponti? 

 ATTINGENDO ALLA SORGENTE: S. PAOLO LETTERA AGLI EFESINI 

  1. Un unico progetto di salvezza  per tutti gli uomini: Nel suo amore  Dio ci ha fatto conoscere  il segreto progetto della sua volontà: quello che fin da principio generosamente aveva deciso di realizzare per mezzo di Cristo.  Così Dio conduce la storia  al suo compimento:  riunisce tutte le cose, sotto un unico capo, Cristo. (1,10s)
  2. DIO NON AMA I MURI: LI HA ABBATTUTI IN GESÙ,  NOSTRA    PACE. Voi eravate lontani dal Cristo; eravate stranieri, non appartenevate al popolo di Dio; eravate esclusi dalle sue promesse e dalla sua alleanza; eravate nel mondo persone senza speranza e senza Dio. Ora invece, uniti a Cristo Gesù per mezzo della sua morte, voi, che eravate lontani, siete diventati vicini.
  3. INFATTI CRISTO È LA NOSTRA PACE: egli ha fatto diventare un unico popolo i pagani e gli Ebrei; egli ha demolito quel muro che li separava e li rendeva nemici. (2,11ss)    
  4. CON LA SUA CROCE,  GESÙ HA COSTRUITO UN PONTE DI COMUNIONE fra tutti i popoli: Infatti, sacrificando se stesso,  ha abolito la legge giudaica con tutti i regolamenti e le proibizioni.  Così, ha creato un popolo nuovo, e ha portato la pace fra loro;  per mezzo della sua morte in croce li ha uniti in un solo corpo, e li ha messi in pace con Dio. Sulla croce, sacrificando se stesso, egli ha distrutto ciò che li separava. (2,15s)
  5. PER GESÙ NON CI SONO PIÙ STRANIERI…ma un’unica famiglia Come dice la Bibbia: Egli è venuto ad annunziare il messaggio di pace: pace a voi che eravate lontani e pace a quelli che erano vicini.Per mezzo di Gesù Cristo ora voi non siete più stranieri, né ospiti. Anche voi, insieme con gli altri, appartenete al popolo e alla famiglia di Dio.  (2,19s)                                                                                             LA MIA ESPERIENZA    Meno parole e più opere di bene: I discorsi sono ormai inutili. Cercare e medicare le piaghe del popolo. In questo modo la nostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana. Cristo andò al popolo. Sollevare il popolo, risanarlo. Deve starci a cuore il popolo. Evitate le parole: di parolai ne abbiamo piene le tasche” (Scritti  61, 114.)

+ MA UNA CARITÀ DAGLI ORIZZONTI AMPI. Un giorno, feci sospendere la lettura della vita del Cottolengo e commentai:… il Cottolengo, accettava i ricoverati di qualsiasi religione o anche di nessuna religione.  Certo, quando i malati si presentano alla porta del Piccolo Cottolengo, non si può  loro chiedere di che religione o nazione siano, ma se hanno un dolore da lenire. Vedete come i Santi avevano il cuore largo! Così  dovremo fare noi, sempre! E’ venuto da me un signore,    il quale mi ha detto: – Voglio fondare un Ospizio Cattolico, e lei si sente di mandarmi i suoi preti? – Ed io: – Se per cattolico intende universale, cioe’  dove si possono accettare tutti, si’ che accetto di mandare il personale;      ma se vuole fondare un Ospedale solo per i cattolici, no che non accetto – perché quando si presenta uno che ha un dolore, non si sta’ lì  a domandare se ha il battesimo ma se ha un dolore.  (Parola VIII, 195-196)     

 -DIC. 1921: MI TROVAVO IN BRASILE. Ero sconvolto nel vedere tanti emigrati italiani bisognosi di tutto. Scrissi al mio vescovo.  Mg.r Arcivescovo mi ha dato una parrocchia al Braz che è il quartiere più popolato dai nostri emigrati: apriremo scuole: apriremo, con l’aiuto di Dio  e di anime generose, un vero segretariato e ufficio di lavoro, e una Casa operaia italiana, vi sarà attigua e annessa una chiesa, ma una bella chiesa, di stile italiano, e andranno uniti: Dio e popolo. Poveri emigrati! poveri nostri fratelli italiani! Che sono a S. Paolo, tra padri e figli, sono più di 300.000, mila. Tutto sangue italiano! Quante lagrime si asciugheranno! quante miserie morali, quanti dolori si leniranno! Ora vostra Eccellenza rev.ma mi lasci qui, voglia lasciarmi ancora un poco qui a fare il missionario tra i nostri. …Sono passi che i miei in Italia non li capiscono io pure non capisco che poco  di ciò che sto facendo, e che mi va succedendo qui. Cerco di pregare. E allora ho una grande pace in me che mi conforta. Scr. 45,176ss

 Cittadini del mondo… Il tuo Cristo è EBREO,  la tua democrazia è GRECA, la tua scrittura è LATINA,  i tuoi numeri sono ARABI,   la tua auto è GIAPPONESE, il tuo caffè BRASILIANO, il tuo orologio è SVIZZERO, la tua pizza è ITALIANA,  la tua camicia è HAWAIANA,    le tue vacanze sono turche, TUNISINE O  MAROCCHINE.  Cittadino  del  mondo  non  rimproverare    il  tuo  vicino  di  essere  straniero… (graffito su un muro  di Berlino)

PARLIAMONE TRA NOI: 

  1. Come guardi e accogli i fratelli provenienti  da altri paesi?
  2.  Cosa pensi del  dialogo tra le varie religioni?    impossibile, pericoloso,  utile, necessario?…
  3. Nel nostro piccolo, cosa possiamo fare per costruire “ponti” con i “lontani” che ci stanno… vicini?   

donalesiani@gmail.com – www.sanbiagiofano.it – 3338890862

16 comments

  1. PAOLO SOPPORTÒ OGNI COSA
    PER AMORE DI CRISTO
    S. Giovanni Crisostomo – Panegirico di san Paolo
    Che cosa sia l’uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante, lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia: «Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2, 18). Esulta anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (2 Cor 12, 10). Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l’offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa. Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l’unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi. Il godere dell’amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All’infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. PENSAVA INFINE CHE LA MORTE, LA SOFFERENZA E MILLE SUPPLIZI DIVENTASSERO COME GIOCHI DA BAMBINI QUANDO SI TRATTAVA DI SOPPORTARLI PER CRISTO.

  2. FRANCESCO DI SALES

    „È sempre molto dannosa quella distrazione del cuore che porta ad avere il cuore in un posto
    ed il dovere in un altro.“

    „È necessario sopportare gli altri,
    ma in primo luogo è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi ad essere imperfetti.“

  3. LA DEVOZIONE È POSSIBILE
    IN OGNI VOCAZIONE E PROFESSIONE
    S. Francesco di Sales

    Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna «secondo la propria specie» (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. LA DEVOZIONE DEVE ESSERE PRATICATA IN MODO DIVERSO DAL GENTILUOMO, DALL’ARTIGIANO, DAL DOMESTICO DAL PRINCIPE, DALLA VEDOVA, DALLA DONNA NON SPOSATA E DA QUELLA CONIUGATA. Ciò non basta; bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
    Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se IL VESCOVO volesse vivere in una solitudine simile a quella dei CERTOSINI? E se le DONNE SPOSATE non volessero possedere nulla come i CAPPUCCINI? SE L’ARTIGIANO passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.
    TUTTE LE PIETRE PREZIOSE, GETTATE NEL MIELE, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è resa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili. È UN ERRORE, ANZI UN’ERESIA, VOLER ESCLUDERE L’ESERCIZIO DELLA DEVOZIONE DELL’AMBIENTE MILITARE, DALLA BOTTEGA DEGLI ARTIGIANI, DALLA CORTE DEI PRINCIPI, DALLE CASE DEI CONIUGATI. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. PERCIÒ DOVUNQUE CI TROVIAMO, POSSIAMO E DOBBIAMO ASPIRARE ALLA VITA PERFETTA.

  4. < < > >
    Cercate DIO… TROVATELO.
    E fate di LUI una forza della vostra vita.

    Senza di LUI tutti i nostri sforzi
    si ridurranno in cenere e le nostre AURORE
    diventeranno più oscure delle NOTTI.
    Senza di LUI LA VITA E’ UN DRAMMA SENZA
    SENSO A CUI MANCANO LE SCENE DECISIVE.

    MA CON LUI POSSIAMO PASSARE DALLA FATICA
    DELLA DISPERAZIONE ALLA SERENITA’
    DELLA SPERANZA.

    CON LUI POSSIAMO PASSARE DALLA NOTTE
    DELLA DISPERSIONE ALL’ALBA DELLA GIOIA.
    ( M. LUTKER KING)

  5. San Fulgenzio di Ruspe, vescovo
    CRISTO È SEMPRE VIVO E INTERCEDE PER NOI

    Dobbiamo anzitutto prestare attenzione a ciò che diciamo al termine di ogni preghiera: PER IL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO TUO FIGLIO. La Chiesa non fa questo a caso nelle sue celebrazioni, ma in riferimento al mistero per cui l’uomo Cristo Gesù è diventato mediatore fra Dio e gli uomini (cfr. 1 Tm 2, 5), Egli, in virtù del proprio sangue, è entrato una volta sola nel santuario, non certo in quello che era solo figura del vero (cfr. Eb 9, 24-25), MA NEL CIELO STESSO, DOVE SIEDE ALLA DESTRA DEL PADRE ED INTERCEDE A NOSTRO FAVORE.
    Contemplando in lui la dignità sacerdotale, l’Apostolo dice: «PER MEZZO DI LUI DUNQUE OFFRIAMO A DIO CONTINUAMENTE UN SACRIFICIO DI LODE, CIOÈ IL FRUTTO DI LABBRA CHE CONFESSANO IL SUO NOME» (Eb 13, 15). PER MEZZO SUO DUNQUE OFFRIAMO IL SACRIFICIO DI LODE E DI PREGHIERA, PERCHÉ PER LA SUA MORTE SIAMO STATI RICONCILIATI, NOI, CHE ERAVAMO NEMICI.
    È sempre per mezzo di Cristo, diventato vittima per noi, che il nostro sacrificio può essere trovato accetto al cospetto di Dio. Perciò il beato Pietro ci esorta: «ANCHE VOI VENITE IMPIEGATI COME PIETRE VIVE PER LA COSTRUZIONE DI UN EDIFICIO SPIRITUALE, PER UN SACERDOZIO SANTO, PER OFFRIRE SACRIFICI SPIRITUALI GRADITI A DIO, PER MEZZO DI GESÙ CRISTO» (1 Pt 2, 5).
    Ecco perché diciamo a Dio Padre: PER GESÙ CRISTO NOSTRO SIGNORE.
    L’umiliazione del Cristo dunque è il suo stesso annientamento; e tuttavia il suo annientamento null’altro è se non il rivestirsi della condizione di servo. CRISTO DUNQUE, PUR RIMANENDO DIO, UNIGENITO DI DIO, AL QUALE OFFRIAMO SACRIFICI COME AL PADRE, DIVENTANDO SERVO SI È FATTO SACERDOTE E COSÌ PER SUO MEZZO POSSIAMO OFFRIRE UNA VITTIMA VIVA, SANTA, GRADITA A DIO. Tuttavia Cristo non avrebbe potuto essere offerto da noi come vittima, se non fosse diventato vittima per noi. In lui la nostra stessa natura umana è vera vittima di salvezza. Quando dunque noi affermiamo che le nostre preghiere sono offerte per mezzo di nostro Signore, eterno sacerdote, confessiamo che in lui c’è la vera nostra carne umana, secondo quanto afferma l’apostolo Paolo: «OGNI SOMMO SACERDOTE, SCELTO FRA GLI UOMINI, VIENE COSTITUITO PER IL BENE DEGLI UOMINI NELLE COSE CHE RIGUARDANO DIO, PER OFFRIRE DONI E SACRIFICI PER I PECCATI» (EB 5, 1).
    QUANDO NELLA PREGHIERA DICIAMO: «FIGLIO TUO» ED AGGIUNGIAMO «CHE VIVE E REGNA CON TE NELL’UNITÀ DELLO SPIRITO SANTO» DIAMO RISALTO ANCHE ALL’UNITÀ DI NATURA CHE EGLI HA CON IL PADRE E LO SPIRITO SANTO: E CON QUESTO PROCLAMIAMO LO STESSO IDENTICO CRISTO, CHE ESERCITA PER NOI L’UFFICIO SACERDOTALE, E CHE HA UNITÀ DI NATURA CON IL PADRE E LO SPIRITO SANTO.

  6. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II
    ECCO, IO SALVERÒ IL MIO POPOLO

    L’ETERNO PADRE, CON LIBERALISSIMO E ARCANO DISEGNO DI SAPIENZA E DI BONTÀ, HA CREATO L’UNIVERSO, HA DECRETATO DI ELEVARE GLI UOMINI ALLA PARTECIPAZIONE DELLA SUA VITA DIVINA E, QUANDO ESSI CADDERO, IN ADAMO, NON LI HA ABBANDONATI, MA HA SEMPRE PROVVEDUTO LORO L’AIUTO NECESSARIO PER LA SALVEZZA IN CONSIDERAZIONE DI CRISTO REDENTORE, «IL QUALE È L’IMMAGINE DELL’INVISIBILE DIO, GENERATO PRIMA DI OGNI CREATURA» (COL 1, 15). TUTTI GLI ELETTI IL PADRE FINO DALL’ETERNITÀ «LI HA CONOSCIUTI NELLA SUA PRESCIENZA E LI HA PREDESTINATI A ESSERE CONFORMI ALLA IMMAGINE DEL FIGLIO SUO, AFFINCHÉ EGLI SIA IL PRIMOGENITO DI UNA MOLTITUDINE DI FRATELLI» (Rm 8, 29). I credenti in Cristo li ha voluti convocare nella santa Chiesa, la quale, già prefigurata sin dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo di Israele e nell’antica alleanza e stabilita «negli ultimi tempi», è stata manifestata dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, come si legge nei santi padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, «dal giusto Abele fino all’ultimo eletto», saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale.
    QUELLI CHE NON HANNO ANCORA RICEVUTO IL VANGELO SONO ORDINATI IN VARI MODI AL POPOLO DI DIO E FRA QUESTI IN MODO SPECIALE IL POPOLO AL QUALE FURONO CONCESSE LE ALLEANZE E LE PROMESSE E DAL QUALE CRISTO È NATO SECONDO LA CARNE (cfr. Rm 9, 4-5). Questo popolo è carissimo a Dio per la scelta che ne ha fatto e per i suoi patriarchi e profeti. E poi Dio non si pente di averlo scelto e colmato di favori (cfr. Rm 11, 28-29). MA IL DISEGNO DELLA SALVEZZA ABBRACCIA ANCHE COLORO CHE RICONOSCONO IL CREATORE, E TRA QUESTI IN PRIMO LUOGO I MUSULMANI, I QUALI, PROFESSANDO DI TENERE LA FEDE DI ABRAMO, ADORANO CON NOI UN DIO UNICO MISERICORDIOSO, CHE GIUDICHERÀ GLI UOMINI NEL GIORNO FINALE. IL SIGNORE È ANCHE VICINO A QUANTI CERCANO IL DIO IGNOTO NELLE OMBRE E NELLE IMMAGINI, POICHÉ EGLI DÀ A TUTTI VITA E RESPIRO E OGNI COSA (CFR. AT 17, 25-28), E, COME SALVATORE, VUOLE CHE TUTTI GLI UOMINI SIANO SALVI (CFR. 1 TM 2, 4). INFATTI, QUELLI CHE SENZA COLPA IGNORANO IL VANGELO DI CRISTO E LA SUA CHIESA, CERCANO SINCERAMENTE DIO E COLL’AIUTO DELLA GRAZIA SI SFORZANO DI COMPIERE CON LE OPERE LA VOLONTÀ DIVINA, CONOSCIUTA ATTRAVERSO IL DETTAME DELLA COSCIENZA, POSSONO CONSEGUIRE LA SALVEZZA ETERNA. NÉ LA DIVINA PROVVIDENZA NEGA GLI AIUTI NECESSARI ALLA SALVEZZA A COLORO CHE, SENZA AVERNE COLPA, NON SONO ANCORA ARRIVATI A UNA CONOSCENZA ESPLICITA DI DIO, E SI SFORZANO, NON SENZA LA GRAZIA DIVINA, DI CONDURRE UNA VITA RETTA. POICHÉ TUTTO CIÒ CHE DI BUONO E DI VERO SI TROVA IN LORO È RITENUTO DALLA CHIESA COME UNA PREPARAZIONE AL VANGELO, E COME DATO DA COLUI CHE ILLUMINA OGNI UOMO, AFFINCHÉ ABBIA FINALMENTE LA VITA.

  7. È IL GIORNO NATALIZIO DI SANT’AGNESE!
    S. Ambrogio, Vescovo

    È il giorno natalizio per il cielo di una vergine: seguiamone l’integrità. È il giorno natalizio di una martire: offriamo come lei il nostro sacrificio. È IL GIORNO NATALIZIO DI SANT’AGNESE! Si dice che subì il martirio a DODICI ANNI. Quanto è detestabile questa barbarie, che non ha saputo risparmiare neppure un’età così tenera! Ma certo assai più grande fu la forza della fede, che ha trovato testimonianza in una vita ancora all’inizio. UN CORPO COSÌ MINUSCOLO POTEVA FORSE OFFRIRE SPAZIO AI COLPI DELLA SPADA? Eppure colei che sembrava inaccessibile al ferro, ebbe tanta forza da vincere il ferro. LE FANCIULLE, SUE COETANEE, TREMANO anche allo sguardo severo dei genitori ed escono in pianti e urla per piccole punture. Agnese invece rimane impavida fra le mani dei carnefici, tinte del suo sangue. Se ne sta salda sotto il peso delle catene e offre poi tutta la sua persona alla spada del carnefice, IGNARA DI CHE COSA SIA IL MORIRE, MA PUR GIÀ PRONTA ALLA MORTE. Trascinata a viva forza all’altare degli dèi e posta fra i carboni accesi, tende le mani a Cristo, e sugli stessi altari sacrileghi innalza il trofeo del Signore vittorioso. METTE IL COLLO E LE MANI IN CEPPI DI FERRO, ANCHE SE NESSUNA CATENA POTEVA SERRARE MEMBRA COSÌ SOTTILI.
    Nuovo genere di martirio! Non era ancora capace di subire tormenti, eppure era già matura per la vittoria. Fu difficile la lotta, ma facile la corona. Una sposa novella non andrebbe sì rapida alle nozze come questa vergine andò al luogo del supplizio: gioiosa, agile. TUTTI PIANGONO, LEI NO. A QUALI TERRIBILI MINACCE non ricorse il magistrato, per spaventarla, a quali dolci lusinghe per convincerla, e di quanti aspiranti alla sua mano non le parlò per farla recedere dal suo proposito! ma essa: «È UN’OFFESA ALLO SPOSO ATTENDERE UN AMANTE. MI AVRÀ CHI MI HA SCELTA PER PRIMO. CARNEFICE, PERCHÉ INDUGI? PERISCA QUESTO CORPO: ESSO PUÒ ESSERE AMATO E DESIDERATO, MA IO NON LO VOGLIO». STETTE FERMA, PREGÒ, CHINÒ LA TESTA.
    Avresti potuto vedere il carnefice trepidare, come se il condannato fosse lui, tremare la destra del boia, impallidire il volto di chi temeva il pericolo altrui, mentre la fanciulla non temeva il proprio. Avete dunque in una sola vittima UN DOPPIO MARTIRIO, DI CASTITÀ E DI FEDE. RIMASE VERGINE E CONSEGUÌ LA PALMA DEL MARTIRIO.

  8. E’ affascinante la natura… sono cresciuta ascoltando i suoi “rumori” da molto vicino visto che le mie conversazioni silenziose erano con ….gli alberi i cui rami mi sostenevano come braccia, sussurrando agli orecchi dell’anima parole senza vocaboli …mi rassicuravano . povere foglie che agitate dai venti cadevano a terra, silenziose; mentre di quelle ancora attaccate ai rami si udiva lo stormire, era un pianto di paura e di dolore …x la separazione di quelle che erano cadute dalle braccia dei rami, x trasformarsi e divenire un tutt’uno con la terra e rinascere. Poi il fiume, e il canto della sua acqua frasca verde e trasparente dove fissavo lo sguardo x interi pomeriggi e alla quale affidavo i miei mesti arcani pensieri.

  9. Da RIVISTA MISSIONARIA:

    “NOI, POPOLI SUPERNUTRITI, ABBIAMO INVENTATO:
    Il pane insipido e il pane salato.
    Il pane croccante e quello floscio.
    Il pane a rosetta e quello a filone.
    Il pane all’olio e quello col riso.
    Il pane bianco e quello integrale.
    Il pane magro e quello vitaminizzato.
    Il pane a fuoco e quello a vapore.
    Il pane diabetico e quello con patate.
    Le fette rotonde e quelle quadrate.
    I POVERI CERCANO SEMPLICEMENTE “IL PANE …QUOTIDIANO”.

  10. È MEGLIO ESSERE CRISTIANO SENZA DIRLO,
    CHE PROCLAMARLO SENZA ESSERLO.
    S. Ignazio di Antiochia, vescovo e martire

    È MEGLIO ESSERE CRISTIANO SENZA DIRLO, CHE PROCLAMARLO SENZA ESSERLO. È cosa buona insegnare, se chi parla pratica ciò che insegna. Uno solo è il maestro, il quale «parla e tutto è fatto» (Sal 32, 9), e anche le opere che egli fece nel silenzio sono degne del Padre. CHI POSSIEDE VERAMENTE LA PAROLA DI GESÙ È IN GRADO DI CAPIRE ANCHE IL SUO SILENZIO E DI GIUNGERE COSÌ ALLA PERFEZIONE. Egli con la sua parola opererà e con il suo silenzio si farà conoscere.
    NULLA È NASCOSTO AL SIGNORE; ANCHE I NOSTRI SEGRETI SONO DAVANTI AL SUO SGUARDO. Facciamo dunque ogni cosa nella consapevolezza che egli abita in noi, perché possiamo essere suo tempio e perché egli in noi sia il nostro Dio. Così è di fatto e lo vedremo con i nostri occhi se giustamente lo amiamo. NON ILLUDETEVI, FRATELLI MIEI; COLORO CHE CORROMPONO LE FAMIGLIE NON EREDITERANNO IL REGNO DI DIO (cfr. 1 Cor 6, 9-10). Il Signore ha ricevuto sul suo capo un’unzione preziosa, perché si diffondesse nella sua Chiesa il profumo dell’immortalità. Guardatevi dunque dalle pestifere esalazioni del principe di questo mondo, cioè dai suoi errori, perché non vi trascini in schiavitù, lontano dalla vita che vi aspetta. PERCHÉ NON DIVENTIAMO TUTTI SAGGI, RICEVENDO LA CONOSCENZA DI DIO, CHE È GESÙ CRISTO? PERCHÉ CORRIAMO STOLTAMENTE ALLA ROVINA, PER L’IGNORANZA DEL DONO CHE IL SIGNORE CI HA BENIGNAMENTE CONCESSO? IL MIO SPIRITO NON È CHE UN NULLA, MA È ASSOCIATO ALLA CROCE, LA QUALE SE È SCANDALO PER GLI INCREDULI, PER NOI INVECE È SALVEZZA E VIRTÙ ETERNA (1 Cor 1, 20-23).

  11. sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
    LA PERFETTA ARMONIA FRUTTO DELLA CONCORDIA
    È vostro dovere rendere gloria in tutto a Gesù Cristo, che vi ha glorificati; così uniti in un’unica obbedienza, sottomessi al vescovo e al collegio dei presbiteri, conseguirete una perfetta santità.
    NON VI DO ORDINI, COME SE FOSSI UN PERSONAGGIO IMPORTANTE. SONO INCATENATO PER IL SUO NOME, MA NON SONO ANCORA PERFETTO IN GESÙ CRISTO. APPENA ORA INCOMINCIO AD ESSERE UN SUO DISCEPOLO E PARLO A VOI COME A MIEI CONDISCEPOLI. AVEVO PROPRIO BISOGNO DI ESSERE PREPARATO ALLA LOTTA DA VOI, DALLA VOSTRA FEDE, DALLE VOSTRE ESORTAZIONI, DALLA VOSTRA PAZIENZA E MANSUETUDINE. MA, POICHÉ LA CARITÀ NON MI PERMETTE DI TACERE CON VOI, VI HO PREVENUTI ESORTANDOVI A CAMMINARE INSIEME SECONDO LA VOLONTÀ DI DIO. GESÙ CRISTO, NOSTRA VITA INSEPARABILE, OPERA SECONDO LA VOLONTÀ DEL PADRE, COME I VESCOVI, COSTITUITI IN TUTTI I LUOGHI, SINO AI CONFINI DELLA TERRA, AGISCONO SECONDO LA VOLONTÀ DI GESÙ CRISTO.
    Perciò procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro vescovo, come già fate. Infatti il vostro venerabile collegio dei presbiteri, degno di Dio, è così armonicamente unito al vescovo, come le corde alla cetra. In tal modo nell’accordo dei vostri sentimenti e nella perfetta armonia del vostro amore fraterno, s’innalzerà un concerto di lodi a Gesù Cristo. CIASCUNO DI VOI SI STUDI DI FAR CORO. NELL’ARMONIA DELLA CONCORDIA E ALL’UNISONO CON IL TONO DI DIO PER MEZZO DI GESÙ CRISTO, AD UNA VOCE INNEGGIATE AL PADRE, ED EGLI VI ASCOLTERÀ E VI RICONOSCERÀ, DALLE VOSTRE BUONE OPERE, MEMBRA DEL FIGLIO SUO. RIMANETE IN UN’UNITÀ IRREPRENSIBILE, PER ESSERE SEMPRE PARTECIPI DI DIO.
    SE IO IN POCO TEMPO HO CONTRATTO CON IL VOSTRO VESCOVO UNA COSÌ INTIMA FAMILIARITÀ, CHE NON È UMANA, MA SPIRITUALE, QUANTO PIÙ DOVRÒ STIMARE FELICI VOI CHE SIETE A LUI STRETTAMENTE CONGIUNTI COME LA CHIESA A GESÙ CRISTO E COME GESÙ CRISTO AL PADRE NELL’ARMONIA DI UNA TOTALE UNITÀ! NESSUNO S’INGANNI: CHI NON È ALL’INTERNO DEL SANTUARIO, RESTA PRIVO DEL PANE DI DIO. E SE LA PREGHIERA FATTA DA DUE PERSONE INSIEME HA TANTA EFFICACIA, QUANTO PIÙ NON NE AVRÀ QUELLA DEL VESCOVO E DI TUTTA LA CHIESA?

  12. Il tronco caduto

    C’e’ una bellissima leggenda della tribu’ degli indiani Cherokee a riguardo del “rito di passaggio” che dice questo:
    Il padre porta il figlio nella foresta, gli mette una benda sugli occhi e lo lascia lì da solo.
    Il giovane deve rimanere seduto su un tronco tutta la notte senza togliere la benda finché i raggi del sole non lo avvertono che è mattino.
    Non può e non deve chiedere aiuto a nessuno. Se sopravvive alla notte, senza andare a pezzi, sarà un UOMO. Non può raccontare della sua esperienza ai suoi amici o a nessun altro perché ogni giovane deve diventare uomo da solo… Il ragazzo è chiaramente terrorizzato, sente tanti rumori strani attorno a lui. Ci sono senz’altro bestie feroci che lo circondano. Forse anche degli uomini perversi che gli faranno del male.
    Il vento soffia forte tutta la notte e scuote il tronco su cui è seduto ma lui va avanti coraggiosamente, senza togliere la benda dagli occhi. In fondo, in fondo è l’unico modo per diventare uomo! Finalmente, dopo una notte terrificante, esce il sole e si toglie la benda dagli occhi. Ed è così che si accorge che suo padre è seduto sul tronco a fianco a lui. E’ stato di guardia tutta la notte proteggendo suo figlio da qualsiasi pericolo. Il padre era lì, anche se il figlio non lo sapeva. Anche noi non siamo mai soli. Nella notte più terrificante, nel buio più profondo, nella solitudine più completa, anche quando non ce ne rendiamo conto, Dio non ci abbandona mai, e fa la guardia … seduto sul tronco a fianco a noi.

  13. SAN CLEMENTE I, PAPA
    DIO HA GIUSTIFICATO TUTTI PER MEZZO DELLA FEDE

    MEDITIAMO ATTENTAMENTE IL MISTERO DELLA BENEDIZIONE CHE DIO DÀ AGLI UOMINI E VEDIAMO QUALI SONO LE VIE CHE CONDUCONO AD ESSA. Ripercorriamo gli avvenimenti fin dall’inizio.
    PER QUALE MOTIVO IL NOSTRO PATRIARCA ABRAMO FU BENEDETTO? NON FORSE PERCHÉ OPERÒ LA GIUSTIZIA E LA VERITÀ MEDIANTE LA FEDE? ISACCO, PIENO DI FIDUCIA, SI LASCIÒ CONDURRE DI BUON GRADO AL SACRIFICIO, CONOSCENDO IL FUTURO. GIACOBBE IN UMILTÀ, A MOTIVO DEL FRATELLO, ABBANDONÒ LA SUA TERRA E SI RECÒ DA LÀBANO CUI PRESTÒ SERVIZIO, E GLI FURONO DATI I DODICI SCETTRI DI ISRAELE.
    Ora se qualcuno, con animo sincero, passa in rassegna a uno a uno i doni che Dio ha concesso, ne riconoscerà la magnificenza. DA GIACOBBE INFATTI EBBERO ORIGINE TUTTI I SACERDOTI E I LEVITI CHE SERVONO ALL’ALTARE DI DIO, DA LUI VIENE IL SIGNORE GESÙ SECONDO LA CARNE, DA LUI I RE, I PRINCIPI E I CONDOTTIERI DELLA TRIBÙ DI GIUDA. E neppure le altre sue tribù si trovano in minore onore, per il fatto che il Signore promette: «La tua discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo» (Gn 15, 5; 22, 17; 26, 4).
    Tutti costoro dunque si sono acquistati gloria e grandezza non da se stessi o per le loro opere o per la giustizia con cui hanno agito, ma piuttosto per la volontà di Dio. ANCHE NOI PERCIÒ, CHIAMATI NEL CRISTO GESÙ, IN GRAZIA DELLA SUA VOLONTÀ, SIAMO GIUSTIFICATI NON PER NOSTRO MERITO, NÉ PER LA NOSTRA SAPIENZA O INTELLIGENZA O PIETÀ O ALTRA OPERA CHE POSSIAMO AVER COMPIUTO SIA PURE CON SANTITÀ DI INTENZIONE, MA PER MEZZO DELLA FEDE, CON LA QUALE DIO ONNIPOTENTE HA GIUSTIFICATO TUTTI FIN DA PRINCIPIO. A LUI SIA GLORIA NEI SECOLI DEI SECOLI. AMEN.
    Che cosa faremo allora, o fratelli? Cesseremo dalle buone opere e abbandoneremo la carità? Il Signore mai permetta che ci succeda tale sventura, ma affrettiamoci a compiere ogni opera buona. Anzi siano proprio le opere sante fonte della nostra gioia. Imitiamo in ciò il Creatore e Signore di tutte le cose che gioisce di quanto compie.
    Egli ha reso stabili i cieli con la sua sovrana potenza e li ha ordinati con la incomprensibile sapienza; separò pure la terra dall’acqua che la circonda e la consolidò sul sicuro fondamento della sua volontà. Chiamò all’esistenza, con un suo comando, gli animali che si muovono sulla terra; così pure, avendo prima predisposto il mare, vi rinchiuse con la sua potenza gli animali che in esso vivono.
    AL DI SOPRA DI TUTTO PLASMÒ CON LE SUE MANI SANTE E PURISSIME QUELL’ESSERE SUPERIORE ED ECCELSO CHE È L’UOMO, QUALE ESPRESSIONE DELLA SUA IMMAGINE. COSÌ DICE INFATTI DIO: FACCIAMO L’UOMO A NOSTRA IMMAGINE E SOMIGLIANZA; E DIO FECE L’UOMO, MASCHIO E FEMMINA LI CREÒ (CFR. GN 1, 26-27).
    COMPIUTA LA CREAZIONE, LA TROVÒ BELLA, LA BENEDISSE E COMANDÒ AGLI ESSERI VIVENTI: «SIATE FECONDI E MOLTIPLICATEVI» (GN 1, 28).
    TENIAMO PRESENTE COME TUTTI I GIUSTI SI ADORNARONO DI BUONE OPERE, E COME LO STESSO SIGNORE SE NE ORNÒ PER PARTE SUA E NE GIOÌ. DAVANTI A UN TAL MODELLO, ADERIAMO CON PRONTEZZA ALLA SUA VOLONTÀ E CON OGNI ENERGIA COMPIAMO LE OPERE DELLA GIUSTIZIA.

  14. RUBENS R.
    -Quando, nel momento della prova, la tua anima è triste e dubbiosa, invocami:
    Io sono colui che ti consola.
    -Quando ti senti mancare, a causa delle difficoltà della vita, e senti che non ce la fai più, chiamami:
    Io sono la forza.
    -Quando sei stanco e affaticato vieni a cercarmi:
    Io sono il rifugio.
    -Quando perdi la serenità e senti che i tuoi nervi non reggono più, invocami:
    Io sono la pazienza.
    -Quando sei sconvolto dai fatti della vita e sei affranto dal dolore causato dalle prove, grida a me:
    Io sono il balsamo.
    -Quando il mondo ti farà solo false promesse e ti sorgerà il dubbio che non ci sia più nessuno di cui potersi fidare, vieni a me:
    Io sono la Verità.
    -Quando, ad una ad una, saranno distrutte tutte le tue aspettative e la disperazione prenderà il sopravvento, cercami:
    Io sono la Speranza.
    -Quando la cattiveria e l’arroganza del cuore umano ti prostreranno a terra e ti umilieranno, chiamami:
    Io sono il perdono.
    -Quando il dubbio ti assalirà fino a farti rimettere tutto in discussione, fidati di me:
    Io sono la Fede.
    -Quando nessuno ti capirà e vedrai svanire tutte le tue speranze nell’indifferenza del mondo, vieni a me:
    Io sono la giustificazione.

    E quando alla fine vorrai sapere chi sono, chiedilo al fiume che scorre,
    all’usignolo che canta, alle stelle che scintillano:
    Io sono la Vita.
    Io sono Colui che ha creato te e tutte le cose.
    Io sono Colui che ti ama di un amore infinito ed eterno.
    Io sono il tuo Signore e tuo Dio.

  15. LA VOCAZIONE DI S.ANTONIO

    «Vita di S. Antonio» scritta da S.Atanasio
    Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all’età di diciotto o vent’anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com’era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
    MEDITANDO SU QUESTE COSE ENTRÒ IN CHIESA, PROPRIO MENTRE SI LEGGEVA IL VANGELO E SENTÌ CHE IL SIGNORE AVEVA DETTO A QUEL RICCO: «SE VUOI ESSERE PERFETTO, VA’, VENDI QUELLO CHE POSSIEDI, DALLO AI POVERI, POI VIENI E SEGUIMI E AVRAI UN TESORO NEI CIELI» (MT 19, 21).
    Allora Antonio, come se quelle parole fossero state lette proprio per lui, USCÌ SUBITO DALLA CHIESA, DIEDE IN DONO AGLI ABITANTI DEL PAESE LE PROPRIETÀ CHE AVEVA EREDITATO DALLA SUA FAMIGLIA — possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni — perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella. Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo:
    «NON VI ANGUSTIATE PER IL DOMANI» (MT 6, 34).
    Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. AFFIDÒ LA SORELLA ALLE VERGINI CONSACRATE A DIO E POI EGLI STESSO SI DEDICÒ NEI PRESSI DELLA SUA CASA ALLA VITA ASCETICA, E COMINCIÒ A CONDURRE CON FORTEZZA UNA VITA ASPRA, SENZA NULLA CONCEDERE A SE STESSO. EGLI LAVORAVA CON LE PROPRIE MANI: INFATTI AVEVA SENTITO PROCLAMARE: «CHI NON VUOL LAVORARE, NEPPURE MANGI» (2 TS 3, 10).
    Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente ( 1 Ts 5, 17).
    ERA COSÌ ATTENTO ALLA LETTURA, CHE NON GLI SFUGGIVA NULLA DI QUANTO ERA SCRITTO, MA CONSERVAVA NELL’ANIMO OGNI COSA AL PUNTO CHE LA MEMORIA FINÌ PER SOSTITUIRE I LIBRI.
    TUTTI GLI ABITANTI DEL PAESE E GLI UOMINI GIUSTI, DELLA CUI BONTÀ SI VALEVA, SCORGENDO UN TALE UOMO LO CHIAMAVANO AMICO DI DIO E ALCUNI LO AMAVANO COME UN FIGLIO, ALTRI COME UN FRATELLO.

  16. Sant’Atanasio, vescovo
    IL VERBO DEL PADRE TUTTO ABBELLISCE, DISPONE E CONTIENE
    Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nella sua bontà infinita, è di gran lunga superiore a tutte le cose create. OTTIMO SOVRANO QUAL È, CON LA SUA SAPIENZA E CON IL SUO VERBO, CIOÈ CON IL SIGNORE NOSTRO E SALVATORE GESÙ CRISTO, GOVERNA, ORDINA E CREA IN OGNI LUOGO TUTTE LE COSE, SECONDO CHE SI ADDICE ALLA SUA GIUSTIZIA. INFATTI È GIUSTO CHE LE COSE SIANO FATTE COSÌ COME LO SONO, E CHE SI COMPIANO COME NOI LE VEDIAMO COMPIUTE. Poiché è lui che ha voluto che tutto accada in questo modo e nessuno può avere un motivo ragionevole per negarlo. Infatti se il movimento delle cose create avvenisse senza ragione e il mondo girasse alla cieca, non si dovrebbe più credere nulla di quanto è stato detto. Ma se il mondo è stato organizzato con sapienza e conoscenza ed è stato riempito di ogni bellezza, ALLORA SI DEVE DIRE CHE IL CREATORE E L’ARTISTA È IL VERBO DI DIO.
    Io penso al Dio vivente e operante, al Verbo del Dio buono, del Dio dell’universo, al Dio che è distinto e differente da tutte le cose create e da tutta la creazione.
    È lui il solo e proprio Verbo del Padre, lui che ha ordinato l’universo e lo ha illuminato con la sua provvidenza. È LUI IL VERBO BUONO DEL PADRE BUONO. È LUI CHE HA DATO ORDINE A TUTTO IL CREATO, CONCILIANDO FRA LORO GLI OPPOSTI ELEMENTI E COMPONENDO OGNI COSA ARMONICAMENTE. EGLI È L’UNICO, L’UNIGENITO, IL DIO BUONO, CHE PROCEDE DAL PADRE COME DA FONTE DI BONTÀ E ORDINA E CONTIENE L’UNIVERSO.
    DOPO AVER FATTO TUTTE LE COSE PER MEZZO DEL VERBO ETERNO E AVER DATO ESISTENZA ALLA CREAZIONE, DIO PADRE NON LASCIA ANDARE CIÒ CHE HA FATTO ALLA DERIVA, NÉ LO ABBANDONA A UN CIECO IMPULSO NATURALE CHE LO FACCIA RICADERE NEL NULLA. Ma, buono com’è, con il suo Verbo, che è anche Dio, guida e sostenta il mondo intero, perché la creazione, illuminata dalla sua guida, dalla sua provvidenza e dal suo ordine, possa persistere nell’essere. Anzi il mondo diviene partecipe del Verbo del Padre, per essere da questi sostenuto e non cessare di esistere. CIÒ CERTAMENTE ACCADREBBE SE NON FOSSE CONSERVATO DAL VERBO, PERCHÉ EGLI È «IMMAGINE DEL DIO INVISIBILE, GENERATO PRIMA DI OGNI CREATURA» (COL 1, 15); POICHÉ PER MEZZO DI LUI E IN LUI HANNO CONSISTENZA TUTTE LE COSE SIA QUELLE VISIBILI CHE QUELLE INVISIBILI, POICHÉ EGLI È IL CAPO DELLA CHIESA, COME NELLE SACRE SCRITTURE INSEGNANO I MINISTRI DELLA VERITÀ (cfr. Col 1, 16-18).
    L’onnipotente e santissimo Verbo del Padre, penetrando tutte le cose, e arrivando ovunque con la sua forza, dà luce ad ogni realtà e tutto contiene e abbraccia in se stesso. Non c’è essere alcuno che si sottragga al suo dominio. TUTTE LE COSE DA LUI RICEVONO INTERAMENTE LA VITA E DA LUI IN ESSA VENGONO MANTENUTE: LE CREATURE SINGOLE NELLA LORO INDIVIDUALITÀ E L’UNIVERSO CREATO NELLA SUA GLOBALITÀ.

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